martedì 8 aprile 2014

La via asiatica di Roncalli e Wojtyła




Verso le canonizzazioni del 27 aprile. 

Dal Pakistan. A firma del direttore del Peace Center dell’ordine domenicano di Lahore, in Pakistan, pubblichiamo, in una nostra traduzione, ampi stralci dell’articolo che la rivista comboniana europea on line Southworld.net dedica alle canonizzazioni di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II e al loro significato per il continente asiatico.
(James Channan) I beati Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II rivestono una grande importanza storica per la Chiesa nel mondo moderno. Godono di grande rispetto nel cuore e nella mente dei cattolici. Anche tutte le altre denominazioni cristiane e i credenti di altre religioni hanno reso profondo omaggio alla loro straordinaria guida. Papa Giovanni XXIII ha determinato il tono e l’agenda del XX secolo e ha indicato come leggere i segni dei tempi. L’indizione del concilio Vaticano II da parte di Papa Giovanni è stato un chiaro segno di come la Chiesa può rispondere alle sfide del mondo moderno e far sì che il messaggio di Cristo sia rilevante. Sebbene sia morto nel 1963, la sua visione, missione e ispirazione si riflettono fortemente nei documenti del Vaticano II. Tali documenti hanno rinnovato il modo in cui la Chiesa va incontro ai suoi membri e alle persone di tutte le religioni. Essi rivestono una grande importanza anche per i cristiani in Asia.
Papa Giovanni Paolo II ha avuto un impatto notevole e molto importante non solo sulla Chiesa. Era rispettato da tutti, cristiani e non cristiani, musulmani, indù, buddisti, sikh, zoroastriani e persone di diverse spiritualità.
L’Asia è la culla di tutte le religioni principali: cristianesimo, induismo, giudaismo, buddismo, taoismo, confucianesimo, zoroastrismo, jainismo, islam, shintoismo, e sikhismo. È il luogo in cui vivono due terzi della popolazione mondiale. Il territorio asiatico manifesta il piano di salvezza del mondo intero. Dio si è rivelato attraverso la Scrittura ebraica (Antico Testamento) e infine attraverso il suo Figlio unigenito Gesù Cristo, affinché chi crede in lui possa avere la vita eterna. Infatti, Gesù è la via, la verità e la vita.
Se da un lato l’Asia si deve confrontare con molte crisi e sfide come la povertà, l’analfabetismo, l’ingiustizia, il lavoro infantile, dall’altro osserviamo che la discriminazione basata sulla casta, il credo o il genere è molto diffusa nel continente. Milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà. Non hanno abbastanza da mangiare, nulla per vestirsi, né un posto in cui abitare. C’è anche una forte ondata di terrorismo, fanatismo, fondamentalismo. In alcuni Paesi gli attacchi terroristici e gli attacchi suicidi sono diventati piuttosto comuni. Manca l’acqua potabile. Milioni di persone sono morte per la violenza motivata dalla religione. Le donne devono affrontare la difficoltà di non avere i giusti diritti e un giusto status nella società. C’è un grave problema di giustizia e di ordine. C’è un forte bisogno di armonia interconfessionale, pace, accettazione e rispetto reciproco. C’è un forte bisogno di libertà di religione e delle sue espressioni.
Su questo sfondo, ritengo che Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II siano molto importanti per portare un cambiamento positivo nella società. Entrambi hanno avuto un impatto e un significato duraturi per quanto riguarda la Chiesa in Asia. È un dato di fatto che in Asia — il luogo in cui Gesù Cristo è nato — la Chiesa continua a essere una piccola minoranza di circa il 3 per cento. Il continente asiatico è quello più popolato. Ci vivono oltre due terzi della popolazione mondiale e la maggior parte delle persone appartiene ad altre religioni. Sono musulmane, indù, buddiste, ebree, zoroastriane, jainiste, sikh, e così via. I cristiani continuano a essere una piccolissima minoranza. La Chiesa in Asia è «il sale della terra e la luce del mondo» (cfr. Matteo, 5, 12-14).
Nel nostro contesto asiatico, l’enciclica Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII è di fondamentale importanza. Può influenzare immensamente gli sforzi di molti asiatici relativi al modo in cui rispondere alle molte sfide che ci si presentano, come per esempio quella del dialogo tra persone di religioni diverse, specialmente tra musulmani e cristiani. E ci pone anche molte sfide. La Pacem in terris ha affidato agli uomini e alle donne di buona volontà un compito immenso che riguarda tutti, specialmente noi che viviamo in Asia. Al numero 87 dell’enciclica leggiamo, per esempio: «A tutti gli uomini di buona volontà spetta un compito immenso: il compito di ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà: i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani; fra i cittadini e le rispettive comunità politiche; fra le stesse comunità politiche; fra individui, famiglie, corpi intermedi e comunità politiche da una parte e dall’altra la comunità mondiale. Compito nobilissimo quale è quello di attuare la vera pace nell’ordine stabilito da Dio».
