lunedì 7 novembre 2016

Dal cassonetto all'altare

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“Madre Teresa mi ha recuperato dal secchio della spazzatura. Sono nato il 9 settembre 1982 e ho vissuto dieci giorni con i miei genitori. Il 19 settembre mia madre mi ha gettato nel bidone dell’immondizia davanti alla Casa delle Suore della Carità” di Amravati, una baraccopoli di Bombay.
Così Emmanuel Leclercq nato in India, adottato da una famiglia francese e oggi seminarista della diocesi di Avignone ai microfoni del Tg2000, il telegiornale di Tv2000, ha raccontato alcuni particolari inediti della sua incredibile storia.
A poco più di due mesi dalla canonizzazione di Madre Teresa il Tg2000, che stasera farà il suo esordio nella nuova edizione delle 20.30, ha raccolto la testimonianza del seminarista pubblicando immagini e foto inedite grazie al lavoro della regista Pina Cataldo.
“Se mia mamma mi ha abbandonato in un secchio della spazzatura davanti alla Casa di Madre Teresa – ha aggiunto Emmanuel – non è stato per caso. Dio ha voluto che io fossi gettato in quel bidone! Perché? Non lo so. Un giorno forse lo saprò. Quando sono stato ritrovato da Madre Teresa il 19 settembre 1982, avevo il nome di mia mamma scritto sul braccio e la data dell’abbandono. Il nome di mia mamma è Subadhra, un nome indu, che vuol dire “la brava madre”. E anche al collo avevo una collanina sulla quale era scritto in indu il mio nome: Robin”.
“Ringrazio la mia mamma – ha proseguito Emmanuel – per avermi dato un nome e adesso che mi chiamo Emmanuel, ho dato il nome di Robin al mio angelo custode. Direi che il mio angelo custode è la impercettibile voce e la minuta mano di Madre Teresa sopra di me ogni giorno. Mia madre mi ha abbandonato per amore, perché nella parola “abbandono” c’è la parola “dono”.
Io sono stato “abbandonato” affinché venissi “donato”. E sono stato donato a una famiglia, perché dopo un anno di permanenza nella casa delle Missionarie della Carità sono stato adottato da una famiglia francese. Io devo tutto a loro: mi hanno ridato una dignità, mi hanno educato, mi hanno dato la possibilità di studiare e, grazie a loro, posso diventare sacerdote. Mi mancano tre anni per realizzare quel sogno”.
“Per undici mesi – ha raccontato Emmanuel – sono stato tra le braccia di Madre Teresa in una culla della casa per i bambini abbandonati, perché lei personalmente mi ha raccolto dall’immondizia per mettermi in una culla. E il calore di Madre Teresa quando mi prendeva fra le braccia, lo sento anche oggi”.
“Ho conosciuto la mia storia – ha ricordato Emmanuel – perché i miei genitori adottivi me l’hanno raccontata, quando avevo 7 anni. Ma poi l’estate scorsa, quando sono tornato dopo oltre trent’anni in India per la prima volta, ho avuto la gioia di incontrare una suora che adesso ha 90 anni e che era presente quando sono stato trovato nel bidone della spazzatura.
Mi ha narrato la mia storia e mi ha fatto vedere la collanina con il mio nome ‘Robin’ e il registro dove era scritto il mio nome, la data di nascita e la data dell’abbandono, che portavo scritte sul braccio, e anche la data del ritrovamento che era lo stesso giorno dell’abbandono. Quando ho visto il registro, ho ringraziato il Signore anzitutto per il primo dono, quello della vita. Poi ho ringraziato mia madre che mi ha concepito e mi ha messo al mondo, ho ringraziato Madre Teresa che mi ha trovato e salvato, infine ho ringraziato la mamma che mi ha adottato”.
“Purtroppo – ha concluso Emmanuel – non ho incontrato mia madre perché la suora mi ha detto che non era possibile trovarla, in quanto sul mio braccio era scritto soltanto il suo nome Subadhra che è molto diffuso in India e non c’è alcun documento che possa aiutarci a trovarla. Però io non ho mai smesso di cercarla, prego sempre per lei e mi chiedo: ‘Forse è già deceduta, forse ho dei fratelli e delle sorelle, le dò appuntamento lassù in Cielo per cantare insieme la gloria di Dio’”.
Zenit
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