
Domenica la canonizzazione di Nicola da Longobardi.
(Ottavio Laino, Postulatore della causa)Si racconta che un giorno, di buon’ora, fra Nicola da Longobardi venne chiamato da Clemente xi. L’attesa fu lunga e fra Nicola chiese consiglio a padre Tommaso da Spoleto se attendere ancora o andare a fare la carità ai poveri. Il padre rispose: «Fate quello che Dio vi ispira». Il fraticello se ne andò e quando il Papa chiese e venne a sapere che i poveri per fra Nicola erano al primo posto, esclamò: «Fra Nicola è un religioso santo e di una somma carità; lascia noi per servire i poveri. Noi gli abbiamo più volte detto che sovvenga pure i poveri e facendo qualche debito noi lo soddisferemo».
Chi era questo fra Nicola, al secolo Giovanni Battista Clemente Saggio (1650-1709), religioso oblato professo dell’ordine dei minimi di san Francesco di Paola, che domenica mattina, 23 novembre, verrà canonizzato da Papa Francesco? Fra Nicola è conosciuto soprattutto come padre dei poveri. Sono molti, infatti, gli episodi che testimoniano la sua carità verso i bisognosi, nei quali vedeva nascosto e presente il Signore.
Fra Nicola sapeva andare alle periferie, come oggi sollecita Papa Francesco. Le visite più frequenti le faceva agli ospedali della Consolazione e di San Giovanni. La testimonianza di un alunno di catechismo che diventò sacerdote, don Giuseppe Mannocchi, è quanto mai significativa: «Con ineffabile amore e affetto somministrava ai poveri infermi la minestra o altro che gli era stato ordinato dai medici, anzi egli era solito portare dentro le maniche delle ciambellette con olio e le dava ai medesimi infermi insieme con uva passa e fichi. Nell’atto della distribuzione, consolava i detti infermi, li esortava alla rassegnazione alla Divina volontà e insieme spiegava loro i principali misteri della nostra santa fede, specialmente quello della Santissima Trinità e inoltre insegnava la maniera di fare un buon esame di coscienza, per potersi validamente confessare».
San Nicola nacque il 6 gennaio 1650 a Longobardi (Cosenza). Il 10 gennaio seguente venne battezzato con i nomi di Giovanni Battista Clemente. I genitori lo educarono alla virtù più con gli esempi che con le parole. Le ristrettezze economiche della famiglia lo tennero nel duro lavoro dei campi insieme con il padre ed i fratellini e non gli permisero di frequentare alcuna scuola. Ma, se crebbe privo di scienza umana, fu ricolmo di scienza infusa per illuminazione interiore, che fece stupire i dotti di questo mondo. Era infatti continuamente interpellato da docenti e studenti, del convento dei Monti in Roma, ai quali con estrema semplicità spiegava il mistero della Santissima Trinità, dell’Eucaristia, la bellezza delle realtà spirituali. Veniva frequentemente consultato da nobili, cardinali e Papi, in modo particolare da Clemente xi. Il 3 maggio 1668 si aggregò al ramo secolare, ossia divenne terziario dei minimi. Ne frequentava le celebrazioni e ne attinse la spiritualità penitenziale, come conversione continua che sfocia nell’amore verso Dio e i fratelli.
Nel 1670, a soli 20 anni, Giovanni Battista Clemente, superate le difficoltà dei genitori, entrò nel proto-convento di Paola, in qualità di religioso oblato. Al religioso oblato incombevano gli uffici più umili nella comunità. Il 29 settembre 1671, pronunciò i voti dei minimi: castità, povertà, obbedienza e vita quaresimale, più la promessa solenne, equiparata a voto, di fedeltà all’ordine, a motivo dei suoi incarichi amministrativi.
