martedì 15 marzo 2016

Madre Teresa di Calcutta sarà canonizzata il prossimo 4 settembre



Nuovo tweet del Papa: "Il Padre è veramente “ricco di misericordia” e la estende con abbondanza su quanti ricorrono a Lui con cuore sincero." (15 marzo 2016)

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Concistoro per il voto su alcune Cause di Canonizzazione 
 Sala stampa della Santa Sede 

Questa mattina, alle ore 10, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, durante la celebrazione dell’Ora Terza, il Santo Padre Francesco ha tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:
GIUSEPPE SÁNCHEZ DEL RÍO;
STANISLAO DI GESÙ MARIA (al secolo: Giovanni Papczyński);
GIUSEPPE GABRIELE DEL ROSARIO BROCHERO;
MARIA ELISABETTA HESSELBLAD;
TERESA DI CALCUTTA (al secolo: Agnese Gonxha Bojaxhiu).
Nel corso del Concistoro, il Papa ha decretato che i Beati siano iscritti nell’Albo dei Santi nelle seguenti date: 

domenica 5 giugno 2016: Stanislao di Gesù Maria; Maria Elisabetta Hesselblad
domenica 4 settembre 2016: Teresa di Calcutta; 
domenica 16 ottobre 2016: Giuseppe Sánchez del Río; Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero.

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Discorso di Madre Teresa di Calcutta   in occasione del conferimento del Premio Nobel per  la Pace. 11 dicembre 1979 

(Video
Poiché ci troviamo qui riuniti insieme penso che sa rebbe bello per ringraziare Dio per il Premio Nobel  per  la Pace che pregassimo con una preghiera di San Fra ncesco d’Assisi che mi sorprende sempre molto. Noi  diciamo questa preghiera ogni giorno dopo la Santa  Comunione, perché è molto adatta a ciascuno di noi, e  penso  sempre  che  quattro,  cinquecento  anni  fa  qua ndo  San  Francesco  d’Assisi  compose  questa  preghiera  dovevano  avere  le  stesse  difficoltà  che  a bbiamo  oggi,  visto  che  compose  una  preghiera  così  adatta anche a noi.  Penso che alcuni di voi ce l’abbiano già, dunque pr egheremo insieme. Ringraziamo Dio per l’opportunità che  abbiamo  tutti  insieme  oggi,  per  questo  dono  di  pace  che  ci  ricorda  che  siamo  stati  creati  per  vive re  quella pace, e Gesù si fece uomo per portare questa  buona notizia ai poveri. 
Egli essendo Dio è divent ato  uomo  in  tutto  eccetto  che  nel  peccato,  e  ha  proclam ato  molto  chiaramente  di  essere  venuto  per  portare  questa buona notizia. La notizia era pace a tutti g li uomini di buona volontà e questo è qualcosa che  tutti  vogliamo, la pace del cuore, e Dio ha amato il mond o tanto da dare suo Figlio - è stato un dono - è co me  dire  che  a  Dio  ha  fatto  male  dare,  perché  ha  amato  tanto  il  mondo  da  dare  suo  Figlio,  e  lo  dette  alla  Vergine  Maria,  e  Lei  allora  che  cosa  fece?  Appena  a rrivò  nella  sua  vita,  fu  subito  ansiosa  di  darne  la buona  notizia,  e  appena  entrò  nella  casa  di  sua  cug ina,  il  bambino  -  il  bambino  non  ancora  nato  -  il  bambino nel grembo di Elisabetta, sussultò di gioia . Era un piccolo bambino non ancora nato, fu il pri mo  messaggero di pace.  Riconobbe  il  Principe  della  Pace,  riconobbe  che  Cri sto  era  venuto  a  portare  una  buona  notizia  per  me  e per  te.  E  se  non  fosse  abbastanza  -  se  non  fosse  ab bastanza  diventare  uomo  -  Egli  morì  sulla  Croce  per mostrare quell’amore più grande, e morì per voi e p er me e per quel lebbroso e per quell’uomo che muor e  di fame e per quella persona nuda nelle strade non  solo di Calcutta ma dell’Africa, e New York, e Lond ra,  e  Oslo  -  e  insistette  che  ci  amassimo  gli  uni  gli  a ltri  come  Lui  ci  ha  amato.  