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lunedì 27 marzo 2017

Chiara Amirante - A cosa serve il digiuno?

A volte, quando guardiamo i santi, ci sembra che tutti questi digiuni e mortificazioni siano quasi una forma di masochismo, ma il cuore della legge di Dio è l’amore:
amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, il prossimo come te stessomisericordia io voglio non sacrificio.
Per loro queste mortificazioni erano un mezzo per imparare l’arte dell’amore; è un po’ come un’atleta che deve fare tanto allenamento per poi poter vincere la gara; è una forgiatura;  in questa nostra battaglia con l’ego il digiuno è importante, perché tutti noi siamo creati per essere perfetti nell’amore in questa vita,  però c’è l’ego con le sue pretese; allora mortificarci ci aiuta un pochino nella ginnastica di rimettere Dio al posto dell’io, ma è sempre una battaglia perché l’io vuole sempre il suo posto.

venerdì 23 settembre 2016

315.650.418 ATTIMI PER AMARE!

Risultati immagini per don davide banzato

http://www.nuoviorizzonti.org/
Scritto da Davide Banzato 
Quando si vivono queste tappe ci si ferma un po’ prima per riflettere e fare alcuni conti qualitativi. Oggi è l’anniversario della mia ordinazione sacerdotale vissuta nel Carisma di Nuovi Orizzonti dove ho avuto il privilegio e la gioia di arrivare molto presto. A 14 anni incontrando Chiara Amirante quando già da un anno e mezzo aveva aperto la prima sede a Roma e successivamente stabilendomi definitivamente nell’allora Casa Madre di Piglio (FR) a 18 anni.
Questa famiglia per me è “casa” e “salvezza”. Questa Opera è ciò che da subito il Signore ha messo come sigillo nel mio cuore. Grazie al sì di Chiara e di chi l’ha seguita nel cercare di vivere il Vangelo è nata anche per me una chiamata nel sentiero tracciato da Dio che è divenuto per tanti una “via di santificazione” grazie anche all’approvazione degli Statuti di diritto pontificio nel 2010.

Oggi celebro 10 anni di sacerdozio. Ho provato a fare due calcoli. Si tratta di 120  mesi, oppure  521  settimane, oppure  3.653  giorni, oppure  87.680  ore, oppure  5.260.840  minuti, oppure  315.650.418  secondi.
Rimpianti? Solo uno: non aver utilizzato ogni singolo secondo dei 315.650.418 a mia disposizione per amare con tutto il cuore e tutto me stesso sprecandone troppi. Ridirei sempre quel sì alla chiamata a questo Carisma così come al sacerdozio con uno slancio di amore e gioia che oggi sento cresciuto, maturato, rafforzato proprio grazie anche alle cadute, fatiche, crisi, difficoltà che ogni vita sperimenta.
“Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro processo si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova.” (Sant’Agostino).
Ogni vocazione – qualunque essa sia come chiamata in un’Opera di Dio e in uno specifico stato di vita – ha delle grandi gioie e delle difficoltà da vivere e affrontare. Ogni vocazione è all’amore. Ogni vocazione è per la santità, ovvero la piena realizzazione della persona, umana e spirituale, in quel progetto di Dio unico per ciascuno là dove ci ha chiamato. Proprio come spesso scrive Chiara Amirante: “Ogni nostro progettino è nulla in confronto a ciò che Dio ha pensato per ciascuno di noi fin dall’eternità!”. Ogni vocazione non si realizza da soli ma in comunione. Siamo stati creati da Colui che è Amore e ci realizziamo in pienezza solo amando come ha amato Lui, ma siamo anche stati creati maschio e femmina, uomo e donna, a immagine e somiglianza di un Dio Trinità che è perfetta comunione feconda. Indifferentemente dallo stato di vita, celibe o nel matrimonio, siamo chiamati a generare vita divina e a santificarci insieme agli altri, mai da soli. Oggi devo dire tanti grazie a Dio: per la sua chiamata, per la sua Misericordia, per il suo Amore, per tutte le persone che mi ha messo accanto dalla famiglia, mamma Mara e papà Sergio, Michele, Chiara, Serena, nonni e zii, parenti e amici e compagni di viaggio e di cammino, sacerdoti e consacrati e sposi esempio e sostegno, fratelli e sorelle di comunità con cui cammino tutt’ora nuovi e di vecchia data, formatori ed educatori, in modo speciale il Vescovo Boccaccio e Chiara Amirante, ma ognuno e ciascuno perché tutti in modo diverso ed unico ha contribuito ed è stato voluto da Dio nel mio percorso perché potessi crescere e camminare da discepolo insieme a tutti voi. I grazie sono troppi e hanno volti, nomi, storie, momenti, attimi… Restano nel cuore oggi e per l’eternità.
Pertanto oggi concludo con questo grazie dal cuore verso il Cielo e il proposito di chiedermi ogni mattina:
“Cosa vuoi davvero? AmarTi Signore! La santità!
Allora lascia tutto e persegui questo obiettivo!!!
Aiutami Signore. In Manus Tuas Domine!”
Se tornassi indietro vorrei solo non sprecare tempo e attimi preziosi in vani ragionamenti e dubbi che per tanto ho avuto, in errori e ripiegamenti su di me che mi hanno fatto perdere la meta e lo slancio d’amore. Non posso cambiare il passato, questo è vero. Ma posso scegliere chi essere oggi, anzi in questo istante. Ecco il proposito di dire un nuovo sì in ogni singolo secondo perché sia un secondo d’Amore pieno e puro senza esitazione!
Vivere ogni 315.650.418 attimo per amare!
Non abbiate paura di dire di sì a Dio! Qualunque cosa vi chieda. Fidatevi. Ne vale sempre la pena. Ciò che ci chiede, anche se in apparenza difficile, è sempre per la nostra pienezza di gioia! “Dio ci chiede il nostro niente per donarci il suo Tutto!” (Benedetto XVI).
Vi lascio con queste parole che amo tantissimo e sono una perfetta sintesi di quanto ho dentro. Un saluto a tutti dalla Cittadella Cielo di Frosinone dove vi aspettiamo per i prossimi appuntamenti di gioia insieme.

