martedì 3 maggio 2011

L'abito della festa

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Un terzo dell'umanità ha fame. Alla fame dei corpi si unisce quella delle anime: i due terzi della popolazione del globo non conoscono ancora il Nome di Cristo. Nei Paesi che si dicono cristiani regna la massima divergenza tra il Vangelo da una parte, il modo di vivere dei cristiani da un'altra e le tendenze della società da un'altra ancora.
Come collegare tutto ciò alla resurrezione? Ma è di una evidenza lampante! I sedicenti cristiani non vivono la resurrezione, non sono dei risorti! Hanno peduto lo spirito del Vangelo. Hanno fatto della Chiesa una macchina, della teologia una pseudo-scienza, del cristianesimo una morale da quattro soldi. Riviviamo la teologia rovente di Paolo: "Come Cristo è risorto dai morti, così noi, i battezzati, dobbiamo condurre una vita nuova" (Rm. 6,4). Se coloro che credono nel Risorto portano in sè questa potenza di vita, allora si potranno trovare soluzioni ai problemi che angosciano oggi gli uomini...
Si tratta innanzitutto di formare l'uomo interiore: abbiamo bisogno di uomini che facciano l'esperienza della resurrezione di Cristo. Da questa forza interiore scaturirà uno slancio che darà senso ai valori umani, alle grandi idee sociali... E' tutto qui: inaugurare in sè una vita nuova, rivestirsi l'anima di un abito di festa. Allora avremo le mani colme di doni fraterni per chi soffre sia della fame del corpo che di quella dell'anima.
Ma dove possiamo trovare Cristo risorto? Dappertutto. Dalla Pasqua in poi tutta la vicenda umana si svolge in Lui, lo cerca, lo celebra, lo combatte, lo nega, lo ritrova. La Sua presenza segreta è il fermento della storia. Ricordate il capitolo 25 di Matteo: "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare... Ogni volta che avrete fatto questo a uno di questi miei fratelli più piccoli, lo avrete fatto a me..."? Commentando questo passo, Giovanni Crisostomo dice che il povero è il sacramento del Cristo, che Cristo si incarna nel povero. Cristo è presente ogni volta che si verifica un vero incontro, ogni volta che si manifesta un pò di amore, ogni volta che la giustizia e la verità sono servite con disinteresse, ogni volta che la bellezza dilata il cuore dell'uomo.
Atenagora, patriarca di Costantinopoli, in O. Clement, Dialoghi con Atenagora, Brescia, 1995, pp.151-155