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mercoledì 27 gennaio 2016

Nuovi Orizzonti al Family Day





La Croce di oggi vi svela qualche giochino politico nel Pd che vota all'unanimità "l'impianto" del ddl Cirinnà e "aspetta il 2 febbraio", come dice il presidente dei senatori Zanda, per indicare su quali emendamenti sarà ammesso il voto di coscienza. Traduzione: il Pd vuole "pesare" la piazza del Family Day, litiga furiosamente al proprio interno sulla stepchild adoption e saremo noi dal Circo Massimo, se saremo davvero una valanga, a far esplodere le contraddizioni. Il sostegno ci arriva anche dagli Stati Uniti, grazie a Federica Thistle che sta arrivando in Italia, grazie alla March for Life e pubblichiamo un articolo in esclusiva di Gianna Jessen che dice: italiani, andate al Circo Massimo. Un numero intenso, quello di oggi. Sostenete La Crocewww.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora

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"NUOVI ORIZZONTI": PRESENTE!

"Il prossimo 30 gennaio riteniamo sia doveroso esprimere tutta la nostra preoccupazione per la paventata approvazione di un decreto di legge ritenuto da più parti fuorviante soprattutto in merito al diritto dei bambini ad avere un padre e una madre.
Riteniamo doveroso esprimere la nostra posizione certi che il provvedimento che si vuole approvare non è rispettoso delle reali richieste del Paese e assolutamente alieno dal sentire della gente comune.
Nella coscienza democratica che tutti hanno il diritto di esprimere liberamente e pacificamente le proprie idee i singoli aderenti al nostro movimento parteciperanno convinti, secondo le possibilità di ciascuno, alla manifestazione a Roma o ad altre iniziative a livello locale, in particolare a veglie e momenti di preghiera.
In questo momento davvero delicato per il futuro di intere generazioni del nostro Paese, ci sentiamo in dovere di invitare tutti i nostri amici e simpatizzanti a fare lo stesso
Non abbiamo mai voluto essere strumentalizzati politicamente o ideologicamente e, a maggior ragione, non vogliamo che questo avvenga oggi.
Siamo però in dovere di dichiarare che la posizione che ci rappresenta è quella della Chiesa Cattolica, espressa in questi giorni con estrema chiarezza anche da Papa Francesco: “Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”(cfr http://www.news.va/…/papa-a-rota-romana-la-famiglia-non-sia…).
Riteniamo con convinzione che il testo del decreto di legge Cirinnà crei confusione sull’istituto della famiglia – cellula madre di ogni società – e neghi i diritti fondamentali del bambino.
Riguardo agli altri aspetti del decreto, ricordiamo che a suo tempo il Pontificio Consiglio per la Famiglia si era pronunciato chiaramente sulla tutela dei diritti civili dei singoli che vanno però nettamente distinti da quelli dei più indifesi ovvero dei bambini.
Rivendichiamo il fatto che questa nostra volontà di esprimerci con chiarezza rispetto a temi così centrali per una convivenza sociale rispettosa e accogliente, è frutto di un’esperienza ormai più che ventennale di contatto con il mondo del disagio sociale. Ogni giorno ci imbattiamo e cerchiamo di sanare le gravi e, talvolta irreparabili, ferite che lacune familiari sempre più devastanti e una società non più a misura di famiglia lasciano nella vita dei loro figli e cittadini.
Ci sentiamo perciò nel diritto e nel dovere di far sentire la nostra voce perché siamo convinti che ai nostri figli e alle generazioni future possiamo e dobbiamo dare il maggior bene possibile."
La comunità di don Benzi:«Anche noi ci saremo»
di Lorenzo Bertocchi


«Abbiamo aderito al Family day perché siamo in un momento storico importantissimo, oggi è necessario che la famiglia fondata sul matrimonio, così come indicato anche dalla nostra Costituzione, venga riaffermata». Lo dice alla Nuova Bussola quotidiana Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII L’associazione fondata da don Oreste Benzi ha aderito ufficialmente all’evento previsto per sabato 30 al Circo Massimo di Roma. Nel comunicato, diramato qualche giorno fa, l’associazione ha indicato che “il bisogno dei minori è di crescere con un papà ed una mamma per una sana identificazione psico-affettiva e relazionale, e che il mercato dell’utero in affitto è un abominevole delitto contro le donne più povere, che si vendono per pochi soldi».
Ramonda, cosa significa per la Comunità Giovani XXIII partecipare al Family day?
«Significa prender parte ad un evento di popolo per dire un sì alla famiglia, alla vita, per fare un affermazione di bene. Così come ci ricordano molti vescovi e come ha affermato lo stesso Papa Francesco nel recente discorso alla Rota romana. E poi vorremmo ricordare ai politici che, mentre loro sembrano avere in mente altre sottolineature e priorità, la realtà dice di una situazione difficilissima delle famiglie: i bambini, i giovani, il lavoro, gli anziani, hanno bisogno di aiuto ora».
Nel dibattito attuale molti sostengono che il riconoscimento delle cosiddette unioni civili da parte dello Stato sia una questione ineludibile…
«Ci sono già leggi che prevedono una tutela per i diritti individuali e non c’è alcun bisogno che lo Stato riconosca altri tipi di unione diverse dalla famiglia così come è definita dalla Costituzione. É, invece, urgente che si facciano politiche per la famiglia. I problemi mi sembra che siano davanti agli occhi di tutti. Vogliamo parlare della denatalità? Quali sono le politiche per invertire questa tendenza? Vogliamo parlare del lavoro? Dell’emarginazione giovanile? Sono solo alcuni esempi che mostrano una situazione molto grave. La famiglia oggi chiede attenzione concreta. La nostra comunità è presente in 35 Paesi nei vari continenti e culture, e c’è una costante che si rileva molto chiaramente: è la famiglia che fa andare avanti la storia. Dimenticarlo ha un prezzo salato».
Qual è il ruolo della famiglia nella vostra comunità?
«Le nostre famiglie allargate, fatte di figli naturali, ma anche di figli in affido o in adozione, sono un cardine. Sono un dono per vivere testimoniando la carità. Basti pensare che il nostro fondatore, don Oreste Benzi, ha scritto il suo primo libro che si intitolava “Per la famiglia” e l’ultimo “Nel cuore della famiglia”. Per noi la famiglia è il fondamento della società, un valore che sabato sarà ribadito dai credenti, ma anche da tutte le persone di buona volontà che saranno in piazza».
Don Benzi, di cui è aperta la causa di beatificazione, è salito al Cielo nel novembre del 2007. Nel maggio di quell’anno vi fu il primo Family day. Si ricorda qualche parola di don Oreste a proposito di quell’evento?
«Don Benzi ci ha sempre detto che associazioni e movimenti ecclesiali devono camminare insieme ai pastori, ma non devono tenere la loro fede relegata nelle sacrestie. Dobbiamo poter essere voce di chi non ha voce. Nel caso dell’evento di sabato dobbiamo esserlo per i bambini che innanzitutto hanno il diritto ad avere un padre e una madre. Come ci indica il Vangelo, a volte bisogna essere pronti anche a salire sui tetti per dire una parola chiara».

