Due persone sono di fronte a Gesù: nell'incontro con Lui vengono svelati i loro cuori. Un uomo con un nome e un titolo, Simone, eppure grigio e anonimo, fariseo attento alle apparenze; e una donna, senza nome eppure conosciutissima, perché "una peccatrice di quella città". Entrambi debitori, l'uno inconsapevole, l'altra profondamente cosciente, entrambi senza nulla per rifondere il debito. Con loro, in questa domenica, anche noi siamo di fronte a Gesù; Egli "ha qualcosa da dire" a ciascuno, per far luce sul nostro intimo e annunciarci la Buona Notizia. Le parole dirette a Simone ci scrutano e interrogano con amore, quelle offerte alla donna ci consolano con misericordia.
Che cosa è l'amore? Esso risplende nei gesti ancor prima che nelle parole. E' il frutto maturo che spande il suo "profumo" da dove non ce lo aspetteremo, dall'umiliazione del cuore contrito dei peccatori. L’amore è la pura gratitudine per sentirsi accolti e perdonati. Di nessun altro Gesù ha mostrato l'amore come esempio, se non quello di questa donna.
Innanzi tutto l’amore “sa” dove si trova Gesù. Come la donna che aveva “saputo” che Gesù era lì. Per amare, il cuore deve aver ascoltato l’annuncio che il Regno di Dio è vicino. Possiamo immaginare il cammino della donna identico al nostro: sposa infedele dell'Unico Sposo al quale era stata promessa sin dalla nascita, è attratta dal profumo di Gesù diffuso dall’annuncio del Vangelo, è certa che nella casa di Simone si sarebbe giocata l'ultima carta. I suoi amanti l'avevano lasciata sola, nessuno che l'avesse accolta e riscattata. Ella doveva andare da Gesù, lo imponeva la sua realtà, la attraeva irresistibilmente la sua presenza, la "sua fede" nasceva dalla delusione di ogni altra speranza e di ogni altro amore.
L’amore sgorga dall’umiliazione, si avvicina "da dietro", sa che non ha diritti; non cerca spazio, non sgomita come spesso facciamo noi quando ci illudiamo di amare facendo e dicendo cose che vorrebbero colpire l'altro per legarlo.
L’amore “piange”, perché è frutto della verità; questa donna ama perché si conosce, immonda e indegna, che il solo toccarla infetta e rende impuri. Ma un dolore acuto le percuote il petto, un'angoscia mortale. Questa donna ha toccato la morte, ora deve toccare la vita. Gli occhi della sua anima guardano Gesù come nessun altro, lo vedono adagiato a mensa e ne intuiscono il destino, il sepolcro nel quale sarebbe stato adagiato, la sua stessa tomba. Come la Maddalena, con l'audacia figlia del perdono, cercando con le lacrime Colui che, solo, la può spalancare, mentre cresceva "la fede" che l'avrebbe "salvata" .
Le lacrime, solcando un viso, svelano sempre la debolezza che l’orgoglio vorrebbe nascondere. Piangendo, la donna si spoglia per accogliere Gesù nella sua intimità. Può farlo, perché dinanzi a lei vi è l'unico di cui non c'è da aver paura, che non esige perché non giudica. Le sue lacrime toccano il cuore di Gesù e, scese sui suoi piedi, li spingono ad entrare nel suo sepolcro per farne il loro talamo nuziale.
L’amore è dono senza riserve, restituisce a Dio ciò che gli appartiene. Per questo la donna “asciuga i piedi di Gesù con i capelli”, il segno della bellezza. Non a caso le suore di clausura si tagliano i capelli, per abbandonare la vanità. La bellezza che la donna aveva venduto ora è consegnata allo Sposo; è tornata a Lui, la "sua fede" è ormai adulta e le "sono perdonati i peccati"; la sua libertà si fa amore e dono, "va in pace” con Gesù e “non pecca più", perché l’antidoto al peccato è l'amore che vince il timore della morte. Ora può “seguirlo” e “servire con i suoi beni”, come le donne “guarite da spiriti cattivi e da infermità” che chiudono il brano.
L'amore autentico, infatti, osa almeno quanto osa il peccato; non è mai mediocre, non si limita alle buone maniere, rompe gli argini, come ha fatto Cristo, amando oltre ogni limite, con tutto se stesso. L'amore autentico appare un centimetro più in là di quello che si deve fare per avere una ricompensa; quando ci si getta nel mare aperto della gratuità; appare disteso ai piedi di Gesù e non nel cortese invito a cena interessato e curioso di Simone.
