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lunedì 11 febbraio 2019

Shlom lekh Maryam







Aramaico

TestoTraslitterazione
ܫܠܳܡ ܠܶܟ̣ܝ̱ ܒܬ̣ܽܘܠܬܳܐ ܡܰܪܝܰܡ ܡܰܠܝܰܬ̣ ܛܰܝܒܽܘܬ̣ܳܐ.Shlom lekh bthulto Maryam malyath taybutho,
ܡܳܪܰܢ ܥܰܡܶܟ̣ܝ̱.moran 'amekh.
ܡܒܰܪܰܟ̣ܬܳܐ ܐܰܢ̱ܬܝ̱ ܒܢܶܫ̈ܶܐ.Mbarakhto at bneshe.
ܘܰܡܒܰܪܰܟ ܗ̱ܽܘ ܦܺܐܪܳܐ ܕܰܒܟܰܪܣܶܟ̣ܝ̱. ܡܳܪܰܢ ܝܶܫܽܘܥ.Wambarakhu firo dabkarsekh moran Yeshu'.
ܐܳܘ ܩܰܕܺܝܫܬܳܐ ܡܰܪܝܰܡ ܝܳܠܕܰܬ̣ ܐܰܠܗܳܐ.O qadishto Maryam yoldath Aloho
ܨܰܠܳܝ ܚܠܳܦܰܝܢ ܚܰܛܳܝ̈ܶܐ.Saloy hlofayn hatoye,
ܗܳܫܳܐ ܘܰܒܫܳܥܰܬ ܘܡܰܘܬܰܢhosho wabsho'at u mawtan.
ܐܰܡܺܝܢ܀Amin

mercoledì 23 maggio 2018

Kiko Arguello. Inno allo Spirito Santo

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Lo Spirito Santo è il giogo soave e leggero.

Spirito pieno di comprensione
e misericordia con le nostre mancanze,
di tenerezza e compassione,
di amore senza limiti.

Abitando nell'uomo
ci perdona sempre, spera sempre,
tutto comprende,
scusa tutto.

La sua bontà si spande
come un profumo che tutto inonda.

Fa sentire la sua presenza
e ci dà coraggio
mentre ci rende testimonianza
dell'amore totale di Dio per noi.

Conferma al nostro spirito
che il dono più grande
è l'unione con Dio
e che il vero male e la vera sofferenza
è il peccato.

Per questo è pieno di compassione per il peccatore:
non lo giudica, lo rialza e lo aiuta
a camminare di nuovo.

Ci mostra sempre il Cristo crocefisso
come Sacerdote eterno per tutti gli uomini.

È paziente, benigno,
è il sommo Bene,
è il dono di Dio,
è la garanzia della Vita Eterna.

Lui, il "Paraclito",
ci difende sempre
e ci insegna ad essere pazienti
con noi stessi e con i nostri peccati.

Ci dice chi siamo, dove andiamo,
qual è il cammino,
e perché soffriamo.

Ci mostra la Croce gloriosa di Cristo
e ci invita a salire su di essa
come il luogo del vero riposo.
Ci dice che tutto è santo,
che la nostra storia è santa,
e ci conduce soavemente
all'abbandono totale in Cristo crocefisso:

In Lui, nulla si pretende,
nulla si esige,
si accetta tutto,
si sopporta tutto,
perché assomigliare al Signore sulla croce,
è il nostro vanto
la nostra gloria
la verità,
la salvezza,
la santità,
è ciò che è nostro,
essere cristiano.

Come non evangelizzare,
perché gli uomini trovino l'unico Dio
vero,
il suo Figlio amato,
e ricevano lo Spirito Santo?

Spirito divino, perla preziosa, in Lui amiamo il Padre
come Lui ama io suo Figlio
e amiamo il suo Figlio
come lo ama il Padre.

Spirito Santo, che ci fa persona,
è più me che me stesso,
è più noi che noi stessi,
è tutto in tutti,
è nella Chiesa la Santa Koinonia,
é l'amore perfetto,
è Dio.

Padre carissimo,
come non benedirti,
esaltarti, lodarti, cantarti,
tu che ci hai chiamato al ministero sacerdotale,
che ci hai riempito del dono dei doni,
che ci hai dato te stesso,
che ci hai rivelato il mistero dell'universo:
il tuo totale amore per noi
fino a morire:
Croce gloriosa,
vittoria sulla morte,
umiltà perfetta,
santa Comunione
Chiesa di Dio.

domenica 15 aprile 2018

Il Regina Coeli di Papa francesco: "L’insistenza di Gesù sulla realtà della sua Risurrezione...


Dopo il Regina Coeli. L'appello di Francesco per la giustizia e la pace nel mondo, in particolare in Siria. Le preghiere per le persone in stato di grave infermità, assistite medicalmente per i bisogni primari

Sala stampa della Santa Sede 


Cari fratelli e sorelle, 

oggi, a Vohipeno, in Madagascar, viene proclamato beato il martire Luciano Botovasoa, padre di famiglia, coerente testimone di Cristo fino al dono eroico della vita. Arrestato e ucciso per aver manifestato la sua volontà di rimanere fedele al Signore e alla Chiesa, rappresenta per tutti noi un esempio di carità e di fortezza nella fede.
Sono profondamente turbato dall’attuale situazione mondiale, in cui, nonostante gli strumenti a disposizione della comunità internazionale, si fatica a concordare un’azione comune in favore della pace in Siria e in altre regioni del mondo. Mentre prego incessantemente per la pace, e invito tutte le persone di buona volontà a continuare a fare altrettanto, mi appello nuovamente a tutti i responsabili politici, perché prevalgano la giustizia e la pace. 

Con dolore ho ricevuto la notizia dell’uccisione dei tre uomini rapiti alla fine di marzo al confine tra Ecuador e Colombia. Prego per loro e per i loro familiari, e sono vicino al caro popolo ecuadoriano, incoraggiandolo ad andare avanti unito e pacifico, con l’aiuto del Signore e della sua Santissima Madre. 
Affido alla vostra preghiera le persone, come Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, e altre in diversi Paesi, che vivono, a volte da lungo tempo, in stato di grave infermità, assistite medicalmente per i bisogni primari. Sono situazioni delicate, molto dolorose e complesse. Preghiamo perché ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari, con grande rispetto per la vita. 
Saluto con affetto tutti voi, pellegrini provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le scuole, le associazioni. Saluto in particolare i fedeli della California; come pure quelli di Arluno, Pontelongo, Scandicci, Genova-Pegli e Vibo Valentia; i bambini della Scuola “Figlie di Gesù” di Modena e il gruppo “Amici di Paolo VI” di Pescara.  
A tutti auguro una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

***

Il Regina Coeli di Papa francesco: "L’insistenza di Gesù sulla realtà della sua Risurrezione illumina la prospettiva cristiana sul corpo: esso non è un ostacolo o una prigione dell’anima"

"Ogni offesa o ferita o violenza al corpo del nostro prossimo, è un oltraggio a Dio creatore! Il mio pensiero va, in particolare, ai bambini, alle donne, agli anziani maltrattati nel corpo."


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Al centro di questa terza domenica di Pasqua c’è l’esperienza del Risorto fatta dai suoi discepoli, insieme. Ciò è evidenziato specialmente dal Vangelo che ci introduce ancora una volta nel Cenacolo, dove Gesù si manifesta agli Apostoli, rivolgendo loro questo saluto: «Pace a voi!» (Lc24,36). Il saluto del Cristo Risorto. Ci dà la pace del Risorto. Si tratta sia della pace interiore, sia della pace che si stabilisce nei rapporti tra le persone.

L’episodio raccontato dall’evangelista Luca insiste molto sul realismo della Risurrezione. E' lui, reale, non un fantasma. Infatti, non si tratta di un’apparizione dell’anima di Gesù, ma della sua reale presenza con il corpo risorto.
Gesù si accorge che gli Apostoli sono turbati nel vederlo, che sono sconcertati perché la realtà della Risurrezione è per loro inconcepibile. Credono di vedere un fantasma; ma Gesù risorto non è un fantasma, è un uomo con corpo e anima. Per questo - per convincerli - dice loro: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho» (v. 39). E poiché questo non sembra bastare a vincere l’incredulità dei discepoli, (...) Gesù chiede loro: «Avete qui qualche cosa da mangiare?» (v. 41). Essi gli offrono del pesce arrostito; Gesù lo prende e lo mangia davanti a loro. Per convincerli.
L’insistenza di Gesù sulla realtà della sua Risurrezione illumina la prospettiva cristiana sul corpo: esso non è un ostacolo o una prigione dell’anima. Il corpo è creato da Dio e l’uomo non è completo se non è unione di corpo e anima. Gesù, che ha vinto la morte ed è risorto in corpo e anima, ci fa capire che dobbiamo avere un’idea positiva del nostro corpo. Esso può diventare occasione o strumento di peccato, ma il peccato non è provocato dal corpo, bensì dalla nostra debolezza morale. Il corpo è un dono stupendo di Dio, destinato, in unione con l’anima, ad esprimere in pienezza l’immagine e la somiglianza di Lui. Pertanto, siamo chiamati ad avere grande rispetto e cura del nostro corpo e di quello degli altri.
Ogni offesa o ferita o violenza al corpo del nostro prossimo, è un oltraggio a Dio creatore! Il mio pensiero va, in particolare, ai bambini, alle donne, agli anziani maltrattati nel corpo. Nella carne di queste persone noi troviamo il corpo di Cristo. Deriso, calunniato, umiliato, flagellato, crocifisso, Gesù ci ha insegnato l’amore. Un amore che, nella sua Risurrezione, si è dimostrato più potente del peccato e della morte, e vuole riscattare tutti coloro che sperimentano nel proprio corpo le schiavitù dei nostri tempi.
In un mondo dove troppe volte prevalgono la prepotenza contro il più debole e il materialismo che soffoca lo spirito, il Vangelo di oggi ci chiama ad essere persone capaci di guardare in profondità, piene di stupore e di gioia grande per avere incontrato il Signore risorto.
Ci chiama ad essere persone che sanno raccogliere e valorizzare la novità di vita che Egli semina nella storia, per orientarla verso i cieli nuovi e la terra nuova. Ci sostenga in questo cammino la Vergine Maria, alla cui materna intercessione ci affidiamo con fiducia.

mercoledì 14 marzo 2018

Kiko Arguello: Invocare il Nome di Gesù.