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Jennifer_Lahl_CBC _family day


Parteciperà anche lei al family day del 30 gennaio, al Circo Massimo: Jennifer Lahl.
E’ una massima esperta di fecondazione artificiale e utero in affitto. E’ autrice del documentario Eggsploitation, che denuncia il mercato di ovuli sulla pelle di giovani donne bisognose, spesso ingannate, male informate. Dirige cbc-network.org
Ha risposto ad alcune domande.
  • Sappiamo che lei parlerà al Family Day questo Sabato 30 Gennaio, viaggerà dagli Stati Uniti per essere a Roma, quali sono le ragioni per la sua partecipazione?
Ho lavorato ormai da oltre un decennio per fermare l’aberrante pratica della compravendita di ovuli e della maternità surrogata. Quando mi dicono che ho la possibilità di raggiungere più di un milione di persone, si viaggia lontano!
  • Lei interverrà anche alla Conferenza Internazionale contro la maternità surrogata a Parigi il 2 febbraio? Pensa veramente che sia possibile fermare la maternità surrogata in tutto il mondo?
Non interverrò alla Conferenza di Parigi ma parteciperò perché credo sia un evento storico dove molte famose femministe come Silvia Agacinski ed altre si dichiareranno essere totalmente contrarie alla maternità surrogata. Sono assolutamente convinta che sia possibile bloccare la maternità surrogata nel mondo.
  • Perché molti partiti politici e grandi media sostengono la maternità surrogata?
In tutto il mondo, molte voci si stanno levando contro questa pratica disumana che schiavizza le donne e tratta i bambini come prodotti da vendere e comprare. Il grande pubblico è molto disinformato sulla tragica realtà della maternità surrogata. Pensano che la maternità surrogata sia semplicemente un bel modo per aiutare le persone ad “avere un bambino”. Perciò è verosimile che molti politici non vedano la maternità surrogata come un problema. Inoltre, negli Stati Uniti l’industria della maternità surrogata è molto ricca, potente e in crescita. Il dio profitto è potente mentre coloro che si oppongono alla maternità surrogata non sono ricchi o in posizione di potere.
Notizie pro vita

venerdì 11 dicembre 2015

INTERVISTA A CHIARA AMIRANTE sulla Chiesa di oggi...


...e il tempo che stiamo vivendo.
Dalla RIVISTA VENITE E VEDRETE della Comunità Magnificat, realizzata da don Davide Maloberti.

