La Chiesa non crolla perché anche oggi la santità di tante donne e di tanti uomini è più forte di ogni scandalo
Lo sguardo misericordioso di Gesù sostiene il sacerdote nella fatica quotidiana della sua missione. Così è, da sessant’anni, per Jorge Mario Bergoglio. Divenuto vescovo di Roma sei mesi fa, stamani 16 settembre ha compiuto un passo decisivo per entrare nel cuore della sua diocesi. Nella basilica di San Giovanni al Laterano, cattedrale di Roma, Papa Francesco ha dialogato a lungo con il suo clero.
«Mi sento prete» ha confidato. E ripercorrendo anche le sue esperienze personali a Buenos Aires, ha rivelato di non avere mai avuto la tentazione di sentirsi più importante da quando è Papa. Al clero romano ha chiesto in particolare di pregare per lui. Soprattutto il 21 settembre, festa di san Matteo. Perché proprio quel giorno, sessant’anni fa, ha scoperto la vocazione al sacerdozio.
Nella prima parte dell’incontro — introdotto dal Veni creator Spiritus e da un passo del vangelo di Giovanni — il
Papa ha parlato anzitutto della buona fatica del sacerdote per la missione in mezzo al popolo. Essere prete, ha assicurato, significa lavorare molto, perché la gente ha oggi più che mai tante esigenze. E la sensazione della fatica, ha aggiunto, comprende per il sacerdote anche domande forti su stesso, sulla bontà della propria vocazione e sulle rinunce che essa comporta, prima fra tutte la paternità biologica. Ma è una fatica che il sacerdote vive e supera con tutto il suo essere. Tra i vari esempi biblici a cui si è riferito, il vescovo di Roma ha indicato soprattutto Maria che, come diceva Giovanni Paolo ii, aveva una «peculiare fatica del cuore». Del resto, la preghiera e la vicinanza agli altri, a partire dal proprio vescovo, sono per il prete un antidoto efficace nei momenti di maggiore fatica.
Papa Francesco ha poi risposto alle domande di cinque rappresentanti del clero romano, affrontando insieme con loro alcune questioni centrali nella vita della Chiesa. Ha subito invitato i preti a essere coraggiosi, ad avere una giusta creatività, che non significare fare qualcosa di nuovo per forza, per arrivare alla necessaria conversione pastorale. Le parrocchie, ha raccomandato, devono essere sempre aperte e accoglienti, magari con il confessore a disposizione. Anche i laici che si occupano dell’amministrazione devono mostrare alla gente il volto accogliente della Chiesa. Si tratta, in buona sostanza, di trovare sempre nuove strade perché il Vangelo sia annunciato e testimoniato nelle realtà della vita quotidiana. Così è importare cercare nuove vie, adatte e adeguate alle persone a cui ci si rivolge: facilitando, per esempio, la partecipazione ai corsi pre-battesimali e coinvolgendo i laici in missioni di quartiere. In una grande città come Roma, ha riconosciuto il Pontefice, l’accoglienza cordiale non è sempre facile da organizzare. Ma le persone, ha rimarcato con forza, non devono avere mai l’impressione di trovarsi di fronte a funzionari con interessi economici e non spirituali.
Il vescovo di Roma ha suggerito poi di tenere viva la memoria della nascita della propria vocazione, del primo amore verso Gesù: è il sentimento proprio di un innamorato, e il prete deve esserlo sempre. Una Chiesa senza memoria, del resto, non ha vita. Proprio questo stile di memoria contribuisce anche a non cadere nella rischio della mondanità spirituale.
Un altro aspetto decisivo è saper dire la verità senza lasciare mai sole le persone in difficoltà. Infatti la verità di Dio va sempre di pari passo con l’accompagnamento personale. Non si tratta di essere di manica larga o rigidi: né l’uno né l’altro sono atteggiamenti misericordiosi. Bisogna invece ccogliere l’altro, accompagnarlo, proprio come Gesù con i due discepoli di Emmaus.
Papa Francesco non ha certo nascosto i problemi e gli scandali anche gravissimi, come la pedofilia, che toccano la Chiesa. Ma la Chiesa non crolla, ha assicurato rispondendo a un sacerdote che nel suo intervento si era riferito al sogno di Innocenzo iii che vide Francesco di Assisi sostenere l’edificio pericolante della Chiesa. E non crolla perché oggi, come sempre, c’è tanta santità quotidiana: ci sono molte donne e molti uomini che vivono la fede nella vita di ogni giorno. E la santità è più forte degli scandali. A questo proposito, il Papa ha raccontato il dialogo telefonico, avvenuto ieri, domenica 15 settembre, con una donna di Buenos Aires che gli aveva scritto una lettera su un tovagliolo di carta. A recapitarla al Pontefice era stato, venerdì, il direttore della televisione cattolica dell’arcidiocesi di Buenos Aires. La donna, che fa le pulizie nell’aeroporto della capitale argentina, ha un figlio tossicodipendente e disoccupato. E lavora per lui, sperando nel futuro del ragazzo. Questa è santità, ha commentato il Papa.