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Pregare significa invocare il Nome di Gesù.


Condizione per la preghiera
La preghiera può trasformarsi per noi in condanna, ci può condannare invece di salvarci, come il fariseo che diceva: “Signore, grazie perché non sono come gli altri, perché faccio due ore di preghiera al giorno, digiuno, non faccio sesso, non bevo, non faccio questo e quest’altro…”, il signore detestò questa preghiera, mentre quella dell’altro, che era un ladrone, un pubblicano, traditore della patria, traditore politico, una canaglia, uno svergognato: si sarà fatto una casa al mare sulle spalle della gente rubando un poco sulle imposte (Roma diceva di pagare una certa somma per le tasse e lui esigeva un po’ di più), neanche aveva il coraggio di alzare gli occhi ma si batteva il petto lì al fondo e diceva: “Signore, Signore, abbi pietà di me che sono un peccatore, sii propizio a me, abbi compassione di me che sono una canaglia, uno svergognato, un peccatore”. La Scrittura dice che Dio ascoltò quella preghiera!

COME si prega
Ora andiamo tutti a pregare in silenzio. Non si prega camminando, non si prega fumando. Quando arriverete nella vostra stanza, chiudete la porta, mettetevi in ginocchio (cercate un luogo solitario), alzate le vostre mani al Signore e gridate: “Signore, abbi pietà di me!”. Chiamalo, guardalo con gli occhi dello spirito; io ho degli occhi che vedono il tetto, però il mio cuore ha altri occhi che vedono più in là del tetto e con il mio cuore dico: “Signore, tu mi stai vedendo. Abbi pietà di me che sono un peccatore, Signore, aiutami!”. Starete mezz’ora. Sono ora le 12.25, alla 1 e un quarto torneremo qui. Ora vi metterete in ginocchio, alzate le vostre mani e gridate al Signore… passate in rassegna i vostri nemici e perdonateli. Dopo nell’ abbraccio della pace, se avete qualcosa contro un fratello, dovete dirglielo, dovete chiedergli perdono. Questa mattina dobbiamo pulirci, fratelli, perché se no il Signore non ci ascolterà.

Ira..
Dice san Paolo che i cristiani discutono ma si perdonano, “Non tramonti il sole sulla vostra ira!”. Quando un cristiano non vuole perdonare fino al giorno dopo, ha peccato, ha dato occasione al demonio; forse vuole perdonarlo domani e non può… La moglie pensava di perdonare il marito all’indomani, ma il marito si è così tanto arrabbiato che si è alzato alle 5 del mattino ed è partito… e da 5 giorni non torna a casa. “Nell’ira non peccare”, dice la Scrittura. Vuol dire che se tu ti irriti non pecchi, però irritato puoi peccare. Cioè: una cosa è irritarsi, che è normale, che uno abbia uno scatto e gridi, questo non si può controllare, per questo non succede nulla. Ma quando torni lucido, quando è passato lo scatto, allora ritorni libero: vuoi continuare o cedi? Devi decidere tu. Se decidi di continuare, dai occasione al demonio e viene fuori un macello… E quello che tu pensavi sarebbe durato poco si trasforma in una cosa assurda: da 15 giorni non parli più con tua moglie e già non riesci a controllare le sue reazioni. Perciò dice san Paolo: “Se ti irriti, se hai un attacco d’ira, non peccare, stai attento, non dare occasione al demonio”, perché poi la cosa va a finire male e allora è inutile che piangi e dici “Io non volevo”. Già lo sapevi, il Signore ti aveva avvertito.

Chiamata, Elezione, Obbedienza

Per me Gesù Cristo è stato una salvezza. È una salvezza oggi. E’ l’unico luogo dove ho incontrato misericordia, dove ho capito che cosa è l’amore, qualcosa che non ho incontrato mai fuori di Lui. In Lui io posso vivere, senza di Lui la vita non mi interessa. Posso dire: “Per me il vivere è Cristo”, fuori di Gesù Cristo la vita non mi interessa, non mi interessa l’arte, non mi interessa niente, assolutamente niente. Senza di Lui la natura non ha nessun senso, gli uomini non hanno nessun senso, le comunità, il mondo. Io lo so perché ho sperimentato questo non senso e pensavo di suicidarmi; se non fosse apparso Lui che cosa mi sarebbe successo? La vita, tutto acquista il suo senso in Gesù Cristo, la natura, acquista un senso la sofferenza, acquista un senso la libertà. Anche le guerre acquistano un senso perché sono il prodotto del peccato degli uomini. L’esistenza della guerra ci fa vedere come Dio rispetta e ama gente tanto peccatrice come noi; per questo tutto, anche la tortura, al mostruosità, in Gesù Cristo acquista una grandezza immensa, tutto in Gesù Cristo diventa luminoso, inclusi i peccati più mostruosi che ci fanno vedere come Dio ci ama, come ci rispetta e ha misericordia di noi, come non ci distrugge. Tutto in Gesù Cristo acquista senso.
La preghiera è un incontro con Gesù Cristo risuscitato che è vivo, che vi ama tantissimo e che desidera manifestarsi a voi. Ora Lui vuole fare con voi un’opera ancora più profonda… Qualcuno mi dirà: “Mah! A me non ha fatto niente”. Ed io che cosa ti posso dire? Mi dispiace fratello. Io so che per me lo ha fatto ed anche per altri fratelli. Guarda quello: era peggio di te ed ora guardalo: con quello ha fatto meraviglie. Senza alcun dubbio sei stato chiamato, altrimenti non saresti qui. Però molti sono i chiamati e pochi gli eletti. L ‘elezione dipende dal Signore che costruisce in noi, che ci dona la fede sempre che da parte nostra ci sia un atteggiamento di obbedienza…
Forse tu non hai mai obbedito, forse di tutto questo non ti è mai importato nulla; forse hai vissuto il cristianesimo in una forma adultera e perversa, pensando solo a risolvere i tuoi problemi. Ossia hai fatto della religione una perversione, una idolatria di Gesù Cristo, come Israele sempre ha fatto con Dio nel deserto. Ricordateci di quell’uomo che si avvicina a Gesù Cristo con suo figlio epilettico e gli dice: “Abbi pietà di me, guarda mio figlio!”. Che cosa gli risponde Gesù? “Oh generazione perversa e incredula, fino a quando dovrò sopportarvi?”.
E’ interessante vedere perché Gesù dice così: “Generazione incredula e perversa”, sono le stesse parole che disse Dio contro Israele nel deserto. Che significano le parole “incredulo e perverso”? Significano una cosa tremenda: stare con l’atteggiamento di pensiero che Dio ha fatto male tutte le cose, le malattie, tutto; che la creazione che Dio ha fatto gli è riuscita male e allora si strumentalizza il Figlio contro il Padre per sanare tutte le cose che, secondo noi, vanno male.

