giovedì 13 settembre 2018

Remembering Frank Palombo



Frank Palombo was the Responsible of the First Community of the Neocatechumenal Way in Brooklyn, New York.  He and his wife had 10 children.  Frank was a firefighter who died on September 11th.  Later, his wife passed away from cancer, leaving their 10 children.  Below is a short video clip of their story and a commemoration of their father as they remember him September 11th.

martedì 28 agosto 2018

Spiegazione del dipinto del Giudizio Universale di Kiko Arguello

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Premessa generale
La pittura di Kiko Argüello, iniziatore insieme a Carmen Hernandez del Cammino Neocatecumenale, si inserisce nella tradizione dell’iconografia orientale. Si tratta di una tradizione che l’Occidente ha perduto, e che è importante recuperare in questo momento di profonda crisi estetica nell’arte sacra occidentale.
In Oriente l’iconografia non è un elemento accessorio, un ornamento fine a sé stesso, ma è parte integrante e essenziale della liturgia: è un annuncio, l’annuncio di Gesù Cristo. Tutte le grandi chiese orientali sono ricche di icone, e all’inizio di ogni “divina liturgia”, cioè dell’eucarestia, c’è l’incensazione delle icone, le quali sono l’annuncio della realtà del cielo. L’oro che abbonda nelle icone, nello sfondo, nelle decorazioni, nelle immagini, significa l’annuncio di una realtà celeste. Il pittore dunque non può fare quello che vuole, sbizzarrirsi come crede, magari in nome di una presunta autonomia di una verità dell’arte, come affermano alcuni artisti. Ogni tema sacro (p. es. l’annunciazione) per il pittore orientale è caratterizzato da una composizione, da una serie di immagini prestabilita, tradizionale, già fissata in una sorta di canone. Per dipingere egli deve avere in primo luogo un mandato da parte del vescovo. Poi occorre una preparazione spirituale seria: il pittore prega, digiuna, si confessa, si comunica, vive insomma con grande intensità questo periodo. In Oriente ci sono moltissimi santi che hanno dipinto icone. Infine il pittore non dipinge il tema a lui affidato come vuole, ma riceve dalla tradizione iconografica e fa proprii tutta una serie di elementi già fissati, canonici. In cosa consisterà allora la sua arte? Consisterà nella forma che egli dà a quella composizione, p. es. nella scelta e distribuzione dei colori, caldi e freddi, nel disegno dei volti, in tutto quello insomma che egli può mettere di suo all’interno di queste linee tradizionali. Questo punto è essenziale.
Si accennava prima alla crisi molto seria che caratterizza l’Occidente anche per quanto riguarda l’estetica. Questo riguarda sia l’iconografia sia l’architettura sacra. Anche in quest’ultimo campo ognuno tende a fare quello che vuole, senza tenere conto, nella costruzione di una chiesa, di come deve stare la gente in quella chiesa, di che cosa sia una assemblea del popolo di Dio. Kiko Argüello ha dunque sentito la necessità di rifarsi alla tradizione orientale, che è la più antica nell’ambito dell'iconografia. Qui tutta l’arte è al servizio del popolo di Dio, che è il Corpo di Cristo. Questo si vede anche nella prospettiva. In accordo con la prospettiva classica, il punto di convergenza dell’iconografia orientale non è all’interno del quadro, ma in chi sta guardando. Il dipinto converge fuori da sé, annunzia qualcosa a chi lo guarda, lo interroga, lo interpella. C’è una forte valenza kerigmatica, di annuncio. Il dipinto è un annuncio che raggiunge chi lo guarda, che arriva a chi si pone davanti ad esso.
L'arte occidentale, per lo meno già a partire da Giotto, ha conosciuto un progressivo allontanamento dai modelli comuni a quella orientale, una sorta di graduale separazione. Ciò ha tra l’altro portato nel tempo a un cambio di prospettiva, all’introduzione cioè di una prospettiva geometrica e scientifica, che ha il suo punto di convergenza all’interno del quadro. In questo modo chi osserva viene come introdotto all’interno del quadro o dell’affresco, che raffigura quindi un evento passato, concluso, mitico o storico che sia. Si crea una cesura tra la vita di chi guarda e l’immagine rappresentata. C’è insomma un’attitudine che potremmo chiamare quasi archeologica, nel senso che l’immagine viene in certo modo relegata in un passato conchiuso e distinto. Nella tradizione orientale invece il pittore ha un atteggiamento del tutto opposto: attraverso una prospettiva che ha il suo punto di convergenza al di fuori del quadro, l’immagine raggiunge chi guarda, lo interpella, gli fa un annuncio forte, lo raggiunge qui e oggi, parla alla sua vita.
Spiegazione del dipinto.
Veniamo al tema del dipinto. La scelta del tema del Giudizio Universale è molto importante. Siamo infatti sul Monte delle Beatitudini, e in questo monte Gesù Cristo non soltanto ha pronunciato il Sermone della Montagna, ma secondo alcuni esegeti della Sacra Scrittura ha anche fatto l’invio degli apostoli dalla Galilea a tutto il mondo: “Andate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28, 19-20), cioè fino a quando Cristo ritornerà. Gesù Cristo dunque non soltanto ha inviato gli apostoli da qui ai quattro angoli della terra, ma li riunirà alla fine dei tempi. Noi infatti crediamo che ci sarà un giudizio: questo è un dogma, una verità di fede professata anche nel Credo (Cristo “verrà a giudicare i vivi e i morti, e il Suo regno non avrà fine”). L’invio fatto da Cristo sul Monte delle Beatitudini è dunque molto importante perché già gli apostoli portano agli estremi confini della terra un giudizio. E’ un giudizio nel quale siamo in parte passati anche noi, perché quando a ognuno di noi è arrivato l’annuncio del Vangelo, questa Buona Notizia ha fatto un giudizio sulla nostra vita, ci ha messo nella verità. Questo giudizio è consistito nel manifestare tutto quello che c’era dentro di noi, tutto quello che era riposto e nascosto nelle pieghe più contorte: ipocrisie, inganni, illusioni, tutto è venuto fuori a poco a poco, con un combattimento, ma anche in qualche modo con un giudizio. E il giudizio di Dio su questa vita concreta è stato un giudizio di misericordia.
Per dipingere questo giudizio universale Kiko Argüello ha studiato molte antiche icone orientali con questo tema, per cogliere gli elementi essenziali, le linee compositive fissate nella tradizione. Alla fine la scelta è caduta su un’icona del secolo XVI, esempio tipico della tradizione russa, che presenta il giudizio nell’ultima ora dell’umanità senza lasciare trasparire alcuna inquietudine o timore che possano prevalere le forze del male. Questo dipinto è il frutto di un lavoro incessante di Kiko, assieme a un gruppo di fratelli, durato due settimane, giorno e notte, ed è una sintesi catechetica profondissima, integralmente fondata sulla Sacra Scrittura. Vediamone i singoli elementi.
