giovedì 1 dicembre 2016

Una rivoluzione nella storia della letteratura

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Il 7 dicembre si presenta a Parigi un progetto di edizione online delle diverse versioni della Bibbia. 
L'Osservatore Romano 

(Michel De Jaeghere) Sta per vedere la luce in Francia un nuovo programma di edizione online dei testi biblici. Il progetto — chiamato La Bible en ses traditions (“La Bibbia nelle sue tradizioni”) e suggestivamente abbreviato Best — prevede la pubblicazione delle versioni ebraica, aramaica, greca e latina della sacra Scrittura, «senza privilegiare l’una o l’altra in nome di una spesso discutibile “autenticità”». Una moderna Bibbia poliglotta, insomma, con l’aggiunta di note sul testo e sulla ricezione nelle diverse tradizioni religiose e culturali, in modo da renderla accessibile a tutti. È quanto annuncia in un’intervista su «Le Figaro» al giornalista e storico Michel De Jaeghere il coordinatore dei lavori, il domenicano Olivier-Thomas Venard, dottore in teologia e in lettere, docente di Nuovo Testamento e vice-direttore dell’École biblique et archéologique française de Jérusalem, promotrice del progetto Best. Nell’intervista, pubblicata in questa pagina, Venard definisce l’impresa «rivoluzionaria» e sfata tenaci luoghi comuni sulla Scrittura. Il prossimo 7 dicembre a Parigi il religioso presenterà in anteprima i lavori in corso insieme all’attore Michael Lonsdale, che leggerà diversi brani della Bibbia.

Ascoltare la Scrittura in stereofonia. È l’immagine musicale che il domenicano Olivier-Thomas Venard, vicedirettore dell’École Biblique di Gerusalemme, usa per spiegare un progetto che in Francia raccoglierà online le versioni antiche della Bibbia. 

Lei a dicembre lancerà un ambizioso programma di edizione del testo biblico su internet. In che cosa consiste?
Tutte le Bibbie attualmente disponibili presentano un testo che è paradossalmente artificiale: è in pratica una ricostruzione del testo “originale” fatta da studiosi. Il problema è che l’originale è introvabile e, in certi casi, non è forse mai esistito. Di fatto la Bibbia non è tanto un libro quanto una biblioteca, che ha raccolto progressivamente libri scritti, editi e rimodellati, in due o tre lingue, per circa un millennio. Inserite nella storia reale, le Scritture si presentano dunque immediatamente come diverse. Come i cristiani hanno quattro vangeli che raccontano la stessa storia ma con molte differenze tra loro, così circa un terzo dell’Antico Testamento si presenta a noi in diverse versioni: in ebraico, in greco, in latino, in siriaco, a loro volta diversificate, senza che si possa dare la priorità assoluta o sistematica a una di esse. Ora, questo non è un difetto da correggere, è una ricchezza! Come osserva l’autore del salmo 62, «una parola ha detto Dio, due ne ho udite»: quando il vero Dio parla agli uomini nel loro linguaggio, la sua parola produce immediatamente la pluralità. Il nostro progetto consiste nel mettere online le diverse versioni del testo senza privilegiare l’una o l’altra in nome di una spesso discutibile “autenticità”. In primo luogo perché i testi provenienti dai manoscritti più recenti di altri possono aver ripreso tradizioni più antiche: per esempio san Girolamo ha composto la Vulgata nel v secolo dopo Cristo, partendo dal testo greco della versione dei Settanta, che si può far risalire al III secolo avanti Cristo, ma traducendo anche manoscritti ebraici disponibili alla sua epoca e oggi andati perduti. Poi perché l’antichità non è necessariamente un criterio: bisogna abbandonare l’immagine infantile di una Bibbia “dettata” da Dio allo scrittore sacro sul modello di Jibrîl [l’angelo Gabriele] che detta il Corano a Maometto. L’ispirazione divina delle Scritture passa per l’umanità dei suoi molteplici autori e redattori e accompagna la loro lunga elaborazione nella Bibbia, includendo il lavoro degli scribi traduttori o copisti! Il nostro modello di traduzione presenterà questa ricchezza consentendo di leggere le diverse versioni sulla stessa pagina. In pratica: non ci si dovrà più accontentare di ascoltare la Bibbia in mono, ma la si avrà in stereo; la Parola di Dio non è una semplice melodia, è una polifonia! Infine, il che non guasta, offriremo gratuitamente questa traduzione, perché è uno scandalo del mondo francofono che le bibbie cattoliche moderne siano prima di tutto oggetti commerciali. Nessuna è a libero accesso!
 
