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martedì 14 aprile 2020
martedì 13 febbraio 2018
martedì 5 settembre 2017
Ralph Martin: La crisi di Verità

Attacco alla fede, alla morale e alla missione
nella chiesa cattolica
Ralph Martin
INDICE
PARTE PRIMA: DOVE CI TROVIAMO?
PARTE SECONDA: COSA DOVREMMO FARE?
Note / Alla fine di ciascun capitolo
Titolo originale del libro: A CRISIS OF TRUTH
Traduzione di Anna Maria Peselli
Ralph Martin: Sin dalla metà degli anni '60 è alla guida attiva dei movimenti di rinnovamento nella Chiesa Cattolica.
Laureato presso l'Università di Notre Dame, e Membro della Woodrow Wilson a Princeton, ha prestato servizio dapprima col personale del Segretariato Nazionale del Movimento dei Cursillo, e poi in qualità di famoso oratore e leader del rinnovamento carismatico.
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Ralph Martin: Sin dalla metà degli anni '60 è alla guida attiva dei movimenti di rinnovamento nella Chiesa Cattolica.
Laureato presso l'Università di Notre Dame, e Membro della Woodrow Wilson a Princeton, ha prestato servizio dapprima col personale del Segretariato Nazionale del Movimento dei Cursillo, e poi in qualità di famoso oratore e leader del rinnovamento carismatico.
Il Dr. Martin fu il fondatore della rivista New Covenant, e dal 1976-80 diresse l'ICO (International Communication Office) a Bruxelles, Belgio, per il rinnovamento carismatico. Tra i suoi libri sono inclusi: Husbands, Wives, Parents, Children; Fire on Earth; e Hungry for God, [quest'ultimo tradotto in italiano col titolo: "Rapire il Regno", Ed. Città Nuova]. Attualmente conduce i Renewal Ministries assieme a Sr. Ann Shield, Padre Michael Scanlan ed altri preziosi collaboratori. La loro opera consiste in insegnamenti, scritti, discorsi e soprattutto in una serie di trasmissioni TV dal titolo The Choices We Face, che viene diffusa in molti paesi del mondo.(Per ricevere il notiziario periodico ed approfondire la conoscenza del suo ministero scrivete a: Renewal Ministries, Box 8229, Ann Arbor, Michigan 48107, U.S.A. - Tel. 01 734-662-1730 - sito http://www.renewalministries.net).
Nello scrivere questo libro mi sono trovato di fronte a molte sfide. Ho dovuto affrontare alcuni delicati argomenti teologici affinché il libro potesse esser compreso dal lettore comune ed essere allo stesso tempo accurato dal punto di vista teologico. Ho dovuto corredarlo di una documentazione sufficiente per i punti evidenziati riguardo alla realtà e alla diffusione della "crisi di verità," senza peraltro ingombrare troppo il testo né interrompere il flusso degli argomenti. Molte persone mi hanno consigliato di essere preciso e di specificare "nomi e luoghi", per non cadere troppo nel generico; altri mi hanno avvertito di non concentrarmi troppo su alcune personalità, né di attirare l'attenzione su individui che potrebbero non rimanere stabili nelle loro posizioni. La mia discussione sulla crisi di verità nella Chiesa Cattolica implica necessariamente la considerazione di alcune credenze e pratiche specificamente cattoliche, mentre è riconosciuto che molti dei problemi, e ci auspichiamo delle soluzioni qui discusse, sono rilevanti anche per la situazione di molte delle maggiori Chiese Protestanti. Ho cercato di farlo in modo accuratamente cattolico, ma allo stesso tempo con sensibilità ecumenica. Ho dovuto esprimere la verità così come io la vedo, "senza compromessi," e prevedendo nel contempo la possibilità di malintesi, ho inserito qualifiche sufficienti affinché i lettori non mi sentano dire qualcosa che non intendevo dire e non traggano dalle mie parole implicazioni che esse non hanno. Ho dovuto trattare i problemi centrali in modo che fossero sufficientemente comprensibili, pur mantenendo il libro ad una lunghezza accettabile, riducendo progressivamente la stesura iniziale di 200 pagine.
Ho cercato di risolvere queste sfide in vari modi. Spero che, nel complesso, il lettore medio trovi
il libro comprensibile e di genuino interesse, anche se alcuni capitoli o alcune loro parti possono richiedere un'attenzione più accurata del solito. Mi auguro inoltre che i lettori con una formazione teologica trovino il libro adeguato e teologicamente accurato, anche se diretto a lettori di livello più popolare. Ho risolto il contraddittorio consiglio sui "nomi e luoghi," menzionando nel testo solo quei nomi in genere già di dominio pubblico, mentre ho relegato gli individui meno conosciuti alle note e alle documentazioni di sostegno del libro. In questo modo mi auguro che i lettori poco inclini a leggere le note a piè di pagina, (nella stesura per internet sono alla fine di ciascun capitolo) durante la lettura del testo principale abbiano ugualmente una documentazione sufficiente, e tale da rendere credibile l'argomento.
Mentre scrivevo il libro, mi sono chiesto più volte se il suo "focus" non dovesse essere più
largamente ecumenico, ma poi mi sono concentrato sulla crisi di verità nella Chiesa Cattolica, e per diverse ragioni:
1) Ritengo che in questo momento la crisi di verità all'interno della Chiesa Cattolica sia particolarmente critica.
2) Penso di essere in una posizione migliore per parlare ai cattolici con la franchezza richiesta dall'argomento - essendo io stesso cattolico - di quanto non sarei se in questo momento dovessi rivolgermi alla situazione di altre Chiese Cristiane.
3) Infine - ed è la ragione più fondamentale - penso che sia proprio ciò che il Signore vuole che io faccia. Tuttavia, di quando in quando nel libro ho fatto riferimento e dato esempi della crisi di verità in diversi ambienti protestanti, proprio per dimostrare l'influenza reciproca e le dinamiche simili che operano in entrambe le situazioni. Rimango profondamente impegnato nell'opera di unità cristiana e sono felice di essere, assieme alla mia famiglia, membro di una comunità ecumenica, The Word of God di Ann Arbor, Michigan. Alcuni ritengono che questo libro abbia una "portata profetica", che non dovrebbe essere sminuita dall'apprensione di voler anticipare tutte le possibili errate interpretazioni; altri invece hanno ritenuto importante l'impegno a cercare di evitare le cattive interpretazioni. Mi auguro, nel testo definitivo del libro, di aver affrontate bene entrambe queste apprensioni.
