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lunedì 23 aprile 2018

La radice del male sta in Inghilterra

Sir Francis Galton

di Riccardo Cascioli (Lanuovabq)
«Che vantaggio trae l’umanità dalle migliaia di disgraziati che ogni anno vengono al mondo, dai sordi e dai muti, dagli idioti e dagli affetti da malattie ereditarie incurabili, tenuti in vita artificialmente fino a raggiungere l’età adulta? …Quale immenso grumo di sofferenza e dolore tale squallore comporta per gli stessi sfortunati malati, quale incalcolabile somma di preoccupazione e dolore per le loro famiglie, quale perdita in termini di risorse private e costi per lo Stato a scapito dei sani! Quante sofferenze e quante di queste perdite potrebbero venire evitate se si decidesse finalmente di liberare i totalmente incurabili dalle loro indescrivibili sofferenze con una dose di morfina».

Qualcuno potrebbe pensare che queste parole siano state pronunciate da qualche gerarca nazista. E invece no, risalgono a ben prima del nazismo: si trovano nel libro “L’enigma della vita”, scritto nel 1904 da Ernst Haeckel. Conosciuto come il fondatore dell’ecologia, Haeckel è soprattutto un entusiasta discepolo di Charles Darwin e delle sue teorie sulla selezione naturale. E quindi di Francis Galton (1822-1911), cugino di Darwin e padre della Eugenetica. Galton porta alle estreme conseguenze la teoria darwiniana sulla selezione naturale: poggiandosi anche sulla recente scoperta dell’ereditarietà dei geni si pone la domanda sul come “guidare” questa selezione in modo da migliorare la razza umana.
Nascono così le Società di Eugenetica nei primissimi anni del ‘900. All’inizio si parlava soprattutto di Eugenetica “positiva”, ovvero attraverso matrimoni selettivi privilegiando quelli tra i migliori elementi della società. Ma ben presto si passa a quella “negativa”, cioè il divieto ai deboli di riprodursi. Non per niente leggi eugenetiche (con sterilizzazioni forzate dei “non adatti”) tra il 1910 e il 1925 vengono approvate e applicate in diversi paesi nord-europei e in gran parte degli stati degli USA.
È un quadro che aiuta meglio a inquadrare quanto sta avvenendo all’ospedale Alder Hey Liverpool dove il piccolo Alfie Evans viene trattato come uno “scarto” da eliminare.

Molti in questi giorni, leggendo anche le agghiaccianti sentenze dei giudici britannici, hanno rievocato le leggi naziste sulla selezione della razza.
Se il regime tedesco ebbe certamente la possibilità di applicare certe idee, è riduttivo e alla fine fuorviante ridurre la mentalità eugenetica al nazismo. Al contrario, è proprio la Gran Bretagna di fine ‘800-inizio ‘900 all’origine di quel movimento razzista e di quella “cultura dello scarto” (come direbbe papa Francesco) che ebbe poi massimo fulgore nel Terzo Reich. E la Germania nazista forse non avrebbe avuto la possibilità di implementare certi programmi se non fosse stato per i generosi finanziamenti delle grandi fondazioni americane e britanniche e per il grande consenso che riscuotevano in Europa. Il professore Ernst Rudin, psichiatra nazista e teorico delle leggi razziali, potè aprire il suo Istituto Kaiser Guglielmo per l’Antropologia, l’Eugenetica e la Genetica Umana (Monaco, 1927) grazie ai fondi della famiglia Rockefeller. E del resto Hitler poteva contare sull’amicizia e sulla solidarietà di altri capi di governo, anch’essi appartenenti alle Società Eugenetiche, come ad esempio il premier britannico Arthur Neville Chamberlain e il primo ministro collaborazionista francese Henri-Philippe Pétain.
Dunque non è la Germania nazista l’origine del problema ma proprio quella Gran Bretagna liberale che oggi ci fa inorridire.
Non è corretto neanche parlare di un “ritorno”. In realtà il movimento eugenetico non se ne è mai andato; si è solo trasformato perché alla fine della Seconda Guerra Mondiale e a causa di quanto avvenuto in Germania, la parola “eugenetica” non godeva più di buona fama. Così pian piano le Società di Eugenetica si trasformano, anzitutto in società di ricerca genetica o di biologia, ma anche semplicemente cambiano nome per rendersi più presentabili.

È il caso della Società di Eugenetica britannica: non ha mai smesso la sua attività, semplicemente oggi si chiama Galton Institute e soprattutto attraverso la sua annuale “Galton Lecture” valorizza gli studi sulla genetica che vanno nella direzione della costruzione dell’uomo “su misura”. Tanto per fare un esempio, la Galton Lecture 2018 vedrà protagonista la professoressa Jennyfer Doudna, autrice di una ricerca – eticamente molto controversa – sull’editing del genoma. Scopo di tanti studi del Galton Institute è quello di arrivare alla “costruzione” di individui con le caratteristiche volute, fisiche e morali.
Quello che attribuiamo al nazismo, dunque, è in realtà una cultura ben radicata nel Regno Unito (e non solo), tuttora molto seguita. Anzi, come dimostra il caso di Alfie Evans, essa viene ormai apertamente praticata negli ospedali e proclamata nelle aule di tribunale senza che nessun settore della società muova un dito, faccia un sobbalzo o almeno trovi qualcosa di sinistro in tutto ciò.

***

Alfie Evans / Giornali e tv sperano che muoia per non rispondere alle sue domande 
Il Sussidiario 
(Monica Mondo) Alfie Evans non sa che c'è chi conta le ore e pregando spera ancora in un miracolo. Non sa di essere pietra d'inciampo, scandalo che separa la verità dalla menzogna, i giusti dagli ingiusti. Non sa di essere così prezioso e insieme così scomodo. La sua presenza infastidisce, perché obbliga a pensare, prendere posizione e c'è chi non vede l'ora che tutto finisca, che una pietra tombale aiuti a placare, dimenticare, andare avanti. (...)

***

Il caso. Alfie, alle 14 si "stacca la spina"? Mariella Enoc a Liverpool 
Avvenire 
(Francesco Ognibene) Una manifestazione spontanea si sta radunando davanti all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, dov’è ricoverato Alfie Evans, il bambino di poco meno di due anni affetto da una malattia neurodegenerativa grave ma ancora non diagnosticata, che attende con i suoi genitori Tom e Kate che i medici attivino la procedura per il distacco del respiratore, sotto sedazione. (...)

martedì 27 febbraio 2018

Massimo Gandolfini (Presidente del Comitato Difendiamo i nostri Figli - Family Day) ai fratelli del Cammino Neocatecumenale: Informazioni utili per la scelta elettorale.

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Carissimi fratelli e sorelle, 
la Pace del Signore sia con voi e con i vostri cari.

Considerato il clima di grande confusione in atto in ordine alle prossime elezioni politiche, ritengo doveroso da parte mia - in qualità di Presidente del Comitato Difendiamo i nostri Figli, nato con i due Family Day 2015/2016 - darvi delle informazioni che ritengo possano esservi utili nel lavoro di discernimento che certamente state facendo circa la vostra scelta elettorale.

Mi rivolgo a voi in quanto fratelli del Cammino, precisando che il Cammino in quanto tale non è e non può essere coinvolto in nessun modo nel discorso politico-elettorale.

Fermo restando il rispetto assoluto di ogni scelta personale, vi espongo le scelte che il nostro Comitato (nato dai Family Day del 2015 e 2016) ha deciso di assumere:

   - Il Comitato svolge un lavoro di carattere socio-culturale pre-politico, sostenendo quella "politica dei principi" che ha tanto efficacemente contribuito alla costruzione dello stato democratico votato alla promozione del bene comune, in piena sintonia con quella "evangelizzazione del mondo della cultura" che il Beato Papa Paolo VI ha efficacemente delineato quando definì la politica "la forma più alta ed esigente della carità, per il conseguimento del bene comune. Essa è prima di tutto servizio, e richiede costanza, impegno, intelligenza e onestà".

   - Papa Francesco, il 30 aprile 2015, incontrando gli aderenti alle Comunità di Vita Cristiana (CVX), Lega Missionaria Studenti d'Italia in Aula Paolo VI, parlando a braccio ha affermato che: "La Chiesa non è un partito politico... un partito solo dei cattolici non serve e non avrà capacità convocatorie perchè farà quello per cui non è stato chiamato... Fare politica è importante, la piccola e la grande politica... Un cattolico deve fare politica..".

   - Il Comitato non è un partito, ha deciso di non fondare alcun partito e non ha un suo partito di riferimento.

   - Nel suo impegno in difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, della famiglia e della responsabilità educativa dei genitori verso i figli, ha avuto il grande merito di aver portato questi temi nel cuore della politica e delle forze partitiche, registrando condotte assai diverse, che vanno dal rifiuto completo di qualsiasi dialogo alla condivisione di una battaglia comune.

   - A Roma il 27 gennaio scorso abbiamo chiesto ai partiti di centro-sinistra, di centro-destra e al Movimento 5 stelle di sedersi allo stesso tavolo per affrontare la grave emergenza natalità in cui versa il nostro Paese: solo Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia e Noi per l'Italia (UDC) hanno accolto il nostro appello, dando vita ad un virtuoso dialogo e programma a favore della vita e della famiglia.