Il carattere illimitato di internet le permette anche di moltiplicare il lavoro di annotazione.
Nelle loro note molto storiche, la maggior parte delle Bibbie disponibili cerca di spiegare il mondo precedente al testo, quello che in qualche modo lo produce. Noi vogliamo completarle con note sul mondo successivo al testo, quello che il testo ha influenzato, anzi fatto nascere! È quella che viene chiamata storia della ricezione: noi non siamo i primi a leggere le Scritture e, che ne siamo consapevoli o meno, la nostra lettura non è mai ingenua e sempre piena di immagini, di interpretazioni di quei testi che popolano la nostra memoria, individuale e collettiva. Per capire bene un racconto biblico, vale dunque la pena prenderne coscienza, e scoprire non solo il modo in cui religiosi ebrei e cristiani l’hanno commentato nel corso dei secoli, ma anche quello in cui gli autori letterari si sono ispirati a esso, l’hanno rappresentato, i musicisti messo in musica e i cineasti trasposto in film, e così via. Si devono quindi studiare anche i dipinti del Beato Angelico, il Nabucco di Verdi o I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille! Il lavoro in corso sarà messo online a dicembre (scroll.bibletraditions.org). In parte! Perché ci vorranno anni per elaborare tutta la Bibbia su questo modello. Perciò, nel condividere i nostri primi risultati, inviteremo i lettori a migliorarli e ad arricchirli continuamente: in qualunque momento della loro lettura potranno inviarci mail per proporre correzioni, approfondimenti. 
 
Il vostro sistema di annotazioni mostra gli sviluppi che il testo biblico non ha mai smesso di avere in tutti gli ambiti della cultura, dalla pittura alla letteratura, dall’opera alla danza. Accantonando per un momento la dimensione propriamente spirituale, come spiega l’incredibile fecondità delle storie che racconta?
Per il modo stesso in cui sono state elaborate, le Scritture hanno racchiuso un favoloso concentrato di millenni di saggezza umana dispiegata in civiltà tanto prestigiose come quella sumera, babilonese, egiziana. Tutte ibridate dagli scrittori ebrei antichi, che “filtrarono” in qualche modo le religioni dei popoli che li circondavano, conservando i loro tesori di saggezza umana e al contempo criticando le loro false concezioni del divino e del sacro. E poi, al centro della Bibbia cristiana c’è quella meraviglia che è l’Incarnazione: Dio ama talmente l’uomo da avvicinarsi a lui al punto da divenire uno di noi. Che vi si creda o meno, non si può non constatare che tale credenza ha prodotto quello che lo stesso grande critico marxista Erich Auerbach ha definito un vera rivoluzione nella storia della letteratura. Da quel momento, ciò che vi era di più nobile, di più profondo, di più sconvolgente, non era più riservato ai re e alle regine nei loro palazzi, ma diventava accessibile a chiunque. Se si crede che Dio stesso si è fatto carne e sangue da una giovane come Maria di Nazaret, ogni persona umana assume, fin dalla sua origine, un valore senza pari: i tratti individuali che affascinano i pittori, la storia insostituibile di ognuno che ispira gli scrittori, nulla di tutto ciò esisterebbe senza questo nuovo status che la rivelazione cristiana ha dato a ogni persona. 
 
L’antico Testamento presenta un Dio vendicativo, geloso, che moltiplica gli appelli alla violenza e che appare quindi un po’ primitivo per la nostra mentalità moderna? 
Mi scusi se sono un po’ duro, ma mi sembra che a essere “primitiva” sia la beata ignoranza delle Scritture in cui noi altri moderni ci compiacciamo! Fermarsi al Dio adirato o vendicatore degli oratori del Grand Siècle o all’Adonai Sabaoth dei romantici come Victor Hugo è una caricatura, perché l’Antico Testamento presenta anche un Dio che soffre, che dice al suo popolo che è infedele, per esempio «con i tuoi peccati mi hai ridotto in schiavitù» (Isaia 43, 24), o persino un Dio quasi sdolcinato a forza di essere il “papà zuccheroso”, per esempio in Osea, uno dei più antichi profeti della Bibbia, dell’VIII secolo avanti l’era cristiana, per il quale Dio è tenero «come chi solleva un bimbo alla sua guancia e gli dà da mangiare» (11, 4). Detto ciò, è vero, nella Bibbia si pone il problema della violenza. Da quando abbiamo lanciato il nostro programma di ritraduzione e di annotazione della Bibbia, riceviamo regolarmente le lettere commoventi di un signore molto anziano, grande lettore della Bibbia dalla sua camera d’ospedale, scosso da tanti passaggi violenti, che ci chiede di “sminarli”. Un modo per farlo è di tener conto dello sviluppo progressivo della rivelazione. Gli uomini ai quali Dio comincia a parlare erano giunti a praticare la vendetta cieca. Ridurla attraverso la famosa legge del taglione era già una sorta di passo avanti: «occhio per occhio, dente per dente» è già meglio di «tu mi hai rubato un bene, massacrerò tutta la tua famiglia». È chiaro che la misericordia e il perdono sono meglio dell’esercizio, per quanto misurato, della violenza, ma si tratta qui di un’imitazione della pazienza di Dio — non rendete il male per il male, siate misericordiosi come il Padre vostro celeste è misericordioso — che ci vuole tempo a imparare. Dalle pagine più selvagge dell’Antico Testamento, fino al «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» di Cristo sulla croce che prega per i suoi carnefici, le Scritture ispirate da un Dio infinitamente compassionevole, possono accompagnare ognuno di noi nel cammino del controllo della violenza.
 
