sabato 19 novembre 2016

“La force du silence”


(Claudio Forti, trad.)
Traduco volentieri questa recensione del nuovo libro del cardinale Robert Sarah, La force du silence”, tolta dal sito francese La Nef.
Desidero tradurla perché, avendo letto e apprezzato tantissimo il suo primo libro “Dio o niente”, credo che anche in questo caso si tratterà di un grande successo editoriale.
Già il titolo: “La forza del silenzio”, contiene una grande provocazione per l’uomo moderno, immerso nei rumori, nei suoni più o meno gradevoli e nella confusione delle opinioni, perché questo sottofondo di rumori confusi gli ha fatto perdere una delle facoltà che ci distingue dagli animali: LA CAPACITÀ DI PENSARE, DI MEDITARE E DI CONTEMPLARE! Possiamo dire che la propaganda, spesso ingannatrice, ha bisogno di rumorosi slogan ripetitivi, mentre il silenzio favorisce la meditazione, la contemplazione e la ricerca della verità su noi stessi, sulla realtà, sulla storia e su Dio. C’è un passo della Bibbia in cui un famoso profeta riesce a sentire la presenza di Dio “nel mormorio di un vento leggero”. Come vediamo Dio non è invadente come la propaganda! Ma passo ora alla traduzione.
Dopo il successo di “Dio o niente” (che si trova in traduzione italiana. N d t), il cardinale Sarah ha pubblicato all’inizio di ottobre un nuovo libro, sempre con la collaborazione di Nicolas Dat. È un magnifico libro, di una notevole profondità spirituale, capace di farci entrare nel cuore del mistero di Dio. E il silenzio è necessario in ogni incontro con il Signore, sia nella vita interiore, così come nella liturgia. È l’incontro di un uomo abitato da Dio.
Questo libro, che è proposto ai lettori, è una vera meditazione spirituale sul silenzio. Perché si è impegnato in una riflessione così profonda, che non ci si aspetterebbe normalmente da un Prefetto della Congregazione per il Culto divino, incaricato in dossier molto concreti della vita della Chiesa?
«Il primo linguaggio di Dio è il silenzio». Commentando questa bella e ricca intuizione di San Giovanni della Croce, Thomas Keating, nella sua opera “Invitation to love”, scrisse: «Tutto il resto è una povera traduzione. Per capire questo linguaggio, dobbiamo imparare ad essere silenziosi e a riposarci in Dio».
È ormai tempo di ritrovare il vero ordine delle priorità. È il tempo in cui rimettere Dio al centro delle nostre preoccupazioni, al centro della nostra vita e del nostro agire, al solo posto che Gli spetta. In questo modo, il nostro cammino di cristiani potrà gravitare attorno a questa Roccia, lasciandosi strutturare nella luce della fede e ricevere nutrimento dalla preghiera, che è un momento di incontro intimo e silenzioso in cui l’uomo si trova faccia a faccia con Dio, per adorarlo ed esprimergli un amore figliale.
Non ci lasciamo ingannare. La vera urgenza è qui: ritrovare il senso di Dio. Dunque, il Padre non si lascia avvicinare che nel silenzio. Oggi, più che di una riforma amministrativa, di un ulteriore programma pastorale o di un cambiamento strutturale, è questo l’aspetto di cui ha più bisogno la Chiesa! Il programma c’è già: è quello di sempre, tratto dal Vangelo e dalla Tradizione vivente. È centrato su Cristo, è Lui che dobbiamo conoscere, amare, imitare, per vivere in Lui e per Lui, trasformando così il nostro mondo che si degrada perché gli uomini vivono come se Dio non esistesse. Come prete, come pastore, come Prefetto, come Cardinale, la mia priorità è dire che solo Dio può cambiare il cuore dell’uomo.
Io credo che noi siamo vittime della superficialità, dell’egoismo e dello spirito mondano che si riversa nella società mediatica. Noi ci perdiamo nelle lotte per prevalere, nei conflitti personali, in un attivismo narcisistico e vano. E ci gonfiamo di orgoglio, di pretese, prigionieri di una volontà di potenza. Per dei titoli, per degli incarichi professionali o ecclesiastici, accettiamo dei vili compromessi. Ma tutto ciò svanisce come il fumo. Nel mio nuovo libro ho voluto invitare i cristiani e gli uomini di buona volontà a entrare (a riscoprire), il silenzio; senza di lui finiamo nell’illusione. L’unica realtà che merita la nostra attenzione è solo Dio, e Dio è silenzioso. Egli, per rivelarsi a noi, attende il nostro silenzio. Ritrovare il senso del silenzio è dunque una priorità, una necessità, un’urgenza. Il silenzio è più importante di tutte le altre opere umane, perché lascia agire Dio. La vera rivoluzione viene dal silenzio, perché ci conduce verso Dio e gli altri per poterci mettere umilmente al loro servizio.
Perché, secondo lei, la nozione di silenzio è così essenziale? È davvero necessario il silenzio per trovare Dio, perché «la più grande libertà dell’uomo»? Perciò, in quanto espressione di “libertà”, il silenzio è dunque un’ascesi?
Il silenzio non è una nozione, è quell’ala che ti permette di volare verso Dio. Dio e silenzio. E questo silenzio divino abita l’uomo. E vivendo col Dio silenzioso, e in Lui, anche noi diventiamo silenziosi. Nessun’altra esperienza sarà capace di farci meglio scoprire Dio, che ha impresso questo silenzio al centro del nostro essere.
Traduzione di Claudio Forti

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