domenica 10 gennaio 2016

Unioni civili, mondo cattolico diviso e confuso

Family Day 2015

E la Chiesa italiana rischia il suicidio pubblico
di Stefano Fontana*

Alla fine di gennaio 2016 il Parlamento italiano comincerà la discussione del disegno di legge Cirinnà che concluderà presumibilmente il suo iter in primavera. Il mondo cattolico in politica, a parte qualche valente eccezione, ha già deciso per non dare battaglia e di giungere al compromesso sul testo di legge. Nel mondo cattolico più ampiamente inteso si sta discutendo su cosa fare. Il quadro è molto frammentato, purtroppo, e si rischia di non fare nulla. Sarebbe una tragedia.
Il Family Day del 2007 non è stato un fallimento, come è stato detto nei giorni scorsi, dato che ha contribuito, insieme ad altre contingenze, a fermare il percorso legislativo della legge sui DICO, che pure, rispetto al disegno di legge Cirinnà, era ben poca cosa. Inoltre esso ha mobilitato tante energie che negli anni successivi hanno dato molto per la famiglia dentro la società civile. Le attese, purtroppo, rispetto al seguito che la classe politica avrebbe potuto dare a quella iniziativa, sono state deluse. Ma fu colpa della classe politica e non del Family Day.
Colpire il Family Day significa anche colpire la linea dei Vescovi italiani in quel periodo. In quella situazione i Vescovi hanno fatto sentire la loro voce, non sulla manifestazione in sé, che è stata opera laica, ma sui contenuti e sulle prospettive. Una Nota dei Vescovi italiani spiegava molto bene i valori in gioco e perché non si poteva accettare il riconoscimento pubblico delle unioni di fatto. Si accusa la Chiesa del Family Day e della Nota dei Vescovi del 2007 di aver fatto politica clericale, politica coordinata e guidata dai Vescovi, mentre in realtà in quell’occasione i Vescovi fecero la loro parte e i laici  pure, come deve essere. 
Ora, la legge Cirinnà è molto più grave. Essa riconoscerebbe le unioni civili o matrimoni tra persone dello stesso sesso, non solo garantendo diritti individuali, ma equiparando l’unione in parola al matrimonio tra un uomo e una donna. È ridicola la discussione sulla Stepchild adoption. Non è accettabile un compromesso che, a fronte di una cancellazione dal testo di legge della Stepchild adoption o di una sua attenuazione nella forma dell’«affido rinforzato», prometta il sì alla legge. Un volta approvata questa legge, sarà l’Europa a chiedere in forma obbligante il riconoscimento del diritto all’adozione. In presenza poi della Sentenza della Corte costituzionale italiana che ha sancito il diritto costituzionale della coppia – di qualsiasi tipo essa sia – ad avere un figlio tramite la fecondazione eterologa, nessuno sarà in grado di fermare il processo che andrà ben oltre l’adozione di minori. 
Ci si chiede con accorato stupore come sia possibile che il mondo cattolico accetti tutto questo senza agire. Una simile omissione sarebbe una assoluta novità per la Chiesa italiana e lascerebbe una ferita molto profonda e duratura.
Se non si mantiene fermo cosa si intende per vera famiglia, tutti i discorsi sulle politiche familiari perderanno di senso. La società, la scuola, la sanità, il lavoro… tutti i settori dove si parlerà di famiglia diventeranno un continuo campo di battaglia, a meno che non si verifichi la resa di quanti dovrebbero combattere per difendere una dimensione naturale delle cose, non soggetta al violento capriccio degli egoismi.
Non agire, non scendere in piazza, non protestare, non richiedere con una sola voce e davanti alla nazione, in pubblico, il “no” a questa legge vorrebbe dire ritornare indietro alla “scelta religiosa”, che fu, nonostante l’espressione, una chiara scelta politica: per la presenza nella società alla spicciolata, per la rinuncia ad una visione cattolica delle cose, per la messa da parte della verità nei rapporti con la fede, per una afasia sistematica dei cattolici sulla scena pubblica a vantaggio dei poteri dominanti. Non è stata una scelta solo religiosa ma propriamente politica allora e così sarebbe anche oggi: significherebbe la sottomissione al potere politico vincente e arrogante di oggi, un sì alla violenza condita con l’autoconsolazione della democrazia. 
* Direttore dell'Osservatorio Cardinale van Thuân
    sulla Dottrina sociale della Chiesa - Trieste
    www.vanthuanobservatory.org