Nata nel 1966, è fondatrice e presidente della Comunità “Nuovi Orizzonti”. Fin dal 1990 Chiara decide di dedicarsi ai ragazzi di strada, al “popolo della notte”, nei luoghi più degradati di Roma. Nasce così “Nuovi Orizzonti” che – dalla prima comunità residenziale per una ventina di ragazzi a Trigoria – si trasforma in breve tempo in una vera e propria “factory dell’amore”, della solidarietà e dell’accoglienza con sedi e attività in diverse parti del mondo.
Nel 2003 il sindaco di Roma Walter Veltroni le ha consegnato il Premio Campidoglio.
Nel 2004 Giovanni Paolo II l’ha nominata consultrice del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti e dal 2011 è membro del Comitato scientifico per la rivista “People on the Move” dello stesso Dicastero: Nel 2012 Benedetto XVI l’ha nominata consultrice del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione ed è stata nominata uditrice alla XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi.
L’impegno di “Nuovi Orizzonti” si dispiega su vari fronti: 854 Equipe di Servizio, 207 Centri di accoglienza, formazione ed orientamento, di cui 70 Centri Residenziali di Accoglienza, Reinserimento e Formazione; 52 Centri di Ascolto di Prevenzione e di Servizio; 85 Famiglie Aperte all’accoglienza; 5 Cittadelle Cielo in via di realizzazione, più di 450.000 Cavalieri della Luce impegnati a portare la rivoluzione dell’amore nel mondo.
Chiara Amirante è autrice di molti libri tra cui i bestseller Solo l’amore resta (Piemme 2012) e E gioia sia (Piemme 2014). E’ appena uscito il libro Dialogare con Dio (Piemme 2015) già 1° in Amazon nel reparto spiritualità.
INTERVISTA
E’ un tempo nuovo per la Chiesa in cui ripartire. Ogni tempo forse lo è. Si sta per aprire l’Anno della Misericordia, a che cosa è chiamata la Chiesa secondo te?
Tra le parole più utilizzate da Papa Francesco abbiamo: “misericordia”, “gioia”, “evangelizzazione”, “periferie esistenziali”, “lacrime”… Credo ognuna di esse ci sveli qualcosa di un tempo in cui i  precari equilibri tra le nazioni si giocano su delle polveriere. Dinnanzi ad un mondo che ha scelto una “silenziosa apostasia” Dio ci dona un tempo di conversione e Misericordia nel quale la Chiesa è chiamata ad essere annunciatrice della gioia del Vangelo con una particolare attenzione alle periferie esistenziali imparando a farsi carico del grido dell’umanità, dando risposte liberanti. Abbiamo una enorme responsabilità come cristiani oggi.
Lei ha iniziato la sua esperienza da una sofferenza personale in cui ha sperimentato l’intervento di Dio: che cosa è rimasto in Lei di quegli inizi?
Sono sempre agli inizi. Prima in strada da sola di notte quando avevo poco più di 20 anni con il “popolo della notte”, ora insieme ad un “popolo della Luce” che – dopo esser passati dalla morte alla vita – cercano i propri fratelli e le proprie sorelle là dove prima vivevano di espedienti, violenza, tenebre e seminavano ‘morte’. In pochi anni i Centri sono diventati 207, le Equipe di servizio 854, i Cavalieri della Luce 450.000. E’ sempre un nuovo inizio di missioni, evangelizzazione, abbandono alla Divina Provvidenza con cui si sostentano tutte le opere di Nuovi Orizzonti. Più passa il tempo più contemplo i miracoli di Dio ma sento anche crescere il grido di quanti sono ancora nell’inferno della separazione dall’Amore di Dio.
Tra i poveri della Stazione Termini, una delle “periferie” del mondo, per dirla con Papa Francesco. Che cosa si trova e che s’impara dalle periferie?
San Benedetto nella sua regola scrive che “spesso lo Spirito Santo parla attraverso l’ultimo arrivato”. Alla scuola dei piccoli e dei poveri si incontra Gesù che ti parla cuore a cuore e ti insegna sempre cose nuove. Ma attenzione a non confondere le “periferie” con dei luoghi fisici. Il Papa ce l’ha spiegato bene: “Essere in uscita significa innanzitutto uscire dal centro per lasciare al centro il posto di Dio”. Periferia esistenziale è ogni cuore che ancora non ha incontrato l’Amore di Dio.
Uno dei verbi-chiave al centro del convegno di Firenze è “uscire”. Ma spesso più che uscire, la gente fugge dalle proprie situazioni. Ma esattamente, da cosa fugge?
Il mondo odierno cerca la felicità ovunque e a tutti i costi, ma ha dimenticato che è Dio la felicità. Incontro persone, soprattutto giovani, devastati dalle seduzioni delle false luci a neon proposte con forza dai tanti profeti di menzogna che popolano i media e i new media. Arrivano da noi con la morte nel cuore. Cercano la felicità, ma la cercano nei posti sbagliati. Il Vangelo da vivere alla lettera che guida le nostre giornate diventa quel centro da ritrovare in se stessi. E’ il viaggio più difficile in assoluto, quello al centro del proprio cuore in cui ritrovare Dio.
Il vostro Movimento sta crescendo. Intanto però la Chiesa fa i conti con i numeri che calano (sacerdoti, consacrati…); la Chiesa è minoranza, lo si vede, ma qual è suo parere la Chiesa avremo tra 20 anni?
Grazie a Dio la Chiesa è Opera di Dio e Gesù ci ha promesso che “le porte degli inferi non prevarranno”. Pertanto credo che dobbiamo solo preoccuparci di mettere tutto il nostro impegno per essere cristiani autentici, credibili, radicali, innamorati. Preghiamo e amiamo la Chiesa e sicuramente vedremo i miracoli che solo l’amore può compiere, perché Dio è Amore!
Quali sono i pilastri della vostra comunità?
I pilastri centrali sono: la preghiera, la  comunione, l’evangelizzazione, la formazione. Ogni settimana è scandita da un orario che ha nella meditazione del Vangelo da vivere alla lettera il suo cuore. Anche in Facebook nella mia pagina pubblica ho condivido ogni mattina una «Parola di Luce» dal Vangelo del giorno che cerchiamo di vivere insieme scegliendo un piccolo impegno concreto. Poi ci sono le missioni in Italia e all’estero che si possono vivere come volontari, da interni o esterni, grazie ai tanti Gruppi, Cenacoli, Comunità. Ovunque cerchiamo di vivere in comunione anche se oggi tra i 600 Piccoli della Gioia – i nostri consacrati – la maggior parte sono sposi e laici nel mondo. La formazione è su un programma chiamatao «L’Arte di Amare», un cammino di conoscenza di sè e guarigione del cuore. Ci sono poi work-shop specifici nelle varie equipe di servizio: evangelizzazione di strada, media e new media, carcere, ospedali, volontariato internazionale, ecc…

Seguire Cristo da vicino: a lei che cosa ha chiesto Gesù nella sua vita?
Credo a ciascuno chieda tutto! Non ci sono mezze misure con Gesù. Lui si dà tutto a noi e a ciascuno chiede tutto. Un amore vero, pieno, sincero senza se e senza ma. A me ha chiesto di amarlo come a tutti. Con la Sua Grazia ci sto provando.

