martedì 14 febbraio 2017

La colonizzazione della natura umana



di Flavio Felice, Stefano Fontana, Fernando Fuentes Alcantara, Daniel Passaniti, Manuel Ugarte Cornejo.
Sintesi introduttiva del “4° Rapporto sulla Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo” a cura dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân. In collaborazione con altri cinque Centri di ricerca, l’Osservatorio fa il punto sulla Dottrina sociale della Chiesa nei cinque continenti, segnalando i fatti nuovi, le sfide emergenti, gli insegnamenti del magistero più importanti. 
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Nel corso del 2011, anno cui si riferisce questo Quarto Rapporto, è emerso in tutta la sua forza sovversiva il fenomeno della “colonizzazione della natura umana”. Riteniamo che sia questo il dato nuovo che interessa la Dottrina sociale della Chiesa e che impone di riconsiderare le strategie culturali e politiche che ad essa si ispirano a livello mondiale. Anche in questo anno sulla scena mondiale si sono manifestati gravi emergenze legate alla povertà o allo sfruttamento, ma riteniamo che, pur nella loro drammaticità, esse non costituiscano una novità né forse un danno paragonabile alla “colonizzazione della natura umana”, un fenomeno che si sta imponendo su vasta scala anche per le grandi risorse che vi sono impiegate e per la mobilitazione militante dei media ed ha un carattere sovversivo dei legami sociali, di frammentazione funzionale dei rapporti, di accentuato individualismo disincarnato e che mira a riplasmare le relazioni sociali non più sulla base della natura umana ma sulla base di un desiderio individuale autoreferenziale.
Basterebbe guardare al caso dell’Argentina, che illustriamo nella sezione dei Cinque Continenti. Nel giro di un solo anno – il 2011 appunto – quel grande Paese di tradizione cristiana ha avuto una legge sulla procreazione artificiale che ha denaturalizzato la procreazione, una legge sul riconoscimento sulla “identità di genere” che ha denaturalizzato la famiglia e una modifica del Codice civile per permettere l’”utero in affitto” che ha denaturalizzato la genitorialità. Alcune leggi in questione sono state approvate nei primi mesi del 2012, ma sono state discusse ed elaborate nell’anno precedente. Qualcuna è ancora all’esame di un ramo del Parlamento dopo essere stata approvata dall’altro, ma la tendenza è chiarissima. Nel giro di un solo anno è stata rivoluzionata la base dell’intera società argentina, è stata messa da parte la nozione di “natura umana” ed è stata posta in angolo l’ispirazione della fede cattolica per la costruzione della società.
Sbaglierebbe chi considerasse le tematiche della procreazione e della famiglia come settoriali. Esse hanno una influenza strutturante sull’intera società e, quindi, le nuove leggi argentine decostruiranno l’intera società attuale per formarne un’altra completamente diversa. Non si tratta di ritocchi. Dalla Spagna l’Argentina aveva importato ed ereditato la visione cristiana della persona e della vita e gli argentini hanno sempre sostenuto che questa eredità fa parte dell’identità nazionale del Paese. Ora, dalla Spagna secolarizzata l’Argentina ha importato il contrario, ossia il chiaro rifiuto di una vita morale e religiosa improntata alla natura creata e alla fede cattolica in cambio di una visione libertaria radicale, per la quale la natura viene contrapposta alla cultura e la libertà viene concepita come emancipazione dalla natura.
Dietro queste leggi, che ormai aggrediscono i Paesi latinoamericani e non solo (nelle Filippine la Chiesa sta conducendo una dura battaglia contro la legge sulla contraccezione che è l’inizio della nuova impostazione postnaturale della procreazione e della famiglia) con una velocità e una violenza destabilizzanti molto preoccupanti, c’è una ideologia, l’ideologia del genere, ci sono grandi risorse economiche investite da lobbies internazionali e ci sono appoggi politici di Stati e di organismi internazionali: l’Unione europea è la principale finanziatrice dell’aborto nel mondo e le agenzie dell’ONU sono attivissime nel farsi tramite di queste nuove ideologie antinaturali ed antifamiliari. Si tratta di punti di domanda molto impegnativi sull’utilità e la sostenibilità etica di questi organismi.
Per questo motivo il nostro Quarto Rapporto ha dedicato lo studio del problema dell’anno all’ideologia del genere e ha segnalato come principale insegnamento dell’anno il discorso di Benedetto XVI al palazzo del Reichstag di Berlino del 22 settembre 2011, ove il Santo Padre ha riproposto la dottrina della legge morale naturale come base e fondamento del potere politico.
L’ideologia del genere si è diffusa, senza incontrare una vera opposizione, nei Paesi avanzati ed ormai viene anche insegnata nei manuali scolastici delle scuole pubbliche senza che questo faccia sorgere grandi contestazioni. Viene ora esportata con sistematicità nei Paesi emergenti e poveri. E’ una ideologia sottile e pervasiva, che si appella ai “diritti individuali”, di cui l’Occidente ha fatto il proprio dogma, e ad una presunta uguaglianza tra individui asessuati, ossia astratti, per condurre una decostruzione dell’intero impianto sociale. Se non il sesso, come dato antropologico complessivo, ma la sessualità come comportamento è all’origine delle relazioni sociali, allora queste non ci sono “date” ma sono da noi “scelte”. Alla base ci sarebbero individui astratti che sceglierebbero in seguito il loro orientamento sessuale senza alcun riferimento al dato naturale. Si tratterebbe della discriminazione dell’eterosessualità, ossia della differenza sessuale, e della imposizione culturale della transessualità, ossia dell’indifferenza sessuale. Si tratterebbe dell’assoluto dominio della tecnica sulle relazioni umane. La tecnica ha reso possibile l’emancipazione della cultura dalla natura e quindi ha reso possibile essere mamma senza essere donna, essere padre senza essere uomo, essere uomo pur essendo donna ed essere donna pur essendo uomo, essere padre o madre senza sapere di chi ed essere figlio senza sapere di quale padre o di quale madre. La tecnica rende possibile la sessualità s-naturata, quindi come puro esercizio tecnico da parte di un essere privo di identità. Nella società avanza non l’assolutizzazione del sesso ma della sessualità e la messa da parte del sesso, di cui parla ormai quasi solo la Chiesa cattolica.
L’ideologia del gender è un nuovo colonialismo dell’Occidente sul resto del mondo. La vecchia colonizzazione tra i tanti aspetti negativi ne aveva avuti anche di eroici ed era sospinta da un desiderio di esportare qualcosa di significativo. Questa nuova colonizzazione occidentale è invece l’esportazione del nulla. Individui astratti e asessuati sono infatti privi di identità se non quella che essi stessi arbitrariamente si danno. Nella loro ricerca di liberarsi da ogni caratteristica naturale, sottraendosi ad una educazione sessuata ossia identitaria, essi rimandano tale loro identità a future scelte e a futuri contratti con gli altri individui, soggiacendo al peggiore dei condizionamenti: il condizionamento del nulla.
La nuova ideologia del genere promana in tutti gli aspetti della società e la riplasma su basi innaturali. In tutti gli Stati in cui le coppie di fatto o le unioni gay vengono riconosciute segue inevitabilmente la riforma del diritto di famiglia, del regime fiscale, delle finalità e dei metodi delle strutture educative. L’impossibilità di condannare moralmente l’omosessualità per non rischiare di esseri accusati di omofobia compromette la libera espressione delle idee, l’educazione dei figli, la difficoltà a proporre pubblicamente il modello di famiglia eterosessuale. Le “nuove famiglie” vengono promosse dai media senza possibilità di contraddittorio perché si tratta di un pensiero unico imperante.
I poteri pubblici abdicano al loro ruolo di tutelare la moralità pubblica della società. Astenendosi dal promuovere una visione legata alla legge morale naturale in questi campi fondativi, limitandosi a registrare i desideri dei cittadini confermandoli in diritti, accettando un completo pluralismo di comportamenti etici, i poteri pubblici si ritirano dall’etica, senza poi più poter recuperare tale dimensione in altri campi della vita sociale, perché è venuta meno in quelli fondamentali. Se le relazioni sono solo tecniche ed individualistiche nel campo della procreazione e della famiglia, se la complementarietà e l’unità delle differenze non si realizzano nell’incontro tra uomo e donna, come potranno riprodursi negli altri rapporti umani?
La gravità della situazione non è diffusamente percepita e gli attori della Dottrina sociale della Chiesa ad ogni livello inseguono tante altre problematiche, certamente da non sottovalutare, ma non si concentrano su questa sfida essenziale. Essenziale perché destruttura le essenze e trasforma la società in una serie di ruoli funzionali regolati da procedure contrattate. Se essere uomo ed essere donna è solo una funzione assunta volontariamente, tutte le altre dimensioni della società diventeranno delle funzioni da assumere volontariamente. Ma una società senza doveri non può sopravvivere.
La sovversione portata avanti da queste nuove teorie riguarda anche la religione cattolica. Abbiamo fatto prima l’esempio dell’Argentina, un grande Paese di tradizione cristiana. La demolizione del concetto di natura umana e la sua colonizzazione da parte di un pensiero post-naturale se a prima vista sembrano diretti contro la natura, ad un esame più approfondito risultano essere contro la religione cristiana. Abolendo per legge la famiglia naturale, si impedisce di fare esperienza della famiglia. Ora, fare esperienza della famiglia ha una funzione sociale, in quanto è il fondamentale apprendistato della vita in società, ma ha anche una funzione religiosa, in quanto tutto il lessico della vita cristiana è un lessico ”familiare” e chi non sa cosa voglia dire Padre, Madre, Figlio, Sposa, Sposo non può comprendere la rivelazione cristiana. Non fare esperienza della famiglia naturale distrugge la società e soprattutto distrugge la Chiesa. In Argentina, come in tanti altri Paesi, si vuole che il cristianesimo sparisca, privandolo delle condizioni naturali per essere conosciuto e compreso.
Il processo di congedo dalla natura intrapreso dalle leggi che destrutturano la procreazione sessuata e la famiglia naturale si fonda su una concezione sbagliata della natura, cui si può rispondere solo con una battaglia culturale all’altezza della sfida in atto. La natura viene qui intesa come semplice dato biologico. La si considera quindi secondo la prospettiva positivista e materialista. Il dato biologico, preso solo come tale, non può esprimere una forma ed essere fonte di una identità. Esso è semplicemente un fenomeno conseguente ad una catena di causalità deterministiche. Ma la natura ha anche un altro significato, cui si accede solo con una razionalità non di tipo positivistico. L’identità sessuata, che ha anche una imprescindibile base materiale, non si limita ad essa ma esprime una forma dell’essere persona. Siccome siamo forme incarnate, l’essere uomo e l’essere donna non può non esprimersi anche in termini fisiologici, ma non si riduce ai soli aspetti fisiologici. Questa dimensione risulta ad una visione metafisica della persona. Da ciò si capisce che gli attori della Dottrina sociale della Chiesa non possono trascurare questa dimensione del confronto culturale. Piegare la Dottrina sociale della Chiesa sulle sole scienze sociali non è sufficiente per poter condurre questa battaglia contro la colonizzazione della natura umana.
Con la Caritas in veritate di Benedetto XVI tutti questi temi sono entrati ufficialmente nella Dottrina sociale della Chiesa. L’attenzione degli addetti ai lavori però è ancora maggiormente concentrata su temi sociali più tradizionali. Il popolo cristiano è poco informato su queste sfide. Una militanza diffusa contro queste tendenze è difficile da attuarsi. Si sente la necessità di un cambiamento di strategia che riveda le priorità. Questi temi, infatti, condizionano anche tutti gli altri. E’ questo il motivo per cui nella sezione “L’intervento dell’anno” abbiamo pubblicato un articolo di S. E. Mons. Crepaldi sui cosiddetti “principi non negoziabili”, che hanno un valore strategico proprio nel combattere le nuove ideologie radicali del genere e della distruzione della famiglia. Essi non sono solo dei valori, sono dei principi, ossia delle luci orientative. Gli attori della Dottrina sociale della Chiesa li dovrebbero assumere come prioritari senza ambiguità. Ne dovrebbero trattare non solo come argomenti settoriali, ma come luci che illuminano l’intera convivenza. Li dovrebbero promuovere e mobilitare le coscienze al loro rispetto e alla lotta pacifica contro chi li vuole eliminare.
Può sembrare, da queste nostre parole, che il futuro della fede cristiana dipenda dalla tenuta della dimensione naturale nella procreazione e nella famiglia e nella cultura che ne consegue. In realtà è vero il contrario: è il futuro della dimensione naturale del bene umano che dipende dalla fede cristiana. Quando gli uomini si allontanano da Cristo, perdono anche di vista il loro autentico bene sul piano naturale. E’ per questo che l’impegno deve certamente essere culturale, legislativo, politico perché la procreazione naturale, la famiglia e l’accoglienza della vita non siano ridotte a funzioni, ma siano viste come espressioni dell’essere della persona, nella complementarietà irriducibile di maschio e di femmina, ma senza illudersi che questo diventi possibile senza una profonda vita di fede e senza una nuova missionarietà religiosa, che oggi si suol chiamare nuova evangelizzazione.
[1] Flavio Felice, Direttore dell’Area Internazionale di Ricerca “Caritas in Veritate” della Pontificia Università Lateranense, Roma.
Stefano Fontana, Direttore dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa, Trieste.
Fernando Fuentes Alcantara, Direttore della Fundación Pablo VI, Madrid.
Daniel Passaniti, Direttore esecutivo  CIES-Fundación Aletheia, Buenos Aires
 Manuel Ugarte Cornejo, Direttore del Centro de Pensamiento Social Católico della Universidad San Pablo di Arequipa, Perù.
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E’ in libreria il “Quarto Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo” dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân di Trieste pubblicato dalle Edizioni Cantagalli. Per il quarto anno consecutivo l’Osservatorio, in collaborazione con altri cinque Centri di ricerca, fa il punto sulla Dottrina sociale della Chiesa nei cinque continenti, segnalando i fatti nuovi, le sfide emergenti, gli insegnamenti del magistero più importanti. L’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, Vescovo di Trieste, è il Presidente dell’Osservatorio e quindi principale responsabile del progetto del Rapporto. A lui abbiamo rivolto qualche domanda sulle “novità” di quest’anno.
Eccellenza, vuole spiegarci il titolo che avete dato a questo quarto Rapporto: “La colonizzazione della natura umana”?
Il Rapporto fa ogni anno il monitoraggio dei principali avvenimenti di giustizia e pace nei cinque continenti. Il tratto principale che emerge quest’anno è appunto la colonizzazione della natura umana, ossia le enormi pressioni internazionali affinché i governi cambino la loro tradizionale legislazione sulla procreazione, sulla famiglia e sulla vita. L’attacco è rivolto principalmente verso i Paesi dell’America Latina, fatto che avevamo già segnalato nei precedenti Rapporti.
Quali sono i fenomeni principali di questa “colonizzazione della natura umana”?
Tra i tanti, nel Rapporto segnaliamo soprattutto il caso dell’Argentina. Nel giro di un solo anno – il 2011 appunto – quel grande Paese di tradizione cristiana ha avuto una legge sulla procreazione artificiale che ha denaturalizzato la procreazione, una legge sul riconoscimento sulla “identità di genere” che ha denaturalizzato la famiglia e una modifica del Codice civile per permettere l’”utero in  affitto” che ha denaturalizzato la genitorialità. Alcune leggi in questione sono state approvate nei primi mesi del 2012, ma sono state discusse ed elaborate nell’anno precedente. Qualcuna è ancora all’esame di un ramo del Parlamento dopo essere stata approvata dall’altro, ma la tendenza è chiarissima. Nel giro di un solo anno è stata rivoluzionata la base dell’intera società argentina, è stata messa da parte la nozione di “natura umana” ed è stata posta in angolo l’ispirazione della fede cattolica per la costruzione della società.
Secondo lei perché proprio l’America Latina è nel mirino?
Il continente europeo, di antica tradizione cristiana, è ampiamente secolarizzato e le legislazioni di molti Paesi – pensiamo a Olanda, Francia, Inghilterra, Spagna, ma di recente anche la Croazia – hanno ampiamente permesso prassi e comportamenti in pieno contrasto con la legge morale naturale. Il secondo bacino – ma oggi forse il primo per importanza numerica – mondiale del cristianesimo e in particolare del cattolicesimo è l’America latina, ove finora la tradizione cristiana ha impedito una piena secolarizzazione dei valori morali e nella maggior parte degli Stati le leggi ancora tutelano la vita e la famiglia naturale fondata sul matrimonio.  Ecco perché, a mio avviso, nel mirino ora c’è l’America Latina.
Perché la chiamate “colonizzazione”?
Perché è il frutto della mentalità dell’occidente sazio e nichilista che si vuole esportare con pressioni nei Paesi dell’America latina. L’Occidente una volta colonizzava nel senso classico del termine, ora colonizza culturalmente, proponendo una mentalità contraria alla legge morale naturale e facendo pressione perché gli Stati ancora “arretrati” entrino finalmente nel “progresso”.
Ogni anno il Rapporto ospita lo “studio dell’anno”. A quale argomento è dedicato quello di questo Quarto Rapporto?
In coerenza con quanto ho detto sopra, lo studio dell’anno lo abbiamo dedicato alla ideologia del gender ed è stato scritto dalla dottoressa Elizabeth Monfort, già deputato al Parlamento europeo, studiosa della materia ed autrice di libri nonché presidente di una associazione francese che propone un nuovo femminismo europeo. L’ideologia del genere si è diffusa, senza incontrare una vera opposizione, nei Paesi avanzati ed ormai viene anche insegnata nei manuali scolastici delle scuole pubbliche senza che questo faccia sorgere grandi contestazioni. Viene ora esportata con sistematicità nei Paesi emergenti e poveri. E’ una ideologia sottile e pervasiva, che si appella ai “diritti individuali”, di cui l’Occidente ha fatto il proprio dogma, e ad una presunta uguaglianza tra individui asessuati, ossia astratti, per condurre una decostruzione dell’intero impianto sociale.
Un capitolo importante del Rapporto è solitamente la presentazione del magistero di Benedetto XVI nel corso dell’anno di riferimento. Cosa ci dice in proposito?
Vorrei ricordare che, come Documento dell’anno, riportiamo il discorso che il Papa ha tenuto al Bundestag di Berlino il 22 settembre 2011, tutto incentrato sulla legge morale naturale, senza rispettare la quale gli Stati si trasformano in una “Banda di ladroni”, come scriveva Sant’Agostino. C’è poi un capitolo sul magistero sociale complessivo del Papa nel 2011, un magistero come sempre molto ricco. Nel viaggio in Germania e in tante altre occasioni Benedetto XVI ha chiesto di aprire un posto per Dio nel mondo.
La parte più cospicua del Rapporto riguarda i Cinque continenti. Cosa è emerso di nuovo?
Le informazioni e gli spunti di riflessione qui sono moltissimi. Il Rapporto esamina dapprima la scena internazionale e l’attività della Santa Sede, poi continente per continente, fornendo una miniera di informazioni difficilmente sintetizzabili. Non mi rimane che rimandare alla lettura del testo. Una novità di quest’anno, però, la voglio sottolineare e riguarda il monitoraggio dell’Europa dell’Est, che nei precedenti Rapporti era stata un po’ trascurata. Nel 2011 abbiamo avuto il caso della Bulgaria, che si è data una nuova Costituzione che prevede la protezione della vita fin dal concepimento, mentre in altre nazioni di quell’area è avanzato il processo inverso. Interessanti sono anche i capitoli su Asia e Africa. Per il primo continente, il Rapporto riferisce sulle conseguenze dello scoppio della centrale nucleare di Fukushima, sull’assassinio Bhatti in Pakistan, sul gendercidio delle bambine. Per il secondo riferiamo della “primavera araba” e della penetrazione della Cina nel continente africano. Insomma, una panoramica molto articolata.
Che posto occupa il Rapporto nelle attività dell’Osservatorio?
E’ la punta di diamante, l’attività che sintetizza il nostro lavoro quotidiano e lo trasforma in un servizio informativo e in una proposta sintetica di lettura degli avvenimenti.

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