Lui obbedisce alle regole non scritte del
religiosamente corretto, e, dalla dura corteccia del proprio orgoglio, è sempre pronto a indignarsi e a "dire tra sé" che "gli immorali sono sempre gli altri", in "un certo clericalismo di ritorno intento solo a «regolarizzare» le vite delle persone, pronto a condannare, invece che ad accogliere" (Papa Francesco). Giudica appoggiandosi sulla propria presunta conoscenza delle Scritture. Simone, tu ed io, tanto superbo da non comprendere Gesù e di essere, come la peccatrice, debitore di cinquecento denari, un’infinità. Ma il Signore non ci lascia nella cecità e ci invita a "vedere questa donna" che è entrata con Lui a casa nostra, immagine della Chiesa che attualizza nella storia ciò che ha fatto Gesù, quando, inginocchiato, ha lavato i piedi degli apostoli: “sapete che cosa ho fatto?”
Vi ho amato "sino alla fine". Fattosi peccato, "ha molto amato"
piangendo le nostre infedeltà, pagando per noi il debito che non eravamo in grado di saldare. Guardando la Chiesa e accogliendo il suo annuncio possiamo imparare ad "amare molto" sperimentando, come la donna, l’amore infinito di Cristo che tutto e sempre "perdona".
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"Il mistero toccante dell'infinita benevolenza di Dio"
Spunti per l'omelia a cura della Congregazione per il Clero per la XI Domenica del Tempo Ordinario - C
È veramente un messaggio di gioia e di liberazione quello che ci offre la Parola di Dio in questa XI domenica del tempo ordinario: la gioia di sentirsi liberati dal peccato, piccolo o grande che sia, che ci opprime, ci tormenta, ci chiude in noi stessi, logora le nostre energie, sta sempre lì a dimostrarci che siamo troppo legati alle nostre miserie da sembrare un uccello dalle ali ferite.
Vorremmo volare verso l’alto, verso il cielo, ma siamo schiacciati verso la terra e questo al cristiano reca enorme tristezza.
Allora la Chiesa oggi propone a tutti la possibilità di celebrare e quindi di tener presente nella nostra vita, la misericordia di Dio: una misericordia che si diffonde continuamente in ogni angolo del mondo, raggiunge gratuitamente ogni uomo sulla terra e si ingigantisce nel momento in cui è l’uomo stesso che, confessando il proprio peccato, si riconosce peccatore.
In questo riconoscersi debole si realizza quell’incontro tra l’amore perdonante di Dio e il gemito dell’uomo che esplode in un inno di gioia nel sentirsi riaccettato da Dio.
È questo l’insegnamento che ci viene fornito dalla prima lettura in cui l’autore mette in evidenza il grande peccato di Davide, cioè quello di aver organizzato niente meno che la morte di Uria per prendere in moglie la di lui consorte Betsabea.
Davide, nel brano, impersona gli atteggiamenti che sono diffusi nella società: tradimenti, menzogne, violenze, ma nello stesso tempo viene considerato il santo dell’Antico Testamento, il prediletto da Dio, ricolmato di tanti benefici.
In sintesi, possiamo definirlo il “santo-peccatore” in quanto, a momenti di grande elevatezza spirituale, alterna miserie, colpe, bassezze.
Davide è veramente santo perché sa uscire ogni volta dalla situazione di peccato mediante due forze che correggono e vincono i suoi peccati: l’umiltà e l’illimitata fiducia in Dio.
Sono queste due prerogative che si condizionano a vicenda, in quanto nessuno può aprirsi alla confidenza in Dio se non è umile e nessuno però può essere umile se non trova in Dio stesso il suo appoggio, la sua giustificazione, il suo rifugio.
Per queste due virtù Davide sa sfuggire alla morsa del peccato che lo attanaglia, riuscendo a rialzarsi tenacemente dalle passioni che lo sconvolgono, per ritornare a Dio, alla sua misericordia a cui si affida completamente.
Questo tema viene ripreso nel brano evangelico in cui si riafferma non solo la gioia del perdono in una povera creatura, ma si dimostra ancor di più quale sia la forza creatrice di un gesto di perdono che solo Dio può concedere.
Il racconto evangelico della peccatrice, che solo Luca tramanda, vuole evidenziare un gesto di amore coraggioso a cui succede un grande atto di misericordia. La peccatrice sa di essere oggetto di pubblico disprezzo; ciononostante non ha paura di affrontare la gente ed entrare nella casa del fariseo per incontrare Gesù.