   - Nel corso della scorsa legislatura, i parlamentari che si sono impegnati in prima persona per difendere le nostre istanze, mostrando una onestà e un coraggio che li ha portati a patire sofferenze anche all'interno degli stessi partiti di appartenenza, sono tutti militanti nell'area del centro-destra (solo qualche esempio: Roccella, Giovanardi, Fedriga, Palmieri, Menorello etc...). Ad essi va la nostra gratitudine formale e sostanziale, sostenendoli oggi con il nostro voto.

   - Il Comitato in quanto tale ha espresso tre suoi candidati: Simone Pillon a Milano, Federico Iadicicco a Roma e Giancarlo Cerrelli a Crotone. A loro, in particolare, va il nostro completo sostegno.

   - Stante l'attuale legge elettorale, che non prevede le preferenze personali, diventa imperativo votare una forza politica che ha la certezza di entrare in parlamento, portando persone nostre "amiche". Oggi, la coalizione che ha condiviso le nostre istanze è quella del centro-destra, con i partiti che la compongono. In questa prospettiva il cosiddetto "voto di testimonianza", dato al di fuori di detta coalizione, è personalmente legittimo ma politicamente non proficuo, potendo addirittura riverlarsi dannoso laddove l'elezione di un candidato si gioca sul filo della decina di voti.

   - E' per queste ragioni che - pur condividendo i temi di fondo - riteniamo inopportuno e strategicamente sbagliato votare il "Partito della Famiglia", che - lo diciamo con rammarico - si è assunto la dannosa responsabilità di dividere il popolo del Family Day il giorno dopo il Circo Massimo.


Per avere maggiori dettagli (collegi e candidati) riguardanti il vostro territorio, vi invito a consultare il sito del nostro Comitato e ad interpellare la nostra segreteria (www.difendiamoinostrifigli.it).

Un ultimo appello: andate a votare e convincete le persone a voi vicine ad andare a votare. Come diceva un filosofo inglese del XVIII secolo: "Perchè il male trionfi, è sufficiente che i buoni rinuncino a combattere".
Grazie per l'attenzione che mi avete dedicato.
Un abbraccio di Pace nel Signore a ciascuno di voi.

Massimo Gandolfini
Comitato Difendiamo i Nostri Figli - Family Day

***



lunedì 19 febbraio 2018

Quando i bambini si chiedono perché.



 Il dialogo tra il Pontefice e un gruppo di piccoli orfani romeni  

Pubblichiamo la trascrizione del dialogo, avvenuto in Vaticano il 4 gennaio scorso, tra il Papa e alcuni bambini assistiti da Fdp-Protagonisti nell’educazione. L’associazione, nata in Romania grazie all’amicizia con i volontari dell’Avsi e cresciuta nel carisma di don Giussani, dopo essersi dedicata inizialmente ai piccoli di un orfanotrofio alla periferia di Bucarest è oggi impegnata con le persone a rischio di esclusione sociale. 
Cari ragazzi, cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per questo incontro, e per la confidenza con cui mi avete rivolto le vostre domande, in cui si sente la realtà della vostra vita.
Ho qui le vostre domande, che avevo già letto. Ma prima di rispondervi vorrei ringraziare con voi il Signore perché siete qui, perché Lui, con la collaborazione di tanti amici, vi ha aiutato ad andare avanti e a crescere. E insieme ricordiamo tanti bambini e ragazzi che sono andati in cielo: preghiamo per loro; e preghiamo per quelli che vivono in situazioni di grande difficoltà, in Romania e in altri Paesi del mondo. Affidiamo a Dio e alla Vergine Madre tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che soffrono per le malattie, le guerre e le schiavitù di oggi. 
E ora vorrei rispondere alle vostre domande. Lo farò come posso, perché mai si può rispondere del tutto a una domanda che viene dal cuore. In queste domande la parola che voi usate di più è “perché?”: ci sono molti “perché?”. Ad alcuni di questi “perché?” posso dare una risposta, ad altri no, solo Dio può darla. Nella vita ci sono tanti “perché?” ai quali non possiamo rispondere. Possiamo soltanto guardare, sentire, soffrire e piangere.
Perché la vita è così difficile e tra noi amici litighiamo spesso? E ci imbrogliamo? Voi preti ci dite di andare in chiesa, ma immediatamente quando usciamo sbagliamo e commettiamo peccati. Allora perché sono entrato in chiesa? Se io considero che Dio è nel mio animo, perché è importante andare in chiesa?
I tuoi “perché?” hanno una risposta: è il peccato, l’egoismo umano: per questo — come dici tu — “litighiamo spesso”, “ci facciamo del male, ci imbrogliamo”. Tu stesso lo hai riconosciuto, che anche se andiamo in chiesa, poi sbagliamo ancora, rimaniamo sempre peccatori. E allora giustamente tu ti domandi: a cosa serve andare in chiesa? Serve a metterci davanti a Dio così come siamo, senza “truccarci”, così come siamo davanti a Dio, senza trucco. A dire: “Eccomi, Signore, sono peccatore e ti chiedo perdono. Abbi pietà di me”. Se io vado in chiesa per far finta di essere una buona persona questo non serve. Se vado in chiesa perché mi piace sentire la musica o anche perché mi sento bene non serve. Serve se all’inizio, quando io entro in chiesa, posso dire: “Eccomi Signore. Tu mi ami e io sono peccatore. Abbi pietà di noi”. Gesù ci dice che se facciamo così, torniamo a casa perdonati. Accarezzati da Lui, più amati da Lui sentendo questa carezza, questo amore. Così piano piano Dio trasforma il nostro cuore con la sua misericordia, e trasforma anche la nostra vita. Non restiamo sempre uguali, ma veniamo “lavorati”. Dio ci lavora il cuore, è Lui, e noi siamo lavorati come l’argilla nelle mani del vasaio; e l’amore di Dio prende il posto del nostro egoismo. Ecco perché credo che è importante andare in chiesa: non solo guardare Dio, lasciarsi guardare da Lui. Questo penso. Grazie.
Perché ci sono dei genitori che amano i bambini sani e invece quelli malati o con problemi no?
La tua domanda riguarda i genitori, il loro atteggiamento davanti ai bambini sani e a quelli malati. Ti direi questo: di fronte alle fragilità degli altri, come le malattie, ci sono alcuni adulti che sono più deboli, non hanno la forza sufficiente per sopportare le fragilità. E questo perché loro stessi sono fragili. Se io ho una grossa pietra, non posso appoggiarla sopra una scatola di cartone, perché la pietra schiaccia il cartone. Ci sono genitori che sono fragili. Non abbiate paura di dire questo, di pensare questo. Ci sono genitori che sono fragili, perché sono sempre uomini e donne con i loro limiti, i loro peccati e le fragilità che si portano dentro, e magari non hanno avuto la fortuna di essere aiutati quando loro erano piccoli. E così con quelle fragilità vanno avanti nella vita perché non sono stati aiutati, non hanno avuto l’opportunità che abbiamo avuto noi di trovare una persona amica che ci prenda per mano e ci insegni a crescere e a farci forti per vincere quella fragilità. È difficile ricevere aiuto dai genitori fragili e a volte siamo noi che dobbiamo aiutarli. Invece di rimproverare la vita perché mi ha dato genitori fragili e io non sono tanto fragile, perché non cambiare la cosa e dire grazie a Dio, grazie alla vita perché io posso aiutare la fragilità del genitore così che la pietra non schiacci la scatola di cartone. Sei d’accordo? Grazie.
L’anno scorso è morto uno dei nostri amici che sono rimasti in orfanotrofio. È morto nella Settimana santa, il Giovedì santo. Un prete ortodosso ci ha detto che è morto peccatore e per questo non andrà in Paradiso. Io non credo che sia così.
