venerdì 11 novembre 2016

Kiko Arguello: “L’iniziazione cristiana contro la secolarizzazione”

ANNOTAZIONI 1988 - 2014
E' da oggi nelle librerie per i tipi della Cantagalli, il libro di Kiko Argüello, "Annotazioni 1988-2014" che raccoglie riflessioni, pensieri, poesie e preghiere dell'iniziatore del Cammino neocatecumenale. “Questo libro non è solo una sorta di bilancio - afferma Kiko - è piuttosto un mio testamento per i catecumeni. Dopo 50 anni di lavoro insieme ho pensato di confessare loro tutte le mie sofferenze e i pensieri che ho avuto in questo tempo. Guardando indietro, il mio primo pensiero è che il Signore è sempre stato buonissimo e sempre ci ha aiutato. Davanti a tanti problemi e difficoltà il Signore, in modo meraviglioso, è sempre stato vicino a noi”.
La sua fede è segno di comunione con il divino
Kiko non è un uomo diverso dagli altri. Pur essendo l’iniziatore insieme a Carmen Hernández di una delle realtà ecclesiali più importanti nella storia della Chiesa, egli è soggetto alle contraddizioni e agli slanci propri della natura umana. La sua fede è segno di comunione con il divino e causa di sofferenze, di dolori ma anche di grandi gioie.
Una storia di amore e di odio, di fedeltà e di tradimento, di gioia e di dolore
Sono pagine commoventi - scrive l'editore - che raccontano in presa diretta, attraverso i pensieri e le sensazioni  dell’autore, la storia vera di un uomo che ha ricevuto la grazia di parlare con Dio. Un Dio padre che lo accoglie e lo tratta come un figlio; un figlio che a volte disobbedisce, altre lo abbraccia. Sembra di essere realmente presenti nella scena dipinta da Rembrandt nel Figliol Prodigo, di sentire quegli odori, di vedere le lacrime del Padre e del figlio, di ascoltare le loro parole. Una storia di amore e di odio, di fedeltà e di tradimento, di gioia e di dolore.
La storia di un uomo normale che ha compiuto opere straordinarie nella sua vita
Queste Annotazioni sono il frutto di un uomo qualunque, con i suoi problemi, i suoi dubbi, le speranze, le gioie e i dolori. Un uomo normale che ha compiuto nella sua vita opere straordinarie. Perché la vita dei santi è la vita di uomini e donne normali pregni dell’amore di Cristo, sempre più somiglianti alla bellezza del Suo volto.
La presentazione del libro il prossimo 25 novembre
Il libro sarà presentato il prossimo venerdì 25 novembre, alle 17,30, presso il Teatro Olimpico di Roma.. Interverranno il card. Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Graziano Delrio, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’autore Kiko Argüello. (R.P.)
Radio Vaticana
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Riportiamo l’intervista a Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, apparsa oggi 11 novembre sul Corriere della Sera e curata da Gian Guido Vecchi in occasione della pubblicazione del libro Annotazioni (Cantagalli 2016). Il libro (traduzione dell’originale spagnolo pubblicato dalla casa editrice BAC di Madrid) verrà presentato il 25 novembre al Teatro Olimpico con la partecipazione, oltre che dell’autore, di Sua Ecc. il cardinale Gerhard Müeller – Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede – e del ministro dei trasporti Graziano del Rio.
CITTÀ DEL VATICANO – «Vede, l’Europa oggi si trova nell’apostasia. Ha abbandonato il cristianesimo». Le mani intrecciate, lo sguardo assorto. S’interrompe, cerca la sua Bibbia, «ecco qua, San Paolo, Tessalonicesi 2, prima che torni Cristo “dovrà infatti avvenire l’apostasia ed essere rivelato l’uomo iniquo…”». È passato più di mezzo secolo da quando un pittore di venticinque anni, Francisco «Kiko» Argüello, andò a vivere nel 1964 tra i baraccati di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid. Oggi la barba è rada e grigia ma gli occhi ardenti sono gli stessi del giovanotto ritratto in una foto di allora, «questa era la mia baracca, doveva vedere le facce quando venne a trovarci l’arcivescovo di Madrid!», alla parete di legno una Croce e un ritratto di San Francesco. Una scelta all’origine di quello che sarebbe divenuto il Cammino neocatecumenale, nel frattempo diffuso in 900 diocesi di 105 nazioni, con oltre ventimila comunità in seimila parrocchie, circa cinquecentomila persone solo in Italia. Nel Libro «Annotazioni» (Cantagalli) ha raccolto 506 riflessioni scritte tra il 1988 e il 2014.
Una sorta di bilancio?
«Piuttosto una specie di testamento per i catecumeni. Ho pensato di confessare loro tutte le mie sofferenze e i pensieri che ho avuto in questo tempo. Il mio primo pensiero è che il Signore, tra tanti problemi e difficoltà, ci è stato sempre vicino».
Scrive che tutto è cominciato dai poveri. Oggi in Europa si moltiplicano i muri, in un paesino italiano la gente ha alzato barricate davanti a donne e bimbi profughi. Che succede?
«Arrivano i profughi e non c’è più l’amore per l’altro, il principio della civiltà cristiana. Il principio del paganesimo invece è che l’uomo vive per sé. Qui sta l’apostasia. Il mistero dell’iniquità sta preparando l’arrivo dell’empio. Stiamo costantemente ricevendo una catechesi sull’ateismo, l’unico che si muove è Papa Francesco. È impressionante, le nazioni scandinave sono quasi totalmente atee, in molti Paesi quasi il 50 per cento non è battezzato, le chiese sono chiuse…La nostra civiltà sta facendo acqua e allora si capisce che ognuno voglia vivere meglio che può. San Paolo si fa una domanda geniale: “Perché Cristo è morto per tutti?”. E risponde: “Perché l’uomo non viva più per se stesso”. All’uomo che pone al centro della sua vita il vivere bene, l’essere felice ad ogni costo, non importa nulla dell’altro. Se questi profughi ti disturbano o impediscono il benessere egoista, alzi muri e barricate».
Il Cammino nasce in periferia. Francesco dice che dalla periferia si vede meglio la realtà. Perché?
«Perché l’uomo che vive normalmente non pensa alla gente che soffre, ai poveri, sta fuori dalla realtà della vita. Giovanni XXIII diceva che il rinnovamento della Chiesa sarebbe venuto dai poveri e nel mio caso è stato profondamente vero: i poveri che erano con me, analfabeti, zingari, hanno risposto in un modo così sorprendente che, grazie a loro, è nata la celebrazione della parola di Dio nel Cammino. Io mi sono trovato con il problema profondo della sofferenza degli innocenti, gente crocifissa per i peccati di altri. Sartre diceva: guai all’uomo che il dito di Dio schiacci contro il muro! Io ho visto gente schiacciata contro il muro, ragazzi violati, donne picchiate, e mi chiedevo: perché non a me?».
E come si è risposto?
«Di fronte a tanta sofferenza, o uno prende il mitra come Che Guevara oppure si incontra con Gesù Cristo. Cristo crocifisso è la risposta profonda al dolore e al male nel mondo. Volevo aiutare, e tra le baracche ho scoperto che c’è una presenza reale di Cristo in quelli che sono vittime dei peccati degli altri. Nietzsche dice che se Dio, potendo aiutare, non lo fa, è un mostro; e se invece non può aiutare, non c’è. Ma è una menzogna: più che morire, Dio non può fare. Sono andato a vivere con i poveri desiderando che la seconda venuta di Cristo mi trovasse ai piedi di Cristo crocifisso negli ultimi».