Non ritengo che quest'opera sia la parola finale in questo importante argomento. Sarei felicissimo se potesse servire ad aiutare noi tutti ad essere più consapevoli della gravità della situazione che in questo momento stiamo affrontando nella vita della Chiesa, così da poterci rivolgere al Signore e ricercare insieme la Sua guida per come rispondere. Questo libro non è che un contributo per affrontare e rispondere ad una situazione che richiede molti contributi.
La mia interpretazione della situazione e di come presentarla si è sviluppata ed evoluta nel corso degli anni. Ciò è dovuto in parte alle molte occasioni che ho avuto, - sia negli Stati Uniti che nei quattro anni, dal 1976-1980, trascorsi a lavorare in Europa - di condividere i concetti di questo libro in conversazioni private con molti vescovi, teologi ed altri in posizioni di comando nella Chiesa. Alcuni si sono persino presi il tempo di leggere le prime stesure del libro e di offrire validi contributi. É anche dovuta al valido sostegno del feedback ricevuto in risposta sia all'album di audio cassette che alla presentazione video intitolata: "Crisi di Verità," che tratta gran parte del materiale di questo libro.
In questo periodo ho cercato e ricevuto consigli e consulenze da molte persone. Vorrei ringraziare in particolare quelli che, troppo numerosi per essere menzionati, mi hanno dedicato il tempo per ascoltare l'album di cassette, per assistere alla presentazione televisiva oppure per aver frequentato una conferenza dove ho esposto questi insegnamenti o letto un manoscritto di questo libro, ed hanno poi offerto il loro consiglio.
Ringraziamenti
Devo ringraziare Padre Peter Hocken e The Mother of God Community, nel Maryland, come pure Padre Patrick Egan a Londra, Inghilterra, per i loro utili suggerimenti. Ringrazio anche Bill Beatty e i suoi collaboratori della comunità The People of Praise, del South Bend, Indiana, che hanno lavorato con tanto impegno nella produzione e distribuzione della presentazione di questo materiale in videocassetta.
Speciali ringraziamenti vanno a Padre Michael Scanlan, Presidente dell'Università di Steubenville, e ai suoi colleghi, in particolare a Padre Daniel Sinisi, presidente del dipartimento di teologia, che mi hanno aiutato in modo particolare in tutto questo periodo. Devo speciali ringraziamenti anche ai membri della mia comunità qui ad Ann Arbor, ed in particolare a Steve Clark e Bruce Yocum, per i loro validi commenti al manoscritto, a Jim Manney per l'aiuto editoriale ed i suggerimenti, a Louise Bourassa per l'assistenza editoriale mentre ero in Belgio e a Nancy Pflug per l'eroico aiuto di segretaria e per il lavoro delle note a piè di pagina. Speciali ringraziamenti anche al mio vescovo, Kenneth Povish di Lansing, Michigan, senza il cui sostegno, incoraggiamento e consiglio avrei avuto difficoltà a procedere, come pure a Padre Robert Lunsford che, per conto del vescovo Povish, mi ha sinceramente offerto il suo aiuto e le sue risorse pastorali e teologiche.
Ringrazio infine in modo particolare tutti coloro che, negli ultimi anni, in vari modi hanno generosamente sostenuto quest'opera.
Ovviamente, nonostante tutti i consigli e le consulenze che ho ricercato e ricevuto, quanti mi hanno consigliato non possono essere ritenuti responsabili della stesura definitiva del libro. E mentre sono loro riconoscente per l'aiuto prestatomi, voglio chiarire il fatto che i miei lettori non dovrebbero presumere che queste persone siano in completo accordo con ogni punto del manoscritto finale. Per questo io solo mi assumo la piena responsabilità, come ovviamente è d'uso.
Possa Dio servirsi di quest'opera per la Sua gloria, per il nostro bene e per il bene di tutta la Sua Chiesa.
Interno di copertina
La Chiesa Cattolica sta attraversando una crisi. Molti cattolici non si rendono conto della portata del problema; molti altri sono allarmati, ma non sanno cosa fare. Ma nella Chiesa si è scatenata una tempesta che ha scosso l'impegno di molti cattolici verso l'autorità della Scrittura, del messaggio evangelico fondamentale e della moralità cristiana di base.
I sintomi della crisi guadagnano l'attenzione, provocando ira e scandalo. Professori di seminari pubblicano libri e articoli intesi a giustificare l'adulterio, la fornicazione ed altri peccati sessuali. Uno studioso delle Scritture mette sullo stesso piano gli scritti religiosi Indù e la Bibbia Cristiana. I missionari abbandonano i loro sforzi di convertire i non cristiani al cristianesimo. I cattolici formano gruppi per promuovere l'aborto e l'accettazione dello stile di vita omosessuale. Infine, un vescovo dichiara di non aver problemi riguardo alle idee di Karl Marx.
Sono i segni di una profonda angoscia nella Chiesa, di una grave deviazione nella fede, nella
moralità e nell'esercizio pastorale, forse maggiore di quante la Chiesa ne abbia mai sperimentate in precedenza. Il centro della Chiesa - il papa e i vescovi in comunione con lui - ha retto bene. Ma un sempre maggior numero di cattolici - che in molti casi seguono maestri cattolici e incoraggiati dalla stampa cattolica - stanno sempre più conformando la propria fede ed il proprio comportamento alle tendenze secolari, e persino alle idee religiose non cristiane. Ralph Martin descrive nei dettagli la forza invasiva di quest'insidia alla verità: l'immoralità sessuale che dilaga, la formazione religiosa inefficace dei giovani, un ministero pastorale indeciso, la spossatezza dell'opera missionaria, la "reinterpretazione" dell'insegnamento della Scrittura riguardo alla natura corrotta dell'uomo, alla divinità di Gesù e alla sua reale risurrezione dai morti. Martin osserva tuttavia che questa crisi di verità non è un problema solo dei cattolici: anche i protestanti riconosceranno una simile crisi di verità in molte delle loro Chiese.
"Crisi di Verità" è un invito alla preghiera creativa affinché la Chiesa ed i singoli cristiani siano in grado di svolgere con efficacia i loro compiti nelle condizioni odierne. Ralph Martin non deplora il mondo moderno e guarda con nostalgia al tenore di vita dei cattolici di trent'anni fa. "Crisi di Verità" aderisce al Vaticano II e vuol essere un invito alla riforma della Chiesa in base agli insegnamenti del Concilio: cosa che, egli afferma, che non è avvenuta. In realtà, le fatiche del Concilio di rafforzare la Chiesa sono state spesso compromesse da azioni intraprese in nome dello stesso Concilio, ma che ne hanno profondamente distorto gli insegnamenti.