“Tardi ti ho amato, o bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco che tu eri dentro e io fuori, e lì cercavo. Deforme come ero, mi gettavo su queste cose belle che hai creato. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, che non esisterebbero se non fossero in te. Mi hai chiamato, hai gridato, e hai vinto la mia sordità. Hai mandato bagliori, hai brillato, e hai dissipato la mia cecità. Hai diffuso la tua fragranza, io l’ho respirata, e ora anelo a te. Ti ho assaporato, e ho fame e sete. Mi hai toccato, e aspiro ardentemente alla tua pace”. (Sant’Agostino)

giovedì 28 aprile 2016

PENTECOSTE 2016 con Nuovi Orizzonti



SIAMO VICINISSIMI ALLA GRANDE GIORNATA DI FESTA E SPIRITUALITÀ DI PENTECOSTE DEL 15 MAGGIO, CHE PER LA FAMIGLIA NUOVI ORIZZONTI È “LA” FESTA PER ECCELLENZA.


Una giornata in cui contempliamo le meraviglie dell’Amore, che opera nelle nostre vite guarigioni del cuore, conversioni, cambiamenti e frutti inaspettati….e che spinge tanti “cuori” al desiderio di pronunciare per la prima volta, o a rinnovare con gioia, il proprio “SI” di donazione totale a Dio!
Una giornata in cui si dischiudono nuovi meravigliosi orizzonti d’Amore!

Di seguito potrete trovare tutti i dettagli per non perdere questo appuntamento che si terrà anche quest’anno a Castelgandolfo (RM):

Centro Mariapoli Internazionale

Via S. Giovanni Battista De La Salle
00040
 Castel Gandolfo (RM)
http://www.centromariapoli.org
PER INFO:

giovedì 21 aprile 2016

Lettera del Papa a Chiara Amirante

Il Papa con Chiara Amirante


“Un inaspettato regalo”: così la fondatrice di Nuovi Orizzonti, Chiara Amirante, descrive la lettera autografa che Papa Francesco le ha inviato in occasione dell’approvazione definitiva da parte del Pontificio Consiglio per i Laici degli Statuti del movimento, il cui decreto – datato 8 dicembre 2015, Solennità dell’Immacolata Concezione – è stato consegnato lo scorso 4 febbraio 2016.
Nella missiva – che la Amirante ha voluto condividere integralmente con tutti i membri del movimento – Francesco scrive: “Mi rallegro per l’approvazione degli Statuti dell’Associazione Nuovi Orizzonti e chiedo al Signore Risorto di aiutarvi a trasformare i buoni propositi in concrete opere di carità e di saper vigilare sempre contro i virus mortali – come lei li ha definiti – dell’accomodamento e della tiepidezza, per portare frutti più abbondanti e per permettere alla luce della Risurrezione di Cristo di illuminare il mondo”.
Il Papa affida quindi tutti i membri alla Beata Vergine Maria a cui chiede di custodirli “sotto il Suo manto materno!”. All’interno della busta, ha inserito anche due immagini di Santa Teresina e di San Giuseppe con due preghiere.
La lettera del Santo Padre giunge in risposta a quella che la stessa Amirante gli aveva indirizzato il lunedì della Settimana Santa, 21 marzo, per ringraziarlo dell’approvazione degli Statuti. “Sempre e solo grazie, infinitamente grazie!!!”, scriveva la fondatrice, “grazie per questi tre anni di luce e di grazia che ci ha regalato. Grazie per il suo richiamarci con tanta forza ed efficacia alla misericordia, alla gioia, alla radicalità evangelica. Grazie per l’Amore che sempre ci fa arrivare. Grazie per ciò che Lei è!”.
“L’approvazione definitiva degli Statuti – aggiungeva Amirante – è stata per tutti noi un grande dono del Cielo anche perché, con nostra grande sorpresa, sono state accolte le modifiche di cui le avevo accennato nella mia precedente lettera che non sembravano essere possibili ma che per noi sono davvero importanti per restare fedeli alla chiamata ricevuta e vigilare sempre dai ‘virus mortali’ dell’accomodamento e della tiepidezza”.
“Cantiamo il Magnificat con il cuore ricolmo di commozione e di gratitudine per l’Opera che Dio ha suscitato negli ‘inferi’ del popolo della notte e per i tantissimi miracoli che ci ha donato di contemplare in questi anni”, ha scritto Chiara Amirante. “Questo nuovo sigillo di santa Madre Chiesa oltre ad essere un grande regalo per tutti noi ci fa sentire ancora di più la responsabilità di inabissarci nella profondità degli inferi di tanti fratelli per portare la Gioia di Cristo Risorto, vivere con radicalità la nostra vocazione di ‘Piccoli della Gioia’ perché questo carisma che lo Spirito Santo ha suscitato possa portare frutti sempre più abbandonati e il Fuoco del Suo Amore possa illuminare e riscaldare le notti di molti”.
Zenit

