II DOMENICA DI AVVENTOAnno B
Nella seconda domenica di Avvento, il Vangelo ci propone la figura di Giovanni Battista, voce di uno che grida nel deserto per annunciare la venuta del Cristo:
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”.
Su questo brano evangelico il commento di don Ezechiele Pasotti:
In questa seconda domenica d’avvento la Chiesa innalza davanti a noi la figura di Giovanni Battista, il messaggero che prepara la via al Signore che viene. Il Padre, che Gesù Cristo è venuto a rivelarci, non è un Dio che ama stare “comodamente seduto in cielo”, ma è un Dio che ha un amore unico, tenero e forte insieme, per il figliol prodigo e gli “corre incontro” quando ancora è lontano (Lc 15,20). È un Dio che viene: “Ho detto: ‘Eccomi, eccomi’ a una nazione che non invocava il mio nome” (Is 65,1), ci dice il profeta Isaia. Un “Eccomi” che diviene quasi uno dei nomi che lo definiscono: “Io sono colui che dice: ‘Eccomi’” (Is 52,6)! La buona notizia è proprio Gesù, colui che salva, il Figlio di Dio che viene a battezzare in Spirito Santo, a donare agli uomini lo Spirito Santo, a fare di loro “figli di Dio”. Il Verbo di Dio, esclama Sant’Ireneo, è venuto a mettere “la sua abitazione tra gli uomini e si è fatto Figlio dell'uomo, per abituare l'uomo a comprendere Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell'uomo secondo la volontà del Padre” (Adversus haereses, 3,20). Il Signore viene, accogliamo l’invito di Giovanni Battista! Mettiamoci in piedi, corriamo incontro al Signore, prepariamogli la via, raddrizziamo i nostri sentieri! Convertiamoci! Che la liturgia domenicale, l’incontro con i fratelli, faccia crescere questa attesa e ci lanci nel mondo per compiere oggi l’opera di Giovanni Battista e preparare in questa generazione un popolo ben disposto ad accogliere il Signore che viene per ogni uomo.
*
MESSALE
Antifona d'Ingresso Cf Is 30,19.30
Popolo di Sion, il Signore verrà a salvare i popoli
e farà sentire la sua voce potente
per la gioia del vostro cuore.
Colletta
Dio grande e misericordioso, fa' che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con Cristo, nostro Salvatore. Egli è Dio...
Oppure:
O Dio, Padre di ogni consolazione, che agli uomini pellegrini nel tempo hai promesso terra e cieli nuovi, parla oggi al cuore del tuo popolo, perché in purezza di fede e santità di vita possa camminare verso il giorno in cui manifesterai pienamente la gloria del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 40, 1-5.9-11
Preparate la via al Signore.
Dal libro del profeta Isaia
«Consolate, consolate il mio popolo
– dice il vostro Dio –.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,
la sua colpa è scontata,
perché ha ricevuto dalla mano del Signore
il doppio per tutti i suoi peccati».
Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato».
Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 84
Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.
Popolo di Sion, il Signore verrà a salvare i popoli
e farà sentire la sua voce potente
per la gioia del vostro cuore.
Colletta
Dio grande e misericordioso, fa' che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con Cristo, nostro Salvatore. Egli è Dio...
Oppure:
O Dio, Padre di ogni consolazione, che agli uomini pellegrini nel tempo hai promesso terra e cieli nuovi, parla oggi al cuore del tuo popolo, perché in purezza di fede e santità di vita possa camminare verso il giorno in cui manifesterai pienamente la gloria del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 40, 1-5.9-11
Preparate la via al Signore.
Dal libro del profeta Isaia
«Consolate, consolate il mio popolo
– dice il vostro Dio –.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,
la sua colpa è scontata,
perché ha ricevuto dalla mano del Signore
il doppio per tutti i suoi peccati».
Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato».
Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 84
Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.
Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.
Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.
Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.
Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.
Seconda Lettura 2 Pt 3, 8-14
Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova.
Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo
Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.
Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta.
Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.
Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia.
Canto al Vangelo Lc 3,4.6
Alleluia, alleluia.
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia..
Raddrizzate le vie del Signore.
Dal vangelo secondo Marco
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
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Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
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Pentiamoci e immergiamoci nel Giordano
Commento al Vangelo della II Domenica di Avvento 2014 - Anno B
Chi di noi non vorrebbe avere la possibilità di ricominciare? Chi non ha qualcosa che vorrebbe poter rifare dal principio? Magari una parola sfuggita. O una relazione, la scelta del liceo o dell’università, forse addirittura il matrimonio.