"Crisi di Verità" è un libro che intende essere una provocazione, pur continuando a mantenere
un'immagine di speranza e di fiducia. Cristo è con la Sua Chiesa, dice Martin, e darà forza e guida a quanti si sottometteranno all'autorità della Sua Parola e della Sua Persona. Se i cattolici torneranno ad orientarsi su di Lui, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo, potranno combattere con successo per rafforzare una fede, una moralità e una missione autentiche proprio nel bel mezzo di una Chiesa in crisi.
lunedì 5 giugno 2017
Meditazione di padre Raniero Cantalamessa al Circo Massimo — Testo completo

Di seguito la meditazione tenuta da padre Raniero Cantalamessa OFMCap ai partecipanti alla veglia di preghiera di Pentecoste al Circo Massimo, organizzata sabato 3 giugno a Roma in occasione del 50° del Rinnovamento Carismatico Cattolico.
***
Dagli Atti degli apostoli, capitolo secondo:
“Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». Tutti erano stupefatti e perplessi, e si chiedevano l’un l’altro: «Che cosa significa questo?» (Atti 2, 5-13).
Questa scena si rinnova oggi tra noi. Siamo venuti anche noi “da ogni nazione che è sotto il cielo” e siamo qui per proclamare insieme “le grandi opere di Dio”.
C’è un importante messaggio da scoprire in questa parte del racconto di Pentecoste. Fin dall’antichità si è capito che l’autore degli Atti – cioè, in primo luogo, lo Spirito Santo! – con questa insistenza sul fenomeno delle lingue ha voluto farci capire che a Pentecoste avviene qualcosa che rovescia quello che era avvenuto a Babele. Questo spiega perché il racconto di Babele di Genesi 11 è inserito tradizionalmente tra le letture bibliche della vigilia di Pentecoste.
I costruttori di Babele non erano, come si pensava un tempo, degli empi che intendevano sfidare Dio, una specie di corrispettivo dei titani della mitologia greca. No, erano degli uomini pii e religiosi. La torre che volevano costruire era un tempio alla divinità, uno di quei templi a terrazze sovrapposte, chiamate ziggurat, di cui restano ancora rovine in Mesopotamia.
Dov’era allora il loro peccato? Ascoltiamo cosa dicono tra loro nel mettersi all’opera: “Dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra” (Gen 11, 4). Martin Lutero fa un’osservazione illuminante a proposito di queste parole:
“Costruiamoci una città e una torre”: costruiamo per noi – non per Dio […]. “Facciamoci un nome”: facciamolo per noi. Non si danno premura che sia glorificato il nome di Dio, essi sono preoccupati di fare grande il proprio nome”[1].
In altre parole, Dio è strumentalizzato; deve servire alla loro volontà di potenza. Pensavano, secondo la mentalità del tempo, che offrendo sacrifici da una altezza maggiore potevano strappare alla divinità vittorie sui popoli vicini. Ecco perché Dio è costretto a confondere le loro lingue e mandare all’aria il loro progetto.
Questo porta di colpo la vicenda di Babele e dei suoi costruttori vicinissima a noi. Quanta parte delle divisioni tra i cristiani era dovuta al segreto desiderio di farci un nome, di elevarci al di sopra degli altri, di trattare con Dio da una posizione di superiorità rispetto agli altri! Quanta parte era dovuta al desiderio di farsi un nome, o di farlo a quello della propria Chiesa, più che a Dio! Di qui la nostra Babele!
Passiamo ora a Pentecoste. Anche qui vediamo un gruppo di uomini, gli apostoli, che si accingono a costruire una torre che va dalla terra al cielo, la Chiesa. A Babele si parlava ancora una sola lingua e a un certo punto nessuno comprende più l’altro; qui parlano tutti lingue diverse eppure tutti capiscono gli apostoli. Perché? È che lo Spirito Santo ha operato in essi una rivoluzione copernicana.
Prima di questo momento anche gli apostoli erano preoccupati di farsi un nome e per questo discutevano spesso “chi tra loro fosse il più grande”. Ora lo spirito Santo li ha decentrati da se stessi e ricentrati su Cristo. Il cuore di pietra è andato in frantumi e al suo posto batte il “cuore di carne” (Ez 36, 26). Sono stati “battezzati nello Spirito Santo”, come aveva promesso Gesú prima di lasciarli (Atti 1, 8), cioè completamente sommersi dall’oceano dell’amore di Dio effuso su di loro (cf. Rom 5,5).
Sono abbagliati dalla gloria di Dio. Il loro parlare in lingue diverse si spiega anche con il fatto che parlavano con la lingua, con gli occhi, con il volto, con le mani, con lo stupore di chi ha visto cose che non si possono ridire. “Li udiamo proclamare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio”. Ecco perché tutti li comprendono: non parlano più di se stessi, ma di Dio!
Dio ci chiama ad attuare nella nostra vita la stessa conversione: da noi stessi a Dio, dalla piccola unità che è la nostra parrocchia, il nostro movimento, la nostra stessa Chiesa, alla grande unità che è quella dell’intero corpo di Cristo, anzi dell’intera umanità. È il passo ardito che papa Francesco sta spingendo noi cattolici a fare e che i rappresentanti di altre Chiese qui convenuti mostrano di volere condividere.
Già san’Agostino aveva messo in chiaro che la comunione ecclesiale si realizza per gradi e può avere diversi livelli: da quello più alto che consiste nel condividere sia i sacramenti esterni che la grazia interiore dello Spirito Santo, a quello meno completo che consiste nel condividere lo stesso Spirito Santo. San Paolo abbracciava nella sua comunione “tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro” (1 Cor 1,2). Una formula che dobbiamo forse riscoprire e tornare a valorizzare. Essa ci permette di estendere la nostra comunione anche ai fratelli Ebrei messianici.
Il fenomeno pentecostale e carismatico ha una vocazione e una responsabilità particolari, nei confronti dell’unità dei cristiani. La sua vocazione ecumenica appare ancora più evidente, se ripensiamo a ciò che avvenne all’inizio della Chiesa. Come fece il Risorto per spingere gli apostoli ad accogliere i pagani nella Chiesa? Dio mandò lo Spirito Santo su Cornelio e la sua casa nello stesso modo e con le stesse manifestazioni con cui lo aveva inviato all’inizio sugli apostoli. Sicché a Pietro non rimase che tirare la conclusione: “Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?” (At 11,17). Al concilio di Gerusalemme, Pietro ripeté questo stesso argomento: “Dio non ha fatto discriminazione tra noi e loro” (At 15, 9).
Ora noi abbiamo visto ripetersi sotto i nostri occhi questo stesso prodigio, su scala, questa volta, mondiale. Dio ha effuso il suo Spirito Santo su milioni di credenti, appartenenti a quasi tutte le denominazioni cristiane e, affinché non ci fossero dubbi sulle sue intenzioni, lo ha effuso con le stesse identiche manifestazioni, inclusa la più singolare che è il parlare in lingue. Anche a noi non resta che tirare la stessa conclusione di Pietro: “Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi, chi siamo noi per continuare a dire di altri credenti cristiani: non appartengono al corpo di Cristo, non sono dei veri discepoli di Cristo”?