Nel libro, parlando di Palomeras Altas, scrive: «Cristo era lì presente. Tutto parla di Lui. Io e Lui, uno, perfettamente uno». Come si arriva a sentire la voce di Dio e parlare con Lui?
«Ebbi una crisi di fede molto profonda e avevo bisogno assolutamente di una risposta, di sapere se siamo soli nell’universo o se Dio esiste. Ero sorpreso che la gente vivesse senza rispondere a questa domanda. Per me era questione di vita o di morte. Ho letto Henri Bergson, per il quale l’intuizione è un mezzo di conoscenza della verità superiore alla ragione. E mi sono reso conto che in fondo la mia intuizione più profonda, come artista, non era d’accordo con chi diceva che tutto è un assurdo e la vita è un caso. Così sono entrato nella mia stanza e ho gridato e pianto ed è successo qualcosa di sorprendente: ho avuto la risposta, Dio c’era, una certezza assoluta. Sono andato a vivere con i poveri e Dio era lì con me, in modo reale, presente, lo sentivo in tutto il corpo».
Che cosa direbbe a chi non crede?
«Gli direi di chiedersi: “Ma Dio c’è o non c’è?”. In questa ricerca, se è onesto e non mente a se stesso, Dio gli risponderà».
La crescita dei neocatecumenali sembra andare controcorrente rispetto alla «secolarizzazione» crescente. Come se lo spiega?
«Papa Benedetto XVI ha detto che noi siamo un carisma, un dono dello Spirito Santo per aiutare la Chiesa. Il carisma è una grazia per rispondere a una sfida. Viviamo in un cambio d’epoca, come diceva Giovanni XXIII convocando il Concilio, una delle epoche più tragiche e terribili della storia della Chiesa perché si tratta di mettere a confronto il Vangelo con la modernità…Dio ci ha suscitato, partendo dai poveri, per riscoprire nella Chiesa l’iniziazione cristiana, l’essenziale del cristianesimo, e rispondere alla secolarizzazione. Giovanni Paolo II riconosce il Cammino come un “itinerario di formazione cattolica”. Non si può abbandonare la gente. La maggior parte delle parrocchie è obsoleta, se non fortifichi la fede rimarranno quattro gatti. Spesso ci sono quasi solo messe, per lo più frequentate da anziani. Dove sono i figli?».
A proposito: perché le famiglie neocatecumenali hanno tanti figli?
«Perché prendiamo sul serio l’Humanae Vitae di Paolo VI, ogni atto coniugale deve essere aperto alla vita. San Giovanni Paolo II, nell’85, ha detto che questa crisi europea ha come centro la distruzione della famiglia. E invitava i vescovi a lasciare i loro schemi a volte atrofizzati per andare là dove lo Spirito Santo già sta agendo, ricostruendo le famiglie, suscitando vocazioni…».
Ci sono state sospetti anche nella Chiesa: un movimento chiuso, con propri riti…Come risponde?
«Non si capisce cosa sia una iniziazione cristiana. Pensano che siamo un movimento, un ordine religioso, una realtà a sé con un fondatore, un certo Kiko… Ma è dovuto ad ignoranza. Gesù ha detto: “Amatevi come io vi ho amato”. Ma amare chi? Nella Chiesa primitiva si viveva il cristianesimo in comunità. “In questo amore riconosceranno che siete miei discepoli”. Ma la gente nelle parrocchie, come vede una comunità, pensa che siamo chiusi, una chiesa parallela. Si tratta di accettare le critiche con pazienza e con umiltà. Sa cosa mi disse Paolo VI? Sii umile e fedele alla Chiesa, e la Chiesa ti sarà fedele».

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