Le figure sono rigorosamente distribuite in varii ordini, in base alla loro importanza e al loro significato. Elemento centrale della composizione è la mardorla di Dio Padre, verso cui convergono tutti gli altri piani. Lo spazio infatti non è diviso in fasce orizzontali, come normalmente avviene nelle icone, ma in fasce ricurve, che sottolineano la tensione verso Dio. Il Padre è raffigurato come un anziano con la veste candida e candidi capelli, ed è coronato da una doppia aureola blu scuro e verde chiaro (segno dell’inaccessibilità della divinità). Questa a sua volta è circondata da tre cerchi che indicano i varii cieli, al cui interno sono raffigurate, in alcuni medaglioni, le gerarchie celesti. Nel cerchio più esterno, sulla sinistra, c’è una figura umana con un rotolo aperto. Si tratta del profeta Daniele. Il riferimento è al capitolo 7 del libro del profeta Daniele, nel quale il profeta ha la visione di un vegliardo: “la sua veste –dice Daniele- era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana” (7, 9); davanti a questa figura “ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno simile a un figlio dell’uomo” (7, 13). I Vangeli mostrano come Gesù Cristo applicherà a sé stesso questa figura, per certi aspetti misteriosa, di cui parla il profeta Daniele: Cristo chiamerà sé stesso il “Figlio dell’uomo”, assumendo questa figura e realtà profetica dell’Antico Testamento, e presentandosi al popolo di Israele anche per questo aspetto come Colui che porta a compimento la Legge e i Profeti.
Sopra l’immagine del Padre c’è un’aureola con all’interno un calice a tre piedi, ricolmo di un liquido dal colore rosso sangue. Forse si tratta, nell’icona originale, di un’allusione alla coppa di Salomone, che prefigura la coppa eucaristica, il sangue di Cristo che ha redento il mondo: in questo modo il mistero dell’Incarnazione, dell’amore di Dio per l’uomo, viene a trovarsi al vertice della visione celeste. Questa coppa è però anche il calice della giustizia di Dio. Nel libro del profeta Geremia, profeta che vive in un periodo turbolento e terribile, si parla spesso del calice della giustizia di Dio, della collera di Dio, calice che Dio darà da bere alle nazioni. Di questo calice si parla nel vangelo: “Padre mio, se e’ possibile passi da me questo calice! Pero’ non come voglio, ma come vuoi tu!” (Mt 26,39) Il calice è presente anche architettonicamente nella costruzione di sette metri di altezza che si trova al di fuori della Domus Galilaeae. Il rosso di questo calice domina tutto il dipinto, circondando il Padre, il Figlio, e aprendosi al centro in una sorta di fiume rosso impetuoso, che corre giù sino all’Inferno. La giustizia di Dio infatti arriva dal cielo fino alla terra.
Dio ha creato l’universo e la terra con immenso amore e con grande armonia. C’è un equilibrio sapiente e profondo che abbraccia tutto, a cominciare dai colori (a ogni rosso per esempio corrisponde un tipo di verde complementare), sicché ogni cosa rinvia a un’altra, in una policromia e polifonia meravigliosa: il cielo azzurro, il verde delle fronde degli alberi, le montagne rugose e impervie, tutto canta e proclama la bellezza dell’opera di Dio. Ma questa bellezza è anche segno di un amore immenso di Dio, della sua infinita bontà per l’uomo (universalia in unum convertuntur). Questo amore di Dio per l’uomo si esprime dunque anche in una bellezza armoniosa, ha una profonda valenza estetica, perché Dio, che è Amore, vuole anche dare piacere all’uomo nella natura, nel cibo, nell’unione fisica tra l’uomo e la donna. Ma la libertà, anch’essa dono dell’amore di Dio, consente all’uomo di rinnegare tutto questo, di disprezzarlo e di tentare di sfigurare e distruggere la creazione. Dio però verrà a fare giustizia sulla terra di tutto questo e la Sua giustizia va intesa anche come ricostruzione dell’universo.
Alla destra del Padre abbiamo l’immagine del Paradiso, della Gerusalemme celeste. Le immagini dei santi con le vesti bianche sono sempre presenti nelle icone del Giudizio Universale. Al riguardo ci sono due tradizioni. Il cielo infatti può essere fatto presente sia attraverso il battesimo sia attraverso l’eucarestia. Qui al centro della composizione abbiamo un battistero, a forma di croce, con all’interno disegnati, in forma di grappoli, i frutti del battesimo: il battesimo infatti ci porta nella terra promessa, ci dona la vita eterna, ci rende figli di Dio, innesta in noi la natura divina. In altre icone c'è un'altra rappresentazione: i santi del Paradiso sono disegnati in gruppi, in mezzo a ognuno dei quali c’è la mensa con il pane e il vino. Così abbiamo quattro gruppi, quattro eucarestie celebrate nello stesso tempo (così come fanno le comunità nel Cammino Neocatecumenale, nel solco di una tradizione già presente in icone antichissime).
C’è poi la schiera degli apostoli, che sono stati mandati a portare il giudizio di Dio, giudizio di misericordia, mediante l’annuncio del Vangelo a tutte le genti, e che saranno presenti anche nel giudizio finale. Al di sotto di ciò c’è l’immagine della Nikopeia, la “Tutta Santa”, Maria inizio della Chiesa, che ci ha preceduto nei Cieli e che i Cristiani appunto cantano e pregano come “Regina dei Cieli”. Accanto a essa appaino, quali testimoni, due angeli del Paradiso e quel Buon Ladrone, al quale Cristo, sulla croce, aveva detto: “Oggi sarai con me in Paradiso” (Luca 23, 43). Un altro elemento importante del Paradiso è quello che Israele chiama il seno di Abramo. Questo vale per Israele, ma vale anche per la Chiesa (pensiamo alla parabola del ricco Epulone che vede Lazzaro nel seno di Abramo, in Luca 16, 19-31; o a quando Gesù, in Matteo 8, 11, dice che “molti verranno dall’Oriente e dall’Occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei Cieli”). In questo dipinto il seno di Abramo è presente nei tre patriarchi (Abramo, Isacco e Giacobbe), che sono l’immagine del Paradiso in tutta la tradizione di Israele e della Chiesa. Al di sotto dei Patriarchi c’è l’immagine di alcuni monaci, che sono vicini al Paradiso perché già vivono una vita di rinuncia al mondo. Sono raffigurati con le ali, come angeli, seguendo le indicazioni del loro fondatore (S. Antonio Abate o un altro) e volano verso il Paradiso, quasi tuffandosi in esso. L’ingresso del Paradiso è la Santa Porta, accanto alla quale è posto S. Pietro, munito di chiave, che accoglie un gruppo in processione, nel quale si riconoscono Davide, gli apostoli, S. Paolo e alcuni santi.
Nella parte opposta del dipinto c’è il contrario del Paradiso, la zona del combattimento e della lotta contro Dio. C’è il combattimento nella storia, un combattimento con gli idoli rappresentati nella luna, nel sole e nelle stelle, raffigurati nel rotolo aperto da due angeli. Questo combattimento è cominciato già in seno a Dio, quando alcuni angeli disobbedienti si sono opposti e sono stati cacciati dagli arcangeli. Questi ultimi sono rappresentati in un cerchio verde e blu, mentre respingono con le loro lance gli angeli ribelli nel cerchio nero che contiene gli esseri privi della luce di Dio. Tra il peccato degli angeli e il cielo sta la croce, simbolo della redenzione, che ha interrotto la logica fatale del peccato e ha aperto le porte del Paradiso. In questo combattimento viene dunque annunciato Gesù Cristo, Colui che dominerà il mondo, e il cui regno non avrà fine. Egli poggia con i piedi su una tavola quadrata: anticamente infatti si pensava che la terra avesse una forma quadrata, sicché questa immagine indica la signoria di Cristo sulla storia e sulla terra.
Al fianco di Cristo tre angeli portano in mano i segni della Passione: il calice, le spine e i chiodi. Accanto alle tre croci, ci sono la spugna e la lancia. Sotto c’è poi un’immagine assai incisiva e moderna della resurrezione dei morti. S. Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi (15, 52), afferma che “suonerà la tromba e i morti risusciteranno incorruttibili e noi saremo trasformati”. Così qui al suono delle trombe del giudizio i morti avvolti in bende bianche stanno risorgendo: le tombe infatti si apriranno e anche il mare restituirà tutti gli annegati.