Si chiude il Sinodo sulla famiglia e si apre l’Anno della Misericordia. In tanti dicono: occorre dire in modo nuovo la verità del Vangelo per l’uomo ferito di oggi. Voi che cosa fate in questa direzione?
Il Papa ha spiegato bene che la “dottrina” e il “depositum fidei” resta inalterato. Il Vangelo non si può annacquare. Sarebbe un grave errore. Però il mondo cambia, l’uomo cambia, per questo va cambiato il modo di annunciare. Già San Giovanni Paolo II diceva che “la nuova evangelizzazione non consiste in un nuovo Vangelo, ma in una novità di stile, metodo, linguaggio, ardore”. E’ necessario che la pastorale sia sempre attenta alle nuove sfide che di volta in volta ci interpellano come cristiani.

Nella Chiesa “ospedale da campo” la vostra comunità chi è?
E’ un piccolo semino nella Chiesa che cerca di dare il proprio contirbuto con un Carisma specifico ricevuto da Dio, ovvero: «portare la Gioia di Cristo Risorto con una particolare attenzione al mistero della discesa agli inferi di Gesù». Cerchiamo di essere attenti agli «inferi» dell’oggi e proprio là cerchiamo di scendere insieme a Gesù per annunciare la sua gioia!

La Chiesa non è “il” Chiesa, ma “la” Chiesa, ha ribadito più volte Papa Francesco. Lei è una delle poche donne ad aver partecipato al Sinodo nel 2012 ed è consultrice in due Dicasteri da anni sotto ben tre pontefici… Che cosa porta la donna nella Chiesa? Come dev’essere valorizzata di più?
Credo sia fondamentale rivalutare la presenza della donna, ma non certo conformandosi a pericolosissime teorie che vorrebbero affermare un’ infondata uguaglianza tra uomo e donna, bensì valorizzando la ricchezza della diversità come complementarietà. E’ proprio in questo riconoscere il carisma proprio, il dono specifico dell’uomo e della donna che si realizza, nella relazione di rispetto e di amore, quella pienezza della vita trinitaria che siamo chiamati a vivere, perchè possa risplendere, in tutta la sua bellezza, quella immagine e somiglianza di Dio impressa nella nostra anima: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò (Gen 1,27). E’ importante riscoprire la bellezza propria del maschile e del femminile, due sensbilità diverse che armonizzate si arrichiscono a vicenda.

Chiara, un nome e un programma, verrebbe da dire. Come inizia lei le sue giornate?
Abbiamo un orario in Comunità che scandisce un ritmo intenso: 6,45 Adorazione e Lodi, 7,30 Meditazione comunitaria del Vangelo, 8.00 S. Messa. Mattina e pomeriggio sono molto impegnativi in tante attività, il Rosario ci aiuta a fare una pausa prima del pranzo. La sera l’esame di coscienza sulla Parola del giorno. Ma al di là degli schemi è il cuore che deve sempre restare in dialogo interiore con Dio.
A tal proposito, ci puoi spiegare cosa troveremo nel tuo nuovo libro “Dialogare con Dio”? Il Cardinal Marc Ouellt prefetto dei Vescovi nella prefazione dice che «Questo libro è per le anime assetate di autentica spiritualità».
Oggi, anche chi si dice cristiano, tende troppo spesso a vedere la preghiera come un dovere, un compito da assolvere, nella speranza di guadagnare qualche “buono-Paradiso”. Abbiamo dimenticato quanto la preghiera sia fondamentale per vivere la nostra vita in pienezza e per custodire la pace nel cuore». In questo piccolo manuale pratico  per imparare l’arte di ascoltare e parlare con Dio, ho cercato di condividere alcune delle scoperte fondamentali che hanno segnato una svolta fondamentale nella mia vita e poi in quella di tanti. La preghiera è un’arte e come tutte le arte richiede impegno, tempo e dedizione. Ho cercato in questi anni di restare sempre alla scuola del Maestro dei maestri e ho scoperto che Lui stesso nel vangelo ci ha dato tantissimi suggerimenti importantissimi perché la nostra preghiera non si riduca a dei monologhi sterili o alla ripetizione distratta di testi imparati a memoria, ma diventi l’ossigeno della nostra anima, una relazione vitale  di amore con Colui che è L’Amore.