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La battaglia sulla Cirinnà non sia solo in Parlamento
di Peppino Zola

Caro direttore,
tanti auguri per il 2016, anche se l’anno inizia subito con molte questioni calde. In questo contesto, Ti faccio pervenire copia della lettera che ho spedito in questi giorni ad Alfano e ad alcuni autorevoli membri dell’NCD.
“Carissimi,
sui c.d. “diritti civili”, constato quanto segue:
Il Premier continua a parlare del ddl Cirinnà, persino nella sede totalmente impropria della Borsa di Milano e lo fa anche se precisa che si tratta di una iniziativa parlamentare e non del Governo. Ma se è così, perché ne continua a parlare come Premier? Grave scorrettezza istituzionale.
Il Premier si avvale, per far passare le leggi che gli interessano, di più maggioranze variabili e sa benissimo che il ddl Cirinnà (e il ddl Scalfarotto) passerà con il voto di parte della opposizione.
Come fa un partito come l’NCD, che sostiene con molta lealtà il Governo, accettare che avvengano le cose descritte ai punti precedenti, tra l’altro su questioni di storica e basilare importanza per il futuro della nostra società? Come potete accettare di dare i voti ad una maggioranza che, appena serve, si rivolge anche ad altri, senza alcun pudore ed, anzi, dicendolo apertamente? Non pensate che ne vada della dignità politica del partito?
Per favore, non nascondetevi dietro il dito del voto segreto di coscienza: sapete benissimo che, per quella via, il ddl passerà a larga maggioranza e, quindi, non credo che questa via possa sistemare la nostra di coscienza.
Mi pare che, di fronte a tutto ciò, occorra uno scatto di forza politica che ci rimetta al centro di una proposta che rispetti la nostra storia millenaria e che vada incontro al vero sentire del nostro popolo. Non possiamo accettare supinamente una rivoluzione antropologica che i nostri nipoti ci rinfacceranno: in particolare, i cattolici non possono essere compartecipi di un disegno che tende ad annientare la grande tradizione cristiana e quindi veramente umana. Renzi oggi ha detto che su queste tematiche noi siamo i fanalini di coda dell’Europa. E’ falso. Solo una minoranza di Paesi europei prevede il matrimonio gay (di questo si tratta, al di là dei giochi nominalistici). Confido che l’NCD abbia il coraggio di andare fino in fondo in questa battaglia: eventuali sacrifici di oggi ci premierebbero domani.
Buona battaglia e buon anno”.
Naturalmente, non basta la politica. Occorre che la società intera faccia sentire, forte, la sua voce, nei molti modi che la vita e le circostanze ci consentono. Molti pregano per il buon fine di questa questione e fanno bene. Molti testimoniano con la loro vita la bellezza del matrimonio e della famiglia tra uomo e donna e Dio li benedica. Molti svolgono una preziosa azione culturale, per dare le ragioni condivisibili a difesa dell’istituzione famiglia e fanno bene. Molti, tra cui il tuo giornale, mettono in atto un’azione di informazione capillare, affinché tutti sappiano con piena coscienza quali sono i veri problemi in ballo e speriamo che questa azione possa continuare sempre più alacremente, prima che la legge liberticida voluta da Scalfarotto impedisca la libertà di pensiero e di opinione. Molti si apprestano a mettere in atto anche manifestazioni pubbliche pacifiche, affinché sia l’opinione pubblica che la politica sappiano che il nostro popolo non condivide le aberrazioni che il pensiero unico collettivo vorrebbe imporre ideologicamente a tutti. Tutto questo “movimento” in atto serve ad accrescere la nostra autocoscienza e, speriamo, il consenso popolare a quanto da noi sostenuto.
In questi giorni, un amico mi ha segnalato una frase del grande Chesterton, che mi aiuta molto nell’affrontare in pace le attuali sacrosante battaglie: “un vero soldato non combatte perché ha di fronte a sé qualcosa che odia. Combatte perché ha alle sue spalle qualcosa che ama”.
Preghiamo che Dio ci conceda sempre di vivere con questo atteggiamento.