venerdì 25 marzo 2016

Unico mistero d’amore

mosaico crocifisso

Cristo incarnato e crocefisso: unico mistero d’amore

don Sergio Reali
L’inconsueta circostanza del calendario che in questo anno 2016 fa coincidere il Venerdì della Passione del Signore con il giorno tradizionalmente assegnato alla memoria della Incarnazione del Verbo (25 marzo) suggerisce il tema di questa breve condivisione teologica.
Sa di strano associare la dolcezza poetica del Natale, plasticamente significata dall’immagine del “presepe”, con la drammatica scena della passione, che ha al centro il Cristo sfigurato e sofferente e l’umano dolore di Maria sua madre. Eppure ci troviamo nel cuore del medesimo mistero, che trova nell’incarnazione la sua ragione profonda..
La meravigliosa contemplazione teologica che costituisce il prologo del vangelo secondo Giovanni, trova il suo punto centrale nell’affermazione“il verbo si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi” (Gv 1,14). La parola carne (e ancor più il termine greco originale sarx) indica l’uomo concreto, soggetto alla caducità e alla contingenza. Nel seno della Vergine Maria si compie perciò il miracolo più grande: Colui che era “generato prima dei secoli cominciò ad esistere nel tempo” (cfr: Prefazio II di Natale), l’incommensurabile si fa “piccolo” e “la nostra debolezza è assunta del Verbo” (cfr: Prefazio III di Natale). La ragione di tutto questo è sintetizzata magistralmente da Agostino: “Dio si è fatto uomo perché l'uomo si facesse Dio” (Cfr Discorso 371). Si comprende pertanto come tutto il mistero di Cristo (Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione) porti in se due aspetti fondamentali: da una parte quello soteriologico per cui Egli “ morì per i nostri peccati” (cfr I Cor 15,3) e dall’altra quello della divinizzazione che ci rende figli nel Figlio (Ef 1,3-5).
Il fatto dell’Incarnazione, e ancor più la Passione ci mostrano l’inaudito realismo dell’amore patrimaterno dell’ Unitrino che non si limita a dialogare con noi, ma si immerge nella nostra storia e assume su di sé la fatica e il peso della vita umana: si fa uomo e si fa crocefisso!
Questo “abbassamento” di Dio verso l’uomo trova il suo culmine nella morte di Gesù in croce e nella sua esperienza di abbandono e lontananza del Padre (Mt 27,46). E’ questo infatti l’atto di solidarietà più profonda di Dio con l’uomo (Fil 2.5-8).
Facendo esperienza della morte, ed entrando negli “inferi” Cristo di fatto “salva” anche questa dimensione fondamentale dell’esperienza umana e porta a compimento – mi si permetta l’espressione- quanto iniziato nell’incarnazione.
Si può quindi a ragione dire che Cristo può applicare pienamente a sé l’espressione di Terenzio “homo sum umani nihil a me alienum puto” (sono uomo, niente di ciò che è umano ritengo essermi estraneo).
Rubando una frase ad una poesia giovanile di S. Giovanni Paolo II, possiamo affermare che nel mistero di Cristo, “Dio venne fin qui, e si fermò ad un passo dal nulla vicinissimo ai nostri occhi”. Nella incarnazione, nella morte in croce e nella discesa agli inferi Dio trasforma in azione il desiderio di ritrovare e ricondurre a se l’uomo, dando concretezza al grido terribile che attraversa la storia: “Adamo dove sei ?” (Gn 3,9). Egli non solo ci cerca nella quotidianità della vita ma ci cerca anche nella dimensione della morte…”ad un passo dal nulla” !
Trovo poi un ulteriore parallelismo tra l’episodio della Incarnazione e quello del Calvario. Mi riferisco alla presenza di due “attori” fondamentali: lo Spirito Santo e Maria.
A Nazareth è lo Spirito Santo che, “stendendo la sua ombra” su Maria, compie l’incarnazione (cfr Lc 1,35), ed è ancora la Spirito Santo ad essere effuso dalla croce sulla Chiesa neonata nell’estremo sospiro del Cristo morente (cfr Gv 19,30). Questo fatto ha – secondo me – un grande valore ecclesiologico: è lo Spirito che a Nazareth, “realizzando” l’incarnazione, inaugura il tempo dell’umanità nuova e che a Gerusalemme, come dono sponsale di Cristo alla Chiesa, inizia ad assisterla garantendone l’indefettibilità fino al ritorno dello stesso Cristo alla fine dei tempi.
A Nazareth, certamente nell’ambito di una esperienza mistica, con il suo “fiat” Maria consegna a Dio tutta la sua vita. E’ un “si” certamente difficile che metteva in discussione non solo un progetto di vita e che poneva Maria nel pericolo di essere considerata adultera, ma comunque è pronunciato in un contesto direi “favorevole”. C’è l’arcangelo Gabriele, c’è l’assicurazione di essere “piena di grazia” e c’è il segno della maternità tardiva di Elisabetta (cfr Lc 1,26 -37).
Diverso il contesto scenico del Calvario, ma medesimo il “si” di Maria. Qui lei è solo la madre del condannato ad una morte atroce ed infamante, non c’è nessuna esperienza mistica ma solo il dolore della “spada” che trafigge l’anima (cfr Lc 2,35). In questo clima di fallimento umano, Maria resta salda nella sua fede e diventa madre in senso più ampio (Cfr Gv 19,25 – 27). Sul Golgota l’obbedienzialità Cristo porta a compimento il progetto salvifico della Trinità (Cfr Gv 19,30) ma anche Maria, porta a compimento, o meglio, porta a compimento ed inaugura in pienezza la sua vocazione di madre.
A conclusione, vorrei invitare a contemplare ancora una volta la realtà che sottende tutto il mistero che in questi giorni stiamo rivivendo. Quello dell’amore incommensurabile di Dio che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (cfr Gv 3,16)…una vita eterna che è il frutto dell’azione di “Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani” (Cfr 1 Cor 1,23).
Possa il Signore concederci di vivere fruttuosamente questa Pasqua per poter essere un’umanità in più in cui tutto il mistero salvifico del Figlio eterno del Padre, incarnato e Crocefisso possa essere rinnovato
Nuovi Orizzonti

venerdì 12 febbraio 2016

Nuovi Orizzonti: la Santa Sede approva definitivamente gli Statuti

Chiara Amirante  con approvazione degli Statuti di Nuovi Orizzonti da parte del Pontificio Consiglio dei Laici, Roma, 4/02/2011