Lo  abbiamo  letto  molto  chiaramente  nel  Vangelo:  “Amatevi  come  io  vi  ho  ama to,  come  io  vi  amo,  come  il  Padre  ha  amato  me  così io amo voi”, e tanto più forte il Padre lo ha  amato, tanto da donarcelo, e quanto ci amiamo noi,  noi  pure dobbiamo donarci gli uni agli altri finché non  fa male. Non è abbastanza per noi dire: “Amo Dio,  ma  non amo il mio prossimo”. San Giovanni dice che sei  un bugiardo se dici di amare Dio e non il prossimo .  Come  puoi  amare  Dio  che  non  vedi  se  non  ami  il  pros simo  che  vedi,  che  tocchi,  con  cui  vivi?  Così  è  molto importante per noi capire che l’amore, per es sere vero, deve fare male.  Ha fatto male a Gesù amarci, gli ha fatto male. E p er essere sicuro che ricordassimo il suo grande amo re  si fece pane della vita per soddisfare la nostra fa me del suo amore. La nostra fame di Dio, perché sia mo  stati  creati  per  questo  amore.  Siamo  stati  creati  a   sua  immagine.  Siamo  stati  creati  per  amare  ed  esse re  amati, ed Egli si è fatto  uomo per permettere  a noi  di amare come  Lui ci  ha amato. Egli è l’affamato,  il  nudo,  il  senza  casa,  l’ammalato,  il  carcerato,  l’uo mo  solo,  l’uomo  rifiutato  e  dice:  “L’avete  fatto  a  me”.  Affamato del nostro amore, e questa è la fame dei n ostri poveri. Questa è la fame che voi e io dobbiam o  trovare, potrebbe stare nella nostra stessa casa. N on dimentico mai l’opportunità che ebbi di visitare  una  casa dove tenevano tutti questi anziani genitori di  figli e figlie che li avevano semplicemente messi  in un  istituto e forse dimenticati.  Sono  andata  là,  ho  visto  che  in  quella  casa  avevano   tutto,  cose  bellissime,  ma  tutti  guardavano  verso  la  porta. E non ne ho visto uno con il sorriso in facc ia. Mi sono rivolta alla Sorella e le ho domandato:  come  mai? Com’è che persone che hanno tutto qui, perché  guardano tutti verso la porta, perché non sorridono ?  Sono  così  abituata  a  vedere  il  sorriso  nella  nostra   gente,  anche  i  morenti  sorridono,  e  lei  disse:  que sto  accade quasi tutti i giorni, aspettano, sperano che  un figlio o una figlia venga a trovarli. Sono feri ti perché  sono dimenticati – e vedete, è qui che viene l’amor e. Come la povertà arriva proprio a casa nostra, do ve  trascuriamo  di  amarci.  Forse  nella  nostra  famiglia  abbiamo  qualcuno  che  si  sente  solo,  che  si  sente  malato, che è preoccupato, e questi sono giorni dif ficili per tutti. Ci siamo, ci siamo per accoglierl i, c’è la  madre ad accogliere il figlio? Sono stata sorpresa  di vedere in occidente tanti ragazzi e ragazze dars i alle  droghe, e ho  cercato di capire perché, perché succe de questo, e la  risposta è: perché non hanno nessun o  nella  loro  famiglia  che  li  accolga.  Padre  e  madre  s ono  così  occupati  da  non  averne  il  tempo.  I  genitor i  giovani sono in qualche ufficio e il figlio va in s trada e rimane coinvolto in qualcosa. Stiamo parlan do di  pace. Queste sono cose che distruggono la pace, ma  io sento che il più grande distruttore della pace o ggi è  l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione  diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa E  leggiamo  nelle  Scritture,  perché  Dio  lo  dice  molt o  chiaramente:  “Anche  se  una  madre  dimenticasse  il  suo bambino, io non ti dimenticherò.Ti ho inciso su l palmo della mano”. Siamo incisi nel palmo della s ua  mano, così vicini a Lui che un bambino non nato è s tato inciso nel palmo della mano di Dio. E quello c he  mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che  “Persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa  di  impossibile, ma perfino se si potesse dimenticare,  io non ti dimenticherò”. E oggi il più grande mezzo , il  più  grande  distruttore  della  pace  è  l’aborto.  E  noi   che  stiamo  qui,  i  nostri  genitori  ci  hanno  voluti.   Non  saremmo  qui  se  i  nostri  genitori  non  lo  avessero  fa tto.  