Video messaggio del Santo Padre Francesco per la "Campagna contro la fame nel mondo" promossa dalla Caritas Internationalis. "Se c’è volontà, quello che abbiamo non finisce, anzi ne avanza e non va perso"
[Text: Italiano, Français, English, Español]
"Condividiamo quel che abbiamo nella carità cristiana con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario e al tempo stesso facciamoci promotori di un’autentica cooperazione con i poveri, perché attraverso i frutti del loro e del nostro lavoro possano vivere una vita dignitosa".
Domani 10 dicembre, nella ricorrenza della Giornata mondiale dei Diritti Umani, sarà lanciata la “Campagna contro la fame nel mondo” promossa da Caritas Internationalis, sul tema: “Una sola famiglia umana - Cibo per tutti”. Pubblichiamo di seguito il testo del Video Messaggio che il Santo Padre Francesco ha registrato per la circostanza:
(video)
Cari fratelli e care sorelle,
oggi sono lieto di annunziarvi la “Campagna contro la fame nel mondo” lanciata dalla nostra Caritas Internationalis e comunicarvi che intendo dare tutto il mio appoggio.
(video)
Cari fratelli e care sorelle,
oggi sono lieto di annunziarvi la “Campagna contro la fame nel mondo” lanciata dalla nostra Caritas Internationalis e comunicarvi che intendo dare tutto il mio appoggio.
Questa confederazione, insieme a tutte le sue 164 organizzazioni-membro, è impegnata in 200 Paesi e territori del mondo e il loro lavoro è al cuore della missione della Chiesa e della sua attenzione verso tutti quelli che soffrono per lo scandalo della fame con cui il Signore si è identificato quando diceva: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare”. Quando gli apostoli dissero a Gesù che le persone che erano giunte ad ascoltare le sue parole erano anche affamate, egli li incitò ad andare a cercare il cibo. Essendo poveri essi stessi, non trovarono altro che cinque pani e due pesci, ma con la grazia di Dio arrivarono a sfamare una moltitudine di persone, raccogliendo persino gli avanzi e riuscendo così a evitare ogni spreco.
Siamo di fronte allo scandalo mondiale di circa un miliardo, un miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame. Non possiamo girarci dall’altra parte e far finta che questo non esista. Il cibo a disposizione nel mondo basterebbe a sfamare tutti.
La parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci ci insegna proprio questo: che se c’è volontà, quello che abbiamo non finisce, anzi ne avanza e non va perso.
Perciò, cari fratelli e care sorelle, vi invito a fare posto nel vostro cuore a questa urgenza, rispettando questo diritto dato da Dio a tutti di poter avere accesso ad una alimentazione adeguata.
Condividiamo quel che abbiamo nella carità cristiana con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario e al tempo stesso facciamoci promotori di un’autentica cooperazione con i poveri, perché attraverso i frutti del loro e del nostro lavoro possano vivere una vita dignitosa.
Invito tutte le istituzioni del mondo, tutta la Chiesa e ognuno di noi, come una sola famiglia umana, a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo.
Questa campagna vuole anche essere un invito a tutti noi a diventare più consapevoli delle nostre scelte alimentari, che spesso comportano lo spreco di cibo e un cattivo uso delle risorse
a nostra disposizione. E’ anche un’esortazione a smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano un impatto sulle vite di chi - vicino o lontano che sia - la fame la soffre
sulla propria pelle.
Vi chiedo, con tutto il cuore, di appoggiare la nostra Caritas in questa nobile Campagna, per agire come una sola famiglia impegnata ad assicurare il cibo per tutti.
Preghiamo che Dio ci dia la grazia di vedere un mondo in cui mai nessuno debba morire di
fame. E chiedendo questa grazia vi do la mia benedizione.
Siamo di fronte allo scandalo mondiale di circa un miliardo, un miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame. Non possiamo girarci dall’altra parte e far finta che questo non esista. Il cibo a disposizione nel mondo basterebbe a sfamare tutti.
La parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci ci insegna proprio questo: che se c’è volontà, quello che abbiamo non finisce, anzi ne avanza e non va perso.
Perciò, cari fratelli e care sorelle, vi invito a fare posto nel vostro cuore a questa urgenza, rispettando questo diritto dato da Dio a tutti di poter avere accesso ad una alimentazione adeguata.
Condividiamo quel che abbiamo nella carità cristiana con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario e al tempo stesso facciamoci promotori di un’autentica cooperazione con i poveri, perché attraverso i frutti del loro e del nostro lavoro possano vivere una vita dignitosa.
Invito tutte le istituzioni del mondo, tutta la Chiesa e ognuno di noi, come una sola famiglia umana, a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo.
Questa campagna vuole anche essere un invito a tutti noi a diventare più consapevoli delle nostre scelte alimentari, che spesso comportano lo spreco di cibo e un cattivo uso delle risorse
a nostra disposizione. E’ anche un’esortazione a smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano un impatto sulle vite di chi - vicino o lontano che sia - la fame la soffre
sulla propria pelle.
Vi chiedo, con tutto il cuore, di appoggiare la nostra Caritas in questa nobile Campagna, per agire come una sola famiglia impegnata ad assicurare il cibo per tutti.
Preghiamo che Dio ci dia la grazia di vedere un mondo in cui mai nessuno debba morire di
fame. E chiedendo questa grazia vi do la mia benedizione.
FRANÇAIS
Chers frères, chères soeurs,
Je suis heureux de vous annoncer aujourd’hui le lancement de la « Campagne contre la faim dans le monde » lancée par notre Caritas Internationalis et de vous communiquer que j’entends y donner mon plein soutien.
Cette confédération, avec l’ensemble de ses 164 organisations membres, est active dans 200 Pays et territoires du monde et leur travail est au coeur de la mission de l’Église et de son attention envers tous ceux qui souffrent à cause du scandale de la faim, et avec lesquels le Seigneur s’est identifié lorsqu’il disait : « J’avais faim et vous m’avez donné à manger ». Quand les apôtres dirent à Jésus que les personnes qui étaient venues écouter ses paroles avaient en outre faim, Il les incita à aller chercher de la nourriture. Vu qu’ils étaient eux-mêmes pauvres, ils ne trouvèrent que cinq pains et deux poissons, mais par la grâce de Dieu ils parvinrent à rassasier une multitude de personnes, recueillant même les restes et réussissant ainsi à éviter tout gaspillage.
