giovedì 4 settembre 2014

Il Vangelo di Madre Teresa



Domani 5 settembre la festa liturgica.
Il Vangelo di Madre Teresa: "I poveri sono tali non perché lo vogliono essere, ma perché sono costretti ad essere poveri. Noi invece vogliamo essere povere, come loro, per testimoniare a loro, come anche agli altri, che Dio è amore".

(Alessandro Notarnicola) Un volto disegnato dai segni del tempo, un sari bianco bordato da tre strisce blu e ai piedi dei sandali consumati dal suolo di Calcutta: la figura delle piccola Beata di cui l'Albania, il Kosovo e la Macedonia si contendono i natali è sempre stata la stessa e ci ha consegnato perennemente l'insegnamento della parola del Signore: povertà e misericordia. La Madre della Carità, meglio conosciuta con il nome di Madre Teresa di Calcutta, è uno dei pochi e preziosi esempi di una Chiesa in uscita tesa ad abbracciare i più deboli, una Chiesa che si fa portatrice di un messaggio di solidarietà e cristianità autentiche, rafforzata dall'insegnamento della parola di Dio per non perdere la fede e dunque la speranza. A distanza di 17 anni dalla "salita in cielo" della piccola donna di Dio resta vivo il significato della sua missione di vita iniziata alla giovane età di 17 anni, nel 1927, in seguito a un periodo di preoccupazioni e dubbi su questa sua vocazione, costituito da un ritiro di riflessione di circa due mesi nel santuario della Madonna di Letnica. Il risultato fu una convinzione sempre più radicata che il suo destino sarebbe stato quello di diventare una "suora missionaria". Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu, nel 1929, raggiunse l'India dove, dopo una breve sosta a Calcutta, venne inviata nel Darjeeling, alle pendici dell'Himalaya, per completare la sua preparazione.
In quella terra così diversa dalla sua Skopje, dovette fermarsi per due anni, studiando le lingue inglese e bengali e insegnando nella scuola annessa al convento. Nello stesso periodo preparatorio ebbe modo di relazionarsi con la cruda realtà locale: iniziò in questo modo quel profondo atto di fede di povera servitrice dedicandosi agli ammalati e ai senza tetto. Il 24 maggio 1931, prese i voti temporanei, assumendo il nome di Maria Teresa, ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni. Da ragazza era sempre stata impegnata a livello parrocchiale e giunta in India ebbe inizio il cammino - fatto di rinunce e "praticità" - che presto l'avrebbe condotta ad Oslo per ritirare il premio Nobel o a New York per inaugurare la casa dei malati di Aids.
Nel 1937 ricevette i voti perpetui, divenne così Madre Teresa, nome che ha mantenuto per tutta la sua vita e con il quale è conosciuta in tutto il mondo come esempio di preghiera e devozione al volere divino. Tornata a Calcutta, assunse progressivamente diverse responsabilità organizzative, fino a divenire, nel 1944, direttrice della scuola. Gli anni del conflitto ebbero profonde ripercussioni sulle attività svolte dalle suore, che si dedicarono sempre più all'accoglienza di sfollati e bambini abbandonati. Lo stesso convento di Entally venne requisito e, fino al termine della guerra, trasformato in un ospedale militare britannico. Andando per le strade di Calcutta in cerca di medicinali e cibo per gli infermi, presto si rese conto che le mura della scuola rimanevano completamente estranee e impermeabili a quella desolazione e alla miseria che scorgeva negli sguardi dei tanti bisognosi: "Non ho mai dubitato sulla mia vocazione religiosa. Sentivo nel profondo del mio cuore che Dio mi chiamava per un'altra vocazione, vita, lavoro, ma non sapevo e non capivo il perché e come", scriveva ai suoi cari e infatti dopo quasi vent'anni di vita e di attività missionaria nella scuola, uscì per soccorrere e porgere la mano ai poveri. Così ebbe inizio l'avventura di Madre Teresa, la Santa dei nostri giorni, nata nella Repubblica di Macedonia e morta a Calcutta dove ha istituito le molteplici fondazioni di carità e soccorso.
La chiamata nella chiamata. Già da moltissimi anni aveva pregato, cercato di fare qualche cosa per questa gente, ma dal 1946 cercò di fondare un nuovo ordine per "andare-uscire-partire". Nella tenacia e nelle parole sussurrate di Madre Teresa ritroviamo il messaggio di Papa Francesco, il quale quotidianamente si batte affinché la Chiesa e i suoi rappresentanti si spoglino della inutile mondanità sovente dilagante nei costumi clericali per uscire dalla quattro mura dei conventi e confondersi pertanto tra gli uomini. "Uscire, partire, non vuol dire dimenticare. La Chiesa in uscita custodisce la memoria di ciò che qui è accaduto; lo Spirito Paraclito le ricorda ogni parola, ogni gesto, e ne rivela il senso", ha ricordato Francesco nel corso della Messa celebrata e presieduta nel Cenacolo di Gerusalemme, luogo nel quale Gesù istituì l’Eucaristia e dove solo San Giovanni Paolo II, prima di lui, ebbe il privilegio di celebrare la Santa Messa, il 23 marzo del 2000.
Nel 1950 Madre Teresa fondò la congregazione delle Missionarie della carità, la cui missione era quella di prendersi cura dei "più poveri dei poveri" e "di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono fuggite da tutti". Le prime aderenti furono sette sue allieve della Saint Mary, poi 12, le quali senza tregua soccorevano i bisognosi (tra i quali vi erano molti lebbrosi) di giorno e di notte coperte da quel sari bianco trapunto da bordini blu che ben presto sarebbe diventato l'emblema della carità e della Chiesa missionaria.
Da Papa Paolo VI a San Giovanni Paolo II tutti i pontefici hanno conferito nobili riconoscimenti alla Congregazione - "congregazione di diritto pontificio" - e alla sorelle che avevano avviato quest'opera solidale divenuta capillare, e dunque permettendo ad essa di diffondersi in tutto il mondo anche allo stato laicale. Nel corso degli anni 80 nacque una straordinaria amicizia tra Papa Wojtyla e la Missionaria di Calcutta, accomunati dalla logica del Vangelo plasmata dall'Amore per Dio e dalla voglia di scoprire, amare e servire Gesù attraverso il volto dei poveri. Madre Teresa occupandosi delle sofferenze degli altri ha appreso il vero significato del "fare la povertà": un esempio autentico di spiritualità e umanitas christiana tipico di chi ha il desiderio di penetrare l'insegnamento del Vangelo sentendolo sulla propria pelle, senza teorizzarlo o facendo della carità un mero orpello oratorio.
"La nostra gente anche se è poverissima, vive e soprattutto muore contenta, essa è libera. In essi c'è la felicità, sono grati per tutto, molto sensibili, tanto buoni. Una volta portai un po' di riso ad una famiglia poverissima. Ben presto la madre di quattro bambini scappò via di casa. Dopo qualche tempo venne. Io le
chiesi: Dove sai stata? E lei mi disse: Madre buona, vicino a noi c'è una famiglia musulmana. Sono poverissimi, muoiono di fame, e io sono andata a portare anche a loro un po' di cibo, riso. Lei e la sua famiglia erano indù. Vedete la generosità e l'altruismo dei poveri [...]".
Madre Teresa è "il servo di tutti" un esempio tratto dalle pagine del Vangelo, un simbolo di "Amore in azione" intrapreso e accarezzato sulla strada al fianco dei moribondi e di tutti coloro che in India da secoli erano considerati gli "intoccabili", per queste ragioni San Giovanni Paolo II nutrendo una profonda riconoscenza nei confronti dell'opera missionaria che la piccola donna icona del Buon Samaritano svolgeva laddove la Chiesa non era presente in maniera consistente fece aprire il processo di beatificazione a soli due anni dalla morte e il 19 ottobre 2003 la beatificò con il nome di "Beata Teresa di Calcutta": "Non è forse significativo che la sua beatificazione avvenga proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la Giornata Missionaria Mondiale? - disse Giovanni Paolo II nel corso dell'Omelia dedicata alla serva dei più piccoli - Con la testimonianza della sua vita Madre Teresa ricorda a tutti che la missione evangelizzatrice della Chiesa passa attraverso la carità, alimentata nella preghiera e nell’ascolto della parola di Dio. Emblematica di questo stile missionario è l’immagine che ritrae la nuova Beata mentre stringe, con una mano, quella di un bambino e, con l'altra, fa scorrere la corona del Rosario".
Contemplazione e azione, evangelizzazione e promozione umana: Madre Teresa ha proclama il Vangelo non per mezzo delle parole ma con la sua vita tutta donata ai poveri, ma, al tempo stesso, avvolta dalla preghiera.