I  nostri  bambini  li  vogliamo,  li  amiamo,  ma  ch e  cosa  è  di  milioni  di  loro?  Tante  persone  sono  molto ,  molto  preoccupate  per  i  bambini  in  India,  per  i  bambini  in  Africa  dove  tanti  ne  muoiono,  di  malnutr izione,  fame  e  così  via,  ma  milioni  muoiono  deliberatamente per volere della madre. E questo è  ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Pe rché  se una madre può uccidere il proprio stesso bambino , cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccide re  me? Nulla.  Per questo faccio appello in India, faccio appello  ovunque. Restituiteci i bambini, quest’anno è l’ann o dei  bambini. Che abbiamo fatto per i bambini? All’inizi o dell’anno ho detto, ovunque abbia parlato ho dett o:  Quest’anno  facciamo  che  ogni  singolo  bambino,  nato  o  non  nato,  sia  desiderato”.  E  oggi  è  la  fine  dell’anno,   abbiamo   reso   ogni   bambino   desiderato?   Vi    darò   qualcosa   di   impressionante.   Stiamo  combattendo l’aborto con le adozioni, abbiamo salva to migliaia di vite, abbiamo inviato messaggi a tut te  le cliniche,  gli ospedali,  le stazioni di polizia:  Per favore non distruggete  i bambini, li prenderemo  noi”.  Così  ad  ogni  ora  del  giorno  e  della  notte  c’è  sempr e  qualcuno,  abbiamo  parecchie  ragazze  madri.  Dite  loro di venire: “Noi ci prenderemo cura di voi, pre nderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per  il  bambino”. E abbiamo un’enorme domanda da parte di f amiglie senza bambini, per noi questa è una grazia  di Dio. Stiamo anche facendo un’altra cosa molto be lla. Stiamo insegnando ai nostri mendicanti, ai nos tri  lebbrosi,  agli  abitanti  degli  slum,  alla  nostra  gen te  sulla  strada,  i  metodi  naturali  di  pianificazion e  familiare.  E solo in Calcutta in sei anni, nella sola Calcutta , abbiamo avuto 61.273 bambini in meno da famiglie  che  li avrebbero avuti, ma perché praticano questo meto do naturale di astinenza, di auto-controllo, con am ore  reciproco.  Insegniamo  loro  il  metodo  della  temperat ura  che  è  molto  bello,  molto  semplice,  e  la  nostra  povera gente capisce. E sapete che cosa mi hanno de tto? “La nostra famiglia è sana, la nostra famiglia  è  unita,  e  possiamo  avere  un  bambino  ogni  volta  che  v ogliamo”.  Così  chiaro,  quelle  persone  nelle  strade, quei mendicanti, e io penso che se la nostra gente  può farlo tanto più potete voi e tutti gli altri ch e potete  conoscere  i  metodi  e  i  mezzi  senza  distruggere  la  v ita  che  Dio  ha  creato  in  noi.  I  poveri  sono  grandi  persone. Possono insegnarci molte cose belle. L’alt ro giorno uno di loro è venuto a ringraziare e ha d etto:  “Voi che avete fatto voto di castità siete le perso ne migliori per insegnarci la pianificazione famili are”.  Perché  non  è  altro  che  auto-controllo  per  amore  rec iproco.  E  penso  che  abbiano  detto  una  frase  molto  bella.  E  queste  sono  persone  che  magari  non  hanno  n iente  da  mangiare,  magari  non  hanno  dove  vivere,  ma  sono  grandi  persone.  I  poveri  sono  persone  merav igliose.  Una  sera  siamo  uscite  e  abbiamo  raccolto  quattro  persone  per  la  strada.  Una  di  loro  era  in  c ondizioni  terribili  e  ho  detto  alle  Sorelle:  “Prend etevi  cura degli altri tre, io mi occupo di questa che se mbrava stare peggio”. Ho fatto per lei tutto quello  che il  mio amore poteva fare. L’ho messa a letto, e c’era  un tale meraviglioso sorriso sulla sua faccia. Ha p reso  la  mia  mano  e  ha  detto  solo  una  parola:  “Grazie”,  e d  è  morta.  Non  ho  potuto  non  esaminare  la  mia  coscienza di fronte a lei, e mi sono chiesta  cosa  a vrei detto  al suo posto. E la mia risposta è stata  molto  semplice.  