Presentata la campagna della Caritas internationalis.
È una lotta disperata quella da combattere contro l’egoismo, lo spreco, contro lo sfruttamento dei più vulnerabili e contro quanti ritengono di possedere il monopolio della terra. E tuttavia è una lotta dalla quale si può uscire vittoriosi se si mette in campo quella «condivisione nella carità cristiana», reclamata Papa Francesco, che ci porta a mettere in comune tutto ciò che abbiamo con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno tanto naturale quanto primario e fondamentale quale è quello di nutrirsi. A sollecitare questa consapevolezza mira la campagna globale della Caritas intitolata significativamente «Una sola famiglia umana, cibo per tutti» per porre fine alla fame nel mondo. L’iniziativa è stata presentata martedì mattina, 10 dicembre, nella sala delle conferenze della basilica romana di Santa Cecilia. All’incontro sono intervenuti il segretario generale di Caritas internationalis Michel Roy, fratel Ambroise Tine, segretario esecutivo della Caritas Senegal, e Ferruccio Ferrante, responsabile della comunicazione della Caritas italiana. All’incontro era prevista anche la partecipazione del cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, ma il porporato in questi giorni si trova in Sud Africa come inviato speciale del Santo Padre alle celebrazioni in onore del compianto leader sudafricano Nelson Mandela. Il cardinale ha comunque incaricato padre Michael Czerny, officiale del dicastero, di leggere il suo intervento preparato per l’occasione. Secondo il porporato il primo obiettivo del millennio deve essere lo sradicamento della fame dal mondo. Del resto, aggiunge il cardinale, anche le Nazioni Unite hanno indicato questo stesso obiettivo con lo slogan «zero fame». Riferendosi specificamente alla campagna promossa dalla Caritas internationalis il presidente di Iustitia et pax nota che suo intento è quello di incentivare un cambiamento nello stile di vita concentrando su questo obiettivo le energie morali e spirituali dell’umanità.
Taglio degli sprechi, massimizzazione dell’uso della terra per la produzione alimentare, supporto delle donne nell’agricoltura, applicazione sistematica dei frutti della ricerca scientifica per la coltivazione e la produzione alimentare: sono questi gli scopi fondamentali da perseguire, secondo il porporato. Non tanto e non solo per combattere la fame, quanto piuttosto per favorire la nutrizione, la sicurezza alimentare. Commentando lo slogan scelto dalla Caritas per la sua campagna il cardinale Turkson nota che «quando viviamo come una famiglia, c’è cibo per tutti». Ciò rimanda immediatamente, sottolinea, a una considerazione: «La fame dipende dalla mancanza di solidarietà. La fame dipende dalla mancanza di sensibilità nel vivere come fratelli e sorelle». Ed essendo una grande questione umana, la fame «è anche un problema morale ed etico, comporta l’esercizio della libertà umana. Infatti siamo liberi di esercitare la buona volontà o di dimostrare il nostro disinteresse».
Nel suo intervento — che ha preceduto la proiezione del videomessaggio di Papa Francesco (il cui testo pubblichiamo integralmente in questa pagina) — il cardinale ribadisce dunque che «come impegno per questa campagna dobbiamo pensare alla fraternità come la chiave per risolvere il problema della fame nel mondo e provvedere al cibo per tutti».
Dai dati snocciolati durante la conferenza stampa si dilinea netto lo scandalo denunciato dal Pontefice: ci sono oggi circa un miliardo di persone che soffrono la fame in un mondo che ha risorse sufficienti per nutrire ogni essere umano. Sarebbe sufficiente che quella parte di umanità spesso sovralimentata decidesse di condividere con chi non ha nulla da mangiare anche solo ciò che scarta o spreca. Ed è questa sensibilizzazione uno degli obiettivi che si pone la campagna della Caritas internationalis, per la quale il cardinale presidente Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga ha dettato linee precise di azione e ha suggerito iniziative pastorali concrete ai vescovi dei vari Paesi del mondo.