Forse quel prete non sapeva quello che diceva, forse quel giorno quel prete non stava bene, aveva qualcosa nel cuore che l’ha fatto rispondere così. Nessuno di noi può dire che una persona non è andata in cielo. Ti dico una cosa che forse ti stupisce: neppure di Giuda possiamo dirlo. Tu hai ricordato il vostro amico che è morto. E hai ricordato che è morto il Giovedì santo. Mi sembra molto strano quello che hai sentito dire da quel sacerdote, bisognerebbe capire meglio, forse non è stato capito bene... Comunque io ti dico che Dio vuole portarci tutti in paradiso, nessuno escluso, e che nella Settimana santa noi celebriamo proprio questo: la Passione di Gesù, che come Buon Pastore ha dato la sua vita per noi, che siamo le sue pecorelle. E se una pecorella è smarrita, Lui la va a cercare finché non la ritrova. È così. Dio non se ne sta seduto, Lui va, come ci fa vedere il Vangelo: Lui è sempre in cammino per trovare quella pecorella, e non si spaventa quando ci trova, anche se siamo in uno stato di grande fragilità, se siamo sporchi di peccati, se siamo abbandonati da tutto e dalla vita, Lui ci abbraccia e ci bacia. Poteva non venire ma è venuto per noi il Buon Pastore. E se una pecorella è smarrita, quando la trova se la mette sulle spalle e pieno di gioia la riporta a casa. Io posso dirti una cosa: sono sicuro, conoscendo Gesù, sono sicuro che questo è ciò che in quella Settimana santa il Signore ha fatto con il vostro amico. 
Perché noi abbiamo avuto questa sorte? Perché? Che senso ha?
Sai, ci sono “perché?” che non hanno risposta. Per esempio: perché soffrono i bambini? Chi può rispondere a questo? Nessuno. Il tuo “perché?” è uno di quelli che non hanno una risposta umana, ma solo divina. Non so dirti perché tu hai avuto “questa sorte”. Non sappiamo il “perché” nel senso del motivo. Cosa ho fatto di male per avere questa sorte? Non lo sappiamo. Ma sappiamo il “perché” nel senso del fine che Dio vuole dare alla tua sorte, e il fine è la guarigione — il Signore guarisce sempre — la guarigione e la vita. Lo dice Gesù nel Vangelo quando incontra un uomo cieco dalla nascita. E questo si domandava sicuramente: “Ma perché io sono nato cieco?”. I discepoli chiedono a Gesù: “Perché è così? Per colpa sua o dei suoi genitori?”. E Gesù risponde: “No, non è colpa sua né dei suoi genitori, ma è così perché si manifestino il lui le opere di Dio” (cfr. Gv 9, 1-3). Vuol dire che Dio, davanti a tante situazioni brutte in cui noi possiamo trovarci fin da piccoli, vuole guarirle, risanarle, vuole portare vita dove c’è morte. Questo fa Gesù, e questo fanno anche i cristiani che sono veramente uniti a Gesù. Voi lo avete sperimentato. Il “perché” è un incontro che guarisce dal dolore, dalla malattia, dalla sofferenza, e dà l’abbraccio della guarigione. Ma è un “perché” per il dopo, all’inizio non si può sapere. Io non so il “perché”, non posso neppure pensarlo; so che quei “perché?” non hanno risposta. Ma se voi avete sperimentato l’incontro con il Signore, con Gesù che guarisce, che guarisce con un abbraccio, con le carezze, con l’amore, allora, dopo tutto il male che potete aver vissuto, alla fine avete trovato questo. Ecco “perché”.
Succede che mi sento sola e non so che senso abbia la mia vita. La mia bambina è in affido e alcune persone giudicano che non sono una buona mamma. Invece io credo che mia figlia stia bene e che ho deciso correttamente anche perché ci vediamo spesso.
Sono d’accordo con te che l’affido può essere un aiuto in certe situazioni difficili. L’importante è che tutto sia fatto con amore, con cura per le persone, con grande rispetto. Capisco che spesso ti senti sola. Ti consiglio di non chiuderti, di cercare la compagnia della comunità cristiana: Gesù è venuto a formare una nuova famiglia, la sua famiglia, dove nessuno è solo e siamo tutti fratelli e sorelle, figli del nostro Padre del cielo e della Madre che Gesù ci ha dato, la Vergine Maria. E nella famiglia della Chiesa possiamo ritrovarci tutti, guarendo le nostre ferite e superando i vuoti d’amore che spesso ci sono nelle nostre famiglie umane. Tu stessa hai detto che credi che tua figlia stia bene nella Casa-famiglia anche perché tu sai che lì ci tengono alla bambina e anche a te. E poi hai detto: “Ci vediamo spesso”. A volte la comunità dei fratelli e delle sorelle cristiani ci aiuta così. Affidarsi l’uno all’altro. Non solo i bambini. Quando uno sente qualcosa al cuore si affida all’amica, all’amico e fa uscire dal cuore quel dolore. Affidarsi fraternamente gli uni agli altri, questo è bellissimo e questo lo ha insegnato Gesù. Grazie.
Quando avevo due mesi di vita mia mamma mi ha abbandonato in un orfanotrofio. A 21 anni ho cercato mia madre e sono rimasto con lei due settimane ma non si comportava bene con me e quindi me ne sono andato. Mio papà è morto. Che colpa ho io se lei non mi vuole? Perché lei non mi accetta?
Questa domanda l’ho capita bene perché l’hai detta in italiano. Voglio essere sincero con te. Quando ho letto la tua domanda, prima di dare le istruzioni per fare il discorso, ho pianto. Ti sono stato vicino con un paio di lacrime. Perché non so, mi hai dato tanto; gli altri pure, ma tu mi hai preso forse con le difese basse. Quando si parla della mamma sempre c’è qualcosa... e in quel momento mi hai fatto piangere. Il tuo “perché?” assomiglia alla seconda domanda, sui genitori. Non è questione di colpa, è questione di grandi fragilità degli adulti, dovute nel vostro caso a tanta miseria, a tante ingiustizie sociali che schiacciano i piccoli e i poveri, e anche a tanta povertà spirituale. Sì, la povertà spirituale indurisce i cuori e provoca quello che sembra impossibile, che una madre abbandoni il proprio figlio: questo è il frutto della miseria materiale e spirituale, frutto di un sistema sociale sbagliato, disumano, che indurisce i cuori, che fa sbagliare, fa sì che noi non troviamo la strada giusta. Ma sai, questo richiederà tempo: tu hai cercato una cosa più profonda del suo cuore. Tua mamma ti ama ma non sa come farlo, non sa come esprimerlo. Non può perché la vita è dura, è ingiusta. E quell’amore che è chiuso in lei non sa come dirlo e come accarezzarti. Ti prometto di pregare perché un giorno possa farti vedere quell’amore. Non essere scettico, abbi speranza. 
Simona Carobene (responsabile dell’iniziativa): Ho iniziato a chiedermi se forse non sia arrivato il momento di fare ancora un passo in più nella mia vita, di accoglienza e condivisione. È un desiderio del cuore che mi sta nascendo e che vorrei verificare nel prossimo periodo. Quali sono i segni da guardare per capire quale è il disegno per me? Cosa vuol dire vivere la vocazione della povertà fino in fondo?
Simona, grazie della tua testimonianza. Sì, la nostra vita è sempre un cammino, un cammino dietro al Signore Gesù, che con amore paziente e fedele non finisce mai di educarci, di farci crescere secondo il suo disegno. E a volte ci fa delle sorprese, per rompere i nostri schemi. Il tuo desiderio di crescere nella condivisione e nella povertà evangelica viene dallo Spirito Santo: questo non si può comprare, affittare, soltanto lo Spirito è capace di far questo e Lui ti aiuterà ad andare avanti in questa strada nella quale tu e gli amici avete fatto tanto bene. Avete aiutato il Signore a compiere le sue opere per questi ragazzi. 
Grazie ancora a tutti voi. Incontrarvi mi ha fatto tanto bene. Vi porto nelle mie preghiere. E mi raccomando, anche voi pregate per me perché ne ho bisogno. Grazie!
L'Osservatore Romano