Nous nous trouvons face au scandale mondial d’environ un milliard, un milliard de personnes qui au jour d’aujourd’hui souffrent encore de la faim. Nous ne pouvons pas tourner le dos et faire semblant que ce problème n’existe pas. La nourriture disponible dans le monde suffirait à nourrir tout un chacun.
La parabole de la multiplication des pains et des poissons nous enseigne justement cela : si la volonté est là, ce que nous avons ne s’épuise pas, mais plutôt il en reste et rien n’est perdu.
Ainsi, chers frères, chères soeurs, je vous invite à ouvrir votre coeur à cette urgence, en respectant le un droit donné par Dieu à tous : le droit d’avoir accès à une alimentation adéquate. Partageons ce que nous avons dans la charité chrétienne avec ceux qui sont contraints d’affronter de nombreux obstacles pour satisfaire un besoin aussi primaire et en même temps, rendons-nous promoteurs d’une authentique coopération avec les pauvres, pour qu’au travers de leur et de notre travail ils puissent vivre une vie digne.
J’invite toutes les institutions du monde, toute l’Église et chacun de nous, comme une seule famille humaine, à nous faire l’écho des personnes qui silencieusement souffrent de la faim, afin que cet écho devienne un rugissement capable de secouer le monde.
Cette campagne se veut aussi une invitation pour nous tous à devenir plus conscients de nos choix alimentaires, qui souvent comprennent le gaspillage d’aliments et une mauvaise utilisation des ressources que nous avons à disposition. C’est aussi une exhortation à arrêter de penser que nos actions quotidiennes n’ont pas d’impact sur les vies de ceux pour qui – voisins ou lointains qu’ils soient –la faim est une expérience directe. Je vous demande, de tout mon coeur, de soutenir notre Caritas dans cette noble campagne, pour agir comme une seule famille qui s’implique pour assurer l’alimentation à tout un chacun.
Prions pour que Dieu nous donne la grâce de voir un monde dans lequel personne ne doive plus jamais mourir de faim. Et tout en demandant cette grâce, je vous donne ma bénédiction.
ENGLISH
Dear brothers and dear sisters,
Today, I am happy to announce to you the launch of a campaign against global hunger by our very own Caritas Internationalis and to tell you that I intend to give my full support. This confederation, together with its 164 member organisations works in 200 countries and territories around the world and its work is at the heart of the mission of the Church and of Her attention towards all those who suffer because of the scandal of hunger, those with whom the Lord identified when he said, “I was hungry and you gave me something to eat”.
When the Apostles said to Jesus that the people who had come to listen to his words were hungry, He invited them to go and look for food. Being poor themselves, all they found were five loaves and two fish. But with the grace of God, they managed to feed a multitude of people, even managing to collect what was left over and avoiding that it went to waste.
We are in front of a global scandal of around one billion – one billion people who still suffer from hunger today. We cannot look the other way and pretend this does not exist. The food available in the world is enough to feed everyone. The parable of the multiplication of the loaves and fish teaches us exactly this: that if there is the will, what we have never ends. On the contrary, it abounds and does not get wasted.
Therefore, dear brothers and sisters, I invite you to make space in your heart for this emergency of respecting the God-given rights of everyone to have access to adequate food. We share what we have in Christian charity with those who face numerous obstacles to satisfy such a basic need. At the same time we promote an authentic cooperation with the poor so that through the fruits of their and our work they can live a dignified life.
I invite all of the institutions of the world, the Church each of us, as one single human family, to give a voice to all of those who suffer silently from hunger, so that this voice becomes a roar which can shake the world.
This campaign is also an invitation to all of us to become more conscious in our food choices, which often lead to waste and a poor use of the resources available to us. It is also a reminder to stop thinking that our daily actions do not have an impact on the lives of those who suffer from hunger firsthand.
I ask you from the bottom of my heart to support our Caritas organisations in this noble campaign where they will act as one human family to ensure food for all.
Let us pray that the Lord gives us the grace to envisage a world in which no one must ever
again die of hunger. And asking for this grace, I give you my blessing.
ESPAÑOL
Queridos hermanos y queridas hermanas:
Hoy tengo el placer de anunciarles la “Campaña contra el hambre en el mundo”, lanzada por nuestra Caritas Internationalis y comunicarles que es mi intención darle todo mi apoyo.
Chers frères, chères soeurs,
Je suis heureux de vous annoncer aujourd’hui le lancement de la « Campagne contre la faim dans le monde » lancée par notre Caritas Internationalis et de vous communiquer que j’entends y donner mon plein soutien.
Cette confédération, avec l’ensemble de ses 164 organisations membres, est active dans 200 Pays et territoires du monde et leur travail est au coeur de la mission de l’Église et de son attention envers tous ceux qui souffrent à cause du scandale de la faim, et avec lesquels le Seigneur s’est identifié lorsqu’il disait : « J’avais faim et vous m’avez donné à manger ». Quand les apôtres dirent à Jésus que les personnes qui étaient venues écouter ses paroles avaient en outre faim, Il les incita à aller chercher de la nourriture. Vu qu’ils étaient eux-mêmes pauvres, ils ne trouvèrent que cinq pains et deux poissons, mais par la grâce de Dieu ils parvinrent à rassasier une multitude de personnes, recueillant même les restes et réussissant ainsi à éviter tout gaspillage.
Nous nous trouvons face au scandale mondial d’environ un milliard, un milliard de personnes qui au jour d’aujourd’hui souffrent encore de la faim. Nous ne pouvons pas tourner le dos et faire semblant que ce problème n’existe pas. La nourriture disponible dans le monde suffirait à nourrir tout un chacun.