Un comportamento questo che Gesù stesso commenta, dicendo che ciò può avvenire soltanto per mezzo della fede che è grande in lei.
Una fede che ha acceso nel suo cuore uno slancio indomabile di amore, di riconoscenza, di devozione e di gioia. Quella donna, infatti, ha scoperto che in Gesù Dio offre, a tutti coloro che veramente si pentono e cambiano vita, il perdono dei peccati.
La peccatrice ha scoperto la santità di Gesù per cui non osa ungergli il capo ma solo i piedi, per non contaminarlo; ma il contatto le è sufficiente per poter cominciare una nuova vita, completamente rinnovata dall’amore.
Tutto ciò è frutto della fede, della certezza di aver ricevuto il perdono dei propri peccati, e della consapevolezza che il sincero pentimento era stato accolto dal Signore che aveva letto nelle profondità del suo cuore, un cuore penitente.
E per questo Gesù racconta la parabola dei due debitori: per far capire a Simone la realtà di quella situazione e per dimostrare che Egli è veramente profeta e molto più che profeta, in quanto legge nei suoi pensieri e conosce bene i sentimenti della donna che piange ai suoi piedi. Infatti, se la riconoscenza maggiore viene da chi è stato più beneficato, allora è comprensibile l’operato della donna che, avendo commesso molti peccati, avverte ancor di più la magnificenza di quel perdono.
Non eguale comportamento si poteva riscontrare in Simone il fariseo che, riconoscendosi giusto, aveva invitato Gesù nella sua dimora, ma il suo amore per il Maestro non andava al di là del semplice rispetto. Gesù gli fa notare questo suo atteggiamento, riassumendo tutti i gesti della donna, facendone risaltare il significato di accoglienza ospitale, di generosità, di amore nei suoi riguardi.
Gesù precisa con quelle poche parole la nuova situazione che si viene a creare nel credente per mezzo della fede. In Cristo, Dio ci offre il condono totale dei nostri peccati. Ecco la novità inaudita della storia umana, il mistero toccante dell’infinita
benevolenza di Dio: siamo tutti peccatori e l’unica strada per la salvezza è la via della fede, in quanto essa induce al pentimento, il pentimento all’amore.
Ce lo ricorda anche san Paolo affermando che la fede nasce dalla scoperta che in Cristo noi siamo stati amati senza misura e la prova è lo stesso Gesù che ha offerto se stesso, dimostrando così il suo amore, un amore che ci ha talmente attratti da poter far dire a Paolo: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.”
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Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi ai lettori di Zenit la seguente riflessione sulle letture liturgiche per l'XI domenica del Tempo Ordinario – Anno C. Come di consueto, il presule propone anche una lettura patristica.
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Gli occhi del cuore vedono l'Amore
Lectio Divina di monsignor Francesco Follo per l'XI domenica del Tempo Ordinario - Anno C
1) Lacrime per l’assoluzione.
Molte volte abbiamo ascoltato l’episodio del Vangelo “romano” di oggi che racconta un fatto apparentemente strano: in una casa di un uomo per bene entra una donna, che non è per bene e che si mette a lavare i piedi di Cristo con un profumo molto caro. E Cristo accetta questo gesto di amore umile e puro, che i benpensanti presenti alla scena osservano perplessi.
Immaginiamoci la scena.
Con un cuore trepido ma colmo di riconoscenza questa donna osa entrare non voluta perché donna e per di più peccatrice pubblica (ma per il Vangelo è anonima) in un banchetto di soli uomini, che l’opinione pubblica stima come persone rette, perché osservano la legge di Dio ma ne hanno dimenticato il cuore.
Sfida i loro sguardi e guarda a Cristo, forse perché vuol pubblicamente mostrargli la sua riconoscenza. Gesù è l’unico che l’ama secondo verità e la toglie dalla condizione e dalla vergogna di donna pubblica. Il Messia sa che questa donna non è più peccatrice. Questa donna di tutti ha capito che c’è un amore più grande di ogni piacere carnale e un povertà più ricca di chi oro e profumi.
Lei ha capito di essere di Dio, e lo manifesta senza parlare.
Parla con i gesti che compie nei confronti dei piedi di Gesù.
Le lacrime di questa donna mostrano il pentimento per il proprio peccato. Il suo cuore è cambiato. Tutta la sua vita è mutata e le sue mani ora sono pure e possono toccare il Figlio di Dio, umilmente e santamente. Questa donna è così riconoscente a Cristo che vuole ringraziarlo in pubblico. Davanti a tutti ringrazia Chi le ha risuscitato il cuore, mondato l’anima togliendola dalla pubblica vergogna.