Per questo, tutti, chi più chi meno, portiamo dentro un profondo senso di colpa, segreto e spesso inconfessabile. Come una parete laggiù, nel fondo del nostro intimo, dove sbattiamo ogni volta che qualcosa ci si sbriciola tra le mani.
Di norma accusiamo gli altri, ma è per non accusare noi stessi. Ma il senso di colpa che la cultura contemporanea vorrebbe estirpare - l’arrembante teoria di genere ne è un esempio – non è un male, anzi: “Il senso di colpa, che rompe una falsa serenità di coscienza e che può esser definito come una protesta della coscienza contro l’esistenza soddisfatta di sé, è altrettanto necessario per l’uomo quanto il dolore fisico, quale sintomo che permette di riconoscere i disturbi alle normali funzioni dell’organismo. Chi non è più capace di percepire la colpa è spiritualmente ammalato” (Card. Ratzinger).
Per questo, se oggi percepite una fitta nell’anima che vi inquieta, non temete. E’ il primo grido nel deserto, quello della coscienza. Ma ha bisogno di non essere lasciato solo, perché è allora che, fagocitato dall’orgoglio, si trasforma in un feroce assassino.
Forse lo abbiamo sperimentato quando, assaliti dal senso di colpa, per non morirne ci siamo chiusi accarezzando voluttuosamente la nostra frustrazione, decidendo così di essere i più sfortunati al mondo.
E abbiamo finito con il fare di questo la nostra identità ben riconoscibile, una sorta di vendetta contro il mondo crudele che non ci capisce. Quanti non riescono ad avere relazioni stabili e non possono decidere di sposarsi. Quanti saltano da un amico all’altro, da un’attività a un’altra, insoddisfatti e sfiduciati. Per difendersi, hanno lentamente anestetizzato la coscienza, precipitando infine in crisi che si trasformano in depressioni tragiche, che spengono la vita.
Per questo la Chiesa, che conosce bene il cuore dell’uomo, attraverso la liturgia di questa II domenica di Avvento ci prende per mano e ci conduce al fondo del nostro intimo, dove, soli con noi stessi, ci sentiamo in esilio.
Ed è solo qui, nella verità, che possiamo ascoltare la Parola come un Vangelo, una Buona Notizia. “Esilio”, in ebraico “galuth”, ha la sua radice etimologica in “glh”, che significa svelare, rivelare, apparire.
L’esperienza spirituale, cultuale e culturale del popolo ebraico si fonda sulla terra di Israele. Scrutate i salmi, ascoltate i profeti, abbeveratevi alle stesse beatitudini di Gesù, sentirete risuonare la parola terra come una struggente melodia.
Essa, infatti, è l’unico frammento del Paradiso perduto che Dio ha donato a un popolo scelto come una primizia. La terra significa l’approdo sicuro di ogni nostalgia, la possibilità di ritornare al “principio”, alla pace e alla comunione perfetta con Dio.
La terra che Dio ha donato al popolo come esito della Pasqua, è il luogo oltre ogni schiavitù; è il suolo dove camminare liberi, la risposta ad ogni senso di colpa. Per questo, ogni terra che non sia quella promessa, per un ebreo è terra d’esilio. E il Talmud insegna che in ogni suo esilio, il popolo è accompagnato dalla Shekhinàh, la presenza di Dio.
“E i qabbalisti concepiranno questo esilio divino come una (quasi eretica per il monoteismo ebraico) separazione di Dio da se stesso: l’aspetto femminile della divinità segue il suo popolo nell’esilio, in attesa e in mistica ricerca del tiqqùn, la riunificazione riparatrice, che sarà anche la fine dell’esilio, per il popolo e per Dio” (AAVV, “L’ombra lunga dell’esilio”).
Come non pensare all’Avvento che stiamo vivendo, all’attesa del Signore che compirà il tiqqùn che tutti desideriamo nel profondo? E’ vero, siamo in esilio lontani dal Signore, lo scriveva già San Paolo. Non possiamo essere felici, ma la presenza di Dio non ci ha mai lasciato; essa vibra in noi attraverso la nostra coscienza!
Non sembrano Babilonia le nostre case, non ci viviamo in esilio con le nostre famiglie? Vorremmo amare, donarci, ma non possiamo! Vorremmo resettare quei momenti in cui abbiamo offeso, tradito, mentito, schiacciare il pulsante di riavvolgimento del film di quegli istanti terribili della nostra vita. Ma non possiamo! Siamo lontani dalla nostra terra, da Gerusalemme, dal tempio, da Dio!