Avrei  provato  ad  attirare  un  po’  di  atten zione  su  di  me,  avrei  detto  che  ho  fame,  che  sto  morendo,  che  ho  freddo,  dolore,  o  altro,  ma  lei  mi  ha  dato  molto  di  più.  Mi  ha  dato  il  suo  amore  riconoscente. Ed è morta con il sorriso sul volto.  Come  quell’uomo  che  abbiamo  raccolto  dal  canale,  me zzo  mangiato  dai  vermi,  e  l’abbiamo  portato  a  casa. “Ho vissuto come un animale per strada, ma st o per morire come un Angelo, amato e curato”. Ed è  stato  così  meraviglioso  vedere  la  grandezza  di  quel l’uomo  che  poteva  parlare  così,  poteva  morire  senza accusare nessuno, senza maledire nessuno, senza far e paragoni. Come un Angelo. Questa è la grandezza  della nostra gente. Ed è per questo che noi crediam o che Gesù disse: “Ero affamato, ero nudo, ero senz a  casa, ero rifiutato, non amato, non curato,  e l’ave te fatto a me”. Credo  che noi non siamo veri operat ori  sociali.  Forse  svolgiamo  un  lavoro  sociale  agli  occ hi  della  gente,  ma  in  realtà  siamo  contemplative  ne l  cuore  del  mondo.  Perché  tocchiamo  il  Corpo  di  Crist o  ventiquattro  ore  al  giorno.  Abbiamo  ventiquattro  ore  di  questa  presenza,  e  così  voi  e  io.  Anche  voi  provate  a  portare  questa  presenza  di  Dio  nella  vost ra  famiglia, perché la famiglia che prega insieme sta  insieme. E io penso che noi nella nostra famiglia n on  abbiamo  bisogno  di  bombe  e  armi,  di  distruggere  per   portare  pace.  Semplicemente  stiamo  insieme,  amiamoci  reciprocamente,  portiamo  quella  pace,  quel la  gioia,  quella  forza  della  presenza  di  ciascuno  i n  casa. E potremo superare tutto il male che c’è nel  mondo. C’è tanta sofferenza, tanto odio, tanta mise ria, e  noi con la nostra preghiera, con il nostro sacrific io iniziamo da casa.  L’amore comincia  a  casa, e non è quanto facciamo, m a quanto  amore mettiamo in quello che facciamo.  Sta  a  Dio  Onnipotente.  Quanto  facciamo  non  ha  impor tanza,  perché  Lui  è  infinito,  ma  quanto  amore  mettiamo in quello che facciamo. Quanto facciamo a  Lui nella persona che stiamo servendo.   Qualche  tempo  fa  a  Calcutta  avemmo  grande  difficolt à  ad  ottenere  dello  zucchero,  e  non  so  come  i  bambini lo seppero, e un bambino di quattro anni, u n bambino Hindu, andò a casa e disse ai suoi genito ri:  “Non mangerò zucchero per tre giorni, darò il mio z ucchero a Madre Teresa per i suoi bambini”. Dopo tr e  giorni  suo  padre  e  sua  madre  lo  portarono  alla  nost ra  casa.  Non  li  avevo  mai  incontrati  prima,  e  quest o  piccolo riusciva a malapena pronunciare il mio nome , me sapeva esattamente che cosa era venuto a fare. Sapeva che voleva condividere il suo amore. E quest o è perché ho ricevuto tanto amore da voi tutti. Da l  momento   che   sono   arrivata   qui   sono   stata   sempliceme nte   circondata   da   amore,   da   vero   amore  comprensivo.  Si  percepiva  come  se  ciascuno  in  India ,  ciascuno  in  Africa  fosse  qualcuno  molto  speciale  per  voi.  E  mi  sono  sentita  proprio  a  casa  dicevo  al la  Sorella  oggi.  Mi  sento  in  Convento  con  le  Sorell e  come se fossi a Calcutta con le mie Sorelle. Così c ompletamente a casa qui, proprio qui.  E  così  sono  qui  a  parlarvi.  Voglio  che  voi  troviate   il  povero  qui,  innanzitutto  proprio  a  casa  vostra.   E  cominciate ad amare qui. Siate questa buona notizia  per la vostra gente. E informatevi sul vostro vici no di  casa. Sapete chi sono?   Ho  avuto  un’esperienza  veramente  straordinaria  con  una  famiglia  Hindu  che  aveva  otto  bambini.  Un  signore venne alla nostra casa e disse: “Madre Tere sa, c’è una famiglia con otto bambini, non mangiano da  tanto  tempo.  Faccia  qualcosa”.  