La parabole de la multiplication des pains et des poissons nous enseigne justement cela : si la volonté est là, ce que nous avons ne s’épuise pas, mais plutôt il en reste et rien n’est perdu.
Ainsi, chers frères, chères soeurs, je vous invite à ouvrir votre coeur à cette urgence, en respectant le un droit donné par Dieu à tous : le droit d’avoir accès à une alimentation adéquate. Partageons ce que nous avons dans la charité chrétienne avec ceux qui sont contraints d’affronter de nombreux obstacles pour satisfaire un besoin aussi primaire et en même temps, rendons-nous promoteurs d’une authentique coopération avec les pauvres, pour qu’au travers de leur et de notre travail ils puissent vivre une vie digne.
J’invite toutes les institutions du monde, toute l’Église et chacun de nous, comme une seule famille humaine, à nous faire l’écho des personnes qui silencieusement souffrent de la faim, afin que cet écho devienne un rugissement capable de secouer le monde.
Cette campagne se veut aussi une invitation pour nous tous à devenir plus conscients de nos choix alimentaires, qui souvent comprennent le gaspillage d’aliments et une mauvaise utilisation des ressources que nous avons à disposition. C’est aussi une exhortation à arrêter de penser que nos actions quotidiennes n’ont pas d’impact sur les vies de ceux pour qui – voisins ou lointains qu’ils soient –la faim est une expérience directe. Je vous demande, de tout mon coeur, de soutenir notre Caritas dans cette noble campagne, pour agir comme une seule famille qui s’implique pour assurer l’alimentation à tout un chacun.
Prions pour que Dieu nous donne la grâce de voir un monde dans lequel personne ne doive plus jamais mourir de faim. Et tout en demandant cette grâce, je vous donne ma bénédiction.
ENGLISH
Dear brothers and dear sisters,
Today, I am happy to announce to you the launch of a campaign against global hunger by our very own Caritas Internationalis and to tell you that I intend to give my full support. This confederation, together with its 164 member organisations works in 200 countries and territories around the world and its work is at the heart of the mission of the Church and of Her attention towards all those who suffer because of the scandal of hunger, those with whom the Lord identified when he said, “I was hungry and you gave me something to eat”.
When the Apostles said to Jesus that the people who had come to listen to his words were hungry, He invited them to go and look for food. Being poor themselves, all they found were five loaves and two fish. But with the grace of God, they managed to feed a multitude of people, even managing to collect what was left over and avoiding that it went to waste.
We are in front of a global scandal of around one billion – one billion people who still suffer from hunger today. We cannot look the other way and pretend this does not exist. The food available in the world is enough to feed everyone. The parable of the multiplication of the loaves and fish teaches us exactly this: that if there is the will, what we have never ends. On the contrary, it abounds and does not get wasted.
Therefore, dear brothers and sisters, I invite you to make space in your heart for this emergency of respecting the God-given rights of everyone to have access to adequate food. We share what we have in Christian charity with those who face numerous obstacles to satisfy such a basic need. At the same time we promote an authentic cooperation with the poor so that through the fruits of their and our work they can live a dignified life.
I invite all of the institutions of the world, the Church each of us, as one single human family, to give a voice to all of those who suffer silently from hunger, so that this voice becomes a roar which can shake the world.
This campaign is also an invitation to all of us to become more conscious in our food choices, which often lead to waste and a poor use of the resources available to us. It is also a reminder to stop thinking that our daily actions do not have an impact on the lives of those who suffer from hunger firsthand.
I ask you from the bottom of my heart to support our Caritas organisations in this noble campaign where they will act as one human family to ensure food for all.
Let us pray that the Lord gives us the grace to envisage a world in which no one must ever
again die of hunger. And asking for this grace, I give you my blessing.
ESPAÑOL
Queridos hermanos y queridas hermanas:
Hoy tengo el placer de anunciarles la “Campaña contra el hambre en el mundo”, lanzada por nuestra Caritas Internationalis y comunicarles que es mi intención darle todo mi apoyo.
Esta Confederación, junto a sus 164 organizaciones miembros, está hoy empeñada en 200 países y territorios de todo el mundo y su labor es el corazón de la misión de la Iglesia y su atención hacia todos aquellos que sufren per ese escándalo del hambre, con el que el Señor se identificó cuando dijo: “Tuve hambre y me diste de comer”. Cuando los apóstoles le dijeron a Jesús que las personas que habían llegado para escuchar sus palabras también tenían hambre, Él les animó a que fueran a buscar comida. Como ellos también eran pobres, solo encontraron cinco panes y dos peces pero, con la gracia de Dios, llegaron a dar de comer a una multitud de personas, recogiendo incluso lo que había sobrado y evitando así cualquier despilfarro.
Nos encontramos ante un escándalo mundial de casi mil millones de personas. Mil millones de personas que todavía sufren hambre hoy, no podemos mirar a otra parte, fingiendo que el problema no exista. Los alimentos que hay a disposición hoy en el mundo bastarían para quitar el hambre a todos.
La parábola de la multiplicación de los panes y los peces no enseña precisamente eso: que cuando hay voluntad, lo que tenemos no se termina, incluso sobra y no se pierde.
Por eso, queridos hermanos y hermanas, les invito a que hagan un lugar en sus corazones para esta urgencia, respetando ese derecho que Dios ha concedió a todos, de tener acceso a un alimentación adecuada.
Compartamos lo que tenemos, con caridad cristina, con todos aquellos que se ven obligados a hacer frente a numerosos obstáculos para poder satisfacer una necesidad tan primaria y, a la vez, seamos promotores de una auténtica cooperación con los pobres, para que a través de los frutos del trabajo de ellos y de nuestro trabajo podamos vivir una vida digna.
Invito a todas las instituciones del mundo, a toda la Iglesia y a cada unos de nosotros mismos, como una sola familia humana, a dar voz a todas las personas que sufren silenciosamente el hambre, para que esta voz se convierta en un rugido capaz de sacudir al mundo.