Per questo non possiamo perdonare, e tanti divorziano. Che cosa credete, da dove viene questo tsunami relativista che vorrebbe annegare nell’indifferenziazione uomo e donna? Dall’incapacità di perdonare l’altro così com’è. Per questo il professor Veronesi si spinge ad affermare che una relazione omosessuale è migliore: toglie il problema della diversità alla radice! Infilandosi in una menzogna più grande, perché, comunque, l’altro è diverso da me, e infatti anche gli omosessuali si separano, eccome.
Ma in questo esilio nostro e dell’umanità mai così lontana dal Paradiso, erompe un “grido”: è Giovanni Battista, la voce della Chiesa che “grida nel deserto” dove non c’è vita! Dove si scivola sui giorni cercando qualcosa per sfamarsi. Grida per “con-solarci”, per farsi fratello di tutti noi “soli” e impauriti.
Eccolo Giovanni, eccolo parlarci negli apostoli che si fanno tutto a tutti, “vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, cibarsi di locuste e miele selvatico”. E’ profezia del Signore, che ha rivestito la nostra debolezza, cingendosi i fianchi per servirci e lavarci i piedi.
E’ lui stesso il “principio” della Buona Notizia, la soglia della terra dischiusa dinanzi a noi. Accogliendo la sua predicazione possiamo entrare nel nuovo inizio che abbiamo smesso di sperare, e ricominciare. Per essere felici, non devono cambiare le situazioni, non si deve tornare indietro, ma deve essere rinnovato il cuore.
Giovanni è la Chiesa che, come il suo Signore di cui è corpo, si fa peccato per perdonare ogni nostro peccato. E’ questo il Vangelo, il nuovo inizio offerto a ciascun uomo: il perdono dei peccati.
Solo Dio può farlo. E’ inutile esigerlo dagli uomini, essi sono solo capaci di avvertire il grido della coscienza che li desta all’ascolto dell’unica notizia che può cambiare davvero il cuore. L’uomo non può perdonare come Dio, estirpando cioè il peccato dal cuore per deporvi la vita divina ed eterna.
Giovanni grida oggi nelle nostre assemblee per annunciarci che è finita la nostra schiavitù. Possiamo tornare dall’esilio, perché “dopo di me viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i sandali”. Ecco il Signore che viene nell’annuncio della Chiesa, è lo Sposo legittimo di ciascuno di noi.
E’ più forte di ogni peccato, perché tutti li ha cancellati sul legno della sua Croce. E viene per “battezzarci con lo Spirito Santo”, il soffio di vita che è l’aria pura della terra promessa, l’ossigeno che dà vita ai figli del Paradiso.
Accogliamolo insieme alla Chiesa, che ci insegna “preparare la strada del Signore”: ciò significa, concretamente, camminare nella conversione, dove imparare, per Grazia, a cambiare mentalità, abbandonando quella del mondo. Accettando le umiliazioni e i fatti che “raddrizzano” i sentieri tortuosi dell’orgoglio.
“Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa”: è già alle nostre porte, rivestito di “pazienza” perché “non vuole che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi”. Pentiamoci allora, e immergiamoci nel Giordano che la Chiesa ci presenta, ormai santificato dal corpo del Signore. In Lui possiamo rinascere oggi per essere liberi, non più in esilio ma ormai cittadini della terra che ci appartiene come coeredi di Cristo, “senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace”.
*
II domenica di Avvento, annata BCommento al Vangelo di ENZO BIANCHI
Ascoltiamo oggi i primi versetti del vangelo secondo Marco. L’evangelista così apre la sua opera: “Inizio (arché) del Vangelo di Gesù Cristo”, parallelamente all’incipit del primo libro della Bibbia, la Genesi: “All’inizio Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1). Anche nel quarto vangelo troviamo come prime parole: “All’inizio era la Parola…” (Gv 1,1).
