sabato 8 aprile 2017

Donne crocifisse.



Via crucis per le vittime della prostituzione. 
Gesù in quella carne umiliata.

Donne crocifisse. È stato il sostituto della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Angelo Becciu, a concludere la sera del 7 aprile a Roma la terza edizione della via crucis «Per le donne crocifisse» organizzata dall’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e dal vicariato per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla piaga della tratta delle donne che vengono schiavizzate ai fini della prostituzione. Alla via crucis, partita dal ponte intitolato a Settimia Spizzichino e conclusasi nella chiesa di Santa Francesca Romana, hanno partecipato circa settemila persone. Erano presenti fra gli altri il vicario di Roma, cardinale Agostino Vallini, il vescovo ausiliare Augusto Paolo Lojudice, il presidente della Comunità Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda, il coordinatore, don Aldo Buonaiuto, il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani, e i ministri italiani degli affari esteri Angelino Alfano e della salute, Beatrice Lorenzin. Pubblichiamo quasi per intero l’intervento del sostituto, che ha espresso la vicinanza del Papa all’iniziativa e portato la sua benedizione.
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(Angelo Becciu) Abbiamo condiviso insieme questo particolare momento di preghiera, come gesto di solidarietà per le donne vittime della tratta. Abbiamo meditato il cammino della salita dolorosa di Gesù al calvario e vari pensieri sono sopravvenuti nel riflettere su un fenomeno così avvilente come quello della sofferenza e dell’umiliazione di tante ragazze e donne prigioniere dell’egoismo e dell’oppressione.
Guardando il Crocifisso sento una voce che mi chiede di pronunciare a nome di tutti voi una semplice parola: perdono. Vogliamo chiedere perdono alle migliaia di ragazze venute in queste terre definite culla della civiltà, terre del diritto, conosciute persino come terre cristiane, nelle quali, invece, queste sorelle hanno sperimentato sofferenze indicibili: l’abbrutimento della propria vita, l’umiliazione totale delle loro persone, l’affossamento dei sogni di una vita dignitosa, fatta di gioia, amore e serenità. Sulle strade dell’Italia e di tanti altri paesi, queste donne stanno vivendo un dramma: ogni giorno si ritrovano a subire il tradimento, il rinnegamento, le torture e le violenze. È il loro calvario, è la loro via crucis. Noi questa sera vogliamo chiedere loro perdono per tutte quelle volte che ci siamo voltati dall’altra parte e non abbiamo fatto nulla o abbiamo fatto poco per far cessare questa tragedia inaccettabile e vergognosa.
Un secondo pensiero ci porta a non dimenticare le donne sfruttate in altri contesti. Pertanto, il mio sguardo si allarga a considerare il fenomeno delle madri surrogate. È il ricorso alle tecniche denominate di gestazione per altri o utero in affitto, che rappresentano un duplice attentato alla dignità della vita umana: contro i bambini, da una parte, perché condannati a essere orfani di genitori viventi; contro le madri, dall’altra, il cui corpo è strumentalizzato, affittato. Nella maternità surrogata, che assomiglia sempre più a una fabbricazione di esseri umani, ci sono in germe tutte le condizioni di una schiavitù moderna dove il corpo della donna viene mercantilizzato e il bambino visto come un prodotto. In questo deprecabile commercio i più ricchi sfruttano i più poveri e la cultura dello scarto s’intreccia con quella della commercializzazione di tutto, anche della vita e del corpo umano, creando una miscela esplosiva. Questa sera, davanti al crocifisso, vogliamo pensare anche alle vittime della maternità surrogata e rompere il muro dell’indifferenza rispetto a questa pratica discussa: essa sta diventando sempre più un business che potrebbe diventare più redditizio rispetto a quello della prostituzione. Gli scandali avvenuti in questi anni mettono in luce gli aspetti più equivoci di questa pratica.
Il terzo pensiero diventa una supplica: che la croce ci aiuti a capire il significato della sofferenza. Cristo sofferente e morente ci appare come uomo sfigurato e sconfitto. Ma la morte non è il definitivo sbocco della vita del figlio di Dio: la sua sofferenza ha aperto a lui la glorificazione, nello splendore della risurrezione, e a noi la giustificazione dei nostri peccati. Morendo in croce, egli si consegna nelle mani del Padre e dà valore a tutte le sofferenze degli uomini, le condivide con straordinario amore oblativo. Nella croce di Cristo si è spalancato l’amore infinito di Dio verso gli uomini e ha diffuso una nuova speranza: al venerdì santo seguirà sempre la Pasqua.
Il figlio di Dio, sul Golgota, soffre anche le nostre angosce per aprirci cammini, forse inattesi, di risurrezione. Dalle piaghe delle sue mani, dei suoi piedi, del suo costato, e sicuramente del suo cuore, si irradia quella luce che tutto cambia in risurrezione. Questa luce l’hanno colta per prime le donne, le uniche rimaste fedeli, a parte Giovanni, le più esposte, le più capaci di amore, come dimostra il gesto della Veronica che asciuga il volto di Cristo. Proprio a Cristo morto e risorto ci rivolgiamo questa sera affinché faccia sentire il suo amore verso queste giovani donne vittime di tratta, prostituzione coatta e violenza, come anche verso tutte le vittime dell’egoismo umano. In loro vediamo il volto di Gesù sofferente, la loro carne umiliata, ferita, scartata, violata, è la carne del Signore crocefisso. La nostra preghiera, in pari tempo, deve trasformarsi in un coraggioso impegno affinché queste sorelle che sono nella prova possano sentire l’affetto e la solidarietà delle nostre comunità cristiane e possano risorgere a una vita nuova e dignitosa, riacquistando quella libertà, diritto inviolabile di ogni persona umana.
L'Osservatore Romano

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