sabato 17 gennaio 2015

Messa a Tacloban. Omelia del Papa.



Santa Messa nell’area dell’aeroporto internazionale di Tacloban. Omelia di Papa Francesco: “Sono giunto per stare con voi, in questa città che è stata devastata dal tifone Yolanda quattordici mesi fa. Vi porto l’amore di un padre, le preghiere di tutta la Chiesa, la promessa che non siete dimenticati mentre continuate la ricostruzione. Qui, la tempesta più forte mai registrata sul pianeta è stata vinta dalla forza più potente dell’universo: l’amore di Dio. Siamo qui questa mattina per dare testimonianza di quell’amore, del suo potere di trasformare morte e distruzione in vita e comunione” 
Sala stamapa della Santa Sede
[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]
Nota: Date le variazioni di programma della giornata di oggi del Santo Padre a Tacloban a causa della tempesta tropicale, l'omelia della messa a Tacloban è data per letta. 
Che parole consolanti abbiamo appena udito! Ancora una volta, ci è stato detto che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, il nostro Salvatore, il nostro sommo sacerdote che ci offre misericordia, grazia e sostegno in tutto ciò di cui abbiamo bisogno (cfr Eb 4,14-16). Egli guarisce le nostre ferite, perdona i nostri peccati e ci chiama ad essere suoi discepoli, come fece con san Matteo (cfr Mc 2,14). Lodiamolo per il suo amore, la sua misericordia e la sua compassione. Lodiamo il nostro grande Dio!
Rendo grazie al Signore Gesù perché questa mattina possiamo essere insieme. Sono giunto per stare con voi, in questa città che è stata devastata dal tifone Yolanda quattordici mesi fa. Vi porto l’amore di un padre, le preghiere di tutta la Chiesa, la promessa che non siete dimenticati mentre continuate la ricostruzione. Qui, la tempesta più forte mai registrata sul pianeta è stata vinta dalla forza più potente dell’universo: l’amore di Dio. Siamo qui questa mattina per dare testimonianza di quell’amore, del suo potere di trasformare morte e distruzione in vita e comunione. La risurrezione di Cristo, che celebriamo in questa Messa, è la nostra speranza, è una realtà di cui facciamo esperienza anche ora. E sappiamo che la risurrezione avviene soltanto dopo la croce, quella croce che voi avete portato con fede, dignità e forza data da Dio. Siamo riuniti insieme prima di tutto per pregare per coloro che sono morti, per quanti sono ancora dispersi e per i feriti. Presentiamo a Dio le anime dei morti, le nostre madri, i nostri padri, i figli e le figlie, i familiari, gli amici e i vicini. Abbiamo fiducia che, giungendo alla presenza di Dio, essi abbiano trovato misericordia e pace (cfr Eb 4,16). Rimane, tuttavia, molta tristezza a causa della loro assenza. Per voi che li avete conosciuti e amati – e che ancora li amate – il dolore di averli persi è reale. Ma guardiamo al futuro con gli occhi della fede. Il nostro dolore è un seme che un giorno sboccerà nella gioia che il Signore ha promesso a quanti hanno creduto alle sue parole: “Beati voi afflitti, perché sarete consolati” (cfr Mt 5,4).
Siamo qui raccolti oggi, inoltre, per rendere grazie a Dio per il suo aiuto nel momento del bisogno. Egli è stato la nostra forza in questi mesi veramente difficili. Si sono perdute tante vite, c’è stata tanta sofferenza e distruzione. E tuttavia siamo ancora in grado di radunarci e di ringraziarlo. Sappiamo che Egli si prende cura di noi; sappiamo che in Gesù Figlio suo, abbiamo un sommo sacerdote in grado di compatire il nostro dolore (cfr Eb 4,15), di soffrire con noi. La com-passione di Dio, il suo soffrire insieme con noi, offre un significato e un valore eterni ai nostri sforzi. Il vostro desiderio di ringraziarlo per ogni grazia e benedizione, anche quando avete perso così tanto, non è soltanto un trionfo della capacità di ripresa e della forza del popolo filippino; è anche un segno della bontà di Dio, della sua vicinanza, della sua tenerezza, del suo potere salvifico.