Annuncio del Kerygma
Pregare significa invocare il Nome di Gesù.
At. 4, 10-12 dice: “La cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo di Israele: nel Nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha resuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo. Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi costruttori, è diventata la testata d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro Nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”.  Il Sinedrio si sorprende della testimonianza di questa gente senza cultura, perché il miracolo è potente, non potevano negarlo. Lì stava l’uomo che tutti conoscevano come un paralitico… con le ossa completamente sane.
Bene fratelli, questa mattina anche a voi annunceremo questo Kerygma. C’è qualcosa di impressionante: la fede viene attraverso questo Kerygma, dall’annuncio, dall’udito, dall’ascoltare. Qui dice molto chiaramente che Mosè aveva già annunciato: “Dio vi farà sorgere un profeta”. Sapete perché e quando Mosè dice questo? Perché Dio una volta si manifestò sul monte Sinai, apparve per salvare gli uomini. Si mostrò con potere su una montagna in mezzo al deserto a un popolo di schiavi e no ai ricchi, non ai re, non ai savi. Ha scelto uno dei popoli più oppressi della Terra, un popolo che era schiavo da 400 anni in un’epoca nella quale l’uomo non valeva niente, era peggio di una bestia, peggio di un cane. Dio per manifestarsi scelse questo popolo che aveva quasi completamente dimenticato il Dio dei suoi padri. Il vero Dio li ha strappati dalla schiavitù; qualcosa di mai visto: che un gruppo di poveri riesca a liberarsi dalla mano dei ricchi. E’ prodigiosa l’odissea di questo popolo che esce dall’Egitto, che scappa dalla mano dei potenti, che va nel deserto. E’ un popolo di disgraziati, di pezzenti e Dio lo ha eletto. Arrivati a metà del deserto Dio si manifesta a questo popolo sul monte Sinai, in mezzo ai tuoni, e il popolo rimane atterrito perché è evidente che l’alterità, il “totalmente altro”, provoca un  terrore mostruoso. Il popolo al sentire che lì c’era qualcosa di soprannaturale, immediatamente sperimenta questo sentimento di terrore. Dicono a Mosè: “Guarda, non vogliamo più questo; fai con noi quello che vuoi, però non appaia più Dio”. E’ preferibile la tortura, l’infermità, la morte che sperimentare di nuovo questo terrore (perché si tratta in effetti del terrore della morte in grado sommo, nel grado dell’alterità).
Non so se qualche uomo sulla terra ha sperimentato questo terrore, il terrore del “totalmente altro”. E’ un terrore simile a quello di un uomo che si trova in una stanza buia, sente una puntura e non sa se è stato un serpente o uno scorpione; non si può difendere perché non sa che cosa è stato. Sentirebbe un terrore così grande che potrebbe morire solo di paura. Il terrore lo provoca sempre ciò che è sconosciuto, per l’uomo non c’è maggior terrore che questo. Se l’uomo sa che chi lo attacca è un serpente o un altro uomo, se sa di che si tratta è diverso, perché può difendersi. Però quando si tratta di qualcosa di completamente sconosciuto è molto peggio.
Dico questo perché possiate capire un po’ perché il popolo dice a Mosè. “Non vogliamo che Dio torni a parlare a noi in questo modo, è preferibile che ci parli tu, è meglio che vai tu a parlare con Dio e che Lui ci parli attraverso di te, così non avremo paura”. Allora Dio, comprendendo che il popolo ha ragione perché i poveretti hanno avuto un terrore enorme, fa profetizzare Mosè: “Avete ragione, non tornerò a parlare così al popolo. Susciterò un profeta in mezzo a voi (riferendosi a Cristo). Voi ascolterete tutto quello che vi dirà; chi non ascolta questo profeta sarà estirpato di mezzo al popolo”.
Questo profeta sta qui e parlerà con voi, sta già parlando con voi questa mattina. Questo profeta è Gesù Cristo. Perché sarete estirpati dal popolo? Perché non ascoltate, perchè non obbedite. Dio non ha scelto una apparizione per manifestarsi agli uomini, sarebbe molto semplice. Immaginate un assassino e Gesù Cristo gli appare di notte: non tornerà più ad assassinare nessuno. Oppure un uomo che mena la moglie, la tortura: Dio appare a quest’uomo di notte e quello non commette più del male. Sarebbe stupendo, no? Gesù Cristo potrebbe apparire a qualcuno, correggerlo e si finirebbe con il male, con il dolore e con la sofferenza sulla terra. Fenomenale, no?
Perché Dio non fa così? Perché ha creato l’uomo libero e non vuole distruggere quello che ha fatto, perché Dio è l’unico Essere che non è fascista con l’uomo. Dio è l’unico che rispetta l’uomo così com’è, che lo lascia libero, permette che l’uomo nella sua libertà possa fare il male e peccare, anche sapendo che ogni peccato ricade sul più debole, lo mette al muro e lo uccide. Dio ha scelto come unico mezzo per salvare l’uomo la PREDICAZIONE, che un altro uomo gli parli. E forse si tratta di un uomo che puzza, che è brutto e cattivo, che sempre ti lascia un margine di dubbio. Io ti sto parlando oggi da parte di Dio, sto predicando e a te resta sempre un dubbio rispetto a me; se io non ti lasciassi questo margine di dubbio non sarei un buon catechista perché ti starei lavando il cervello. Se io facessi le cose sempre perfette, se facessi qualche miracolo di questi che tu pensi, nel fondo ruberei la tua libertà e farei di te un cretino che non ha capacità di pensare. Se io attraverso la predicazione ti obbligassi a pensare che questa è la verità, questo mezzo che Dio ha scelto non sarebbe buono.
Insisto su questo perché è qualcosa di molto importante. Vi sembrerà che ripeto sempre le stesse cose, però il fatto è che molti di voi vengono qui perché vi si lavi il cervello; avete sbagliato porta. Venite qui cercando la felicità ad un livello molto umano, a risolvere i vostri problemi. Il resto non vi interessa. Vi assicuro che esistono gruppi politici, fascisti o comunisti o del segno che sia, dove si lava il cervello molto bene alle persone e la gente è molto felice. Che credete? Pensate che un ufficiale o un giovane hitleriano non erano felici? Credete che le bande di fascisti che ci sono a Roma non sono felici? O che non sono felici le bande di estrema sinistra? Chi ha detto di no? Lavare il cervello significa annullare la capacità di autocritica su noi stessi. Se ti convincono che sei un santo, che sei perfetto e che la colpa di tutti i mali è degli altri (per esempio degli ebrei), non ragioni già più, non vedi più niente. Operi un miscuglio di ragione e sensazione, un polpettone tra intelligenza e sentimento e non ragioni più. Passi a vivere la vita ad un livello sentimentale totale, ad un livello che si chiama fanatismo. Allora cominci a vivere come in una continua estasi, come drogato; è la droga completa della fantasia, dell’intelligenza. Diventi fanatico e sei felice, non hai problemi.
Se diventiamo fanatici non siamo cristiani, perché ogni fanatico è una persona sminuita, non è libero; per questo l’unico vero è Gesù Cristo che fa sempre le cose senza annullare la tua libertà. Non annullare la tua libertà significa che non ti si dà mai la certezza totale, sempre ti resta un margine di dubbio, sempre ti resta la libertà di accogliere o di rifiutare. Esattamente questo è quello che tu NON vuoi perché a te piacerebbe che tutto fosse di colpo chiaro, che non ti rimanesse nessuna possibilità di opzione, perché quello che tu non vuoi è essere uomo, che significa essere libero, poter optare. Optare è molto molesto e provoca molta sofferenza.
Essere uomo significa optare, scegliere; però la libertà è optare tra bene e bene. Optare non è scegliere tra bene e male come molti pensano, questo sarebbe molto semplice ma non è così. Optare è scegliere tra un bene e un altro bene: il demonio mai ti presenta il male come male, perché allora mai lo sceglieremmo. Ti presenta invece il male come bene, ti presenta il peccato come un bene, come una possibilità di realizzarti, come una possibilità di ottenere sapienza: E’ vero che nel tuo interno capisci, intuisci che quello non è buono, però la forza della tua avidità è superiore; tu non puoi vivere con la tensione di rinunciare a qualcosa che ti si presenta come buona. E’ meglio provarlo, berlo, appurarlo; è meglio soddisfare il tuo desiderio.
Il male ti si presenta come un bene e l’uomo non sopporta il fatto di dovere tutti i giorni scegliere tra un bene e un altro bene, perché non vuole rinunciare a nessun bene, li vuole provare tutti. Dicono alcuni indù che il problema dell’uomo non è tanto che ha paura della morte, ma che ha paura di perdere qualche bene, ha il problema di dover lasciare le cose buone. L’avarizia, l’avidità di beni è un potere immenso dentro di noi; vogliamo godere tutto, abbiamo avarizia di tutto il buono.
Oggi sta parlando con te questo profeta a cui si riferisce la Parola. Se tu non lo ascolti morirai perché non ti è stata data altra possibilità di salvezza che questo Gesù di Nazareth, questo servo che è stato costituito Signore. Vedi come sempre appare la parola Servo. Anche solo per ignoranza tu sempre hai rifiutato questo servo, ma questo tipo di amore, questa attitudine che tu sempre hai rifiutato, Dio l’ha riscattata, lo ha risuscitato. Dicono gli apostoli: “Noi siamo testimoni che è vivo”. Anche io oggi sono testimone per te che Gesù Cristo è vivo. Come non essere testimone che è vivo? L’ho visto vivo, con potere nella mia vita e nella vita di altri. E’ la fede che nel Suo Nome quella che ha ristabilito e sanato un paralitico.
C’è qui qualche paralitico? Bene, io dico oggi che Gesù Cristo è vivo. La fede nel Nome di Gesù agisce proprio adesso mentre sto parlando. Quando viene a voi la Fede? Quando ascoltate la predicazione. Adesso, né prima né dopo, ora che state ascoltando. E che cosa state ascoltando? Io sto dicendo nel Nome di Gesù che Lui è vivo ora, che ha distrutto i tuoi peccati nella sua morte, che è risorto ed è seduto alla destra del Padre e che intercede per te ora. Credi questo? No? Bene, stai morendo, sei morto. Non lo credi? Ma ricordati bene che te l’ho detto, che il tuo sangue ricada su di te; perché io te lo dico: GESU’ CRISTO E’ ORA VIVO PER TE. LUI E’ MORTO PER I TUOI PECCATI PERCHE’ POSSA AVERE LA VITA IN LUI. Lui è morto, ha dato la Sua vita per te quando eri suo nemico. E’ morto, ha sofferto una morte ignominiosa, morte di malfattore, di peccatore, la morte che tu dovresti avere sofferto come paga della tua realtà. Lui ha sofferto per mostrarti l’amore che ha per te. Dio lo ha risorto. QUESTO AMORE CHE HA GESU’ CRISTO PER TE E’ LA VITA: OGGI TI VIENE OFFERTA.
Per questo ti dice oggi: “Pentiti e convertiti a questo amore” e tu sei libero di dire: “Non mi interessa”. Però guarda che te l’ho annunciato: Gesù Cristo è l’unica verità. Questo amore che Gesù ti ha mostrato nella croce è la vita per te oggi, non esiste un’altra vita: lo credi? Io sono un inviato da parte di Dio per dirti: convertiti, in questo amore è la vita. Rallegrati, fratello, perché Dio si è ricordato delle tue sofferenze, ha visto quanto soffri, ha visto i tuoi problemi e ha inviato noi per dirti: Convertiti, rallegrati, Dio ti ama! Dio vuole toglierti dal cerchio della morte, perché tu soffri perché sei chiuso dalla morte, perché hai la morte dentro, hai il peccato che agisce con potere dentro il tuo cuore. Non sei stato liberato dal potere del peccato. Gesù Cristo non è risorto dentro di te, non è vivo nel tuo interno. Te lo dico io: dentro di te regna il peccato e pertanto regna la morte. Per questo ti ammazza tua moglie quando non fa quello che vuoi tu. Per questo ti uccide la storia, le persone, i figli, tutto quello che non va come vuoi tu. Per te la vita sta nel peccato, in quello che il peccato ti comanda e ti dice di fare: per questo vivi in balia della concupiscenza.
Ti dico una cosa: tu stai in questa realtà, sei circondato dalla morte e con il peccato che regna dentro di te; e forse quando torni a casa ti investe una macchina e muori. Non dico questo per spaventarti, ma perché è possibile, perché è la verità, perché esiste questa possibilità per tutti noi.
