Non molto tempo fa da queste colonne avevamo denunciato la strategia dell’on. Sergio Lo Giudice volta ad aggirare la disciplina civile del nostro Paese che considera le “nozze” celebrate da due persone dello stesso sesso come inesistenti e che vieta la pratica della maternità surrogata. Fu sufficiente per il senatore PD volare all’estero per avere un “marito” e un bebè tramite l’utero di donna consenziente.
Simile strategia è stata posta in essere dai soliti Radicali per riuscire a condurre delle sperimentazioni su embrioni, pratica vietata dalla legge 40. In una conferenza stampa di qualche giorno fa Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione radicale Luca Coscioni, ha reso noto che nel 2006 l’associazione ha aiutato una coppia a donare al Karolinska Institute di Stoccolma due embrioni per fini di ricerca scientifica. La chiamano “disobbedienza civile”. I radicali hanno avuto l’accortezza di rivelare il fatto solo ora, quando il centro italiano ove la coppia si è sottoposta a fecondazione artificiale è ormai chiuso.
E così si intona forse l’ultima parte del requiem per le esequie della legge 40, mentre ancora non sono uscite le motivazioni della Consulta che ha abolito il divieto di praticare la fecondazione eterologa.
"All'epoca della nostra azione di disobbedienza - ha tenuto a precisare Cappato - gli embrioni donati al Karolinska Institute sono stati distrutti per poter essere utilizzati a fini di ricerca. Ma oggi, i ricercatori di quell'istituto hanno messo a punto una metodologia grazie alla quale si possono estrarre le linee cellulari dall'embrione senza distruggerlo, così che possa essere restituito alla coppia o nuovamente congelato per futuri usi di ricerca". Un riciclo di esseri umani. Come un bicchiere di plastica domani può diventare un tappo o un portachiavi così l’uomo alla stadio di embrione domani può essere figlio o cavia.
La dottoressa Outi Lorena Hovatta, una della ricercatrici svedesi che ha compiuto la sperimentazione, fa sapere che lei sarebbe felicissima di restituire all’Italia le linee cellulari estratte dagli embrioni – non gli embrioni stessi perché ormai distrutti – ma fino a quando rimarrà in piedi la legge 40, non se ne parla nemmeno. Dal “Ridateci la Gioconda” al “Ridateci gli embrioni”. Che rara sensibilità transfrontaliera.
La Hovatta poi conclude: "Grazie alle nostre tecniche di estrazione delle linee cellulari e alla ricerca sulle cellule staminali embrionali nel nostro istituto stiamo portando avanti ricerche per la cura di malattie cardiovascolari, del diabete, di patologie della spina dorsale e neurodegenerative come l'Alzeheimer". Vallo a dire alla dottoressa che ormai nessuno più, a parte qualche nostalgica come la neosenatrice Elena Cattaneo, sperimenta sulle embrionali, dal momento che il futuro è nelle staminali adulte riprogrammate.
Ma il punto naturalmente non è la scienza, la ricerca, la scoperta di nuovi farmaci anche a spese di esseri umani in bocciolo, bensì l’ideologia, tanto è vero che lo stesso Cappato ha ammesso che “non è stato possibile utilizzare” i due embrioni esportati a Stoccolma perché “erano troppo deboli”.
La tattica manco a dirlo è sempre la stessa. L’immancabile Filomena Gallo, segretario dell’associazione, dopo essersi lamentata del fatto che 3.000 e più embrioni crioconservati in Italia non vengono utilizzati, così illustra il piano di battaglia: “Se la prima volta abbiamo scelto la disobbedienza civile, questa volta sceglieremo la via giudiziaria per chiedere la restituzione degli embrioni non utilizzabili per la fecondazione alle coppie che desiderano donarli per fini di ricerca". C’è già la seconda coppia utile allo scopo: lei si chiama Teresa, malata di SLA, ed è intervenuta telefonicamente alla conferenza stampa. Insieme al suo compagno si recheranno in una clinica italiana per la fertilità e una volta “prodotti” gli embrioni, si rifiuteranno di passare all’impianto in utero degli stessi ma invece li chiederanno per donarli alla ricerca. Otterranno di certo un diniego dalla clinica e dunque la palla passerà ai tribunali. È un giochino che abbiamo visto tante volte fare: dal testamento biologico al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, dall’eterologa al riconoscimento delle “nozze” gay celebrate all’estero. Non passare dal Parlamento bensì dai giudici e mettere con le spalle al muro il legislatore che, caduto nella trappola, si sentirà costretto a correre ai ripari. A meno che il tutto non venga prima risolto dalla Corte Costituzionale.