Esta campaña quiere ser también una invitación a todos nosotros, para que seamos conscientes de la elección de nuestros alimentos, que con frecuencia significa desperdiciar la comida y usar mal los recursos a nuestra disposición. Es también una exhortación para que dejemos de pensar que nuestras acciones cotidianas no tienen repercusiones en la vida de quienes - cerca o lejos de nosotros – sufren el hambre en su propia piel.
Les pido de todo corazón, que apoyen a nuestra Caritas en esta noble Campaña, para actuar como una sola familia, empeñada en asegurar alimentos para todos.
Roguemos al Señor para que nos conceda la gracia de ver un mundo en el nadie deba morir de hambre. Y pidiendo esta gracia, les doy mi bendición.
*
Pubblichiamo in una nostra traduzione l’intervento pronunciato il 4 dicembre a Bali dall’arcivescovo Silvano M. Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione mondiale del commercio, alla 9ª Sessione della Conferenza dei Ministri della stessa Organizzazione.Signor Presidente,
Anzitutto la mia Delegazione desidera ringraziare il Governo dell’Indonesia per l’efficace organizzazione di questa opportuna e importante conferenza e per la generosa ospitalità del popolo indonesiano.
Signor Presidente,
1. A cinque anni dall’inizio della crisi finanziaria globale l’economia mondiale sta ancora arrancando, nella speranza di ritornare su un cammino di crescita solida e sostenuta. Il tasso di produzione mondiale, che nel 2012 era del 2,2 per cento, nel 2013 è proiettato verso una cifra analoga. Come negli anni passati, i risultati peggiori sono attesi dai Paesi sviluppati, con una crescita approssimativa dell’1 per cento del prodotto interno lordo (pil) (cfr. Unctad, Trade and Development Report). Per i Paesi in via di sviluppo nel 2013 è prevista una crescita tra il 4,5 e il 5 per cento, come nel 2012. Questa crescita è stata favorita più dalla domanda interna che dalle esportazioni, poiché la domanda esterna da parte delle economie sviluppate è rimasta debole. L’attività economica in molti Paesi sviluppati e in diverse economie di mercato emergenti sta ancora soffrendo per l’impatto della crisi economica e finanziaria, come anche a causa dei processi finanziari insostenibili e degli squilibri interni e internazionali che hanno condotto a ciò.
2. L’esperienza e le ricerche economiche dimostrano che le crisi finanziarie hanno un impatto duraturo sull’economia. Non sono colpiti solo i fogli di bilancio delle istituzioni finanziarie, ma ne risentono pesantemente anche quelli del governo e del settore privato. In molte economie avanzate ciò ha prodotto una crescita senza precedenti del debito governativo e impone gravi limiti alle prospettive di crescita future. Per di più, le politiche fiscali restrittive, che spesso vengono messe in atto per far fronte al debito, hanno a loro volta aggravato la condizione economica già precaria di diversi Paesi.
3. Mentre una minoranza sta sperimentando una crescita esponenziale della ricchezza, si sta allargando il divario che separa la grande maggioranza dalla prosperità di cui godono questi pochi fortunati. Tale squilibrio è il risultato di ideologie che difendono l’autonomia assoluta del mercato e della speculazione finanziaria. Di conseguenza, il diritto degli Stati, ai quali è affidata la vigilanza per il bene comune, di esercitare qualsiasi forma di controllo, incontra un vero e proprio rifiuto. È così nata una nuova tirannia, invisibile e spesso virtuale, che impone in modo unilaterale e inesorabile le proprie leggi e le proprie regole. Un aspetto ancor più grave è che talvolta tali politiche sono bloccate a causa di regole per il commercio negoziate presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio o attraverso trattati di libero commercio bilaterali o regionali. Anche i debiti e l’accumulo di interessi rendono difficile per i Paesi realizzare il potenziale delle loro economie e impediscono ai cittadini di godere del loro reale potere d’acquisto. A tutto ciò possiamo aggiungere una diffusa corruzione e un’evasione fiscale fine a se stessa, che hanno assunto dimensioni mondiali. La sete di potere e di possesso non conosce limiti. In questo sistema, che tende a divorare qualsiasi cosa ostacoli l’aumento dei profitti, tutto ciò che è fragile, come l’ambiente, si trova indifeso dinanzi agli interessi di un mercato deificato, che diventano l’unica regola.
4. In questo scenario, la promozione del commercio potrebbe avere un impatto positivo su diverse economie e quindi creare le condizioni per una ripresa più forte e per il ritorno alla crescita pre-crisi, poiché la debole domanda interna può essere sostenuta dalla componente esterna. Ogni decisione economica importante presa in una parte del mondo ha ripercussioni ovunque; di conseguenza, nessun Governo può agire senza tener conto della responsabilità comune. Come abbiamo sperimentato negli ultimi anni, sta diventando sempre più difficile trovare soluzioni locali per i grandi problemi globali che schiacciano le politiche locali con problemi che vanno risolti. Se davvero vogliamo realizzare un’economia mondiale sana, ciò che occorre in questo momento della storia è un modo di interagire più efficace che, con il dovuto rispetto della sovranità di ogni nazione, assicuri il benessere economico di tutti i Paesi e non solo di pochi.
5. Il pacchetto di Bali ha il potenziale per essere un passo fondamentale verso la creazione di qualcosa di nuovo da parte della Organizzazione Mondiale del Commercio, qualcosa che possa portare ad altre nuove opportunità, all’innovazione nel nostro approccio ai negoziati multilaterali. Un trattato equilibrato ed equo per la facilitazione del commercio è chiaramente alla nostra portata. Potrebbe essere il primo trattato commerciale multilaterale prodotto dalla Organizzazione Mondiale del Commercio; inoltre, questo patto di facilitazione del commercio potrebbe costituire lo sviluppo più importante realizzato finora dalla Organizzazione Mondiale del Commercio. È risaputo che ci sono numerose economie di scala che possono essere realizzate in questo ambito. Molte tecniche che fanno risparmiare tempo, come la scannerizzazione dei container, sono disponibili solo in porti a grande volume; inoltre, il valore marginale degli investimenti nella facilitazione del commercio può essere più elevato quando il volume commerciale è più grande, poiché il risparmio sui costi viene esteso a una quantità maggiore di beni. Ciò ha dunque il potenziale di generare un circolo virtuoso, dove una facilitazione del commercio più efficiente stimola il commercio, e a sua volta il commercio migliora la facilitazione del commercio.