Secondo la Bibbia ci sono stati degli inizi, ci sono stati eventi che ricominciavano una storia, eventi considerati come nuove partenze, eventi che segnavano una novità. Nella storia di salvezza, la storia come Dio la legge, c’è un inizio, unricominciare: quando Dio crea il cielo e la terra; quando la Parola di Dio inizia il suo percorso di incarnazione; quando inizia la vicenda di Gesù sulla terra; quando verrà il Signore Gesù nella gloria per darci cieli nuovi e terra nuova (cf. 2Pt 3,13; Ap 21,1)… Leggendo questa dinamica, Gregorio di Nissa afferma che anche la vita cristiana “va di inizio in inizio, attraverso inizi che non hanno fine”. Io amo ripetere che il cristianesimo, il Vangelo vissuto nella carne di uomini e donne, ricomincia sempre: ancora oggi, come ieri e come domani, sempre si constaterà un rinascere, un ricominciare del Vangelo, che appare qua e là nella vita di alcuni che vogliono, tentano con tutte le loro forze di essere alla sequela di Gesù, sulle sue tracce (cf. 1Pt 2,21). È il miracolo dei miracoli questo ricominciare del Vangelo vissuto, oserei dire della chiesa più vera, del fuoco del Vangelo che, conservato sotto la brace, ricomincia a divampare, a essere fuoco.
Ecco dunque “l’inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”, cioè della notizia bella e buona che è portata e rappresentata da Gesù di Nazaret, il Messia venuto da Dio e da lui inviato nel mondo, la sua Parola eterna fatta carne fragile e mortale (cf. Gv 1,14), il suo Figlio venuto tra gli uomini. Il termine Vangelo (euanghélion) è attestato nella versione greca del profeta Isaia, nel passo che in questa domenica viene letto come prima lettura:
Consolate, consolate il mio popolo
– dice il vostro Dio –.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua schiavitù è finita,
che il suo peccato è stato perdonato …
Sali su un alto monte,
tu che annunci la buona notizia (verbo euanghelízo) a Sion.
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci la buona notizia (verbo euanghelízo) a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città della Giudea: “Ecco il vostro Dio!” (Is 40,1-2.9).
– dice il vostro Dio –.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua schiavitù è finita,
che il suo peccato è stato perdonato …
Sali su un alto monte,
tu che annunci la buona notizia (verbo euanghelízo) a Sion.
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci la buona notizia (verbo euanghelízo) a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città della Giudea: “Ecco il vostro Dio!” (Is 40,1-2.9).
Ecco il Vangelo, la bella e buona notizia: Dio viene! Nel vangelo secondo Marco questa buona notizia è che Dio viene in Gesù suo Figlio. Tutto avviene come sta scritto nello stesso brano del profeta Isaia:
Ecco – dice il Signore –, io invio il mio messaggero davanti a te,
egli preparerà la tua strada.
Voce di uno che grida nel deserto:
“Preparate la strada del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri” (Is 40,3; cf. Es 23,20; Ml 3,1).
egli preparerà la tua strada.
Voce di uno che grida nel deserto:
“Preparate la strada del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri” (Is 40,3; cf. Es 23,20; Ml 3,1).
Gesù non è qualcuno che arriva per caso, ma giunge secondo la promessa fatta dai profeti, ed è colui che è atteso da quanti hanno ascoltato i profeti stessi. Gesù viene dunque preceduto da un messaggero, Giovanni il Battista, che gli prepara una strada e chiede di ritornare a Dio mutando il comportamento, cambiando la propria vita nel pensare e nell’agire. Ecco la metánoia, la conversione che esige di non fare più ciò che si faceva, di tralasciare di fare il male, di fare il bene secondo la volontà di Dio (cf. Is 1,16-17). Occorre cambiare, avere questo coraggio e questa forza per collocarsi in una novità di vita, in modo da poter incontrare colui che viene, il Signore veniente, colui che Dio ha inviato nel mondo, in mezzo all’umanità.
Per dire che erano convinti e che iniziavano questo nuovo cammino di accoglienza della buona notizia, molti andavano da Giovanni nel deserto e sigillavano questo nuovo inizio facendosi da lui immergere nelle acque del Giordano. In tal modo essi dicevano visibilmente che accettavano di seppellire il loro vivere mondano, ed erano tirati fuori dalle acque quali creature nuove, impegnati in una vita nuova, riconciliati con Dio che rimetteva, perdonava i loro peccati. Giovanni è il messaggero inviato da Dio davanti a Gesù, è l’uomo del deserto, dove si fa raggiungere dai credenti, perché nel deserto, luogo di solitudine e di spogliazione, potessero ascoltare la voce di Dio e discernere il Veniente (ho erchómenos), che è ormai vicino, imminente, tanto da poter essere annunciato dal precursore. Giovanni non ne dice il nome, ma lo indica come “il più forte che viene dietro di me”, che presto sarà rivelato, farà la sua comparsa. Per ora sta umilmente, come discepolo, dietro a Giovanni, il maestro, colui che immerge nell’acqua per sigillare la conversione e il perdono dei peccati da parte di Dio. Ma ecco, sta per venire, e il Battista quale messaggero e precursore deve annunciarlo e deve confessare di non essere degno neppure di slegargli i sandali: è il Veniente, mandato da Dio, munito della forza dello Spirito santo!