A questo giudizio finale saranno convocate tutte le nazioni della terra, come già profetizzato nell’Antico Testamento. Abbiamo quindi Mosè, con le tavole della Legge, che sta indicando il Messia ai popoli. I primi a passare nel giudizio saranno gli Ebrei, che portano nel loro capo il tallit e sulla fronte l'astuccio con lo shemà, poi i musulmani, indicati con il turbante nel capo, e quindi via via tutti gli altri.
Scendiamo così all’ultima parte del dipinto, in basso, dove è rappresentato l’Inferno: giacché se esiste il Paradiso, esiste anche l’Inferno. C’è un demonio alato orrendo, tutto nero, che tiene sulle ginocchia il figlio della perdizione, Giuda Iscariota (secondo quanto dice tutta la Chiesa orientale). I quadrati accanto a lui indicano in forma simbolica e astratta le pene per i sette peccati capitali. In altri dipinti raffiguranti il Giudizio Universale viene indicata una pena eterna specifica e terribile per ogni peccato: p. es. i lussuriosi, che in tutta la loro vita hanno cercato il piacere del corpo, sono immersi in un paiolo di pece bollente, mentre l’avaro è attaccato a un macigno.
Nella parte centrale del dipinto domina il Cristo Pantokrator. Accanto a lui ci sono i due testimoni di Cristo presenti in tutte le icone orientali: la Madonna, in piedi, che è stata testimone di Cristo in quanto lo ha tenuto nel suo seno, e S. Giovanni Battista, che lo ha annunciato e ne è stato il precursore. Ma ci sono anche altri due personaggi che, consapevoli di essere all’origine dell’ingresso del peccato nella storia, stanno intercedendo per le anime in questo giudizio: si tratta di Adamo e di Eva. Quest’ultima, che ha toccato il frutto dell’albero della vita, non ha più le mani. Sotto di loro ci sono tutti gli elementi del giudizio. L’anima, in primo luogo. Due angeli srotolano tutti i fatti della sua vita, tutto il bene e tutto il male che essa ha compiuto: ogni fatto sarà portato al cospetto di Dio. Il giudizio di ciascuna vita sarà sul Vangelo, qui posto al di sopra dell’arca dell’alleanza, di fronte ai segni della Passione. In questo giudizio ci sarà un combattimento forte tra il nostro angelo custode e il demonio. Sia Israele sia l’Oriente danno molta importanza all’angelo custode, che invece la nostra cultura occidentale, vittima di una mentalità empirica e razionalistica, ha accantonato con sufficienza. Ma la Chiesa crede fermamente nell’esistenza degli angeli custodi così come degli arcangeli, e dedica a loro due feste importanti. La festa degli angeli custodi e quella degli arcangeli non sono infatti invenzioni ad libitum, ma segno concreto di ciò in cui la Chiesa crede. Lex orandi, lex credendi: tutto ciò che la Chiesa crede, la Chiesa anche lo prega. Dice un teologo orientale che l’angelo custode vuole un bene immenso all’anima, che è come un compagno, ha una connaturalità con lei, la difende, le parla senza stancarsi. Anche alla fine dei giorni della nostra vita l’angelo custode ci difenderà, si batterà con noi e per noi. In questo dipinto c’è una bilancia: il demonio vuole fare pendere la bilancia dalla sua parte per portare l'anima all'inferno, mentre l'angelo custode con un tridente caccia il demonio e difende l'anima.
Altri elementi vanno considerati. Una grande mano fa presente la destra potente di Dio, cantata nel cantico di Mosè e in ogni notte di Pasqua. E’ il braccio potente di Dio che farà giustizia, e che qui ha in mano gli innocenti, raffigurati come dei bambini. Dio infatti si metterà sempre dalla parte degli innocenti, degli ultimi, di quelli che non si possono difendere, farà loro giustizia. Gli ultimi sono i beati del Sermone della Montagna, che è la proclamazione della verità, come ognuno è chiamato a vedere nella propria vita. Questa giustizia che Dio renderà loro indica il profondo senso escatologico che anima la Chiesa. La mano di Dio sostiene in questo dipinto gli indifesi, i bambini vittime degli aborti, quanti hanno pagato le conseguenze dei mali della storia, p. es. nei campi di concentramento. Sopra si vede anche un’ampolla, che raccoglie tutte le lacrime degli uomini. Isaia dice: “Eliminerà la morte per sempre, il Signore asciugherà le lacrime su ogni volto” (Is. 25, 8).
C’è infine una figura che è forse la più interessante di tutta l’opera, una figura che è come una chiave per entrare in questo dipinto. Si tratta di un uomo legato a una colonna: figura presente in moltissime icone e affreschi orientali, e che può rappresentare la chiave dell’atteggiamento umano di fronte alla Verità. Esso personifica il tipo medio, limitato, predominante nell’umanità, al quale sono ugualmente estranei la profondità celeste e l’abisso satanico. Il critico orientale Trubeckoj ha scritto pagine importanti su questo personaggio legato a una colonna nella parte bassa della composizione, al confine tra Paradiso e Inferno. E’ un uomo tiepido, mediocre, legato al lavoro, alla famiglia, ai suoi piccoli problemi, pensando che in ciò si esaurisca la vita, che questa sia la verità. E’ una persona che si è adattata al proprio posticino, che ha ridotto la sua esistenza a un tentativo di fuga dalla sofferenza, che cerca di avere tutto assicurato, di non complicarsi la vita. A quest’uomo di Dio e della Madonna non importa né punto né poco: la verità per lui è ciò che egli può toccare, possedere, ciò a cui si è vincolato. Al di fuori di questo orizzonte limitato non esiste altro, né quest’uomo pensa che dovrà morire e lasciare tutto ciò a cui si sta aggrappando. Ma la profonda catechesi di questo dipinto proclama e confessa che la Verità non è questa colonna a cui la figura è legata, bensì tutta la composizione nel suo insieme. La Verità è che la vita è un combattimento nel cuore della storia tra due realtà contrapposte: il Paradiso e l’Inferno, la Vita e la Morte. Questa è la Verità: che Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello, e il Signore della vita, che era morto, è ora risorto (Sequenza di Pasqua). La Chiesa ci ricorda che nessuno ha alcunché assicurato, per quante buone opere egli creda di aver compiuto fin qui. Le nostre piccole sicurezze, la colonna alla quale eravamo o siamo incatenati (i soldi, gli affetti, il lavoro, la casa, ecc.) non sono affatto sicure, garantite, e i fatti della nostra vita si stanno incaricando di mostrarcelo concretamente. La Chiesa quindi ci invita mistagogicamente a metterci in cammino verso la Porta del Paradiso, perché è al Cielo che siamo chiamati. Questo dipinto è dunque una apocalisse, una rivelazione del senso profondo della storia di ogni uomo, anzi dell’umanità tutta intera, del mondo tutto. Per questo in un medaglione presso i piedi del Cristo sono raffigurate anche quattro bestie, le bestie di cui parlano il libro del profeta Daniele e quello dell’Apocalisse, le bestie che si affacciano nella storia e la dominano per un certo periodo. Sono gli imperi che si succedono, secondo una concezione della storia universale sia biblica sia greco-romana: impero assiro, impero babilonese, impero persiano, impero macedone, impero romano ecc. Ognuno di questi imperi che di volta in volta hanno dominato il mondo, sono arrivati a pensare di essere gli unici, di avere il controllo totale della storia, di dominare il mondo per sempre. Ma tutti gli imperi, anche quelli dei nostri giorni, sono immancabilmente destinati a declinare e cadere, per sottomettersi finalmente a Cristo, unico Signore della storia.