L’Associazione internazionale “Nuovi Orizzonti” fondata da Chiara Amirante ha ottenuto l’approvazione definitiva dei propri Statuti. Il decreto è arrivato nei giorni scorsi da parte del Pontificio Consiglio per i Laici ed è stato accolto con grande gioia da tutta la famiglia di “Nuovi Orizzonti” diffusa in pochi anni in diverse parti del mondo con 207 Centri di accoglienza e di formazione, quasi 900 Equipe di servizio a favore dei più emarginati, 5 Cittadelle Cielo e oltre 450 mila Cavalieri della luce impegnati a vivere con radicalità il Vangelo. Sentiamo la stessa Chiara Amirante...
R. – Bè … abbiamo avuto un sigillo da parte della Chiesa, quindi per noi da parte del Cielo, e questo ci riempie di gioia. Un sigillo che ci conferma che è un nuovo carisma, suscitato dallo Spirito Santo per noi e per tutta la Chiesa; un sigillo su ciò che “Nuovi Orizzonti” vuole essere e deve essere un po’ nel disegno di Dio. Ecco, siamo nati proprio con questa vocazione specifica di essere testimoni della gioia del Cristo risorto con una particolare attenzione al mistero della discesa negli Inferi, cioè quell’“amatevi come io vi ho amato” che si concretizza proprio non semplicemente nell’andare incontro al povero, ma proprio nel farsi carico del grido, delle ferite, della morte, della disperazione dei nostri fratelli in situazioni di disagio. Ecco, questo voler essere testimoni iniziato con l’andare nelle strade in cerca di tanti fratelli del popolo della notte, poi si è concretizzato in 207 centri tra Centri di accoglienza, Centri di evangelizzazione, famiglie aperte all’accoglienza, più di 450 mila Cavalieri della luce che si impegnano a essere testimoni per la gioia di Cristo risorto, provando, impegnandosi a vivere il Vangelo alla lettera e a portare questa rivoluzione dell’amore nel mondo … Nelle “Città del cielo”, circa mille équipe di servizi impegnati un po’ su tutti i campi: nelle carceri, negli ospedali …
D. – Ecco, sono tante le opere nella Chiesa che si occupano di poveri, di tossicodipendenti … qual è la caratteristica peculiare di questo carisma?
R. – Uso proprio una frase che definisce, negli Statuti, il carisma specifico, che dice che tutti i membri dell’Associazione “Nuovi Orizzonti” si impegnano a testimoniare la gioia, con una particolare attenzione al mistero della discesa agli Inferi di Gesù e alla sua Resurrezione. Che cosa vuol dire, concretamente, questo? Che proprio il cuore della vocazione specifica di questa famiglia è questa attenzione a quella che è una povertà specifica del nostro tempo, quel grido: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, che si ripete in tanti piccoli che per aver percorso strade che le seduzioni del mondo, con tanta prepotenza, ci propongono, si ritrovano a vivere in questo baratro di separazione dal Padre, che porta a una solitudine profonda … Quindi, tutto quello che si fa non è tanto per fare delle opere sociali ma proprio per essere attenti al più povero dei poveri che non è chi ha perso casa, chi ha perso il lavoro o chi ha perso la salute, ma è chi ha perso Dio.
D. – Che cosa significa, per un fondatore – nel suo caso, una fondatrice – arrivare al “sì” definitivo della Chiesa, al riconoscimento, quindi, della Chiesa verso la propria opera?
R. – Io, appena arrivata l’approvazione definitiva, scherzando dicevo: “Bè, ora lascia, Signore, che la tua serva venga a te”, cioè come quel senso di serenità di dire: “Adesso la via è tracciata, la Chiesa ha dato il suo sigillo che questa è la via da percorrere, e quindi posso essere tranquilla che se andiamo per questa strada siamo fedeli a quanto il Signore ci chiede”. Quindi, per me c’è questo doppio sentimento: una grande gratitudine, una grande commozione, anche tranquillità; dall’altra, un crescente senso di responsabilità: proprio perché so che questa è la strada, ho la responsabilità di far sì che la percorriamo e la percorriamo rispondendo veramente con radicalità a quanto attraverso questo carisma Dio ci chiede … RV
*