La chiamata di Giovanni ieri era rivolta ai giudei, annuncio di una buona notizia riguardante Gesù, il Veniente, il Messia, il Figlio di Dio. Ma questa chiamata riguarda ancora noi, oggi: vogliamo ascoltare la bella e buona notizia? Vogliamo convertirci e cambiare vita? Vogliamo andare incontro al Veniente, Gesù Cristo, nella forza dello Spirito santo? Vogliamo, in altre parole, ricominciare il cammino di conversione a Dio, fidandoci di Gesù, della sua buona notizia, fidandoci della forza dello Spirito santo che può trascinarci in questo cammino di ritorno a Dio e di comunione con lui? La buona e bella notizia, il Vangelo di Gesù Cristo, riesce a farci ricominciare la sequela sulle sue tracce?
Sì, il Vangelo vissuto non fa che chiamarci a ricominciare sempre, proprio come annuncia il vangelo secondo Marco con una significativa inclusione. All’inizio del vangelo, in Galilea, Gesù chiama degli uomini, dei pescatori (cf. Mc 1,16-20); alla fine il Risorto li chiama di nuovo, dopo le loro contraddizioni alla sequela e i loro misconoscimenti della sua buona e bella notizia: “Vadano in Galilea. Là mi vedranno” (cf. Mc 16,7). Dove li ha chiamati a cominciare, li richiamerà a ricominciare: è l’avventura cristiana, che sempre ricomincia! È Avvento, fratelli e sorelle, è ora di ricominciare!
*L'Avvento: preparazione all'incontro con la gioia
Lectio Divina per la II Domenica di Avvento 2014
Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi la seguente riflessione sulle letture liturgiche della II Domenica di Avvento 2014.
***
Rito Romano
2ª Domenica di Avvento - Anno B - 7 dicembre 2014
Is 40,1-5.9-11; Sal 84; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8
Is 40,1-5.9-11; Sal 84; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8
Rito Ambrosiano
4ª Domenica di Avvento – L’ingresso del Messia
Is 16,1-5; Sal 149; 1Ts 3,11-4,2; Mc 11,1-11
Is 16,1-5; Sal 149; 1Ts 3,11-4,2; Mc 11,1-11
1) Giovanni, il Battista che indica una persona quale bella, lieta e buona notizia.
La Liturgia della Parola di questa seconda Domenica di Avvento ci propone la figura di Giovanni il Battista, perché fu l’uomo inviato da Dio a preparare la strada all’imminente venuta di Gesù e indicarlo come Agnello di Dio, che perdona con amore infinito. Per poter imparare da questo Giovanni, risponderò brevemente a tre domande su di lui: “Dove èandato, che cosa ha detto e fatto per compiere la sua missione?”.
E’ andato nel deserto. Il che per noi oggi significa andare nel “deserto” del nostro cuore e pregare mettendosi in ascolto di Dio, che porta l’anima amata nel deserto e parla al suo cuore (cfr Osea 2). Il Precursore di Cristo, “la voce di colui che grida nel deserto”, predica nel deserto dell’anima che ha sete di significato e di amore e di pace.
Ha detto “convertitevi”, proclamando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, che ci viene donato quando, pentiti, lo domandiamo.
Ha fatto questa attività: ha amministrato il battesimo di conversione, dove conversione significa
- Inversione, un tornare indietro, un ritorno al precedente rapporto con Dio (quello prima del peccato), prendere la strada del ritorno e a casa come ha fatto il Figlio prodigo.
- Raddrizzamento della via del cuore, che il perdono purifica e riapre all’Amore.
Non si tratta di una via fisica, ma della via del cuore. La strada del cuore ha due entrate: la vista e l’udito. Più puro è lo sguardo e più facilmente Gesù, che è Luce da Luce, entra in ciascuno di noi. Più l’orecchio è teso all’ascolto e più è facile udire la “Voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Is 40,3). Prima è questa voce che giunge alle orecchie del cuore; poi, dopo la voce, o meglio insieme con la voce, è la parola che penetra nel cuore attraverso l’udito.