Rendiamo grazie a Dio Altissimo anche per quanto è stato fatto per aiutare, ricostruire, assistere in questi mesi di bisogno senza precedenti. Penso in primo luogo a quanti hanno accolto e dato riparo al gran numero di famiglie sfollate, agli anziani, ai giovani. Com’è duro lasciare la propria casa e i propri mezzi di sussistenza! Ringraziamo quanti si sono presi cura dei senza tetto, degli orfani e delle persone sole. Sacerdoti, religiosi e religiose che hanno dato tutto ciò che potevano. A quanti di voi hanno ospitato e nutrito le persone in cerca di sicurezza in chiese, conventi, rettorie e che continuano ad assistere coloro che sono ancora in difficoltà, esprimo la mia gratitudine. Siete un onore per la Chiesa, siete l’orgoglio della vostra nazione. Io ringrazio personalmente ognuno di voi, poiché qualunque cosa voi avete fatto per l’ultimo dei fratelli e delle sorelle di Cristo, lo avete fatto a Lui (cfr Mt 25,41).
In questa Messa vogliamo anche ringraziare Dio per quegli uomini e donne che hanno prestato servizio come operatori dei salvataggi e dei soccorsi. Lo ringraziamo per le tante persone che da tutto il mondo hanno offerto generosamente il proprio tempo, soldi e beni. Stati, organizzazioni e singole persone in ogni parte della terra hanno messo al primo posto i bisognosi; si tratta di un esempio che dovrebbe essere seguito. Chiedo ai governanti, alle agenzie internazionali, ai benefattori e alle persone di buona volontà di non stancarsi. Rimane ancora molto da fare. Anche se le prime pagine dei giornali sono cambiate, le necessità rimangono. La prima Lettura di oggi, dalla Lettera agli Ebrei, ci esorta a stare saldi nella nostra confessione, di perseverare nella fede, ad accostarci con fiducia al trono della grazia di Dio (cfr Eb 4,16). Tali parole hanno una speciale risonanza in questo luogo: in mezzo a tanta sofferenza, voi non avete mai cessato di confessare la vittoria della croce, il trionfo dell’amore di Dio. Avete visto la potenza di quell’amore rivelata nella generosità di moltissime persone, nei tanti piccoli miracoli della bontà. Ma avete constatato anche, nello “sciacallaggio”, nelle ruberie e nelle mancate risposte a questo grande dramma umano, altrettanti tragici segni del male dal quale Cristo è venuto a salvarci. Preghiamo affinché anche questo ci conduca ad una fiducia più grande nella potenza della grazia di Dio per vincere il peccato e l’egoismo. Preghiamo in particolare affinché renda ciascuno sempre più sensibile al grido dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nel bisogno. Preghiamo affinché ci conduca a respingere ogni forma di ingiustizia e corruzione, le quali, derubando i poveri, avvelenano le radici stesse della società.
Cari fratelli e sorelle, in questa grande prova avete sentito in modo speciale la grazia di Dio mediante la presenza e l’amorevole cura della Beata Vergine Maria, Nostra Signora del Perpetuo Soccorso. Ella è nostra madre. Vi aiuti Lei a perseverare nella fede e nella speranza e a raggiungere quanti sono nel bisogno. Con i santi Lorenzo Ruiz e Pedro Calungsod e tutti i santi, Ella continui ad impetrare la misericordia di Dio e l’amorevole compassione per questo Paese e per tutti gli amati filippini. Amen.
