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martedì 15 ottobre 2019

Giuseppe, “il re dei sogni”

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Catechesi in piazza al festival francescano di Rieti

Una bella catechesi per i giovani e per chi crede che dinanzi a Dio non fa mai male farsi giovani, farsi piccoli come Francesco. Un fine mattinata di sabato nell’assolata piazza cuore del festival francescano dove i gazebo riparano a fatica dal sole ottobrino che ancora picchia bene: ma vale la pena fermarsi per ascoltare don Gianvito Sanfilippo che propone una riflessione a partire dalla figura di Giuseppe, “il re dei sogni”.
Prete della diocesi di Roma, responsabile del centro vocazionale del seminario “Redemptoris Mater” di Roma e responsabile della fascia post-Cresima nell’ambito del Cammino Neocatecumenale, don Gianvito si fa seguire bene e parla dritto al cuore. Riprende la straordinaria storia del penultimo figlio di Giacobbe: quello preferito dal padre, venduto dai fratelli gelosi, finito in Egitto e da schiavo divenuto viceré fino ad accogliere gli israeliti che da Canaan si trasferiscono nella terra dei faraoni.
La ripercorre brevemente e con sagacia, don Vito, quella storia narrata negli ultimi capitoli della Genesi più avvincente di un romanzo, per aiutare a riflettere che, in fondo, Giuseppe è ciascuno di noi. La sua storia, così particolare e avventurosa, quasi da favola, è in realtà la vicenda di chi capisce che dietro ogni situazione c’è un disegno. È quella di chi, dinanzi ai fratelli che lo hanno tradito e che è capace di ritrovare e perdonare appunto “da fratello”, è capace di riconoscere che è stato Dio a farlo venire qui, che Dio si serve delle righe storte per scrivere dritto: «una visione diversa della storia, che vede come provvidenziale anche l’invidia, anche il peccato», dice il sacerdote.
Non va mai dimenticato, infatti, che la Bibbia non è solo una raccolta di storie del passato, belle e significative quanto vogliamo ma alla fine storie di qualcun altro: è Parola divina, «e come tale ha il potere di ripetersi, di parlare a ciascuno di noi nell’oggi della propria vita».
Quella di Giuseppe è la vicenda che fa ben comprendere la pedagogia di Dio, che si serve di due cose, fa capire la catechesi di don Gianvito: «Primo, l’esperienza dell’ingiustizia subita, che gli fa sperimentare che comunque Dio lo ha ascoltato». L’esperienza di finire ingiustamente condannato lo fa prefiguratore di Gesù stesso, «in una catena di giovani che sanno ascoltare», in cui prima di Cristo troviamo «il giovane Mosè, il giovane Davide, il giovane Neemia» e tanti altri, e anche dopo Gesù «il giovane Pietro, il giovane Francesco, il giovane Antonio, la giovane Teresa» e così via. «Chissà, qui a Rieti, quanti giovani sta ancora chiamando Dio attraverso le ingiustizie», attraverso le prove che vengono subite e che servono a crescere per capire che Dio non abbandona e con un male prepara un bene più grande.
La seconda cosa di cui Dio si serve è quella tentazione cui il giovane Giuseppe resistette e ciò gli causò l’ingiusta accusa: l’insidia sensuale della moglie del padrone Potifar che ci aveva sfacciatamente “provato” con l’aitante servo e che si vendicò accusando di essere lui ad averci provato con lei… «La tentazione sessuale, quella che ci mette dinanzi alla sacralità del nostro corpo che è un profeta»: l’erotismo, spiega il sacerdote, è un dono di Dio, «che però ha due difetti: egoismo e infedeltà. Difetti che l’hanno vinta a meno che dall’alto non giunga l’altro dono di Dio: l’agàpe», l’amore che non è solo erotismo.
Del resto Dio ci ha creati buoni, ma «ognuno di noi ha un avversario: perché insieme alla creazione visibile ha creato gli angeli e tra loro ci sono quelli che nella loro libertà si sono ribellati al Creatore, ci sono i diaboloi, i divisori, che ci vogliono dividere da lui». Eppure Dio «ci stima lo stesso, ci ama nonostante il peccato»: questa la grande, bella notizia da gridare forte!
Si deve aver fiducia in colui che ha vinto il peccato, che se l’è addossato. Ma «non restate nel peccato, perché il peccato è una m…» dice per andare dritto al cuore dei giovani don Gianvito: «se resti nel peccato sarai sempre solo, triste, insoddisfatto». Perché «un conto è essere peccatori, un conto essere corrotti, come ha detto bene papa Francesco: la differenza tra peccatore e corrotto è che il peccatore riconosce il suo peccato e non vuole restarci, il corrotto trova scuse con se stesso per negare di starci o si giustifica con “che male c’è?” e “fanno tutti così!”: questo è diabolico!».
La buona notizia del cristianesimo è proprio questa: «che Cristo ascolta la nostra solitudine e ci dice di consegnare a lui i nostri peccati, perché possa prenderli su di sé e vincerli». Il festival francescano – che tra le sue tante iniziative comprende anche le confessioni di strada: in piazza San Francesco c’è sempre un frate confessore pronto ad amministrare il sacramento della Riconciliazione – può essere una buona occasione anche per ricordarsi di questo.

mercoledì 26 giugno 2019

Kiko Arguello: Incontro a Genova. Info e diretta streaming.