6. Un trattato per la facilitazione del commercio, pertanto, è la condizione più vicina al “vantaggio per tutti” che possa esistere nel mondo reale. Ne trarrebbero beneficio sia i Paesi sviluppati, sia quelli in via di sviluppo; e i guadagni sarebbero maggiori per questi ultimi. Secondo alcune stime, un trattato di facilitazione del commercio ridurrebbe i costi del 10 per cento per i Paesi sviluppati, e del 14 per cento per quelli in via di sviluppo. Di fatto, la facilitazione del commercio serve essenzialmente a collegare i Paesi — i loro coltivatori e le loro attività commerciali — con l’economia globale. Questo è molto importante per le attività piccole e medie, che hanno la spinta per avere successo, ma sono prive delle risorse per gestire la burocrazia. Tuttavia, i Paesi in via di sviluppo non devono sostenere da soli i costi dei miglioramenti tecnologici per la facilitazione del commercio. Costringere i Paesi in via di sviluppo a scegliere tra il finanziamento dei programmi fondamentali per l’educazione, l’assistenza sanitaria o il trasporto, o quello della tecnologia per la facilitazione del commercio, è ingiusto. I Paesi sviluppati, che parteciperanno ai benefici, devono anche condividere i costi.
7. Come abbiamo visto negli ultimi tre mesi, è possibile raggiungere un accordo anche su altre questioni di sviluppo, come un meccanismo di monitoraggio per l’attuazione di provvedimenti speciali (e differenziali), e nuove linee guida sulle norme dell’origine e, infine, ma non ultimo, le preoccupazioni di alcuni Paesi in via di sviluppo riguardo alla sicurezza alimentare.
8. L’instabilità dei prezzi del cibo negli ultimi anni ha causato gravi danni agli agricoltori, sia nel nord sia nel sud della terra. La complessità e i costi della gestione di riserve di grano sono ben noti. Tuttavia, la mancanza di assicurazioni contro le carenze del mercato potrebbe produrre costi immensi per gli aiuti d’emergenza. Peggio ancora, una tale crisi potrebbe avere un costo in termini di vite: vite perse a causa della fame, e vite rovinate per diverse generazioni a causa degli effetti della malnutrizione sullo sviluppo fetale.
Negli ultimi anni la Santa Sede ha continuamente espresso la propria preoccupazione riguardo alla sicurezza alimentare, come Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione, che ha lanciato «(...) un invito a ripensare e rinnovare i nostri sistemi alimentari, in una prospettiva solidale, superando la logica dello sfruttamento selvaggio del creato ed orientando meglio il nostro impegno di coltivare e custodire l’ambiente e le sue risorse per garantire la sicurezza alimentare e per camminare verso una nutrizione sufficiente e sana per tutti». Il «testo sull’azionariato pubblico ai fini della sicurezza alimentare» segue la stessa linea (Doc. JBC/TNC/29) e potrebbe costituire una buona base per i negoziati futuri dell’agenda post-Bali. Invitiamo tutti i delegati a sostenere e a concludere un accordo che possa offrire un accesso più sicuro, stabile ed equo al cibo per i Paesi che ne hanno bisogno.
9. Signor Presidente, la conferenza di Bali si svolge dopo una lunga serie di Conferenze dei ministri fallite. Abbiamo tutti la responsabilità collettiva di far sì che questa sia un successo. Per troppi anni i negoziati multilaterali hanno subito uno stallo a causa di un numero limitato di questioni che stanno, di fatto, impedendo il successo di tutto il pacchetto.
10. Di conseguenza, molti Paesi hanno scelto di liberalizzare il commercio attraverso accordi commerciali regionali o bilaterali. Il numero di tali accordi è aumentato in modo esponenziale negli ultimi 15 anni. Attualmente c’è una chiara tendenza ad allargare gli accordi commerciali regionali per abbracciare mega regioni, come il Partenariato transatlantico su commercio e investimenti o il Partenariato transpacifico. Certamente l’allargamento dei trattati commerciali regionali costituisce un passo in avanti verso un’ulteriore liberalizzazione del commercio, ma dobbiamo tenere presente che questi accordi inevitabilmente sono una minaccia alla volontà di raggiungere un accordo su base veramente multilaterale. Di fatto, stabilendo un accordo commerciale regionale, un Paese riduce gli incentivi ad estendere a livello multilaterale i propri sforzi a favore della liberalizzazione del commercio. Soprattutto, sappiamo che solo il sistema multilaterale è chiaro ed equo e offre garanzie effettive ai Paesi piccoli e poveri, che tendono ad essere penalizzati negli accordi commerciali regionali, dove il sistema è asimmetrico. Tra le concessioni più dannose che i Paesi in via di sviluppo fanno negli accordi regionali e bilaterali vi sono quelle che favoriscono i monopoli sulle medicine salvavita (vedi per esempio: All costs, no benefits: How TRIPS-plus intellectual property rules in the Us-Jordan FTA affect access to medicines, Oxfam Briefing Paper n. 102, 21 marzo 2007), che riducono la possibilità di accedervi e di acquistarle, e quelle che danno diritti legali eccessivi agli investitori stranieri, limitando lo spazio delle politiche del Paese per promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo (vedi per esempio: Unctad, Towards a New Generation of International Investment Policies: Unctad‘s Fresh Approach to Multilateral Investment Policy-Making, IIA Issues Note n. 5, luglio 2013).
11. Signor Presidente,
Per concludere, tutti noi dobbiamo essere consapevoli di trovarci a un bivio nei negoziati multilaterali per il commercio e forse nel modellare il futuro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
A questo bivio è possibile imboccare due strade opposte:
12. La prima ci porta a non riuscire a produrre un’agenda post-Bali importante. In tal modo, non perderemo solo un’altra opportunità, ma anche molte offerte di flessibilità, poiché questo pacchetto scomparirà per un periodo di tempo indefinito.
