Due giorni in Gregoriana. La famiglia di oggi tra incertezze e attese.
Ascoltando la famiglia. Incertezza e attese - Forum sulla ...
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(Humberto Miguel Yañez) «Ascoltando la famiglia. Incertezze e attese», è il tema del forum sulla famiglia organizzato dal dipartimento di teologia morale della Pontificia Università Gregoriana che si è svolto il 4 e il 5 aprile. Le due giornate di approfondimento, presiedute dal cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, erano incentrate rispettivamente sull’“osservazione” e sull’“ascolto” della famiglia.
Gli autori degli articoli in pagina, hanno coordinato le due sessioni presentando anche le riflessioni conclusive.
La tappa del forum dedicata all’ascolto della famiglia ha avuto un taglio più pastorale, con la partecipazione di molte famiglie, anche giovani con bambini piccoli al seguito, la cui partecipazione è stata resa possibile dal servizio di babysitting offerto dall’istituzione. Si ritiene, infatti, che anche i semplici fedeli debbano avere voce all’interno dell’Accademia e non soltanto nell’ambito della pastorale. Il concilio Vaticano II riconosce il «supernaturali sensu fidei» (Lumen gentium 12; Evangelii gaudium 119) senza il quale la riflessione moralteologica diviene anch’essa «teologia da tavolino» (Evangelii gaudium 133), pensata dal di fuori dell’esperienza cristiana di tanti coniugi che vivono la loro fede all’interno della realtà familiare.
Ogni dottrina cristiana è sorta dall’esperienza di fede, formulata all’interno di determinate coordinate storico-culturali, perciò va confrontata con l’esperienza di fede contemporanea, per arrivare a una riformulazione in grado di svolgere il compito di suscitare e guidare un vissuto che si collochi sempre di più nel solco dell’autentica tradizione cristiana.
Perciò, la prima relazione, riguardante l’amore coniugale, è stata presentata da Maria Cruciani, una teologa sposata, la quale, con grande competenza, ha saputo articolare esperienza vissuta e riflessione teoretica, riconducendo il sentimento coniugale nell’argine di una virtù reinterpretata all’interno di un’antropologia relazionale.
Il ruolo strutturale dell’affettività nell’atto morale, messo in luce dalle neuroscienze, evidenzia la responsabilità del soggetto nella costruzione della propria identità anche nella dimensione affettiva. Nel legame coniugale la percezione di pervenire a un’esistenza piena grazie alla relazione con il partner incontra la medesima percezione da parte dell’altro, si carica delle sue attese e torna amplificata, generando una reciprocità ricorsiva della speranza che costituisce la determinazione coniugale della coscienza affettiva.
Dall’analisi del moto affettivo che porta alla formazione di una coppia, la tenerezza, la compassione e la misericordia emergono come le tonalità emotive che caratterizzano il legame. L’assunzione responsabile di un tale dinamismo naturale conduce alla consapevole strutturazione delle corrispettive virtù. Tenerezza, compassione e misericordia divengono atteggiamenti stabili del soggetto che desidera continuare a sentirsi attratto dall’altro e a volerlo accogliere attirandolo a sé. Nell’orientare le correnti affettive verso il partner, attraverso il coraggio (fortezza) e la temperanza, il soggetto promuove una spontaneità educata del proprio sentire, conducendo a un progressivo incessante perfezionamento il desiderio che è all’origine della relazione di coppia.
L’autodonazione di Cristo nel mistero pasquale rappresenta il modello verso cui tende questo dinamismo dello spirito umano e, al tempo stesso, la fonte da cui promana la spinta al dono totale di sé, una fonte alla quale attinge, consapevolmente o inconsapevolmente, ogni coppia che intende eternare il proprio amore.
Ma una presentazione così attraente della bellezza e della potenzialità dell’amore coniugale non poteva non essere confrontata con i problemi di chi non riesce a svilupparle pienamente. Questo non per giudicare le persone, ma per capire la complessità della situazione odierna, che presenta delle difficoltà a vivere un autentico rapporto coniugale, difficoltà che si riversano anche nel rapporto genitoriale. L’approfondimento di questo aspetto è stato chiesto a un terapeuta familiare di grande esperienza sul territorio, Giorgio Bartolomei, il quale ha presentato le difficoltà legate alla genitorialità, soprattutto da parte del padre, nella cultura contemporanea dove si registra il fenomeno della sua “evaporizzazione”.
Questo fenomeno viene legato alla fragilità del legame coniugale e all’indebolimento del rapporto interpersonale nella società individualizzata. Siamo davanti al sorgere di coppie liquide, sempre più frammentate e privatizzate. Dall’amore romantico si è passato all’amore di Sé, dove l’altro viene preso in funzione di se stesso. L’Io, alla ricerca della propria narcisistica individuazione, fatica a diventare Noi. All’interno della famiglia si passa dalla differenza alla confusione delle generazioni, e questo è dovuto alla paura di non essere amati dai figli e alle attese narcisistiche del figlio idealizzato. Occorre, invece, l’esercizio dell’autorità genitoriale come argine/cornice simbolica necessaria per la costruzione dell’identità del soggetto. Questo riconoscimento della funzione paterna comporta la necessità di Padri-Testimoni. In una società edonistica, che non contempla la dimensione del limite, bisogna introdurre l’interdizione. La funzione virtuosa del limite è indispensabile nell’educazione dei figli: senza l’esperienza del limite il soggetto è gettato in una condizione esistenziale di angoscia.