Il 4 febbraio 2016, è arrivato dal Pontificio Consiglio per i Laici, il decreto dell’approvazione definitiva degli Statuti di Nuovi Orizzonti, datato 8 dicembre 2015, Solennità dell’Immacolata Concezione.
Per Nuovi Orizzonti la conferma dell’approvazione nella data della festa dell’Immacolata è “un regalo grande della dolcissima Mamma del Cielo e della Santa Madre Chiesa”, si legge in una nota del movimento.
“Con il decreto di erezione canonica di un’Associazione internazionale di fedeli e di approvazione dei suoi Statuti, la Sede Apostolica certifica l’autenticità ecclesiale di un’aggregazione di fedeli che ha come scopo la santificazione dei propri membri e l’edificazione della Chiesa”, ha dichiarato la fondatrice di Nuovi Orizzonti, Chiara Amirante.
“Con grande gratitudine e con profondo senso di responsabilità – prosegue la Amirante – accogliamo questo dono di Dio perché è un definitivo ‘sigillo’ della Chiesa che ci assicura che questo Carisma è un Dono dello Spirito Santo, una via che il Signore ha tracciato perché possiamo impegnarci nel ‘Santo viaggio’, con fervore sempre crescente, per fare di ogni istante della nostra vita un grazie di amore al Suo infinito Amore”.
“Intensifichiamo allora il nostro impegno a portare l’Amore a chi non ha conosciuto l’amore, la luce a chi si sente attanagliato dalle tenebre; testimoniamo sempre ed in ogni modo, con la nostra vita, la pienezza della Gioia di Cristo Risorto proprio a chi si sente imprigionato negli inferi della disperazione e della morte dell’anima!”, conclude poi la fondatrice.
Proprio 5 anni fa, il 4 febbraio 2011, si era svolta presso la sede del Pontificio Consiglio per i Laici la cerimonia di consegna del decreto di approvazione ad experimentum dello Statuto di Nuovi Orizzonti, riconosciuta come Associazione Privata internazionale di Fedeli, alla presenza dei membri del Dicastero della Santa Sede e dei rappresentanti di Nuovi Orizzonti giunti a Roma dai diversi Paesi in cui l’Associazione è diffusa ed opera.
Le parole di Sua Eminenza il cardinale Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, unite alla testimonianza di Chiara Amirante, avevano dato il via ad una tappa storica per tutti coloro che, dal 1993 in poi, avevano condiviso l’anelito che spinse Chiara Amirante a condividere la pienezza della gioia di Cristo Risorto con quell’umanità ferita dalla “morte dell’anima” andando incontro in particolare a chi vive negli “inferi”, nella disperazione, nell’abbandono, nell’emarginazione, nel bisogno, nelle sempre nuove “periferie esistenziali” che caratterizzano le nostre città.
Dalla prima casa di accoglienza dove giovani soli, schiavi delle dipendenze, hanno potuto ricostruire se stessi alla luce del Vangelo e per mezzo di un programma terapeutico riabilitativo ideato da Chiara stessa, in pochi anni si è arrivati a 207 Centri, 982 Equipe di servizio, 5 Cittadelle Cielo, più di 450.000 Cavalieri della Luce prima in Italia e poi all’estero.
In occasione della Messa del 6 febbraio 2011 il cardinale Ryłko aveva confermato il mandato di Papa Benedetto XVI consegnato nell’Udienza del 5 febbraio: “Voi vi impegnate a testimoniare ai giovani smarriti e profondamente feriti la gioia di Cristo risorto. Oggi questo è un compito estremamente importante”, aveva dichiarato il porporato in quell’occasione.
Ai membri della Comunità Nuovi Orizzonti, il capodicastero aveva augurato di “essere sempre fedeli al vostro carisma” e di metterlo “a servizio della missione della Chiesa con gioia ed entusiasmo, come avete saputo fare fino ad oggi. Il decreto ricevuto è una conferma che la Chiesa ha bisogno di voi, si fida di voi e conta su di voi! Ancora di più oggi ci sentiamo impegnati ad essere fedeli a questa chiamata così attuale e così urgente”.
Zenit