sabato 18 agosto 2018

Kiko Arguello: Il Vangelo dei Miserabili

Su internet si trova un quadernetto manoscritto di Kiko Arguello (con alcune pagine mancanti), uno "scritto di giovinezza"  (come d'altronde i disegni di un artista ancora mezzo cubista), certamente non "politicamente corretto" - Kiko Arguello "per natura" non è politicamente corretto - ma che esprime il soffio che ha investito un uomo di ormai 30 anni e la cui esperienza evangelica in mezzo ai poverissimi delle baracche di Madrid è già maturata in una forma di condivisione ed evangelizzazione originale che produce frutti abbondanti e ha ricevuto gli incoraggiamenti della Chiesa di Madrid. Durante le vacanze ho tentato una mia traduzione che certamente rende il senso del messaggio di Kiko anche se non potranno mancare imperfezioni per errori miei e, da qualche parte, per la difficoltà a decifrare la grafia o la corretta punteggiatura.

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Vangelo dei Miserabili
Kiko 67
Esulta e canta tu che soffri che già viene il tuo Salvatore.
Kiko Arguello
Venite a me voi tutti affaticati e oppressi e io vi ristorerò.. Mt. 11,25
Lo Spirito del Signore è sopra di me;per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore.
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questaprofezia davanti a voi.». (Luca 4,18)
«L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perchéha guardato l'umiltà della sua serva.  D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi … (Lc 1,46)


