sabato 1 aprile 2017

Ulipristal acetato. Senza obbligo di ricetta nè di test.



di Caterina Giojelli.
Intervista a Emanuela Lulli, ginecologa bioeticista, sull’impennata di vendite di ellaOne senza ricetta: «Funziona come la Ru486. Altro che contraccezione e “lotta all’aborto clandestino”»
******************
Fino a prima della “liberalizzazione”, in Italia si poteva acquistare la pillola dei cinque giorni dopo solo presentando una ricetta medica e un test di gravidanza negativo. Ma dal 9 maggio 2015, giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento dell’Aifa del 21 aprile 2015, che ha rigettato il parere negativo del Consiglio Superiore di Sanità, la ellaOne (è nome commerciale di questa pillola, ulipristal acetato è il suo principio attivo) può essere acquistata in farmacie e parafarmacie senza obbligo di ricetta né di test.
Basta essere maggiorenni. Il risultato? Oggi in Italia se ne acquista una compressa ogni 2 minuti. “Record di vendite, seicento acquisti ogni 24 ore. Boom della pillola dei 5 giorni dopo”, titola il Corriere della Sera: 200.507 è infatti numero delle ellaOne vendute da gennaio a ottobre 2016, quindici volte quelle vendute nel giro di due anni nello stesso periodo, «e questo è veramente incredibile perché si tratta di un farmaco potentissimo.
Basti pensare che l’Ulipristal ha un’immagine chimica praticamente sovrapponibile a quella della pillola del mese dopo, l’Ru486, che viene utilizzata nei nostri ospedali fino alla settima settimana in alternativa all’aborto chirurgico volontario». Emanuela Lulli, ginecologa bioeticista del direttivo di Scienza & Vita e all’opera nel Servizio sanitario nazionale a Pesaro, si scaglia contro i titoli, «questi dati sono tutt’altro che trionfalistici, attestano al contrario il completo fallimento della cultura della contraccezione», ma soprattutto contro la bugia reiterata dalla stampa: «Viene ripetuto più volte che si tratta di un contraccettivo d’emergenza. Non è così, questa è una bugia mediatica. Gli stessi disegni utilizzati dal Corriere per spiegare il funzionamento di questa pillola mostrano chiaramente il suo meccanismo totalmente abortivo».
Il Corriere spiega: il suo meccanismo d’azione consiste nel ritardare o inibire l’ovulazione. Non è una pillola abortiva, ma un contraccettivo d’emergenza, da prendere entro 120 ore dal rapporto a rischio. È così?No, ancora una volta si gioca con le parole e si dice una bugia scientifica. Il meccanismo chimico della pillola dei cinque giorni dopo è quello di rendere inospitale l’endometrio per l’annidamento dell’embrione di circa una settimana, dieci giorni. Basta guardare i disegni: il piccolo embrione cerca un annidamento endometriale per l’impianto per nove mesi, ma viene bloccato perché questo farmaco è un anti-progestinico, blocca i recettori del progesterone, l’ormone che serve all’embrione per annidarsi. Lo attesta il meccanismo e anche la formula chimica che è praticamente identica a quella della pillola abortiva Ru486: si tratta di un abortivo.
Eppure si dice che ellaOne non va confusa con la pillola Ru486 o con la pillola del giorno dopo. Anche in questo caso si parla di contraccettivo e non è necessaria la prescrizione medica sopra i 18 anni.
La pillola del giorno dopo è abortiva o meno a seconda di quando viene assunta nel corso del ciclo ovarico. In sostanza, se viene presa lontano dall’ovulazione può bloccarla ed essere usata come contraccettivo, ma se viene presa in prossimità dell’ovulazione il suo meccanismo è abortivo. Diverso è il meccanismo della pillola dei cinque giorni dopo, che ha invece una funzione di tipo intercettivo e quindi, usiamo l’italiano, abortivo. Lo schema rispetto a quello della Ru486 è – ribadiamolo – praticamente identico, cambiano solo dei legami, riesce davvero a “intercettare” il piccolo embrione. Chiamarlo contraccettivo “d’emergenza” sul