Francese
Quelles paroles de consolation nous venons d’entendre ! Encore une fois, il nous a été dit que Jésus-Christ est le Fils de Dieu, notre Sauveur, notre grand prêtre qui nous offre miséricorde, grâce et soutien en tout ce dont nous avons besoin (cf. He 4, 14-16). Il guérit nos blessures, pardonne nos péchés et nous appelle à être ses disciples, comme il l’a fait avec saint Matthieu (cf. Mc 2, 14). Louons-le pour son amour, sa miséricorde et sa compassion. Louons notre grand Dieu ! Je rends grâce au Seigneur Jésus parce que ce matin, nous pouvons être ensemble. Je suis venu pour être avec vous, en cette ville qui a été dévastée par le typhon Yolanda il y a quatorze mois. Je vous apporte l’amour d’un père, les prières de toute l’Église, la promesse que vous n’êtes pas oubliés tandis que vous continuez la reconstruction. Ici, la tempête la plus forte jamais enregistrée sur la planète a été vaincue par la force la plus puissante de l’univers : l’amour de Dieu. Nous sommes ici ce matin pour témoigner de cet amour, de sa capacité à transformer mort et destruction en vie et communauté. La résurrection du Christ, que nous célébrons en cette messe, est notre espérance et une réalité dont nous faisons l’expérience, même présentement. Et nous savons que la résurrection survient seulement après la croix, cette croix que vous avez portée avec foi, dignité et la force donnée par Dieu. Nous sommes réunis avant tout afin de prier pour les personnes qui sont mortes, pour toutes celles qui sont encore dispersées et pour celles qui ont été blessées. Nous recommandons à Dieu les âmes des défunts, nos mères, nos pères, nos fils et nos filles, notre famille, nos amis et voisins. Nous avons confiance qu’en arrivant en la présence de Dieu, ils ont trouvé miséricorde et paix (cf. He 4, 16). Toutefois, beaucoup de tristesse persiste ici à cause de leur absence. Pour vous qui les avez connus et aimés – et qui les aimez encore – la douleur de les avoir perdus est réelle. Mais nous regardons vers l’avenir avec les yeux de la foi. Notre douleur est une semence qui un jour débouchera sur la joie que le Seigneur a promise à ceux qui ont cru en ses paroles : ‘‘Heureux vous qui pleurez, parce que vous serez consolés’’ (cf. Mt 5, 4). Nous sommes rassemblés ici, en outre, afin de rendre grâce à Dieu pour son aide au temps du besoin. Il a été votre force en ces mois vraiment difficiles. Tant de vies ont été perdues, il y a eu tant de souffrance et de destruction. Cependant, nous sommes encore en mesure de nous réunir et de le remercier. Nous savons qu’il prend soin de nous ; nous savons qu’en Jésus son Fils, nous avons un grand prêtre capable de compatir (cf. He 4, 15) et de souffrir avec nous. La com-passion de Dieu, sa souffrance avec nous, donne une signification et une valeur éternelles à nos efforts. Votre désir de le remercier pour toute grâce et bénédiction, même quand vous avez tant perdu, n’est pas seulement un triomphe de la capacité de résilience et de la force du peuple philippin ; c’est aussi un signe de la bonté de Dieu, de sa proximité, de sa tendresse, de son pouvoir salvifique. Nous rendons grâce au Dieu Très Haut également pour tout ce qui a été fait pour aider, reconstruire, assister en ces mois de besoin sans précédents. Je pense en premier lieu à ceux qui ont accueilli et donné refuge au grand nombre de familles déplacées, aux personnes âgées, à la jeunesse. Comme il est dur d’abandonner sa propre maison et ses propres moyens de subsistance ! Nous remercions ceux qui ont pris soin des sans-logis, des orphelins et des personnes abandonnées. Prêtres, religieux et religieuses qui ont donné tout ce qu’ils pouvaient. Je remercie tous ceux d’entre vous qui ont logé et nourri les personnes à la recherche de sécurité dans les églises, les couvents, les bureaux et qui continuent d’assister ceux qui sont encore en difficulté. Vous êtes un honneur pour l’Église, vous êtes l’orgueil de votre nation. Je remercie personnellement chacun de vous, puisque tout ce que vous avez fait au plus petit des