***
Dobbiamo vedere in che cosa consiste la via carismatica all’unità. San Paolo ha tracciato alla Chiesa questo programma: “Fare la verità con la carità” (Ef 4, 15). Quello che dobbiamo fare non è scavalcare il problema della fede e delle dottrine, per ritrovarci uniti sul fronte dell’azione comune dell’evangelizzazione. L’ecumenismo ha sperimentato, ai suoi inizi, questa via e ne ha costatato il fallimento. Le divisioni riemergono ben presto, inevitabilmente, anche sul fronte dell’azione. Non dobbiamo sostituire la carità alla verità, ma piuttosto tendere alla verità con la carità; cominciare ad amarci per meglio comprenderci.
La cosa straordinaria, circa questa via ecumenica basata sull’amore, e che essa è possibile subito, è tutta aperta davanti a noi. Non possiamo “bruciare le tappe” circa la dottrina, perché le differenze ci sono e vanno risolte con pazienza, nelle sedi appropriate. Possiamo però bruciare le tappe nella carità, ed essere uniti, fin d’ora.
E l’unico “debito” che abbiamo gli uni verso gli altri (cf. Rom 13, 8). Le differenze non possono essere una scusa per non farlo. Cristo non ci ha comandato di amare solo quelli che la pensano come noi, che condividono interamente il nostro credo. Se amate solo costoro, ci ha ammonito, che fate di speciale che non facciano anche i pagani? (cf. Mt 5, 46).
Noi possiamo accoglierci l’un l’altro perché quello che già ci unisce è infinitamente più importante di quello che ancora ci divide. Ci unisce la stessa fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; Gesù Signore, vero Dio e vero uomo; la comune speranza della vita eterna, il comune impegno per l’evangelizzazione, il comune amore per il corpo di Cristo che e la Chiesa.
Ci unisce anche un’altra cosa: la comune sofferenza e il comune martirio per Cristo. In tante parti del mondo, i credenti delle diverse Chiese stanno condividendo le stesse sofferenze, sopportando lo stesso martirio per Cristo. Essi non vengono perseguitati e uccisi perché cattolici, anglicani, pentecostali o altro, ma perché “cristiani”. Agli occhi del mondo noi siamo già una cosa sola, ed è una vergogna se non lo siamo davvero, anche nella realtà.
Come fare, in concreto, per mettere in pratica questo messaggio di unità e d’amore? Ripensiamo all’inno alla carità di san Paolo. Ogni sua frase acquista un significato attuale e nuovo, se applicata all’amore tra membri delle diverse Chiese cristiane, nei rapporti ecumenici:
“La carità è paziente…La carità non si vanta…La carità non manca di rispetto…Non cerca solo il suo interesse [sottinteso: ma anche quello delle altre Chiese] Non tiene conto del male ricevuto [sottinteso: da altri cristiani, ma piuttosto di quello fatto ad essi] ( l Cor 13,4 ss).”
“Beato quel servo – diceva san Francesco d’Assisi in una delle sue Ammonizioni – che si rallegra del bene che Dio fa per mezzo degli altri, come se lo facesse per mezzo suo”. Noi possiamo dire: Beato quel cristiano che è capace di rallegrarsi del bene che Dio fa per mezzo di altre Chiese, come per il bene che fa per mezzo della propria Chiesa.
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Il profeta Aggeo ha un oracolo che sembra scritto per noi in questo momento della storia. Il popolo d’Israele è appena ritornato dall’esilio, ma anziché ricostruire insieme la casa di Dio, ognuno si mette a ricostruire ed abbellire la propria casa. Dio manda allora il suo profeta con un messaggio di rimprovero:
Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Avete seminato molto, ma avete raccolto poco. […] Riflettete bene sul vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria – dice il Signore (Ag 1, 4-8).
Dobbiamo sentire come rivolto a noi questo stesso rimprovero di Dio e pentirci. Coloro che ascoltarono il discorso di Pietro il giorno di Pentecoste “si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: ‘Che dobbiamo fare, fratelli?” Pentitevi –fu la risposta dell’apostolo -, dopo riceverete il dono dello Spirito Santo” (Atti 2, 37 s.). Una rinnovata effusione di Spirito Santo non sarà possibile senza un corale movimento di pentimento da parte di tutti i cristiani. Sarà una delle intenzioni principali della preghiera che seguirà questo momento di condivisione.
Dopo che il popolo d’Israele si accinse a ricostruire il tempio di Dio, il profeta Aggeo fu inviato di nuovo al popolo, ma questa volta con messaggio di incoraggiamento e di consolazione:
Ora, coraggio, Zorobabele – oracolo del Signore -, coraggio, Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote; coraggio, popolo tutto del paese – oracolo del Signore – e al lavoro, perché io sono con voi […] Il mio spirito sarà con voi, non temete” (Ag 2, 4-5).
La stessa parola di consolazione è rivolta ora a noi cristiani e io ardisco farla risuonare in questo luogo, non come una semplice citazione biblica, ma come parola di Dio viva ed efficace che opera ora e qui quello che significa: “Coraggio, papa Francesco! Coraggio capi e rappresentanti di altre confessioni cristiane! Coraggio popolo tutto di Dio, e al lavoro perché io sono con voi, dice il Signore! Il mio Spirito sarà con voi”.
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NOTA
[1] Martin Lutero, In Genesin Enarrationes, WA, vol. 42, p. 411.
Discorso di papa Francesco nella Veglia di preghiera al Circo Massimo, 3 giugno 2017 — Testo completo
“E’ lo Spirito Santo che crea l’unità”
Di seguito il testo completo del discorso di papa Francesco durante la veglia di preghiera al Circo Massimo, sabato 3 giugno 2017, organizzata in occasione del 50° della nascita del Rinnovamento Carismatico Cattolico.
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Fratelli e sorelle, grazie della testimonianza che voi date oggi, qui: grazie! Ci fa bene a tutti, fa bene anche a me, a tutti!
Nel primo capitolo del libro degli Atti degli Apostoli leggiamo: «Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo» (1,4-5).
«E mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (At 2,1-4).