bugiardino, usarlo come tale e venderlo come un normale farmaco da banco è indice di una schizofrenia culturale: la tachipirina 1000, per capirci, necessita di prescrizione medica, una bomba come la ellaOne no. Ma tutto questo viene taciuto, si lavora e si specula sul corpo della donna e si parla di “boom”. Una bugia mediatica nella bugia scientifica. Perché in fondo cosa ci dice il record di vendite e di assunzioni di questa pillola? Ci dice che la contraccezione ha fallito. Che se le ragazze ricorrono a questi farmaci, l’approccio contraccettivo, che vedeva nella pillola tradizionale la panacea di tutti i mali, ha fatto flop. Che dopo sessant’anni di cultura contraccettiva non abbiamo ancora capito che i giovani hanno bisogno di altro che di distribuzione di pillole e preservativi a scuola.
Togliere l’obbligo di ricetta di fatto non significa equiparare gli effetti collaterali di questa pillola a quelli di altri farmaci da banco?
Assolutamente sì. Peccato che gli effetti collaterali ci siano e siano gli stessi riscontrati dopo l’assunzione pillola del giorno dopo, dalle coliche addominali alla nausea. Ma ciò di cui non ci stiamo affatto preoccupando sono invece gli effetti a lunga distanza sulla fertilità delle donne.
«Il farmaco non ha grandi problematiche – disse il direttore dell’Aifa Luca Pani – ma sull’uso ripetuto e incontrollato non ci sono dati sufficienti per garantirne la sicurezza». Ma chi verifica che non si faccia un simile uso visto che il farmaco può ora essere preso senza ricetta medica?
Nessuno può verificare gli abusi, non esiste nemmeno una tracciabilità delle prescrizioni mediche. Qualunque medico ginecologo, guardia medica, dermatologo può prescrivere il farmaco, qualunque maggiorenne può procurarlo a una ragazza che abbia meno di 18 anni. Ripeto, pagheremo le conseguenze del “boom” di queste pillole tra qualche anno in termini di fertilità della popolazione femminile. Nessuno sta conducendo a questo proposito studi seri, chiunque faccia il medico e segue la storia di una paziente può notare oggi gli effetti collaterali da abuso di questi farmaci sull’apparato gastroenterico, ma nel tempo emergeranno anche quelli sul ciclo ovarico e ormonale delle donne che li assumono. Molte donne assumono questi preparati anche quando non ce ne è bisogno per “sicurezza”, questo non fa che rovinare l’apparato riproduttivo. Anche per questo non trovo corretto mettere in relazione la riduzione del numero degli aborti con l’aumento delle venite di questo farmaco: gli aborti calano, sì, ma per perché la popolazione sta diventando meno fertile. E le donne che arrivano all’interruzione volontaria di gravidanza arrivano sempre più spesso da una storia contraccettiva che non ha funzionato.
Esiste un rischio di impiego fuori etichetta come un abortivo? In altre parole: se una donna si recasse in farmacie diverse per prendere la pillola dei cinque giorni dopo potrebbe anche interrompere una gravidanza? Questo non aumenta paradossalmente il rischio di aborti fai da te?
Certamente. Come dicevamo nessuno può impedire l’abuso o monitorare l’uso corretto della ellaOne. È già stato denunciato a questo proposito l’utilizzo di un famoso farmaco anti ulcera per procurarsi interruzioni volontarie di gravidanza: come possiamo escludere l’uso di dosi massicce di un farmaco che svolge la stessa funzione della Ru486? Ricordiamocene quando parliamo di “lotta all’aborto clandestino”. Ricordiamocene quando leggiamo i titoli trionfalistici sul boom di questa pillola. Non si tratta di vittoria, ma di una grande sconfitta per le donne, sia per chi crede nella contraccezione, sia per chi come me crede in una educazione dei giovani alla fertilità perché sia vissuta in modo libero, senza delegarne la propria gestione e funzione a un medico o a un contraccettivo.
Fonte: Tempi

Nessun commento:

Posta un commento