frères et soeurs du Christ, c’est à lui que vous l’avez fait (cf. Mt 25, 41). Au cours de cette Messe, nous voulons aussi remercier Dieu pour les hommes et les femmes de bonne volonté qui ont rendu service comme agents de sauvetage et de secours. Nous le remercions pour toutes les personnes qui, dans le monde entier, ont offert généreusement leur propre temps, argent et biens. Les États, les organisations et les personnes individuelles partout dans le monde ont mis en première ligne ceux qui sont dans le besoin ; il s’agit d’un exemple qui devrait être suivi. Je demande aux gouvernants, aux agences internationales, aux bienfaiteurs et aux personnes de bonne volonté de ne pas se lasser. Il y a encore beaucoup à faire. Même si les gros titres des journaux ont changé, les besoins subsistent. La première lecture d’aujourd’hui, de la Lettre aux Hébreux, nous incite à rester fermes dans notre confession, à persévérer dans la foi, à nous approcher avec confiance du trône de la grâce de Dieu (cf. He 4, 16). Ces paroles ont une résonnance spéciale en ce lieu : au milieu de grandes souffrances, vous n’avez jamais cessé de confesser la victoire de la croix, le triomphe de l’amour de Dieu. Vous avez vu la puissance de cet amour révélée dans la générosité de très nombreuses personnes à travers les nombreux petits miracles de la bonté. Mais vous avez constaté aussi, même dans le pillage, dans les déprédations et dans le manque de réponse à ce grand drame humain, bien des signes tragiques du mal dont le Christ est venu nous sauver. Prions afin que cela nous conduise à une confiance plus grande dans la puissance de la grâce de Dieu pour vaincre le péché et l’égoïsme. Prions particulièrement afin qu’il rende chacun toujours plus sensible au cri de nos frères et de nos soeurs dans le besoin. Prions afin qu’il nous aide à repousser toute forme d’injustice et de corruption, qui, en volant les pauvres, empoisonne les racines mêmes de la société. Chers frères et soeurs, en cette grande épreuve, vous avez senti de manière spéciale la grâce de Dieu à travers la présence et l’attention affectueuse de la Bienheureuse Vierge Marie, Notre Dame du Perpétuel Secours. Elle est notre mère. Qu’elle vous aide à persévérer dans la foi et dans l’espérance et à rejoindre tous ceux qui sont dans le besoin. Avec les saints Laurent Ruiz et Pierre Calungsod et avec tous les saints, qu’Elle continue à implorer la miséricorde de Dieu et sa compassion bienveillante pour ce pays et pour tous les bien-aimés Philippins. Amen.
Inglese
What words of consolation we have just heard! Once again, we have been told that Jesus Christ is the Son of God, our Savior, our high priest who brings us mercy, grace and help in all our needs (cf. Heb 4:14-16). He heals our wounds, he forgives our sins, and he calls us, as he did Saint Matthew (cf. Mk 2:14), to be his disciples. Let us praise him for his love, his mercy and his compassion. Let us praise our great God! I thank the Lord Jesus that we can be together this morning. I have come to be with you, in this city which was ravaged by Typhoon Yolanda fourteen months ago. I bring to you the love of a father, the prayers of the entire Church, the promise that you are not forgotten as you continue to rebuild. Here, the strongest storm ever recorded on earth was overcome by the strongest force in the universe: God’s love. We are here this morning to bear witness to that love, to its power to transform death and destruction into life and community. Christ’s resurrection, which we celebrate at this Mass, is our hope and a reality which we experience even now. We know that the resurrection comes only after the cross, the cross which you have borne with faith, dignity and God-given strength. We come together above all to pray for those who died, those who are still missing and those who were injured. We lift up to God the souls of the dead, our mothers, fathers, sons and daughters, family, friends and neighbors. We can be confident that, in coming into the presence of God, they have encountered