La Chiesa ai sacerdoti: "Il segno della pace non è uno show"
CITTA DEL VATICANO - La sobrietà prima di tutto. Il segno della pace durante la messa rimane dov'è all'interno del rito romano, ovvero prima della distribuzione dell'eucaristia, ma la Santa Sede chiede che sia reso più sobrio, senza eccessi e spostamenti delle persone da un banco all'altro della chiesa. E anche senza canti ad hoc.
Insomma, anche nel tempo di Francesco, vescovo di Roma che già da cardinale arcivescovo di Buenos Aires non temeva di valorizzare le influenze della pietà popolare su modi e forme di preghiera, la liturgia si mantiene misurata. È questo il senso dell'ultima disposizione emanata - con approvazione papale avvenuta lo scorso 7 giugno - dalla Congregazione per il culto divino il cui prefetto, il cardinale spagnolo Antonio Cañizares Llovera, lascerà a breve Roma essendo stato nominato arcivescovo di Valencia.
Già con Benedetto XVI la Congregazione aveva esaminato lo scambio della pace, valutando la possibilità di spostarlo prima dell'inizio della preghiera eucaristica, come avviene per esempio nel rito ambrosiano. Ma non solo: anche il cammino neocatecumenale anticipa lo scambio a prima dell'offertorio. Con la missiva delle scorse settimane, tuttavia, il rito non viene trasferito in altro momento della messa. E, allo steso tempo, viene recepito un auspicio fatto proprio da Ratzinger nell'esortazione post-sinodale "Sacramentum caritatis" del 2007, laddove il Papa oggi emerito ricordava come "durante il sinodo" fosse stata rilevata "l'opportunità di moderare questo gesto, che può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche confusione nell'assemblea proprio prima della comunione".
La Congregazione, consegnando la lettera agli episcopati di tutto il mondo, offre anche alcune indicazioni pratiche. Oltre alla necessità che nello scambio della pace non vi sia l'introduzione di un canto inesistente nel rito romano e lo spostamento dei fedeli dal proprio posto, ricorda anche di evitare l'abbandono dell'altare da parte del sacerdote per dare la pace ad alcuni fedeli. E, ancora, si raccomanda di evitare che in alcune circostanze il rito sia occasione per felicitarsi o per esprimere condoglianze tra i presenti. Insomma, lo scambio della pace non è uno show, quanto preparazione a ricevere Gesù nell'eucaristia.
Di certo la richiesta di sobrietà non è da intendersi come un passo indietro sulla strada aperta dal Concilio Vaticano II: "La dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell'oggi che è stata propria del Concilio è assolutamente irreversibile", disse lo stesso Francesco nella sua prima intervista concessa a La Civiltà Cattolica. Semmai, la disposizione vaticana, è volta a far sì che le celebrazioni eucaristiche aiutino maggiormente i fedeli a entrare nel mistero che si celebra.
È stato Francesco non a caso, durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro ormai più di un anno fa, a esprimere ammirazione per le liturgie orientali dense di sacralità e di mistero: "Noi abbiamo perso un po' il senso dell'adorazione. Loro lo conservano, loro lodano Dio, loro adorano Dio. Abbiamo bisogno di questo rinnovamento, di questa luce dell'Oriente".
La liturgia e la sua riforma è un tema sempre caldo all'interno della Chiesa. Ieri è stato Il Tirreno a riportare le reazioni a questa nuova disposizione vaticana. Tra queste, quella non entusiasta di Massimo Toschi, ex assessore alla Pace della Toscana, figura di primo piano del mondo cattolico che ha dichiarato: "La buona educazione non può sostituire la passione per il vangelo e dunque nelle celebrazioni liturgiche deve apparire la passione e non la buona educazione". P. Rodari