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Da Enrico Rovegno, responsabile Centro Neocatecumenale della Diocesi di Chiavari, riceviamo e pubblichiamo
Più di 6.500 giovani parteciperanno a un incontro con l’équipe internazionale del Cammino Neocatecumenale della Liguria
Il Cammino Neocatecumenale celebrerà questa prossima domenica 30 giugno presso la Fiera del Mare (Padiglione B) del capoluogo ligure un incontro vocazionale che sarà condotto dal team responsabile a livello internazionale del Cammino, formato da  Kiko Argüello, María Ascensión Romero e P. Mario Pezzi.
A poco più di un anno dall’incontro del Cammino Neocatecumenale con Papa Francesco – in occasione del 50° anniversario dell’inizio del Cammino a Roma – e due mesi dopo quello di Kiev, cui hanno partecipato i paesi dell’ex Unione Sovietica e la Polonia, Genova sarà il posto per questo nuovo incontro.
Come di consueto, dopo la presentazione dell’assemblea, Argüello annuncerà il Kerigma, la Buona Notizia della morte e risurrezione di Cristo. Successivamente, chiederà vocazioni al sacerdozio e alla vita contemplativa e inviterà a mostrare la loro disponibilità le famiglie, che sentono la chiamata di Dio ad andare in missione in qualsiasi parte del mondo.
Nella città segnata nel suo recente passato dal crollo del ponte Morandi, ma anche nel cuore della regione che detiene il primato mondiale della denatalità, questo incontro vuole indicare ancora una volta la strada di una “speranza che non delude”.
Si svolgerà alla presenza del Cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova e presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa, che sarà accompagnato da Mons. Borghetti, vescovo di Albenga-Imperia; Mons. Tanasini (Chiavari) con il Vicario Episcopale, d. Stefano Mazzini; Mons. Marino (Savona-Noli) con il Vescovo Emerito Mons. Anselmi; Ausiliare di Genova, Mons. Canessa; Vescovo Emerito di Tortona, don Marco Pasinato, Amministratore diocesano di Helsinki. Saranno presenti anche oltre 50 presbiteri.
Insieme ai fratelli delle comunità neocatecumenali liguri sono stati invitati anche quelli di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Triveneto, e se ne attendono alcuni provenienti da Toscana, Umbria, Roma e Calabria: in tutto saranno presenti circa 6500 fratelli del Cammino.
Papa Francesco: “Il Cammino è un dono di Dio”
Nell’incontro svoltosi a Tor Vergata (Roma) il 5 maggio 2018, Papa Francesco ha affermato che il Cammino “è un dono di Dio per la Chiesa del nostro tempo”. In numerose occasioni, il Santo Padre ha mostrato il suo sostegno a questo carisma, invitando gli iniziatori a continuare la loro opera di evangelizzazione in tutto il mondo.
Il Cammino Neocatecumenale in Liguria
Per la prima volta saranno riuniti i fratelli di tutte le Comunità della Liguria, dove il Cammino iniziò nel 1973 nella diocesi di Chiavari (Parrocchia di San Giovanni Battista) e di La Spezia (parrocchia di Migliarina) con le catechesi dell’équipe itinerante formata da Maurizio Pastore, Carlo Striano, Mariangela Zucca e padre Emiliano Hernandez.
A Genova la prima comunità è nata nella parrocchia di S. Fruttuoso nel 1976, e il Cammino si è poi diffuso nella parrocchia di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, dove oggi sono presenti 6 comunità, nel 1985 e nella parrocchia di S. Maria Madre del Buon Consiglio a Genova Pra’, dove oggi sono presenti 2 comunità, nel 1993. A Savona il cammino è iniziato nel 1979.
Nel 1977 il cammino è iniziato nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo.
Nel complesso sono oggi presenti in Liguria 42 comunità neocatecumenali, e l’équipe itinerante responsabile è composta da Mariangela Zucca Striano, Riccardo Cendamo e don Santiago Rolon.

