martedì 16 maggio 2017

Fatima, un’esperienza di grazia

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di Anne Kurian (Zenit)

Il 12 e 13 maggio Papa Francesco si è recato in pellegrinaggio a Fatima per i cento anni della prima apparizione e per proclamare santi i pastorelli Giacinta e Francesco. Sul significato del santuario portoghese e l’attualità del suo messaggio abbiamo intervistato Vincenzo Sansonetti, autore del libro “Inchiesta su Fatima” (Mondadori, XXII + 196, € 19,50, prefazione di Vittorio Messori).
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Cento anni fa, qual era il messaggio delle apparizioni? Perché in quel luogo e in quel tempo?
Vincenzo Sansonetti: Il messaggio di Fatima del 1917 è essenzialmente un invito vigoroso, ma nello stesso tempo dolce e materno, alla conversione e alla preghiera, in un momento storico in cui la presenza dei cristiani in alcuni Paesi europei, come il Portogallo, era esplicitamente combattuta da governi e gruppi di potere di chiara marca anticlericale e massonica. La Vergine appare quindi in un tempo preciso, l’inizio del XX secolo, per mettere in guardia dall’avvento di quelle ideologie totalitarie e antiumane che avrebbero, di lì a poco, dominato la scena: proprio nel 1917 c’è infatti la Rivoluzione bolscevica d’Ottobre, con la sua forte componente atea e contraria alla religione, definita “l’oppio dei popoli”. E appare, Maria, in uno sperduto borgo di contadini e pastori, lontano dalle grandi città, perché lì la fede resiste a ogni assalto, a testimonianza di una nazione che conserva ancora forti tradizioni cristiane malgrado la persecuzione. Gli stessi pastorelli, anche se bambini, saranno sottoposti a pesanti vessazioni per via della loro fede semplice e schietta. “Pregate, recitate il Rosario”, sono le parole dette più volte dalla Bianca Signora a Giacinta, Francesco e Lucia, come antidoto al male e strada maestra per un rinnovato inizio.
Questo messaggio è ancora attuale?
Vincenzo Sansonetti: Fatima non è semplicemente attuale. Di più: la sua attualità è sconvolgente e drammatica. Non sono venute meno le ragioni per un richiamo deciso all’uomo contemporaneo a non farsi ingannare dai falsi miti del successo, della autosufficienza e di una vita terrena tesa solo al benessere materiale. Anzi, più che mai la società appare oggi preda dei disegni satanici che vogliono allontanarci da Dio e dal suo amore per noi. La profezia di Fatima si è in parte realizzata con la caduta delle due grandi dittature del Novecento, il comunismo e il nazismo. Non ci sono più il Terzo Reich e neppure l’Unione Sovietica, la “Russia” di cui parla la Madonna nel secondo segreto, e la pratica della vita religiosa è tornata possibile in molte aree del mondo dove prima era negata, ma questo non significa che Fatima e ciò che rappresenta sia una questione chiusa, da lasciarci alle spalle con la fine del XX secolo. Il tempo dell’odio ideologico non è affatto finito, ma si è trasformato in un odio altrettanto feroce e disumano, alimentato da dissennate visioni del mondo figlie del nichilismo e del relativismo. Rimangono la minaccia del male e delle conseguenze del peccato, continuano e si accentuano la sofferenza e la persecuzione dei cristiani. La stessa Chiesa deve guardarsi anche da “nemici” interni, che ne mettono in discussione la storia, la dottrina, il patrimonio di fede, privilegiando una dimensione “orizzontale” che la riduce ad “agenzia sociale” sganciata da Cristo e dal suo insegnamento. Dopo che l’ateismo militante dei passati decenni ha ridotto a puro folklore le tradizioni religiose, oggi il materialismo pratico dominante sta inaridendo nei cuori ogni anelito all’amore e alla verità. Dietro il paravento delle “conquiste civili” si sta violentando il dato naturale, distruggendo l’identità delle persone e attaccando la famiglia, in nome di una devastante “rivoluzione antropologica”. Il conforto e l’aiuto della Madre celeste sono più che mai necessari.
Papa Bergoglio ha proclamato Santi a Fatima Giacinta e Francesco: c’è un legame tra Fatima e il pontificato di Francesco?