mercoledì 10 febbraio 2016

Cittadella Cielo: la fantasia dell’amore

Cittadella Cielo Frosinone
di Luca Marcolivio
Il 2015 è stato un anno importante nella ultraventennale storia di Nuovi Orizzonti. Con l’apertura della Cittadella Cielo a Frosinone, lo scorso settembre, si è realizzato un sogno che la fondatrice Chiara Amirante, coltivava si da quando la sua comunità ha mosso i primi passi.
È quindi nata una struttura che, oltre a funzionare come “centro direzionale” di Nuovi Orizzonti e cuore pulsante di tutte le attività a livello internazionale, già ospita seminaristi e volontari, che assieme agli iniziatori e ai coordinatori del movimento, hanno formato una comunità, destinata ad allargarsi sempre più nel tempo.
“È un sogno che Chiara ha sempre avuto, un sogno che viene dal Cielo e non appartiene alla Terra, anche se Dio l’ha pensato per la Terra – spiega la vicepresidente di Nuovi Orizzonti, Daniela Martucci -. Un luogo dove chiunque possa sentirsi accolto e in cui si possa vivere l’Amore con la A maiuscola, quello che appartiene al Cielo. L’amore di cui parla Gesù nel Vangelo: se vi amate di questo amore, chiunque sarà in grado di riconoscerlo. L’obiettivo è trovare risposta alle solitudini: la solitudine del ragazzo di strada come quella del manager o dell’uomo di successo…”.
Il terreno della Cittadella Cielo di Frosinone copre circa 18 ettari ed è frutto di una lunga ricerca, accompagnata dalle preghiere di tutti i membri di Nuovi Orizzonti. Al momento dell’acquisto, sul terreno già sorgeva un immobile, precedentemente destinato al gerontocomio. Le nuove normative antisisma hanno però costretto alla demolizione degli edifici originari: sono stati necessari dunque una ventina d’anni e una lunga e impegnativa raccolta di fondi prima che la nuova struttura prendesse forma. Il progetto è stato quindi approvato dalla Conferenza Episcopale Italiana che l’ha individuato tra i progetti di priorità nazionale.
La Cittadella che, nei prossimi mesi, vivrà la sua inaugurazione ufficiale, si arricchirà di una Casetta del Tesoro, di un Centro Agape, oltre che di luoghi di aggregazione giovanile e sportiva.
“La Casetta sarà un po’ il tesoro della struttura ed ospiterà malati terminali, preparandoli al passaggio verso il Cielo – spiega Martucci -. Per i volontari che trascorreranno il tempo con loro sarà l’occasione per riflettere su cos’è la vita, oltre che accompagnare alla morte. L’offerta del dolore è preziosissima, pertanto sarà il carburante più importante per tutte le attività che nascono dall’offerta apparentemente inattiva di chi il dolore lo offre per amore”.
Il Centro Agape sarà invece un villaggio d’accoglienza per ragazze madri con i loro figli o per i bambini abbandonati dalle madri stesse.
“Più che ‘isole felici’, le nostre cittadelle vogliono essere dei ‘cuori pulsanti’ che irradiano la luce intorno a sé – afferma ancora Daniela Martucci -. Ognuno formerà da noi i propri talenti, poi li metterà a frutto sul territorio. Chi viene a formarsi qui da noi  diventerà un ‘moltiplicatore di bene’, tornerà nelle proprie città e parrocchie e quello che avrà ricevuto, lo donerò a sua volta”.
La Cittadella Cielo di Frosinone dispone anche di un’ala di formazione al presbiterato che, attualmente, ospita 15 seminaristi, in particolare della diocesi di Frosinone. Quando questi ultimi saranno ordinati ed incardinati nella loro diocesi, rimarranno con molta probabilità a servizio dell’opera.
Sempre nella struttura alloggiano una ventina di volontari, ciascuno dei quali si ferma mediamente un anno. Ognuno di loro compie con Nuovi Orizzonti un percorso di conoscenza di sé e di guarigione del cuore. “Prima ancora che aiutare gli altri, bisogna essere consapevoli di avere bisogno d’aiuto – spiega la vicepresidente -. Di buona volontà siamo tutti pieni; crescere e mettersi in discussione è più difficile”.