I radicali si appellano alla gandhiana “disobbedienza civile”, un eufemismo per dire “reato”. Quindi da una parte delinquono e ne fanno una bandiera e dall’altro osteggiano l’obiezione di coscienza di quei medici che dicono “No” all’aborto (è di questi giorni l’avvio della terza edizione della Campagna “Il buon medico non obietta” della Consulta di bioetica). Laddove c’è la legge non la rispettano e laddove altri la rispettano si battono perché vengano perseguiti. Non è schizofrenia, bensì è avere ben chiaro l’obiettivo – lotta alla vita nascente – ed usare ogni strumento lecito o illecito per arrivare alla meta. Questa sì che è scienza, ma criminale.
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Francia, il manifesto di 343 donne "fraudolente"
Si richiamano esplicitamente al manifesto delle “343 Salopes (sgualdrine)” firmato nel 1971 da 343 donne che proclamavano di aver abortito quando in Francia era vietato, tra loro c'erano anche Simone de Beauvoir, Catherine Deneuve, Margerite Duras e Jeanne Moreau. Ora sono altre 343 donne che sottoscrivono un manifesto, pubblicato il 6 giugno dal quotidiano francese Libération, dove affermano di aver fatto ricorso ad una inseminazione con un donatore all'estero, mentre la pratica della procreazione medicalmente assistita (PMA) per lesbiche e donne singole è vietata in Francia.
Le “343 Fraudeuses” del 2014 vogliono ricordare che la famigerata legge Toubira, quella de “le mariage et adotion pour tous”, “è incompleta”, perché “ogni anno migliaia di donne sono costrette ad andare all'estero per avviare una famiglia”. L'obiettivo è chiaro: sdoganare, per legge, la PMA per persone omosessuali.
La petizione è stata lanciata la scorsa settimana da una coppia di lesbiche (Marie e Ewenne) appartenenti alla Associazione dei parenti e futuri parenti gay e lesbiche (APGL). I promotori sostengono che alcune donne si sono viste rifiutare da diversi tribunali francesi la richiesta di adozione del figlio della compagna in quanto, appunto, ottenuto tramite il ricorso alla procreazione medicalmente assistita. La legge Toubira, infatti, permette l'adozione a persone dello stesso sesso, ma non permette la PMA.
La situazione giuridica è molto controversa per cui vi sono tribunali che riconoscono il diritto all'adozione anche di figli concepiti tramite PMA realizzata all'estero, e altri che, invece, si pongono il problema del modo in cui il figlio è stato concepito e quindi rifiutano l'adozione.
L'APGL sostiene che “è tempo di proteggere tutti i bambini indipendentemente dall'orientamento sessuale dei genitori” e dal modo in cui il figlio viene concepito. Intanto sul sito del quotidiano Libération, che ha dedicato ben 5 pagine all'iniziativa, la petizione è già stata sostenuta da oltre mille persone, tra cui sembra vi siano anche i deputati ecologisti Noel Mamere e Serge Coronado.
Ricordiamo che lo scorso febbraio la “legge sulla famiglia” programmata dal governo Hollande ha subito, probabilmente grazie alla straordinaria mobilitazione popolare della “Manif pour tous”, una battuta d'arresto. I temi caldi che hanno provocato questa frenata sono stati proprio quello della PMA e del cosiddetto “utero in affitto”. Entrambi fortemente ostacolati dalla destra francese, ma che hanno diviso pure la maggioranza.
Il manifesto delle “343 Fraudeuses” quindi ha innanzitutto un significato politico, per mettere pressione al governo e tornare a lavorare su quel testo di legge che dovrebbe liberalizzare la PMA. In poche parole si tratta di quel “diritto al figlio” che nel dibattito segue sempre quello sul matrimonio omosessuale. Ottenuto l'uno si vuole ottenere l'altro.
Non si tratta soltanto di “garantire” un “sentimento”, ma di scimmiottare in tutto e per tutto il matrimonio eterosessuale, anche se la realtà pone un ostacolo decisamente insuperabile. Non per nulla lo slogan della “Manif pour tous” era proprio “siamo tutti nati da un uomo e una donna”, per ricordare che i bambini non nascono sotto i cavoli, ma richiedono necessariamente (per natura) l'incontro tra uno spermatozoo e un ovulo. Per una coppia omosessuale, quindi, l'unico modo per esercitare il “diritto al figlio” è quello di comprare o farsi “prestare” uno dei due elementi mancanti, con tutti le questioni che seguono in termini di etica e diritti del bambino. Tra cui, ovviamente, il minimo sindacale di sapere chi sono i suoi genitori biologici.
Le “343 Fraudeuses”, a differenza delle “343 Salopes” del 1971, non rischiano molto perché di fatto la PMA in Francia non è interdetta da alcun testo giuridico (a differenza della pratica dell'utero in affitto). Tuttavia, come le abortiste del '71, sanno bene cosa significa fare pressione mediatica. Nel dicembre 1974, anche con il contributo del manifesto, venne adottata la “legge Veil”, quella che rese legale l'aborto entro le prime dieci settimane, che poi furono estese a dodici. Il frutto sono circa 220 mila aborti all'anno. Andare avanti ancora per la PMA (e per l'utero in affitto) potrebbe solo peggiorare le cose.