Per questo ti dico: Convertiti! Io non so se vivrò domani, né tu lo puoi dire: questo nessuno lo sa e la morte è un fatto irreversibile; usciamo dalla vita e nessuno torna qui. Se pensiamo seriamente a questo il nostro cervello corre il pericolo di rompersi. Però è così, grazie a Dio! Perchè se questa vita fosse eterna, se dovessimo vivere sempre qui sarebbe mostruoso. Se condannassimo un uomo a non morire, piangerebbe, chiederebbe la morte, perché la via dell’uomo è stata creata per un’altra cosa; la vita dell’uomo è stata creata perché questo cristianesimo, che comincia ad essere seminato in noi come speranza, come un seme molto piccolo, possa trasformarsi in gloria, possa arrivare alla sua meta, possa sbocciare in quello che è veramente, perché questo nostro corpo possa trasformarsi in glorioso.
Fratelli, io vi annuncio che un Profeta è stato inviato in mezzo a voi: Gesù Risorto, presente e vivo nella Chiesa, che è venuto a voi e che oggi ci chiama a conversione. Pentitevi e convertitevi! Cambiate vita, perché Dio si è ricordato delle vostre iniquità e ha visto come il peccato è dentro di voi, i vostri peccati comandano sopra di voi. Tu con la tua ragione non puoi vincere il peccato. Cerca di vincere il peccato con la tua ragione, vediamo che succede. E’ inutile! Il peccato ha più forza di te; tu non hai vinto il peccato.
Per questo è stato necessario che Cristo desse la vita per te, perché tu possa essere liberato dal potere del peccato; se Cristo ha dato la vita è perché il peccato regna dentro di te, domina in te, ti vince prendendoti in giro e ridendo della tua croce, del sangue di Gesù Cristo. Il peccato ti domina, ti presenta una ragazza e tu soccombi! Ti presenta un piccolo avvenimento di morte, qualcuno che ti fa un’ingiustizia, che ti obbliga a fare qualcosa che non ti piace e tu soccombi!  Quando appare per un istante la morte, nel momento in cui appare la croce simbolo di morte, immediatamente ti riempi di tale paura che fai la volontà del demonio ossia dell’egoismo.
Allora cerchi di salvarti da questa morte vendendoti ai poteri che ti offre il demonio: denaro, successo, sesso, violenza. Ti chiedi: “Che devo fare per salvarmi da questa morte?”, e il demonio ti risponde rapidamente: violenza, denaro, vizio, cinema, sesso. “Io ti offro la possibilità – dice il demonio – di salvarti subito!”. E tu, anche se sai che quello che ti offre è una alienazione, non puoi evitarlo. Sei già preda del demonio, non puoi liberarti. Per questo una persona di fronte alla morte si vende ad un vizio, a un idolo: per esempio si rifugia nel gioco e ammazza la sua famiglia, distrugge sua moglie, perde tutti i soldi, porta la famiglia alla rovina; non può evitarlo.
Abbiamo proclamato che Dio ci ha mandato Gesù Cristo, Gesù risuscitato, per portarci la benedizione, perché ciascuno si converta dalle sue iniquità. Quando Gesù vede il tuo egoismo, non vede che tu sei cattivo in senso moralistico: vede che tu sei schiavo. Questo è molto importante: noi siamo schiavi, il mondo è schiavo di questa realtà, non possiamo fare nulla. E inoltre la schiavitù del peccato, la schiavitù dell’egoismo, comporta sempre una sofferenza per gli altri e Dio sente le sofferenze che i tuoi peccati provocano negli altri.
Per questo io vengo a dirti: convertiti a questo Gesù Cristo perché tu possa lasciare di fare il male, perché tu possa smettere di far soffrire gli altri. Se tu sei liberato dal potere dell’egoismo, finirai di far danno agli altri. Io dico che è possibile l’amore, sì, è possibile! E come è possibile? In Gesù. Però tu credi che Gesù è vivo oggi, è risorto e a vinto il peccato e la morte?
Comincia a pensare che forse non hai mai creduto nella nostra predicazione e che semplicemente stai approfittando delle cose umane di questo cammino: l’appoggio di un gruppo umano, amicizia, donne, un po’ di calore affettivo; questa è l’unica cosa che ti interessa; però il contenuto vero, quello che significa veramente questo cammino non ti importa assolutamente, per questo sarai cacciato fuori di qui. Mai hai ascoltato, mai hai creduto nella nostra predicazione, stai in questa carovana così, come uno in più. E senza dubbio tu hai una missione. Oggi il Signore ti dice: convertiti! Guardate che san Piero vi dice chiaramente che avete ammazzato il Giusto, avete detto: “Crocifiggilo!”, e avete chiesto la grazia per un assassino, Barabba. E’ così fratelli: tutti i giorni neghiamo Gesù Cristo e confessiamo che la vita ci viene da un assassino. Barabba è un tipo che crede nella politica, ossia vuole fare giustizia, vuole liberare il popolo oppresso. E’ uno zelota, un guerrigliero, un leader della liberazione contro i romani, aveva anche partecipato ad un assassinio per la causa.
Come dice san Pietro, la giustizia che fa l’uomo porta sempre con sé l’assassinio; questo è chiaro, perché sempre l’egoismo ammazza l’altro. Voi avete detto che Gesù è stupido, che questa attitudine, questo tipo di amore non serve. Per questo diciamo tutti i giorni: Barabba è quello che salva. Quando diciamo questo? Te lo dico io. Domani esci da qui: immagina che qualcuno, il tuo superiore, un prete, chiunque sia ti fa una ingiustizia, immagina per esempio che qualcuno ha mormorato di te, ha detto che sei un cretino, che ti stai alienando con la comunità, solo perché ti piace una ragazze o ti dice che te ne vai a letto con tutte. Ti dicono questo e tu sai che è falso, che non hanno diritto di dire questo di te perché non è vero. Se sei sposata, immagina che ti fa una ingiustizia tuo marito o tuo figlio che non viene in comunità. Come reagiamo noi?
Io ti dico quello che dice la Parola: questo atteggiamento di Gesù salva. Ciò significa che l’ingiustizia che ti fa il nemico devi assumerla, non resistere al male; lascia stare, lascia che il male ricada su di te. “Non resistere al male”. “Non opporre resistenza al malvagio”.
Dio ci presenta Gesù Cristo, questo amore di Gesù Cristo, come la salvezza del mondo e ci presenta anche Barabba. Ci dice Pilato: “Chi dei due volete?”. Questo è stato un simbolo immenso per tutta l’umanità. Volete questa attitudine dell’agnello, apparentemente assurda? Invece l’atteggiamento di Barabba sì: sperimenteranno i nostri pugni, tutti uniti.
E tu cosa fai di fronte a tua moglie, a tuo marito o a quell’amico? La stessa cosa: il pugno! Alziamo come bandiera la giustizia, al nostra giustizia. Lasciarsi ammazzare per i peccati dell’altro è assurdo, ci solleviamo e facciamo giustizia. Vediamo se si rende conto che quello che fa non si può fare, bisogna dargli una buona lezione. Se sei religioso, forse al refettorio qualcuno comincia a mettersi contro di te e tu gli lanci una frecciata e lo metti in ridicolo davanti a tutti, così impara! Se è la moglie o un figlio che ti fa una ingiustizia, quando tu entri a casa gli farai un’altra cosa; o se è tuo marito gli metti il muso uno, due, tre giorni perché si renda conto. Ossia tutti facciamo una violenza con la quale fermiamo l’altro; diciamo: “Molto bene, se è la guerra che vuoi, che sia!”. Allora, siccome sappiamo che anche l’altro è un vigliacco, ce ne approfittiamo e facciamo guerra per non lottare, perché l’altro ci lasci in pace e non ci faccia soffrire.
Bene, però è anche possibile che voi oggi riconosciate che questo Gesù crocifisso, questo atteggiamento è la verità (gli apostoli della Chiesa primitiva sempre presentano la croce; ancora oggi i copti, gli africani, debbono portare una croce), però una cosa è riconoscerlo e un’altra farlo. Che ci succede? Che ci riconosciamo impotenti. Ossia u ammetti che Gesù è la verità, però quando ti si presenta l’ingiustizia, fai giustizia con la tua propria mano.
Senza dubbio san Pietro dice: “Schiavi, sottomettetevi ai padroni ingiusti, perché questo è gradito a Dio; a questo siete stati chiamati, a soffrire l’ingiustizia”. E’ importante che voi cominciate a capire che a questo siete stati chiamati. Però come è possibile che il Signore ci chiami a questo se noi siamo impotenti ad assumere l’ingiustizia? Perché per assumere l’ingiustizia è necessario avere la Vita eterna, la vita di Gesù Cristo.
Per questo convertirsi significa credere che questa è la verità, questo: che Gesù è morto per i tuoi peccati e che è stato risuscitato per la tua giustificazione. Che ora è vivo e risuscitato per te, che è vivo qui nella Chiesa, che ha inviato noi come catechisti per chiamarvi a conversione e, invocando il Nome di Gesù, se tu credi che Gesù è vivo, potrai ricevere lo Spirito di Gesù, questo Spirito che ti dà la vita, questo Spirito che perdona i tuoi peccati.
Gesù, lasciandosi uccidere, solo con questo atteggiamento già ti mostra che ti perdona e che ti ama; però non solo con la sua morte, perché se Gesù ancora fosse morto, non sapremmo che ci ha perdonato. E’ la sua risurrezione che ci giustifica: Gesù è vivo. Dove? E’ vivo qui, ora, nella Chiesa; sta parlando con te. La Chiesa è il suo corpo, per questo nella confessione avete confessato Gesù Cristo vivo, qui nella Chiesa che ti ha perdonato, che ti ha detto: Io ti assolvo, io ti perdono, tu mi hai ucciso però io oggi sono vivo e ti perdono.
Tu credi veramente che Gesù Cristo è morto per i tuoi peccati e che è vivo, che Dio lo ha risorto per te? Allora invocalo, invoca il Suo Nome.
L’altro giorno ho avuto una esperienza enorme… Mi trovavo in una posizione della quale parla sempre la Scrittura: "Tu mi stringi alle spalle, mi attacchi di fronte", e non  c'è salvezza. Dice un midrash sulla Pasqua che Israele è come una colomba perseguitata da un falco che sta sul punto di prenderla; questo falco è l'Egitto. Quando non sa come scappare, perchè non c'è modo di scappare, trova un buco in una roccia per rifugiarsi e quando sta per mettersi nel buco per salvarsi, esce da lì un serpente (la morte). Allora, il falco sta per prenderla, il serpente esce dall'altra parte e non si sa come, appare Dio che salva la colomba!
L'altro giorno io ho fatto una esperienza simile... E' l'esperienza della fede. Dice la Scrittura: "Nessuno che invochi il Nome del Signore resterà confuso".
Invocatelo dal profondo del vostro cuore, se veramente non volete peccare. Se qualcuno si trova bene nel peccato, vi dico che il peccato ammazza Gesù Cristo, ammazza gli altri; se volete continuare nel peccato, se vi piace peccare, sappiate che il peccato ha ucciso l'Autore della vita e sta uccidendo te: stai uccidendo la vita dentro di te e stai uccidendo gli altri.
Convertirsi significa rinunciare al peccato e guardare Gesù Cristo che è vivo, al di sopra di ogni peccato come KYRIOS, come Signore di ogni potere, di ogni virtù e di ogni dominazione. Convertirsi è camminare nella sua luce, invocando il suo Nome. "Per la fede nel suo Nome - dice san Pietro - quest'uomo che era paralitico, è stato ristabilito, curato pienamente".
C'è una fede che corrisponde a te. Perchè resisti allo Spirito Santo? Lo Spirito Santo è dentro di te adesso, ti sta aiutando, ti sta chiamando. Perchè non lasci il peccato, perchè? Lascialo!
Guardate fratelli che se non lasciate il peccato, non potete essere iniziati alla preghiera: sarebbe una pantomima; ne avete già fatte tante nella vostra vita!
Lo dico a tutti: perdete la vostra vita questa mattina, perdete la vostra vita in Gesù Cristo. Impara a perdere la vita. Perdere la vita è la croce di Gesù Cristo: "Signore, si faccia la tua volontà". Io non so nulla di quello che sarà la mia vita domani, Tu mi marcherai la tua volontà nella storia, in quello che mi succederà. Questa è la mia esperienza: nelle baracche, per esempio, non capivo niente di quello che mi succedeva e me ne passavano di tutti i colori. Ogni giorno sembrava che dovessi morire perchè tutto mi superava ed io non potevo fare nulla: un ladrone, un drogato, uno che voleva ammazzare sua moglie, macelli enormi...Però non so come, sempre, quando sembrava che morivo, che tutto finiva, mi si apriva davanti una strada per scappare dalla morte, quasi in una maniera sorprendente.
Ora andate a pregare in silenzio, avete dalla Chiesa il potere di invocare il Nome di Gesù sui vostri peccati. "Signore Gesù abbi pietà di me! Signore Gesù, che vuoi che io faccia? Che vuoi da me?". Gridagli: "Tu sei vivo? Parla! Che vuoi da me? Signore Gesù,  abbi pietà di me che sono un peccatore". 