Diretta streaming


venerdì 10 maggio 2019

INCONTRO CON KIKO ARGUELLO A KIEV, UCRAINA, 11 MAGGIO 2019




Un anno dopo l’incontro del Cammino Neocatecumenale con Papa Francesco, in occasione del 50° anniversario dell’inizio del Cammino a Roma, la capitale dell’Ucraina, Kiev, ospita oggi 11 maggio un nuovo incontro a cui parteciperanno i Paesi dell’ex Unione Sovietica e la Polonia.
Si tratta di un incontro vocazionale che si svolge nel “Palaz Ucraina” condotto dal team responsabile a livello internazionale del Cammino, Kiko Argüello, María Ascensión Romero e padre Mario Pezzi.
Nell’incontro, dopo la presentazione dell’assemblea, Argüello annuncerà il kerygma, la Buona Notizia della morte e risurrezione di Cristo. Successivamente chiederà vocazioni al sacerdozio e alla vita contemplativa e inviterà le famiglie, che sentono la chiamata di Dio ad andare in missione in qualsiasi parte del mondo, a mostrare la loro disponibilità.
Di fronte agli orrori del comunismo ai tempi dell’Unione Sovietica - si legge in una nota del Cammino Neocatecumenale - questo incontro sarà un motivo per rendere grazie a Dio in questa città “culla della cultura cristiana di tutto l’Oriente europeo”, come disse Giovanni Paolo II nel 2001, per il sangue che hanno versato tanti martiri offrendo la propria vita per gli uomini e il Vangelo.
L’appuntamento sarà presieduto da monsignor Vitaliy Kryvytskyi, vescovo di Kiev-Zhytomyr, accompagnato da altri sette vescovi ucraini. Di questi, due appartengono alle Chiese greco-cattoliche. Parteciperanno anche il primo segretario della Nunziatura apostolica del Paese, oltre a 130 sacerdoti, tra cui alcuni della Chiesa greco-cattolica. Saranno presenti anche rappresentanti di altre chiese ortodossi e protestanti.
Prevista anche la partecipazione di alcune autorità civili come ministri ucraini e l’ambasciatrice di Spagna. Saranno presenti anche i seminari Redemptoris Mater di Kiev, Vinnytsia, Uzhgorod, Varsavia, Talin e Riga, così come due seminari diocesani ucraini. In totale si attendono oltre 4.200 persone provenienti da Moldavia, Georgia, Kazakistan, Estonia, Russia, Lettonia, Bielorussia, Lituania, Polonia e, ovviamente, Ucraina.
Il Cammino Neocatecumenale in Ucraina è iniziato proprio per mano di padre Mario Pezzi che, nel 1984, fu il primo missionario a portare nel Paese questo itinerario di iniziazione cristiana insieme a padre Janez Bokavsek. Grazie a questo annuncio evangelico durante il comunismo, il Cammino è ora una realtà che conta circa 3mila fratelli riuniti in 80 comunità presenti in ciascuna delle diocesi cattoliche e in alcune greco-cattoliche dell'Ucraina.
Nel Paese ci sono otto missio ad gentes, oltre a diverse famiglie in missione, itineranti e tre seminari missionari internazionali Redemptoris Mater, dai quali sono già stati ordinati 12 sacerdoti.
La Stampa dell' 11 maggio 2019





sabato 26 gennaio 2019

PANAMA' 2019: INCONTRO DEI GIOVANI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE. LINK AL VIDEO.



COMUNICADO:
Hermanos:
Kiko se encontrará con los jóvenes que participan en la JMJ con el Papa Francisco en Panamá el próximo lunes 28 de enero a las 15:00 horas.

Será posible seguir este Encuentro directamente en el canal Oficial del Camino Neocatecumenal - Panamá 2019 en este enlace:


P.D. para los hermanos de otras naciones, verificar su huso horario.

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COMUNICATO
Kiko si troverà con i giovani che partecipano alla gmg con papa Francesco a Panama il prossimo lunedì 28 gennaio alle ore 15:00 locali (verificare il fuso orario con le altre nazioni)
Sarà possibile seguire questo incontro direttamente sul canale ufficiale del cammino neocatecumenale - Panama 2019 a questo link:
https://www.youtube.com/channel/UCSG4IWHCr3uqaPshiO14nwg

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RELEASE: Brothers: Kiko will meet the young people who participate in WYD with Pope Francis in Panama next Monday, January 28 at 3:00 p.m. It will be possible to follow this Meeting directly in the Official Channel of the Neocatechumenal Way - Panama 2019 in this link:

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COMMUNIQUÉ:
Frères:

Kiko rencontrera les jeunes qui participeront aux JMJ avec le pape François à Panama le lundi 28 janvier à 15 heures.


Il sera possible de suivre cette réunion directement dans le canal officiel du Chemin néocatéchuménal - Panama 2019 dans ce lien:


https://www.youtube.com/channel/UCSG4IWHCr3uqaPshiO14nwg
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COMUNICADO:
Irmãos:
Kiko se encontrará com os jovens que participam da JMJ com o Papa Francisco no Panamá na próxima segunda-feira, 28 de janeiro, às 15:00 

Será possível acompanhar esta Reunião diretamente no 
Canal Oficial do Caminho Neocatecumenal - Panamá 2019 neste link:
NEWS:
الإخوة:
ستلتقي كيكو بالشباب الذين يشاركون في WYD مع البابا فرانسيس في بنما الاثنين المقبل 28 يناير الساعة 3:00 بعد الظهر.

سيكون من الممكن متابعة هذا الاجتماع مباشرة في القناة الرسمية لطريق Neocatechumenal - بنما 2019 في هذا الرابط:


lunedì 14 gennaio 2019

Sacerdote para Tierra Santa... o para Arabia!