Oggi siamo qui come in un Cenacolo a cielo aperto, perché non abbiamo paura: a cielo aperto, e anche con il cuore aperto alla promessa del Padre. Siamo riuniti “tutti noi credenti”, tutti quelli che professiamo che “Gesù è il Signore”, “Jesus is the Lord”. Molti sono venuti da diverse parti del mondo e lo Spirito Santo ci ha riuniti per stabilire legami di amicizia fraterna che ci incoraggino nel cammino verso l’unità, l’unità per la missione: non per essere fermi, no!, per la missione, per proclamare che Gesù è il Signore – “Jesús es el Señor” – per annunciare insieme l’amore del Padre per tutti i suoi figli! Per annunciare la Buona Novella a tutti i popoli! Per dimostrare che la pace è possibile. Non è tanto facile dimostrare a questo mondo di oggi che la pace è possibile, ma in nome di Gesù possiamo dimostrare con la nostra testimonianza che la pace è possibile! Ma è possibile se noi siamo in pace tra noi. Se noi accentuiamo le differenze, siamo in guerra tra noi e non possiamo annunciare la pace. La pace è possibile a partire dalla nostra confessione che Gesù è il Signore e dalla nostra evangelizzazione su questa strada. E’ possibile. Pur mostrando che abbiamo differenze – ma questo è ovvio, abbiamo differenze -, ma che desideriamo essere una diversità riconciliata. Ecco, questa parola non dobbiamo dimenticarla ma dirla tutti: diversità riconciliata. E questa parola non è mia, non è mia. E’ di un fratello luterano. Diversità riconciliata.
Ed ora siamo qui e siamo molti! Ci siamo riuniti a pregare insieme, a chiedere la venuta dello Spirito Santo sopra ciascuno di noi per uscire nelle vie della città e del mondo a proclamare la signoria di Gesù Cristo.
Il libro degli Atti afferma: «Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proseliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio» (2,9-11). Parlare nella stessa lingua, ascoltare, capire… Ci sono le differenze, ma lo Spirito ci fa capire il messaggio della risurrezione di Gesù nella nostra propria lingua.
Siamo riuniti qui credenti provenienti da 120 Paesi del mondo, a celebrare la sovrana opera dello Spirito Santo nella Chiesa, che prese l’avvio 50 anni fa e diede inizio… a una istituzione? No. A una organizzazione? No. A una corrente di grazia, alla corrente di grazia del Rinnovamento Carismatico Cattolico. Opera che nacque… cattolica? No. Nacque ecumenica! Nacque ecumenica perché è lo Spirito Santo che crea l’unità ed è il medesimo Spirito Santo che diede l’ispirazione perché fosse così! E’ importante leggere le opere del cardinale Suenens su questo: è molto importante!
La venuta dello Spirito Santo trasforma uomini chiusi a causa della paura in coraggiosi testimoni di Gesù. Pietro, che aveva rinnegato Gesù tre volte, ricolmo della forza dello Spirito Santo proclama: «Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso» (At 2,36). E questa è la professione di fede di ogni cristiano! Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete o che è stato crocifisso. Siete d’accordo su questa professione di fede? [rispondono: Sì!] E’ la nostra, di tutti, tutti, la stessa!
La Parola prosegue dicendo: «Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Vendevano: aiutavano i poveri. C’erano alcuni i furbi – pensiamo ad Anania e Saffira, sempre ce ne sono –, ma tutti i credenti, la maggioranza, si aiutavano. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati» ( 2,44-47). La comunità cresceva, e c’era lo Spirito che ispirava. A me piace tanto pensare a Filippo, quando l’angelo gli dice: “Va’ sulla strada di Gaza e trova quel proselito, ministro dell’economia della regina di Etiopia, Candace. Era un proselito e leggeva Isaia. E Filippo gli spiegò la Parola, proclamò Gesù, e quello si convertì. E a un certo punto, disse: “Ma, qui c’è dell’acqua: voglio essere battezzato”. Era lo Spirito che spinse Filippo ad andare là, ed è stato dall’inizio lo Spirito a spingere tutti i credenti a proclamare il Signore.
Oggi abbiamo scelto di riunirci qui, in questo luogo – lo ha detto il pastore Traettino – perché qui, durante le persecuzioni vennero martirizzati dei cristiani, per il divertimento di quelli che stavano a guardare. Oggi ci sono più martiri di ieri! Oggi ci sono più martiri, cristiani. Quelli che uccidono i cristiani, prima di ucciderli non domandano loro: “Tu sei ortodosso? Tu sei cattolico? Tu sei evangelico? Tu sei luterano? Tu sei calvinista?”. No. “Tu sei cristiano?” – “Sì”: sgozzato, subito. Oggi ci sono più martiri che nei primi tempi. E questo è l’ecumenismo del sangue: ci unisce la testimonianza dei nostri martiri di oggi. In diversi posti del mondo il sangue cristiano vene sparso! Oggi è più urgente che mai l’unità dei cristiani, uniti per opera dello Spirito Santo, nella preghiera e nell’azione per i più deboli. Camminare insieme, lavorare insieme. Amarci. Amarci. E insieme cercare di spiegare le differenze, metterci d’accordo, ma in cammino! Se noi rimaniamo fermi, senza camminare, mai, mai ci metteremo d’accordo. E’ così, perché lo Spirito ci vuole in cammino.
50 anni di Rinnovamento Carismatico Cattolico. Una corrente di grazia dello Spirito! E perché corrente di grazia? Perché non ha né fondatore, né statuti, né organi di governo. Chiaramente in questa corrente sono nate molteplici espressioni che, certo, sono opere umane ispirate dallo Spirito, con vari carismi, e tutte al servizio della Chiesa. Ma alla corrente non si possono porre dighe, né si può rinchiudere lo Spirito Santo in una gabbia!
Sono passati 50 anni. Quando si giunge a questa età le forze cominciano a declinare. E’ la metà della vita – nella mia terra diciamo “el cinquentazo” -, le rughe diventano più profonde – a meno che tu non ti trucchi, ma le rughe ci sono – i capelli grigi aumentano e incominciamo anche a dimenticarci alcune cose…
50 anni è un momento della vita adatto per fermarci e fare una riflessione. E’ il momento della riflessione: la metà della vita. E io vi direi: è il momento per andare avanti con più forza, lasciandoci alle spalle la polvere del tempo che abbiamo lasciato accumulare, ringraziando per quello che abbiamo ricevuto e affrontando il nuovo con fiducia nell’azione dello Spirito Santo!
La Pentecoste fa nascere la Chiesa. Lo Spirito Santo, la promessa del Padre annunciata da Gesù Cristo, è Colui che fa la Chiesa: la sposa dell’Apocalisse, un’unica sposa! Lo ha detto il pastore Traettino: una sposa ha il Signore!
Il dono più prezioso che tutti abbiamo ricevuto è il Battesimo. Ed ora lo Spirito ci conduce nel cammino di conversione che attraversa tutto il mondo cristiano e che è un motivo in più perché il Rinnovamento Carismatico Cattolico sia un luogo privilegiato per percorrere la via verso l’unità!