Sebbene questa enciclica sia stata scritta cinquantun’anni fa, è molto significativa anche per il presente. Lo è ancora di più in Asia, e costituisce una grande sfida a superare le crisi con cui ci confrontiamo e a stabilire una pace duratura in questo continente. L’enciclica ha stabilito dei principi poi ripresi in alcuni documenti del concilio Vaticano II, ed è bello sapere che la Pacem in terris è stata la prima enciclica che il Papa ha indirizzato non soltanto ai cattolici, ma «a tutti gli uomini di buona volontà». Quindi si rivolge a tutti in Asia, cristiani e musulmani, e alle persone appartenenti a tutte le altre religioni. Ci ispira e ci incoraggia a fare ciò che è bene, basandoci sulla verità, la giustizia e la carità, per portare pace e armonia alla nostra società. La pace è un processo costante, e non solo un’assenza di conflitto armato.
Nella sua enciclica Papa Giovanni ha posto grande enfasi sui diritti umani fondamentali nel seguente ordine: il diritto alla vita, all’integrità fisica, all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, al riposo, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari (n. 6), il diritto al rispetto della propria persona, a una buona reputazione, alla libertà di cercare la verità, alla libertà di parola e alla libertà d’informazione (n. 7), il diritto al culto (n. 8), il diritto di scegliere il proprio stato e di creare una famiglia (n. 9), la libertà d’iniziativa in campo economico, il diritto al lavoro, il diritto a condizioni di lavoro idonee, a una retribuzione adeguata, alla proprietà privata (n. 10), il diritto di riunione e di associazione (n. 11), il diritto alla tutela giuridica dei diritti (n. 13) e il diritto di agire liberamente e responsabilmente (n. 16). È questo che vogliamo vedere realizzato in Asia.
Papa Giovanni Paolo II ha lasciato una profonda ispirazione alla gente in Asia. È stato un grande leader religioso. Ha sostenuto la libertà di religione. Ha sostenuto il dialogo ecumenico e interreligioso. Ha incontrato e accolto persone appartenenti a religioni diverse sia in Vaticano sia nei Paesi da lui visitati. Ha offerto un forte incoraggiamento ai cristiani in Asia con le sue lettere encicliche. In particolare l’esortazione apostolica Ecclesia in Asia ci serve da ispirazione costante e ci dà grande coraggio per essere fieri di essere cristiani asiatici. È una guida importante per predicare, per proclamare Cristo alla gente che ci circonda, e quindi per la crescita della Chiesa. Il documento afferma che «come nel primo millennio la Croce fu piantata sul suolo europeo, nel secondo millennio su quello americano e africano, nel terzo millennio si potrà sperare di raccogliere una grande messe di fede in questo continente così vasto e vivo» (n. 1). Così gli viene affidata la missione della proclamazione. Nello stesso documento Papa Giovanni Paolo riconosce «l’importanza del dialogo quale modo caratteristico della vita della Chiesa in Asia» (n. 3). Spiega che il dialogo «non è semplicemente una strategia per una pacifica coesistenza tra i popoli; è invece una parte essenziale della missione della Chiesa […], una vera vocazione». Il dialogo «è ben più che un modo per promuovere la conoscenza e l’arricchimento reciproci; è parte della missione evangelizzatrice della Chiesa, una espressione della missione ad gentes» (n. 31). Questo dialogo è legato all’evangelizzazione. Pertanto, entrambe le dimensioni della missione della Chiesa sono di primaria importanza in Asia. Viene posta anche grande enfasi sull’ecumenismo. Tutte queste dimensioni della missione della Chiesa sono di primaria importanza per noi asiatici.
È dunque davvero una gioia immensa che questi due grandi Pontefici vengano canonizzati. La loro vita e i loro insegnamenti continueranno a servire da forte ispirazione per la gente in Asia. Ci aiuteranno nella nostra missione evangelizzatrice, nel dialogo interreligioso, nell’ecumenismo, nel sostenere i diritti umani, l’uguaglianza, la giustizia, la libertà di pensiero, la libertà di religione e l’espressione delle pratiche religiose. La loro vita ci aiuta a continuare a lottare perché tutti abbiano pari diritti e perché ci sia collaborazione tra le nazioni e le religioni. Ci aiuta a schierarci a favore dei diritti degli oppressi, delle minoranze e degli emarginati. Essi ci ispirano anche a essere saldi nella fede, per quanto numerose siano le difficoltà e le sfide che possiamo incontrare sul nostro cammino di cristiani. Dinanzi a noi dobbiamo sempre avere Cristo, che ha sofferto, è morto e il terzo giorno è resuscitato per noi e per la nostra salvezza. Dobbiamo essere fieri come cristiani, seguaci di Cristo, e come asiatici, poiché Cristo — il Verbo di Dio — si è fatto carne in Asia.
L'Osservatore Romano