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El arzobispo Pizzaballa ordenó diácono a un joven español que ejercerá su ministerio en Israel y países cercanos


Fundación Tierra Santa
Sun, 16 Dec 2018 17:02:00

La histórica y estrecha relación que España tiene con Tierra Santa lo será si cabe un poco más a partir de ahora. Javier Martínez Alcalá, un joven de Zaragoza, el lugar en el que la Virgen María se apareció al Apóstol Santiago, dedicará su vida precisamente a servir a la tierra en la que nació Jesús y el propio hijo de Zebedeo.
El pasado fin de semana, en la víspera de la fiesta de la Inmaculada, este español fue ordenado diácono en la iglesia de los Doce Apóstoles de la Domus Galileae, la casa que el Camino Neocatecumenal tiene junto al Mar de Galilea, en Tierra Santa.
Sacerdote para Tierra Santa... o para Arabia
A partir de ahora Javier Martínez ejercerá como diácono antes de ser ordenado sacerdote para el Patriarcado Latino de Jerusalén, y llevará el Evangelio no sólo por Israel, sino también por los países vecinos como Jordania, donde ya ha pasado un año realizando una experiencia misionera.
La celebración fue presidida por el arzobispo Pierbattista Pizzaballa, administrador apostólico del Patriarcado Latino de Jerusalén, y junto a él estuvieron los distintos líderes de las comunidades religiosas de Galilea y Jaffa, Tarshiha y Kufar Yasif, donde este nuevo diácono completa su itinerario de formación en la fe.
Según informa el Patriarcado en una nota, el evento también se vio enriquecido por la celebración de la solemnidad de la Inmaculada Concepción de María, de particular importancia para el Camino Neocatecumenal, ya que ese mismo día su iniciador, Kiko Arguello, recibió hace más de medio siglo de parte de la Virgen la inspiración realizar comunidades cristianas como “la Sagrada Familia de Nazaret, que vivan en humildad, sencillez y alabanza, y donde el otro es Cristo". Este fue el germen de lo que hoy es una de las realidades eclesiales más pujantes de la Iglesia.
"El que te trajo aquí no te abandonará"
Pizzaballa se dirigió al nuevo diácono español: "En el día de tu ordenación diaconal, la liturgia te dice que estás aquí por la gracia de Dios, por su intervención (…). Seguramente hoy en tu corazón tendrás temores sobre tu futuro, pero esta Palabra te invita a confiar porque el que te trajo aquí no te abandonará”.
"¡Que seas un servidor de la Iglesia, que toda tu vida sea un servicio confiado a la Palabra de Dios, y puedas ser testigo de quién eres y de a quién perteneces!", le dijo el arzobispo a Javier.
"Estoy dispuesto a ir donde sea"
En una reciente entrevista con Religión en Libertad, Javier Martínez hablaba sobre la vocación que le acabó llevando a Tierra Santa. En el Seminario Redemptoris Mater de Galilea hay 34 seminaristas de 14 países, y candidatos no sólo de rito latino sino también maronitas y greco-melquitas.
Tras más de 8 años en Galilea su vida está ya aquí. “Quizás hubiera sido más fácil y más lógico estar en España pero los pensamientos de Dios no son los míos. Yo estoy dispuesto a ir donde sea”, aseguraba.
Además, es literalmente así. Javier ha convivido y convivirá con árabes cristianos, musulmanes y judíos, y explicaba que “me siento llamado a amar a todos, conociéndolos. Hacemos cursos del Corán para conocerlos mejor y estudiamos el hebreo, el judaísmo y sus fiestas, también. Pero sobre todo estamos con los árabes cristianos anunciando que la salvación para todo hombre sea cristiano, judío o musulmán es Cristo".
La alegría está en evangelizar
Esta misión de diaconado de momento le llevará por Israel, pero su misión futura puede estar en tierras del Islam. También en este seminario del Camino Neocatecumenal le han preparado para eso. Ya ha vivido una experiencia misionera en Jordania, pero también podría llegar un día, como otros compañeros suyos, que le toque ser misionero en Siria, Bahrein, Emiratos Arabes y quién sabe si algún día en Arabia Saudí.
“Me veo toda la vida aquí porque lo lleva Dios, no yo. Esto es lo que me da alegría, evangelizar, encomendando mi vida a Él”, explicaba Javier.
Publicado originariamente en Fundación Tierra Santa

mercoledì 4 luglio 2018

Don Francesco Donega nuovo rettore del Redemptoris Mater di Roma


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https://www.romasette.it/

Succede a monsignor Strazzari, che ha guidato la struttura per 20 anni. L’annuncio dato dal vicario De Donatis, che ha presentato la nuova equipe: don Nazio vice rettore, don Lees e don Ficco co-prefetti degli studi

