Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici.
Ribadire che l’impegno nel campo delle comunicazioni rientra in primo luogo nella vocazione e nella missione dei fedeli. Con quest’obiettivo da ieri, giovedì 5 dicembre, il Pontificio Consiglio per i laici è riunito in assemblea plenaria. «Annunciare Cristo nell’era digitale» è il tema dei lavori — che si concludono sabato 7 — scelto da Benedetto XVI e confermato da Papa Francesco. Con internet — ha spiegato nella relazione introduttiva il cardinale presidente Stanisław Ryłko — si schiude una nuova frontiera. E come «in altre epoche, anche questa è una commistione di pericoli e promesse». In particolare per la Chiesa la realtà della rete «esorta alla grande avventura di utilizzare il suo potenziale per annunciare il messaggio evangelico», soprattutto «ai giovani che sempre più ricorrono al ciberspazio quale finestra sul mondo». Per tale motivo, ha proseguito, nella programmazione dell’assemblea sono stati evitati «i due approcci estremi che dominano oggi il dibattito culturale sull’argomento: da una parte la tendenza a demonizzare la rete, che riconosce solo minacce e pericoli; d’altra parte un atteggiamento di plauso incondizionato che vede nelle nuove tecnologie e nei nuovi linguaggi esclusivamente dei vantaggi, quasi fossero la garanzia di un luminoso futuro per l’umanità».
Per il porporato, infatti, sebbene «entrambe le posizioni si presentino corredate di pubblicazioni, studi e ricerche», la verità sta nel mezzo. «Il dato certo che emerge dal magistero — ha concluso — è che un cristiano non può fuggire dalla sfida di confrontarsi con le novità che il fenomeno comporta». Del resto quella trattata dalla plenaria è una delle questioni più caratterizzanti del nostro tempo. Non a caso il magistero pontificio degli ultimi anni non ha mancato di dedicarvi importanti interventi. Per esempio l’ultimo Sinodo dei vescovi sulla «nuova evangelizzazione» e la recente esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii gaudium hanno posto l’accento sulla natura missionaria della Chiesa e sull’importanza di non trascurare nessun ambito della vita dell’uomo, affinché possano giungere a tutti la bellezza e la gioia dell’annuncio del Vangelo.
Ai lavori è intervenuto Mario Pollo, docente di pedagogia, che ha sottolineato come la cultura digitale abbia mutato alcuni paradigmi spazio temporali nei quali l’uomo è da sempre abituato a vivere: lo spazio/tempo è divenuto spazio/velocità, la crisi del concetto di tempo ha diminuito la capacità di progettualità e la deterritorializzazione ha messo in crisi le comunità tradizionali creandone di nuove focalizzate sul destino o sul sentimento. Allo psichiatra Tonino Cantelmi è stato chiesto di analizzare la struttura psicologica e l’identità dell’uomo contemporaneo che utilizza i nuovi mezzi. Ne è scaturita la convinzione che l’avvento delle tecnologie digitali abbia generato delle mutazioni psico-cognitive che, di fatto, pongono le basi per una nuova antropologia. Il relatore ha insistito sulla necessità di prendere coscienza di un fenomeno dalle potenzialità formidabili e che per questo deve essere adeguatamente governato da quella che sarà l’ultima generazione pre-digitale. Infine è intervenuto il gesuita Antonio Spadaro, che ha parlato dell’evangelizzazione nella rete. Il direttore di «Civiltà Cattolica» ha insistito sul carattere reale delle esperienze della rete, spiegando che, come ha detto Benedetto XVI, «l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani».