domenica 15 gennaio 2017

I giovani, la Chiesa e i segni dei tempi

Papa Aula Paolo VI giovani

di Bruno Forte
La Chiesa mette i giovani al centro della sua attenzione. Con una lettera indirizzata ai “carissimi giovani” di tutto il mondo, Papa Francesco spiega il perché: “Ho voluto che foste voi al centro dell’attenzione perché vi porto nel cuore” (13 Gennaio 2017). Le ragioni di questa centralità sono così esplicitate nella lettera: i giovani nutrono sogni e progetti cui spesso gli adulti hanno rinunciato. Essi, come Abramo, sanno correre il rischio di partire verso una terra nuova sulla parola di una promessa: “Qual è per noi oggi questa terra nuova, se non una società più giusta e fraterna che voi desiderate profondamente e che volete costruire fino alle periferie del mondo?”. Ricordando il dialogo avuto con oltre un milione e mezzo di giovani provenienti da ogni parte del pianeta alla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia lo scorso luglio, Francesco ha sottolineato il “sì” entusiasta gridato dai giovani in risposta alla sua domanda: “A Cracovia, in apertura dell’ultima Giornata Mondiale della Gioventù, vi ho chiesto più volte: «Le cose si possono cambiare?». E voi avete gridato insieme un fragoroso «Sì». Quel grido nasce dal vostro cuore giovane che non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell’indifferenza. Ascoltate quel grido che sale dal vostro intimo!”.
Tanti giovani, certo, vivono situazioni di fragilità, di sfruttamento e di esclusione inaccettabili, “sottoposti al ricatto della violenza e costretti a fuggire dal loro paese natale. Il loro grido sale a Dio, come quello di Israele schiavo dell’oppressione del Faraone”.  I giovani, tuttavia, hanno davanti a sé la vita come un libro aperto su cui scrivere e possono ascoltare – se lo vogliono – la voce di chi amandoli li guarda e li chiama: “Anche a voi Gesù rivolge il suo sguardo e vi invita ad andare presso di lui. Carissimi giovani, avete incontrato questo sguardo? Avete udito questa voce? Avete sentito quest’impulso a mettervi in cammino? Sono sicuro che, sebbene il frastuono e lo stordimento sembrino regnare nel mondo, questa chiamata continua a risuonare nel vostro animo per aprirlo alla gioia piena. Ciò sarà possibile nella misura in cui, anche attraverso l’accompagnamento di guide esperte, saprete intraprendere un itinerario di discernimento per scoprire il progetto di Dio sulla vostra vita”.
Partendo da questi presupposti, che rivelano la fiducia del Pastore verso le nuove generazioni, Papa Francesco ha voluto dedicare la prossima Assemblea del Sinodo dei Vescovi, da tenersi nel 2018, al tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Nel documento preparatorio reso pubblico lo stesso 13 gennaio e inviato a tutte le Conferenze Episcopali del mondo, questa scelta è così presentata: “La Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia. Attraverso i giovani, la Chiesa potrà percepire la voce del Signore che risuona anche oggi. Come un tempo Samuele (cfr. 1Sam 3,1-21) e Geremia (cfr. Ger 1,4-10), ci sono giovani che sanno scorgere quei segni del nostro tempo che lo Spirito addita. Ascoltando le loro aspirazioni possiamo intravvedere il mondo di domani che ci viene incontro e le vie che la Chiesa è chiamata a percorrere”.
Molto significativa è proprio la reciprocità che sin dall’inizio del cammino il Papa ha voluto stabilire con i giovani: essi non saranno solo l’oggetto della riflessione, volta ad approfondire le vie per trasmettere loro il dono della fede e aiutarli nel discernimento della propria risposta alla chiamata personale rivolta dal Signore a ciascuno, ma dovranno essere protagonisti e interlocutori significativi, capaci di aiutare i pastori e la Chiesa tutta a meglio riconoscere e interpretare i segni dei tempi e a corrispondervi con fede e amore. Non si tratta di avere una visione idealizzata dei giovani: il testo del documento preparatorio parte anzi da una descrizione molto realistica e precisa della loro situazione nell’odierno “villaggio globale”. La “società liquida” in cui ormai dappertutto essi vivono non offre loro appigli scontati, sicurezze facili o strade aperte e sicure. Ciò provoca in non pochi di loro la reazione della rinuncia o del disfattismo, specie nei cosiddetti “Neet”, i giovani che non sono impegnati nell’educazione, nel lavoro o nelle varie forme di tirocinio (“not engaged in education, employment and training”). A questi giovani, non meno che a tutti gli altri, il documento voluto da Papa Francesco propone la gioia, quella pienezza di vita e di amore che il Signore desidera per ognuno di loro, e lo fa non solo nella chiara consapevolezza della complessità delle situazioni di partenza, ma anche nella convinzione che più che mai oggi l’annuncio della buona novella di Gesù ha il sapore di una sfida, di una sveglia e di un pungolo necessari per aprirsi a nuovi stili di vita e a nuove forme di impegno.
L’appello coinvolge tutta la comunità ecclesiale e la società civile: a nessuno è lecito chiudere gli occhi o tirarsi indietro rispetto alla sfida educativa e al sostegno e all’accompagnamento da offrire a chi incarna il futuro di tutti. Proprio così il Sinodo che si avvia interessa non solo la Chiesa, ma l’intera famiglia umana, Ed è in questo senso che il questionario allegato al documento – indirizzato anzitutto all’interno del popolo di Dio – si rivolge a tutti coloro che vorranno prestarvi attenzione, accettando di cooperare a una riflessione e a un cammino corale per amore dei nostri giovani e insieme con loro. Un successivo questionario “on line” chiederà l’apporto diretto di tutti i giovani che lo vorranno, da qualunque parte della terra e da qualunque esperienza di vita invieranno il loro contributo di idee. Nel villaggio globale la Chiesa si mette così al servizio della globalizzazione dell’attenzione sui giovani e del loro possibile, auspicabile e certamente fecondo protagonismo. Come gli esploratori mandati nella Terra Promessa (cf. Num 13), i giovani che raccoglieranno l’invito potranno aprire vie nuove per tutti, accendendo il desiderio di un nuovo futuro, da costruire insieme, senza ignorare o nascondere le difficoltà dell’impresa.
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Fonte: Il Sole 24 Ore, domenica 15 gennaio 2017, pp. 1 e 20

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