Sabato scorso, 30 giugno, il cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, nel corso della Messa celebrata al Collegio Diocesano Redemptoris Mater nella ricorrenza dei Primi Martiti della Chiesa di Roma, ha annunciato la nuova equipe che da settembre assumerà la responsabilità della formazione dei seminaristi. Don Francesco Donega, sacerdote diocesano ordinato nel 1992 e formato al Redemptoris Mater di cui è stato vicerettore nell’ultimo anno, è il nuovo rettore. Succede a monsignor Claudiano Strazzari che ha guidato la struttura della Maglianella per vent’anni e che ora assumerà in pieno il suo compito di canonico a San Giovanni in Laterano. Don Massimiliano Nazio, attualmente parroco a San Giovanni Battista de la Salle, è stato nominato vicerettore mentre don Davide Lees, parroco di Santa Maria della Consolazione, si affiancherà a don Fabrizio Ficco come co-prefetto degli studi.
«Assumo questo incarico – chiosa Donega – nella consapevolezza che mi viene affidata la supervisione di un’opera del Signore che ha già dato molti frutti e che va portata avanti in completa docilità a Lui. Nel supplicarlo di volermi condurre secondo i suoi disegni e la sua volontà, confido nella preghiera di tanti». Per l’attuazione del suo ministero, Donega ha spiegato che avrà come punti di riferimento «le tre caratteristiche specifiche e originarie del Redemptoris Mater»: si tratta di un seminario diocesano, «il che implica filiale obbedienza al cardinale vicario e, attraverso di lui, al Santo Padre, nonché ricerca di reciproca conoscenza e comunione nella diocesi», e insieme missionario «nel senso indicato dal Concilio Vaticano II in Presbyterorum Ordinis, al numero 10, e ribadito in molte occasioni da Papa Francesco: non prepara a una missione limitata e ristretta bensì a una vastissima e universale missione di salvezza, fino agli ultimi confini della terra». In terzo luogo, «questo seminario – illustra ancora Donega – trova nella riscoperta dell’iniziazione cristiana, attraverso il Cammino neocatecumenale, sia il fondamento su cui basare la formazione al sacerdozio sia lo strumento pastorale privilegiato per l’evangelizzazione soprattutto dei “lontani” che ormai anche a Roma si trovano spesso letteralmente alla soglia di casa nostra».
Fondato nel 1988 dall’esigenza di sostenere la nuova evangelizzazione, il Redemptoris Mater guarda infatti all’esperienza del Cammino neocatecumenale iniziato da Kiko Arguello. Fu san Giovanni Paolo II ad appoggiare l’iniziativa di costituire un seminario diocesano e missionario a Roma, affidando l’incarico al cardinale Poletti, che nell’agosto 1987 così gli scriveva: «Padre Santo, ho molto riflettuto e pregato sul delicato incarico che lei mi ha affidato, di studiare un possibile inizio di un centro di preparazione di sacerdoti per l’evangelizzazione dei Paesi del Nord Europa: è da chiedersi se non convenga ispirarsi al modello delle primitive chiese apostoliche che nel mondo pagano inviavano piccole comunità di presbiteri e di fedeli a costituire un primo nucleo che si sviluppasse in comunità evangelizzanti».
In questi 30 anni al Redemptoris Mater sono stati ordinati 276 sacerdoti per la diocesi di Roma: 116 sono stati inviati a svolgere la loro missione in 58 Paesi dei 5 continenti e altri 57 sono stati ordinati per varie diocesi del mondo.

lunedì 7 maggio 2018

Il coraggio della clarissa vestita da sposa


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di Camillo Langone (Il Giornale)
Che scherzo è mai questo? Forse forse, visto che le consorelle apparivano sorridenti e partecipi, uno scherzo da suore? A noi cattolici biblici, convinti che la Sacra Scrittura sia ancora valida dalla prima all'ultima pagina, compresa quella in cui San Paolo scrive «la donna impari in silenzio, in piena sottomissione», il protagonismo femminile sotto le navate desta sempre una certa preoccupazione. Basti dire che a me danno fastidio anche le ministre straordinarie dell'eucaristia (spesso, almeno nelle chiese che frequento, sono per l'appunto suore). Sarò ipersensibile ma nelle donne che distribuiscono l'ostia ai fedeli, come pure nelle ragazzine che in alcune chiese servono messa, percepisco una sorta di preludio al sacerdozio femminile. E se mi chiamate paranoico dovete chiamare paranoico anche il Papa emerito che nel 1988, durante i funerali svizzeri del teologo Von Balthasar, alla vista delle chierichette rimase costernato.
Poi però bisogna ragionare. Se le monache vengono da sempre qualificate come spose di Cristo perché mai ci si dovrebbe turbare se al rito che le introduce alla vita religiosa si presentano vestite da spose? Quanto di più logico, pensandoci bene. E quanto di più storico. Non è affatto una novità che le cosiddette postulanti, le donne entrate da poco in monastero, per il giorno della vestizione ufficiale scelgano l'abito bianco. Copioincollo dal sito della diocesi di Trieste: «L'abito bianco ha un duplice significato: ricorda la veste bianca che ciascuno riceve il giorno del Battesimo, ma anche, nella sua foggia da abito nuziale, è un richiamo a quella mondanità alla quale si rinuncia per essere completamente di Dio». Di solito si usano abiti semplici, senza strascichi o altri orpelli, ma non ci sono regole precise. Un secolo fa in Sicilia le aspiranti carmelitane entravano in chiesa agghindatissime. Nel 1934 Santa Teresa Benedetta della Croce (al secolo Edith Stein) si presentò nella cappella del Carmelo di Colonia con l'abito da sposa regalatole dalla sorella. E sto parlando di una grande mistica, quanto di più lontano da ogni forma di moderno esibizionismo. A quel tempo nessuno si turbava per simili visioni perché di suore ce n'erano tante, la loro presenza era famigliare, la loro vita particolare e però relativamente nota. Mentre oggi le religiose sono viste come marziane e il popolo del web, che molto ha commentato il sorprendente abito bianco, fatica a concepire che una giovane donna possa lasciarsi apericene e Instagram alle spalle per abbracciare Cristo. Nel nostro mondo di poca o nessuna fede il vero scandalo è prendere sul serio il cristianesimo. Ecco perché il vestito nuziale della novizia di Barletta (in quella Puglia da cui proviene quasi la metà degli abiti da sposa prodotti in Italia, fra l'altro) ha suscitato tutto questo scalpore. Bisogna dunque ringraziare Carmen D'Agostino (oggi suor Maria Vittoria) che raggiante e biancovestita è stata capace di rinverdire una tradizione bellissima, di ricordarci che l'incontro con Gesù è una festa, non un funerale. Facendoci inoltre sospettare che la clausura sia in realtà un'apertura verso dimensioni che noi, storditi da internet e telefoni, non riusciamo nemmeno a immaginare.