Così  ho  preso  del   riso  e  sono  andata  immediatamente.  E  ho  visto  i  bambini, i loro occhi luccicanti per la fame. Non s o se abbiate mai visto la fame. Ma io l’ho vista mo lto  spesso. E lei prese il riso, lo divise, e uscì. Qua ndo fu tornata le chiesi: “Dove sei andata, che hai  fatto?”  Lei mi dette una risposta molto semplice: “Anche lo ro hanno fame”. Quel che mi colpì di più fu che lei sapeva chi sono loro, una famiglia musulmana. Lei l o sapeva. Non portai più del riso quella sera perch é  volevo  che  godessero  la  gioia  della  condivisione.  M a  c’erano  quei  bambini,  che  irradiavano  gioia,  condividendo  la  gioia  con  la  loro  madre  perché  lei  aveva  amore  da  dare.  E  vedete  è  qui  che  comincia  l’amore: a casa...   Sono  molto  grata  per  quello  che  ho  ricevuto.  È  stat a  un’esperienza  enorme  e  torno  in  India,  tornerò  la prossima settimana, il 15 spero, e potrò portare il  vostro amore. E so bene che non avete dato del vos tro  superfluo, ma avete dato fino a farvi male. Oggi i  piccoli bambini hanno, ero così sorpresa, c’è così  tanta  gioia  per  i  bambini  che  hanno  fame.  Che  i  bambini  c ome  loro  avranno  bisogno  di  amore  e  cura  e  tenerezza,  come  ne  hanno  tanto  dai  loro  genitori.  C osì  ringraziamo  Dio  che  abbiamo  avuto  questa  opportunità di conoscerci, e questa conoscenza reci proca ci ha portati così vicini. E potremo aiutare  non  solo  i  bambini  indiani  e africani  ma  potremo  aiutar e  i  bambini  del  mondo  intero,  perché  come  sapete  le nostre  Sorelle  stanno  in  tutto  il  mondo.  E  con  ques to  premio  che  ho  ricevuto  come  premio  di  pace,  proverò a fare una casa per molti che non hanno una  casa. Perché credo che l’amore cominci a casa, e s e  possiamo  creare  una  casa  per  i  poveri,  penso  che  se mpre  più  amore  si  diffonderà.  E  potremo  mediante  questo amore comprensivo portare pace, essere la bu ona notizia per i poveri. I poveri della nostra fam iglia  per  primi,  nel  nostro  paese  e  nel  mondo.  Per  poter  fare  questo,  le  nostre  Sorelle,  le  nostre  vite  devo no  essere intessute di preghiera.  Devono essere intessute di Cristo per poter capire,  essere capaci di condividere. Perché oggi c’è così  tanto  dolore.  Sento  che  la  Passione  di  Cristo  viene  rivis suta  ovunque  di  nuovo.  Siamo  noi  là  a  condividere  questa Passione, a condividere questo dolore della  gente. In tutto il mondo, non solo nei paesi poveri , ma  ho  trovato  la  povertà  dell’occidente  tanto  più  diff icile  da  eliminare.  Quando  prendo  una  persona  dalla strada, affamata, le do un piatto di riso, un pezzo  di pane, l’ho soddisfatta. Ho rimosso quella fame.  Ma  una  persona  che  è  zittita,  che  si  sente  indesiderat a,  non  amata,  spaventata,  la  persona  che  è  stata  ge ttata  fuori  dalla  società,  quella  povertà  è  così  dolorosa   e  diffusa,  e  la  trovo  molto  difficile.  Le  nostre  S orelle  stanno lavorando per questo tipo di persone nell’oc cidente. Allora dovete pregare per noi affinché sia mo  capaci  di  essere  questa  buona  notizia, ma  non  possi amo  farlo  senza  di  voi,  lo  dovete  fare  qui  nel vost ro  paese.  Dovete arrivare a conoscere i poveri, magari la gen te qui ha beni materiali, tutto, ma penso che se no i tutti  cerchiamo  nelle  nostre  case,  quanto  troviamo  diffic ile  a  volte  sia  sorriderci  reciprocamente,  e  che  il sorriso  è  l’inizio  dell’amore.  E  così  incontriamoci   sempre  con  un  sorriso,  perché  il  sorriso  è  l’inizi o  dell’amore,  e  quando  cominciamo  ad  amarci  è  natural e  voler  fare  qualcosa.  Così  pregate  per  le  nostre  Sorelle  e  per  me  e  per  i  nostri  Fratelli,  e  per  i  n ostri  Collaboratori  che  sono  sparsi  nel  mondo.  