Maria; Tu, la più umile, tu la piccola di Nazaret, tu la madre di Gesù, il Servo di Dio, aiutaci a portare il messaggio di Salvezza a tanti poveri, a tanti esseri oppressi, a tanti sfortunati che gemono oggi nel nostro mondo.
… E il più piccolo tra voi, questo sarà il più grande. (Lc 9,48)
Beati i poveri … 
Beati i poveri, i tarati, gli alcolizzati, i privati di amore; i deboli, gli sporchi, i miserabili; gli svogliati, quelli che non hanno volontà, gli ultimi, i nevrotici, gli alienati, gli schiavizzati dalla tecnica, gli oppressi, gli sfruttati; voi le prostitute, gli invertiti, le vittime del vizio, i carcerati …
Beati perché avete sofferto con Cristo, portando sulle vostre spalle la croce del peccato di tutti.
Beati quelli che soffrono, quelli che piangono, quelli che sentono compassione, quelli che fanno la fame, quelli che sono semplici, quelli che non esigono nulla, gli sfortunati, gli idioti, i pazzi, gli ubriachi, quelli che si sentono scarti, gli ultimi; quelli che hanno un cuore di bambino, quelli che credono tutto, i tonti, gli infermi, quelli che servono, quelli che sono sfruttati, gli stupidi, quelli che tutti ingannano, gli anormali, i malformati, i lebbrosi, i bambini. Beati i bambini, i piccoli di tutte le razze, di tutti i popoli.
Beati perché voi formate il corpo di Cristo che si carica del peccato di tutti. Beati perché Gesù ha fatto sì che la vostra sofferenza non sia sterile; perché state portando l’umanità al cielo, perché salvate il mondo. Perché raccogliete nel vostro corpo il male del peccato, la sofferenza. Perché finisce in voi. Perché vi crocifigge e se vi crocifigge con Cristo, con Lui, risusciterete gloriosi. Beati voi i miserabili di tutta la terra perché siete già seduti nella Gloria del Padre, giacché la vostra carne è stata risuscitata in Cristo Gesù vostro fratello …
Beati: perché siete rigettati, come Cristo. Perché siete disprezzati, come Cristo. Perché la vostra anima patisce angoscia, come Cristo. Perché vostro Padre Dio vi ha abbandonati, come Cristo. Perché non siete degni di vivere nella città, come Cristo. Perché siete la spazzatura del mondo, come Cristo. Perché non avete nessun diritto, come Cristo. Perché siete il Cristo, Il Servo di Jahvé: Il Giusto … Perché Dio si è fatto uno con voi. Perché in voi si serve Dio. Perché Dio, il Dio della rugiada e dell’aurora, del ragno e del cardellino, vi ama e ha voluto darvi il Regno. Perché tutto ha creato per voi. Perché è venuto a dare senso alla vostra vita. Perché vi ama fino a dare il sangue … Beati perché in voi si completa la salvezza di tutti.
Guai a voi i ricchi, i sani di mente, gli astemi, i forti, i puliti, i volenterosi, i primi, i normali, quelli che dirigete la tecnica, quelli che opprimono, quelli che sfruttate; voi le moglie rispettabili; quelli che vanno ogni giorno a messa; quelli che non conoscete il vizio; quelli che mai vi siete sporcati le mani.
Guai a voi perché non avete sofferto condividendo il peso con i vostri fratelli. Perché non li avete amati. Perché siete stati degli egoisti.
Guai a voi quelli che adesso ridete e godete, quelli che banchettate quotidianamente, quelli che chiamate voi stessi intellettuali, quelli che esigete da tutti, i potentati, i sani, quelli che sono serviti, quelli  che non sono bambini, quelli che vivete in case buone; quelli che siete assicurati … perché piangerete e gemerete.
Guai a voi, perché accanto alla vostra decenza hanno gemito poveri uomini, oppressi dai pesi che erano di tutti.
Guai a voi, perché cercando il vostro piacere avete condannato il giusto.
Guai a voi sacerdoti ipocriti, che non siete entrati né lasciate entrare.
Guai a voi sacerdoti e religiosi, ipocriti, che mangiate e ingrassate comodamente mentre due terzi dell’umanità soffre la fame.
Guai a voi che avete reso tanto complicato il Vangelo che nessuno lo comprende.
Guai a voi, teologi e sacerdoti, ipocriti, che elevate agli altari i santi che i vostri padri hanno ucciso, così testimoniate l’opera dei vostri padri.
Guai a voi teologi e sacerdoti ipocriti che vivete in case buone e andate in macchina mentre il giusto che dite di imitare è caricato delle ingiustizie della società della quale siete i primi; in questo modo acconsentite alla sua ingiustizia essendo i primi a condannare il giusto.
Guai a voi che divorate le case dei ricchi e quasi mai entrate nelle grotte dei poveri.
Guai a voi che avete fatto voto di povertà per non mancare mai di nulla, mentre masse e masse di uomini sono sfruttati al vostro fianco non avendo neppure lo stretto necessario.
Guai a voi che avete riempito la Chiesa di riti e prescrizioni dimenticandovi della lealtà e della giustizia. Ipocriti! Non entrate voi né lasciate entrare; dove sono i poveri, dove sono i miserabili, dove sono i miei fratelli più piccoli?
Dedicato a tutti i disgraziati della terra; a tutti quelli che si sentono senza cammino e senza speranza; per loro questi poveri righi con tutto l’amore di un cuore che si sente debole.
Alla maggiore Gloria di nostro Signore Gesù che Risuscitato in carne mortale intercede per tutti gli uomini. A Lui la Benedizione, l’onore e la Gloria. AMEN.


I deboli

… Andate e imparate cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio. Perché non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori (Matteo 9,11)

I deboli: uomini senza cultura, senza educazione, senza amore, senza denaro; pieni di difetti, di vizi di miseria; trascinano una vita spezzata sulla quale pesa opprimente la croce dei peccati degli altri. Sono grezzi, mal educati, assurdi, ubriaconi, litigiosi, invidiosi, viziosi, tarati.  … poveri. Da dove escono questi esseri carichi di infermità e egoismo, di barbaria e incultura?

(manca una pagina)

… la loro propria miseria in una ubriacatura unica che gli dia il coraggio sufficiente per essere capaci di rubare, di uccidere, di sopravvivere; ma noi ci siamo trincerati dietro il muro cinico della decenza e gli abbiamo detto che non gli dovevamo niente perché era colpa loro non aver saputo correre, (quello zoppo mi guardava con occhi da ebete senza comprendere bene; sì, devono avere ragione, devo essere un ratto schifoso, visto che sono nato zoppo); casomai pagherò il vicino che ha una pistola grande e grossa, affinché questi pigri non mi diano più fastidio.
Bisogna insegnargli che devono imparare a correre. Se condivido qualcosa di ciò che ho, mai correrà; è per il suo bene. Questa gente è molto svogliata, senza volontà, ubriaconi … No! Che lavorino, che lavorino, che lavorino …


Quando uscivo dalle scale ancora mi risuonavano le parole che rimbombavano nelle pareti e si formava una musica ritmica, insopportabile: che lavorino, che lavorino, che lavorino … All'uscita mi aspettavano: il Juliàn (invalido delle due gambe), il Mata (col vizio della canna, erano due mesi che non la toccava, voleva cambiare), il Mario (senza padre né madre, mai aveva conosciuto affetto, da quando aveva 12 anni un invertito lo pagava mille pesetas settimanali per portargli dei bambini) … che lavorino … che lavorino … che lavorino …, il Bambino (ragazzo di 18 anni con complesso di inferiorità, beveva per poter affrontare la vita) e tanti altri senza affetto, senza cultura, senza volontà, senza niente; che lavorino … che lavorino … che lavorino …

Andammo a lavorare e … fu da ridere.

Mi diedero voglia di piangere, di ubriacarmi con Mario, con il Bambino, con tutti.

Risultò che al lavoro pure qualcuno sparò e tutti scapparono di corsa. Quando arrivai lì, Mario piangeva di rabbia vedendo gli altri andarsene carichi di roba* (*rubata). Juliàn gli gridava ancora: - Sono zoppo; aspettatemi, non vedete che non posso correre … !

Andiamocene. Non c'è posto, non c'è luogo.

Mi arrabbiai, presi il mio bastone, mi lasciai crescere la barba, mi vestì di stracci e gridai loro:
Cambiate! Cambiate mentalità, convertitevi! Pentitevi, fate opere degne perché vi crediamo. È già posta l’ascia alla radice degli alberi, e ogni albero che non dia frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco.
Pentitevi perché il Regno dei Cieli è già arrivato.