Il profumo che versa sui piedi di Cristo mostra quanto per lei Lui valesse. Non va dimenticato che Giuda per il suo tradimento ricevette 30 denari, con i quali poi fu comperato un campo per farne un cimitero per i pellegrini a Gerusalemme. Questa donna senza nome “spreca” un profumo che costa 300 denari per un gesto di pentimento provocato dall’Amore. A parte il prezzo notevole del profumo, questa donna si priva di uno “strumento di lavoro”, che le serviva per rendersi più attraente.
E’ come se già avesse intuito quello che Gesù le avrebbe detto: “Ti sono rimessi i tuoi peccati… va e non peccare più… la tua fede ti ha salvata”, quindi investe su di Lui o, con un linguaggio meno commerciale, si abbandona a lui e lava quei piedi che l’hanno portato a lei e all’intera umanità, che hanno ridato speranza a lei e a tutti quelli che desiderano rialzarsi abbandonando le false speranze.
Davanti ad una fede così grande e ad un amore così audace, l’Amore incarnato, che ha piedi sporchi per il cammino fatto per portare la buona e gioiosa Notizia di verità e di amore, non può che perdonare.
Il Portatore di pace non può che effondersi nel cuore di chi ha crede all’amore. Gesù altro non fa che sigillare il pentimento della donna e la sua volontà di riscatto, purificazione, santità. Questa donna ha veramente compreso chi è Cristo Gesù: Il Santo di Dio, la cui santità santifica lei e il mondo intero, il vero Uomo buono che con il perdono rende buona tutta l’umanità.
La Vergine Maria, Madre della Redenzione, la più umile tra le donne, ci aiuti a crescere nell’amore a suo Figlio. Se non possiamo imitare la Madonna nella sua purezza, imitiamola nella sua umiltà, carità, giustizia, santità. Preghiamo perché i nostri pensieri non siano come quelli Simone, che ospita Gesù “fisicamente”, ma non “spiritualmente “perché ha il cuore ingombrato da giudizi iniqui e temerari.
2) Una affermazione contradditoria?
Prima di proclamare pubblicamente il suo perdono alla donna, Gesù si rivolge a Simone con una parabola sul significato dell'amore e del perdono, per aiutarlo a uscire dall'osservanza legalistica delle regole e per accedere al discernimento di ciò che è veramente importante: l'amore a Dio e l'amore al prossimo, la relazione vera con gli altri per la salvezza di tutti.
Gli racconta la parabola dei due debitori (cfr vangelo romano di oggi), poi conclude con una affermazione che può sembrare contradditoria: “Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”.
La domanda che viene da farsi è: “E’ perdonato molto a chi ama molto, o ama molto colui al quale è perdonato molto?”. Che cosa viene prima: l’amore o il perdono?
Non voglio addentrarmi in elucubrazioni astratte, voglio solamente sottolineare che Gesù indica una circolarità tra il perdono causato dall’amore riconoscente e l’amore causato dal perdono.
Come prete, che oramai da più di quarant’anni celebra il sacramento della confessione, cerco di essere come una finestra aperta sull’amore perdonante di Dio e di fare in modo il o la penitente lasci il confessionale con il cuore pieno di riconoscenza, e con il desiderio di ringraziare non il prete, ma Dio.
Mediante la Confessione ciascuno di noi può percepire su di sé lo sguardo e le parole che hanno illuminato l’anima di quella donna che, da morta che era, rinasce dalle sue lacrime e dal perdono di Cristo, e ora merita che il suo nome sia conosciuto: Maria (amata da Dio) Maddalena (delle città di Magda ma a partire da questo gesto di penitenza ora vuol dire: penitente e missionaria della misericordia). Che si tratti di Maria Maddalena è discusso dal punto di vista esegetico ma una secolare tradizione lo attesta. Ora questa Maria è una donna dal cuore puro, che da quel giorno si è messa in cammino per seguire Gesù Misericordia e per portare al mondo l’annuncio del perdono di Dio.
Affidiamoci a questo amore misericordioso di Dio con l’umiltà e la gratitudine della Maddalena. In effetti nella donna che gli lava i piedi Gesù non guarda il peccato, ma l’amore e la gratitudine. E lei le dice grazie con tutta se stessa, offrendo a Cristo in segno del suo amore riconoscente un vaso colmo di profumo preziosissimo.