Fino al 1679 oltre che nella casa madre, dove aveva l’incarico dell’accoglienza dei pellegrini, visse nei conventi di Longobardi, San Marco Argentano, Montalto Uffugo, Cosenza, Spezzano della Sila, svolgendo le mansioni proprie degli oblati: portinaio, sacrestano, ortolano, cuoco, addetto alle pulizie, questuante. Nel 1679 fu inviato a Roma e assegnato alla comunità del convento di San Francesco da Paola ai Monti, come compagno dell’anziano parroco padre Angelo da Longobardi, il quale, proprio per l’età avanzata, non poteva venire incontro alle necessità dei numerosi parrocchiani. Dal 1687 al 1689, per Nicola fu un triennio di frequenti esperienze mistiche. A gennaio del 1709, quando Clemente xi chiese delle preghiere particolari per la Chiesa e perché fosse evitato un nuovo sacco di Roma, fra Nicola, esprimendo il senso ecclesiale della sua vita, si offrì come vittima e disse al Signore: «Eccomi Signore, fanne ciò che vuoi». Morì il 3 febbraio 1709.
L'Osservatore Romano
Fra Nicola sapeva andare alle periferie, come oggi sollecita Papa Francesco. Le visite più frequenti le faceva agli ospedali della Consolazione e di San Giovanni. La testimonianza di un alunno di catechismo che diventò sacerdote, don Giuseppe Mannocchi, è quanto mai significativa: «Con ineffabile amore e affetto somministrava ai poveri infermi la minestra o altro che gli era stato ordinato dai medici, anzi egli era solito portare dentro le maniche delle ciambellette con olio e le dava ai medesimi infermi insieme con uva passa e fichi. Nell’atto della distribuzione, consolava i detti infermi, li esortava alla rassegnazione alla Divina volontà e insieme spiegava loro i principali misteri della nostra santa fede, specialmente quello della Santissima Trinità e inoltre insegnava la maniera di fare un buon esame di coscienza, per potersi validamente confessare».
San Nicola nacque il 6 gennaio 1650 a Longobardi (Cosenza). Il 10 gennaio seguente venne battezzato con i nomi di Giovanni Battista Clemente. I genitori lo educarono alla virtù più con gli esempi che con le parole. Le ristrettezze economiche della famiglia lo tennero nel duro lavoro dei campi insieme con il padre ed i fratellini e non gli permisero di frequentare alcuna scuola. Ma, se crebbe privo di scienza umana, fu ricolmo di scienza infusa per illuminazione interiore, che fece stupire i dotti di questo mondo. Era infatti continuamente interpellato da docenti e studenti, del convento dei Monti in Roma, ai quali con estrema semplicità spiegava il mistero della Santissima Trinità, dell’Eucaristia, la bellezza delle realtà spirituali. Veniva frequentemente consultato da nobili, cardinali e Papi, in modo particolare da Clemente xi. Il 3 maggio 1668 si aggregò al ramo secolare, ossia divenne terziario dei minimi. Ne frequentava le celebrazioni e ne attinse la spiritualità penitenziale, come conversione continua che sfocia nell’amore verso Dio e i fratelli.
Nel 1670, a soli 20 anni, Giovanni Battista Clemente, superate le difficoltà dei genitori, entrò nel proto-convento di Paola, in qualità di religioso oblato. Al religioso oblato incombevano gli uffici più umili nella comunità. Il 29 settembre 1671, pronunciò i voti dei minimi: castità, povertà, obbedienza e vita quaresimale, più la promessa solenne, equiparata a voto, di fedeltà all’ordine, a motivo dei suoi incarichi amministrativi.
Fino al 1679 oltre che nella casa madre, dove aveva l’incarico dell’accoglienza dei pellegrini, visse nei conventi di Longobardi, San Marco Argentano, Montalto Uffugo, Cosenza, Spezzano della Sila, svolgendo le mansioni proprie degli oblati: portinaio, sacrestano, ortolano, cuoco, addetto alle pulizie, questuante. Nel 1679 fu inviato a Roma e assegnato alla comunità del convento di San Francesco da Paola ai Monti, come compagno dell’anziano parroco padre Angelo da Longobardi, il quale, proprio per l’età avanzata, non poteva venire incontro alle necessità dei numerosi parrocchiani. Dal 1687 al 1689, per Nicola fu un triennio di frequenti esperienze mistiche. A gennaio del 1709, quando Clemente xi chiese delle preghiere particolari per la Chiesa e perché fosse evitato un nuovo sacco di Roma, fra Nicola, esprimendo il senso ecclesiale della sua vita, si offrì come vittima e disse al Signore: «Eccomi Signore, fanne ciò che vuoi». Morì il 3 febbraio 1709.
L'Osservatore Romano