martedì 13 febbraio 2018

LA NOSTRA POLITICA E' CRISTO



http://www.camineo.info/

Un seminario para evangelizar Tierra Santa y Arabia: Nuestra política es Cristo y vemos los frutos


Javier Lozano / Fundación Tierra Santa
Sat, 20 Jan 2018 23:14:00

Desde hace más de una década en Galilea, en la falda del monte donde Jesús predicó las Bienaventuranzas y junto al lago en que anduvo sobre las aguas, se erige el seminario internacional Redemptoris Mater, dependiente del Camino Neocatecumenal.
Seminaristas de catorce nacionalidades y del rito latino, maronita y greco-melquita se preparan como sacerdotes misioneros en Tierra Santa. Los ya ordenados atienden y evangelizan en Israel, los territorios palestinos, Jordania e incluso los países de la península arábiga.
El rector del seminario es Francesco Voltaggio, sacerdote romano, que lleva más de quince años en Tierra Santa, donde llegó para doctorarse en Arqueología y Estudios Bíblicos, y no regresó. Feliz de cumplir un sueño desde niño cuenta a la Fundación TierraSanta las maravillas de vivir en esta tierra, de la importante misión evangelizadora que hay por delante y de los milagros que se ven entre estos cristianos y no cristianos que viven en la tierra de Cristo.
– ¿Alguna vez soñó con que acabaría en Tierra Santa? ¿Cómo surgió su vocación al sacerdocio?
– Cuando tenía cuatro años, mis padres nos llevaron a mí y mis cuatro hermanos a una peregrinación a Tierra Santa para celebrar juntos sus bodas de plata. Desde esa edad, mi sueño era volver a Tierra Santa y poder aprender árabe y hebreo, pero nunca hubiera imaginado que sería enviado como sacerdote a Tierra Santa (algo que nunca he pedido) para estudiar el Doctorado en Arqueología y Ciencias Bíblicas y luego permanecer aquí en  misión como rector del Seminario “Redemptoris Mater” en Galilea.
Mi vocación nació en 1993, gracias al Camino Neocatecumenal y a la Jornada Mundial de la Juventud con San Juan Pablo II en Denver, Estados Unidos. En esa ocasión, sentí fuertemente que el Señor me había llamado al presbiterado y aquel mismo año, después de un cuidadoso discernimiento, fui recibido en el Seminario Misionero “Redemptoris Mater” de Roma.

El padre Francesco Voltaggio es el rector del seminario Redemptoris Mater de Galilea desde 2007, año de su apertura

– ¿Cómo es la vida en Tierra Santa?
– La experiencia en Tierra Santa es siempre muy rica, especialmente por el contacto con los lugares santos de nuestra fe, la posibilidad de examinar las Sagradas Escrituras y los acontecimientos de la historia de la salvación en los mismos lugares donde ocurrieron, el conocimiento de los cristianos de Tierra Santa y de las iglesias orientales, el contacto con nuestros queridos hermanos ortodoxos, con los judíos y los árabes (cristianos y musulmanes).
En una palabra, el desafío de vivir el cristianismo en una verdadera encrucijada de pueblos, culturas, religiones y diferentes ritos cristianos. He experimentado tiempos difíciles, especialmente en tiempos de mayor conflicto: tocar las heridas de esta tierra, sin embargo, me ayudó a entender que Dios la eligió, como él nos eligió, no a pesar de estas heridas, sino por causa de ellas. ¡El Señor siempre elige lo que está herido, para transfigurar sus heridas!

El arzobispo Pizzaballa, administrador apostólico del Patriarcado Latino de Jerusalén, celebrando la Eucaristía en el seminario

– ¿Cómo es el seminario? Hay jóvenes de todo el mundo, ¿cómo afrontan los seminaristas llegar a una zona en el que existen distintos ritos católicos? 
– El Seminario “Redemptoris Mater” de Galilea ha sido erigido por el Patriarca latino de Jerusalén, en comunión con el arzobispo greco-católico de Galilea y el arzobispo maronita de Tierra Santa: es un seminario donde se forman presbíteros diocesanos para la iglesia local de Tierra Santa y dispuestos a ser enviados a cualquier parte del mundo pero especialmente a Oriente Medio, como misioneros. En el Seminario hay seminaristas de catorce nacionalidades y tres ritos diferentes: además de los candidatos del rito latino, también hay candidatos greco-católicos y maronitas. Todos los seminaristas son formados en el conocimiento y el amor por las iglesias orientales, sus liturgias y tradiciones, con las cuales viven en estrecho contacto.
– ¿Hay vocaciones nativas?
– Hay alrededor de treinta comunidades neocatecumenales presentes en Tierra Santa, de las cuales surgen vocaciones locales. Tenemos varios seminaristas locales, procedentes de Galilea (concretamente de Fassuta, Me’elia y ‘Ailaboun) y del centro del país (Jaffa de Tel Aviv). El año pasado se ordenó al primer sacerdote de rito maronita, Rodi Noura, un israelí originario del Líbano, incardinado en la archidiócesis maronita de Haifa y Tierra Santa, y el primer diácono árabe, incardinado en el Patriarcado Latino de Jerusalén, Sliman Hifawi, de Jaffa de Tel Aviv. También tenemos un centro vocacional, donde ayudamos a varios jóvenes de la iglesia local a discernir su vocación y los prepara para ingresar al seminario, en caso de que sean realmente llamados por el Señor.

