domenica 14 dicembre 2014

Papa Francesco, pomeriggio di festa in una parrocchia di periferia

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«Natale non è consumismo ma aiutare. La Chiesa è vicina ai rom»


Nella borgata di Primavalle il Papa mette in guardia da «Suor Lamentela» ed esorta i preti a non allontanare dalle messe i bambini che piangono

GIACOMO GALEAZZIROMA

Parla a braccio come un parroco alla sua comunità, incontra quaranta tra i rom che a Torrevecchia e Primavalle sono stati contestati una settimana fa con manifestazioni xenofobe davanti alle scuole frequentate dai bambini dei campi nomadi. «Non è cristiano vivere il Natale con l'angoscia del consumismo». E invece «ci sono tante persone che non sanno ringraziare Dio: sempre cercano qualcosa per lamentarsi», ha detto papa Francesco nell'omelia della Messa alla parrocchia romana di San Giuseppe all'Aurelio. «Io conoscevo una suora, lontano da qua questa suora era buona, lavorava, ma la sua vita era lamentarsi per tante cose che succedevano, tanto che l'avevano chiamata “suor Lamentela”». «Un cristiano non può vivere così - ha proseguito il Papa -, sempre cercando di lamentarsi. “Ma io non ho questo, o io non ho quello”, non è cristiano».

Quella alla chiesa di San Giuseppe all'Aurelio sulla via Boccea è la sesta visita pastorale di Papa Francesco a una parrocchia della diocesi di Roma. La quinta a una parrocchia della città, perché la scorsa primavera una delle visite fu fuori Comune, a una chiesa nel comune di Gudonia Montecelio. Accanto alle sei visite pastorali ci sono poi altre tre visite a parrocchie a titolo privato: a Prima Porta per ammirare il presepe vivente, a Gregorio VII per incontrare le vittime della mafia, infine, alla Basilica di Santa Maria in Trastevere per incontrare la Comunità di Sant'Egidio.

«Preghiera, rendimento di grazie e aiuto agli altri: così arriveremo al Natale dell'”Unto”, cioè di Cristo, “unti” dalla grazia. Che la Madonna ci accompagni in questa strada verso il Natale e alla gioia. Eh, mi raccomando, la gioia». Secondo Francesco, «fa male trovare cristiani con la faccia amareggiata, con quella faccia inquieta dell'amarezza, che non è in pace. Mai un santo o una santa ha avuto la faccia funebre, mai: sempre i santi hanno la faccia della gioia, o almeno, nelle sofferenze, la faccia della pace». «Nella sofferenza massima, il martirio di Gesù, lui aveva una faccia di pace e si preoccupava degli altri, della madre, di Giovanni, degli altri». Inoltre «i bambini piangono, fanno rumore, vanno di qua e di là. Ma mi dà tanto fastidio quando in chiesa un bambino piange e c'è chi dice che deve andare fuori. Il pianto del bambino è la voce di Dio: mai cacciarli via dalla chiesa» ha detto Francesco incontrando le famiglie dei bambini battezzati nell'ultimo anno. «Il loro pianto è la miglior predica», ha quindi aggiunto il Pontefice.

«“Ah Padre, noi facciamo un bel pranzone”: ma quella non è la gioia cristiana di cui parliamo oggi», assicura Bergoglio. La gioia «ci porta anche a fare festa, è vero ma è un'altra cosa. E per questo la Chiesa vuol far capire cosa sia questa gioia cristiana». «L'apostolo San Paolo ai Tessalonicesi dice “fratelli, siate sempre lieti”. E come possiamo essere lieti? Lui dice "pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie". La gioia cristiana la troviamo nella preghiera e anche nel rendere grazie al Signore per le tante cose belle». Per avere questa gioia cristiana «primo pregare e secondo rendere grazie». E «come faccio a rendere grazie? Ricorda la tua vita e pensa a tante cose buone che la vita ti ha dato». Ha sottolineato il Papa: «Ma padre, è vero, ma ho ricevuto tante cose cattive». D'accordo ma pensa alle cose buone: «Ho avuto una famiglia cristiana, genitori cristiani, grazie a Dio lavoro, la mia famiglia non soffre la fame, siamo tutti sani. Abbiamo tante cose per rendere grazie e questo ci abitua alla gioia». Un'altra dimensione che ci aiuterà ad avere la gioia è «portare agli altri il lieto annuncio».