mercy and peace (cf. Heb 4:16). There remains much sadness because of their absence. For you who knew and loved them – and love them still – the pain of losing them is real. But let us look with the eyes of faith to the future. Our sadness is a seed which will one day bear fruit in the joy which our Lord has promised to those who trust in his words: “Blessed are you who mourn, for you will be comforted” (cf. Mt 5:4). We have also come together this morning to give thanks to God for his help in time of need. God has been your strength in these very difficult months. There has been great loss of life, suffering, and destruction. Yet we are still able to gather and to thank him. We know that he cares for us, that in Jesus his Son, we have a high priest who is able to sympathize with us (cf. Heb 4:15), who suffers with us. God’s com-passion, his suffering with us, gives eternal meaning and value to our struggles. Your desire to thank him for every grace and blessing, even when you have lost so much, is not only a triumph of the resilience and strength of the Filipino people; it is also a sign of God’s goodness, his closeness, his tenderness, his saving power. We also give thanks to Almighty God for so much that has been done to help, to rebuild, to assist in these months of unprecedented need. I think in the first place of those who welcomed and housed the great number of displaced families, elderly, and youth. How hard it is to flee one’s home and livelihood! We thank those who have taken care of the homeless, the orphaned and the destitute. Priests, and men and women religious, gave as much as they could. To those of you who housed and fed people seeking safety, in churches, convents, rectories, and who continue to assist those still struggling, I thank you. You are a credit to the Church. You are the pride of your nation. I personally thank each one of you. For whatever you did for the least of Christ’s brothers and sisters, you did for him (cf. Mt 25:41). At this Mass we wish also to thank God for the good men and women who served as rescue and relief workers. We thank him for the many people around the world who generously gave of their time, money and goods. Countries, organizations and individuals across the globe put the needy first; it is an example that should be followed. I ask government leaders, international agencies, benefactors and people of goodwill not to give up. There is much that remains to be done. Though the headlines have changed, the needs continue. Today’s first reading, from the Letter to the Hebrews, urges us to hold fast in our confession, to persevere in our faith, to draw near with confidence to the throne of God’s grace (cf. Heb 4:16). These words have a special resonance in this place. Amid great suffering you never ceased to confess the victory of the cross, the triumph of God’s love. You have seen the power of that love revealed in the generosity of so many people and in so many small miracles of goodness. But you have also seen, in the profiteering, the looting and the failed responses to this great human drama, so many tragic signs of the evil from which Christ came to save us. Let us pray that this, too, will lead us to greater trust in the power of God’s grace to overcome sin and selfishness. Let us pray in particular that it will make everyone more sensitive to the cry of our brothers and sisters in need. Let us pray that it will lead to a rejection of all forms of injustice and corruption which, by stealing from the poor, poison the very roots of society. Dear brothers and sisters, throughout this ordeal you have felt the grace of God in a special way through the presence and loving care of the Blessed Virgin Mary, Our Lady of Perpetual Help. She is our Mother. May she help you to persevere in faith and hope, and to reach out to all in need. And with Saints Lorenzo Ruiz and Pedro Calungsod and all the saints, may she continue to implore God’s mercy and loving compassion for this country, and for all the beloved Filipino people. Amen.