Quando scesi le scale della “Grande Prostituta” e mi ritrovai con i miei fratelli, il petto mi scoppiava.
Che ti hanno detto? Mi chiese Richard. Ti hanno ascoltato? Risposi:
-          Mi hanno ascoltato.
-          Sono rimasti scioccati.
-          Mi hanno fatto domande.
-          Mi hanno contestato e …
Bene, per il lavoro e da mangiare, ti hanno dato qualcosa davvero?
-          Nulla.

Era tutto una burla …

Il Grande Palazzo. La Grande Chiesa. Le grandi macchine. La grande fabbrica. Tutto, tutto era comico guardandolo dal punto di vista del Juliàn, tre giorni senza mangiare, del Richard che non rubava da nove mesi e che non so come si manteneva, del Mata … e di tanti deboli.

Non ce la facevo più. Sono tornato a salire….
-          Noi muoiamo di fame, di fame di amore!!
Salì correndo le scale a quattro a quattro, cantai, gridai, piansi, diedi esempi e alla fine un funzionario mi chiamò e mi portò ad una uscita dove era scritto: “Istituto psichiatrico”.
Alla fine è possibile che mangiamo qualcosa…

Aspettai, egli uscì e parlammo. Tutto era arrangiato… : Mario in carcere, Juliàn al Riformatorio. Il Richard e io al manicomio, scusate, al nuovo centro di studi psicologici sala L “Fenomenologia e trauma dello psicodramma”.

È tutto da ridere. Ma la verità è quello che mi dico oppure no? Forse è vero, sono pazzo e loro hanno ragione … ha ragione il capo della mia ditta : - dobbiamo servire il capitale se vogliamo che la nostra ditta che oggi conta duecento operai, domani possa tenerne cinquecento però è compito di tutti ottenere il rendimento massimo …
Sì, hanno ragione, sono pazzo; è molto chiaro. Bisogna fare molti soldi, con gli sforzi corrispondenti, per poter creare molte imprese, e così, tutti felici. Si potranno fare migliori carceri, migliori manicomi, più medicine, più confort, più macchine, più …  è molto chiaro.
Mario non voleva nulla di tutto questo, voleva soltanto poter amare gli altri, perché non poteva, visto che nessuno glielo aveva insegnato. Ma questo Mario deve essere un romantico…

Passando davanti ad una finestra un ciarlatano vestito di nero leggeva:
“non ha aspetto né bellezza perché lo guardassimo, né apparenza … disprezzato, abbandonato dagli uomini, uomo dei dolori e che ben conosce il soffrire …”

E mi dicevo: questo sei tu Richard, e una gioia intima e segreta ma tumultuosa cominciò ad invadermi.

“Disprezzato, non ne avevamo alcuna stima.
Ma fu Lui certamente che sopportò le nostre sofferenze e si caricò dei nostri dolori. Fu trapassato per le nostre iniquità e stritolato per i nostri peccati.
Il castigo della nostra pace fu su di Lui, e nelle sue piaghe siamo stati guariti. Tutti noi andavamo erranti come pecore, seguendo ognuno il suo cammino e Dio caricò su di sé l’iniquità di tutti noi.
Maltrattato ma Egli si sottomise, non aprì bocca, come Agnello portato al macello, come Pecora muta davanti ai tosatori. Fu abbattuto per un giudizio iniquo, senza che nessuno prendesse in difesa la sua causa, perché fu strappato dalla terra dei viventi e ferito a morte per il crimine del suo popolo.
Disposta era tra gli empi la sua sepoltura e fu nella morte messo al livello dei malfattori, benché non avesse commesso peccato né fu menzogna sulla sua bocca...”

Quell’uomo continuava e continuava; io aspettavo il mio guardiano che fra poco avrebbe probabilmente scoperto, in me, la distruzione dell’io nella schizofrenia …

FINE

“quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e avrai la felicità che non possono pagarti, perché riceverai la ricompensa nella risurrezione dei giusti. (Luca 14,13)
“Se sette volte al giorno il tuo fratello pecca contro di te e sette volte si rivolge a te dicendoti: mi pento, lo perdonerai.” (Luca 17,4)

“Gli uomini che lo avevano in custodia lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «profetizza,: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui”. (Luca 22, 65)

“Là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. (Luca 23,33).

QUELL'UOMO ERA MORTO



Quattordici di Dicembre quell’uomo era morto. Avvisata la polizia, venne presto il furgoncino grigio della polizia mortuaria che lo caricò in un feretro nero e lo portò all’obitorio.
Una macchia di sangue scura rimase sul suolo grigio di quella strada; gli ultimi curiosi se ne andarono e i negozi cominciarono ad aprire. Erano le otto e un quarto del mattino nel quartiere di Arguelles della città di Madrid.
Chi era?
Nessuno sapeva nulla; era stato visto, ubriaco perso, nel bar dell’angolo la notte precedente.
Morì solo? Morì di freddo? Di angina pectoris? – Che importa. Che desidera signora; Patate … quante?
Quarantatré anni fa in una via stretta, con molto rumore e molti bar, c'era un bebè di dodici mesi e mezzo che dormiva nella culla del passeggino mentre nella alcova grande la sua madre faceva l’amore, vendendo il suo corpo, con un signore a baffi che rideva molto forte mostrando i suoi denti d'oro. Quel bambino dava poco fastidio; dormiva tutto di un tiro, non si svegliava quasi mai. Quel bambino lo si addormentava col vino.
La sua infanzia la passò in un collegio dal quale scappò passando l'adolescenza con la sua madre nel quartiere cinese di Barcellona.
Come tanti ragazzi, per andare al cinema e ai bigliardi, se la svignava dagli omosessuali lasciandosi fare quattro porcherie.
Fu protettore di tre donne di vita, fu 28 volte in carcere per problemi vari, e tutta la sua vita fu un alcolista.
Amava con delirio gli animali; probabilmente proiettava in essi tutta la mancanza di affetto che accusava il suo carattere.
Ricevette 13 sprangate, e due di esse gravi, per non voler denunciare altri.
Rubò per poter vivere, dato che la sua tara alcolica non gli permetteva di durare molto in nessun lavoro, tanto più che la sua struttura psichica non si adattava alla soggezione.
Amò una donna alla follia e per lei fu due volte in carcere.
Non conobbe mai la doppiezza né la ipocrisia né con se stesso né con quelli della sua condizione; sapeva sì usare inganni e menzogne di fronte alla società perché si vide sempre respinto, e soprattutto verso la forza pubblica, altrimenti non sarebbe potuto sopravvivere.
Conobbe Dio nel carcere minorile quando aveva 14 anni. Di Lui sapeva che aveva fatto le leggi sulle quali si reggeva la società, e che aveva creato il  mondo.
Ebbe sempre invidia degli sposati che vivevano in buone case e andavano a messa. Avrebbe dato la sua mano destra per poter lavorare e possedere ciò che essi avevano, non sapeva come si poteva ottenerlo perché non riusciva a smettere di bere e aveva bisogno di andare con delle donne perché altrimenti non sopportava la solitudine che lo travolgeva. Desiderò sempre avere molto denaro; pensava che sarebbe stato amato di più e che gli avrebbe tolto la paura.
Gli morì un figlio di bronchite capillare e entrò per la prima volta in una Chiesa. Stette mezz’ora guardando un Sacro Cuore con la barba ritoccata e tra molte lacrime chiese perdono; egli era un essere spregevole, ubriacone, giocatore, ladro, donnaiolo, tante volte glielo avevano ripetuto… il suo bambino era morto e da allora gli faceva male la bocca dello stomaco.
Non sapeva perché si trovava adesso piangendo in quella chiesa e chiedendo perdono. Si volle confessare e quel vecchio parroco, gridando, lo chiamò ubriacone.
Mai conobbe l’amore di Gesù Cristo e morì in una strada di un quartiere anonimo di Madrid.
Sulla sua tomba, la fossa comune, qualcuno ha lasciato interrata una pietra con una iscrizione che dice: “Beati i poveri.”
FINE
Vivranno di nuovo i tuoi morti, i tuoi cadaveri si alzeranno, si sveglieranno e canteranno di gioia gli sfortunati che vivono nella miseria. Perché rugiada di luce è la tua rugiada e la terra sarà illuminata dando alla luce le sue ombre. (Isaia 26,19)
In quel giorno i sordi sentiranno le parole del libro e già fuori dalle tenebre e dall’oscurità gli occhi dei ciechi vedranno. I poveri avranno gioia sempre di più in Dio e i miserabili si rallegreranno nel Santo di Dio. (Isaia 29,18)
Questi sono i segni che porterà con sé il Messia ci annuncia il profeta Isaia; Gesù rimette queste profezie a Giovanni quando questi, dal carcere, gli chiede se è lui il messia o deve continuare ad aspettare. “Giovanni il Battista ci ha mandato a te …