mercoledì 25 ottobre 2017

Sopravvivere senza averlo visto..

L'immagine può contenere: 10 persone, persone che sorridono, sMS

Prendiamoci la libertà di dire che è un film orrendo a prescindere, quel film che intende scherzare e ridere su un tema tanto delicato e tanto violento, come quello dell'utero in affitto, del mercato dell'umano, della nuova tratta degli schiavi.
Che non fa ridere nessuno, soprattutto i bambini.
Teniamoci stretti la libertà di dire che non è giusto che una pratica tanto disumana possa essere raccontata sorridendo in una commedia.
Che "il tema è il DONO" - parole della regista -, quando il "Dono" è un neonato "regalato" come fosse un pacco è quanto di più incivile si possa dire per giustificare il proprio film.
Incivile tanto quanto dire che "donare l'utero è come donare un rene" dimenticandosi che il bambino che abita l'utero non è di proprietà della donna, dimenticandosi che i bambini non si possiedono come un orologio, che i bambini sono soggetto di diritto e non oggetto, che sono individui con ik diritto di non essere venduti, regalati o ceduti, che quella che lei difende è la tratta degli essere umani.
Aggrappiamoci al diritto di dire che non apprezziamo un prodotto culturale che neanche intende aprire un dibattito, ma tranciarlo di netto, visto che ridicolizza l'altra parte.
Soprattutto nel momento storico che stiamo vivendo, dove genta (no, non è il t9) come Monica Cirinnà chiede di battagliare perchè diventi legale la poasibilità di decidere di far diventare orfano un bambino, pur di realizzare un proprio capriccio.
Non credete a chi vi dice "Vada prima a vederlo e poi discutiamone" (Sotto il post di FIlippo la regista e il marito lo avranno scritto mille volte. Diciamo che nessuno mi toglie il dubbio che siano accorsi solo per poter invitare ogni due commenti le persone a vedere il film. Anche perchè non hanno segnato di risposta neanche chi l'ha visto)
Ci spiace. Ci sforzeremo e non andremo riempire le sale di risate sulla pelle dei bambini.
Perché ci vergogneremo di farlo.
E continueremo lo stesso a dire che reputiamo folle e incivile un film che scherza su un tema tanto violento come quello di negare la mamma (o il papà) ad un bambino pur di realizzare un prorpio desiderio.
Presteremo la voce a quei bambini, e anche a quelle donne.
Poi quando uscirà su netflix o su Sky inviterò tutti a giro a casa mia a scoprire se avevamo ragione o meno. Fidatevi di noi. E se doveste poi scoprire che non ho ragione, pagherò. La pizza.
Questo film bisogna vederlo gratis, se proprio bisogna vederlo.
Senza dargli soldi solo perché possano darci il "diritto" di commentare negativamente.
Nessuno ha bisogno del loro permesso per fidarsi o meno di noi.
Se loro hanno il permesso di provare a far diventare simpatica la tratta degli schiavi, non ci teniamo stretti il permesso di commentare che questa operazione economica/culturale è vergognosa.
Fidatevi.
Potete sopravvivere senza averlo visto.
Fidatevi che quello che vi racconta chi l'ha visto corrisponde alla realtà: basterebbe leggersi qualche commento della regista sotto il post di Filippo Savarese per averne la certezza.
Oppure, basterebbe questa foto qua.
Fidatevi, che una risata fatta sulla pelle dei bambini è amara.
Anche questa è battaglia culturale

Maria Rachele Ruiu

martedì 3 ottobre 2017

Tutelare i minori nel mondo digitale. Dignità sacra.