Noi «siamo cristiani, e questo viene da Cristo, e Cristo significa unto: noi siamo unti, lo Spirito del Signore è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione». Cristiani vuol dire unti perché «ci porta a fare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe, a liberare gli schiavi, a promulgare l'atto di grazie del Signore». Questa è «la vocazione dei cristiani: andare dagli altri, da quelli che hanno bisogno, sia bisogni materiali sia spirituali, tanta gente che ha angoscia per i problemi familiari». Cioè «portare la pace, portare l'olio di Gesù che fa tanto bene e consola le anime».

Francesco ha incontrato un gruppo di 40 rom del Campo Nomadi che si trova nella Tenuta Piccirillo, nell'ex campeggio Green River a Prima Porta. «La Chiesa vi è vicina, è sempre accogliente, specie questa parrocchia. Siate sempre vicini alla Chiesa. Non perdete la speranza». Queste famiglie, una delle quali è composta da 18 persone, sono state «adottate» dalla parrocchia di San Giuseppe all'Aurelio. Nel discorso «di speranza e incoraggiamento» che il Pontefice ha pronunciato a braccio, anche l'invito ai rom a «cercare il lavoro e l'integrazione, senza mai disperare». «Non perdete mai la speranza nel futuro. Vi ringrazio per l'accoglienza che mi avete riservato», ha detto inoltre Bergoglio che ha poi salutato (spesso con un abbraccio) ciascuno dei rom presenti e i volontari della Comunità di Sant'Egidio che li aiutano.

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Papa Francesco, pomeriggio di festa in una parrocchia di periferia