Ma con la nascita di Gesù, la Parola di Dio non solo può essere ascoltata, ma può essere vista (cfr G. d’Igny), come la videro i pastori e i Re Magi nella grotta di Betlemme, i penitenti sulle rive del fiume Giordano, e come possiamo vederla oggi nella vita di comunione fraterna dei credenti in Cristo.
2) Tutta la vita è un Avvento.
Come ho sopra scritto, in questa seconda domenica di Avvento, la liturgia della Parola ci propone la figura del Precursore Giovanni Battista, imitando questo profeta del Fuoco.
Imitiamo Giovanni il Battista vivendo come Avvento, come attesa, la vita intera e non solo il periodo che precede il Natale. Infatti il Precursore visse la sua vita come testimone dell’Avvento (cfr S. Giovanni Crisostomo, Omelia 37, 1-2 in Mt., PG 57, 419-421), come preparazione all’incontro con Dio e, quando Gesù arrivò da lui, Lo indicò agli altri come buona Notizia. Sì, perché il Vangelo, la Buona Notizia è Gesù stesso, come la terza lettura di questa domenica ci richiama: “Inizio del Vangelo[1], che è Gesù: il Cristo, il Figlio di Dio”(Mc 1,1). L’Evangelista San Marco inizia così il suo racconto per ricordarci che la buona notizia è Cristo: Lui è il centro della nostra vita ed aspetta solamente che ciascuno di noi gli apra la porta e l’inizio della vita vera accade, comincia anche per noi.
La cosa più drammatica è che da soli impariamo solo che dobbiamo morire. La buona notizia è Cristo – Vita, che vince la morte e il cui Amore divino ci permette di vivere l’amore umano per sempre e santamente, cioè veramente.
Il Vangelo è Dio che viene portando amore, e tutto ciò che è “non-amore” è “non-Dio”, è “non-vita” e, quindi, morte. Dio viene, parla al cuore umano. Insegna ciò ai suoi profeti: “parlate al cuore di Gerusalemme, ditele che è finita la notte” (Isaia), ma rivela pure che Gesù è “il più forte”, proprio perché è l’unico che parla al cuore teneramente, potentemente e dissetando l’umana sete di giustizia (cfr. Malachia 3,1ss) e di libertà (cfr. Is 40,1-11), di vita.
Ma come possiamo riconoscere Cristo quando Lui viene?
La figura di Giovanni è un esempio privilegiato di come incontrare Dio, di come riconoscere Gesù Cristo, il Salvatore, l’Agnello che toglie i peccati del mondo, indicandolo come Colui che perdona il nostro male e ci dona il senso vero della vita e della morte.
Contempliamo dunque brevemente la figura di Giovanni il Battista, figlio della vecchiaia e del miracolo. Lui fu consacrato prima della nascita dalla visita di Maria, che portava Gesù nel suo grembo. Poi, alla nascita fu consacrato Nazireo, cioè puro. Crescendo non si rase mai i capelli, non bevve mai vino, né toccò donna: non conobbe altro amore al di fuori di quello di Dio. Ancor giovane uscì dalla casa dei suoi genitori e si nascose nel deserto. Là visse per molti anni solo, senza casa, senza tenda, senza nulla al di là di quello che aveva addosso: una pelle di cammello, un cintura di cuoio. Inoltre aveva la barba e i capelli lunghi, gli occhi trafiggenti, la voce forte, il corpo bruciato dal sole del deserto e l’anima bruciata, ardente del desiderio del Regno e fu capace di annunciare il Fuoco dell’Amore.. Questo magnetico “selvaggio” appariva a chi andava da lui come l’ultima speranza di un popolo smarrito.
Contemplando questa grande figura, questa forza nella passione, viene spontaneo chiedersi da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e per preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio, dalla preghiera, che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza.
L’annuncio della nascita di Giovanni il Battista avvenne nel luogo della preghiera, nel Tempio di Gerusalemme, anzi avvenne quando a Zaccaria, suo futuro padre, era nel luogo più sacro del Tempio, il Sancta Sanctorum, per fare l’offerta dell’incenso al Signore.
Anche la nascita del Battista fu segnata dalla preghiera: il canto di gioia, di lode e di ringraziamento che Zaccaria elevò al Signor: il “Benedictus”. Questo canto uscì dalla bocca e dal cuore di Zaccaria, e la Chiesa lo fa recitare ogni mattina nelle Lodi, per esaltare l’azione di Dio nella storia e indicare la missione del figlio Giovanni: precedere (per questo è chiamato anche il Precursore) il Figlio di Dio fattosi carne per preparargli le strade, per preparare il cuore del popolo all’incontro con il Signore.