[Text: Italiano, English, Español] 
Congresso alla Gregoriana. Con il discorso di benvenuto di padre Hans Zollner, presidente del Centre for Child Protection, si è aperto oggi 3 ottobre a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, il congresso «Child Dignity in the Digital World» (La dignità del minore nel mondo digitale). Fino al 5 ottobre, esperti, accademici, dirigenti, leader civili, politici e rappresentanti religiosi provenienti da tutto il mondo approfondiranno il tema della protezione dei minori in rete, spesso vittime di cyberbullismo e molestie sessuali di vario genere. Il 6 ottobre i partecipanti saranno ricevuti da Papa Francesco, al quale presenteranno la dichiarazione finale del congresso. Pubblichiamo stralci degli interventi di apertura del cardinale segretario di Stato e della baronessa fondatrice di WeProtect, che nel Regno Unito si batte contro lo sfruttamento sessuale dei bambini. 

La Santa Sede e il suo impegno a combattere gli abusi sessuali nel mondo digitale
di PIETRO PAROLIN
Signor Presidente del Senato,
Eminenze, Eccellenze,
Padre Generale, Signori Ambasciatori, Magnifico Rettore, Autorità accademiche,
Professori, Cari Amici,
Ringrazio di essere stato invitato a intervenire in occasione dell’apertura di questo importante Congresso e di poter così portare il saluto ed esprimere l’apprezzamento del Santo Padre e della Santa Sede per questa iniziativa, ospitata e promossa – insieme ad altre benemerite istanze – da una prestigiosa università pontificia. Saluto tutte le personalità e le istituzioni che aderiscono e partecipano all’iniziativa e mi unisco alla gratitudine per quelle che hanno contribuito concretamente ad affrontare gli impegni organizzativi ed economici che essa comporta.

Il mio apprezzamento è anzitutto per la scelta dell’argomento da affrontare: la dignità del minore nel mondo digitale.
La maggioranza di voi, che lavora da lungo tempo in questo campo, è ben consapevole che gli abusi sessuali nei confronti di minori costituiscono un fenomeno immensamente vasto e diffuso. In questi ultimi decenni, tale drammatica realtà è venuta prepotentemente alla ribalta nella Chiesa Cattolica e sono emersi fatti molto gravi. Si è andati progressivamente prendendo coscienza dei danni subiti dalle vittime, della loro sofferenza e della necessità di ascoltarle per poi operare in molte direzioni diverse, con una vasta gamma di interventi che vanno messi in atto per sanare le ferite, ristabilire la giustizia, prevenire i delitti, formare gli educatori e le persone che trattano con i minori, nella prospettiva di diffondere e consolidare una nuova cultura della protezione dei minori – un vero safeguarding – che garantisca efficacemente la loro crescita in ambienti sani e sicuri. E’ questo un impegno che richiede profonda attenzione umana, competenza e costanza, ma l’esperienza ci dice che là dove tale impegno è coerente e continuo, i frutti che ne risultano sono positivi e incoraggianti. Lo sforzo che la Chiesa ha intrapreso in questo senso, anche quando la società in generale non ha ancora sviluppato la dovuta sensibilità, deve continuare, allargarsi e approfondirsi, con chiarezza e fermezza, perché la dignità e i diritti dei minori siano protetti e difesi con molta più attenzione ed efficacia di quanto non si sia fatto nel passato. In questa sede vogliamo che l’esperienza da noi acquisita possa essere condivisa e possa tornare utile per un bene sempre più vasto grazie alla collaborazione con tutti voi.
Il mondo in cui oggi nascono e crescono le persone umane è caratterizzato in modo sempre più profondo e pervasivo dallo sviluppo e dall’onnipresenza delle nuove tecnologie di comunicazione e dei loro strumenti di uso, dei loro “terminali” e “handhelds” che sono entrati a far parte della realtà e della
vita quotidiana di un numero sempre più largo di persone, di età sempre più giovane, cosicché giustamente oggi parliamo delle nuove generazioni come “nativi digitali”. E questa situazione si diffonde ormai in ogni parte del mondo, raggiungendo anche le aree dove lo sviluppo economico e sociale è ancora insufficiente e squilibrato. Il fenomeno è ormai globale e perciò parliamo di “mondo digitale”.
Ora, ci rendiamo conto con sempre maggiore evidenza che la piaga delle offese alla dignità dei minori, come molti altri problemi drammatici del mondo odierno, transita e alligna continuamente nelle nuove dimensioni del mondo digitale, si aggira e si installa nei suoi meandri e nei suoi strati nascosti e profondi. Il mondo digitale non è un’area separata del mondo: è una dimensione del nostro unico mondo reale e i minori che crescono in esso sono esposti a nuovi rischi, oppure a rischi antichi ma che si esprimono in modi nuovi, e la cultura della protezione dei minori che noi vogliamo diffondere deve essere all’altezza dei problemi di oggi.
Guardando appunto al mondo di oggi, il Papa Francesco richiama continuamente la nostra attenzione sul fatto che in esso le forme di abuso e di violenza sui minori si moltiplicano e si intrecciano fra loro: il traffico dei minori e in generale delle persone umane, il fenomeno dei bambini soldato, l’assenza dell’educazione più elementare, il fatto che i piccoli sono le prime vittime della fame, della povertà estrema… “Abbiamo bisogno di coraggio per accettare questa realtà, per alzarci e prenderla tra le mani (cfr Mt. 2,20) – scriveva Papa Francesco nel giorno dedicato dalla Chiesa alla memoria dei Santi Bambini Innocenti –. Il coraggio di proteggerla dai nuovi Erode dei nostri giorni, che fagocitano l’innocenza dei nostri bambini. Un’innocenza spezzata sotto il peso del lavoro clandestino e schiavo, sotto il peso della prostituzione e dello sfruttamento. Innocenza distrutta dalle guerre e dall’emigrazione forzata con la perdita di tutto ciò che questo comporta. Migliaia di nostri bambini sono caduti nelle mani di banditi, di mafie, di mercanti di morte che l’unica cosa che fanno è fagocitare e sfruttare i loro bisogni” (Lettera ai Vescovi, 28.12.2016). In tutte queste situazioni anche la realtà orribile dell’abuso sessuale è praticamente sempre presente, come aspetto comune e conseguenza di una violenza multiforme e diffusa, dimentica di ogni rispetto non solo del corpo, ma ancor più dell’anima, della sensibilità profonda e della dignità di ogni bambino, di ogni giovane a qualunque popolo appartenga.
Ci rendiamo dunque conto delle sfide, ma anche che, se abbiamo imparato tanto rispetto a questo fenomeno, rimane importante capirlo sempre meglio, e soprattutto continuare a rendere accessibili a tutti coloro che promuovono la tutela dei diritti dei minori le nostre conoscenze del fenomeno. Solo così possiamo combattere efficacemente la battaglia per la protezione dei minori nel nostro mondo digitalizzato. I fenomeni che osserviamo arrivano a livelli di gravità sconvolgente, la loro dimensione e la velocità della loro diffusione superano la nostra stessa immaginazione.
E qui viene la seconda ragione del mio apprezzamento, che riguarda il metodo con cui questo Congresso vuole procedere: chiamare a raccolta i rappresentanti dei vari campi della ricerca scientifica e dell’impegno operativo attinenti alla protezione dei minori, i rappresentanti delle imprese protagoniste degli sviluppi tecnologici e comunicativi caratteristici del mondo digitale, i responsabili del bene comune della società umana, legislatori, politici, forze dell’ordine chiamate a contrastare crimini e abusi, leaders religiosi e delle organizzazioni della società civile impegnate a favore dei minori.
Come diversi altri oratori, anch’io voglio insistere sulla caratteristica di questa assemblea, che la rende nuova e forse unica, cioè realizzare il dialogo fra i molti competenti e le persone benemerite che hanno fatto propria la causa della difesa della dignità dei minori nel mondo digitale, per convogliarne le forze verso un impegno comune, che superi il senso di disorientamento e di impotenza che ci prende di fronte alla notevole difficoltà della sfida e ci permetta di intervenire con creatività. Avendo identificato questo campo strategico fondamentale, dobbiamo sforzarci di riprendere il controllo dello sviluppo del mondo digitale, perché sia al servizio della dignità dei minori e quindi dell’intera umanità di domani. Perché i minori di oggi sono l’intera umanità di domani. Alla ricerca e alla comprensione dei problemi dovrà dunque seguire l’impegno e l’azione lungimirante e coraggiosa da parte di tutti noi qui presenti, e l’appello al coinvolgimento di ogni persona responsabile, nei vari paesi e nelle varie componenti della società.
Mi siano permesse ancora alcune riflessioni che propongo alla vostra considerazione.
Lo sviluppo demografico dell’umanità è particolarmente rapido in molti paesi in cui il progresso economico e sociale è ancora molto limitato o squilibrato. Centinaia di milioni di bambini e giovani stanno crescendo in un mondo digitale in un contesto tuttora sottosviluppato ed i loro genitori ed
educatori non saranno perlopiù culturalmente attrezzati per accompagnarli e aiutarli a crescere in questo mondo, mentre i loro governanti spesso non sapranno da che parte cominciare per proteggerli.
Anche di questi bambini noi siamo responsabili, e le imprese che promuovono e spingono lo sviluppo del mondo digitale ne sono anch’esse responsabili. Nel suo orizzonte internazionale, globale e interdisciplinare, questo congresso deve farsi carico anche dei minori di quelle “periferie” del mondo di cui parla continuamente il Papa Francesco. Periferie che sono nelle aree geografiche di maggiore povertà economica, ma che si trovano anche all’interno delle società ricche, dove c’è molta povertà umana e spirituale, solitudine e perdita del senso della vita. Non a caso spesso sono proprio i minori di tutte queste periferie ad essere oggetto preferenziale delle reti di sfruttamento e di violenza organizzata online su scala globale.
Nella società e nella Chiesa si è sempre giustamente insistito sulla responsabilità primaria della famiglia e della scuola nel garantire ai minori quella sana educazione che è parte essenziale della protezione e della promozione della dignità dei minori. Ciò continua a valere e bisogna fare ogni sforzo perché genitori ed educatori siano sempre più in grado di svolgere il loro compito anche di fronte ai rischi e alle sfide del mondo digitale. Ma non c’è dubbio che nel contesto odierno la loro capacità di incidere sulla formazione delle nuove generazioni è proporzionalmente assai minore che in passato e sovente viene vanificata e sorpassata dall’onda continua dei messaggi e delle immagini che giungono fino ai più piccoli attraverso le innumerevoli vie aperte dai nuovi media. Anche per questo la responsabilità verso le nuove generazioni dev’essere ampiamente condivisa da tutte le componenti sociali che voi rappresentate.
Infine, noi ci troviamo qui ospitati da un’istituzione che fa capo alla Chiesa Cattolica e quindi particolarmente attenta alle dimensioni morali e religiose della vita e dello sviluppo delle persone umane. Auguro che il vostro lavoro possa integrare nello sforzo comune di riflessione e di impegno anche queste prospettive e ne possa trarre giovamento, ispirazione, motivazione.
Del resto, tutti ci troviamo certamente d’accordo su quanto è affermato nel secondo principio della Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo, cioè che egli deve trovare i mezzi “per svilupparsi in maniera sana e normale sul piano fisico, intellettuale, morale, spirituale e sociale, e in condizioni di libertà e dignità”. E, come affermava Giovanni Paolo II già nel 1990, in occasione del Vertice mondiale per i bambini, costatiamo “la necessità di fare molto di più per salvaguardare il benessere dei bambini del mondo, per proclamare i diritti del bambino e per proteggere quei diritti attraverso azioni culturali e legislative permeate dal rispetto per la vita umana come valore in sé, indipendentemente dal sesso, dall’origine etnica, dallo stato sociale o culturale o dalla convinzione politica o religiosa” (Lettera a J.Pérez de Cuellar, 22.9.1990. La Santa Sede ha aderito alla Convenzione sui diritti del fanciullo dal 1990).
I minori di cui noi parliamo e la cui dignità vogliamo difendere e promuovere sono persone umane, il cui valore è unico e irripetibile. Ognuno di loro va preso sul serio e protetto in questo mondo sempre più digitalizzato, perché possa raggiungere lo scopo della sua vita, del suo destino, del suo venire al mondo. Il destino e la vita di ognuno di loro è importantissimo, prezioso, davanti agli uomini e davanti a Dio. Secondo le Scritture ogni essere umano è creato “a immagine e somiglianza” di Dio. Secondo il Nuovo Testamento il Figlio di Dio è venuto fra noi come bambino vulnerabile e in condizioni disagiate, assumendo anche la fragilità e l’attesa di futuro proprie del bambino. Disprezzare l’infanzia e abusare dei bambini è dunque per i cristiani non solo un crimine, ma anche – come ha affermato Papa Francesco – un sacrilegio, cioè una profanazione di ciò che è sacro, la presenza di Dio in ogni essere umano.
Le dinamiche che guidano lo sviluppo tecnico ed economico del mondo sembrano inarrestabili, e come sappiamo sono perlopiù guidate e spinte da interessi economici e anche politici potentissimi, da cui però non dobbiamo lasciarci dominare. La forza del desiderio sessuale che alberga nel profondo della mente e del cuore umano è meravigliosa e grande, spinge in avanti il cammino dell’umanità, ma può anche venire corrotta e pervertita, così da diventare fonte di sofferenze e di abusi indicibili: va quindi valorizzata e orientata. Il senso della responsabilità morale davanti agli uomini e davanti a Dio, la riflessione sul retto uso della libertà nella costruzione e nell’orientamento del mondo nuovo e nell’imparare a vivere in esso sono quindi assolutamente necessari e fondamentali per il futuro comune.
Siete qui convocati per trattare una delle questioni oggi più importanti e urgenti del cammino dell’umanità. Auguro quindi che il senso vivo della bellezza e del mistero delle persone umane, della grandezza della loro vocazione alla vita, e quindi del dovere di proteggerle nella loro dignità e nella loro crescita ispirino i vostri lavori e portino frutti concreti ed operativi.
Traduzione in lingua inglese

