giovedì 13 aprile 2017

Una data comune per la Pasqua: una situazione senza speranza?

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Monastero di Bose

Dagmar Heller* per Finestra ecumenica

* Teologa luterana, Docente di Teologia ecumenica all’
Istituto Ecumenico di Bossey (Svizzera)
Quest’anno i cristiani hanno un’occasione eccezionale per manifestare la loro unità celebrando la risurrezione di Gesù Cristo alla stessa data. Ma ciò non accadrà più fino al 2025, se le Chiese continueranno a seguire ciascuna il proprio modo tradizionale per calcolare la data della Pasqua.
Sembra un paradosso: tutte le Chiese concordano nel celebrare Pasqua alla prima domenica successiva al primo plenilunio successivo all’equinozio di marzo1, eppure ci sono normalmente due date diverse per questa celebrazione. La ragione della contraddizione è che, successivamente all’introduzione di questo criterio, le Chiese d’occidente hanno in maggioranza adottato il calendario gregoriano, mentre quelle ortodosse hanno mantenuto il calendario giuliano per determinare la data del plenilunio2.
Questo problema è stato percepito come tale soprattutto nel XX secolo. In particolare la questione ha investito la Chiesa ortodossa, quando nel 1923 il Parlamento greco ha introdotto il calendario gregoriano, innescando un conflitto tra Chiesa e stato3. Un congresso pan-ortodosso nel maggio del 1923 decise perciò di rivedere il calendario giuliano adattandolo a una maggiore accuratezza astronomica. Ma ne risultarono spaccature nella Chiesa greca, in quella romena e altrove. La situazione generale oggi nel mondo ortodosso è che per la data della Pasqua tutte le Chiese usano il calendario giuliano (a eccezione della Chiesa di Finlandia, che segue quello gregoriano) mentre per tutte le altre feste, alcune Chiese – in particolare quelle di lingua greca e la romena – usano il calendario gregoriano.
Con l’accresciuta mobilità delle persone e l’aumentata interconnessione tra nazioni e paesi dovute al commercio e agli affari rese possibili dai nuovi mezzi di trasporto e di comunicazione, si iniziò ad avvertire anche in ambito civile l’esigenza di una regolamentazione più chiara della data di Pasqua. La sua irregolarità e mobilità annuale creavano svantaggi soprattutto a livello di compensazioni finanziarie. Perciò nel 1923 la Lega delle Nazioni avanzò la proposta di fissare, previo accordo con le Chiese, la Pasqua alla domenica successiva al secondo sabato di aprile. Così la materia divenne argomento di discussione per l’incipiente movimento ecumenico, dato che fu coinvolto il Consiglio cristiano universale per Vita e Lavoro. Il risultato della relativa consultazione fu che la maggior parte delle Chiese protestanti acconsentirono a una domenica fissa per la data della Pasqua, anche il Patriarcato ecumenico si mostrò aperto a tale proposta (a condizione che tutte le Chiese fossero d’accordo), ma Roma diede una risposta negativa. L’intera iniziativa di quella che nel frattempo era diventata l’ONU fallì definitivamente nel 1955 con il rifiuto del governo USA ad adottare un nuovo calendario.
Nel 1964 la situazione all’interno delle Chiese cambiò in quanto la Chiesa cattolica, nel Decreto conciliare Orientalium ecclesiarum(§ 20)affermò la propria disponibilità a una data comune, sia fissa che mobile, qualora tutte le Chiese avessero condiviso la soluzione. In un’altra consultazione, avviata dal Consiglio ecumenico delle Chiese a seguito di questo mutato atteggiamento, la maggioranza delle Chiese occidentali indicò la preferenza per una data fissa, mentre per le Chiese ortodosse rimase importante l’osservanza della regola di Nicea.
Nel 1977 la Chiesa cattolica avviò un’iniziativa d’intesa con il Consiglio ecumenico delle Chiese che portò a un’altra indagine dal risultato identico alla precedente. Gli ortodossi affermarono anche chiaramente che una decisione su una simile questione avrebbe potuto essere presa solo a livello panortodosso. Così discussero l’argomento durante i lavori preparatori del Concilio panortodosso. La seconda conferenza panortodossa preconciliare propose perciò nel 1982 a Chambésy una più precisa definizione della data di Pasqua secondo la regola di Nicea. Ma espresse anche il timore che un cambio di calendario avrebbe potuto provocare nuovi scismi. Perciò si considerò non appropriato il momento per un simile cambio.
Tra le Chiese ortodosse orientali c’era maggior apertura al cambiamento: nel 1971 la Chiesa siro-ortodossa propose di fissare la data della Pasqua alla domenica successiva al secondo sabato di aprile e nel 1984 dichiarò la propria disponibilità a celebrare Pasqua in qualsiasi domenica di aprile, a condizione che tutte le Chiese fossero d’accordo.
In seguito la questione tornò al Consiglio ecumenico delle Chiese. L’iniziativa di maggior importanza fu una consultazione nel 1997 ad Aleppo, organizzata dal segretariato della Commissione di Fede e Costituzione su invito del metropolita siro-ortodosso Gregorios Yohanna Ibrahim. La consulta propose di mantenere la regola di Nicea, ma usando i più precisi dati astronomici (cioè né il calendario gregoriano né quello giuliano e i loro rispettivi cicli pasquali) sulla base del meridiano geografico di Gerusalemme. La proposta venne inviata alle Chiese perché la esaminassero. Il risultato fu che le Chiese d’occidente sarebbero state d’accordo, mentre le Chiese ortodosse trovavano difficile accettare la proposta in quanto i dati astronomici precisi avrebbero stabilito un calendario troppo vicino a quello gregoriano. Il cambiamento sarebbe perciò stato così sostanziale da non poter essere accettato dai fedeli.
Nella sua IX Assemblea generale del 2006 a Porto Alegre (Brasile) il Consiglio ecumenico delle Chiese riaffermò che una comune data per la Pasqua sarebbe stata parte del progresso verso l’unità visibile dei cristiani, ma non assunse alcuna iniziativa.
La questione è riemersa solo recentemente, quando nel 2014 Tawadros II, papa della Chiesa copto-ortodossa chiese a papa Francesco di compiere un nuovo sforzo per una data unificata della Pasqua e discusse l’argomento anche con il Patriarca ecumenico. Nel maggio 2015 Tawadros fece un passo ulteriore, proponendo di fissare la Pasqua alla terza domenica di aprile. Un mese dopo papa Francesco espresse il desiderio di stabilire una data comune della Pasqua e ribadì la disponibilità della Chiesa cattolica nei confronti di una data fissa. Il papa discusse di questo anche con il Patriarca siro-ortodosso, che pure sembrò pronto a tale soluzione. Ma una dichiarazione di un portavoce del Patriarcato di Mosca chiarì subito che la Chiesa ortodossa russa non avrebbe abbandonato la regola di Nicea e quindi non avrebbe accettato una data fissa: invitava piuttosto cattolici e protestanti ad adottare il calendario giuliano. Nel gennaio 2016 l’Arcivescovo di Canterbury dichiarò di intravedere la possibilità di accordarsi su una data fissa per la Pasqua nello spazio “di cinque-dieci anni”.
Se si analizza l’insieme della discussione, la situazione può essere sintetizzata in due orientamenti: le Chiese occidentali e quelle ortodosse orientali disposte a una data di Pasqua fissata in una determinata domenica di aprile, le Chiese ortodosse intenzionate a mantenere la data mobile secondo le regole di Nicea. Questo solleva l’interrogativo se sia mai possibile trovare una data comune. Per progredire in queste riflessioni, l’intera questione va vista più in dettaglio. Un punto importante per gli ortodossi è un ulteriore criterio legato alle decisioni del concilio di Nicea: la Pasqua non può essere celebrata in concomitanza con quella ebraica. Questa regola è stata interpretata in vari modi e ostacola ulteriormente un’apertura a cambiamenti4. Ma concretamente il problema principale per gli ortodossi sembra essere il timore di divisioni all’interno delle Chiese ortodosse. E questa preoccupazione va presa sul serio.
Concludendo, appare chiaro che spostare la data di Pasqua a un giorno fisso (una domenica di aprile) sarebbe un cambiamento radicale, perché per almeno 1500 anni Pasqua è sempre stata celebrata in una domenica mobile in base all’equinozio e al plenilunio. Un cambiamento simile romperebbe anche con la tradizione di indicare il legame storico con la Pasqua ebraica mantenendo al contempo una chiara distinzione tra le due. Una data fissa in una specifica domenica di aprile sarebbe una soluzione pragmatica, in linea con la tendenza attuale a organizzare la vita sulla base di bisogni determinati dalla società civile. Ma la discussione ha anche mostrato che questa soluzione difficilmente può essere accettata da tutte le Chiese.
A mio vedere, l’unica soluzione con possibilità realistiche di riuscita – ma che non è mai stata presa in considerazione a livello mondiale – sarebbe che tutte le Chiese si unissero al metodo ortodosso di fissare la data di Pasqua usando il calendario giuliano. Questa proposta non è nuova: è praticata a livello locale in Egitto e in Giordania dove – seguendo un’indicazione del Consiglio delle Chiese del Medioriente nel 19945 – le Chiese occidentali hanno deciso di seguire la maggioranza ortodossa. Questa soluzione consente di seguire la regola di Nicea che attualmente unisce tutte le Chiese cristiane e tiene in considerazione sia il legame tra Pasqua e il ciclo della natura sia il suo significato simbolico collegato alla sconvolgente irruzione della risurrezione nel consueto flusso degli eventi naturali. Lo svantaggio consisterebbe nel fatto che l’equinozio e il plenilunio astronomici, e quindi reali, non sarebbero rispettati, anche se simbolicamente presi in considerazione. Dal momento che le Chiese occidentali sono disposte persino a rinunciare alla regola di Nicea, potrebbero invece rinunciare – per amore dell’unità – all’idea di seguire la precisione astronomica.

1  Una regola che la tradizione interpreta come decisione del concilio di Nicea nel 325, anche se di quel concilio non abbiamo documenti ufficiali in merito.
2  Maggiori dettagli nel mio articolo “The Date of Easter – A Church Dividing Issue?”, in Ecumenical Review 48/1996, 392-400.
3  Mentre in altri paesi a maggioranza ortodossa I cristiani erano abituati ad avere due calendari – uno per l’ambito secolare e l’altro per la vita ecclesiale – in Grecia la popolazione era assuefatta al dato che il calendario civile fosse identico con quelle ecclesiastico.
4  La difficoltà consiste nel sapere se questo concetto dev’essere inteso in rapporto alla data di Pasqua al tempo di Gesù oppure in relazione all’odierna data di Pesach, determinata con modalità leggermente differenti rispetto ai tempi di Gesù.
5 Memorandum “Una data unificata per Pasqua”, V Assemblea del MECC, 15-21 Novembre 1994, Limassol, Cipro.

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