L’incontro si è concluso con tre domande sulle periferie esistenziali. Innanzi tutto il Papa ha ripetuto le parole pronunciate al centro Astalli, elogiando la generosità di Roma ma incoraggiando a fare ancora di più. E alle congregazioni religiose che hanno poche vocazioni è tornato a raccomandare di non cadere nella tentazione di aggrapparsi ai soldi ma di avere il coraggio di aprire le porte ai bisognosi.
Inoltre per il Pontefice la realtà si capisce meglio dalla periferia e non dal centro che, invece, fa correre il rischio di atrofizzarsi. E le periferie non sono solo quelle geografiche. Infine, il vescovo di Roma ha concluso l’incontro affrontando le questioni relative alla nullità del matrimonio, un tema che sta a cuore a Benedetto xvi. E ha reso noto che ci sono proposte, studi e approfondimenti in corso. Ne parleranno a ottobre il gruppo degli otto cardinali e il prossimo sinodo dei Vescovi. Queste situazioni, ha aggiunto, sono una vera e propria periferia esistenziale che esige coraggio pastorale, sempre nella verità e nella giustizia.
Ad accogliere il Papa al suo arrivo, venti minuti prima del previsto, è stato il cardinale vicario Agostino Vallini che nell’indirizzo di saluto ha raccontato come questo incontro sia stato messo in programma dal nuovo vescovo di Roma appena eletto. La diocesi ha fatto dono al proprio vescovo di un’icona raffigurante san Francesco che sorregge la Chiesa, opera del parroco don Massimo Tellan. Al termine, prima di far rientro in Vaticano dopo oltre due ore e dieci minuti, il Pontefice ha incontrato i frati minori che svolgono il ministero di penitenzieri nella basilica cattedrale di Roma. E li ha invitati a essere misericordiosi.
*I sacerdoti romani: toccati nel cuore dalle parole del Papa
I sacerdoti della diocesi di Roma hanno accolto con grande emozione e commozione le parole di Papa Francesco, che li ha esortati ha svolgere il loro ministero con coraggiosa creatività. Queste alcune testimonianze:
R. - (Padre Julián Ballesta) Sono un prete della diocesi di Roma, missionario in Ecuador; sono di Murcia, Spagna. Il Papa è stato bravissimo, un uomo di cuore, che ama i preti, che ama la gente, che ama il popolo. Stupendo! Ci ha detto delle parole che ci hanno commosso. Ci ha invitato a non essere né di maniche corte né di maniche lunghe. Quindi non con la rigidità di dire “Tu sei nel peccato. Fuori!”; ma neanche dire “Va bene, puoi vivere così…”. No! Accompagnare la gente, dirle dell’amore e della misericordia di Dio, accompagnarla pian piano a uscire anche dal peccato; pian piano, con misericordia e con pazienza.
D. - Cosa ha detto il Santo Padre e quali parole ha rivolto al clero della diocesi di Roma?
R. - (Don Alfio Tirrò, parrocchia San Pio da Pietrelcina). L’insegnamento più bello è che la fatica c’è sempre, ma guardando all’esempio del Signore quella fatica è anche un po’ la prova dell’autenticità del nostro amore per il Signore. Quindi ci ha detto: “Coraggio!”.
R. - (Don Pablo). Ha rivolto parole come quelle che può rivolgere un sacerdote ad un altro sacerdote, anche se è un vescovo, è il Santo Padre. Ha fatto riferimento ad una lettera che gli aveva scritto un sacerdote della diocesi, nella quale si parlava delle fatiche. Ha detto che nella preghiera e nella comunione con gli altri presbiteri, troviamo tanto sollievo a questa fatica. E poi ha risposto ad altre domande che hanno fatto alcuni sacerdoti, domande che riguardavano problemi pastorali, come i divorziati, i conviventi… Problemi legati alla famiglia. E il Papa ha detto che ci sta lavorando, che ci sta lavorando la Chiesa e che vuole trovare una risposta anche a queste situazioni che caratterizzano la nostra società.