Grazie al perdono la Maddalena divenne quello che Maria era per grazia: vaso onorabile, Tempio di gloria come ci ricordano le Litanie lauretane. Entrambe furono, in gradi diversi, testimoni dell’amore misericordioso.
Anche le Vergini consacrate offrono il loro corpo a Cristo come Vaso spirituale, con la loro consacrazione confermano di essere persone spirituali la cui cittadinanza è nei cieli (cfr Fil3,20) e vivono la vita di ogni giorno come particolare testimonianza della compassione di Dio, il cui amore non possiamo meritare. Lui nella sua misericordia ce lo dona.
Essere testimoni della divina misericordia richiede di mantenere lo stesso cuore puro e aperto di Maria Vergine e dal cuore purificato di Maria Maddalena, pregare con perseveranza e intercedere per le persone che ci chiedono di pregare per loro. E’ il compito particolare della Vergini consacrate: si veda il Preambolo del Rituale del rito di consacrazione delle vergini, n. 2, traduzione letterale del testo latino1: “Per adempiere il loro compito di preghiera, è vigorosamente raccomandato alla vergini consacrate di celebrare quotidianamente l’Ufficio divino, soprattutto le Lodi e i Vespri. In tal modo, associando nella comunione le loro voci quella di Cristo, Sommo Sacerdote, e a quella della Chiesa, loderanno senza interruzione il Padre celeste e intercederanno per la salvezza del monto intero”
Essere testimoni della Misericordia significa seguire queste Marie aipiedi della Croce, guardare verso di Lui con occhi puri e annunciare a tutta l’umanità che Cristo è Misericordia. E tutti, vinti dalla fedeltà paterna e misericordiosa di Dio e dal perdono fraterno (cfr Vangelo ‘ambrosiano’), potremo cantare: “Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio!
Si rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali …
E’ in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce.” (Sal 35/36, 8-9).
Breve commento esegetico:
Gesù annuncia Dio come Padre che ama tutti i suoi figli, buoni e cattivi, e non allontana i peccatori ma li cerca. Il contrasto fra Gesù e il fariseo non è dunque solo morale, ma teologico: investe la concezione di Dio. E poi il fariseo non è consapevole di essere peccatore: la donna invece è convinta del proprio peccato ed è riconoscente verso chi la perdona. Il fariseo no, egli si crede già giusto per conto proprio. E questa è la seconda ragione che lo rende cieco.
Dunque, due punti di vista contrapposti. Che fare? Gesù avrebbe potuto alzarsi e dire: «Guai a voi, farisei ciechi..». E invece no. Cerca di far ragionare il fariseo, raccontandogli una parabola. Un ricco banchiere condonò un debito a due suoi debitori, a uno moltissimo, a un altro poco. Quale dei due debitori avrà maggior riconoscenza verso il banchiere? Il fariseo risponde prontamente: chi aveva il debito più grande. Proprio così, dice Gesù. La donna è stata perdonata e salvata, aveva un grosso debito e le è stato tolto. L'incontro con Gesù ha rappresentato per lei una liberazione, un perdono inaspettato, una dignità ritrovata: ecco perché è nei suoi riguardi piena di slancio. Il fariseo, invece, chiuso nella sua giustizia, non prova verso Gesù alcuna particolare riconoscenza. Solo chi sa di dover essere perdonato e gratuitamente amato (e ne fa l'esperienza), coglie il vero senso della visita di Gesù.
NB
Il fiore di nardo, la cui immagine si trova riprodotta in basso a destra dello stemma di Papa Francesco (vedi sotto) è un olio profumato di altissimo valore. Nella Bibbia è simbolo dell’amore fedele fino a dare la vita. Un semplice vasetto di questo olio profumato, infatti, costava più di trecento denari, quasi quanto lo stipendio annuale di un salariato. Per tale motivo nella Bibbia il profumo del nardo esprime l’amore che non ha prezzo e si realizza diffondendosi. Nei Vangeli assume il senso di profezia della passione e morte di Gesù.
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LETTURA PATRISTICA,
Omelie 25 ; PL 76, 1188
« Donna, perché piangi ?
diSan Gregorio Magno (ca 540 – 604)
Maria diviene testimone della compassione di Dio; sì, quella stessa Maria... che un fariseo voleva fermare nel suo slancio di tenerezza. “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice” (Lc 7,39). Le sue lacrime però hanno cancellato le macchie del suo corpo e del suo cuore; si è gettata nelle orme del suo Salvatore, abbandonando le vie del male. Era seduta ai piedi di Gesù e lo ascoltava (Lc 10,39). Vivo, lo stringeva tra le braccia; morto lo cercava. E ha trovato vivo colui che cercava morto. Ha trovato in lui tanta grazia da portare in prima persona l’annuncio agli apostoli, ai messaggeri di Dio!