Questa corrente di grazia è per tutta la Chiesa, non solo per alcuni, e nessuno di noi è il “padrone” e tutti gli altri servi. No. Tutti siamo servi di questa corrente di grazia.
Insieme a questa esperienza, voi ricordate continuamente alla Chiesa il potere della preghiera di lode. Lode che è la preghiera di riconoscenza e azione di grazie per l’amore gratuito di Dio. Può darsi che questo modo di pregare non piaccia a qualcuno, ma è certo che si inserisce pienamente nella tradizione biblica. I Salmi, per esempio: Davide che danzava davanti all’Arca dell’Alleanza, pieno di giubilo… E per favore, non cadiamo nell’atteggiamento di cristiani con il “complesso di Micol”, che si vergognava di come Davide lodava Dio [danzando davanti all’Arca].
Giubilo, allegria, gioia frutto della medesima azione dello Spirito Santo! Il cristiano o sperimenta la gioia nel suo cuore o c’è qualcosa che non funziona. La gioia dell’annuncio della Buona Novella del Vangelo!
Gesù nella Sinagoga di Nazareth legge il brano di Isaia. Leggo: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19; cfr Is 61,1-2). Il lieto annuncio: non dimenticare questo. Il lieto annuncio: l’annuncio cristiano sempre è lieto.
Il terzo documento di Malines, “Rinnovamento Carismatico e Servizio all’Uomo”, scritto dal Cardinale Suenens e da Dom Helder Camara, è chiaro: rinnovamento carismatico e anche servizio all’uomo.
Battesimo nello Spirito Santo, lode, servizio all’uomo. Le tre cose sono indissolubilmente unite. Posso dar lode in modo profondo, ma se non aiuto i più bisognosi, non basta. «Nessuno tra loro era bisognoso» (At 4,34), diceva il Libro degli Atti.
Non verremo giudicati per la nostra lode ma per quanto abbiamo fatto per Gesù. “Ma Signore, quando lo abbiamo fatto per te? Quando lo avete fatto per uno di questi piccoli, lo avete fatto a me” (cfr Mt 25,39-40).
Care sorelle e cari fratelli, vi auguro un tempo di riflessione, di memoria delle origini; un tempo per lasciarvi alle spalle tutte le cose aggiunte dal proprio io e trasformarle in ascolto e accoglienza gioiosa dell’azione dello Spirito Santo, che soffia dove e come vuole!
Ringrazio la Fraternità Cattolica e la ICCRS per l’organizzazione di questo Giubileo d’Oro, per questa Veglia. E ringrazio ognuno dei volontari che l’hanno reso possibile, molti dei quali si trovano qui. Ho voluto salutare i membri dello staff dell’ufficio quando sono arrivato, perché so che hanno lavorato molto! E non a pagamento! Hanno lavorato molto. La maggioranza sono giovani di diversi continenti! Che il Signore li benedica tanto!
Ringrazio in particolare per il fatto che la richiesta che vi ho fatto due anni fa di dare al Rinnovamento Carismatico mondiale un unico servizio internazionale basato qui abbia incominciato a concretizzarsi negli Atti Costitutivi di questo nuovo unico servizio. È il primo passo, ne seguiranno altri, però presto l’unità, opera dello Spirito Santo, sarà una realtà. «Io faccio nuove tutte le cose», dice il Signore (Ap 21,5).
Grazie, Rinnovamento Carismatico Cattolico, per quello che avete dato alla Chiesa in questi 50 anni! La Chiesa conta su di voi, sulla vostra fedeltà alla Parola, sulla vostra disponibilità al servizio e sulla testimonianza di vite trasformate dallo Spirito Santo!
Condividere con tutti nella Chiesa il Battesimo nello Spirito Santo, lodare il Signore senza sosta, camminare insieme con i cristiani di diverse Chiese e comunità cristiane nella preghiera e nell’azione per i più bisognosi. Servire i più poveri e gli infermi, questo si attendono la Chiesa e il Papa da voi, Rinnovamento Carismatico Cattolico, ma da voi tutti: tutti, tutti voi che siete entrati in questa corrente di grazia! Grazie.
giovedì 1 giugno 2017
"Il Rinnovamento Carismatico, strumento prezioso per l'ecumenismo".

"Il Rinnovamento Carismatico, strumento prezioso per l'ecumenismo". Messaggio del Papa per il Giubileo d'Oro, sabato la veglia al Circo Massimo
Sala stampa della Santa Sede
Comunicato stampa.
Il Rinnovamento Carismatico Cattolico è un prezioso strumento dello Spirito per l’ecumenismo. Così Papa Francesco, nel messaggio fatto giungere ai partecipanti al Giubileo d’Oro del Rinnovamento, che si è aperto ieri a Roma e che sabato pomeriggio vivrà il momento clou con la grande Veglia ecumenica con il Santo Padre al Circo Massimo “Rendo grazie a Dio con voi per questi 50 anni di azione sovrana dello Spirito Santo”, ha affermato il Papa, “che ha dato vita alla corrente di grazia che è il Rinnovamento Carismatico Cattolico. Auguri per il Giubileo d’Oro!”. Questo evento è stato organizzato dall’ICCRS (International Catholic Charismatic Renewal Services) e dalla Catholic Fraternity. Circa 30mila sono i partecipanti, cattolici e anche del mondo evangelico e pentecostale, provenienti dall’Italia e da quasi 130 Paesi.
“Come ogni opera dello Spirito conduce all’unità nella diversità, volle lo Spirito Santo che nascesse ecumenica!”, ha sottolineato il Santo Padre nel messaggio. “Voi siete un prezioso strumento dello Spirito per camminare con gli altri fratelli cristiani uniti nella preghiera e nel lavoro per i bisognosi, «camminando insieme alla mensa dell’Eucarestia», come ho detto in Egitto, quando abbiamo pregato con il Papa Tawadros”. Papa Francesco ha anche invitato il Rinnovamento Carismatico Cattolico a rimanere fedele a quanto scritto nel Vangelo di Giovanni al capitolo 17: “E’ Gesù stesso che chiede al Padre la nostra unità: «Perché il mondo creda che tu mi ha mandato». Unità per la missione”. Il messaggio del Santo Padre si conclude con un benvenuto a coloro che sono arrivati a Roma per questo Giubileo d’Oro: “Vi voglio trovare tutti al Circo Massimo”, ha detto, “sabato 3 maggio per la Veglia ecumenica di Pentecoste!”.