(manca una pagina)

Dalla nostra debolezza emerge la lode che si fa Gloria del Padre nell’amore di Cristo Gesù.
Colui che non può essere contenuto, il grande, grande, il “SANTO”, discese a queste regioni oscure; si caricò con un corpo povero e si dispose a scendere nella morte dove ansiosamente era atteso da milioni di uomini che vivevano nella schiavitù delle ombre tenebrose.
Venne vagabondo e povero. Parla del Padre. Predica la tenerezza e l’amore, la misericordia e la lealtà. Si lascia calpestare, si lascia sputare addosso, gli danno tormento, si accaniscono su di lui … e fattosi uno straccio lo ammazzano impiccandolo ad un legno come se fosse un assassino.
...
Dio è entrato nella morte!
Colui che non può essere contenuto, il grande, grande, è stato calpestato e schiacciato come insetto d’estate sulla strada …  Gesù è morto.
È l’ora delle tenebre. È il trionfo del male. DIO E’ MORTO.
Cavalca vittorioso le ombre predicando la salvezza, discende nelle segrete più profonde e risuscita glorioso.
Già sorge la luce. Già viene la salvezza.
Rallegratevi voi che soffrite, già viene, già sale.
Si mostra ai suoi amici: : "Non temete, io ho vinto il mondo, coraggio che vado al Padre e vi invierò il Consolatore …"
Non sia turbato il vostro cuore. Nella casa del mio Padre ci sono molte dimore. Se non fosse così, vi avrei detto che vado a prepararvi un posto? E dopo che vi avrò preparato il posto, tornerò di nuovo e vi prenderò con me, affinché dove sono io, anche voi siate voi. Già conoscete il cammino per dove io vado. - + Signore: Non sappiamo dove vai? Come possiamo conoscere il cammino? – Io sono il cammino, la verità e la vita. Nessuno va al Padre se non per me. Un poco ancora, e il mondo non mi vedrà più. Voi, invece mi rivedrete, perché io continuo a vivere e voi vivrete.
La pace vi do. La mia pace vi do. Non è come quella del mondo quella che vi do. Non siate mai angustiati. Avete sentito che vi ho detto: me ne vado e torno a voi.
Questo è il comandamento mio: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato. Nessuno ha un amore superiore a questo: dare la propria vita per gli amici. Voi sarete i miei amici.
E vi ho destinati a percorrere la terra … se il mondo vi odia sapete che prima che a voi ha odiato me. E vi dico, così sta scritto: Il Messia doveva soffrire e risuscitare di tra i morti al terzo giorno. E nel suo nome si doveva predicare la conversione e il perdono dei peccati a tutte le nazioni. Di questo voi siete testimoni. Rimanete in città finché siate rivestiti della forza dall’alto.
Andate per l’Universo e annunciate la buona notizia ad ogni creatura.
E mentre li benediceva, si allontanò da loro e risalì al cielo!
FINE
Aleluya!!