13. In questo scenario, inevitabilmente incominceranno ad essere messi in dubbio il ruolo e la credibilità della stessa Organizzazione Mondiale per il Commercio. Come possiamo chiedere alle persone e alle aziende di credere in una struttura multilaterale che, dopo quasi vent’anni, ancora non ha concluso il primo giro di negoziati? La perdita dell’Organizzazione Mondiale del Commercio quale forum di negoziazione avrebbe certamente un fortissimo impatto sulle economie più piccole e più povere. I Paesi grandi avranno sempre qualche opzione. Giusto o ingiusto che sia, è comunque un dato di fatto. Come ha detto Papa Francesco nella sua Esortazione apostolica: «La necessità di risolvere le cause strutturali della povertà non può attendere, non solo per una esigenza pragmatica di ottenere risultati e di ordinare la società, ma per guarirla da una malattia che la rende fragile e indegna e che potrà solo portarla a nuove crisi. I piani assistenziali, che fanno fronte ad alcune urgenze, si dovrebbero considerare solo come risposte provvisorie. Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, (Questo implica “eliminare le cause strutturali delle disfunzioni della economia mondiale”: Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico [8 gennaio 2007]: AAS 99 [2007], 73) non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali» (Evangelii gaudium, n. 202).
14. La seconda strada che possiamo imboccare mentre esercitiamo la nostra responsabilità comune, può condurre a uno scenario più promettente. Negli ultimi mesi è stato compiuto qualche progresso riguardo l’agenda di Doha e sono state discusse nuove proposte. È pertanto possibile giungere, attraverso questa conferenza, a una svolta nei discorsi commerciali, di modo che l’Organizzazione Mondiale del commercio possa riacquistare il suo ruolo centrale nell’affrontare nuovi problemi, gestire nuove opportunità e, soprattutto, promuovere un commercio più libero e più equo, non come fine a se stesso, ma come uno tra i tanti strumenti per porre fine alla povertà per tutti.
L'Osservatore Romano
*
Commento di
ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO
«Invito tutte le istituzioni del mondo, tutta la Chiesa e ognuno di noi, come una sola famiglia umana, a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo». È l'appello lanciato questa sera da Papa Francesco in un videomessaggio per sostenere la campagna promossa da Caritas Internationalis intitolata «Una sola famiglia umana» in occasione della Giornata mondiale dei Diritti Umani che si celebra il 10 dicembre.
Francesco afferma di voler dare tutto il suo appoggio all'iniziativa, ricordando l'impegno di Caritas Internationalis in 200 Paesi e territori del mondo: «Il loro lavoro è al cuore della missione della Chiesa e della sua attenzione verso tutti quelli che soffrono per lo scandalo della fame con cui il Signore si è identificato quando diceva: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare”».
Il Papa ha spiegato che quando gli apostoli dissero a Gesù che le persone che erano giunte ad ascoltare le sue parole erano anche affamate, «egli li incitò ad andare a cercare il cibo. Essendo poveri essi stessi, non trovarono altro che cinque pani e due pesci, ma con la grazia di Dio arrivarono a sfamare una moltitudine di persone, raccogliendo persino gli avanzi e riuscendo così a evitare ogni spreco».
«Siamo di fronte allo scandalo mondiale di circa un miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame - ha detto Francesco - Non possiamo girarci dall’altra parte e far finta che questo non esista. Il cibo a disposizione nel mondo basterebbe a sfamare tutti. La parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci ci insegna proprio questo: che se c’è volontà, quello che abbiamo non finisce, anzi ne avanza e non va perso».
Per questo Bergoglio invita «a fare posto nel vostro cuore a questa urgenza, rispettando questo diritto dato da Dio a tutti di poter avere accesso ad una alimentazione adeguata. Condividiamo quel che abbiamo nella carità cristiana con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario e al tempo stesso facciamoci promotori di un’autentica cooperazione con i poveri, perché attraverso i frutti del loro e del nostro lavoro possano vivere una vita dignitosa».
Infine, l'invito a tutte le istituzioni del mondo e a tutta la Chiesa «a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo». Questa campagna, ha aggiunto Francesco, «vuole anche essere un invito a tutti noi a diventare più consapevoli delle nostre scelte alimentari, che spesso comportano lo spreco di cibo e un cattivo uso delle risorse a nostra disposizione. È anche un’esortazione a smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano un impatto sulle vite di chi - vicino o lontano che sia - la fame la soffre sulla propria pelle».
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Intervento della Santa Sede alla Conferenza dei ministri dell’Organizzazione mondiale del commercio. Lotta alla fame per salvare vite umane
Pubblichiamo in una nostra traduzione l’intervento pronunciato il 4 dicembre a Bali dall’arcivescovo Silvano M. Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione mondiale del commercio, alla 9ª Sessione della Conferenza dei Ministri della stessa Organizzazione.Signor Presidente,
Anzitutto la mia Delegazione desidera ringraziare il Governo dell’Indonesia per l’efficace organizzazione di questa opportuna e importante conferenza e per la generosa ospitalità del popolo indonesiano.
Signor Presidente,
1. A cinque anni dall’inizio della crisi finanziaria globale l’economia mondiale sta ancora arrancando, nella speranza di ritornare su un cammino di crescita solida e sostenuta. Il tasso di produzione mondiale, che nel 2012 era del 2,2 per cento, nel 2013 è proiettato verso una cifra analoga. Come negli anni passati, i risultati peggiori sono attesi dai Paesi sviluppati, con una crescita approssimativa dell’1 per cento del prodotto interno lordo (pil) (cfr. Unctad, Trade and Development Report). Per i Paesi in via di sviluppo nel 2013 è prevista una crescita tra il 4,5 e il 5 per cento, come nel 2012. Questa crescita è stata favorita più dalla domanda interna che dalle esportazioni, poiché la domanda esterna da parte delle economie sviluppate è rimasta debole. L’attività economica in molti Paesi sviluppati e in diverse economie di mercato emergenti sta ancora soffrendo per l’impatto della crisi economica e finanziaria, come anche a causa dei processi finanziari insostenibili e degli squilibri interni e internazionali che hanno condotto a ciò.