venerdì 27 novembre 2015

La fuga dei cristiani da Mosul



Pubblichiamo un’intervista concessa da don Karam Shamasha, giovane sacerdote iracheno fuggito dall’ISIS. L’intervista è stata pubblicata anche sul sito della comunità Nuovi Orizzonti.
di Pia Pisciotta
Don Karam, quanti anni hai e da dove vieni?
Ho 29 anni, vengo dall’Iraq e sono sacerdote da 4 anni. Sono stato ordinato nel mio villaggio vicino a Mosul. La mia parrocchia conta quasi 1.600 famiglie per un totale di 6.000 persone circa.
Mosul è una località nota per le devastazioni dell’ISIS.
Si, i terroristi islamici hanno devastato il Museo di Ninive distruggendo statue, opere d’arte e reperti archeologici.
E il tuo villaggio?
Era un villaggio interamente cristiano, molto attivo, di persone dignitose e benestanti. Quasi tutti laureati, dottori, ingegneri, maestri, studenti, commercianti, agricoltori, lavoratori tranquilli. La parrocchia era il centro della vita locale e le celebrazioni liturgiche tanto partecipate che non bastavano i posti a sedere.
La tua è una comunità cristiana molto antica.
Si, la nostra terra era cristiana prima che nascesse l’Islam. La nostra chiesa è nata grazie alla prima evangelizzazione di S. Tommaso, apostolo di Gesù. Come etnia deriviamo dai Caldei di Babilonia. Siamo una chiesa molto antica, apostolica, di rito caldeo. La lingua dei cristiani iracheni è l’aramaico. Come in tutto il Medioriente, il cristianesimo esisteva molto prima della nascita e dell’espansione dell’Islam che ha dato alla nostra chiesa moltissimi martiri.
Il martirio dei cristiani prosegue…
Purtroppo si. I terroristi islamici sono entrati nel nostro villaggio il 6 agosto 2014. Per prima cosa hanno rotto le croci sopra le chiese e colpito le statue religiose, poi hanno seminato il terrore e ora il villaggio è deserto, vuoto. Purtroppo i villaggi musulmani vicini a noi si sono convertiti all’ISIS e nessuna famiglia ha ospitato i cristiani perseguitati. Ora non è rimasto nessuno, siamo tutti profughi, sparsi per il mondo.
Quali alternative avevate?
Davanti a uno jihadista ogni cristiano ha tre alternative. La prima è pagare la tassa per rimanere in vita, altrimenti tutte le sue cose diventano di proprietà islamica. Non esiste la proprietà privata dei cristiani. Se un musulmano vuole la tua casa, devi dargliela. La seconda alternativa è convertirsi all’Islam. La terza è scegliere di morire. Non ci sono altre possibilità.
Come decidere?
Quando hai la spada al collo non hai tempo di fare tanti calcoli o ragionamenti. Continui a pensare come hai pensato fino a quel momento. Se la tua fede è stata abituata ad essere vera e forte – non a parole ma nei fatti – quando il male arriva all’improvviso, sai subito come reagire, riesci ad ascoltare la voce della tua coscienza che suggerisce la cosa giusta da fare, anche a costo della vita.
Qualche testimonianza?
Conosco famiglie benestanti che avrebbero avuto le possibilità di pagare la tassa per sopravvivere ma hanno preferito scappare piuttosto che vendere il corpo e l’anima. Molti altri fuggendo non hanno avuto il tempo di prendere niente, né soldi né vestiti. Ma hanno portato con sé la statuetta della Madonna. Nessuno ha detto loro di farlo, lo hanno fatto spontaneamente. Altri avrebbero potuto convertirsi e rimanere nelle loro case, ma non lo hanno fatto. Quando arriva la difficoltà non hai tempo di aspettare un ordine superiore che ti dica cosa fare. Istantaneamente si attiva la fede che dice al cuore come reagire. Vivere il Vangelo ti prepara a tutto: “Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra” (Mt 10, 16-23). Tanti sono fuggiti, e dopo anni di studio e lavoro non hanno neanche un pezzo di carta per dimostrare che sono medici o ingegneri.
La fede dei tuoi parrocchiani profughi?
Una volta trovata una soluzione di appoggio, il primo pensiero dei miei parrocchiani è stato questo: la vita non finisce qui, anche se abbiamo perso tante cose importanti  come case, soldi, documenti, certificati di laurea, ricordi, affetti ecc. Sanno che la fede è fiducia in Dio, che Lui non abbandona nessuno, anche quando non vediamo, quando non capiamo, quando le cose non sono secondo la nostra volontà. La gente del mio villaggio non ha smesso di vivere. Tanti in questa situazione così difficile si sono sposati, hanno voluto assumersi la responsabilità del matrimonio. Altri hanno fatto la Prima Comunione, hanno conservato la gioia. E ringraziano Dio perché li ha preservati da un male peggiore.
Come si prega da perseguitati?
La preghiera è molto presente nella vita di un perseguitato. L’Eucarestia, affermano tanti profughi,è il momento che raduna i dispersi, è la cosa più cara che a tutti è rimasta. È il momento migliore per donare a Dio tutto ciò che è nell’intimo. La S.Messa è essenziale nella giornata. I nostri santi patroni sono rimasti nel villaggio, nella zona invasa dall’ISIS, ma le nostre feste continuano. Non smettiamo di esprimere la nostra fede attraverso la preghiera e di manifestare nella gioia la nostra speranza.
Gioia?
La fede va vissuta con gioia. Non posso dimenticare le attività sportive dei profughi, i giochi a gruppi che esaltano la speranza, come ad esempio “il ritorno a casa”. Alcuni giovani avevano così tanta speranza che continuavano a studiare per gli esami anche dopo essere scappati. Inoltre, la fede va approfondita, dunque si è cercato di superare la ferita del terrorismo riscoprendo i valori del Catechismo, spiegato in una tenda fredda, calda o umida per la pioggia.
Anche nel terrore grazie, grazie, infinitamente grazie a Dio?
Si. I problemi ci rivoluzionano perché ci fanno capire che non possiamo vivere senza obiettivi: arriva un giorno e un’ora in cui se non hai la fede non puoi difendere veramente la tua vita. Noi profughi siamo salvi grazie alla fede che ci ha fatto dire “Dio, siamo tutti tuoi, guidaci tu dove vuoi, anche se oggi non abbiamo niente, soprattutto abbiamo te, e questo ci basta”. Ora siamo dispersi in vari paesi, ma ci ritroviamo nella preghiera e anche su internet.
Cosa vi dite sui social network?
Alcuni scrivono “Grazie Signore perché siamo vivi, perché hanno distrutto le nostre chiese ma non la nostra fede, perché la nostra chiesa è dentro il nostro cuore, nessuno può cancellare la fede dal nostro cuore perché Dio è dentro di noi”. Altri ancora sperano di tornare in Iraq e scrivono: “Quando torneremo al villaggio, prima di entrare nelle nostre case ci troveremo in parrocchia per la S.Messa”. Quasi tutti dicono: “Don Karam, la cosa che più mi manca è la mia chiesa”. I miei giovani scrivono “Anche se la nostra chiesa non è esteticamente bella come le chiese europee, non c’è una chiesa bella come la nostra parrocchia”. Chi è benestante condivide che non avrebbe potuto cambiare fede perché chi lascia la fede in Dio è già morto. La scala dei valori in ordine di importanza infatti è questa: fede, famiglia, tutte le altre cose.
Cosa pensi del terrorismo in Occidente?
Penso che se una persona bussa alla porta di casa mia, prima di farlo entrare gli chiedo chi è, mi informo su di lui, su cosa faceva fino a ieri. Per la mia esperienza, quando l’Islam è in minoranza si parla di diritti umani, quando è in maggioranza no. Non mi risulta che nei paesi musulmani ci sia molto rispetto dei diritti umani, anche nel caso dell’ “Islam moderato”. Credo che l’Occidente debba fare molta attenzione e custodire l’ideale di uomo cristiano: l’uomo che rispetta l’umanità propria e altrui, l’uomo che è capace di solidarietà, di rispetto, di amore.
Come si fa ad amare in questi momenti?
La fede è carità, significa amare tutti, cristiani e non. La vita di tante famiglie cristiane è ferita, provata da uno spirito arrabbiato. Ma attraverso la fede anche la morte può diventare vita, come ai tempi di Gesù quando i morti tornavano in vita a causa della fede. Bisogna lavorare per amore degli altri, bisogna far giocare i bambini, non solo per dare dei servizi sociali o per eliminare la paura prodotta dall’ISIS, ma perché i bambini sono il futuro della Chiesa.