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Lanciato il sito ufficiale del viaggio apostolico di Francesco in Albania

www.spes.al è l'indirizzo del portale che offre informazioni sulla Chiesa in Albania e sulle varie realtà delle diocesi, dei giovani e dei centri di carità

In occasione del prossimo viaggio apostolico di Papa Francesco a Tirana, il 21 settembre, è stato lanciato il sito www.spes.al. Il portaleoffre informazioni sulla Chiesa in Albania, sulle varie diocesi, sulla vita religiosa, sui giovani, sui centri di carità e altro ancora.
“Il sito - spiega al Sir don Gjergj Meta, responsabile della struttura informativa della Chiesa albanese in occasione della visita - è stato voluto dalla Conferenza episcopale e richiama illeitmotiv della ‘speranza’ che anima questo viaggio e l’attesa della Chiesa e del popolo albanese per questa visita".
Infatti, aggiunge don Meta, "i vescovi hanno deciso di accogliere il Papa con lo slogan: ‘Insieme con Dio, verso la speranza che non delude’, riprendendo un po’ sia san Paolo nella Lettera ai Romani, dove parla della speranza che non delude, ma anche l’idea del cammino fatto insieme agli altri”.
Un aspetto, questo, “particolarmente significativo” per l’Albania: “Siamo un popolo - aggiunge il sacerdote - che ha provato le conseguenze di un ateismo militante, di una società senza Dio e adesso dobbiamo costruire una società insieme agli altri e anche insieme con Dio”.
Sintesi di tutto ciò è il logo della visita del Pontefice che, in modo stilizzato, rappresenta il popolo cristiano che risorge dal sangue dei martiri e continua a camminare con la Croce come vessillo.