Il programma del Giubileo d’Oro prevede numerosi incontri, simposi e laboratori, che si svolgono in varie basiliche, chiese e location nel centro di Roma, con gli interventi dei testimoni dei primi anni del Rinnovamento e dei leader dei nostri giorni. Le celebrazioni eucaristiche sono presiedute dai cardinali Stanislaw Rylko, Paul Josef Cordes, Kevin Joseph Farrell e dal vescovo Grzegorz Rys. Nella serata di domani venerdì 2 giugno al Circo Massimo, il programma prevede oltre tre ore di preghiera comunitaria, canti, testimonianze, riflessioni e la celebrazione eucaristica, con i messaggi di Michelle Moran, presidente dell’ICCRS, e di Gilberto Barbosa, presidente della Fraternità Cattolica. Nel pomeriggio di sabato 3 giugno, sempre al Circo Massimo, si svolgerà la grande Veglia ecumenica con Papa Francesco. In programma momenti di preghiera, riflessioni, testimonianze e gli interventi di p. Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, e del rev. Giovanni Traettino, pastore della Chiesa Evangelica della Riconciliazione. Il Papa arriverà alle ore 18 e presiederà la preghiera ecumenica per una nuova effusione dello Spirito Santo. Domenica 4, i partecipanti al Giubileo d’Oro del Rinnovamento si riuniranno infine in Piazza San Pietro per partecipare alla Messa di Pentecoste celebrata da Papa Francesco. Ulteriori informazioni su www.ccrgoldenjubilee2017.org.
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SIR
(M. Chiara Biagioni) A Roma in 30mila da tutto il mondo per il Giubileo d'Oro del Rinnovamento carismatico cattolico. Alla veglia di sabato 3 giugno al Circo Massimo parteciperà anche Papa Francesco. Oltre alle varie realtà del Rinnovamento cattolico, ci saranno anche esponenti del mondo evangelico e pentecostale. Intervista a Giovanni Traettino, pastore della Chiesa evangelica della Riconciliazione. Del movimento pentecostale dice: "È una proposta semplice. Un annuncio essenziale e fondamentale dell’Evangelo che risponde ad un bisogno dell’uomo" (...)
POSTED BY IL SISMOGRAFO ORE 09:00
LABELS: (NEWS IN ITALIANO), [EUROPA], ITALIA
mercoledì 3 maggio 2017
Papa Francesco al 50° del Rinnovamento Carismatico
Pentecost celebrations with charismatics and Pentecostals
CNS - Crux
Cindy Wooden
May 2, 2017
CATHOLIC_NEWS_SERVICE
ROME — Pope Francis has invited thousands of Catholic charismatics and members of Pentecostal and Evangelical churches to Rome to celebrate Pentecost and mark the 50th anniversary of what became the Catholic Charismatic Renewal.
The pope will lead a prayer vigil June 3, the eve of Pentecost, at Rome’s Circus Maximus, an open field that was the site of an ancient Roman stadium used for chariot races. Participants will join the pope the next morning for Pentecost Mass in St. Peter’s Square.
In 2014, Pope Francis had invited charismatics and Pentecostals to Rome in 2017 to mark the 50th anniversary of the Catholic charismatic movement, which traces its origins to a retreat held in 1967 at Duquesne University in Pittsburgh. The anniversary event is being organized by the Vatican-based International Catholic Charismatic Renewal Services.
The jubilee celebrations will begin in Rome May 31 with prayer meetings, a youth festival, meetings for theologians and workshops.
“Pope Francis asked us to plan a jubilee that is as inclusive as possible,” particularly by including other Christians who also emphasize the importance of baptism in the Holy Spirit, said Michelle Moran, president of International Catholic Charismatic Renewal Services.
According to Moran’s office, the Catholic charismatic renewal is present in more than 200 countries and has reached an estimated 120 million Catholics.
Meeting with charismatics and Pentecostals in 2014, Pope Francis admitted he was not always comfortable with the way they prayed, but he knelt onstage as they prayed for him and over him by singing and speaking in tongues.
“In the early years of the charismatic renewal in Buenos Aires, I did not have much love for charismatics,” the pope had explained. “I said of them: They seem like a samba school.”
But little by little, he said, he came to see how much good the movement was doing for Catholics and for the church.
martedì 25 aprile 2017
Che il mondo sia un grande cenacolo universale!
40ª Convocazione Nazionale RnS
Rimini, 22-25 aprile 2017
Che il mondo sia un grande cenacolo universale!
Sintesi della relazione conclusiva di Salvatore Martinez |
Salvatore Martinez tira le fila della Convocazione giubilare del Rinnovamento, la 40ª nella storia del Movimento in Italia, e lo fa con a fianco la reliquia della beata Elena Guerra, "apostola dello Spirito Santo", ricordando che quest'anno sono 120 anni dalla pubblicazione della prima Enciclica dedicata proprio allo Spirito Santo.