giovedì 29 ottobre 2015

La prefazione del Cardinal Ouellet a DIALOGARE CON DIO di Chiara Amirante

cardinal marc ouellet

A due giorni dall'uscita dell'ultimo libro di Chiara, DIALOGARE CON DIO, (ricordiamo che era già primo nella classifica dei bestseller di spiritualità di Amazon quattro giorni prima di uscire nelle librerie!!!!) pubblichiamo di seguito la prefazione del cardinale Marc Ouellet perchè è davvero imperdibile!
"Uno dei bisogni essenziali dei cristiani del nostro tempo è di nutrire la loro unione con Dio e la loro comunione fraterna mediante un’intensa vita di preghiera che irradi la gioia del Vangelo. A questo fine Chiara Amirante, fondatrice del Movimento Nuovi Orizzonti, propone un bel saggio: La preghiera del cuore: una via per la pace.
Sono ben lieto di raccomandare questo piccolo trattato sulla preghiera scritto per una comunità particolare ma il cui stile e contenuto aprono orizzonti di pace e di gioia d’una portata universale. Niente di astratto o di accademico in queste pagine ardenti, nessun esercizio di erudizione per impressionare il lettore, ma soltanto l’esposizione d’una passione per il Vangelo della preghiera, che si dispiega come una vera scienza acquisita con l’esperienza, confermata dalla testimonianza personale d’indubbio valore dell’Autrice.
Chi ha già esperienza della preghiera contemplativa o anche chi aspira a impegnarsi su questa via troverà qui un’ispirazione luminosa e una convinzione trascinante che lo faranno avanzare e perseverare su questo cammino. L’esposizione dottrinale è originale, impastata di Sacra Scrittura, contestualizzata nelle attuali condizioni della cultura dell’“usa e getta”, e accompagnata da una fine analisi psicologica che deve più al di- scernimento spirituale che alla corrispondente scienza umana. L’insieme di questa esposizione sul dialogo con Dio come preghiera del cuore alla scuola di Gesù riposa su un’acuta percezione dell’incomparabile attualità della Parola di Dio alla luce della risurrezione di Cristo.
Si riconoscerà la solidità di questo insegnamento nella sua insistenza sul primo comandamento: «Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze»; nell’audacia con cui denuncia l’idolatria dell’“io” e le sue molteplici dipendenze; nella sua creatività simbolica per iscrivere l’esperienza della preghiera nella continuità dei misteri di Gesù.
Ho avvertito un soffio di Pentecoste alla lettura di questo testo, scritto di getto, che non nasconde l’esigenza d’una conversione radicale e perseverante. L’Autrice conosce il bisogno d’un orientamento sicuro che hanno tanti giovani segnati da esperienze dolorose ma che, avendo incontrato Cristo, aspirano a una vita cristiana autentica e radiosa. Ella non ignora le difficoltà che possono scoraggiare quanti aspirano alla preghiera contemplativa, ma li sostiene con forza con la sua insistenza sull’azione dello Spirito Santo e sulla confidenza nell’infinita misericordia del Padre.
Il lettore è invitato se non addirittura provocato a non contentarsi di “essere cristiano a metà”, a decidersi per una via di dialogo personale con Dio, così da sentirsi pieno di fiducia per arrischiare l’avventura nella scoperta della presentazione oggettiva ed entusiasmante dei frutti, delle sfide, delle condizioni e delle tappe di quest’ardita via verso la pace.
Che il lettore frettoloso si dedichi almeno a sfogliare le pagine sul Padre Nostro e, se si lascia toccare dalla freschezza delle intuizioni spirituali, proverà il gusto di appropriarsi della visione d’insieme che s’inscrive senza pretese tra i bei testi della tradizione cristiana.
Sono persuaso che questo libro sarà dunque di grande giovamento per le anime assetate d’autentica spiritualità, ma che potrà anche ispirare i pastori e i formatori di seminario come i responsabili della formazione alla vita consacrata. Oltre che offrire un nuovo soffio contemplativo, esso contiene infatti una sintesi dei criteri essenziali e degli esercizi concreti che possono stimolare la crescita in santità mediante l’assimilazione della Parola di Dio alla maniera della Vergine di Nazareth, la Maestra per eccellenza della preghiera del cuore.
Marc Card. Ouellet Prefetto della Congregazione per i Vescovi nella festa di sant’Agostino, 28 agosto 2015

lunedì 6 aprile 2015

Chiara Amirante e la gioia di vivere

“La morte non è fine a se stessa, esiste un Paradiso e la Resurrezione è possibile in cielo e su questa terra”. Lo dice a SOUL Chiara Amirante, la fondatrice del movimento “Nuovi Orizzonti” nell’intervista che andata in onda su Tv2000 il sabato Santo. Al servizio dei poveri e dei bisognosi da vent’anni, Chiara Amirante si racconta a Monica Mondo: “Non sono una persona speciale, sono la più poverella che il Signore ha deciso di usare. Ho solo detto “sì” al disegno di Dio su di me per vivere con radicalità il Vangelo e i suoi poveri”; dice inoltre di essere “estremamente razionale” e di vivere ogni giorno l’incontro con Cristo risorto.