Spagnolo
¡Qué consoladoras son las palabras que hemos escuchado! Una vez más, se nos dice que Jesucristo es el Hijo de Dios, nuestro Salvador, nuestro Sumo Sacerdote que nos trae la misericordia, la gracia y la ayuda en nuestras necesidades (cf. Hb 4,14-16). Él sana nuestras heridas, perdona nuestros pecados y nos llama, como a san Mateo (cf. Mc 2,14), para que seamos sus discípulos. Lo bendecimos por su amor, su misericordia y su compasión. Alabado sea Dios. Doy gracias al Señor Jesús que nos ha permitido reunirnos aquí esta mañana. He venido para estar con vosotros, en esta ciudad que fue devastada por el tifón Yolanda hace catorce meses. Les traigo el amor de un padre, la oración de toda la Iglesia, la promesa de que no nos olvidamos de vosotros, que seguís reconstruyendo. Aquí, la tormenta más fuerte jamás registrada en la tierra fue superada por la fuerza más poderosa del universo: el amor de Dios. En esta mañana, queremos dar testimonio de aquel amor, de su poder para transformar muerte y destrucción en vida y comunidad. La resurrección de Cristo, que celebramos en esta Misa, es nuestra esperanza y una realidad que experimentamos también ahora. Sabemos que la resurrección viene sólo después de la cruz, la cruz que habéis llevado con fe, dignidad y la fuerza que viene de Dios. Nos reunimos sobre todo para orar por aquellos que han muerto, por los que siguen desaparecidos y por los heridos. Encomendamos a Dios las almas de los difuntos, nuestras madres, padres, hijos e hijas, familiares, amigos y vecinos. Tenemos la confianza de que, en la presencia de Dios, encontrarán misericordia y paz (cf. Hb 4,16). Su ausencia causa una gran tristeza. Para vosotros que los conocíais y amabais –y todavía los amáis–, el dolor por su pérdida es grande. Pero miremos con ojos de fe hacia el futuro. Nuestra tristeza es una semilla que algún día dará como fruto la alegría que el Señor ha prometido a los que confían en sus palabras: «Bienaventurados los que lloran, porque ellos serán consolados» (Mt 5,5). Nos hemos reunido esta mañana también para dar gracias a Dios por su ayuda en los momentos de necesidad. Él ha sido vuestro apoyo en estos meses tan difíciles. Se han perdido muchas vidas, ha habido sufrimiento y destrucción. Y, a pesar de todo, nos reunimos para darle gracias. Sabemos que él cuida de nosotros, que en Jesús su Hijo, tenemos un Sumo Sacerdote que puede compadecerse de nosotros (cf. Hb 4,15), que sufre con nosotros. La com-pasión de Dios, su sufrimiento con nosotros, le da sentido y valor eterno a nuestras luchas. Vuestro deseo de darle las gracias por todos los bienes recibidos, aun cuando se ha perdido tanto, no indica sólo el triunfo de la resistencia y la fortaleza del pueblo filipino, sino también un signo de la bondad de Dios, de su cercanía, su ternura, su poder salvador. También damos gracias a Dios Todopoderoso por todo lo que se ha hecho, en estos meses de una emergencia sin precedentes, para ayudar, reconstruir y auxiliar. Pienso, en primer lugar, en aquellos que acogieron y alojaron al gran número de familias desplazadas, ancianos y jóvenes. ¡Qué difícil es abandonar el propio hogar y modo de vida! Damos las gracias a aquellos que han cuidado a las personas sin hogar, los huérfanos y los indigentes. Los sacerdotes y los religiosos y religiosas hicieron todo lo que pudieron. Mi agradecimiento para todos aquellos que habéis alojado y alimentado a los que buscaban refugio en las iglesias, conventos, casas parroquiales, y que seguís ayudando a los que todavía lo necesitan. Vosotros acreditáis a la Iglesia. Sois el orgullo de vuestra nación. Os doy las gracias a cada uno personalmente. Cuanto hicisteis por el más pequeño de los hermanos y hermanas de Cristo, lo hicisteis por él (cf. Mt 25,41). En esta Misa queremos también dar gracias a Dios por los hombres y mujeres de bien que llevaron a cabo las operaciones de rescate y socorro. Damos gracias por tantas personas que en todo el mundo dieron generosamente su