Il percorso di guarigione del cuore e di conoscenza di sé implica, tra le altre cose, tirare fuori i talenti che si hanno. “C’è chi pensava di saper solo suonare, e poi si accorge di essere bravissimo nell’evangelizzazione di strada. Si tratta di scoprire questi talenti e metterli a frutto”, afferma la Martucci.
“In questo tempo in cui il pessimismo regna sovrano – prosegue – scopriamo che il desiderio del bene è nel cuore di tutti, solo che spesso mancano le occasioni. Le nostreCittadelle diventano dunque non solo l’occasione di conoscere il bene ma anche di poterlo fare”.
Secondo lo spirito di Nuovi Orizzonti, la più grande guarigione è il passaggio dall’egoismo alla donazione: ognuno impara a non essere ripiegato su se stesso, sul proprio vissuto e sulle proprie ferite, “che pure sono importanti e che Dio desidera guarire”, sottolinea la vicepresidente.
Quella che ha visto la luce nel capoluogo ciociaro è la quinta Cittadella Cielo sorta nel mondo, preceduta dalle sue ‘gemelle’ brasiliane di Quixadà (destinata in modo particolare ai bambini di strada) e di Fortaleza (dove si svolgono volontariato e attività sociali a 360 gradi, condivise da Nuovi Orizzonti assieme ad altri movimenti ed associazioni), entrambe risalenti al 2000.
Nel giugno 2009, nei pressi di  Medjugorje, è poi sorta la Cittadella Cielo “Orizzonti di Pace”, che può ospitare fino a oltre 300 persone, permettendo a tanti giovani di intraprendere un percorso di guarigione del cuore, mentre ai ragazzi del luogo viene offerta la possibilità di apprendere un’attività lavorativa che garantisca loro speranza per il futuro. Questa Cittadella bosniaca nasce per iniziativa di un imprenditore italiano che, dopo aver ricevuto una grazia enorme durante un pellegrinaggio a Medjugorje, ha voluto esprimere la propria gratitudine a Dio, con una concreta opera di bene: l’incontro con Chiara Amirante e la sua consacrazione in Nuovi Orizzonti ne hanno reso possibile la realizzazione.
In Italia, la seconda Cittadella è sorta a Ponte delle Alpi (BL): sei edifici situati in mezzo a un incantevole parco di circa 5 ettari, che ospiteranno un centro di formazione e di aggregazione giovanile e una piccola comunità aperta all’accoglienza.
Come tutte le opere di Nuovi Orizzonti, le Cittadelle Cielo nascono e vivono grazie alle donazioni: ricchi imprenditori e gente comune, ognuno offre quello che è nelle proprie possibilità. “Ogni mattoncino di questa Cittadella è il pezzetto del cuore di qualcuno ed ha un valore immenso, tanto più che quel mattoncino equivale a una rinuncia significativa”, commenta Martucci.
Una delle proposte di sostegno è Cittadottiamo, attraverso la quale, ogni aderente versa il contributo di 15 euro mensili, per il totale annuo di 180 euro.
“Avevamo bisogno di somme importanti che andassero ben oltre i 15 euro – dice Martucci – ma poi questi piccoli sacrifici hanno commosso il cuore di Dio e sono arrivate offerte da persone facoltose che hanno permesso di accelerare il progetto”.
La vera ‘anima’ dell’economia delle Cittadelle e di tutti i progetti di Nuovi Orizzonti sono però le piccole offerte, che nascono dall’iniziativa spontanea delle persone vicine alla comunità. C’è chi ha vinto alla tombolata di Natale e ha dato in beneficienza i suoi soldi, chi è andato a mangiare la pizza ha pagato 5 euro in più, raccogliendo così un ulteriore sostegno per la Cittadella.
La vicepresidente racconta l’aneddoto commovente di un “adolescente che ha rinunciato alla merendina per un intero mese”, per poter fare il suo ‘abbonamento’ aCittadottiamo. A ciò si aggiungono lotterie e riffe e altre iniziative che, dimostrano che “la fantasia dell’amore non ha limiti”, commenta infine Martucci.
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Per informazioni generali: www.nuoviorizzonti.org