R. - (Padre Dario). Ha rivolto, come sempre, parole grandiose. Il fatto di avere una “coraggiosa creatività”, di essere creativi; una creatività che comunque sa in che confida: nella forza del Signore e dello Spirito Santo. Poi ha ribadito tantissimo, la priorità per tutte le parrocchie dell’accoglienza, un’accoglienza cordiale. La parrocchia non deve essere una dogana, la “dogana pastorale”, dove si chiede questo o quell’altro… Ai sacerdoti ha detto di fare memoria del primo amore, perché il primo amore non si scorda mai! L’introduzione è stata molto bella, perché ha parlato della fatica, la “peculiare fatica del cuore”.
D. - A proposito di fatiche, Papa Francesco - proprio per prepararvi a questo incontro - vi ha inviato una lettera che aveva rivolto nel 2008 ai sacerdoti della diocesi di Buenos Aires. E lì ricordava, tra le varie cose, l’importanza di non essere burocrati, di non essere funzionari, ma pastori del popolo. C’è questo rischio oggi, per un sacerdote, di essere un semplice burocrate e purtroppo, per vari motivi, dimenticare invece la parte fondamentale del pastore?
R. - Il rischio è presente, ma bisogna anche aver presente il fatto che uno è stato scelto dal Signore. Si deve tenere presente il fatto di essere pastore e non un burocrate, cioè porre l’attenzione veramente alle persone, a chi si ha di fronte.
D. - Quale eredità avranno nello specifico queste parole nella sua vita parrocchiale? Nella sua comunità come cercherà di tradurle e concretizzarle?
R. - E’ chiaro che sono parole che toccano il cuore, come la Parola di Dio che tocca nel cuore! E quanto uno è toccato nel cuore è chiamato, è chiamato a convertire, è chiamato a cambiare, a cambiarsi.
D. - E’ un amore, quello di Gesù, che rinnova, che rinnova il cuore e la comunità…
R. - Sempre! Perché? Non lo so… Uno potrebbe parlare della Parola di Dio di ieri, che è stata domenica… Ma questo capita nella vita. Capita nella vita di ogni giorno. Quando una persona ti parla al cuore, quella persona non la dimentichi mai.
R. - (Padre Germano, parrocchia di Gesù Divino Salvatore). Il Santo Padre ha parlato della necessità di metterci sempre a confronto con le idee del mondo, con le realtà e con le povertà, perché è così che la Chiesa anche vive. Se rimane chiusa, si può anche ammalare! Ha detto anche che la Chiesa non crolla: è vero che ci sono dei problemi, però la Chiesa è viva, proprio perché è Santa, perché lo Spirito Santo è sempre presente, perché esiste la santità tra i fedeli. Quindi non aver paura, non essere pessimisti. Poi ha parlato della necessità di una pastorale riguardante le famiglie. Si vede che questa è una preoccupazione del Santo Padre.
D. - Quindi temi cruciali, legati anche al discorso dei divorziati… Sono stati toccati temi di questo tipo?
R. - Sì, sì! Ha detto che la Chiesa farà un incontro tra i vescovi proprio per riflettere su questa realtà dei divorziati. Ha parlato anche della necessità che la Chiesa sia più vicina a queste persone. Ha detto che il problema non è soltanto quello di dare o non dare la Comunione, ma anche il lavoro della Chiesa: fino a che punto la Chiesa dovrà impegnarsi per la cura di queste persone. La verità c’è. C’è la verità morale, ma c’è da parte di Dio la pazienza e la misericordia.
D. - Una verità unita alla misericordia…
R. - Sì, si! Altrimenti non sarebbe la verità del Signore.
D. - Cosa ha detto il Santo Padre? Quali parole vi ha rivolto?
R. - (Padre Lorenzo Rossetti). E’ stato un incontro bellissimo, perché il Papa ha cominciato con una meditazione sulla fatica. Ma ci ha incoraggiato molto, anche facendo una lectio biblica… Riparto veramente rinfrancato da questo incontro, perché ci ha confortato, consolato e invitato a continuare a seminare Gesù nel cuore delle persone.
D. - Fra le altre cose, anche a fare memoria del vostro primo amore, a rinnovare questo amore…
R. - Molto bello anche questo! Non avevo mai sentito questa espressione. E lì, il mio pensiero è andato ai miei memoriali, che mi hanno poi portato ad entrare in seminario, a cogliere la vocazione. Il Papa stesso ha ricordato la sua esperienza e quindi alla fine ci ha proprio invitato a pregare per lui il 21 settembre, che è una data importante nella sua vita, nella quale lui stesso ha ricevuto questa vocazione e questa esperienza della misericordia di Dio, che ti sceglie, che ti chiama a essere il testimone di qualcuno che ti ama così come sei!
Radio Vaticana
Il testo integrale del saluto del cardinale Vallini