martedì 13 novembre 2012

Da Londra ad Abu Dhabi



 Figurano anche il cardinale Angelo Scola nella sua veste di presidente della Fondazione Oasis e il Principe di Giordania Ghazi Bin Muhammad Bin Talal, promotore del progetto A Common Word, tra i quattro vincitori del Premio Sant’Agostino istituito dalla Fondazione Osservatorio del Mediterraneo, in collaborazione con l’Accademia di Studi Interreligiosi di Milano (Interreligious Studies Academy). La premiazione - informa una nota diffusa oggi 13 novembre, dalla Coreis e ripresa dall'agenzia Sir - si svolgerà il 25 novembre nella prestigiosa biblioteca Ambrosiana di Milano. Il premio - spiegano i pormotori dell’iniziativa - è intitolato a Sant’Agostino perché il Santo “fu pioniere dei legami tra le due rive del Mediterraneo” e il premio oggi intende “valorizzare quelle iniziative euromediterranee che si siano particolarmente contraddistinte per un‘attività e un impegno di rilievo nazionale o internazionale nell‘ambito del dialogo interreligioso con particolare riferimento alle tre religioni del Monoteismo Abramico”. Per questa prima edizione 2012 i premiati saranno quattro, due per ogni sponda del Mediterraneo. Per la Riva Sud riceverà il premio anche il consigliere del Re del Marocco André Azoulay in qualità di Presidente della Fondazione Euromediterranea Anna Lindh per il dialogo tra le culture. Per la Riva Nord sarà premiato anche il direttore della rivista Le Monde des Religions di Parigi, Frédéric Lenoir. 

Segnalo di seguito due iniziative importantissime e affido a me medesimo e ai lettori del blog le relative intenzioni di preghiera...

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 Giovedì 15 novembre 2012 a Londra, il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, parteciperà a due incontri di presentazione della Fondazione Internazionale Oasis, www.fondazioneoasis.org, da lui fondata e presieduta: di mattina un seminario alle 10.30, a Westminster, la sede del Parlamento (House of Lords, Committee Room 4°) e nel pomeriggio alle 15 una conferenza pubblica presso l’Heythrop College, uno dei college dell’Università di Londra (Kensington Square).In particolare il primo incontro a Westminster, coordinato da Lord David Alton, avrà la struttura di un confronto libero tra parlamentari, studiosi, esponenti della società civile interessati ai temi di lavoro e di ricerca di Oasis, a partire da un intervento introduttivo del Card. Scola sul tema “Religione, società plurale, bene comune. La proposta di Oasis”.
Il secondo momento della giornata londinese di Oasis consisterà in una conferenza pubblica seguita da un dibattito con i presenti in sala. Per partecipare è sufficiente segnalare la propria presenza alla segreteria dell’Heythrop College (Annabel Clarkson, a.clarkson@heythrop.ac.uk, telefono +44 0207 795 4203).
A entrambi gli eventi hanno già dato l’adesione qualificati esponenti del mondo politico e culturale e esponenti delle diverse religioni, in particolare cristiani delle varie confessioni e musulmani sunniti e sciiti.
L’evento di Londra è l’ultimo di una serie di incontri promossi a livello internazionale da Oasis. Tra questi la presentazione all’Unesco a Parigi nel 2005, il dialogo con il rettore e i professori dell’Università di Al-Azhar al Cairo nel 2006, la conferenza nella sede dell’ONU a New York nel 2007, le riunioni dei comitati scientifici ad Amman nel 2008, a Jounieh in Libano nel 2010, a Tunisi nel 2012, la presentazione del libro delle catechesi del Papa in arabo a Beirut del settembre scorso.
Brevi note su Oasis
Oasis nasce nel 2004 a Venezia, da un’intuizione del Cardinal Angelo Scola, per promuovere la reciproca conoscenza e l’incontro tra il mondo occidentale e quello a maggioranza musulmana.
La Fondazione studia l’interazione tra cristiani e musulmani e le modalità con cui essi interpretano le rispettive fedi nell’attuale fase di mescolanza dei popoli, “meticciato di civiltà e di culture”, partendo dalla vita delle comunità cristiane orientali. Tale processo storico è inedito nelle sue dimensioni e inarrestabile nella sua dinamica e chiede di essere orientato verso stili di vita buona personale e comunitaria.
Per Oasis il dialogo interreligioso passa attraverso il dialogo interculturale perché l’esperienza religiosa è vissuta e sempre si esprime culturalmente: a livello teologico e spirituale, ma anche politico, economico e sociale. Punto di forza della Fondazione è l’ampia rete di persone che collaborano a livello internazionale per la riuscita del progetto.
* Per ulteriori informazioni, contattare la Fondazione Internazionale Oasis: oasis@fondazioneoasis.org