tiempo, su dinero y sus recursos. Países, organizaciones y personas individuales en todo el mundo pusieron a los necesitados en primer lugar; es un ejemplo a seguir. Pido a los líderes de los gobiernos, a los organismos internacionales, a los benefactores y a las personas de buena voluntad que no cejen en su empeño. Es mucho lo que queda por hacer. Aunque ya no estén en los titulares de prensa, las necesidades continúan. La primera lectura de hoy, tomada de la Carta a los Hebreos, nos insta a ser firmes en nuestra fe, a perseverar, a acercarnos con confianza al trono de la gracia de Dios (cf. Hb 4,16). Estas palabras tienen una resonancia especial en este lugar. En medio de un gran sufrimiento, vosotros no dejasteis nunca de confesar la victoria de la cruz, el triunfo del amor de Dios. Habéis visto el poder de ese amor en la generosidad de tantas personas y pequeños milagros de bondad. Pero también habéis visto, en la especulación, el saqueo y las respuestas fallidas a este gran drama humano, tantos signos trágicos de la maldad de la que Cristo vino a salvarnos. Oremos para que también esto nos lleve a una mayor confianza en el poder de la gracia de Dios para vencer el pecado y el egoísmo. Oremos en particular para que todos sean más sensibles al grito de nuestros hermanos y hermanas necesitados. Oremos para que se rechace toda forma de injusticia y corrupción que, robando a los pobres, envenenan las raíces mismas de la sociedad. Queridos hermanos y hermanas, en esta dura prueba habéis sentido la gracia de Dios de una manera especial a través de la presencia y el cuidado amoroso de la Santísima Virgen María, Nuestra Señora del Perpetuo Socorro. Ella es nuestra Madre. Que os ayude a perseverar en la fe y la esperanza, y a atender a todos los necesitados. Que ella, junto con los santos Lorenzo Ruiz y Pedro Calungsod, y todos los demás santos, siga implorando la misericordia de Dios y la amorosa compasión para este país y para todo el amado pueblo filipino. Amén.
Portoghese
Que belas palavras de consolação acabámos de ouvir! Uma vez mais foi-nos dito que Jesus Cristo é o Filho de Deus, o nosso Salvador, o nosso Sumo Sacerdote que nos oferece misericórdia, graça e apoio em tudo o que precisamos (cf. Heb 4, 14-16). Cura as nossas feridas, perdoa os nossos pecados e chama-nos para sermos seus discípulos, como fez com São Mateus (cf. Mc 2, 14). Louvemo-Lo pelo seu amor, a sua misericórdia e a sua compaixão. Louvemos o nosso grande Deus! Dou graças ao Senhor Jesus por podermos estar juntos nesta manhã. Vim para estar convosco, nesta cidade que, há catorze meses, foi devastada pelo tufão Yolanda. Trago-vos o amor de um pai, as orações da Igreja inteira, a promessa de que não estais esquecidos enquanto procedeis à reconstrução. Aqui a tempestade mais forte de quantas já registadas no planeta foi vencida pela força mais poderosa do universo: o amor de Deus. Estamos aqui, nesta manhã, para dar testemunho deste amor, do seu poder de transformar morte e destruição em vida e comunidade. A ressurreição de Cristo, que celebramos nesta Missa, é a nossa esperança e uma realidade que experimentamos mesmo agora. E sabemos que a ressurreição só ocorre depois da cruz, aquela cruz que vós carregastes com fé, dignidade e força dada por Deus. Estamos aqui congregados, antes de mais nada, para rezar por aqueles que morreram, por quantos ainda estão desaparecidos e pelos feridos. Elevemos a Deus as almas dos mortos, as nossas mães, os nossos pais, filhos e filhas, família, amigos e vizinhos. Temos confiança de que eles, tendo chegado à presença de Deus, encontraram misericórdia e paz (cf. Heb 4, 16). Mas resta muita tristeza por causa da sua ausência. Para vós que os conhecestes e amastes – e que ainda os amais –, a dor por tê-los perdido é real. Mas, contemplemos o futuro com os olhos da fé. A nossa tristeza é uma semente que um dia desabrochará na alegria que o Senhor prometeu a quantos acreditam nas suas palavras: «Felizes os que choram, porque serão