Punto di incontro tra le due relazioni è stato l’intervento di don Sergio Nicolli con la sua esperienza nel campo della spiritualità familiare, un’esperienza maturata sia nel corso del suo incarico di direttore dell’ufficio della Conferenza episcopolale italiana per la pastorale familiare che nell’attuale attività parrocchiale a Rovereto, dove dirige il Centro diocesano di pastorale familiare. La sua proposta è una spiritualità profondamente incarnata nella vita, che valorizza tutti gli elementi tipici della relazione coniugale e della responsabilità genitoriale. La sua relazione si è focalizzata sul nuovo rito del matrimonio in Italia, mostrandone le novità sostanziali rispetto al rito precedente.
Il nuovo rito rende esplicito che gli sposi sono consacrati dallo Spirito per essere inviati. Il matrimonio, infatti, è un sacramento per la comunità e non soltanto per gli sposi: fa parte della spiritualità coniugale sentire la responsabilità di vivere l’amore come un bene comune e non solo privato. Con il dono dello Spirito gli sposi vengono incaricati di un ministero specifico, il “ministero coniugale”. Il servizio nella Chiesa non consiste solo nel fare qualche cosa per la comunità, ma prima di tutto nel vivere pienamente l’esperienza dell’amore come una ricchezza che appartiene a tutti e fa crescere la comunità. La spiritualità familiare deve connotarsi per un particolare stile di vita, che riguarda le varie dimensioni della vita della coppia e della famiglia. Nicolli ha saputo individuare anche i mezzi per coltivare la spiritualità coniugale e familiare.
Le tre relazioni sono state completate ciascuna dalla testimonianza di una coppia di sposi tra quelle partecipanti ai lavori del forum, che hanno donato la loro esperienza di coniugalità e genitorialità attraverso narrazioni cariche di emozioni e spunti di riflessione. Le conclusioni dei gruppi di studio rispecchiavano un ambiente familiare di riflessione condivisa, avviata, ma non compiuta, lasciando nei partecipanti il profondo desiderio di continuare ad accompagnare una Chiesa in ascolto, la quale si prepara a due sinodi sulla complessa realtà della famiglia nella cultura postmoderna.
Al termine dei lavori, il coro familiare «CinqueCinquanta+» composto da famiglie (genitori, bambini e nonni) ha dato un’immagine plastica di quella che è la vita familiare, dove ognuno “canta” con la propria tonalità la vita di ogni giorno realizzando un’armonia di voci.
L'Osservatore Romano
La tappa del forum dedicata all’ascolto della famiglia ha avuto un taglio più pastorale, con la partecipazione di molte famiglie, anche giovani con bambini piccoli al seguito, la cui partecipazione è stata resa possibile dal servizio di babysitting offerto dall’istituzione. Si ritiene, infatti, che anche i semplici fedeli debbano avere voce all’interno dell’Accademia e non soltanto nell’ambito della pastorale. Il concilio Vaticano II riconosce il «supernaturali sensu fidei» (Lumen gentium 12; Evangelii gaudium 119) senza il quale la riflessione moralteologica diviene anch’essa «teologia da tavolino» (Evangelii gaudium 133), pensata dal di fuori dell’esperienza cristiana di tanti coniugi che vivono la loro fede all’interno della realtà familiare.
Ogni dottrina cristiana è sorta dall’esperienza di fede, formulata all’interno di determinate coordinate storico-culturali, perciò va confrontata con l’esperienza di fede contemporanea, per arrivare a una riformulazione in grado di svolgere il compito di suscitare e guidare un vissuto che si collochi sempre di più nel solco dell’autentica tradizione cristiana.
Perciò, la prima relazione, riguardante l’amore coniugale, è stata presentata da Maria Cruciani, una teologa sposata, la quale, con grande competenza, ha saputo articolare esperienza vissuta e riflessione teoretica, riconducendo il sentimento coniugale nell’argine di una virtù reinterpretata all’interno di un’antropologia relazionale.
Il ruolo strutturale dell’affettività nell’atto morale, messo in luce dalle neuroscienze, evidenzia la responsabilità del soggetto nella costruzione della propria identità anche nella dimensione affettiva. Nel legame coniugale la percezione di pervenire a un’esistenza piena grazie alla relazione con il partner incontra la medesima percezione da parte dell’altro, si carica delle sue attese e torna amplificata, generando una reciprocità ricorsiva della speranza che costituisce la determinazione coniugale della coscienza affettiva.