(Tratto da: Kiko Arguello e Carmen Hernandez, Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale, cfr. Statuto, art.2, 2°, Vol. V, "Iniziazione alla Preghiera").


lunedì 26 febbraio 2018

Kiko Arguello: La volontà di Dio, la Fede, il canto

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Qual'è la volontà di Dio? 
Che significa adorare Dio in spirito e verità? Uscire a predicare il Vangelo. La volontà di Dio è una solamente, dice Gesù nel Vangelo di Giovanni: "Io sono venuto per fare la volontà del Padre mio, e la volontà del Padre mio è che non si perda nessuno di quelli che Lui mi ha dato, ma che io li risusciti nell'ultimo giorno". Questa è la volontà di Dio. Sai qual'è la volontà di Dio per te? Che tu non vada all'inferno, perchè ci puoi andare. Questa è la volontà di Dio, la unica volontà che ha sopra di te. La volontà che Dio ha sul mondo, su di te, è che tu viva, salvarti dall'inferno, salvarti dalla morte.


Che cosa è la fede? 
Lo Spirito di Gesù Cristo risuscitato che testimonia al nostro spirito che siamo figli di Dio. Avere dentro Gesù, avere dentro la fonte della vita. Hai bisogno di avere lo Spirito Santo dentro di te, il dono di Dio. "Se tu conoscessi il dono di Dio...": e questo dono come si riceve? Attraverso l'orazione.

Gesù ha detto alla donna samaritana: "Dammi tu acqua", per farti vedere che non hai acqua, fratello, che non hai acqua da dare a nessuno. Hai bisogno che Lui ti dia questa acqua.

 Sulla funzione del canto...

Isaia 55 dice: 

"Come la pioggia e la neve 
scendono dal cielo e non vi ritornano 
senza avere irrigato la terra, 
senza averla fecondata e fatta germogliare, 
perché dia il seme al seminatore 
e pane da mangiare, 

 così sarà della parola 
uscita dalla mia bocca: 
non ritornerà a me senza effetto, 
senza aver operato ciò che desidero 
e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata"

 (Is. 55, 10s). 

Così è la Parola di Dio, che scende dal cielo e compie la sua missione in noi. Una missione di giudizio: ossia, per colui che non la vuole ascoltare nè ricevere, questa Parola scopre la sua durezza di cuore; per chi la vuole ricevere, per quello che la accoglie, nasce una nuova vita e si trasforma. 
Cantare salmi significa dire a Dio: la tua Parola ha compiuto in mezzo a noi la sua missione. Qual'è la missione della Parola di Dio? Fare di noi, che non eravamo un popolo, un popolo unico, fare di tutti noi, che siamo gente piena di conflitti, macelli, pieni di complessi, di problemi, fare di noi un solo cuore. Cantando tutti ad una voce, con lo stesso spirito, esprimendo in modo sacramentale, con un segno esterno (il canto, ndr) quello che sta facendo la Parola di Dio in noi...

(Tratto da: Kiko Arguello e Carmen Hernandez, Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale, cfr. Statuto, art.2, 2°, Vol. V, "Iniziazione alla Preghiera")

sabato 10 febbraio 2018

Kiko Arguello e Carmen Hernandez: Pensieri sulla preghiera...

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"Dicono gli ebrei che le due forze più grandiose che Dio ha dato all'uomo sono: la possibilità di amare e la possibilità di trascendersi, di relazionarsi con l'infinito, cioè... di pregare".

***

Da ricordare sempre, ma soprattutto in questi giorni....
"Tutti i valori umani sono molto buoni ed è sacrosanto che bisogna fare tutto il possibile per eliminare le ingiustizie, però non dobbiamo mai dimenticare che l'annuncio del Vangelo dice infinitamente di più, perchè fa riferimento ad una Vita che nessun sistema politico o economico può raggiungere, una Vita eterna, quella Vita eterna che Gesù Cristo è venuto a darci...".

***

"E' necessario sapere una cosa rispetto alla preghiera. Quando la Bibbia dice: "Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe", lo dice perchè l'esperienza di Dio è assolutamente PERSONALE; l'esperienza che di Dio ha fatto Abramo è diversa da quella che ha fatto Isacco o Giacobbe, in modo che noi possiamo dire a ragione: il Dio di Michele, il Dio di Antonio, il Dio di Piero, intendendo così il modo in cui Dio si è lasciato conoscere da Michele, da Antonio o da Piero. Voglio dire che questo Dio non è una etichetta, non è una dottrina: è una Persona. Questa Persona stabilisce appunto relazioni "personali", uniche, con ciascuno di noi. Dio conosce profondamente ciascuno di noi".