The Holy See and Its Commitment to Combatting Sex Abuse Online
Dear President of the Senate,
Your Eminences, Excellencies,
Dear Father General, Ambassadors, Father Rector, Academic Authorities and Professors,
Dear Friends,
I thank you for inviting me to speak at the opening of this important Congress, thus allowing me to convey the greetings and appreciation of His Holiness Pope Francis and of the Holy See for this initiative. It is an event that is hosted and organized, along with other laudable events, by a prestigious Pontifical University. I greet the distinguished persons and institutions who are participating in this initiative, and I express my gratitude to all those who have contributed concretely to the organization and planning of this Congress.
Above all, I wish to express my appreciation for having chosen the topic that will be discussed: the dignity of the child in the digital world.
The majority of you, who have worked for a long time in this field, are well aware that the sexual abuse of minors constitutes a vast and widespread phenomenon. Over the past few decades, this tragic reality has come powerfully to the fore in the Catholic Church and extremely grave facts have emerged. The Church has become increasingly aware of the harm experienced by the victims, of their suffering and of the need to listen to them, in order to work on various fronts; these include: a wide range of interventions which must be carried out in order to heal wounds, restore justice, prevent crimes and form educators and persons who deal with minors, with a view to spreading and consolidating a new culture of child protection – a real safeguarding – that effectively guarantees they can grow up in a healthy and safe environment. This is a task requiring deep human care, competence and tenacity; experience tells us that where this commitment is consistent and continuous, the fruits that will come of it are positive and encouraging. The Church’s effort in this sense, even when society in general has not yet developed the necessary awareness, must continue, must be expanded and deepened, with clarity and firmness, so that the dignity and rights of minors may be protected and defended with much greater attentiveness and effectiveness than was done in the past. In this venue, we want to share the experience we have acquired, so that it may prove useful for an ever greater good, thanks to collaboration with all of you.
The world into which human persons are today born and raised is characterized, ever more deeply and pervasively, by the development and ubiquity of new communications technologies and new instruments for their use. Handheld phones and tablets and other devices have come to be part of the daily life of an ever greater number of people; these users are ever younger, so much so that we can speak of the young generations as “digital natives.” This has spread to every part of the world, reaching even areas where economic and social development are as yet inadequate and uneven. The phenomenon is now global and so we speak of a “digital world.”
We now realize that, supported by ever greater evidence, the scourge of offenses against the dignity of minors, as with so many other dramatic problems in today’s world, spreads through and aligns itself within the new parameters of the digital world. This plague meanders and infiltrates along a labyrinth of paths and through deep, hidden layers of reality. The digital world is not, in fact, a separate part of the world: it is an integral part of the unique reality of the world. Minors who grow up in it are exposed to new risks, or rather, to old risks manifested in new ways; and the culture of the protection of minors that we want to spread must be sufficiently able to address today’s problems.
Looking at our contemporary world, Pope Francis continually reminds us that the forms of abuse and violence against minors proliferate in an interwoven manner: the traffic of minors and of human persons generally, the phenomenon of child soldiers, the absence of even the most elementary education, the fact that small children are the first victims of hunger and extreme poverty. On the day dedicated by the Church to the memory of the Holy Innocents, Pope Francis wrote: “We need the courage to respond to this reality, to arise and take it firmly in hand (cf. Mt 2:20)… [We need] the courage to guard this joy
from the new Herods of our time, who devour the innocence of our children. An innocence stolen from them by the oppression of illegal slave labour, prostitution and exploitation. An innocence shattered by wars and forced migration, with the great loss that this entails. Thousands of our children have fallen into the hands of gangs, criminal organizations and merchants of death, who only devour and exploit their neediness” (Letter to Bishops, 28 December 2016). In all these situations, the horrendous reality of sexual abuse is nearly always present, as a common aspect and consequence of multifaceted and widespread violence that ignores all respect, not only for the body, but more so for the soul, for the profound vulnerability and dignity of every child, of every young boy and girl of whatever nation.
And so we recognize the challenges, but realize too that even though we have learned a great deal with respect to this phenomenon, it remains important to understand it ever better, and, more than anything, to continue to make our understanding of the phenomenon accessible to all those who promote the protection of the rights of minors. Only in this way can we effectively fight the battle to protect minors in our digitalized world. The phenomena we observe reach levels of shocking gravity; their dimensions and the speed with which they spread surpass our imagination.
Here then is the second reason for my appreciation of the method employed by this Congress: calling together representatives from the various fields of scientific research as well as those who are actively committed to the protection of minors; representatives of leading companies in technological development and communications characteristic of the digital world; those responsible for the common good of human society; legislators, politicians, and law enforcement agencies called upon to combat crimes and abuses; religious leaders and leaders of civil society organizations committed to working for minors.
Like some of the other speakers, I too want to insist on a distinguishing characteristic of this assembly, one that makes it new and even unique, namely: establishing a dialogue between the many competent and meritorious people who have made their own the cause of defending the dignity of minors in the digital world. They are doing this by channelling their energies towards a shared commitment in order to overcome the sense of disorientation and powerlessness when faced with such a markedly difficult challenge, and to help us to intervene creatively. Once this basic strategic territory has been identified, we must work to regain control of the development of the digital world, so that it may be at the service of the dignity of minors, and thus of the whole human race of tomorrow. For the minors of today are the entirety of tomorrow’s human race.
Following the research and understanding of these problems there must come a commitment and a far-seeing, courageous endeavour on the part of all of us here present; there must also be an appeal for the cooperation of every person in a position of responsibility, in the various countries and sectors of society.
Perhaps I may be permitted to offer some further reflections, which I propose for your consideration.
The demographic development of humanity is particularly rapid in many countries where economic and social progress is still lacking or uneven. Hundreds of millions of children and young people are growing up in a digital world within a context that is still largely undeveloped. Their parents and teachers may not, perhaps, be culturally equipped to accompany them and help them to grow up in this world, whereas their political leaders will often not know where to begin in order to protect them.
We have a responsibility to these children too, as do the companies that promote and drive the development of the digital world. With its international, global and interdisciplinary perspective, this Congress must take responsibility for those minors at the world’s “peripheries”, of which Pope Francis continually speaks: peripheries that are in geographic areas of greater economic poverty, but that are also found within wealthy societies where there is considerable human and spiritual poverty, loneliness and a loss of the meaning of life. It is not by chance that it is minors in all these peripheries who are the preferred target of networks of exploitation and of organized online violence on a global scale.
Both in society and in the Church, there has always been insistence on the primary responsibility of the family and of the school in guaranteeing minors a sound education so essential to the protection and promotion of their dignity. This still very much applies today and every effort must be made so that parents and educators may be increasingly able to undertake their duties, even in the face of risks and challenges from the digital world. There is, however, no doubt that in the modern context their ability to influence the formation of young generations is proportionately far less than in the past, and is often frustrated and overtaken by the continual wave of messages and images that come to even the smallest
children through countless open avenues provided by the new media. For this reason too, responsibility towards young generations must be shared fully by all the sectors of society that you represent.
Finally, we find ourselves hosted here by an institution which depends on the Catholic Church and which is thus particularly attentive to the moral and religious dimensions of the life and development of the human person. I hope that your work may be able also to integrate these perspectives into the shared work of reflection and commitment, and that from them you may draw vigour, inspiration and motivation.
For the rest, all of us surely agree on what is affirmed in the second principle of the Universal Declaration of the Rights of the Child, namely, that every child should have the means “to develop physically, mentally, morally, spiritually and socially in a healthy and normal manner and in conditions of freedom and dignity”. Moreover, as John Paul II affirmed in 1990, on the occasion of the World Summit for Children, we stress “the need to do much more to safeguard the well-being of the world’s children, to enunciate the rights of the child and to protect those rights through cultural and legislative actions imbued with respect for human life as a value in itself, independently of sex, ethnic origin, social or cultural status, or political or religious conviction” (Letter to J. Pérez de Cuellar, 22 September 1990. The Holy See adhered to the Convention on the Rights of the Child in 1990).
The minors of whom we speak and whose dignity we wish to defend and promote are human persons, and the value of each of them is unique and unrepeatable. Each of them must be taken seriously and protected in this ever more digitalized world, so that they may be able to fulfil the purpose of their life, their destiny, their coming into the world. The destiny and the life of each of them is supremely important, precious in the sight of human beings and in the sight of God. According to Scripture, every human being is created “in the image and likeness” of God. According to the New Testament, the Son of God came among us as a vulnerable child, and in needy circumstances, assuming both the fragility and the hope for a future that are intrinsic to an infant. To disparage infancy and to abuse children is for the Christian, therefore, not only a crime, but also – as Pope Francis has stated – sacrilege, a profanation of that which is sacred, of the presence of God in every human being.
The forces that drive the technical and economic development of the world seem unstoppable and, as we know, are perhaps often determined and driven by economic and even very powerful political interests, which we must not allow ourselves to be dominated by. The power of sexual desire that dwells in the depth of the human mind and heart is great and wonderful when it advances the path of humanity; but it can also be corrupted and perverted, to become a source of suffering and unspeakable abuse: and so it must be elevated and directed. The sense of moral responsibility in the sight of humanity and in the sight of God, the reflection on the correct use of freedom in the building and orientation of a new world and in learning how to live in it, are thus absolutely necessary and fundamental for our common future.
You have come together here to address one of today’s most important and urgent issues for the journey of humanity. I hope that the living sense of the beauty and the mystery of human persons, of the greatness of their vocation to life, and thus of the duty to protect them in their dignity and their growth, may inspire your work and bear concrete and effective fruit.
Traduzione in lingua spagnola

