martedì 16 maggio 2017

Il miracolo di Medjugorje




di Mattia Feltri (La Stampa)

Quando, il 24 giugno 1981, la Madonna apparve a sei ragazzi compresi fra i dieci e i sedici anni, Medjugorje era un piccolo e poverissimo paese della Jugoslavia. Molti vivevano in case senza riscaldamento e acqua corrente, non tutti avevano l’energia elettrica. Da allora, secondo uno studio dell’Università dell’Erzegovina, e soprattutto dopo la guerra, il giro d’affari è stato di quasi 12 miliardi di euro. Medjugorje ha 5 mila abitanti, di cui 2 mila impiegati nel turismo, e 20 mila posti letto. Il paese è ormai una new town, fatta di alberghi color salmone dai nomi celestiali, decine e decine di negozi di oggetti sacri, pizzerie, rivendite di borse Fendi e Prada finte.  

Papa Francesco ha appena lasciato intendere che le apparizioni del 1981 sono credibili, e le successive, a centinaia, sanno di buca postale. Il santuario è fra i più visitati al mondo: circa due milioni di fedeli l’anno, e lì si registrano continue conversioni. Che ci siano state le apparizioni o meno ora è persino secondario: Medjugorje è un luogo di indubitabile forza mistica. Poi c’è anche chi se ne va nauseato dal mercimonio. È incredibile il contrasto, in poche strade, fra alte questioni di spiritualità e secolari questioni di guadagno. Succede, con intensità diversa, in tutti i luoghi di culto. Sono luoghi da cui il fedele vuole portarsi via un ricordo, un rosario o una statua, secondo le possibiltà delle tasche. A due passi dal Vaticano è in vendita una statua di Wojtyla a 8 mila euro. I mercanti nel tempio: ecco un dibattito vecchio come il mondo.

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Vatican Insider 
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