(Tratto da: Kiko Arguello e Carmen Hernandez, Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale, cfr. Statuto, art.2, 2°, Vol. V, "Iniziazione alla Preghiera")

martedì 6 febbraio 2018

Kiko Arguello: Il cieco di Gerico

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Il Mercoledì delle Ceneri segna, nella tradizione cristiana, l'inizio della Quaresima (1), il tempo di preparazione alla Pasqua.
Nella seguente tabella è indicata la data del Mercoledì delle Ceneri 2018 e delle successive Domeniche di Quaresima fino al Giovedì Santo (ultimo giorno di Quaresima).
RicorrenzaDataEvento
Mercoledi delle Ceneri14/02/2018Inizio della Quaresima 
I Domenica di Quaresima18/02/2018Invocavit (*)
II Domenica di Quaresima25/02/2018Reminiscere
III Domenica di Quaresima04/03/2018Oculi
IV Domenica di Quaresima11/03/2018Laetare
V Domenica di Quaresima18/03/2018Judica
Domenica delle Palme25/03/2018Palmarum
Giovedì Santo29/03/2018Fine della Quaresima

(*): Le domeniche di Quaresima sono indicate anche da un nome latino, derivato dall'introito del giorno: 
1. Invocavit 
2. Reminiscere 
3. Oculi 
4. Laetare 
5. Judica 
6. Palmarum

***

Opportuno sarebbe, in questo tempo,  riprendere i testi dei Vangeli sulla preghiera...


1. Lc. 18, 35-43, sul cieco di Gerico, per imparare a gridare "Signore Gesù, abbi pietà di me".

Il testo seguente è tratto da: Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale, (cfr. Statuto, art.2, 2°), Vol. 1: Fase di Conversione o Catechesi iniziali.

Alle porte della città di Gerico un cieco sta chiedendo l'elemosina quando sente il mormorio di tanta gente che si avvicina e chiede che succede. Gli dicono: "E' Gesù che viene". Appena udito ciò, il cieco comincia a gridare: "GESU' FIGLIO DI DAVIDE, ABBI PIETA' DI ME!". Grida così forte che i discepoli gli ordinano di tacere con quel chiasso tremendo. Gesù continua a camminare senza dargli retta, mentre il cieco grida ancora di più. All'improvviso, Gesù si ferma e dice: "Portatelo qui". Infatti era già passato oltre...
Allora i discepoli vanno dal cieco e gli dicono: "Coraggio, il Maestro ti chiama". Il cieco getta subito via il mantello e si lascia condurre da Gesù. Lo portano davanti a Gesù e Gesù gli dice: "Che vuoi che io ti faccia?". Il cieco risponde: "SIGNORE, CHE IO VEDA!". Gesù gli dice: "LA TUA FEDE TI HA SALVATO!". E così il cieco di Gerico recupera la vista.
Questo  Vangelo è una catechesi della Chiesa primitiva che vuol dirci fondamentalmente 4 cose.
Prima: dobbiamo scoprire che siamo ciechi, perchè anche noi chiediamo un pò di amore, di felicità, e spesso lo facciamo con la mano tesa. Cerchiamo qualcuno che possa curarci? Il cieco di Gerico lo aveva cercato senza trovarlo: era condannato a chiedere l'elemosina.
Seconda: questo cieco ha scoperto che non c'è nessuno capace di curare la sua cecità.
Terza: questo cieco ha riconosciuto in Gesù l'Inviato del Padre per guarire i ciechi. Quello che dobbiamo scoprire anche noi, perchè il Messia avrebbe curato tutti i ciechi e questi avrebbero recuperato la vista, diceva il profeta Isaia. A questo cieco la sua cecità pone un punto interrogativo circa l'esistenza di Dio. Perchè la cecità è un male. Come può esistere un Dio buono e permettere che io sia cieco? Dio deve inviare Qualcuno, fare qualcosa per curare e alleviare la sofferenza degli innocenti. In effetti DIO NON HA ABBANDONATO I CIECHI, HA INVIATO UN LIBERATORE, HA INVIATO GESU'. E mentre gli scribi e i farisei non hanno visto in Gesù altro che un pazzo, un eretico, un indemoniato da condannare a morte, questo cieco, che stava per la strada, ha riconosciuto in Gesù l'inviato di Dio, il Messia, il Figlio di Davide.
Quarta: cosa fa allora il cieco? GRIDA: "GESU', FIGLIO DI DAVIDE, ABBI PIETA' DI ME!". Gridare nel linguaggio della Scrittura significa PREGARE. Non una volta, ma due, tre, quante volte occorra.

Molto importante questa catechesi della Chiesa primitiva: Gesù al principio fa finta di niente e va avanti. Vuole sapere fino a che punto questo cieco crede. Tu griderai una notte, due...diciassette, finchè Gesù smetta di camminare e si fermi. Gesù sta passando ORA e forse non ripasserà mai più di là. Approfitta adesso che sta passando e grida. Gesù si fermerà e guarirà...chi? QUELLI CHE SI RICONOSCONO CIECHI. La verità è che noi non abbiamo fede. E' molto semplice. NON CREDIAMO CHE GESU' CRISTO ABBIA IL POTERE DI LIBERARCI NE' DI RISOLVERE UN BEL NULLA. Bisogna chiedere. Se tu avessi un cancro e sapessi che in Brasile c'è un medico che ti può curare, ti assicuro che saresti capace anche di rubare euro dopo euro per arrivar fin lì e pagare la cifra necessaria per poter guarire. Con Gesù è lo stesso. Ti assicuro che se tu avessi fede sufficiente per stare una notte intera a chiedere: "Gesù, abbi pietà di me", credendo che Gesù ha potere per curarti, quella notte stessa saresti guarito da qualsiasi cosa, da qualsiasi vizio... Il fatto è che non crediamo davvero che siamo ciechi. Questa preghiera: "Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me", è la preghiera del cuore, la preghiera che i monaci orientali ripetono senza interruzione. E' una preghiera che fa sgorgare le lacrime. All'improvviso dopo averla ripetuta quindicimila volte nasce dentro di te l'amore a Gesù, una grande illuminazione... GridaGli: "Signore Gesù, non Ti ha forse inviato il Padre per salvare i poveri? Non vedi come sono ridotto? Abbi pietà di me!". Grida! Fino a che Gesù non si fermi e ti domandi: che vuoi? Tante volte Gesù non ci aiuta perchè non chiediamo nulla. Che cosa succederebbe se Lui ci aiutasse senza che domandiamo nella preghiera? Succederebbe che crederemmo di essere stati bravi noi, faremmo come i farisei e giudicheremmo tutti. Non riconosceremmo più che tutto quello che ci viene dato, ci viene dato gratuitamente, per grazia, non per i nostri meriti. Dio è così, Dio è Colui che attraverso i nostri peccati, la nostra cecità, il nostro orgoglio, illuminerà la nostra storia. E' infatti esattamente attraverso i nostri peccati che scopriamo la misericordia di Dio che ci ama così come siamo: peccatori.

* * *



***

2. Lc. 18, 9-14, sul fariseo e il pubblicano, sulla ATTITUDINE con cui pregare, cioè non ritenendoci migliori degli altri, ma con umiltà, riconoscendoci peccatori.

3. Lc. 18, 1-8, sulla vedova insistente... Occorre pregare INSISTENTEMENTE, chiedendo al Signore che faccia giustizia contro il nostro avversario.

4. Mt. 6, 1-8. 14-18, sul digiuno e l'elemosina, che devono accompagnarsi alla preghiera e farsi nel segreto.

5. Lc. 11, 1.5-13, sull' amico importuno. Bisogna pregare non solo insistentemente, ma anche INOPPORTUNAMENTE, nel cuore della notte, per invocare lo Spirito Santo...

6. Mt. 14, 22-33, Gesù cammina sulle acque e Pietro con lui. La preghiera ci aiuta ad entrare nella storia quotidiana e, guardando a Gesù, a superare le difficoltà della nostra vita.

7. Mt. 26, 36-46, la preghiera di Gesù nel Getsemani. La preghiera porta un frutto fondamentale: fare la volontà di Dio come figli suoi...