2. L’esperienza e le ricerche economiche dimostrano che le crisi finanziarie hanno un impatto duraturo sull’economia. Non sono colpiti solo i fogli di bilancio delle istituzioni finanziarie, ma ne risentono pesantemente anche quelli del governo e del settore privato. In molte economie avanzate ciò ha prodotto una crescita senza precedenti del debito governativo e impone gravi limiti alle prospettive di crescita future. Per di più, le politiche fiscali restrittive, che spesso vengono messe in atto per far fronte al debito, hanno a loro volta aggravato la condizione economica già precaria di diversi Paesi.
3. Mentre una minoranza sta sperimentando una crescita esponenziale della ricchezza, si sta allargando il divario che separa la grande maggioranza dalla prosperità di cui godono questi pochi fortunati. Tale squilibrio è il risultato di ideologie che difendono l’autonomia assoluta del mercato e della speculazione finanziaria. Di conseguenza, il diritto degli Stati, ai quali è affidata la vigilanza per il bene comune, di esercitare qualsiasi forma di controllo, incontra un vero e proprio rifiuto. È così nata una nuova tirannia, invisibile e spesso virtuale, che impone in modo unilaterale e inesorabile le proprie leggi e le proprie regole. Un aspetto ancor più grave è che talvolta tali politiche sono bloccate a causa di regole per il commercio negoziate presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio o attraverso trattati di libero commercio bilaterali o regionali. Anche i debiti e l’accumulo di interessi rendono difficile per i Paesi realizzare il potenziale delle loro economie e impediscono ai cittadini di godere del loro reale potere d’acquisto. A tutto ciò possiamo aggiungere una diffusa corruzione e un’evasione fiscale fine a se stessa, che hanno assunto dimensioni mondiali. La sete di potere e di possesso non conosce limiti. In questo sistema, che tende a divorare qualsiasi cosa ostacoli l’aumento dei profitti, tutto ciò che è fragile, come l’ambiente, si trova indifeso dinanzi agli interessi di un mercato deificato, che diventano l’unica regola.
4. In questo scenario, la promozione del commercio potrebbe avere un impatto positivo su diverse economie e quindi creare le condizioni per una ripresa più forte e per il ritorno alla crescita pre-crisi, poiché la debole domanda interna può essere sostenuta dalla componente esterna. Ogni decisione economica importante presa in una parte del mondo ha ripercussioni ovunque; di conseguenza, nessun Governo può agire senza tener conto della responsabilità comune. Come abbiamo sperimentato negli ultimi anni, sta diventando sempre più difficile trovare soluzioni locali per i grandi problemi globali che schiacciano le politiche locali con problemi che vanno risolti. Se davvero vogliamo realizzare un’economia mondiale sana, ciò che occorre in questo momento della storia è un modo di interagire più efficace che, con il dovuto rispetto della sovranità di ogni nazione, assicuri il benessere economico di tutti i Paesi e non solo di pochi.
5. Il pacchetto di Bali ha il potenziale per essere un passo fondamentale verso la creazione di qualcosa di nuovo da parte della Organizzazione Mondiale del Commercio, qualcosa che possa portare ad altre nuove opportunità, all’innovazione nel nostro approccio ai negoziati multilaterali. Un trattato equilibrato ed equo per la facilitazione del commercio è chiaramente alla nostra portata. Potrebbe essere il primo trattato commerciale multilaterale prodotto dalla Organizzazione Mondiale del Commercio; inoltre, questo patto di facilitazione del commercio potrebbe costituire lo sviluppo più importante realizzato finora dalla Organizzazione Mondiale del Commercio. È risaputo che ci sono numerose economie di scala che possono essere realizzate in questo ambito. Molte tecniche che fanno risparmiare tempo, come la scannerizzazione dei container, sono disponibili solo in porti a grande volume; inoltre, il valore marginale degli investimenti nella facilitazione del commercio può essere più elevato quando il volume commerciale è più grande, poiché il risparmio sui costi viene esteso a una quantità maggiore di beni. Ciò ha dunque il potenziale di generare un circolo virtuoso, dove una facilitazione del commercio più efficiente stimola il commercio, e a sua volta il commercio migliora la facilitazione del commercio.
6. Un trattato per la facilitazione del commercio, pertanto, è la condizione più vicina al “vantaggio per tutti” che possa esistere nel mondo reale. Ne trarrebbero beneficio sia i Paesi sviluppati, sia quelli in via di sviluppo; e i guadagni sarebbero maggiori per questi ultimi. Secondo alcune stime, un trattato di facilitazione del commercio ridurrebbe i costi del 10 per cento per i Paesi sviluppati, e del 14 per cento per quelli in via di sviluppo. Di fatto, la facilitazione del commercio serve essenzialmente a collegare i Paesi — i loro coltivatori e le loro attività commerciali — con l’economia globale. Questo è molto importante per le attività piccole e medie, che hanno la spinta per avere successo, ma sono prive delle risorse per gestire la burocrazia. Tuttavia, i Paesi in via di sviluppo non devono sostenere da soli i costi dei miglioramenti tecnologici per la facilitazione del commercio. Costringere i Paesi in via di sviluppo a scegliere tra il finanziamento dei programmi fondamentali per l’educazione, l’assistenza sanitaria o il trasporto, o quello della tecnologia per la facilitazione del commercio, è ingiusto. I Paesi sviluppati, che parteciperanno ai benefici, devono anche condividere i costi.
7. Come abbiamo visto negli ultimi tre mesi, è possibile raggiungere un accordo anche su altre questioni di sviluppo, come un meccanismo di monitoraggio per l’attuazione di provvedimenti speciali (e differenziali), e nuove linee guida sulle norme dell’origine e, infine, ma non ultimo, le preoccupazioni di alcuni Paesi in via di sviluppo riguardo alla sicurezza alimentare.