Dall’analisi del moto affettivo che porta alla formazione di una coppia, la tenerezza, la compassione e la misericordia emergono come le tonalità emotive che caratterizzano il legame. L’assunzione responsabile di un tale dinamismo naturale conduce alla consapevole strutturazione delle corrispettive virtù. Tenerezza, compassione e misericordia divengono atteggiamenti stabili del soggetto che desidera continuare a sentirsi attratto dall’altro e a volerlo accogliere attirandolo a sé. Nell’orientare le correnti affettive verso il partner, attraverso il coraggio (fortezza) e la temperanza, il soggetto promuove una spontaneità educata del proprio sentire, conducendo a un progressivo incessante perfezionamento il desiderio che è all’origine della relazione di coppia.
L’autodonazione di Cristo nel mistero pasquale rappresenta il modello verso cui tende questo dinamismo dello spirito umano e, al tempo stesso, la fonte da cui promana la spinta al dono totale di sé, una fonte alla quale attinge, consapevolmente o inconsapevolmente, ogni coppia che intende eternare il proprio amore.
Ma una presentazione così attraente della bellezza e della potenzialità dell’amore coniugale non poteva non essere confrontata con i problemi di chi non riesce a svilupparle pienamente. Questo non per giudicare le persone, ma per capire la complessità della situazione odierna, che presenta delle difficoltà a vivere un autentico rapporto coniugale, difficoltà che si riversano anche nel rapporto genitoriale. L’approfondimento di questo aspetto è stato chiesto a un terapeuta familiare di grande esperienza sul territorio, Giorgio Bartolomei, il quale ha presentato le difficoltà legate alla genitorialità, soprattutto da parte del padre, nella cultura contemporanea dove si registra il fenomeno della sua “evaporizzazione”.
Questo fenomeno viene legato alla fragilità del legame coniugale e all’indebolimento del rapporto interpersonale nella società individualizzata. Siamo davanti al sorgere di coppie liquide, sempre più frammentate e privatizzate. Dall’amore romantico si è passato all’amore di Sé, dove l’altro viene preso in funzione di se stesso. L’Io, alla ricerca della propria narcisistica individuazione, fatica a diventare Noi. All’interno della famiglia si passa dalla differenza alla confusione delle generazioni, e questo è dovuto alla paura di non essere amati dai figli e alle attese narcisistiche del figlio idealizzato. Occorre, invece, l’esercizio dell’autorità genitoriale come argine/cornice simbolica necessaria per la costruzione dell’identità del soggetto. Questo riconoscimento della funzione paterna comporta la necessità di Padri-Testimoni. In una società edonistica, che non contempla la dimensione del limite, bisogna introdurre l’interdizione. La funzione virtuosa del limite è indispensabile nell’educazione dei figli: senza l’esperienza del limite il soggetto è gettato in una condizione esistenziale di angoscia.
Punto di incontro tra le due relazioni è stato l’intervento di don Sergio Nicolli con la sua esperienza nel campo della spiritualità familiare, un’esperienza maturata sia nel corso del suo incarico di direttore dell’ufficio della Conferenza episcopolale italiana per la pastorale familiare che nell’attuale attività parrocchiale a Rovereto, dove dirige il Centro diocesano di pastorale familiare. La sua proposta è una spiritualità profondamente incarnata nella vita, che valorizza tutti gli elementi tipici della relazione coniugale e della responsabilità genitoriale. La sua relazione si è focalizzata sul nuovo rito del matrimonio in Italia, mostrandone le novità sostanziali rispetto al rito precedente.
Il nuovo rito rende esplicito che gli sposi sono consacrati dallo Spirito per essere inviati. Il matrimonio, infatti, è un sacramento per la comunità e non soltanto per gli sposi: fa parte della spiritualità coniugale sentire la responsabilità di vivere l’amore come un bene comune e non solo privato. Con il dono dello Spirito gli sposi vengono incaricati di un ministero specifico, il “ministero coniugale”. Il servizio nella Chiesa non consiste solo nel fare qualche cosa per la comunità, ma prima di tutto nel vivere pienamente l’esperienza dell’amore come una ricchezza che appartiene a tutti e fa crescere la comunità. La spiritualità familiare deve connotarsi per un particolare stile di vita, che riguarda le varie dimensioni della vita della coppia e della famiglia. Nicolli ha saputo individuare anche i mezzi per coltivare la spiritualità coniugale e familiare.
Le tre relazioni sono state completate ciascuna dalla testimonianza di una coppia di sposi tra quelle partecipanti ai lavori del forum, che hanno donato la loro esperienza di coniugalità e genitorialità attraverso narrazioni cariche di emozioni e spunti di riflessione. Le conclusioni dei gruppi di studio rispecchiavano un ambiente familiare di riflessione condivisa, avviata, ma non compiuta, lasciando nei partecipanti il profondo desiderio di continuare ad accompagnare una Chiesa in ascolto, la quale si prepara a due sinodi sulla complessa realtà della famiglia nella cultura postmoderna.
Al termine dei lavori, il coro familiare «CinqueCinquanta+» composto da famiglie (genitori, bambini e nonni) ha dato un’immagine plastica di quella che è la vita familiare, dove ognuno “canta” con la propria tonalità la vita di ogni giorno realizzando un’armonia di voci.
L'Osservatore Romano