sabato 4 aprile 2015

SEI DISCESO NEI NOSTRI INFERI PER DISCHIUDERCI LE PORTE DEL PARADISO!

di Chiara Amirante *
(*): Chiara Amirante si racconta a Soul questa mattina alle 11.15 su TV2000.
Quante volte ho provato Signore a contemplare il tuo immenso amore!
Una commozione profonda ha pervaso il mio cuore!
Un senso di gratitudine immensa che le parole non possono esprimere.
E’ davvero incredibile sapere che tu che sei Il Signore della Vita ti sei lasciato abbracciare dalla morte,  sei disceso nel baratro terribile dei nostri inferi per colorarli di Cielo.
Hai voluto farci conoscere il tuo amore così in profondità da volerti addossare tutte le nostre sofferenze, ogni nostro dolore per trasfigurarli, trasfigurarci, con il tuo infinito Amore.
Hai vissuto la più terribile delle notti per rivestirci della tua mirabile Luce.
Quante volte ho provato a guardare a te per imparare l’amore.
Quante grida strazianti hanno trafitto il mio cuore.
Quanti sguardi di bimbi innocenti, senza più lacrime da versare, sono rimasti impressi a fuoco nella mia anima.
Quante gelide notti di anime che hanno perso la speranza  mi hanno avvolto in profondità.
Quante ingiustizie, quanti abomini, quanti abusi hanno sferzato la mia anima.
Quanti cuori spezzati, quante grida lancinanti inascoltate, mi hanno fatto sprofondare in un terribile senso di impotenza.
Quante lacrime preziose mi sono state regalate dai piccoli dai poveri e grazie all’amore le ho viste risplendere come gemme preziose.
Sì Signore, ho provato ad immergermi con te in molti terribili baratri.
Ho provato a ‘discendere negli ‘inferi’ di molti cuori ed ogni volta che mi sono sentita prostrata da un senso di scoraggiamento inesprimibile,  schiacciata da croci troppo pesanti per le mie piccole spalle … sei arrivato tu!
Tu che rendi dolce e leggero ogni carico.
Tu che hai gridato con noi “perché?” per donarci di trovare in te ogni risposta.
Tu che sei l’Amore più forte della morte.
Tu che per amore sei disceso nei nostri inferi per dischiuderci le porte del Paradiso!
Grazie perché sei l’Amore, Grazie infinito Amore!

sabato 14 marzo 2015

Nuovi Orizzonti. Lettera per i gruppi di preghiera




Amici carissimi,
a Quaresima già avviata, ecco un nuovo appuntamento con la lettera mensile per i Gruppi di preghiera che fanno capo alla nostra famiglia Nuovi Orizzonti. Per questo mese abbiamo pensato di riprendere alcuni passaggi chiave della lettera che il nostro amato Papa ha scritto come bussola di questo periodo quaresimale.
Come sempre, trovate qui sotto il file scaricabile e il testo esteso.
Vi auguriamo una buona preghiera!



“Non è piuttosto questo il digiuno che voglio?
Sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?
 Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?”
(Is 58,6-7) 