L’esistenza intera del Precursore di Gesù fu nutrita dal rapporto con Dio, in particolare il periodo passato in zone deserte. E ciò perché, se è vero che il deserto è il luogo della tentazione, è anche vero che esso è il luogo in cui l’uomo sente la propria povertà di essere privo di appoggi e sicurezze materiali, e comprende come l’unico punto di riferimento solido rimane Dio stesso.
Giovanni Battista non fu solo uomo di preghiera, del contatto permanente con Dio, ma anche una guida alla preghiera e quindi al recupero del rapporto con Dio, predicando la conversione e indicando con la voce e con l’indice della mano: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. Fu guida pure alla preghiera nella vita quotidiana se i discepoli di Gesù gli chiesero: “Signore insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli” (cfr Lc 11,1), e il Figlio di Dio insegnò il “Padre Nostro”.
Pregare non è tempo sprecato o rubato all’azione. La preghiera è l’anima di ogni nostro agire come lo fu per Giovanni il Battista. La preghiera è lavoro, perché come il lavoro umano, anzi molto di più, trasforma la persone e le cose. “La preghiera è uno scambio di vita: Dio si fa uomo e prende sopra di sé la nostra povertà, ma noi prendiamo di Lui tutto quello che egli è” (Divo Barsotti). Dio è Amore. Dio è Parola. Lui per primo rivolge all’uomo una parola d’amore e noi possiamo “imparare il cuore di Dio nella Parola di Dio” (San Gregorio Magno).
Sull’esempio delle Vergini consacrate che il giorno della loro consacrazione hanno ricevuto il breviario, per pregare con esso tutti i giorno e lungo tutto il giorno, prendiamo la Parola per rivolgerci a Dio, è una Parola carica di tutto ciò che siamo, diventata carne in noi.
Queste persone consacrate dedicandosi quotidianamente la lettura della Parola ne fanno il terreno nutriente della preghiera. Facciamo altrettanto.
Queste vergini consacrate mettendosi all’ascolto quotidiano della Parola, abitano nella Parola, come vere discepole. Almeno nel periodo di Avvento, dedichiamo anche noi un po’ di tempo all’ascolto della Parola, che così prenderà carne in noi.
Impariamo da queste persone come imitare Giovanni il Battista: con l’umiltà. Come il Precursore mise in pratica le sua parole: “Occorre che Cristo cresca e io diminuisca”, le consacrate fanno umilmente lo stesso, indicano con la vita il loro Sposo e si fanno piccole per Lui.
Impariamo da questa donne consacrate a vivere da persone piccole, cioè umili, la festa dell’Immacolata, che si celebra domani, 8 dicembre. Il cuore immacolato di Maria è sintonizzato con la misericordia di Dio, che ci conosce tutti personalmente per nome, ad uno ad uno, e ci chiama a risplendere della sua luce. E quelli che agli occhi del mondo sono i primi, per Dio sono gli ultimi; quelli che sono piccoli, per Dio sono grandi come la Madonna.
Sull’esempio di Maria e per sua intercessione “puliamo” il nostro cuore da tutto ciò che non è perfetto e lasciamolo libero per il Cristo che scende fra noi come un “bambino”.
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NOTE
[1] Nel I secolo la parola vangelo (dal greco euangelion, buona notizia) non indicava ancora il genere letterario di cui l'opera di Marco è forse il primo esempio che sarà seguito dai Vangeli di Matteo, Luca e Giovanni, ma l'annuncio degli apostoli e poi della comunità cristiana su Gesù, esso è fonte di gioia in quanto annuncia la salvezza. La specificazione di Gesù può riferirsi sia al soggetto sia all’oggetto di tale annuncio.
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Quale strada dobbiamo noi preparare al Signore?
Lettura patristica per la 2ª Domenica di Avvento 2014
Origene, sacerdote
In Evang. Luc., 21, 2, 2-7)
Il Verbo di Dio accolto dal cuore umano
Un tempo " la parola di Dio veniva rivolta a Geremia, figlio di Elchia, membro della famiglia sacerdotale " (Ger 1,1), all'epoca di questo o di quell'altro re di Giuda; mentre ora «a Giovanni figlio di Zaccaria che si rivolge la parola di Dio», quella parola che non era mai stata rivolta ai profeti «nel deserto». Ma siccome «i figli della donna abbandonata» avrebbero dovuto abbracciare la fede «in numero maggiore dei figli della donna sposata» (cf. Gal 4,27; Is 54,1), è per questa ragione che «la parola di Dio fu rivolta a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto».
