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mercoledì 1 luglio 2020

LOTTA. DURA. CON TANTA PAURA.




PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 15 novembre 1972

«Liberaci dal male»
Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa?
Non vi stupisca come semplicista, o addirittura come superstiziosa e irreale la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio.
Prima di chiarire il nostro pensiero invitiamo il vostro ad aprirsi alla luce della fede sulla visione della vita umana, visione che da questo osservatorio spazia immensamente e penetra in singolari profondità. E, per verità, il quadro che siamo invitati a contemplare con globale realismo è molto bello. È il quadro della creazione, l’opera di Dio, che Dio stesso, come specchio esteriore della sua sapienza e della sua potenza, ammirò nella sua sostanziale bellezza (Cfr. Gen. 1, 10, etc.).
Poi è molto interessante il quadro della storia drammatica della umanità, dalla quale storia emerge quella della redenzione, quella di Cristo, della nostra salvezza, con i suoi stupendi tesori di rivelazione, di profezia, di santità, di vita elevata a livello soprannaturale, di promesse eterne (Cfr. Eph. 1, 10). A saperlo guardare questo quadro non si può non rimanere incantati (Cfr. S. AUG. Soliloqui): tutto ha un senso, tutto ha un fine, tutto ha un ordine, e tutto lascia intravedere una Presenza-Trascendenza, un Pensiero, una Vita, e finalmente un Amore, così che l’universo, per ciò che è e per ciò che non è, si presenta a noi come una preparazione entusiasmante e inebriante a qualche cosa di ancor più bello ed ancor più perfetto (Cfr. 1 Cor. 2, 9; 13, 12; Rom. 8, 19-23). La visione cristiana del cosmo e della vita è pertanto trionfalmente ottimista; e questa visione giustifica la nostra gioia e la nostra riconoscenza di vivere per cui celebrando la gloria di Dio noi cantiamo la nostra felicità (Cfr. il Gloria della Messa).
L’INSEGNAMENTO BIBLICO
Ma è completa questa visione? è esatta? Nulla ci importano le deficienze che sono nel mondo? le disfunzioni delle cose rispetto alla nostra esistenza? il dolore, la morte? la cattiveria, la crudeltà, il peccato, in una parola, il male? e non vediamo quanto male è nel mondo? specialmente, quanto male morale, cioè simultaneamente, sebbene diversamente, contro l’uomo e contro Dio? Non è forse questo un triste spettacolo, un inesplicabile mistero? E non siamo noi, proprio noi cultori del Verbo i cantori del Bene, noi credenti, i più sensibili, i più turbati dall’osservazione e dall’esperienza del male? Lo troviamo nel regno della natura, dove tante sue manifestazioni sembrano a noi denunciare un disordine. Poi lo troviamo nell’ambito umano, dove incontriamo la debolezza, la fragilità, il dolore, la morte, e qualche cosa di peggio; una duplice legge contrastante, una che vorrebbe il bene, l’altra invece rivolta al male, tormento che S. Paolo mette in umiliante evidenza per dimostrare la necessità e la fortuna d’una grazia salvatrice, della salute cioè portata da Cristo (Cfr. Rom. 7); già il poeta pagano aveva denunciato questo conflitto interiore nel cuore stesso dell’uomo: video meliora proboque, deteriora sequor (OVIDIO, Met. 7, 19). Troviamo il peccato, perversione della libertà umana, e causa profonda della morte, perché distacco da Dio fonte della vita (Rom. 5, 12), e poi, a sua volta, occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa.
Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a sé stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni. Il problema del male, visto nella sua complessità, e nella sua assurdità rispetto alla nostra unilaterale razionalità, diventa ossessionante. Esso costituisce la più forte difficoltà per la nostra intelligenza religiosa del cosmo. Non per nulla ne soffrì per anni S. Agostino: Quaerebam unde malum, et non erat exitus, io cercavo donde provenisse il male, e non trovavo spiegazione (S. Aug. ConfessVII, 5, 7, 11, etc.; PL, 32, 736, 739).
Ed ecco allora l’importanza che assume l’avvertenza del male per la nostra corretta concezione cristiana del mondo, della vita, della salvezza. Prima nello svolgimento della storia evangelica al principio della sua vita pubblica: chi non ricorda la pagina densissima di significati della triplice tentazione di Cristo? Poi nei tanti episodi evangelici, nei quali il Demonio incrocia i passi del Signore e figura nei suoi insegnamenti? (P. es. Matth. 12, 43) E come non ricordare che Cristo, tre volte riferendosi al Demonio, come a suo avversario, lo qualifica «principe di questo mondo»? (Io. 12, 31; 14, 30; 16, 11) E l’incombenza di questa nefasta presenza è segnalata in moltissimi passi del nuovo Testamento. S. Paolo lo chiama il «dio di questo mondo» (2 Cor. 4, 4), e ci mette sull’avviso sopra la lotta al buio, che noi cristiani dobbiamo sostenere non con un solo Demonio, ma con una sua paurosa pluralità: «Rivestitevi, dice l’Apostolo, dell’armatura di Dio per poter affrontare le insidie del diavolo, poiché la nostra lotta non è (soltanto) col sangue e con la carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell’aria» (Eph. 6, 11-12).
E che si tratti non d’un solo Demonio, ma di molti, diversi passi evangelici ce lo indicano (Luc. 11, 21; Marc. 5, 9); ma uno è principale: Satana, che vuol dire l’avversario, il nemico; e con lui molti, tutti creature di Dio, ma decadute, perché ribelli e dannate (Cfr. DENZ.-SCH. 800-428); tutte un mondo misterioso, sconvolto da un dramma infelicissimo, di cui conosciamo ben poco.
IL NEMICO OCCULTO CHE SEMINA ERRORI
Conosciamo tuttavia molte cose di questo mondo diabolico, che riguardano la nostra vita e tutta la storia umana. Il Demonio è all’origine della prima disgrazia dell’umanità; egli fu il tentatore subdolo e fatale del primo peccato, il peccato originale (Gen. 3; Sap. 1, 24). Da quella caduta di Adamo il Demonio acquistò un certo impero su l’uomo, da cui solo la Redenzione di Cristo ci può liberare. È storia che dura tuttora: ricordiamo gli esorcismi del battesimo ed i frequenti riferimenti della sacra Scrittura e della liturgia all’aggressiva e alla opprimente «potestà delle tenebre» (Cfr. Luc. 22, 53; Col. 1, 13). È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana. Da ricordare la rivelatrice parabola evangelica del buon grano e della zizzania, sintesi e spiegazione dell’illogicità che sembra presiedere alle nostre contrastanti vicende: inimicus homo hoc fecit (Matth. 13, 28). È «l’omicida fin d a principio . . . e padre della menzogna», come lo definisce Cristo (Cfr. Io. 8, 44-45); è l’insidiatore sofistico dell’equilibrio morale dell’uomo. È lui il perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all’apparenza conformi alle nostre strutture fisiche o psichiche, o alle nostre istintive, profonde aspirazioni.
Sarebbe questo sul Demonio e sull’influsso, ch’egli può esercitare sulle singole persone, come su comunità, su intere società, o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare, mentre oggi poco lo è. Si pensa da alcuni di trovare negli studi psicanalitici e psichiatrici o in esperienze spiritiche, oggi purtroppo tanto diffuse in alcuni Paesi, un sufficiente compenso. Si teme di ricadere in vecchie teorie manichee, o in paurose divagazioni fantastiche e superstiziose. Oggi si preferisce mostrarsi forti e spregiudicati, atteggiarsi a positivisti, salvo poi prestar fede a tante gratuite ubbie magiche o popolari, o peggio aprire la propria anima - la propria anima battezzata, visitata tante volte dalla presenza eucaristica e abitata dallo Spirito Santo! - alle esperienze licenziose dei sensi, a quelle deleterie degli stupefacenti, come pure alle seduzioni ideologiche degli errori di moda, fessure queste attraverso le quali il Maligno può facilmente penetrare ed alterare l’umana mentalità. Non è detto che ogni peccato sia direttamente dovuto ad azione diabolica (Cfr. S. TH. 1, 104, 3); ma è pur vero che chi non vigila con certo rigore morale sopra se stesso (Cfr. Matth. 12, 45; Eph. 6, 11) si espone all’influsso del mysterium iniquitatis, a cui San Paolo si riferisce (2 Thess. 2 , 3-12), e che rende problematica l’alternativa della nostra salvezza.
La nostra dottrina si fa incerta, oscurata com’è dalle tenebre stesse che circondano il Demonio. Ma la nostra curiosità, eccitata dalla certezza della sua esistenza molteplice, diventa legittima con due domande. Vi sono segni, e quali, della presenza dell’azione diabolica? e quali sono i mezzi di difesa contro così insidioso pericolo?
PRESENZA DELL'AZIONE DEL MALIGNO
La risposta alla prima domanda impone molta cautela, anche se i segni del Maligno sembrano talora farsi evidenti (Cfr. TERTULL. Apol. 23). Potremo supporre la sua sinistra azione là dove la negazione di Dio si fa radicale, sottile ed assurda, dove la menzogna si afferma ipocrita e potente, contro la verità evidente, dove l’amore è spento da un egoismo freddo e crudele, dove il nome di Cristo è impugnato con odio cosciente e ribelle (Cfr. 1 Cor. 16, 22; 12, 3), dove lo spirito del Vangelo è mistificato e smentito, dove la disperazione si afferma come l’ultima parola, ecc. Ma è diagnosi troppo ampia e difficile, che noi non osiamo ora approfondire e autenticare, non però priva per tutti di drammatico interesse, a cui anche la letteratura moderna ha dedicato pagine famose (Cfr. ad es. le opere di Bernanos, studiate da CH. MOELLER, Littér. du XXe siècle, I, p. 397 ss.; P. MACCHI, Il volto del male in Bernanos; cfr. poi Satan, Etudes Carmélitaines, Desclée de Br. 1948). Il problema del male rimane uno dei più grandi e permanenti problemi per lo spirito umano, anche dopo la vittoriosa risposta che vi dà Gesù Cristo. «Noi sappiamo, scrive l’Evangelista S. Giovanni, che siamo (nati) da Dio, e che tutto il mondo è posto sotto il maligno» (1 Io. 5, 19).
LA DIFESA DEL CRISTIANO
All’altra domanda: quale difesa, quale rimedio opporre alla azione del Demonio? la risposta è più facile a formularsi, anche se rimane difficile ad attuarsi. Potremmo dire: tutto ciò che ci difende dal peccato ci ripara per ciò stesso dall’invisibile nemico. La grazia è la difesa decisiva. L’innocenza assume un aspetto di fortezza. E poi ciascuno ricorda quanto la pedagogia apostolica abbia simboleggiato nell’armatura d’un soldato le virtù che possono rendere invulnerabile il cristiano (Cfr. Rom. 13, 1 2 ; Eph. 6, 11, 14, 17; 1 Thess. 5; 8). Il cristiano dev’essere militante; dev’essere vigilante e forte (1 Petr. 5, 8); e deve talvolta ricorrere a qualche esercizio ascetico speciale per allontanare certe incursioni diaboliche; Gesù lo insegna indicando il rimedio «nella preghiera e nel digiuno» (Marc. 9, 29). E l’Apostolo suggerisce la linea maestra da tenere: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci nel bene il male» (Rom. 12, 21; Matth. 13, 29).
Con la consapevolezza perciò delle presenti avversità in cui oggi le anime, la Chiesa, il mondo si trovano noi cercheremo di dare senso ed efficacia alla consueta invocazione della nostra principale orazione: «Padre nostro, . . . liberaci dal male!».
A tanto giovi anche la nostra Apostolica Benedizione.

giovedì 5 ottobre 2017

Orribili caverne, voragini di tormenti

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“Orribili caverne, voragini di tormenti”: Santa Maria Faustina Kowalska
Santa Maria Faustina Kowalska, nota come Santa Faustina, era una suora polacca che affermava di aver avuto una serie di visioni che includevano Gesù, l'Eucaristia, gli angeli e vari santi. È dalle sue visioni, registrate nel suo Diario, che la Chiesa ha ricevuto l'ormai popolare devozione alla coroncina della Divina Misericordia. In un brano della fine di ottobre del 1936, ella descrive una visione dell'inferno:
“Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'Inferno. È un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi della coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie”.
“Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c'è mai stato e nessuno sa come sia”.
“Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Ora non posso parlare di questo. Ho l'ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro. Gesù mio, preferirei agonizzare fino al termine del mondo, fra le peggiori sofferenze, piuttosto che offenderti con il minimo peccato” (Diario di Santa Faustina, 741)

Le mille facce di Satana oggi



di Riccardo Barile (La nuova bq)
Tra le difficoltà incontrate dall’apostolo Paolo a Corinto, ci fu la presenza di falsi apostoli, descritti come un «primo venuto», che se predica «un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi» o un altro spirito o un altro vangelo, «voi siete ben disposti ad accettarlo» (2Cor 11,4-5). E fin qui tutto normale, almeno per san Paolo. Quanto segue invece è una bomba: «Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere» (2Cor 11,14-15). Dunque Satana si maschera come pensiero e suggestione positiva, e con lui altri si mascherano come ministri di giustizia, anche’essi rivestiti di luce a tutta prima rassicurante.
Viene subito da domandarsi: può avvenire ancora oggi? E se sì, come avviene? Un po’ di pazienza: prima di passare all’oggi, bisogna mettere qualcosa a fuoco.
IERI
Che Satana si presenti come angelo di luce è quanto appare nel primo peccato: il serpente era «il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto» e la sua “luminosa catechesi” induce Eva a guardare l’albero e il frutto in modo nuovo e positivo: «buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza» (Gen 3,1.6). Anche il rapporto tra l’angelo di luce e i falsi ministri traspare già dal primo peccato, quando Adamo mangia il frutto semplicemente perché gli viene offerto da Eva (Gen 3,6). Bisogna aggiungere che in Paolo i falsi apostoli non sono né strani né indemoniati, ma persone che si presentano ecclesialmente come normali, oggi diremmo “complementari”.
L’immagine di Satana angelo di luce circolava nella cultura religiosa dell’epoca e ne fa fede il coevo apocrifo Vita di Adamo ed Eva, il quale narra che, dopo la cacciata dal paradiso, Adamo convinse Eva a far penitenza, ma «Satana, il loro avversario, ne restò turbato e, trasformatosi in uno splendido angelo, si recò al fiume Tigri dove si trovava Eva e, vistala piangere in preda a un grande dolore, si mise a piangere anch’egli» e la dissuase dalla penitenza (n. 9) (per la curiosità di chi legge: fu poi Adamo ad accorgersi dell’inganno).
L’immagine e le precauzioni rimasero nella prassi ecclesiale. Ad esempio sant’Agostino afferma che è importante «saper riconoscere in modo oculato quando Satana si maschera da angelo di luce, per non lasciarci ingannare ed attrarre in qualche pericolo fatale» (Enchiridion 16,60) e da qui passa ai suoi ministri: «Oggi Satana cerca di cacciare (i fedeli) fuori dalla Chiesa per mezzo del veleno degli eretici, così come un tempo ci cacciò fuori dal paradiso col veleno del serpente» (Sermone 348/A,5).
Nell’iconografica medievale e rinascimentale talvolta il serpente del peccato originale ha la testa femminile: ha la stessa testa di Eva nell’affresco di Masolino da Panicale († 1440) a Santa Maria del Carmine in Firenze, ha testa femminile nell’anta sinistra interna del trittico Il carro del fieno di Hyeronimus Bosch († 1516), assume il corpo di donna nel monumentale serpente di Michelangelo († 1564) nella Cappella Sistina. Immagine negativa della donna come tentatrice? In parte sì, però oggi è possibile un lettura molto più intrigante: Satana “angelo di luce” è talmente convincente da far identificare la sua falsa luce con il nostro stesso procedimento del pensiero verso il male, quasi non avvertendo più la sua presenza.
OGGI
Torniamo alla domanda: può capitare ancora oggi? Sì. Il Rito degli Esorcismi nel Proemio ricorda che in ogni tempo il demonio è detto menzognero e padre della menzogna (Gv 8,44), tra l’altro anche per il suo mascherarsi in angelo di luce (2Cor 11,14). In questi casi non si tratta di vessazioni o possessioni: si tratta «della realtà quotidiana delle tentazioni e del peccato, in cui Satana (...) è sicuramente all’opera» (Rito degli Esorcismi, Presentazione CEI, n. 7). Anzi, percepiamo la falsa luce anche attraverso dei mascherati “ministri di giustizia”. Questo significa che il demonio tenta di inserire nei discorsi degli uomini di Chiesa - per lo più in buona fede - una percentuale di tenebre e lo fa “parlando a Eva con la faccia di Eva” in modo tale che gli interessati non ne avvertano la presenza e percepiscano il tutto come una personale elaborazione del pensiero, anzi come una più profonda interpretazione della fede.
Però queste “false luci” sono smascherabili con una ordinaria vigilanza o discernimento, anche perché ricalcano delle costanti nei contenuti e nel metodo. Ecco qualche esempio.
- La falsa luce di un altro vangelo. Sia in 2Cor 11,14 sia in Gal 1,6.8-9 ricorrono le espressioni “altro vangelo, vangelo diverso, Gesù diverso, spirito diverso”: storicamente sono il privilegiare la sapienza ellenica o l’antica economia giudaica alla novità di Cristo. Per noi sono attrattive superate, ma ogni tempo ha le sue attrattive che sembrano vangelo e non lo sono. Ad esempio il giovane prete Giacomo Biffi, poi vescovo e cardinale, confrontandosi negli anni ’70 con idee che lievitavano nel popolo di Dio, scriveva: «Mi parevano tutte belle e affascinanti, ma non ne vedevo il fondamento evangelico», che poi fu trovato nella finzione letteraria di un manoscritto e che diede origine a un libro di alta ironia teologica - Il quinto vangelo -, dove un vangelo diverso giustificava novità non evangeliche ma ritenute un ritorno «ai genuini insegnamenti di Gesù» (p. 18). Qui siamo in una indicazione generale di comportamento al di là di questo o quel contenuto: in ogni tempo e dunque anche oggi le novità affascinanti vanno confrontate con il Vangelo, con l’annuncio cristiano anche come è stato esplicitato dalla tradizione della Chiesa e dai suoi pronunciamenti costanti: tutto quello che vi è conforme provoca la gioia di sentirsi in pace e al sicuro, tutto quello che non vi è conforme genera una inquietudine al di sotto della quale è possibile vedere Satana come angelo di luce.
- La falsa luce delle Scritture contro Cristo e contro la crescita della Chiesa. Per mascherarsi in angelo di luce che cosa di meglio che citare le Scritture? Lo ha fatto il demonio nelle tentazioni di Cristo, sconfitto però da Cristo che ha citato altre Scritture a partire dalla coscienza della sua missione (Mt 4,1-11). Una falsa luce simile è anche il primitivismo biblico e storico: citare le Scritture e la tradizione per bloccare ciò che ha portato e porta frutto, non ascoltando oggi «ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (Ap 2,7.11.17.29; 3,6.13.22). Gli esempi sono tantissimi: Lutero cancella i sacramenti dei quali non parla il NT; altri vorrebbero tornare a una situazione ecclesiologica del primo millennio come se ciò che è venuto dopo fosse una deviazione; Adorazione eucaristica e Rosario sono sottovalutati perché si sono affermati in una certa epoca; se certi giovani (seminaristi) sono seri, sono “tridentini” e ciò non va bene ecc. Insomma, è un citare la Bibbia e la storia senza la vivente presenza di Cristo e senza la coscienza che lo Spirito fa crescere la Chiesa. E anche qui è possibile intravedere Satana come angelo di luce.
- La falsa luce dell’allontanamento dalla croce. Quando Pietro scongiura Gesù di evitare la passione e morte, Gesù lo rimprovera perché pensa come Satana (Mt 16,23; Mc 8,33). Ma anche ai demoni che dicono cose giustissime - Tu sei il Santo, il Figlio di Dio - Gesù proibisce di parlare (Mc 1,34; 3,11; Lc 4,34; 4,41) perché questa gloria dovrà derivare anche da un cammino doloroso che non è ancora stato attuato e senza del quale rischia di risultare equivoca. Tutte le estreme facilitazioni della vita cristiana, la liquidazione dell’ascetica come neopelagianesimo, gli accordi totali con il mondo, un certo intento di semplificare la vita affettiva e il matrimonio, di ammettere facilmente alla mensa eucaristica, non rimuovono di fatto la croce? E anche qui è possibile intravedere Satana come angelo di luce.
- La falsa luce della condiscendenza unilaterale. L’adattamento della parola rivelata alle varie culture e all’uomo di oggi «deve rimanere legge di ogni evangelizzazione» (GS 44). Quando però resta il prevalente o unico principio pastorale disconoscendo il male del mondo e la concupiscenza, è fatale adattare la parola rivelata più alla concupiscenza che all’uomo nuovo creato in Cristo.
- La falsa luce dei quadri rassicuranti, che sono sostanzialmente tre: la carità, la liturgia, la dottrina. Un uomo di Chiesa è molto attivo nella carità e nell’accoglienza: poi però, coperto da questo contesto positivo, rilascia dichiarazioni scorrette o devianti. Un altro celebra con inchini ineccepibili e camici falso monastici dal cappuccio a punta e dalle maniche ampie: poi però, coperto da questo contesto positivo, strizza l’occhio alla cultura gay. Un terzo mette in piedi un discorso teologico correttamente strutturato: poi però, coperto da questo contesto positivo, qua e là si lascia andare a dichiarazioni avventate o eterodosse. È una tecnica di Satana che si trasforma in angelo di luce: piazzare piccole porzioni di tenebre in un quadro che di per sé è luminoso nella previsione che il ricettore vedrà tutto come luminoso. Senza demonizzare il resto positivo, siamo chiamati a vedere e separare queste porzioni di tenebra.
Si potrebbe continuare - ad esempio con l’uso di sistemi filosofici e antropologici sbagliati e già condannati dalla Chiesa -, ma concludiamo.
Ovviamente è obbligatorio citare Gc 1,14: «Ciascuno (...) è tentato dalle proprie passioni (alla lettera e meglio: “desideri/concupiscenza”), che lo attraggono e lo seducono». Dunque non tutti gli errori sono causati da Satana che si trasforma in angelo di luce e il confine tra la vanità di dire qualcosa fuori dal coro (è la concupiscenza dell’intellettuale) e la tentazione demoniaca è conosciuto solo da Dio. Dunque quanto sopra non è stato scritto per dare a qualcuno dell’indemoniato o ritenerlo vinto da una tentazione satanica. È stato scritto per aprire gli occhi di tutti a vigilare perché certe luci possono essere un artificio del diavolo e di mascherati ministri di giustizia. Capitava ai tempi di san Paolo e perché non dovrebbe capitare oggi?
Allo stesso livello c’è però una contraerea: il ministero degli angeli! La Chiesa il 29 settembre, festa dei tre arcangeli, prega perché la nostra vita in terra sia difesa da coloro che, servendo Dio in cielo, stanno sempre alla sua presenza.
E questa prghiera è costante. La Chiesa, «sempre cosciente che “i giorni sono cattivi” (Ef 5,16), ha pregato e prega perché gli uomini siano liberati dalle insidie del Maligno» (Rito degli Esorcismi, Proemio). Se anche noi preghiamo con la Chiesa, possiamo stare al sicuro.

martedì 6 giugno 2017

Abbiamo inventato figure simboliche, come il diavolo...

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DI GIOVANNI MARCOTULLIO
Se ad esternare simili baggianate fosse stato un semplice sacerdote – cosa gravissima ma alla quale siamo purtroppo abituati – diremmo che si tratta di un povero prete sessantottino, più ignorante che miscredente (come gran parte di quella leva sciagurata). Ora invece si tratta del generale dei Gesuiti… che dire? Povero sant’Ignazio, che alla descrizione delle astuzie personali del “nemico dell’umana natura” ha dedicato gli Esercizî Spirituali e la stessa fondazione della Compagnia di Gesù!
Nel 2014 i gesuiti ci fecero traboccare dalle orecchie l’argomento della purificazione somministrata alla Compagnia mediante la centenaria soppressione del XVIII secolo: beh, pare che il Signore li stia purificando ancora.

Sul sito della provincia italiana dei Gesuiti si legge che i membri della compagnia sarebbero “circa 18.000”: apprendiamo così che 16.378 (i dati statistici del 2016) si approssima correttamente a “circa 18.000”. E vogliamo dire che il sito non è molto aggiornato? Ma neanche cinque anni fa la Compagnia contava “circa 18.000” membri. Anzi nel 2013 si scrisse su Popoli.info:
Al 1° gennaio 2013 i gesuiti nel mondo erano 17.287 (di cui 12.298 sacerdoti, 1.400 fratelli, 2.878 scolastici e 711 novizi). La diminuzione rispetto all’anno precedente è di 337 membri. In quarant’anni, dal 1974 al 2013, i componenti della Compagnia di Gesù sono scesi da 29.436 a 17.287.
Il Padre Sosa, dunque – con le sue imbarazzanti esternazioni (qui stigmatizzammo quella “del registratore”) – è meno la causa della crisi dei gesuiti che un suo evidente sintomo. Quello che resta in gran parte incomprensibile è come degli uomini di scienza quali storicamente i Gesuiti sono stati (e per consenso unanime), non sembrino voler prendersi la briga di leggere questi numeri! La crisi è generalmente diffusa, vero, ma con eccezioni notevoli: gli ordini che non hanno mistificato il cristianesimo fioriscono (sebbene talvolta anche lì il diavolo – che appunto esiste e opera – apparecchi i suoi piatti peggiori…). Oppure “per maggiore umiliazione” i Gesuiti hanno deciso – dopo secoli di superbia sostenuta dall’eccellenza culturale – di inaugurare un’epoca di superbia nell’analfabetismo teologico?
Fortunatamente nessuno potrà infangare con questo pugno di melma la mozzetta del Santo Padre: Papa Francesco ha fatto della predicazione demonologica uno dei capisaldi del proprio magistero, come perfino da testate laiche è stato correttamente riconosciuto. Per rimediare alle gravi sciocchezze dichiarate dal Generale dei Gesuiti – e come gesto di riparazione alla dottrina della Chiesa e anche alla dignità della Compagnia di Gesù (a cui va sempre il mio amore filiale) – riporto di seguito una magistrale nota del gesuita italiano Giandomenico Mucci.

IL DIAVOLO: MITO, FOLCLORE O REALTÀ?*
DI GIANDOMENICO MUCCI S.I.
È stato notato da più parti che Papa Bergoglio cita il diavolo con una certa frequenza e mette in guardia la Chiesa dalle sue insidie. La cosa fa scalpore perché è invalsa da tempo nella Chiesa l’abitudine di tacere su questo personaggio della divina Rivelazione e di ridurlo a pura metafora, banalizzandolo. La cultura dominante, poi, o l’ideologia, assiste con divertita indulgenza a ogni discussione sul diavolo perché lo ritiene un mito ormai demitizzato, ossia la personificazione dell’idea primordiale del male. Come diceva Baudelaire,
la logica dei liberi pensatori vuole che i cristiani siano sistematicamente devoti a una superstizione assurda1.
Il diavolo non può essere né il Maligno della tradizione cristiana né il non-essere in senso platonico2.
E invece il Papa insiste sul diavolo. Già nella sua omelia tenuta nella Cappella Sistina il 14 marzo, il giorno seguente la sua elezione, esortava i cardinali che lo avevano eletto a riflettere che «quando non si confessa Gesù Cristo si confessa la mondanità del demonio». Il 24 marzo, celebrando in piazza San Pietro la Giornata della Gioventù, ricordava che la gioia del cristiano non dipende dal possedere molte cose, ma dall’aver incontrato Gesù,
dal sapere che con lui non siamo mai soli, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! E in questo momento viene il nemico, viene il diavolo.
Il 4 maggio, durante l’omelia nella Messa mattutina nella cappella della Domus Sanctæ Marthæ, osservando che «i cristiani sono perseguitati oggi più che agli inizi della storia del cristianesimo», leggeva «la causa originaria di ogni persecuzione» nell’
odio del Principe del mondo verso quanti sono stati salvati e redenti da Gesù con la sua morte e con la sua resurrezione.
Molta stampa è rimasta sorpresa. Era convinta che il diavolo facesse parte dell’immaginario sociopsicologico, della fantasia retriva delle masse popolari, ed ecco vederselo riproporre dallo scranno più alto, dal custode dell’ortodossia cristiana. Il diavolo esiste, seminatore del dubbio, della disperazione, dell’odio. Qualcuno ha scritto giustamente:
La formazione gesuitica di Bergoglio avrà sicuramente la sua influenza in quanto negli Esercizi spirituali sant’Ignazio di Loyola ricorda che l’uomo vive sotto il soffio di due venti: quello di Dio e quello di Satana3.
IL MOTIVO DELLA SORPRESA
Come dicevamo, da vari decenni la predicazione cattolica si è dimenticata del diavolo, che pure è corposamente presente nei documenti dello stesso Vaticano II. Alcuni teologi hanno accolto l’opinione secondo la quale Satana è frutto della fantasia umana sviluppatasi nell’area del paganesimo e penetrata successivamente nel pensiero giudaico: una concezione eterogenea rispetto alla Scrittura biblica, ormai smascherata dalla filologia, dalla storia comparata delle religioni e dalla psicologia4. Queste idee sono state fatte passare per verità definitivamente acquisite. Il diavolo – è ancora Baudelaire a dirlo – usa la somma astuzia di non far credere alla sua esistenza per meglio raggiungere i suoi scopi. Si spiega così lo scalpore suscitato, tra i credenti e i non credenti, per motivi diversi, dalla predicazione del Papa sul diavolo.
Ma se i credenti, ingannati da quella falsa opinione, reagiscono con il disorientamento, i non credenti reagiscono con la stupefazione e l’irrisione. Ed è comprensibile. L’esistenza di Satana è una verità contenuta nella Rivelazione divina che è negata dal pensiero moderno di ascendenza kantiana. Basti un cenno.
Per Kant, nel momento in cui la ragione vuole estendersi al di là dei confini dell’esperienza, è necessario partire dal criterio soggettivo e dal sentimento del bisogno della ragione, identificato con il
diritto di di orientarsi nel pensiero – nello spazio smisurato del sovrasensibile per noi avvolto da tenebre profonde – unicamente in virtù del proprio bisogno5.
Questa fede razionale non è la fede storica nella quale
è pur sempre possibile che vengano trovate prove che dimostrano il contrario e in cui dobbiamo sempre riservarci di mutare opinione se la nostra conoscenza dei fatti dovesse ampliarsi6.
La pura fede razionale è lo strumento con il quale il pensiero speculativo si può orientare nell’ambito delle realtà sovrasensibili e l’uomo può tracciare la propria via in maniera adeguata dal punto di vista pratico-teoretico. Essa è il fondamento di ogni altra fede e rivelazione. Il concetto di Dio e il convincimento della sua esistenza devono rinvenirsi esclusivamente nella ragione e derivare da essa soltanto, e non da un’ispirazione o da un’autorità, ancorché grande.
Secondo Kant, è la fede razionale, propria della ragione autonoma, e tale in quanto sceglie di sottomettersi soltanto alla legge che essa stessa si dà, che può condurre l’umanità fuori dallo stato di minorità, senza piegarsi al giogo di leggi eteronome. È la ragione che deve scegliere le idee che possono soddisfare il suo bisogno7. Una cultura come la nostra, che si ispira a questa filosofia, potrebbe mai impegnarsi seriamente in una discussione sul diavolo?
E c’è dell’altro. Il pensiero moderno non esclude la possibilità di una pulsione numinosa, purché non abbia i contorni definitivi delle religioni istituzionali positive. La ragione illuministica, che oggi si avvale dell’apporto della biologia, delle scienze neurocognitive e della cosmologia, mentre lavora a confinare l’esperienza religiosa nel campo dell’irrazionale, tende a dissolvere le religioni positive nel pathos “sacralizzato” della neognosi e del panteismo, in maniera che quell’esperienza sia contenuta e limitata nell’ambito del soggetto. Neognosi e panteismo, fenomeni per molti versi affini, esprimono un “misticismo laico” con tendenze esoteriche e confluiscono nella negazione di qualsiasi religione positiva. Noi stessi abbiamo spesso osservato che la cultura dominante, ignorando l’orizzonte genuinamente religioso, tende a instaurare una superreligione trasversale, un umanesimo etico e spiritualistico, che non annulla per sé religioni istituzionali, gerarchi e riti, ma aspira a incarnarsi in esse, imponendo verità generiche come fossero una superiore saggezza8. Il cristiano non può non scorgere l’aspetto demoniaco di questa operazione e, contemporaneamente, non registrare l’inutilità, anche in questo caso, di aprire una discussione seria sulla realtà rivelata e teologica di Satana. E parliamo ora di questa.
«UN ESSERE VIVO, PERVERTITO E PERVERTITORE»
Per conoscere quanto la Chiesa insegna sul diavolo, è necessario meditare sui Vangeli, sulle Lettere apostoliche e sull’Apocalisse, sugli scritti dei Padri della Chiesa, sulle dichiarazioni dei Concili, specialmente del Concilio Lateranense IV, sul Magistero dei Papi. Una sintesi della dottrina è racchiusa in uno studio, anonimo e perciò autorevole, preparato dalla Congregazione per la Dottrina della fede9. Questo studio riveste una particolare importanza perché suggerito e pubblicato nel contesto della cultura moderna nel quale anche certi teologi ed esegeti biblici avevano iniziato, in nome dell’ermeneutica, il processo di demitizzazione della secolare dottrina della Chiesa su Satana. È utile consultare i trattati teologici di angelologia e demonologia, i dizionari di teologia dogmatica e spirituale sub voce e le riviste delle medesime discipline. Non è inutile tener conto delle osservazioni, spesso acute e sofferte, sulla realtà e sull’azione del demonio che si trovano nei diari, nei saggi e nell’arte di non pochi poeti e letterati. È, dunque, un materiale immenso che non può essere affrontato neppure superficialmente nello spazio di un articolo. Ci piace, tuttavia, riportare all’attenzione un magnifico documento del Magistero10 e il commento di un notissimo teologo11.
Il 15 novembre 1972, nel corso di un’udienza generale, Paolo VI si interrogò: «Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa?». E rispose: «Uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio». Sullo sfondo del quadro della creazione, della storia drammatica dell’umanità e della redenzione balzano vive «le deficienze e le disfunzioni delle cose rispetto alla nostra esistenza»: il dolore, la morte, la cattiveria, il peccato. Cioè il male, nel regno della natura, nella vita umana, nell’anima stessa dell’uomo. Un’esperienza che turba soprattutto i cristiani, «cultori del Verbo e cantori del Bene», dalla quale si può essere liberati soltanto dalla grazia salvatrice di Cristo. E il male è
occasione ed effetto di un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a sé stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni.
Dopo aver ricordato i principali testi neotestamentari, Paolo VI proseguiva:
Questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora: è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana. È lui il perfido e astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all’apparenza conformi alle nostre strutture fisiche o psichiche, o alle nostre istintive, profonde aspirazioni.
E ammoniva:
Si pensa da alcuni di trovare negli studi psicanalitici e psichiatrici o in esperienze spiritiche, oggi purtroppo diffuse in alcuni Paesi, un sufficiente compenso. Si teme di ricadere in vecchie teorie manichee, o in paurose divagazioni fantastiche e superstiziose. Oggi si preferisce mostrarsi forti e spregiudicati, atteggiarsi a positivisti, salvo poi prestar fede a tante gratuite ubbie magiche o popolari, o peggio aprire la propria anima alle esperienze licenziose dei sensi, a quelle deleterie degli stupefacenti, come pure alle seduzioni ideologiche degli errori di moda, fessure queste attraverso le quali il Maligno può facilmente penetrare ed alterare l’umana mentalità.
Perché egli «è l’insidiatore sofistico dell’equilibrio morale dell’uomo».
Quali sono i segni della sua presenza?
Potremo supporre la sua sinistra azione là dove la negazione di Dio si fa radicale, sottile ed assurda, dove la menzogna si afferma ipocrita e potente, contro la verità evidente, dove l’amore è spento da un egoismo freddo e crudele, dove il nome di Cristo è impugnato con odio cosciente e ribelle, dove lo spirito del Vangelo è mistificato e smentito, dove la disperazione si afferma come l’ultima parola.
Quale difesa, quale rimedio opporre?
Tutto ciò che ci difende dal peccato ci ripara per ciò stesso dall’invisibile nemico. La grazia è la difesa decisiva. L’innocenza assume un aspetto di fortezza.
Come si vede, l’insistenza di Papa Bergoglio sul diavolo e la cura di preservare i fedeli dalla sua azione insidiosa hanno avuto un deciso precedente in Papa Montini e rappresentano l’attualizzazione nel nostro tempo di una dottrina continuamente tenuta dal Magistero della Chiesa che prolunga quello del Vangelo.
Per Gesù non esiste soltanto la possibilità del male, che è nella libertà umana; neppure soltanto l’inclinazione al male, che proviene dalla colpa dell’individuo e dei progenitori, ma una potenza personale che vuole sistematicamente il male. Non solo valori in sé buoni li vuole sinistramente o chiudendo un occhio al male, ma vuole il male stesso. Vi è qualcuno che è espressamente schierato contro Dio, che vuole strappare il mondo dalle mani di Dio, schiantare lo stesso Dio. Siccome però Dio è il bene, il programma può avverarsi soltanto in senso di voler ridurre il mondo allo stato di sterminio e di ribellione a Dio12.
IMMAGINARIO E REALTÀ
Se, da un lato, la cultura secolarizzata relega il diavolo nella mitologia e nel folclore, dall’altro lato, nel nostro tempo si assiste a un certo revival di Satana. Qualcuno lo fa iniziare dopo la seconda guerra mondiale, quando l’umanità seppe delle orrende stragi perpetrate soprattutto dai sovietici, dai tedeschi e dai giapponesi: e sembrò che il Male, «essere vivo e pervertito», avesse esteso il suo regno di dolore e di morte. Ma questa persuasione o sensazione coesisteva, e ancora coesiste, con la caricatura che del diavolo si è fatta l’immaginario collettivo. Dall’epoca medievale, con elementi tratti dalla letteratura classica e da simboli biblici, Satana è stato raffigurato come un bruttissimo satiro, con corna e coda, zampe di caprone o di cavallo, o come un drago che vive nello zolfo e nel fuoco. Lentamente, queste che erano descrizioni, si trasformarono e furono comprese come se fossero proprietà del diavolo. A tanto contribuirono le sculture mostruose delle cattedrali gotiche e il fantastico affresco che di Satana diedero Dante, Luca Signorelli e Michelangelo. È evidente che un diavolo siffatto, tra comico e terrificante, sempre ridicolo, non esiste e non può esistere. Satana è un essere spirituale, inimmaginabile nella sua perversità, che non può essere compreso e descritto sul piano dell’empiria sensibile. La sua realtà, esistenza e azione, va ricercata soltanto nella divina Rivelazione interpretata all’interno della tradizione della Chiesa. Non è superfluo d’altronde ricordare che il pensiero umano conosce soltanto una psicologia incarnata nella materia, che si svolge nel tempo, con l’uso di concetti approssimativi perché parziali e, quindi, con decisioni revocabili. All’opposto, il diavolo è uno spirito non incarnato nella materia, la cui vita non è misurabile con la successione degli eventi temporali. Egli conosce il vero per intuizione globale perché è spirito e, dunque, la sua conoscenza non procede, come la nostra, ex uno in aliud, e pertanto egli sceglie, ha scelto, con una opzione unica e irrevocabile: e ha scelto il male. Quando noi diciamo che Satana è una persona che pensa e vuole, facciamo necessariamente riferimento alla sola esperienza che abbiamo, quella dello spirito incarnato. Ciò significa che le nostre affermazioni sul diavolo devono essere sempre intese in modo analogico. Poiché non abbiamo esperienza diretta dell’esistenza demoniaca, siamo costretti a ricorrere alla terminologia desunta dalla vita umana: cognizione, volontà, azione, effetto. Perciò, il nostro modo di concepire il diavolo dev’essere liberato sia dagli schemi immaginativi e leggendari sia dalle categorie concettuali che ce lo fanno pensare come se egli fosse una persona umana come noi, ma invisibile.
LA VITTORIA DI CRISTO
C’è il rischio che il cristiano dia eccessiva importanza al diavolo, sedotto dalla paccottiglia di certa stampa e di certi servizi televisivi che inducono a dilettarsi nel brivido causato malsanamente da interventi diabolici veri o presunti o inventati. Satana esiste e, Dio permettendolo, tenta l’uomo al male e gli può nuocere anche gravemente. Ma non può impedire in noi né la vita evangelica né la salvezza eterna. Egli è pari a un cane ringhioso e feroce legato con una robusta catena alla parete. Tanto può aggredire e uccidere quanto l’uomo si avvicina al raggio d’azione concesso alla bestia dalla catena13. Quella catena è Cristo.
Ora, il Signore risorto ha vinto lo Spirito del male e questo non può farci male se noi stessi non lo vogliamo. Valga per tutti un testo di san Leone Magno:
Colui che è in noi è più forte di colui che  è contro di noi, il nostro vigore è in lui, nel confidare nella sua forza. Per questo infatti il Signore ha voluto subire l’attacco del tentatore: per istruirci con il suo esempio e insieme difenderci con il suo aiuto14.
È un pericoloso sofisma quello di coloro che vogliono sopprimere nella coscienza dei fedeli il ruolo attivo di Satana. La sacra Scrittura, invece, li mette in guardia da colui che ruba la Parola dai cuori (Mc 4,15), semina la zizzania in mezzo al grano (Mt 13,25), sarà l’attore delle tribolazioni escatologiche (Mc 13). Di fronte all’attività del diavolo, il discepolo di Gesù sa di dover lottare e vigilare (1Pt 5,8). Ma sa anche, e soprattutto, che la vita cristiana è partecipazione nella speranza alla vita del Maestro divino che ha vinto per noi la morte e il suo principe, e «ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo» (2Tim 1,10).
Lo sapeva bene perfino André Gide, quando, ai primi del Novecento, fu tentato, questa volta da Dio, di una conversione religiosa. Nel suo Cahier vert è rimasta la traccia di certezze degne di un mistico:
Signore, togliete dal mio cuore tutto ciò che non appartiene all’amore,
perché
è nel difetto dell’amore che ci attacca il Maligno15.
…c’est au défaut de l’amourque nous attaque le Malin»]
*-*-*
1: Charles Baudelaire, Diari intimi, Mondadori, Milano 1973, 138.
2: Cf. Remo Bodei, La mediocrità del male, in Il Sole 24 Ore, 27 maggio 2012, 24.
3: Cf. Giovanni Santambrogio, Il diavolo, altro che metafora!ivi, 14 aprile 2013, 34; Jorge Mario Bergoglio, Aprite la mente al vostro cuore, Rizzoli, Milano 2013, 81-91.
4: Cf. Tito Centi, “Liquidazione del diavolo” o liquidazione della fede e del buon senso?, in Rivista di Ascetica e Mistica 23 (1972), 153-158.
5: Immanuel Kant, Che cosa significa orientarsi nel pensiero, Adelphi, Milano 1996, 47-51.
6Ivi, 58 s.
7: Cf. Giovanni Battista Sala, La cristologia nella “Religione nei limiti della semplice ragione” di Kant, in Rivista di Filosofia neo-scolastica 96 (2004), 235-304.
8: Cf. Odoardo Visioli, Il “sacro” deformato, in Coscienza 64 (2012), nn. 5-6, 17-21.
9: Cf. Fede cristiana e demonologia, in L’Osservatore Romano, 26 giugno 1975, 6 ss.
10: Cf. Insegnamenti di Paolo VI, vol. X, Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1973, 1.168-1.173.
11: Cf. Maurizio Flick, Riflessioni su Satana oggi, in Rassegna di Teologia 20 (1979), 58-65.
12: Romano Guardini, Il Signore, Vita e Pensiero, Milano 19553, 119. Cf. Charles Journet, Per una teologia ecclesiale della storia della salvezza, D’Auria, Napoli 1972, 318-344.
13: Cf. Augustinus, Enarratio in psalmum 61, n. 20 in Marie-Joseph Rouët de Journel – Joseph. Dutilleul, Enchiridion asceticum, Herder, Barcelona 1947, 308 n. 581.
14: Leo I, Homilia 39 n. 3, in Id., Omelie. Lettere a cura di T. Mariucci, Utet, Torino 1968, 224.
15: André Gide, Numquid es tu?, a cura di Elvira Cassa Salvi, Sansoni, Firenze 1951, 115-117.
*: GIANDOMENICO MUCCI S.I., IL DIAVOLO: MITO, FOLCLORE O REALTÀ?, IN LA CIVILTÀ CATTOLICA 3914 (20 LUGLIO 2013), 178-185. I © APPARTENGONO A LA CIVILTÀ CATTOLICA E PER LA RIPRODUZIONE DEL TESTO INTEGRALE SU BREVIARIUM NON È STATA CONCESSA (NÉ È STATA RICHIESTA) ALCUNA LIBERATORIA. RESTIAMO A DISPOSIZIONE DEGLI AVENTI DIRITTO, MA CONSIDERANDO CHE NON ABBIAMO RICHIESTO AUTORIZZAZIONE SOPRATTUTTO PER NON METTERE LA REDAZIONE IN UNA SITUAZIONE DIFFICILE NEI CONFRONTI DELLA CURIA GENERALIZIA, CONFIDIAMO CHE LA BELLA NOTA DEL PADRE MUCCI POSSA CONTINUARE A IMPREZIOSIRE IL NOSTRO BLOG, OLTRE CHE A DISSIPARE NEI SUOI LETTORI LE NEBBIE SCONSIDERATAMENTE INTRODOTTEVI DALLE ESTERNAZIONI DEL PADRE SOSA