Vincenzo Sansonetti: Certamente, un legame molto stretto e forse poco conosciuto, che si manifesta proprio all’inizio del pontificato. Il 13 maggio 2013, due mesi dopo la sua elezione, in occasione del 96° anniversario della prima apparizione alla Cova da Iria, il Patriarca di Lisbona cardinale José da Cruz Policarpo – pochi giorni prima della rinuncia al suo ministero per sopraggiunti limiti di età – consacra a Fatima il pontificato di Papa Francesco alla Santissima Vergine Maria. Lo fa perché gli è stato richiesto, ben due volte, dallo stesso Bergoglio. Al solenne evento partecipa una folla di 300.000 fedeli, radunati nel vasto piazzale delle Basiliche. Il cardinal Policarpo (salito al Cielo meno di un anno dopo, il 12 febbraio 2014, all’età di 78 anni) in quell’occasione prega perché a Francesco sia dato “il dono del discernimento su come identificare le vie di rinnovamento per la Chiesa” e perché il Santo Padre “sia protetto nelle difficili ore della sofferenza, in modo da poter superare, nella carità, le prove che il rinnovamento della Chiesa gli presenterà”. In un messaggio fatto poi giungere al vescovo di Leiria-Fatima, monsignor Antonio Augusto dos Santos Marto, Papa Francesco esprime la sua “gratitudine per l’iniziativa e il suo profondo riconoscimento per l’esaudimento del suo desiderio”. Il Pontefice argentino si unisce poi in preghiera con tutti i pellegrini di Fatima, “impartendo di tutto cuore la sua benedizione apostolica”. Cinque mesi dopo, il 13 ottobre 2013, Bergoglio consacra il mondo a Nostra Signora di Fatima. A conferma di una radicata devozione, il Papa aveva posto subito il ministero petrino nelle mani della Vergine. “Alla potente intercessione di Maria, nostra Madre, Madre della Chiesa, affido il mio ministero”: eletto da appena due giorni, con queste parole rivolte ai cardinali nella Sala Clementina il 15 marzo 2013 si era messo subito e apertamente sotto la protezione della Madonna. Il suo attaccamento è di antica data, lo accompagna da sempre; l’amore per la Vergine culmina nella pratica devota di “Maria che scioglie i nodi”, che grazie a lui si sta diffondendo in tutto il mondo. Bergoglio ha una visione moderna e dinamica della figura di Maria: non è solo madre, ma sorella, amica, compagna di viaggio, sempre vicina a noi. Obbediente, umile e accogliente, ma anche coraggiosa e combattiva.
Perché questo libro? Qual è la sua storia personale con Fatima?
Vincenzo Sansonetti: Il libro nasce da una sollecitazione dell’amico Vittorio Messori, che mi ha proposto di scrivere una “cronaca” accurata dei fatti portoghesi del 1917 – e di quello che accadde dopo – per rispondere a una richiesta della Mondadori, un editore laico ma molto attento e rispettoso verso i fatti religiosi. Messori ha più dimestichezza con Lourdes, come ha sostenuto più volte, ma mi ha fatto comunque l’onore di scrivere una stimolante Prefazione al mio libro. Personalmente, la Madonna è presente nella mia vita sin dai primi anni. Mia madre faceva recitare a mio fratello e a me il Rosario tutti le sere durante il mese di maggio, e non solo. Da adulto, sono stato tra i primi giornalisti italiani ad occuparsi di Medjugorje, che ho poi sempre seguito in questi anni, scrivendo alcuni libri e curando diversi Speciali per il settimanale Oggi. La “scoperta” di Fatima è più recente, vi sono andato solo tre volte, l’ultima l’anno scorso – nel 2016 – proprio in preparazione del libro dedicato al centenario delle apparizioni. Ma ogni volta mi ha colpito la sua atmosfera raccolta, sobria, immersa nella preghiera. Un luogo che invita alla meditazione e a una riflessione profonda sulla propria vita, a partire dai materni e fermi richiami della Vergine.
Se dovesse scegliere tre parole per definire Fatima, quali sceglierebbe e perché?