DIO E' IL MISTERO


Dio è il mistero; il mistero tremendo.
La sofferenza è la porta del mistero.
I miserabili di tutta la terra fanno parte del mistero di Dio nel suo figlio, Nostro Signore Gesù.
I deboli, dalla loro sofferenza, relativizzano le nostre conquiste essendo parte del corpo umanità che gemono con più forza: VIENI SIGNORE GESU’.
Giobbe si difende dagli argomenti dei suoi amici di fronte alla sua terribile sofferenza, dicendo: i nostri cammini non sono i cammini di Dio.
Giobbe dice: Dio non ha ragioni, Dio è l’inesplicabile …
Tocchiamo a tastoni la parete come ciechi, a tastoni come quelli che non hanno occhi, inciampiamo a mezzogiorno come al crepuscolo. In pieno vigore siamo come morti. Grugniamo come orsi, come colombe non smettiamo di gemere: aspettiamo il Giudizio e niente! La salvezza, ma rimane lontana da noi. (Isaia 59.10)
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né i miei sentieri sono i vostri sentieri; oracolo di Dio. Quanto elevati sono i cieli sopra la terra, così i miei sentieri sono sopra i vostri sentieri e i miei pensieri sopra i vostri pensieri. (Isaia 55,6)
Gesù: i tuoi sentieri non sono i nostri sentieri. Ti sei avvicinato all’uomo e non ti ha riconosciuto; non ti riconosce perché ci visiti carico dei nostri peccati e ci ricordi che siamo peccatori, che il peccato esiste, e non ci piace che ci dicano che non siamo Dio, che Dio è altro …
Stai qui, dietro ogni disfatta, dietro ogni uomo rotto, ogni essere debole, ogni ubriacone, ogni povero, ogni miserabile, parlandoci di noi, di chi siamo, dell’egoismo, del peccato; del regno dove esiste solo la giustizia e l’amore totale.
Non possiamo avvicinarci al debole pensando che la ragione l’abbiamo noi e che quindi dobbiamo farlo passare dal nostro lato, quello dei forti.
Essi non sono i deboli, sono Gesù Cristo incarnato nel peccato.
… Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare…
Ho visto con i miei occhi come si prostituiscono dei ragazzini di dodici e tredici anni per denaro nello stesso centro di Madrid.
Ho visto come una madre offriva sua figlia di diciassette anni per trecento pesetas mentre il suo padre lavorava in Germania.
Ho lavorato come manovale edile con centinaia di operai che non parlavano mai di Dio e il cui destino era lavorare e avere figli, per tornare a lavorare ubriacandosi il sabato.
Sono vissuto in una baracca di legno con dei giovani di sedici anni che erano stati più di dieci volte in carcere, quando le loro liti, i loro furti e il loro vizio erano l’unica cosa che gli restava per automanifestarsi di fronte ad una società che tentava di ignorarli legandoli al carro dello sfruttamento.
Quando amiamo qualcuno gli diamo l’essere, gli diciamo: tu esisti per me.
Nessuno può sopravvivere senza sentirsi voluto bene. L’uomo che non è amato da qualcuno è morto.
Dio è amore.
Dio è la vita.
Convertire un uomo è dirgli: tu sei amato da Dio; questo è farlo nascere di nuovo. Dio gli da l’essere attraverso l’amore.
Tutti abbiamo complessi di frustrazione e  impotenza.
Tutto nel fondo sentiamo nausea di noi stessi.
Perché tutti nasciamo morti.
Perché tutti noi nasciamo ingannati e morti.
Gesù viene e viene per dirci: vivi!
Gesù viene e viene per farci passare dalla morte alla vita, dicendoci ti voglio bene, e perché ti amo ti do l’essere. E perché ti amo ti tiro fuori dalla morte e ti introduco nella mia felicità, che nessuno mi può strappare, quella che io ho guadagnato per te con la mia morte e risurrezione.
Gesù viene per farci uscire dalla frustrazione e dall’egoismo attraverso la fede nel suo totale e tremendo amore.
Ma Dio non è un essere blando e amorevole … Dio non è una immaginetta di prima comunione …
Dio è TERRIBILE!
Rivestito della corazza della giustizia e cinta la testa con l’Elmo della Salvezza VIENE! Le vesti della vendetta sono la sua tunica e lo zelo è il suo manto.
Il Redentore VIENE! canta il profeta Isaia, per coloro che si convertano dalla apostasia. E la sua alleanza con noi sarà lo Spirito che sta sopra di Lui, e le parole di Dio non si allontaneranno da essa né dalla bocca della sua discendenza, né dalla bocca della discendenza della discendenza. Ha detto Dio da ora e per sempre.
Forse Dio può rimanere indifferente davanti al male.
Forse Dio è un essere inconsistente al quale non importano i bambini che invecchiano di fame … MENZOGNA!
Che Dio è Cristo e Cristo sta crocifisso nella sofferenza dell’umanità.
Il digiuno che io accetto non è forse: sciogliere i lacci della malvagità, slegare i legami del giogo, lasciare liberi gli oppressi e rompere tutti i gioghi? Forse non consiste nel dividere il tuo pane con l’affamato e introdurre in casa tua i miseri senza tetto, vestire colui che vedi nudo e non voltare la faccia davanti al tuo fratello? (Isaia 58.6)
Sporcamente nel sentiero rotto agonizzavi nel tuo sangue pieno di morte e vomito, chiamasti gridando qualcuno che non c'era.
Cercando la tua propria gloria sei giunto fin qui, fieno e paglia.
Dove sei? Vieni! Vieni!
Guardami, pieno di marciume e porcheria, sul punto di rottura e morte, vieni!
In tanta acida decomposizione finirono i miei cammini.
Nel bordo di questo specchio, dietro … forse, vieni, completa!
So che sei SALE, non ne posso più, vieni Signore vieni …
Sei tu e la terra rimane fredda.
Stai dentro e le cose continuano impassibili.
Tutto grigio nel fango di un giorno triste.
La moglie giovane e la sua pelle vecchia.
Un sigaro acceso e un tramvia che arriva.
Siamo rottame che cammina, qualcosa che divora da dentro e che rende nervosi; che da colpi nel vuoto.
Un giorno il sole uscirà e tutti rideremo.
Il muso del cane alza i rifiuti; vecchie lattine, catorci rivestiti di urina.
Tutto è in crisi e rimaniamo soli.
Guardiamo ai bambini e pensiamo che forse loro…
Tutto è prodotto da un mondo che agonizza e che ci va uccidendo poco a poco.
Voglio fuggire dall’io che mi distrugge e mi trovo in una sala oscura …
Anche lì il cane scarta con il muso la porcheria delle nostre vite senza senso.
Solo la tua attesa mi mantiene di fronte alla distruzione.
Quando vivremo, quando ci riempiremo; quando saremo te.
Credo che ti avvicini perché già non sento niente.
Sono l’essere che muore ogni giorno avvicinandosi alla nascita di te.
Vi darò un cuore nuovo e porrò dentro di voi uno spirito nuovo; vi strapperò questo cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio spirito e vi farò andare per i miei comandamenti e metterli in pratica. Allora abiterete la terra che io diedi ai vostro padri, e sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio (Ezechiele 36.)
Così parla il Signore:
Vieni, o spirito! Vieni dai quattro venti e soffia su queste ossa morte e vivranno.
Profetizzai come se mi mandasse, e entrò in loro lo spirito e cominciarono a rivivere e si misero in piedi, un esercito sterminato.
Mi disse allora: Figlio dell’uomo, queste ossa sono la intera casa di Israele.
Vanno dicendo: si sono seccate le nostre ossa, è fallita la nostra speranza, siamo perduti. Per questo profetizza e dì loro: così parla il Signore: io aprirò i vostri sepolcri e vi farò uscire dalle vostre tombe, popolo mio, e vi porterò alla terra d'Israele e saprete che io sono Dio quando aprirò i vostri sepolcri e vi farò uscire dalle vostre tombe, popolo mio, e io porrò in voi il mio spirito e vivrete e io vi darò riposo nella vostra terra, e saprete che io sono Dio. L’ho detto e lo farò, Parola di Dio. (Isaia 37, 9)
Amen. Vieni Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti. AMEN