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Oltre 1.500 giovani cattolici del Medio Oriente s’incontreranno ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, dal 15 al 17 novembre, per tre giorni di riflessione e preghiera. Al centro dell’“Arabia Catholic Youth Conference” (Acyc), evento giunto alla sua seconda edizione, vi sarà l’Anno della fede e i suoi significati per i credenti di quelle terre: il tema della conferenza, tratto dal Vangelo di Marco, è infatti “Tutto è possibile per chi crede” (Mc 9,23). Organizzato congiuntamente dai vicariati apostolici dell’Arabia del Nord e dell’Arabia del Sud, guidati rispettivamente da mons. Camillo Ballin e mons. Paul Hinder, l’incontro avrà luogo nella cattedrale di san Giuseppe. Secondo quanto riferito dall’Acyc, il programma dei tre giorni prevede momenti di riflessione e preghiera, di celebrazioni e di manifestazioni culturali e musicali. A parlare ai giovani, in larghissima parte provenienti da diverse nazioni del mondo (in particolare Filippine, India, Pakistan, Sri Lanka, Siria, Libano e nazioni africane) emigrati per lavoro nella penisola arabica, saranno, tra gli altri un giovane australiano, Matt Fradd, il sacerdote cattolico americano e musicista p. Stan Fortuna, p. George Gabriel, dalle Filippine, noto come “il predicatore in blue jeans”, e p. Michael Ssenfuma, dall’Uganda. A chiudere la conferenza sarà un concerto dal titolo “ReJoyce”, di musicisti cristiani di fama internazionale: una prima assoluta nella penisola arabica. La prima conferenza della gioventù cattolica di Arabia si è tenuta, sempre a Dubai, nel novembre 2009. Sull’evento Daniele Rocchi, per il Sir, ha intervistato mons. Camillo Ballin, vicario apostolico dell’Arabia del Nord.

Qual è il significato di questo meeting che si svolge nel particolare contesto della penisola arabica?
“Un avvenimento importante per questi giovani che si trovano a vivere in ambienti a maggioranza islamica. È per loro, quindi, un’occasione per ripensare, rivivere e celebrare la loro fede per continuare ad esserne testimoni con la vita anche se c’è qualche zelante islamico che mette ostacoli, non condivide e cerca di far cambiare loro strada”.

Il tema scelto per l’incontro appare, a tale riguardo, impegnativo…
“Il passo del Vangelo di Marco, ‘Tutto è possibile per chi crede’, vuole ribadire che si può testimoniare la propria fede anche se si vive in ambienti difficili e complessi. Se abbiamo fede che Dio guida la nostra storia siamo più sereni. Tutto ciò è fondamentale per chi, come questi giovani, vive anche lontano dalla propria casa, dagli affetti e dagli amici. Riscoprire e rinvigorire la fede, come Benedetto XVI esorta a fare in questo Anno della fede, aiuta i giovani a non prendere altre strade”.

Chi sono i giovani che vi prenderanno parte?
“Sono giovani che rappresentano la Chiesa universale, non chiusa da diversità di lingua, popolo e tradizioni, siamo tutti insieme, noi con loro, nonostante proveniamo da posti diversi. Ci unisce la fede in Cristo. Si tratta di giovani fortemente motivati. Vivendo in un Paese che non è il loro, si aggrappano alla fede e confidano nell’aiuto di Dio. Sono persone che sentono nostalgia dei loro affetti e la fede li sostiene. Giovani disposti a una maggiore ricerca del Signore”.

Quella della penisola arabica, tuttavia, non è una Chiesa autoctona. I giovani sono tutti lavoratori emigrati. Ciò presuppone, nella ferialità, una pastorale “ad hoc” che li educhi alla fede. Quali sono i tratti distintivi di questo cammino pastorale?
“Innanzitutto una pastorale che chiami all’unità, alla comunione con tutti e non alla divisione per Paesi o lingue. Molti di loro appartengono a gruppi e associazioni che raccolgono tutti e seguono al loro interno un cammino di fede che ha nell’universalità un dato caratteristico”.

Cosa si augura per questa conferenza?
“Spero che l’Acyc possa dare ai giovani del Medio Oriente l’opportunità di riunirsi, rafforzare e sperimentare la gioia di vivere la loro fede e che riesca a dare risposta alle tante domande che hanno su di essa”.