El padre Voltaggio abraza a Rodi Noura, maronita libanés que huyó a Israel con su familia, tras ser ordenado sacerdote

– ¿Habéis visto conversiones? ¿La gente vuelve a la Iglesia en esta Tierra Santa? 
– Estamos viendo muchos frutos en Tierra Santa. Puedo dar testimonio del trabajo que Dios está haciendo a través del Camino aquí. Algunos cristianos, gracias a esta iniciación cristiana, redescubren la belleza de ser cristianos. Varios que habían dejado la práctica de la fe han vuelto con alegría y entusiasmo a la Iglesia. Los cristianos de Tierra Santa, llamados a ser luz y sal del mundo, son una minoría: como siempre decimos, es esencial sobre todo que la sal sea sal y la luz sea luz.
En este sentido, estamos viendo muchos frutos: jóvenes y familias enteras,  cristianos solo de tradición, que vuelven a la fe, vuelven a la vida y dan signos de fe a su alrededor. Podría contar muchas anécdotas. Pero me limitaré a la del sacerdote Rodi Noura, mencionado anteriormente, que con su familia y miles de cristianos libaneses, a causa de la guerra en el Líbano, tuvo que huir a Israel como un refugiado.
Los musulmanes le habían dado a su familia un cuarto de hora para recoger sus pertenencias y huir del Líbano. Se encontraron en unas pocas horas en Israel, que les dio la bienvenida, en un ambiente totalmente diferente al suyo: de una aldea totalmente cristiana donde la Iglesia era el centro de todo, a una ciudad judía, Naharia. Rodas ha tenido muchas heridas: encontrarse como un refugiado con tan sólo ocho años,  iniciar la vida desde cero, estudiar en las escuelas judías, estar en un mundo secularizado completamente diferente de aquel en el que vivía, sin posibilidad para regresar a su patria. Rhodes entró entonces en el Camino Neocatecumenal, que lo ayudó a reconciliarse con su historia, a amarla, a amar a Jesucristo y a la Iglesia más profundamente. De estas heridas, Dios ha sacado su salvación y su vocación al sacerdocio.
– El Seminario Redemptoris Mater está en la Domus Galileae, un centro católico internacional que lleva el Camino Neocatecumenal , ¿cómo lo ven los judíos y  demás visitantes?
– La Domus Galilaeae es un centro internacional construido en el Monte de las Bienaventuranzas e inaugurado por San Juan Pablo II durante su histórica visita a la Gran Jubileo del año 2000, construida en un terreno franciscano y gracias a la generosidad de los padres Franciscanos.
Es una casa que se presta un gran servicio a la Iglesia. Da la bienvenida a las comunidades neocatecumenales que concluyen aquí en su itinerario de iniciación cristiana, a muchos obispos, sacerdotes, seminaristas y laicos, que viven una experiencia inolvidable ante el mar de Galilea. Además de esto, la casa acoge diariamente a peregrinos de todo el mundo y a muchos lugareños, especialmente árabes cristianos y judíos.

El seminario se encuentra en la Domus Galileae. Allí, hay una capilla de adoración perpetua y alrededor se encuentran las celdas de los seminaristas. Al fondo se ve el Mar de Galilea

Estamos muy impresionados por la cantidad de judíos que visitaron la Domus Galilaeae desde su misma apertura. El director de la Domus, el padre Rino Rossi, que es también el jefe de equipo del Camino Neocatecumenal en la Tierra Santa, junto con nuestros hermanos y hermanas que están en misión a la Domus, acogen con amor a los judíos que vienen aquí, que se quedan sorprendidos por la belleza de la estética de la casa y por el espíritu que la anima (los que trabajan en la Domus son todos voluntarios del Camino). Hacen muchas preguntas a los seminaristas y éstos les explican la casa en hebreo, lo que nos da la oportunidad de dar testimonio con amor y respeto. Con motivo de la inauguración de la Biblioteca de las Domus, San Juan Pablo II escribió una carta firmada personalmente por él, con la esperanza de que en las Domus se llevaran a cabo iniciativas para un diálogo más profundo entre la Iglesia Católica y el mundo judío. Estamos tratando de cumplir este mandato.
– En las comunidades neocatecumenales supongo que habrá israelíes y árabes cristianos, ¿cuál es la relación entre ellos?
En las comunidades neocatecumenales de Tierra Santa hay cristianos árabes que viven en Israel y Palestina, cristianos rusos que tienen la nacionalidad israelí (Haifa) y trabajadores trabajadores emigrantes de diversas partes del mundo (en Eilat hay una comunidad con hermanos de quince nacionalidades diferentes).
La relación entre ellos es excelente: el Señor nos da una profunda comunión. Nuestra política es Jesucristo, tal como dice la Carta a Diogneto: “Toda tierra extraña es patria para los cristianos, pero están en toda patria como en tierra extraña”. Lo que tratamos de hacer en el camino y en el seminario, deliberadamente Internacional, es vencer los demonios del nacionalismo, el racismo, el provincialismo, etc… Se trata de que se forme en nosotros el Hombre Nuevo, el Hombre Celestial, que destruya toda enemistad y barrera entre los propios hombres: en el Camino, todos los hermanos descubren gradualmente la Iglesia Madre, la Iglesia Católica, que es por definición “universal”.
– ¿Qué pueden aportar el Camino Neocatecumenal y estos futuros sacerdotes en Tierra Santa? 
– En Tierra Santa, los cristianos son un verdadero milagro: durante siglos se han mantenido en medio de mil dificultades y hostilidad. El problema es que hoy ser cristianos en Tierra Santa consiste, en muchos casos, en un hecho social o tradicional, o también de identidad con respecto a los fieles de otras religiones. No es fácil, por esta razón, estar bien preparado y tener una talla cristiana tal para poder resistir los ataques de la secularización o la tentación de entrar en conflictos políticos o de emigrar.