La Santa Sede y su compromiso a combatir los abusos sexuales en el mundo digital
The Holy See and Its Commitment to Combatting Sex Abuse Online 
Señor Presidente del Senado,
Eminencias, Excelencias,
Padre General, señores Embajadores, Rector Magnífico, autoridades académicas,
profesores y amigos,
Agradezco el haber sido invitado para dirigirme a ustedes con motivo de la apertura de este importante Congreso y poder hacer presente el saludo y el reconocimiento del Santo Padre y de la Santa Sede por esta iniciativa, que acoge y promueve – junto con otras instancias beneméritas – una prestigiosa universidad pontificia. Saludo a todas las personalidades e instituciones que se han adherido y participan en la iniciativa, me uno también en el agradecimiento a todas las personas que han contribuido concretamente para afrontar los compromisos de tipo organizativo y económico que conlleva.
Expreso mi aprecio, ante todo, por la elección del tema que abordamos: la dignidad del menor en el mundo digital.
La mayoría de ustedes, que trabaja desde hace mucho tiempo en este campo, sabe bien que el abuso sexual de menores constituye un fenómeno inmensamente vasto y extendido. En los últimos decenios, esta realidad dramática ha pasado con fuerza a un primer plano en la Iglesia católica y han salido a la luz hechos muy graves. Progresivamente, se ha ido tomando consciencia del daño padecido por las víctimas, de su sufrimiento y de la necesidad de escucharlas para luego obrar en muchas direcciones distintas, con una amplia variedad de intervenciones que deben establecerse para curar las heridas, restablecer la justicia, prevenir los delitos, y formar a los educadores y a las personas que tratan con menores, con vistas a difundir y consolidar una nueva cultura de protección de menores – un verdadero safeguarding – que garantice eficazmente su crecimiento en ambientes saludables y seguros. Es un compromiso que requiere profunda atención humana, competencia y constancia, la experiencia nos dice que allá donde existe un esfuerzo coherente y continuo, se dan frutos positivos y alentadores. El esfuerzo que la Iglesia ha realizado en este sentido debe continuar, extenderse y profundizar, con claridad y firmeza, porque la dignidad y los derechos de los menores sean protegidos y defendidos con mucha más atención y eficacia con respecto a lo que se ha hecho en el pasado. En esta sede queremos que la experiencia que hemos adquirido se pueda compartir y pueda resultar útil para hacer un bien siempre mayor gracias a la colaboración con todos ustedes.
El mundo en el que hoy nacen y crecen los seres humanos se caracteriza cada vez más de manera profunda y generalizada, por el desarrollo y omnipresencia de las nuevas tecnologías de la comunicación y de sus herramientas de uso, de sus “terminales” y “portátiles” que han entrado a formar parte de la realidad y la vida cotidiana de un creciente número de personas, cada vez más jóvenes, por lo que precisamente hoy nos referimos a las nuevas generaciones como “nativos digitales”. Y esa situación se extiende ya en todo el mundo, llegando también a las zonas donde el desarrollo económico y social no es todavía suficiente ni equilibrado. Se trata de un fenómeno global y por ello hablamos de “mundo digital”.
Hoy en día, nos percatamos con creciente evidencia de que la plaga de ofensas a la dignidad de los menores, como muchos otros problemas dramáticos del mundo actual, transita y se enraiza en las nuevas dimensiones del mundo digital, ronda y se instala en sus meandros y en sus estratos escondidos y profundos. El mundo digital no es una parte separada del mundo: es una dimensión de nuestro único mundo real, y los menores, que crecen en el mismo, están expuestos a nuevos riesgos, o bien a riesgos antiguos que se expresan de modos nuevos, y la cultura de protección de menores que queremos difundir debe estar a la altura de los problemas de hoy.
Fijándonos precisamente en el mundo de hoy, el Papa Francisco llama continuamente nuestra atención sobre el hecho de que, en el mismo, las formas de abuso y de violencia sobre los menores se multiplican y entrelazan: el tráfico de menores y en general de seres humanos, el fenómeno de los niños soldado, la ausencia de una educación básica, el hecho de que los pequeños sean las primeras víctimas del hambre, de la pobreza extrema... “Necesitamos coraje para asumir esta realidad, para levantarnos y tomarla entre las manos (cf. Mt. 2,20) – escribía el Papa Francisco en el día que la Iglesia dedica a la memoria de los Santos Niños Inocentes –. El coraje de protegerla de los nuevos Herodes de nuestros días, que fagocitan la inocencia de nuestros niños. Una inocencia desgarrada bajo el peso del trabajo clandestino y esclavo, bajo el peso de la prostitución y la explotación. Inocencia destruida por las guerras y la emigración forzada, con la pérdida de todo lo que esto conlleva. Miles de nuestros niños han caído en manos de pandilleros, de mafias, de mercaderes de la muerte que lo único que hacen es fagocitar y explotar su necesidad” (Carta a los obispos, 28 de diciembre de 2016). En todas estas situaciones también la horrible realidad del abuso sexual suele estar presente, como aspecto común y consecuencia de una violencia multiforme y extendida, que olvida cualquier tipo de respeto no sólo por el cuerpo, sino más aún por el alma, por la sensibilidad profunda y la dignidad de cada niño, de cada joven sea cual sea el pueblo al que pertenezca.
Nos damos cuenta, por lo tanto, de los desafíos, pero somos conscientes también que si bien hemos aprendido tanto sobre este fenómeno, aún es importante entenderlo mejor, y sobre todo, continuar hacerlo accesible a todos los que promueven la tutela de los derechos de los menores. Sólo así podremos combatir eficazmente la batalla para proteger a los menores en nuestro mundo digitalizado. Los fenómenos que observamos llegan a unos niveles de gravedad terribles, su dimensión y la velocidad en la que se transmiten superan nuestra propia imaginación.
Y aquí llega la segunda razón de mi aprecio, que se refiere al método con el que se quiere proceder en este Congreso: llamar a un compromiso común a los representantes de varios campos de la investigación científica y del compromiso activo en la protección de menores, a los representantes de las empresas protagonistas del desarrollo tecnológico y comunicativo que caracteriza al mundo digital, a los responsables del bien común de la sociedad humana, legisladores, políticos, fuerzas del orden llamadas a contrarrestar los crímenes y los abusos, líderes religiosos y responsables de organizaciones de la sociedad civil comprometidos en favor de los menores.
Como muchos otros oradores, también yo quiero insistir sobre la característica de esta asamblea que la hace nueva y quizás única, es decir, lograr un diálogo entre las personas competentes y las personas beneméritas que han hecho de la defensa de la dignidad del menor en el mundo digital una causa propia, dirigiendo sus fuerzas hacia un compromiso compartido que supere la sensación de desorientación e impotencia que nos invade frente a la inmensidad y dificultad de este reto, y que nos permita intervenir con creatividad. Habiendo identificado este campo estratégico fundamental, tenemos que esforzarnos por volver a tomar el control del desarrollo del mundo digital, para que se ponga al servicio de la dignidad de los menores y, por lo tanto, de la humanidad entera del mañana, porque los menores de hoy son la humanidad entera del mañana. A la investigación y el conocimiento de los problemas deberá seguir, pues, un compromiso y acción visionarios y valientes por parte de todos nosotros aquí presentes, y un llamado para que cada persona responsable se comprometa, en los varios países y en los varios sectores de la sociedad.
Ruego que me permitan hacer algunas reflexiones que propongo para su consideración.
El desarrollo demográfico de la humanidad es particularmente rápido en muchos países en los que el progreso económico y social es aún bastante insuficiente o desequilibrado. Cientos de millones de niños y jóvenes están creciendo en un mundo digital en un contexto subdesarrollado. Sus padres y sus educadores en su mayoría aún no están preparados culturalmente para acompañarlos y ayudarlos a crecer en este mundo, mientras que muchas veces sus gobernantes no saben por dónde empezar para protegerlos.
Igualmente nosotros somos responsables de estos niños, así como lo son las empresas que promueven e impulsan el desarrollo del mundo digital. Con su horizonte internacional, global e interdisciplinar, este Congreso debe ocuparse también de los menores de aquellas “periferias” del mundo de las que habla continuamente el Papa Francisco. Periferias que están en las áreas geográficas de mayor pobreza económica, pero que asimismo se encuentran dentro de las sociedades ricas, donde hay mucha pobreza humana y espiritual, soledad y pérdida del sentido de la vida. No es casualidad que con frecuencia sean precisamente los menores de estas periferias el objeto de preferencia de redes de explotación y de violencia organizada en línea a escala mundial.
En la sociedad y en la Iglesia se ha insistido siempre justamente sobre la responsabilidad primaria de la familia y de la escuela a la hora de garantizar a los menores una educación saludable, lo cual es parte esencial de la protección y de la promoción de la dignidad del menor. Esto sigue estando en principio vigente y es necesario realizar todos los esfuerzos posibles para que los padres y los educadores estén cada vez mejor preparados para desempeñar su tarea, también frente a los riesgos y desafíos del mundo digital. Pero no hay duda de que en el contexto actual su capacidad de incidir sobre la formación de las nuevas generaciones está en proporción mucho menor que en el pasado y frecuentemente es anulada y sobrepasada por la continua onda de mensajes e imágenes que llegan hasta los más pequeños a través de las innumerables vías que abren los nuevos medios. También por ello la responsabilidad hacia las nuevas generaciones tiene que ser ampliamente compartida por todos los sectores sociales que ustedes representan.
Por último, nos acoge aquí una institución que pertenece a la Iglesia Católica y por lo tanto está particularmente atenta a las dimensiones moral y religiosa de la vida y del desarrollo de los seres humanos. Deseo que su trabajo pueda integrar asimismo estas dimensiones en el esfuerzo conjunto de reflexión y de compromiso, y pueda extraer de ello provecho, inspiración y motivación.
Además, todos estamos de acuerdo con cuanto se afirma en el segundo principio de la Declaración Universal de los Derechos del Niño, es decir, que cada niño debe encontrar posibilidades para “desarrollarse sana y normalmente en el plano físico, intelectual, moral, espiritual y social, en condiciones de libertad y dignidad". Y, tal y como afirmaba Juan Pablo II ya en 1990 con ocasión de la Cumbre mundial para los Niños, constatamos “la necesidad de hacer mucho más aún para salvaguardar el
bienestar de los niños del mundo, proclamar los derechos del niño y proteger estos mismos derechos mediante acciones culturales y legislativas que respeten la vida humana como un valor en sí, independientemente del sexo, origen étnico, nivel social o cultural, de la convicción política o religiosa” (mensaje a J. Pérez de Cuéllar, 22 de septiembre de 1990. La Santa Sede se adhirió a la Convención sobre los Derechos del Niño en 1990).
Los menores a los que hacemos referencia y cuya dignidad queremos defender y promover son personas humanas, cuyo valor es único e irrepetible. Cada uno de ellos deben ser considerados seriamente y protegidos en este mundo cada vez más digitalizado para que puedan alcanzar el propósito de su vida, de su destino, de su venida al mundo. El destino y vida de cada uno de ellos es importantísimo y valioso, ante los hombres y ante Dios. De acuerdo con las Escrituras todo ser humano ha sido creado “a imagen y semejanza” de Dios. Según el Nuevo Testamento el Hijo de Dios acampó entre nosotros como un niño necesitado y vulnerable, asumiendo también la fragilidad y la espera ante el futuro que son propias de la niñez. Menospreciar a la infancia y abusar de los niños es, por lo tanto, para los cristianos no sólo un delito, sino también – como ha afirmado el Papa Francisco – un sacrilegio, es decir, una profanación de aquello que es sagrado, la presencia de Dios en cada ser humano.
Las dinámicas que mueven el desarrollo técnico y económico en el mundo parecen imparables, y como sabemos generalmente se dirigen y son impulsados por intereses económicos y también políticos muy poderosos, de los que no nos debemos dejar dominar. La fuerza del deseo sexual que se alberga en el fondo de la mente y del corazón humano es maravillosa y grande, alienta el camino de la humanidad, pero puede también ser corrompida y pervertida para convertirse en fuente de sufrimiento y de abusos indescriptibles: por eso hay que darle valor y orientarla. El sentido de la responsabilidad moral ante los hombres y ante Dios, la reflexión sobre el uso recto de la libertad para construir y orientar el nuevo mundo y aprender a vivir en el mismo son, por lo tanto, absolutamente necesarios y fundamentales para el futuro común.
Han sido convocados aquí para tratar una de las cuestiones más importantes y urgentes del camino de la humanidad en nuestros días. Por lo tanto, espero que el sentido vivo de la belleza y del misterio de los seres humanos, de la grandeza de su vocación por la vida y, por consiguiente, del deber de protegerla en su dignidad y en su crecimiento inspiren su trabajo y traigan frutos concretos y activo.