8. L’instabilità dei prezzi del cibo negli ultimi anni ha causato gravi danni agli agricoltori, sia nel nord sia nel sud della terra. La complessità e i costi della gestione di riserve di grano sono ben noti. Tuttavia, la mancanza di assicurazioni contro le carenze del mercato potrebbe produrre costi immensi per gli aiuti d’emergenza. Peggio ancora, una tale crisi potrebbe avere un costo in termini di vite: vite perse a causa della fame, e vite rovinate per diverse generazioni a causa degli effetti della malnutrizione sullo sviluppo fetale.
Negli ultimi anni la Santa Sede ha continuamente espresso la propria preoccupazione riguardo alla sicurezza alimentare, come Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione, che ha lanciato «(...) un invito a ripensare e rinnovare i nostri sistemi alimentari, in una prospettiva solidale, superando la logica dello sfruttamento selvaggio del creato ed orientando meglio il nostro impegno di coltivare e custodire l’ambiente e le sue risorse per garantire la sicurezza alimentare e per camminare verso una nutrizione sufficiente e sana per tutti». Il «testo sull’azionariato pubblico ai fini della sicurezza alimentare» segue la stessa linea (Doc. JBC/TNC/29) e potrebbe costituire una buona base per i negoziati futuri dell’agenda post-Bali. Invitiamo tutti i delegati a sostenere e a concludere un accordo che possa offrire un accesso più sicuro, stabile ed equo al cibo per i Paesi che ne hanno bisogno.
9. Signor Presidente, la conferenza di Bali si svolge dopo una lunga serie di Conferenze dei ministri fallite. Abbiamo tutti la responsabilità collettiva di far sì che questa sia un successo. Per troppi anni i negoziati multilaterali hanno subito uno stallo a causa di un numero limitato di questioni che stanno, di fatto, impedendo il successo di tutto il pacchetto.
10. Di conseguenza, molti Paesi hanno scelto di liberalizzare il commercio attraverso accordi commerciali regionali o bilaterali. Il numero di tali accordi è aumentato in modo esponenziale negli ultimi 15 anni. Attualmente c’è una chiara tendenza ad allargare gli accordi commerciali regionali per abbracciare mega regioni, come il Partenariato transatlantico su commercio e investimenti o il Partenariato transpacifico. Certamente l’allargamento dei trattati commerciali regionali costituisce un passo in avanti verso un’ulteriore liberalizzazione del commercio, ma dobbiamo tenere presente che questi accordi inevitabilmente sono una minaccia alla volontà di raggiungere un accordo su base veramente multilaterale. Di fatto, stabilendo un accordo commerciale regionale, un Paese riduce gli incentivi ad estendere a livello multilaterale i propri sforzi a favore della liberalizzazione del commercio. Soprattutto, sappiamo che solo il sistema multilaterale è chiaro ed equo e offre garanzie effettive ai Paesi piccoli e poveri, che tendono ad essere penalizzati negli accordi commerciali regionali, dove il sistema è asimmetrico. Tra le concessioni più dannose che i Paesi in via di sviluppo fanno negli accordi regionali e bilaterali vi sono quelle che favoriscono i monopoli sulle medicine salvavita (vedi per esempio: All costs, no benefits: How TRIPS-plus intellectual property rules in the Us-Jordan FTA affect access to medicines, Oxfam Briefing Paper n. 102, 21 marzo 2007), che riducono la possibilità di accedervi e di acquistarle, e quelle che danno diritti legali eccessivi agli investitori stranieri, limitando lo spazio delle politiche del Paese per promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo (vedi per esempio: Unctad, Towards a New Generation of International Investment Policies: Unctad‘s Fresh Approach to Multilateral Investment Policy-Making, IIA Issues Note n. 5, luglio 2013).
11. Signor Presidente,
Per concludere, tutti noi dobbiamo essere consapevoli di trovarci a un bivio nei negoziati multilaterali per il commercio e forse nel modellare il futuro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
A questo bivio è possibile imboccare due strade opposte:
12. La prima ci porta a non riuscire a produrre un’agenda post-Bali importante. In tal modo, non perderemo solo un’altra opportunità, ma anche molte offerte di flessibilità, poiché questo pacchetto scomparirà per un periodo di tempo indefinito.
13. In questo scenario, inevitabilmente incominceranno ad essere messi in dubbio il ruolo e la credibilità della stessa Organizzazione Mondiale per il Commercio. Come possiamo chiedere alle persone e alle aziende di credere in una struttura multilaterale che, dopo quasi vent’anni, ancora non ha concluso il primo giro di negoziati? La perdita dell’Organizzazione Mondiale del Commercio quale forum di negoziazione avrebbe certamente un fortissimo impatto sulle economie più piccole e più povere. I Paesi grandi avranno sempre qualche opzione. Giusto o ingiusto che sia, è comunque un dato di fatto. Come ha detto Papa Francesco nella sua Esortazione apostolica: «La necessità di risolvere le cause strutturali della povertà non può attendere, non solo per una esigenza pragmatica di ottenere risultati e di ordinare la società, ma per guarirla da una malattia che la rende fragile e indegna e che potrà solo portarla a nuove crisi. I piani assistenziali, che fanno fronte ad alcune urgenze, si dovrebbero considerare solo come risposte provvisorie. Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, (Questo implica “eliminare le cause strutturali delle disfunzioni della economia mondiale”: Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico [8 gennaio 2007]: AAS 99 [2007], 73) non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali» (Evangelii gaudium, n. 202).
14. La seconda strada che possiamo imboccare mentre esercitiamo la nostra responsabilità comune, può condurre a uno scenario più promettente. Negli ultimi mesi è stato compiuto qualche progresso riguardo l’agenda di Doha e sono state discusse nuove proposte. È pertanto possibile giungere, attraverso questa conferenza, a una svolta nei discorsi commerciali, di modo che l’Organizzazione Mondiale del commercio possa riacquistare il suo ruolo centrale nell’affrontare nuovi problemi, gestire nuove opportunità e, soprattutto, promuovere un commercio più libero e più equo, non come fine a se stesso, ma come uno tra i tanti strumenti per porre fine alla povertà per tutti.