Cosa dobbiamo vedere in questo, fratelli, se non la tenerezza infinita del nostro Creatore che, per ravvivare la nostra coscienza, dispone dappertutto degli esempi di peccatori pentiti. Getto gli occhi su Pietro, guardo il ladrone, esamino Zaccheo, considero Maria, e non vedo nulla in essi se non delle chiamate alla speranza e al pentimento. La vostra fede è sfiorita dal dubbio? Pensate a Pietro che piange amaramente sulla sua vigliaccheria. Siete infiammati dall’ira contro il vostro prossimo? Pensate al ladrone: in piena agonia, si pente e guadagna le ricompense eterne. L’avarizia vi inaridisce il cuore? Avete spogliato altrui? Vedete Zaccheo che rende quattro volte tanto quanto aveva rubato. In preda a qualche passione, avete perso la purezza della carne? Guardate Maria, che purifica l’amore della carne al fuoco dell’amore divino.
Sì, il Dio onnipotente ci offre dappertutto degli esempi e dei segni della sua compassione. Prendiamo dunque in odio i nostri peccati, anche i più antichi. Il Dio onnipotente dimentica volentieri che abbiamo commesso il male, ed è pronto a guardare al nostro pentimento come fosse l’innocenza in persona. Noi che, dopo le acque della salvezza eravamo rimasti macchiati, rinasciamo dalle nostre lacrime... Il nostro redentore consolerà le vostre lacrime di un giorno, nella sua gioia eterna.
Cenni biografici
Papa san Gregorio, nato intorno al 540, fu Vescovo di Roma tra il 590 e il 604, e meritò dalla tradizione il titolo di Magno/Grande.
Dopo un non lungo periodo come alto funzionario statale, lasciò ogni carica civile, per ritirarsi nella sua casa ed iniziare la vita di monaco, trasformando la casa di famiglia nel monastero di Sant’Andrea al Celio. In questo periodo di vita monastica, vita di dialogo permanente con il Signore nell’ascolto della sua parola, Papa Gregorio acquisì quella profonda conoscenza della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa di cui si servì poi nelle sue opere.
Papa Gregorio fu anche attivo protagonista delle vicende politiche del suo tempo. A questo riguardo tre furono gli obiettivi sui quali egli puntò costantemente: contenere l’espansione dei Longobardi in Italia; sottrarre la regina Teodolinda all’influsso degli scismatici e rafforzarne la fede cattolica; mediare tra Longobardi e Bizantini in vista di un accordo che garantisse la pace nella penisola e in pari tempo consentisse di svolgere un’azione evangelizzatrice tra i Longobardi stessi.
Non va dimenticato che, se egli promosse intese sul piano diplomatico-politico, la sua priorità fu quella di essere un pastore della Chiesa e di diffondere l’annuncio della vera fede tra le popolazioni.
Accanto all’azione spirituale, pastorale e politica, questo grande Santo Papa svolse anche di una multiforme attività sociale. Con le rendite del considerevole patrimonio che la Sede romana possedeva in Italia, specialmente in Sicilia, comprò e distribuì grano, soccorse chi era nel bisogno, aiutò sacerdoti, monaci e monache che vivevano nell’indigenza, pagò riscatti di cittadini caduti prigionieri dei Longobardi, comperò armistizi e tregue.
Fu un uomo immerso in Dio: il desiderio di Dio era sempre vivo nel fondo della sua anima e proprio per questo egli era sempre molto vicino al prossimo, ai bisogni della gente del suo tempo. In un tempo disastroso, anzi disperato, seppe creare pace e dare speranza. Quest’uomo di Dio ci mostra dove sono le vere sorgenti della pace, da dove viene la vera speranza e diventa così una guida anche per noi oggi.
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NOTA
1 Praenotanda N° 2 : «Ad orationis munus explendum, virginibus sacratis vehementer suadetur ut Officium divinum, Laudes et Vesperas praesertim, cotidie recitent ; ita, vocem suam cum Chisto summo Sacerdote sanctaque consociantes Ecclesia, caelestem Patrem sine intermissione laudabunt et pro totius mundi salute intercedent.»