Vincenzo Sansonetti: Sceglierei queste tre parole, che a mio avviso caratterizzano l’evento di Fatima: Profezia, Figli, Aldilà. Profezia è un termine che va correttamente inteso. Non significa “indovinare il futuro” o rappresentare uno scenario apocalittico e drammatico, anche se questo aspetto è presente, e neppure è una visione della fine del mondo. Profezia è “far vedere” la verità delle cose e della vita dell’uomo: chi segue Dio e osserva i suoi comandamenti ha un certo percorso esistenziale davanti, magari faticoso ma alla fine ricco di doni e aperto alla Vita eterna; chi non segue Dio e magari lo combatte – nella massima libertà, perché l’uomo è libero anche di scegliere il male e la propria dannazione – si trova invece su un percorso apparentemente più facile e meno accidentato, tra gli applausi del mondo, ma in realtà destinato al vuoto, alla lontananza dalla luce divina, in definitiva alle fiamme dell’inferno. Figli indica l’atteggiamento che dovremmo avere sempre, in ogni istante della vita; considerarci cioè figli di una Madre che ci ama, ci sostiene, ci aiuta, ci accompagna, ci richiama, proprio come fa una vera mamma. Certo, in una società che sta praticamente vanificando la figura della madre (con il divorzio: la madre che va via; con l’aborto: la madre che rinuncia; con l’utero in affitto: la madre che si vende; con le unioni gay: la madre senza il padre), è arduo parlare di premure e cure materne. Fatima ci invita proprio al recupero della figura della madre. Infine l’Aldilà: il destino che aspetta ciascuno di noi, di cui tuttavia quasi più nessuno parla. Perché è imbarazzante, è impegnativo, è esigente. Ma chiediamoci: finisce tutto con la morte? finiamo in un buco nero in cui si perdono la nostra vita, le nostre fatiche, i nostri sogni? oppure ci aspetta una Luce eterna che non tramonta e valorizza tutto quello che siamo stati nell’esistenza terrena? Fatima apre uno squarcio sulla vita eterna e l’Aldilà, che non può che confortarci.
Fatima è un «mistero che inquieta ma consola», come lo definisce Messori nella sua Prefazione. Che significa?
Vincenzo Sansonetti: Certo, non possiamo nascondere il fatto che il messaggio di Fatima ha sicuramente aspetti inquietanti, che ci possono impaurire. Si pensi alla visione dell’inferno, si pensi all’annuncio di nuove guerre e sofferenze per l’umanità e la Chiesa. Ma è un’inquietudine che nasce nel cuore quando non ci si abbandona, con fiducia, a Dio e al Cuore immacolato di Maria. Chi vive di fede sa che il male è vinto, che il peccato è vinto, che Satana è vinto. La vita terrena è il tempo che ci è dato per acquisire, nella libertà, questa certezza. Le prime parole rivolte dalla Madonna ai pastorelli sono state: “Non abbiate paura, non vi faccio del male”. Sono quasi sempre le parole che la Vergine rivolge ai veggenti quando si manifesta loro: una rassicurazione, una carezza e un sorriso materni, un invito a prendere sul serio la vita cristiana. Prima di partire per Fatima, Papa Francesco ha incontrato i sacerdoti del Pontificio Collegio Portoghese di Roma. Dopo aver sottolineato che “l’incontro con la Madonna è stato per i pastorelli un’esperienza di grazia che li ha fatti innamorare di Gesù”, Bergoglio ha esortato ad avere “al di sopra di ogni altro obiettivo” proprio il “conoscere e amare Cristo”, cercando di “conformarsi sempre più a Lui fino al dono totale di sé”. In pratica si tratta di “fare l’esperienza della presenza d’amore di Dio”. In questa prospettiva si colloca la devozione alla Madonna, che ci aiuta “ad assaporare Dio come la realtà più bella dell’esistenza umana”, perché Maria è una “tenera e brava Maestra”. Ha aggiunto: “Guardate Lei e lasciatevi guardare da Lei, perché è vostra Madre e vi ama tanto; lasciatevi guardare da Lei, per imparare ad essere più umili e anche più coraggiosi nel seguire la Parola di Dio”. Inoltre, ha concluso Francesco, “la devozione verso Maria ci aiuta ad avere un buon rapporto con la Chiesa: tutte e due sono Madri”. E, come Madri, vanno ascoltate.

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