mercoledì 9 aprile 2014

Voglio una vita manipolata...


Cos’è l’eterologa (introdotta dalla Corte Costituzionale)


…In vari punti la giornalista dell’Espresso Valentini, nel suo La Fecondazione proibita (Feltrinelli, prefazione di Emma Bonino) parla della fecondazione eterologa, dichiarandosi ovviamente a favore. Ciò non le impedisce di raccontare che in molti paesi in cui l’eterologa è permessa vi sono dei registri col nome dei “donatori”, affinchè il futuro bambino o bambina possa un giorno conoscere la sua origine genetica, per evitargli gravi danni psicologici. I genitori che non dicono subito ai figli che sono stati generati con gameti altrui, sostiene la Valentini, “danneggiano i figli”, come dimostrano quattro casi da lei riportati: Heidi, nata da donatore, “ha gravi problemi psichici“; Peter racconta di aver finalmente capito perché il padre lo aveva sempre rifiutato solo dopo essere venuto a conoscenza del fatto che non era suo padre genetico; Robert, venuto a sapere per caso di essere nato da donatore, afferma: “E’ come essere stato investito da un treno“; Susannh, invece, spiega: “appena sarò più grande cercherò di sapere chi è l’uomo che ha dato alla mamma il seme che mi ha fatto nascere. E’ duro crescere senza sapere niente di metà del proprio patrimonio genetico“.
In Australia, scrive ancora la Valentini, in un “documentario andato in onda nel 2000 viene seguito passo dopo passo il viaggio di una ragazza di 17 anni alla ricerca del donatore che le aveva dato la vita” (p.168.169). Non si capisce, dopo questi esempi, dove stia la positività dell’eterologa (anche l’ovodonazione tra parenti viene definita “un disastro” a p.77).
Tanto più che essa richiede la crioconservazione (con il conseguente degrado biologico) e l’esistenza di banche del seme e degli embrioni: ne nascono alcune negli anni del completo far west in Italia, tra cui quella di Roma, fondata da Emanuele Lauricella. Esse effettuano di solito la vendita di sperma e ovociti per corrispondenza, senza alcun controllo sanitario. C’è addirittura “un vero e proprio mercato di ovociti rubati e anche molti embrioni cambiavano proprietario” (p.102).
Abbondano i “donatori”, come li chiamano con un eufemismo i medici che fanno la Fiv (espertissimi nella neolingua orwelliana): si tratta di uomini e donne che vendono il seme o gli ovuli, di continuo, anche una volta al mese, spargendo a destra e a manca figli, che magari un giorno potrebbero anche incontrarsi senza saperlo. La Valentini nel suo libro ne intervista due, un maschio e una femmina: l’uomo è un tipo “colto, di sinistra”, che vende il suo seme per 100.000 lire una volta al mese, affermando di provare un “generico senso di potenza”. La donna è un’aspirante attrice, che mette insieme qualche soldo “donando” (ma in realtà vendendo) ovuli (pratica comunque pericolosa per la sua salute): anche lei provava, scrive la Valentini, “una specie di sensazione di potenza” all’idea di quanti bambini aveva fatto nascere nel suo quartiere.
La cosa incredibile è che alla fine gli autori di queste nefandezze, intendo soprattutto i medici, non hanno mai pagato. Sempre la Valentini sostiene che delle cinquanta donne da lei intervistate “quasi la metà ha riferito di episodi di malasanità in genere”: molestie sessuali, impianto di embrioni altrui, eterologhe fatte senza permesso della coppia, stimolazioni ovariche eccessive, impianto di troppi embrioni, dosaggio sbagliato dei farmaci, aborti procurati per errori medici (p.101-102-103)…
Eppure quasi nessuna coppia si arrischiava a denunciare i medici responsabili. Anche se lo avesse fatto, in assenza di legge, non sarebbe successo nulla. E’ emblematico a riguardo il caso del dottor Giovanni Mencaglia (p.108): costui “si era inventato la vendita dello sperma per corrispondenza”. Nei suoi affari aveva venduto a vari centri di fecondazione artificiale un migliaio di dosi di seme di un solo donatore, affetto per di più da epatite C. Scoperto dalla polizia nel 1997, indagato per tentata epidemia, non aveva subito alcuna conseguenza ed era potuto tornare tranquillamente ai suoi esperimenti di fecondazione artificiale. Da: Francesco Agnoli, Voglio una vita manipolata, Ares
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Legge 40, la Consulta manda tutti a casa
di Tommaso Scandroglio e Renzo Puccetti

La Corte Costituzionale ha di fatto introdotto in Italia la fecondazione artificiale eterologa, cancellandone il divieto contenuto nella Legge 40. Una decisione grave, il colpo di grazia a una legge i cui "paletti" sono ormai tutti saltati. Ma non è sorprendente: è la logica conseguenza del "piano scivoloso" su cui si è messo chi pensava di poter contenere i "danni". E non è ancora finita. Anche perché ci sono davanti altre sfide - fine-vita, unioni civili - per le quali è necessario cambiare strategia. Del resto il proliferare di leggi e sentenze anti-vita ha la sua origine in un'altra sentenza della Consulta, la no. 27 del 1975, che ha sancito l'inferiorità del valore della vita di un feto rispetto alla salute della madre.

LEGGE 40, COME VOLEVASI DIMOSTRARE, di Tommaso Scandroglio
La sentenza della Corte costituzionale, che ha cancellato dalla Legge 40 il divieto di fecondazione eterologa, comporterà una serie di effetti a cascata, dalla riscrittura del diritto di famiglia alla legalizzazione dell'utero in affitto. La situazione diventa oggi peggiore del "vuoto" precedente la Legge 40. Grazie anche all'errore di strategia dei cattolici. L'epilogo di questa legge insegnerà qualcosa in vista delle prossime sfide?

E' stata un'altra sentenza della Corte Costituzionale - la 27/75 - a porre le basi per lo sterminio degli embrioni. E' lì che i giudici hanno stabilito che la salute della donna ha la precedenza sulla vita del concepito, e da lì vengono tutte le leggi ingiuste.