di Luca Caruso
Via Boccea è un fiume di gente che attende il passaggio del corteo papale, diretto alla Parrocchia di San Giuseppe all’Aurelio, nel settore ovest della diocesi di Roma. Papa Francesco arriva poco prima delle 16, accolto dal cardinale Vicario Agostino Vallini, dal vescovo ausiliare Paolo Selvadagi e dal parroco padre Giuseppe Lai, degli Oblati di San Giuseppe.
Lo salutano cori festosi: “Fran-ce-sco! Fran-ce-sco! Fran-ce-sco!”. “Per quale squadra tifate?” scherza il Papa in risposta.
Incontrando i bambini e i ragazzi del catechismo, Francesco ricorda che quest’anno è ricorso il 70mo della sua prima comunione, 8 ottobre 1944. “A quel tempo, prima della Messa, tu non potevi nemmeno bere un goccio d’acqua… È stato Pio XII che ci ha salvato da questa dittatura”, sorride Francesco. “Nel pomeriggio siamo tornati in chiesa per fare la cresima, lo stesso giorno. Tutti i bambini in circolo nella chiesa, passava il vescovo e ci dava la cresima”. “Voi che farete la prima comunione – invita il Papa – ricordate sempre, tutta la vita, quella giornata: il primo giorno che Gesù è venuto, perché Lui viene, si fa uno con noi, si fa nostro cibo, nostro pasto”.
Francesco esorta inoltre a ricordare i propri catechisti: “Quando la mia catechista è morta, il 17 ottobre dell’87, io sono stato tanto con la sua salma, perché quella suora mi ha avvicinato a Gesù”. Quindi “non dimenticare i catechisti, d’accordo? Non dimenticare la data, d’accordo? E ogni anno, nella ricorrenza, andare a fare una bella confessione e la comunione, d’accordo?”. Il sì è corale, quindi il Papa benedice i bambinelli del presepe, come già questa mattina a San Pietro.
“Che sia pace, lavoro e speranza”, è il messaggio affidato alle famiglie in difficoltà e a quelle nomadi incontrate subito dopo. “Il Signore è vicino e ci vuole bene. Ringrazio coloro che fanno la scuola della pace, qui. Grazie perché porterà frutti”. Ai 61 ammalati salutati a seguire, il Papa dice: “Vi ringrazio per la vostra testimonianza di pazienza e amore. Voi siete la vera forza della Chiesa. Andate avanti con la pace e la gioia del Signore”. “La maggioranza di noi sono del secolo scorso, ma dobbiamo guardare avanti con speranza. La speranza ci dà pace e gioia”, aggiunge Francesco, riprendendo il tema liturgico di questa terza domenica di Avvento, detta della Gioia.
Il Papa ha quindi salutato una ventina di sacerdoti della Curia generalizia degli Oblati, prima di intrattenersi con 60 neonati battezzati nel corso dell’anno, insieme ai loro genitori. “Bello vedere tanti bambini! Un bambino ci porta al futuro, è un seme di futuro” esclama Francesco. Rivolgendosi ai genitori il Papa nota che loro trasmettono ai figli i propri desideri, e li invita a pregare il Signore perché protegga i loro bambini. “Noi diamo loro la fiaccola della fede” osserva, prima di domandare quanti dei presenti ricordano la data del proprio battesimo. Il piccolo Bergoglio è stato battezzato ad appena 8 giorni, nel Natale del 1936: “È un giorno di festa per voi, perché è il giorno in cui avete incontrato Gesù”. Il Papa afferma infine che il pianto del bambino in chiesa “è la migliore predica”.
“Il pianto di questi bambini può essere come la voce di Dio” ha concluso, esortando a non allontanarli quando piangono in chiesa. Francesco ha quindi confessato cinque fedeli, prima di presiedere la Messa. “La Chiesa in questa domenica anticipa un po’ la gioia del Natale – premette il Papa nell’omelia – e per questo si chiama domenica della Gioia”. E per tale ragione si indossano i paramenti rosa, “perché fiorisce la gioia del Natale”. È una “gioia speciale”, che non dura “solo per il giorno di Natale, ma per tutta la vita dei cristiani”, ed è “un dono del Signore”. “Un bel ‘pranzone’ per Natale va bene, ma la gioia cristiana è un’altra cosa” precisa il Pontefice. Questa “viene dalla preghiera e dal grazie a Dio”.
“Ci sono persone che non sanno ringraziare Dio, ma cercano sempre qualcosa per lamentarsi” si rammarica Francesco. “Un cristiano non può vivere così – prosegue – questo non è cristiano. Fa male trovare dei cristiani con la faccia amareggiata, con la faccia inquieta dell’amarezza, che non è in pace. Mai un santo ha avuto una faccia funebre, ma della gioia, o almeno della pace”. Lo stesso Gesù, dalla croce, “si preoccupa per gli altri”. Ma come raggiungere questa gioia cristiana? Occorre “pregare e rendere grazie” spiega Francesco. “Ricorda la tua vita – esorta il Papa – e pensa a tante cose buone che la vita ti ha dato: una famiglia cristiana, dei genitori cristiani, un lavoro, una famiglia che non soffre, siamo sani… Questo ci abitua alla gioia”. E, terzo: “portare agli altri il lieto annuncio. Noi siamo cristiani, cristiani viene da Cristo, che significa ‘unto’. Noi siamo unti e dobbiamo portare l’unzione della gioia e della pace”.
“Per avere questa gioia – ribadisce Papa Francesco – occorre: pregare che io viva questo Natale con la vera gioia; rendere grazie al Signore per le tante cose buone che ci ha dato; portare un po’ di sollievo a quelli che soffrono”.
Al termine della Messa, Francesco ha incontrato gli operatori pastorali della parrocchia, prima di far rientro in Vaticano.
korazym