El cardenal Sandri,prefecto de la Congregación para las Iglesias Orientales, celebrando el décimo aniversario del seminario

La mayor parte de nuestro trabajo, en este sentido, está dirigido a los cristianos árabes de Tierra Santa. En Israel (desde el norte de Galilea hasta el extremo sur, Eilat) y Palestina (incluyendo Belén, donde los primeros en catequizar  fueron Kiko y Carmen) hay treinta comunidades; cinco en Jordania, cuatro en Chipre ( que forma parte de la diócesis del Patriarcado Latino de Jerusalén). Más allá de eso, estamos ayudando en la evangelización de la Península Arábiga, donde hay unas veinte comunidades en Kuwait, Qatar, Bahrein y los Emiratos Árabes Unidos. En estos países, hay muchos cristianos de todo el mundo que viven permanentemente por motivos de trabajo en estos países y que desean profundizar o volver a acercarse a la fe.
– El Camino Neocatecumenal es muy sensible con el pueblo judío y muy cercano a él…
– Como ha afirmado el Concilio Vaticano II (y ya San Pablo), el amor por el pueblo judío, que está en la raíz de nuestra fe, es esencial para la Iglesia. Volviendo a las fuentes de nuestro Bautismo, el Camino también ha redescubierto el vínculo profundo con las Escrituras y la tradición judía. Los iniciadores del Camino, Kiko y Carmen (junto con el P. Mario) nos han transmitido no solo el don de este carisma, precioso para la Iglesia, sino también el amor por las Escrituras, los Padres de la Iglesia, la Liturgia y sus fuentes, a la tradición cristiana ortodoxa y sus iconos, al pueblo judío, a los lugares santos de nuestra fe. Carmen quiso pasar más de un año en Tierra Santa, para hacer “una inmersión”, como ella decía, en las Escrituras, en los lugares santos y en las raíces judías. Ella misma, para tener algo para vivir, trabajó en los hogares de árabes y judíos, entrando en contacto con sus tradiciones.
– La sinfonía del Sufrimiento de los Inocentes o las convivencias de rabinos, ¿colocan al camino en la vanguardia en el diálogo entre la Iglesia Católica y el judaísmo?
– Kiko compuso la hermosa sinfonía de sufrimiento de los inocentes, de su experiencia en los barracas de Madrid, en honor del sufrimiento de la Virgen María bajo la cruz de su Hijo, sin pensar, en un primer momento, en una referencia directa al pueblo judío. En una reunión de obispos de los Estados Unidos con los iniciadores del Camino, Kiko quiso ofrecerles la interpretación de la Sinfonía, invitando a la orquesta, compuesta por músicos del Camino. En esa ocasión, se decidió invitar a la Sinfonía también a algunos rabinos y autoridades judías y árabes. Los judíos sintieron una gran armonía con la música y el espíritu de la Sinfonía, que pidieron que se actuara en Jerusalén.
Por esta razón, la sinfonía se ofreció de forma gratuita en Jerusalén, en el Teatro Municipal y en Galilea, en presencia de varios rabinos; en Belén, con la presencia de más de un millar de palestinos;  luego ante 2.300 judíos en Nueva York (el prestigioso Avery Fisher Hall en Manhattan) a petición de los rabinos; y en Auschwitz-Birkenau ante 12.000 personas,entre ellas estaban de la Conferencia Episcopal de Polonia, varios cardenales y obispos, cien rabinos de todo el mundo, y católicos y judíos de toda Polonia. Como seguimiento de este evento, los rabinos le pidieron a Kiko que organizase una convivencia en Galilea, y ya ha hecho dos veces. Estuvieron presentes cardenales, obispos y líderes del Camino Neocatecumenal, junto con cientos de rabinos de todo el mundo, con sus esposas. Sin duda fue un evento único e inolvidable, también porque estuvieron presentes judíos de la mayoría ortodoxa, junto con representantes de las diversas corrientes del judaísmo.