Osserva nello stesso tempo che il significato è più forte se si intende «deserto» nel senso spirituale, e non in quello letterale puro e semplice. Infatti colui che predica «nel deserto» spreca la sua voce invano, in quanto non c'è nessuno che lo sente parlare. Il precursore di Cristo, " la voce di colui che grida nel deserto ", predica dunque nel deserto dell'anima che non ha pace. E non solo allora, ma anche oggi " è una lampada ardente e brillante " (Gv 5,35), che viene per prima " e annunzia il battesimo della penitenza per la remissione dei peccati ". Poi viene " la luce vera " (Gv 1,9), quando la lampada stessa dice: " è necessario che egli cresca e io diminuisca " (Gv 3,30). La parola di Dio è proferita dunque " nel deserto, e si diffonde in tutta la regione circostante il Giordano ". Quali altri luoghi avrebbe dovuto infatti percorrere il Battista, se non i dintorni del Giordano, per spingere al lavacro dell'acqua tutti coloro che volevano fare penitenza?...
Troviamo nel profeta Isaia il passo dell'Antico Testamento or ora citato: " Voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri " (Is 40,3). Il Signore vuol trovare in voi una strada per poter entrare nelle vostre anime e compiere il suo viaggio: preparate dunque per lui la strada di cui sta scritto: «raddrizzate i suoi sentieri». «Voce di colui che grida nel deserto». C'è dunque una voce che grida: " Preparate la via ". Dapprima infatti è la voce che giunge alle orecchie; poi, dopo la voce, o meglio insieme con la voce, è la parola che penetra nell'udito. E' in questo senso che Giovanni ha annunziato il Cristo.
Vediamo dunque ciò che annunzia la voce a proposito della parola. Essa dice: «Preparate la via al Signore». Quale strada dobbiamo noi preparare al Signore? Si tratta di una strada materiale? La parola di Dio può forse seguire una simile strada? O non bisogna invece preparare al Signore una via interiore, e disporre nel nostro cuore delle strade dritte e spianate? E' attraverso questa via che è entrato il Verbo di Dio, che prende il suo posto nel cuore umano capace di accoglierlo.
Grande è il cuore dell'uomo, spazioso, capace, sempre che sia puro. Vuoi conoscere la sua grandezza e la sua ampiezza? Osserva l'estensione delle conoscenze divine che esso contiene. E' esso che dice: "Egli mi ha dato una vera conoscenza di ciò che è; egli mi ha fatto conoscere la struttura del mondo, le proprietà degli elementi, l'inizio, la fine e lo svolgersi dei tempi, il cambiamento delle stagioni, la successione dei mesi, il ciclo degli anni, la posizione degli astri, la natura degli animali, la furia delle belve, la violenza degli spiriti e i pensieri degli uomini, le varietà degli alberi e la potenza delle radici" (Sap 7,17-20). Vedi dunque che non è affatto piccolo il cuore dell'uomo che abbraccia tutte queste cose. Devi intendere questa grandezza, non secondo le sue dimensioni fisiche, ma secondo la potenza del suo pensiero, che è capace di abbracciare la conoscenza di tante verità.
Ma per portare gli uomini semplici a riconoscere la grandezza del cuore umano, prenderò qualche esempio dalla vita di tutti i giorni. Per quanto numerose siano le città che abbiamo visitato, noi le conserviamo tutte nel nostro spirito; le loro caratteristiche, la posizione delle piazze, delle mura, degli edifici restano nel nostro cuore. Conserviamo la strada che abbiamo percorso, disegnata e tracciata nella nostra memoria; serbiamo, chiuso nel nostro silenzioso pensiero, il mare che abbiamo attraversato. Come vi ho detto, non è piccolo il cuore dell'uomo se può contenere tanto. E se non è piccolo, dato che contiene tante cose, si può benissimo in esso preparare il cammino del Signore, e tracciare un dritto sentiero in modo che il Verbo e la Sapienza di Dio possano entrarvi.
Preparate una strada al Signore osservando una condotta onesta, spianate i sentieri con opere degne, in modo che il Verbo di Dio cammini in voi senza incontrare ostacoli e vi dia la conoscenza dei suoi misteri e del suo avvento, egli "cui appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen" (1Pt 4,11).