***

(1): La Quaresima è il periodo di quaranta giorni che prepara alla celebrazione della Pasqua.
Il numero quaranta è carico di significato simbolico. Designa principalmente gli anni di una generazione. Di qui l'idea di un periodo piuttosto lungo di cui non si conosce la durata esatta.
Inizia, nel Rito Romano, con il Mercoledì delle Ceneri, e, nel Rito Ambrosiano, con la domenica successiva.
Nel rito ambrosiano la quaresima viene intesa come periodo di penitenza in preparazione al triduo pasquale e non di digiuno, quindi i 40 giorni di penitenza che conducono alla Pasqua sono conteggiati andando a ritroso dal Giovedì Santo fino ad arrivare alla I Domenica di Quaresima.
Invece, nel Rito Romano, nel medioevo, si sostituì al periodo di penitenza usato nel calcolo della Quaresima fino a quell'epoca, il periodo di 40 giorni effettivi di digiuno ecclesiastico in preparazione alla Domenica di Pasqua. Infatti, partendo dal Sabato Santo e andando a ritroso nel tempo si giunse, escludendo le domeniche in cui non era obbligatorio il digiuno (unico giorno in cui era consentito mangiare carne durante la quaresima) al Mercoledì delle ceneri.
I primi accenni diretti a un periodo pre-pasquale risalgono al principio del IV secolo in Oriente e alla fine dello stesso in Occidente.
Una prassi penitenziale preparatoria alla Pasqua col digiuno, però, aveva cominciato ad affermarsi fin dalla metà del II secolo.
In ogni caso alla fine del IV secolo la struttura della Quaresima è quella dei quaranta giorni; visti alla luce del simbolismo biblico essi acquisiscono un valore salvifico-redentivo, per cui vengono chiamati Sacramenti.
Allo sviluppo della Quaresima contribuì la disciplina penitenziale, con la riconciliazione dei peccatori che avveniva nella mattina del Giovedì Santo, nonché le esigenze del catecumenato, con la preparazione immediata al Battesimo, a celebrarsi nella solenne Vigilia Pasquale. Per i catecumeni quindi la Quaresima era un'opportunità di speciale catechesi oltre che di preghiera e rinnovamento spirituale. Per i penitenti era invece un periodo di lotta contro il male che doveva precedere l'assoluzione sacramentale.
La riforma liturgica del Vaticano II ha reimpostato la Quaresima in questi termini:
  • ne ha ripristinato l'orientamento pasquale-battesimale;
  • ne ha fissato il tempo con la decorrenza dal Mercoledì delle Ceneri fino alla Messa in Coena Domini esclusa;
  • ha ridotto il tempo di passione, che, nel Messale di San Pio V, iniziava con la V Domenica di Quaresima, giorno in cui si velavano le croci; ora tale tempo inizia con la Domenica delle Palme de Passione Domini ("dalla Passione del Signore"): la Settimana Santa (nel Rito Ambrosiano è detta Settimana Autentica) conclude così la Quaresima;
  • inoltre è stata resa più abbondante la selezione dei testi biblici. Il lezionario delle domeniche offre la possibilità dei tre itinerari: 1) una Quaresima battesimale (Anno A); 2) una Quaresima cristologica (Anno B); 3) una Quaresima penitenziale (Anno C).
I testi dell'Antico Testamento presentano ora in modo particolare la Storia della Salvezza.
Il senso autentico della Quaresima
Si coglie nella luce del Mistero Pasquale, che viene celebrato nel solenne Triduo Pasquale, e dei Sacramenti dell'Iniziazione Cristiana che in esso hanno la loro più propria collocazione.
La Quaresima è quindi l'opportunità di una più viva partecipazione al Mistero di Cristo morto e risorto: "Partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria" (Rm 8,17).
L'accento non va posto quindi sulle pratiche ascetiche (digiuno e astinenza dalle carni, preghiera e opere di carità), ma sull'azione purificatrice e santificatrice del Signore, che si traduce nel fedele nell'impegno della conversione e del ritorno a Dio.
Le opere tipiche della penitenza quaresimale sono:
  • Il digiuno: anche se limitato al Mercoledì delle ceneri (al primo venerdì di Quaresima per il Rito Ambrosiano) e al Venerdì santo, esprime la partecipazione del corpo nel cammino della conversione, e propizia l'astensione dal peccato. Il digiuno obbliga a fare un solo pasto durante la giornata. Al digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato.
  • L'astinenza dalle carni (magro) il venerdì: era al principio segno di povertà, essendo nell'antichità il pesce più economico che la carne. È segno dell'abbandono del lusso per vivere una vita più essenziale. Sono tenuti all'astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno d'età.
  • La preghiera: la Quaresima è tempo di più assidua e intensa preghiera, individuale e comunitaria, legata molto strettamente alla conversione, per lasciare sempre più spazio a Dio.
  • La carità: la Quaresima è tempo di più forte impegno di carità verso i fratelli. Non c'è vera conversione a Dio senza conversione all'amore fraterno.
La chiesa insegna che queste opere devono essere compiute nella consapevolezza del loro valore di segno in vista della conversione, e non fine a sé stesse.

martedì 31 ottobre 2017

La pace interiore: una urgenza spirituale (p. Jacques Philippe) (FR.)

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La paix intérieure, une urgence spirituelle

Sommaire 
  • 1 L’appel à se laisser pacifier.
  • 2 La paix intérieure, promesse divine.
  • 3 Pourquoi chercher la paix intérieure ?
  • 4 Un long travail de réconciliation.

L’appel à se laisser pacifier.

« Ce que nous attendons, selon la promesse du Seigneur, c’est un ciel nouveau et une terre nouvelle où résidera la justice. Dans l’attente de ce jour, frères bien aimés, faites donc tout pour que le Christ vous trouve nets et irréprochables, dans la paix. » (2 P 3, 13-14)
En conclusion d’un passage qui évoque la venue du Jour du Seigneur à la fin des temps, et utilise les images de l’apocalyptique traditionnelle, il est remarquable que saint Pierre nous exhorte à ce que ce Jour « nous trouve en paix ». Non pas dans l’angoisse ou la peur, mais dans la paix.
Nous ne devons évidemment pas spéculer sur la fin des temps, seul le Père connaît le jour et l’heure ; mais il me semble qu’il y a là un enseignement fondamental pour aujourd’hui : plus l’Eglise et le monde vont vers leur achèvement, plus la création gémit dans les douleurs de l’enfantement, plus le chrétien est invité à être en paix. Plus le monde traverse des crises, plus la société est marquée par des tensions et des insécurités, plus il est nécessaire de trouver la paix véritable, de se laisser en profondeur pacifier par le Christ.
Je crois qu’il a là une urgence spirituelle. Plus l’Eglise avance dans sa marche dans l’histoire, plus elle est appelée à vivre chacune des Béatitudes, et tout spécialement la septième : « Heureux les artisans de paix, car ils seront appelés fils de Dieu ».
Il y a donc un appel très fort à nous laisser pacifier par le Christ, à accueillir dans notre cœur la paix de Dieu. J’irais jusqu’à dire que le premier devoir d’un chrétien, ce n’est pas d’être parfait, ni de résoudre tous ses problèmes, c’est d’être en paix. Je rejoins tout à fait Etty Hillesum quand elle s’exprimait ainsi en 1942: « Notre unique obligation morale, c’est de défricher en nous-mêmes de vastes clairières de paix et de les étendre de proche en proche, jusqu’à ce que cette paix irradie vers les autres. Et plus il y a de paix dans les êtres, plus il y en aura aussi dans ce monde en ébullition.[1] »
Si mon cœur n’est pas pacifié, je serai vulnérable à toutes les forces de divisions, à toutes les spirales de peur et de violence qui agitent le monde. Tout ce qui n’est pas pacifié en moi donne prise au mal, est comme une porte ouverte au démon, aux forces de dissociation par lesquelles il veut entraîner le monde à sa perte. Cela s’est vérifié trop souvent dans l’histoire du XXe siècle : on a vu de nombreuses personnes, que ce soit en Europe ou au Rwanda, soit disant bonnes chrétiennes, parfois mêmes engagées dans l’Eglise, entraînées à commettre des choses, des actes de violence ou de lâcheté, dont elles n’auraient jamais pensé être capables. La raison profonde en est que, quand le cœur de l’homme n’est pas vraiment pacifié par Dieu, quand il est encore habité par des peurs, des mécanismes de défenses, et qu’il se trouve plongé dans un contexte où le mal se déchaîne, où la violence, la haine, les attitudes partisanes se répandent, où la pression sociale devient de plus en plus forte, il devient incapable de résister et se laisse entraîner à commettre le mal. A certains moments de l’histoire, la bonne moralité ne suffit plus…
Nous devons donc nous tenir prêts, comme le dit Jésus dans l’Evangile, car nous ne savons ni le jour ni l’heure. Pour moi, un aspect essentiel de cette vigilance spirituelle est de veiller sur notre cœur, et de l’éduquer à demeurer, quoi qu’il arrive, dans la paix de Dieu.
Il est remarquable que, parmi les Béatitudes présentées par l’Evangile de saint Matthieu, celle des artisans de paix soit la septième. Le chiffre sept indique un achèvement, une plénitude, un couronnement. L’homme des Béatitudes rayonne la paix. Dans la liturgie eucharistique latine, le mot « paix » se trouve sept fois entre le Notre Père et la communion. L’eucharistie est par excellence un lieu de pacification du cœur, de repos en Dieu.
Si nous empruntons le chemin des Béatitudes, celui de la pauvreté spirituelle et de toutes ses expressions (douceur, affliction, faim et soif de justice, miséricorde, pureté du cœur), le fruit en est la paix du cœur, qui nous permet de devenir artisans de paix autour de nous, et de mériter le titre si beau de Fils de Dieu. Et seule l’acquisition de cette paix permet de vivre la huitième béatitude, autrement dit de recevoir la persécution comme un bonheur et non une disgrâce.

La paix intérieure, promesse divine.