consolados» (Mt 5, 4). Além disso estamos aqui hoje congregados para dar graças a Deus pelo seu auxílio em tempo de necessidade. Ele foi a nossa força nestes meses verdadeiramente difíceis. Perderam-se tantas vidas, houve tanto sofrimento e destruição. E, no entanto, ainda somos capazes de nos reunir para Lhe agradecer. Sabemos que Deus cuida de nós; sabemos que em Jesus, seu Filho, temos um sumo sacerdote capaz de Se compadecer da nossa dor (cf. Heb 4, 15) e sofrer connosco. A com-paixão de Deus, o seu sofrer juntamente connosco, dá um significado e um valor eternos aos nossos esforços. O vosso desejo de Lhe agradecer por todas as graças e bênçãos, mesmo quando perdestes assim tanto, não é apenas um triunfo da capacidade de recuperação e da força do povo filipino; mas é também um sinal da bondade de Deus, da sua proximidade, da sua ternura, do seu poder salvífico. Demos graças ao Deus Altíssimo também por tudo o que se fez para ajudar, reconstruir, prestar assistência nestes meses de necessidade sem precedentes. Penso em primeiro lugar naqueles que acolheram e deram guarida ao grande número de famílias deslocadas, aos idosos, à juventude. Como é duro deixar a própria casa e os meios próprios de subsistência! Agradecemos a quantos se ocuparam dos desabrigados, dos órfãos e dos desamparados. Sacerdotes, religiosos e religiosas que deram tudo o que podiam. A quantos de vós deram hospedagem e alimento às pessoas em busca de segurança nas igrejas, conventos, casas paroquiais e continuam a assistir aqueles que estão ainda em dificuldade, eu vos agradeço. Sois uma honra para a Igreja, sois o orgulho da vossa nação. Eu agradeço pessoalmente a cada um de vós, pois tudo o que fizestes pelo último dos irmãos e irmãs de Cristo, foi feito a Ele (cf. Mt 25, 40). Nesta Missa, queremos também agradecer a Deus pelos bons homens e mulheres que prestaram serviço como operadores de salvamento e socorristas. Agradecemos a Ele pelas inúmeras pessoas de todo o mundo que ofereceram generosamente o seu tempo, dinheiro e bens. Estados, organizações e pessoas individuais de toda a terra colocaram em primeiro lugar os necessitados; trata-se de um exemplo que deveria ser seguido. Peço aos líderes de governo, às agências internacionais, aos benfeitores e às pessoas de boa vontade que não se cansem. Resta ainda tanto por fazer. Embora as primeiras páginas dos noticiários tenham mudado, as necessidades permanecem. A primeira leitura de hoje, tirada da Carta aos Hebreus, incita-nos a permanecer firmes na nossa confissão, a perseverar na fé, a aproximar-nos com confiança do trono da graça de Deus (cf. Heb 4, 16). Estas palavras ganham uma ressonância especial neste lugar: no meio de tanto sofrimento, não cessastes jamais de confessar a vitória da cruz, o triunfo do amor de Deus. Vistes a força deste amor revelada na generosidade de muitíssimas pessoas, em inúmeros pequenos milagres de bondade. Mas constatastes também, nomeadamente na depredação, nas pilhagens e na falta de respostas a este grande drama humano, tantos trágicos sinais do mal, do qual Cristo nos vem salvar. Rezamos para que isto nos leve a uma maior confiança no poder que tem a graça de Deus de vencer o pecado e o egoísmo. Rezamos de modo particular para que cada um se torne cada vez mais sensível ao grito dos nossos irmãos e irmãs necessitados. Rezamos para que nos leve a rejeitar todas as formas de injustiça e corrupção, que, ao roubar aos pobres, envenenam as próprias raízes da sociedade. Amados irmãos e irmãs, nesta grande provação sentistes de uma maneira especial a graça de Deus, através da presença e amorosa solicitude da Bem-aventurada Virgem Maria, Nossa Senhora do Perpétuo Socorro. É a nossa mãe. Que Ela vos ajude a perseverar na fé e na esperança e a ir ter com quantos estão necessitados. Com São Lorenzo Ruiz, São Pedro Calungsod e todos os Santos, que Ela continue a implorar de Deus a sua misericórdia e amorosa compaixão para este país e para todos os amados filipinos. Amen.