giovedì 13 aprile 2017

La malata immaginaria



Svezia. «Una donna che si rifiuta di praticare aborti è come lo Stato islamico»

Questa settimana una Corte d’appello in Svezia emetterà un verdetto sul caso di Ellinor Grimmark, licenziata per la sua obiezione di coscienza, respinta da altri due ospedali e considerata una «malata da curare»
«Una donna che si rifiuta di partecipare agli aborti è come un estremista religioso, è come lo Stato islamico». No, non è una fake news. Qualcuno, in Svezia, l’ha detto davvero. E non una persona qualunque, ma una donna di alto rango come Mona Sahlin, ex leader del partito socialdemocratico, parlamentare e ministro di tante cose. Di chi parlava Sahlin con un’iperbole che oggi probabilmente, dopo l’attentato di Stoccolma, non userebbe più?
FAR NASCERE BAMBINI. Parlava di Ellinor Grimmark, madre di due bambini, che nel 2007 decise di lasciare il suo lavoro in un catering per diventare ostetrica. Una scelta saggia, dal momento che in Svezia c’è un’enorme richiesta: l’anno scorso l’80 per cento dei comuni che hanno un ospedale hanno segnalato di non riuscire a trovare ostetriche sulla piazza. Una scelta fatta con un’immagine in testa: che bello sarebbe lavorare mettere al mondo dei bambini per lavoro. Grimmark è anche cristiana, non vuole praticare aborti, e quando intraprese la sua carriera pensò: «Ci sono tante cose da fare come ostetrica, non solo gli aborti». Inoltre, pensava, non avrò problemi se Stoccolma ha firmato una risoluzione del Consiglio d’Europa in cui si impegna a tutelare l’obiezione di coscienza per i medici e il personale sanitario. Si sbagliava.
IL LICENZIAMENTO. Mentre studiava, è stata assunta dalla contea di Jönköping, nel sud del paese, percependo uno stipendio di 1.900 dollari al mese. Nella primavera del 2013, quando le mancava un anno alla fine degli studi, chiese all’ospedale locale dove l’avrebbero fatta lavorare, sottolineando di essere obiettore di coscienza. Il direttore cominciò a gridare: «Come puoi anche solo pensare di fare l’ostetrica con queste opinioni? E cosa faresti se una donna che ha avuto un aborto venisse da te sanguinando?». «La aiuterei», rispose. Il direttore continuò a gridare e pochi giorni dopo un sms la informò che il suo stipendio era stato sospeso e che doveva trovarsi un altro lavoro.
CURATE LA PAZZA. Grimmark non si perse d’animo e presentò domanda di assunzione in altri due ospedali che cercavano ostetriche. Il primo, la clinica Ryvhos, le rispose che «una persona che si rifiuta di fare aborti non può appartenere ad una clinica per donne». Il secondo, l’ospedale di Värnamo, le spiegò che non assumevano persone contrarie all’aborto. Ma le fecero anche una offerta generosa: una «terapia psicologica» per curarla e farle cambiare idea. In Svezia, evidentemente, chi si preoccupa di far nascere i bambini e non di farli morire è già considerato pazzo.
LA CAUSA. Dopo il terzo rifiuto Grimmark emigrò in Norvegia, dove l’hanno assunta senza batter ciglio. Ha fatto però anche causa nel 2014 all’ospedale che l’aveva licenziata, perdendo in primo grado. Questa settimana si pronuncerà la Corte d’appello e se anche questo verdetto sarà negativo, l’ostetrica è intenzionata ad andare fino alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Il perché lo ha spiegato a un quotidiano norvegese: «Qualcuno deve mettersi dalla parte dei piccoli. Qualcuno deve combattere per il loro diritto alla vita». Opinioni che in Svezia sono considerate più pericolose dei terroristi islamici.
Fonte: Tempi

martedì 11 aprile 2017

L'uomo non separi...

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Utero in affitto. Lo psichiatra Castriota: «Mai più si separino gestante e bambino».

di Lucia Bellaspiga.
La maternità surrogata spezza l’unità profonda, documentata dalla scienza, di bimbo e mamma. Parla lo psichiatra Fabio Castriota
La gravidanza non è solo un passaggio in un contenitore intercambiabile», ma è il tempo in cui nasce «una storia complessa», addirittura si imposta «il successivo sviluppo psichico» sia della madre che del feto, il quale «memorizza tutto e può anche inviare messaggi». Ecco perché la maternità surrogata è «una situazione traumatica per due esseri umani». Mentre il dibattito sull’utero in affitto ferve a livello politico e culturale, la scienza si riprende la parola e si attiene ai fatti. Fabio Castriota, psichiatra, vice presidente della Società Italiana di Psicoanalisi, è già intervenuto in tal senso al recente forum a Montecitorio, dal quale l’ampio fronte del no è uscito con un forte appello all’Onu per la messa al bando della tratta di neonati.
Nessuno si sognerebbe di vendere un bambino di qualche mese. Invece la maternità surrogata pretende di ordinare una vita umana e ritirare il prodotto, togliendolo alla madre al momento della nascita. Ma quando nasce davvero un bambino?Se è con la nascita che entra nel mondo, la sua comunicazione con la madre e, tramite lei, con la realtà esterna è già attiva nella gravidanza. Giorni fa un noto quotidiano, facendo riferimento agli studi più attuali di neonatologia, titolava: “È nella culla che si formano le competenze”. Invece è molto prima. Sulla relazione madre-bambino, a partire dagli anni ’60 e ancor più dagli anni ’70 e ’80, si è passati dalla visione di un utero contenitore di una vita in evoluzione a una visione molto più ricca e dinamica nel rapporto di scambio. Tutto ciò che la madre vive viene percepito dal feto, che possiede una grande sensibilità, unita a un elevato livello di competenze psicofisiologiche e neuropsicologiche inimmaginabili in passato. Già Freud aveva intuito che «c’è più continuità tra la vita uterina e la primissima infanzia, di quanto l’impressionante cesura dell’atto della nascita ci lascerebbe supporre». Attraverso l’utero materno il nascituro, con i suoi organi di senso, prende contatto con gli stati emotivi della madre e fa esperienza di ciò che è esterno: non solo sente, apprende e memorizza tutto ciò che gli è filtrato, ma invia messaggi.
Ciò significa che separare al parto la diade madre-figlio è traumatico anche per la donna?La gravidanza è il periodo fondamentale in cui la madre dialoga fisiologicamente, emotivamente e razionalmente con il bambino. Il danno della maternità surrogata riguarda perciò due persone: certamente il neonato, ma anche sua madre, dato che se non esiste un bambino senza madre non esiste una madre senza il suo bambino. L’unità madre-bambino è non solo la base biologica e il presupposto psichico per la maturazione mentale del neonato ma anche per l’evoluzione della donna dopo l’esperienza della maternità. Come scrive il filosofo indiano Osho, “nel momento in cui nasce un bambino nasce anche la madre. Lei non è mai esistita prima: esisteva la donna, ma la madre mai. Una madre è qualcosa di assolutamente nuovo”. Ma qual è il destino della madre biologica, appena nata come madre? Sparire subito! La prima premura è separare immediatamente puerpera e neonato, che va consegnato prima possibile ai suoi “genitori”.
Questo infatti consigliano apertamente alcuni nostri uomini politici che sono andati all’estero a farlo, essendo in Italia un reato. Però madre e bambino comunicano nei nove mesi…Intanto comunicano attraverso la via ormonale: una madre sottoposta a stress produce sostanze ormonali che possono interagire negativamente nella sfera psichica del feto in evoluzione. Un esempio sono certi disturbi di personalità in bambini nati da madri traumatizzate o gravemente depresse durante la gravidanza. Una donna che sta affittando il suo utero e si dovrà separare dal figlio è una donna stressata e i traumi possono lasciare imprinting profondi nelle memorie implicite del futuro bambino. Quanto alla madre, la situazione di perdita, di lutto, può inficiare la possibilità di sviluppare un attaccamento in successive gravidanze. Un terrore tipico delle donne in gravidanza è che qualcuno sottragga loro il figlio, e la surrogata diventa il concretizzarsi di questo fantasma.
A quanti mesi il feto ha sviluppati i sensi?
Il tatto è il primo, già al 3° mese, quando il feto comincia a sentire se qualcuno tocca il ventre della madre. Poi si sviluppano le percezioni dolorose, olfattive (per questo dopo il parto riconoscerà l’odore di sua madre) e il gusto (le esperienze del cibo mangiato dalla madre lasceranno tracce nelle memorie). Poi arrivano le capacità uditive: il feto sente il ritmo del battito cardiaco materno e in futuro avrà un ritmo simile nel succhiare il latte. Ma soprattutto sente le sue parole: la lingua madre. Anche il tono della sua voce lascia tracce nei sistemi di sicurezza del feto… Che tracce lascerà allora una madre straniera la cui lingua, dopo la separazione, non verrà più rintracciata nelle prime esperienze del neonato? Infine si sviluppa la sensibilità visiva, e il feto dal sesto mese sogna: l’attività onirica è un importante strumento di elaborazione delle esperienze, e spesso è accompagnata da alterazioni nell’espressione facciale, sussulti e cambi di posizione.
Fonte: Avvenire