sabato 4 febbraio 2017

La Chiesa e Trump



La chiesa resterà unita nell'epoca di Trump

Corriere della Sera

(Andrea Riccardi) Il confronto verrà presto fra Trump e papa Bergoglio, solo altro leader in Occidente: lo si pensa anche negli ambienti vicini alla Casa Bianca. Ma papa Francesco è prudente, come si vede nell' intervista a El País : non polemizza con il presidente, aspetta, perché non farà da contraltare a Trump. Il confronto tra i due si potrebbe spiegare - alcuni lo fanno - come scontro tra un presidente di destra (anche con la ripresa di temi cari ai cattolici, come la lotta all' aborto, fatta nella lettera del vicepresidente Pence alla marcia anti-aborto) e un papa di sinistra. Trump, in uno scontro, potrebbe aggregare settori di cattolici e vescovi americani, legati alle battaglie culturali sui valori non negoziabili.
Così s'incuneerebbe all' interno della Chiesa cattolica, indebolendo il Papa e allargando il consenso. Ma le categorie destra/sinistra non spiegano molto. Anche perché, il Papa sta facendo i conti in modo rispettoso con i tradizionalisti, cioè la «destra» nella Chiesa. Sono sorprendenti le dichiarazioni del superiore dei lefebvriani, mons. Fellay, secondo cui sarebbe vicino un accordo con il Papa. Roma formerebbe una prelatura personale tradizionalista, rispettandone l' identità e il rito preconciliare. I lefebvriani dichiarerebbero la sottomissione al papa. Questi ha già dato loro il potere di confessare in modo valido per la Chiesa. L' operazione, non riuscita a Giovanni Paolo II (vincitore del comunismo) e a Benedetto XVI (il teologo della tradizione), sarebbe invece condotta in porto da Francesco, che ha meno credenziali dei predecessori. Ma il Papa è aperto al pluralismo di posizioni nella Chiesa, quindi anche ai lefebvriani. Inoltre questi ultimi subiscono l' estremizzazione di alcuni loro segmenti e il logorio tipico di un movimento privo di un riferimento autorevole. L' unione con il Papa rafforzerebbe l' autorità di Fellay sulla galassia tradizionalista, anche se ci sarà qualche rottura. È un fatto su cui dovrebbero riflettere le personalità ecclesiastiche critiche su Francesco: come sia possibile per un cattolico invocare la tradizione ed essere in contraddizione con il Papa. Pio IX disse polemicamente ad alcuni vescovi orientali al Vaticano I: «La tradizione sono io». L' assenza di legame con il papa genera una posizione difficile da tenere e provoca derive settarie e rotture. Un papa, considerato «di sinistra», si riconcilierebbe con la «destra» tradizionalista. È un primo paradosso. Però i provvedimenti di Bergoglio nei confronti dell' ordine di Malta, il cui patrono è il cardinal Burke, espressione forte dell' opposizione curiale e americana, mostrano che egli non intende lasciare questa istituzione (attiva e ricca) preda di possibili sbandamenti o nelle mani dei tradizionalisti. Francesco, che ha tollerato la permanenza delle opposizioni ai vertici curiali, è capace di decisioni ferme, quando si tratta del futuro di parti della Chiesa. È vero che l' opposizione nella Chiesa, nostalgica di Wojtyla e Ratzinger, guarda ormai con distacco al Papa; tuttavia forse dovrebbe riflettere sulla grande partita che oggi si gioca nella tenuta interna della Chiesa e a livello internazionale e - direi- di scelta di civiltà. È in gioco, in questi momenti, l' eredità dei due predecessori di Bergoglio. Il confronto con il presidente americano non è solo su scelte politiche, ma su cultura e ideologia, che saranno riprese ovunque a seguito dell' effetto Trump. Il nazionalismo «eccessivo» - avrebbe detto Pio XI tra le due guerre - di Trump va in altro senso rispetto all' universalismo e alla teologia delle nazioni di Wojtyla, ma anche alla visione di Ratzinger. Questi, nel 2008, in piena crisi georgiana, disse: «Occorre approfondire la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, che in ultima istanza è un destino trascendente, per scongiurare il ritorno a contrapposizioni nazionalistiche». Tale è stato il sentire dei papi del Novecento: l' affermazione della «famiglia delle nazioni» contro l' esasperazione della supremazia dell' uno o l' altro popolo. Francesco è l' erede di questa storia. Sarebbe un' ingenuità, strana per un realista come Trump, sopravvalutare le opposizioni al Papa da parte di vescovi americani e pensare di dividere la Chiesa con un' azione anti Francesco. Una voce, circolata alcuni giorni fa, parlava d' incontri diretti tra Trump e qualche cardinale americano non filoBergoglio. Non sembra però fondata. Invece i cardinali statunitensi vicini a Francesco fanno sentire la loro voce con sistematicità sui provvedimenti di Trump. Quello di Chicago, Cupich, ha parlato di «un momento oscuro per la storia degli Stati Uniti». Con lui, i cardinali O' Malley e Tobin. Quest' ultimo ha stigmatizzato il «rigurgito di massa di fronte a una sorta d' isolazionismo etnico di matrice razziale-bianca». Si è aggiunto il nuovo presidente dei vescovi americani il card. DiNardo (non un bergogliano, anzi al sinodo sul matrimonio firmò la lettera dei tredici, preoccupati delle procedure e dei cedimenti). DiNardo rivendica il valore dell' accoglienza allo straniero e il legame tra cristiani e musulmani. Il Papa testimonia, a fronte di Trump, una concezione «cattolica» condivisa. Si legge nell' appello, firmato ad Assisi da Francesco con i leader religiosi nel settembre scorso e ripreso nel discorso papale ai diplomatici, quasi una base per un' alleanza tra le religioni: «Si apra finalmente un nuovo tempo, in cui il mondo globalizzato diventi una famiglia di popoli. Si attui la responsabilità di costruire una pace vera attenta ai bisogni autentici delle persone e dei popoli, che prevenga i conflitti con la collaborazione, che vinca gli odi e superi le barriere con l' incontro e il dialogo. Nulla è perso, praticando effettivamente il dialogo». Per il Papa, first è il bene comune della famiglia delle nazioni, non l' interesse o la supremazia di una nazione, fosse la più potente e civile. Qui si sentono pulsare le fibre profonde della visione cattolica, che ha resistito a crisi anche in periodi tempestosi.

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