Acquérir la paix, même si cela exige un long travail, est davantage l’accueil d’une promesse qu’un exercice d’ascèse. Le long discours de Jésus après la cène dans l’Evangile de Jean, est très significatif à cet égard. Il commence ainsi, au début du chapitre 14 : « Que votre cœur ne se trouble pas ! ». Un peu plus loin on y trouve ces mots : « Je vous laisse ma paix, c’est ma paix que je vous donne, je ne vous la donne pas comme le monde la donne. Que votre cœur ne se trouble ni ne s’effraie. » La paix promise par Jésus n’est pas celle du monde (la tranquillité de celui pour qui tout va bien, dont les problèmes sont résolus et les désirs satisfaits, paix somme toute assez rare…) ; elle peut être reçue et expérimentée même dans les situations humainement catastrophiques, car elle a sa source et son fondement en Dieu. A la fin du chapitre 16, juste avant la prière sacerdotale, adressée au Père, les derniers mots de Jésus aux disciples sont les suivants : «  Je vous ai dit toutes ces choses, pour que vous ayez la paix en moi. Dans le monde vous aurez à souffrir, mais gardez courage. J’ai vaincu le monde. » Comme si le but ultime de toutes les paroles de Jésus, son testament spirituel, était d’établir le croyant dans la paix.
Notre paix ne vient pas du monde, des circonstances extérieures. Elle vient de notre communion de foi et d’amour avec Jésus, le Prince de la Paix. Elle est un fruit de la prière. Dieu est un océan de paix, et chaque fois que, par la prière, nous sommes en union intime avec lui, notre cœur retrouve la paix. C’est parfois une urgence et un devoir de prier jusqu’à ce que la paix revienne. Je pense que cette expérience de la prière comme lieu de pacification est un des critères de discernement de l’authenticité de notre vie de prière. Peu importe que notre prière soit pauvre et aride, du moment qu’elle porte des fruits de paix. Si, au contraire, elle n’a pas cet effet, il y a lieu de se poser des questions.
Un des beaux textes de l’Ecriture où nous trouvons cette promesse de la paix (ils sont nombreux) est le passage de la lettre aux Philippiens : « Le Seigneur est proche. N’entretenez aucun souci, mais en tout besoin recourez à l’oraison et à la prière, pénétrées d’action de grâces, pour présenter vos requêtes à Dieu ; Alors la paix de Dieu, qui surpasse toute intelligence, prendra sous sa garde vos cœurs et vos pensées, dans le Christ Jésus. » [2]

Pourquoi chercher la paix intérieure ?

La quête de la paix intérieure est bien plus que de la recherche de la sérénité psychologique (qui n’est pas à mépriser, et qui est tellement désirée aujourd’hui ; il est bien rare qu’une publicité pour une tisane ou un week-end avec spa ne vous la promette pas…). Il s’agit d’autre chose : de s’ouvrir à l’action de Dieu. Il faut comprendre une vérité simple mais de grande portée spirituelle : plus nous tendons vers la paix, plus la grâce de Dieu est en mesure d’agir dans notre vie. Comme un lac tranquille reflète parfaitement le soleil, ainsi un cœur paisible est réceptif à l’action et aux motions de l’Esprit. « Le démon fait tous ses efforts pour bannir la paix de notre cœur, parce qu’il sait que Dieu demeure dans la paix et, c’est dans la paix qu’il opère de grandes choses »[3]. Saint Français de Sales dit de même à une de ses dirigées: « Parce que l’amour ne loge que dans la paix, soyez toujours soigneuse de bien conserver la sainte tranquillité de cœur que je vous recommande si souvent. »[4] Seul un cœur paisible est capable d’aimer vraiment.
S’efforcer de conserver la paix de notre cœur, lutter contre l’inquiétude, le trouble, l’agitation d’esprit, sont des conditions indispensables pour laisser Dieu agir, et ainsi grandir dans l’amour, et donner à notre vie la fécondité à laquelle nous sommes appelés. Saint Seraphim de Sarov n’hésitait pas à dire : « Acquiers la paix intérieure et une multitude trouvera le salut auprès de toi. »
Ajoutons que c’est seulement dans la paix que nous avons un bon discernement. Quand nous ne sommes pas dans la paix, quand nous sommes habités par le trouble, l’inquiétude, l’agitation, nous sommes alors le jouet de nos émotions, et nous n’avons pas une représentation objective du réel, nous sommes tentés de voir tout en noir et de remettre tout en cause dans notre vie. Par contre, quand nous sommes dans la paix nous y voyons clair. Saint Ignace de Loyola l’avait bien compris, en distinguant dans la vie spirituelle les périodes de « consolation et de « désolation », et en invitant à ne pas prendre de décisions engageant sa vie dans ce dernier cas, mais à rester fidèle à ce à quoi on s’était déterminé lors de la dernière période de paix.
Nous devrions en déduire cette règle de conduite : quand un problème quelconque nous a fait perdre la paix, l’urgence n’est pas de résoudre le problème dans l’espoir de retrouver ensuite la paix. L’urgence est de retrouver d’abord un minimum de paix, et de voir alors ce que nous pouvons face à ce problème. Nous éviterons des choix hâtifs et précipités, gouvernés par la peur, et ne chercherons pas à résoudre à tout prix les problèmes face auxquels nous demeurons impuissants, ce qui arrive souvent. Comment retrouver ce minimum de paix ? Essentiellement par la prière, l’écoute de la Parole, les actes de foi et de confiance en Dieu qui ne saurait nous abandonner.

Un long travail de réconciliation.

Pour acquérir la paix intérieure, outre les actes « ponctuels » à poser dans les moments de combat, que je viens d’évoquer, il est nécessaire aussi de se livrer à un travail plus en profondeur, qui résume en fin de compte toute la vie chrétienne. Ce travail implique une prise de conscience de tout ce qui n’est pas pacifié en nous, et une ouverture à la grâce, un cheminement simultané de guérison et de conversion, qui nous permette d’être de moins en moins le jouet des circonstances extérieures ou de nos blessures, et de trouver en Dieu une plus grande stabilité. Il y a là un vaste chantier, sur lequel nous ne pouvons donner que quelques pistes dans ce bref article.
Il est intéressant de remarquer que le mot « paix » dans la tradition hébraïque, s’il désigne en premier lieu ce qui s’oppose à la guerre, a aussi le sens d’achèvement, de plénitude, d’abondance. Est en paix celui qui peut dire, comme le psalmiste : «  Le Seigneur est mon berger, je ne manque de rien ».[5] Le contraire de la paix devient alors le manque, la frustration, le vide, l’insatisfaction. Les deux significations se rejoignent : ce sont la plupart du temps nos manques, nos frustrations qui nourrissent nos conflits avec les autres. Nous ne supportons pas les autres parce que nous ne nous supportons pas nous-mêmes.
Rien ne s’oppose autant à la paix biblique que le vide intérieur, l’insatisfaction engendrée par une vie privée de sens. L’homme est appelé à un bonheur, destiné à une plénitude, fait pour être comblé, et ne supporte pas le vide. On voit bien dans le monde d’aujourd’hui combien le vide spirituel peut être destructeur : il engendre la violence, ou bien des attitudes dépressives, ou bien encore des recherches frénétiques de compensation. L’homme moderne est menacé plus que jamais par toute une série de comportements addictifs (sexe, alcool, drogue, internet, nourriture…), qui ont le plus souvent comme point de départ la tentative illusoire de combler un manque.
Remarquons aussi que, si la paix s’oppose au conflit, toutes les guerres ne sont pas des guerres ouvertes, des manifestations de violence ou d’agressivité ; outre les guerres offensives il y a aussi les guerres défensives : les comportements de peur, de repli sur soi, les tentatives de tout contrôler, les barrières qu’on élève pour se protéger de soi-même, des autres, de la vie. Cela aussi s’oppose à la paix biblique.
Tout ceci pour dire que l’acquisition de la véritable paix intérieure ne peut faire l’économie d’une prise de conscience et d’une ouverture à la grâce divine relativement à toutes les attitudes et les comportements (plus ou moins conscients) que je viens d’évoquer. Identifier nos agressivités, nos colères, nos haines, nos amertumes, mais aussi nos frustrations, insatisfactions, peurs, mécanismes de déni ou de défense, refus de vivre, qui sont l’expression d’un manque de paix et nourrissent les conflits dans lesquels nous nous enlisons trop souvent.
Pour classer la matière, on pourrait distinguer facilement quatre domaines dans lesquels se manifestent nos manques de paix :
La relation avec Dieu. Etre en paix avec Dieu signifie une attitude de disponibilité, de confiance, de gratitude. Alors que parfois on peut le fuir, se fermer, se méfier de lui. On peut lui en vouloir pour telle souffrance vécue, telle attente non exaucée, telle fidélité apparemment stérile. On peut se sentir indigne ou coupable devant lui.
La relation avec soi-même : ne pas s’accepter tel que l’on est, ce qui est extrêmement fréquent. Se mépriser, se juger, être perpétuellement mécontent de soi…
La relation avec autrui : peurs, fermetures, mais aussi amertumes, rancunes, pardons refusés…
Et j’ajouterais : manque de paix dans la relation avec l’existence, avec la vie. Regrets par rapport au passés, inquiétudes quant à l’avenir, incapacité à assumer la vie présente, perte du sens et   du goût de ce que nous vivons…
Tout cela pour dire en conclusion que l’acquisition de la paix intérieure suppose un long travail de réconciliation : réconciliation avec Dieu, avec soi-même et sa faiblesse, avec le prochain, avec la vie. Tâche laborieuse, qui demande patience et persévérance, mais tout à fait possible, car c’est justement pour cette œuvre de réconciliation que le Christ nous est donné, lui qui est venu faire la paix par le sang de sa Croix. Réconciliant l’homme avec Dieu en lui manifestant le vrai visage du Père, il réconcilie progressivement l’homme avec lui-même, avec son prochain, avec la vie. Seul le Christ est notre paix, comme l’affirme saint Paul dans la lettre aux Ephésiens, car nous avons en lui « libre accès auprès du Père ».[6]

Père Jacques PHILIPPE

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[1] Etty Hillesum Une vie bouleversée Collection « Points », éditions du Seuil, page 169
[2] Phil 4, 5-7
[3] Lorenzo Scupoli Le combat spirituel. Auteur du XVIe siècle qui a beaucoup influencé François de Sales.
[4] Lettre à l’Abbesse du Puy d’Orbe
[5] Ps 23,1
[6] Eph 2, 14-18