Riprendo con questo post la presentazione della Dottrina cattolica sulla Grazia (ricordo che il post precedente sulla Grazia l'ho pubblicato mercoledi scorso 1 giugno col titolo: "Quelli che Tu hai redenti, conservali, o Cristo").
A commento del canone 25 del Concilio di Orange, riporto una frase di sant'Agostino e una di santa Teresa di Lisieux:
"Da dove proviene negli uomini la carità verso Dio e il prossimo se non da Dio stesso? Infatti se provenisse non da Dio, ma dagli uomini, avrebbero vinto i pelagiani(*); ma se viene da Dio, siamo noi che vinciamo i pelagiani!" (Agostino, De gratia et libero arbitrio, I, 18, 37).
"Quando sono caritatevole, è solo Gesù che agisce in me. Più sono unita a Lui, più amo tutte le mie sorelle" (Therese de Lisieux, Storia di un'anima).
Concilio di Orange del 529
"Amare Dio è completamente un dono di Dio"
Canone 25. L'amore con il quale amiamo Dio.
Amare Dio è completamente un dono di Dio. Di propria iniziativa Lui, non amato, amando ha dato di essere amato. Siamo stati amati quando non eravamo amabili, affinchè ci fosse in noi qualcosa per cui Gli piacessimo. Infatti lo Spirito del Padre e del Figlio riversa nei nostri cuori la carità (Rm. 5, 5), così che Lo amiamo (lo Spirito Santo, n.d.r.) con il Padre e con il Figlio.
* * *
(*): I pelagiani aderivano alla dottrina di Pelagio, un monaco vissuto tra il 360 e il 420 circa, il quale sosteneva che gli uomini non erano predestinati (concetto di Sant'Agostino elaborato da una sua interpretazione molto personale del pensiero di San Paolo), ma potevano, invece, solamente con la propria volontà (liberum arbitrium) e per mezzo di preghiere ed opere buone, evitare il peccato e giungere alla salvezza eterna: non era necessario l'intervento della Grazia divina.