Nella relazione conclusiva - sul tema «Custodisci ciò che ti è stato affidato» (1 Tm 6, 20a). "Rinnovamento nello Spirito: deposito di grazie per un giubileo permanente nella Chiesa e nel mondo" - il Presidente RnS invita con forza a esultare e a giubilare come hanno fatto Gesù, Maria, i profeti e i santi. «Sono due verbi imperativi - dice in riferimento al passo di Isaia che ha fatto da sfondo alla Convocazione -. È Dio che ce lo comanda, anche quando il nostro cuore sembrerebbe non essere pronto all'esultanza». E ricorda i primi versi del capitolo 44 del medesimo profeta: «Questa esultanza, questo giubilo - dice - sono figliati da una benedizione che Israele riceve: "Ascolta, Israele... così dice il Signore che ti ha fatto: Non temere, perché io verserò acqua sul suolo assetato, torrenti sul terreno arido. Verserò il mio Spirito sui tuoi figli e la mia benedizione sui figli dei tuoi figli" (cf 1-4). Quanta acqua - continua Martinez - è stata versata su di noi! Questa parola di Isaia è arrivata a noi e da quarant'anni ci raduna, dà senso, si compie». Il Presidente RnS ricorda la fedeltà di Dio, fonte di una gioia «che è l'esultanza del salvato, l'esultanza di una vita nuova. Una gioia, per dirla con Gesù, che nessuno potrà mai toglierci». Gioia pasquale, che è anche «gioia pentecostale, che deve visibilmente trasfigurarci e farci diventare agenti di cambiamento, seminatori di gioia; direbbe Papa Francesco, "artigiani della gioia". La gioia pentecostale è la sorprendente presenza dello Spirito che ci fa uscire "fuori" di noi. I Padri della Chiesa la chiamano "la lodevole follia"; san Giovanni Paolo II ne parla come di un "invaghimento del cuore" (Novo Millennio Ineunte, n. 33)». Soffermandosi sulla crisi spirituale che sta vivendo il nostro tempo, Martinez è chiaro: «Stanno venendo meno tutte le nostre forze spirituali, che si trovano però solo nella nostra fede non altrove. Lo Spirito in questo Giubileo ci sta chiedendo di tornare all'essenziale. E la consegna ce la diede proprio san Giovanni Paolo II nella storica udienza del 2002, in occasione dell'approvazione dello Statuto RnS: "Continuate ad amare e a fare amare lo Spirito Santo!". È in crisi la vita spirituale - continua il Presidente - ma non è in crisi lo Spirito Santo! Non è in crisi l'esperienza dello Spirito Santo. E in questa Convocazione si è toccato con mano quanto sia ancora viva l'esperienza di Dio e in che modo l'Ordine soprannaturale scenda nel naturale, entri nel sociale. C'è un Cielo! Il mondo, nel suo agitarsi tra "destra e "sinistra" ha dimenticato che esiste un "basso" e un "alto" verso cui tendere. Non si può dimenticare la forma di Dio, l'ordine di Dio, "la città di Dio", direbbe sant'Agostino. E noi di questo pensiero di Cristo siamo portatori! - dice ancora -. "È lo Spirito che dà la vita - sentenzia Gesù -, la carne non giova a nulla"(Gv 6, 63a)». Facendo una lettura profetica del nuovo Secolo e un'analisi spirituale del Novecento, Martinez spiega come quest'ultimo sia stato anche “il secolo dello Spirito Santo”, cioè dei martiri, di santi, di nuovi carismi, di nuovi Movimenti, Comunità, Congregazioni, della solidarietà. Se «il Novecento è stato il secolo della “solidarietà”, il nuovo Secolo che viviamo dovrà essere - dichiara - il secolo della “fraternità”, che è più della solidarietà. La fraternità è stare insieme, come le prime comunità cristiane; non solo per pregare, per ascoltare, ma per condividere la vita». Il Presidente RnS si rivolge in particolare alle famiglie ricordando che nel 2014, in occasione della 37ª Convocazione nazionale allo Stadio Olimpico, Papa Francesco ha denunciato quanto il diavolo stia attaccando la famiglia per distruggerla. «L'amore - commenta - non è privazione, è donazione, è offerta, vita, dialogo, perdono, riconciliazione, e impone il "rimanere". "Rimanete nel mio amore" (Gv 15, 9b), ha detto Gesù». Con grande forza Martinez denuncia l'origine della crisi che attraversa il mondo, a tutti i livelli: «Che amore è - dice - quello di aver cambiato i connotati al padre e alla madre, con una donna che funge da padre e un maschio che funge da madre. Il comandamento che viene dall'Antico Testamento - "Onora tuo padre e tua madre" (Es 20, 12 a)- intende per "padre" colui che ti ha generato e per madre quella che ti ha partorito, non altro. Noi non possiamo cambiare i connotati di Dio! Prima ancora, infatti, nella Genesi è scritto: "Maschio e femmina Dio li creò" (Gen 1, 27). Come fanno a rimanere nell'amore i figli se non c'è l'amore del padre e della madre, e dunque la definizione di un “maschile” e di un “femminile”? Tutte le crisi di paternità e di autorità che oggi il mondo vive nascono da questa confusione, dall'aver violentato questa legge di natura. Quanta difficoltà di relazione, quanta autoreferenzialità disperata nei giovani! Sono figli di questa confusione!». Martinez denuncia che è venuta meno la trasmissione della fede, l'educazione cristiana, e si sofferma sul potere della preghiera, in particolare di quella di lode: «Non c'è modo migliore di definire la nostra cristianità, la nostra stessa laicità cristiana se non a partire dalla preghiera. È il grande segreto del Rinnovamento nello Spirito! L'unità di un popolo, di una nazione, di una città, è sempre un fatto spirituale. La preghiera è l'antidoto a tutte le nostre solitudini, a tutti gli stravolgimenti dell'umano. Insegnate ai vostri figli a lodare Gesù! - continua -. Se tuo figlio vede come ringrazi Dio, come lo supplichi in ginocchio, come sei allenato a rimanere nella gioia che sperimenti nel gruppo, sarà una persona migliore». La preghiera apre al mondo e alle sue necessità, essa cambia la storia: «Nella preghiera le nostre mani vuote si riempiono delle lacrime del mondo e dei sorrisi degli ultimi; nel silenzio adorante si odono i gemiti di sofferenza di tutti i poveri del mondo. Chi prega - continua - governa la storia, perché la preghiera ti svela l'uomo portatore di gloria, e non di miseria. La grazia si procura supplicando e lodando Dio, e noi - continua Martinez parlando al popolo del Rinnovamento - lo sappiamo fare. Il nostro ruolo diventa così decisivo non solo per le nostre famiglie, ma per il mondo intero». Pregare nello Spirito apre alla missione, fa uscire dal Cenacolo, provoca «"l'invasione di Dio" nelle anime, negli uomini e non l”evasione di Dio” dalla storia. Chi prega ha un linguaggio nuovo, è più capace di verità, di dire le parole fondamentali; non tace più di fronte al tentativo di banalizzare, di irridere la nostra fede, di sconvolgere la sua portata umanizzante». Il compito, per il popolo del Rinnovamento, è dunque di «rieducare all'interiorità questo nostro mondo, di riordinarlo secondo lo Spirito di Dio». E a questo proposito Martinez accenna al progetto a cui il Rinnovamento, insieme ad altre realtà, sta lavorando per dare al Paese nei prossimi anni mille nuovi giovani leader cristiani. Il Presidente infine denuncia i muri eretti nel mondo: in Israele, al confine messicano, «i tanti muri che ancora s’innalzano quando non vogliamo guardare con gli occhi dello Spirito, mentre il lavoro dello Spirito è inquietudine di fronte ai poveri che stanno bussando e supera le barriere». Martinez denuncia la recisione delle radici spirituali dell'Europa e, parafrasando la storica operazione "Mani pulite", propone una nuova operazione: "Cuori puliti": «Cuori puliti - dice - per abitare la storia dove il Signore ci ha posto, laici, cristiani, carismatici, secondo il volere di Dio, secondo i carismi, i talenti, a partire, non a prescindere dalle povertà vigenti. Questo ci è chiesto! Cuori che siano abitati dallo Spirito, e allora sarà abitata la storia. Allora sarà “Chiesa in uscita", perché per mezzo dello Spirito “Gesù sarà in entrata”. Allora capiremo perché la beata Elena Guerra chiedeva al Santo Padre che il mondo fosse «un cenacolo universale per un nuovo rinnovamento della faccia della terra».
Lucia Romiti
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