mercoledì 16 novembre 2016

Dimmi dove sta il tuo cuore

adultera

di Costanza Miriano
Ieri stavo meditando, con l’aiuto di padre Fausti (cioè del suo libro, visto che lui purtroppo è morto), sulla chiamata di Levi. Nel frattempo, poco prima, la mia amica Cristina mi aveva mandato, come fa ogni tanto quando è ispirata dallo Spirito Santo, la Parola, cioè un brano destinato specialmente a me.  Il regalo questa volta era l’incontro della Samaritana con Gesù al pozzo. Poco più tardi, a messa, ad essere chiamato da Gesù nel Vangelo era Zaccheo. Tre chiamate, tre incontri, totalmente diversi. Adesso qualcuno penserà che sono fissata con la differenza, però ci sono alcuni fatti innegabili.
Levi, che la tradizione identifica con Matteo, era l’esattore delle tasse, e lo sguardo di Gesù lo convince a lasciare il banco delle imposte, immagino pieno di soldi. Anche Zaccheo, vedendosi amato e guardato in modo speciale, decide di restituire i soldi rubati, dando indietro quattro volte tanto, e di dividere i suoi averi a metà con i poveri. Per la samaritana invece non è un problema di soldi, di attaccamento alle cose. A lei Gesù dice “va a chiamare tuo marito”. Cioè dimmi chi ami, dimmi dove sta il tuo cuore.
Ho pensato allora alle donne chiamate nel Vangelo. Forse ne dimentico qualcuna, ma mi sembra che non ce ne sia una, tra le donne folgorate dallo sguardo di Gesù, ad avere il problema dell’attaccamento ai soldi. Le peccatrici sono l’adultera, la Maddalena, la Samaritana… Sono donne che hanno amato in modo sbagliato, non secondo la loro verità, perché Gesù è la Verità, e Gesù le giudica, eccome se le giudica: “va e non peccare più” dice all’adultera dopo averla salvata dalla lapidazione.
Il punto debole, per noi donne, non è mai quello del potere, dei soldi. E anche quelle di noi che lo cercano hanno con il potere un rapporto viscerale e molto diverso da quello dei maschi (ci sarebbe da discutere un bel po’ su questo, per spiegarsi, ma insomma). A noi tutte invece Gesù dice “va a chiamare tuo marito”, cioè “dimmi a chi vuoi piacere, tu”, qual è lo sguardo che cerchi. Io ti darò un’acqua che ti toglierà la sete. Se cercherai il mio sguardo, non avrai più bisogno di altro, sarai dissetata, sarai consegnata, non cercherai più l’amore dei cinque mariti, che è come dire non averne nessuno: la Samaritana, infatti,  ne aveva avuti cinque, quindi, dice Gesù, quello che hai accanto non è veramente tuo marito.
Piccola nota a margine: sullo scioglimento e la validità del matrimonio Gesù (che dice che l’adulterio era stato concesso da Mosè solo per la durezza “dei vostri cuori”) non pare a noi poco colti e semplici lettori del Vangelo molto d’accordo con certe interpretazioni allegre dell’Amoris laetitia, secondo cui non esiste un vincolo indissolubile perché se viene a mancare il consenso il vincolo viene meno. Teoria che potremmo sintetizzare con le mirabili parole del teologo Carlo Verdone: l’amore è eterno, finché dura. (Grazie Stefano per la sintesi).
Polemiche a parte, il cuore delle donne cerca Gesù in modo diverso da quello degli uomini, è un altro Da quello maschile il nostro punto di conversione. È sull’amore che dobbiamo lavorare, vigilare, custodire il cuore. È lì che il nemico ci attacca. Ed è sempre lo sguardo di Gesù che guarisce e che rende vero il matrimonio: lo toglie dalle logiche rivendicative, dalle pretese, dalle attese legittime anche. È Gesù, sempre, il vero sposo, in ogni matrimonio cristiano. E solo una donna riconsegnata a lui, che cerca lui, può sperare di amare veramente: “io ti posso dare l’acqua che zampilla in eterno” dice Gesù, ma va a chiamare tuo marito. Consegnami il tuo cuore, dallo a me. È me che cerchi, veramente, sono io in quello spazio di delusione e di non corrispondenza. Sono io che ti vengo a cercare, è inutile che cambi marito, perché non vuoi un altro marito, vuoi me, e in me impari ad amare lui.
A noi donne non chiede cose da nulla come i soldi, la ricchezza, il potere. A noi non chiede come a scribi e farisei di rinunciare alle loro teorie, alle loro fisse intellettuali, alla legge che adorano come un idolo. A noi chiede il cuore. Sa che lì è la nostra fragilità, ma sa anche che lì è lo spazio per la relazione vera con lui.

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