Essi possono rimanere fedeli al dono di Dio, amarlo e se rvirlo nei poveri insieme con voi. Quello che abbia mo  fatto  non  avremmo  potuto  farlo  se  voi  non  lo  aveste   condiviso  con  le  vostre  preghiere,  i  vostri  doni,  questo  continuo  dare.  Ma  non  voglio  che  mi  diate  de l  vostro  superfluo,  voglio  che  mi  diate  finché  vi  f a  male. L’altro giorno ho ricevuto 15 dollari da un u omo che è stato sdraiato per venti anni, e l’unica  parte  che poteva muovere è la mano destra. E l’unica cosa  di cui gode è fumare. E mi ha detto: non fumo per  una settimana, e ti mando questi soldi.  Deve essere stato un sacrificio terribile per lui,  ma guardate quanto è bello, come ha condiviso, e co n quei  soldi ho comprato del pane e l’ho dato a quelli che  sono affamati con gioia da tutte e due le parti, l ui stava  dando  e  i  poveri  stavano  ricevendo.  Questo  è  un  don o  di  Dio  per  noi  poter  condividere  il  nostro  amore  con  gli  altri.  E  fate  come  se  fosse  per  Gesù.  Amiam oci  gli  uni  gli  altri  come  Egli  ci  ha  amato.  Amiamo Lui  con  amore  indiviso.  E  la  gioia  di  amare  Lui  e  a marci  gli  uni  gli  altri,  diamo  ora,  che  Natale  è  co sì  vicino. Conserviamo la gioia di amare Gesù nei nost ri cuori. E condividiamo questa gioia con tutti que lli  con  cui  veniamo  in  contatto.  E  questa  gioia  radiosa   è  vera,  perché  non  abbiamo  motivo  di  non  essere  felici  perché  non  abbiamo  Cristo  con  noi.  Cristo  ne i  nostri  cuori,  Cristo  nel  povero  che  incontriamo,  Cristo  nel  sorriso  che  diamo  e  nel  sorriso  che  rice viamo.  Facciamone  un  impegno:  che  nessun  bambino  sia indesiderato, e anche che ci accogliamo con un  sorriso, specialmente quando è difficile sorridere. Non  dimentico  mai  qualche  tempo  fa  circa  quattordic i  professori  vennero  dagli  Stati  Uniti  da  diverse  università. E vennero a Calcutta nella nostra casa.  Stavano parlando e dicevano di essere stati alla c asa per  i morenti. Abbiamo una casa per i morenti a Calcutt a, dove abbiamo raccolto più di 36.000 persone solo dalle  strade  di  Calcutta,  e  di  questo  grande  numero   più  di  18.000  hanno  avuto  una  bella  morte.  Sono  semplicemente  andati  a  casa  da  Dio;  e  sono  venuti  n ella  nostra  casa  e  abbiamo  parlato  di  amore,  di  compassione,  e  poi  uno  di  loro  mi  ha  chiesto:  “Madr e,  per  favore  ci  dica  qualcosa  che  possiamo  ricordare”.  E  ho  detto  loro:  “Sorridetevi  gli  uni  g li  altri,  dedicatevi  del  tempo  nelle  vostre  famigli e.  Sorridetevi”.  E un altro mi ha chiesto: “Sei sposata?”, e ho dett o: “Sì”, e trovo a volte molto difficile sorridere  a Gesù  perché può essere molto esigente a volte. Questo è  qualcosa di vero, ed è là che viene l’amore, quando  è  esigente, e tuttavia possiamo darlo a Lui con gioia . Come ho detto oggi, ho detto che se non vado in C ielo  per  qualcos’altro  andrò  in  Cielo  per  tutta  la  pubbl icità,  perché  mi  ha  purificata  e  sacrificata  e  resa veramente pronta ad andare in Cielo. Penso che ques to sia qualcosa, che dobbiamo vivere la nostra vita  in  modo  bello.  Abbiamo  Gesù  con  noi  e  Lui  ci  ama.  Se  p otessimo  solo  ricordarci  che  Gesù  mi  ama,  e  ho  l’opportunità di amare gli altri come Lui ama me, n on nelle grandi cose, ma nelle piccole cose con gra nde  amore, allora la Norvegia diventerebbe un nido d’am ore. E quanto bello sarà che da qui sia stato dato  un  centro  per  la  pace.  Che  da  qui  esca  la  gioia  per  la   vita  dei  bambini  non  nati.  Se  diventate  una  luce  bruciante nel mondo della pace, allora veramente il  Nobel per la pace è un dono per il popolo norveges e.  Dio vi benedica!  Oslo, 11 dicembre 1079.