Carissimi amici,
per questo tempo di quaresima, autentico tempo di grazia, Papa Francesco ci offre alcuni suggerimenti per essere un popolo di Dio che non si chiuda in se stesso, ma vada oltre le forme moderne di indifferenza. Ci propone tre passi da meditare per questo rinnovamento del cuore[1]:
1. “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono” (1 Cor 12,26) – La Chiesa
La carità di Dio che rompe quella mortale chiusura in se stessi che è l’indifferenza, ci viene offerta dalla Chiesa con il suo insegnamento e, soprattutto, con la sua testimonianza. Si può però testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato. Il cristiano è colui che permette a Dio di rivestirlo della sua bontà e misericordia, di rivestirlo di Cristo, per diventare come Lui, servo di Dio e degli uomini. Ce lo ricorda bene la liturgia del Giovedì Santo con il rito della lavanda dei piedi. Pietro non voleva che Gesù gli lavasse i piedi, ma poi ha capito che Gesù non vuole essere solo un esempio per come dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri.Questo servizio può farlo solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo. Solo questi ha “parte” con lui (Gv13,8) e così può servire l’uomo.
La Quaresima è un tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui. Ciò avviene quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. In essa diventiamo ciò che riceviamo: il corpo di Cristo. In questo corpo quell’indifferenza che sembra prendere così spesso il potere sui nostri cuori, non trova posto. Poiché chi è di Cristo appartiene ad un solo corpo e in Lui non si è indifferenti l’uno all’altro.“Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Cor 12,26).
La Chiesa è communio sanctorum perché vi partecipano i santi, ma anche perché è comunione di cose sante: l’amore di Dio rivelatoci in Cristo e tutti i suoi doni. Tra essi c’è anche la risposta di quanti si lasciano raggiungere da tale amore. In questa comunione dei santi e in questa partecipazione alle cose sante nessuno possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti. E poiché siamo legati in Dio, possiamo fare qualcosa anche per i lontani, per coloro che con le nostre sole forze non potremmo mai raggiungere, perché con loro e per loro preghiamo Dio affinché ci apriamo tutti alla sua opera di salvezza.
2. “Dov’è tuo fratello?”(Gen 4,9) – Le parrocchie e le comunità
Quanto detto per la Chiesa universale è necessario tradurlo nella vita delle parrocchie e comunità. Si riesce in tali realtà ecclesiali a sperimentare di far parte di un solo corpo? Un corpo che insieme riceve e condivide quanto Dio vuole donare? Un corpo, che conosce e si prende cura dei suoi membri più deboli, poveri e piccoli? O ci rifugiamo in un amore universale che si impegna lontano nel mondo, ma dimentica il Lazzaro seduto davanti alla propria porta chiusa ? (cfr Lc 16,19-31).
Per ricevere e far fruttificare pienamente quanto Dio ci dà vanno superati i confini della Chiesa visibile in due direzioni.
In primo luogo, unendoci alla Chiesa del cielo nella preghiera. Quando la Chiesa terrena prega, si instaura una comunione di reciproco servizio e di bene che giunge fino al cospetto di Dio. Con i santi che hanno trovato la loro pienezza in Dio, formiamo parte di quella comunione nella quale l’indifferenza è vinta dall’amore… Santa Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, scriveva convinta che la gioia nel cielo per la vittoria dell’amore crocifisso non è piena finché anche un solo uomo sulla terra soffre e geme: “Conto molto di non restare inattiva in cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime” (Lettera 254 del 14 luglio 1897).
D’altra parte, ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani. La Chiesa per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa, ma mandata a tutti gli uomini. Questa missione è la paziente testimonianza di Colui che vuole portare al Padre tutta la realtà ed ogni uomo. La missione è ciò che l’amore non può tacere. La Chiesa segue Gesù Cristo sulla strada che la conduce ad ogni uomo, fino ai confini della terra (cfr At 1,8). Così possiamo vedere nel nostro prossimo il fratello e la sorella per i quali Cristo è morto ed è risorto. Quanto abbiamo ricevuto, lo abbiamo ricevuto anche per loro. E parimenti, quanto questi fratelli possiedono è un dono per la Chiesa e per l’umanità intera.
Cari fratelli e sorelle, quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!
3. “Rinfrancate i vostri cuori !”(Gc 5,8) – Il singolo fedele
Anche come singoli abbiamo la tentazione dell’indifferenza. Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità ad intervenire. Che cosa fare per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza?
In primo luogo, possiamo pregare nella comunione della Chiesa terrena e celeste. Non trascuriamo la forza della preghiera di tanti! L’iniziativa 24 ore per il Signore, che auspico si celebri in tutta la Chiesa, anche a livello diocesano, nei giorni 13 e 14 marzo, vuole dare espressione a questa necessità della preghiera.
In secondo luogo, possiamo aiutare con gesti di carità, raggiungendo sia i vicini che i lontani, grazie ai tanti organismi di carità della Chiesa. La Quaresima è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità.
E in terzo luogo, la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli. Se umilmente chiediamo la grazia di Dio e accettiamo i limiti delle nostre possibilità, allora confideremo nelle infinite possibilità che ha in serbo l’amore di Dio. E potremo resistere alla tentazione diabolica che ci fa credere di poter salvarci e salvare il mondo da soli.
Per superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza, vorrei chiedere a tutti di vivere questo tempo di Quaresima come un percorso di formazione del cuore, come ebbe a dire Benedetto XVI (Lett. enc. Deus caritas est, 31). Avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore che si lasci compenetrare dallo Spirito e portare sulle strade dell’amore che conducono ai fratelli e alle sorelle. In fondo, un cuore povero, che conosce cioè le proprie povertà e si spende per l’altro.

Nel corso di questo mese, oltre alle intenzioni base per tutti i Cenacoli di preghiera, preghiamo per:
  1. la Chiesa, Papa Francesco, tutti i sacerdoti, perché siano sempre pronti a sradicare ogni forma di indifferenza per trasformarla in amore che salva, costruendo la comunione autentica con tutti;
  2. la Pace, soprattutto nelle nazioni dove ci sono Cristiani che vengono perseguitati ed uccisi;
  3. Chiara Amirante, la sua salute e le sue particolari intenzioni e tanti amici ed amiche vicini ai nostri Cenacoli, Gruppi e Comunità;
  4. tutte le Cittadelle Cielo sparse per il mondo, ma in particolare per quella di Frosinone, perché vengano superate le difficoltà presenti ed ognuno possa rendersi strumento della provvidenza divina;
  5. i detenuti e gli ammalati con i quali siamo in contatto, perché possano sentirsi accolti e mai emarginati a causa dell’indifferenza di pochi;
  6. coloro che portano avanti le iniziative di evangelizzazione di strada, nelle scuole… e di formazione,  affinché sentano e mettano in pratica il desiderio di accogliere ed amare il prossimo con gratuità;
  7. la prossima iniziativa delle “24 ore per il Signore”, voluta dal Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione per il 13-14 marzo prossimi.
Vi ricordiamo poi lo spazio del network cdl, dove potete inserire le vostre intenzioni di preghiera.
Coloro che volessero saperne di più e partecipare a “24 ore per il Signore”, possono far riferimento al messaggio del Papa, alle indicazioni operative ed all’articolo suwww.egioiasia.com.
Continuiamo a sostenere concretamente il progetto Cittadella Cielo di Frosinone, aderendo ad una delle iniziative proposte ed a quante altre la fantasia vorrà suscitarne.
Grazie a tutti voi per il continuo ed instancabile impegno a favore di quest’Opera di Dio.


don Ciro Vespoli
don Giacomo Pavanello
don Davide Banzato