La legge di Mosè non è forse pesante da portare come le prescrizioni del Corano?
Non è assolutamente la mia esperienza. E certo non è quella del giudaismo rabbinico che noi amiamo, in cui la Torah è tutto tranne un libro fisso da imporre forzatamente a tutti, ma un detonatore d’interpretazioni, di interrogativi quasi all’infinito, un catalizzatore d’intelligenza pratica!
 
In passato i cristiani non sono stati spesso tentati di diffondere la loro fede con la spada?
Quando lo hanno fatto, è stato contro i loro stessi testi sacri, dunque non come cristiani, ma come empi o peccatori. All’inizio del terzo millennio, il santo papa Giovanni Paolo II ha giustamente chiesto perdono per quei tradimenti del messaggio evangelico. 
 
Il Gesù che i vangeli presentano è un riflesso dei racconti di testimoni oculari oppure l’espressione della fede di comunità di credenti?
I vangeli si fondano su testimonianze e trasmettono fatti storici irriducibili, al di là dell’elaborazione letteraria che li caratterizza. Gli esegeti hanno individuato in tutto il Nuovo Testamento l’esistenza di una “tradizione isolata” riguardante Gesù: un insieme di racconti e di parole che gli vengono attribuiti, che sono stati trasmessi fedelmente senza apporvi modifiche o aggiunte. Per esempio, mentre la questione di circoncidere o meno i figli dei nuovi credenti provenienti dal mondo non ebraico agitava le prime comunità, non ci si è permessi d’inventare un discorso chiaro di Gesù al riguardo! O ancora, mentre nei vangeli di Giovanni o di Luca, si venera Gesù come Verbo, non gli si attribuiscono parole in cui lui stesso si designerebbe chiaramente come tale. Ma — è indubbio — per trasmettere questa memoria di Gesù in modo vivo, fin dall’inizio la si è adattata al pubblico al quale la si voleva comunicare. I vangeli stessi, per esempio quello di Luca nelle sue prime righe, descrivono il lavoro svolto: selezione, verifica, rifinitura. Ma tutto ciò è fatto entro limiti che appaiono ben riflessi dalle differenze esistenti tra i quattro vangeli canonici. 
 
Il cristianesimo risente del fatto di essere una religione del libro e perciò legata ai condizionamenti di quanti hanno redatto i suoi testi con i pregiudizi e le concezioni del loro tempo?
Attenzione! Il cristianesimo “non” è una religione del libro, anche se è una religione “con” libro. L’espressione “religione del libro” fa parte del discorso islamico che, generalmente, non lascia né l’ebraismo né il cristianesimo definirsi da soli e li ridefinisce nei propri termini. La formula facile “religione del libro” non appartiene al patrimonio cristiano e, certo, a meno che non si sia convinti della veridicità dell’islam, bisogna quindi rifiutarla. Per noi cattolici in ogni caso, la Scrittura ha lo status di promemoria. Promemoria sacro, forse, baciato e incensato nella liturgia, ma pur sempre promemoria. In parole semplici: non credo che Cristo sia risorto perché è scritto nel libro, ma questo è stato scritto perché all’inizio alcuni testimoni hanno raccontato il loro incontro con lui e hanno voluto lasciarne traccia! Per il cristianesimo al centro non c’è un libro, ma la persona di Gesù Cristo: Dio fattosi carne per manifestarsi, dotandosi di corde vocali, di polmoni, di una bocca, di tutto un corpo, per parlare, con parole e atti, e trasmettere un messaggio vitale, cruciale per gli uomini. E la trasmissione viva e continua della sua rivelazione, che chiamiamo tradizione, costantemente irrigata dal fiume delle Scritture.

L'Osservatore Romano

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