venerdì 8 luglio 2011

Dove copiano tutto, anche...la Chiesa!


Oggi 9 luglio preghiamo in particolare per la Chiesa in Cina, ricordando:
I 32.000 martiri di Taiyuan (+1900)
Nel 1900 si consuma in Cina una delle più gravi repressioni xenofobe della storia. L'imperatrice Cixi, cavalcando il malcontento popolare, aveva additato come responsabili della disgregazione occorsa al tessuto politico ed economico del suo immenso paese gli stranieri presenti in Cina. Per questo motivo, Cixi decretò l'eliminazione fisica di tre categorie di persone: gli stranieri, i cristiani, e i mercanti che commerciavano con gli stranieri. Il massacro che ne seguì fu impressionante, e fra le centinaia di migliaia di morti vi furono anche 30.000 cattolici e 2.000 protestanti che si rifiutarono di apostatare.
Particolarmente feroci furono le esecuzioni nella provincia di Shanxi, nella quale il viceré Yuxian ordinò che tutti gli stranieri e tutti i cristiani residenti nel territorio provinciale si presentassero al suo cospetto. Nel pomeriggio del 9 luglio essi vennero tutti fatti a pezzi nei cortili della reggia.
Fra i martiri di quel giorno, vi erano anche diversi vescovi, pastori e religiosi che non avevano voluto abbandonare la loro gente nel tragico tempo della persecuzione.



TRACCE DI LETTURA
Scorrere i nomi di questi martiri è pregare, lasciandosi prendere da una pena profonda per tanto male, tanta violenza, tanta stoltezza che continua a percorrere la storia. Una pena che poi, lentamente, mentre la meditazione continua, si trasforma in una sorta di forza interiore, di bisogno di non riporre il libro dei testimoni e non lasciare che questi nomi tornino nel silenzio. In realtà essi vengono da un silenzio che è Vita e infinita comunicazione di Amore, accolti nel mistero del Padre. Se questo silenzio per noi è oblio, è perché noi siamo sordi.
Dio ci appare spesso indifferente alle sorti del mondo perché continuiamo a voltare la nostra faccia dal suo volto, troppo umile e sofferente, perché continuiamo a non ascoltare il suo sussurro nella storia sempre nuova di cuori che amano, di piccoli che si affidano a lui, di deboli che sperano perché lo accettano così com'è. I martiri gridano per spingerci a distogliere il nostro sguardo dagli aguzzini e rivolgerlo a loro: sono loro l'immagine più viva di Dio
(Franco Cagnasso, da Martiri in Cina).

sopra: l'immagine di Nostra Signore di She-Shan, venerata nel Santuario di Shanghai
* * *
Di seguito riporto un testo tratto dalla
OMELIA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
per la canonizzazione di Agostino Zhao Rong e i 119 compagni, martiri in Cina
tenuta la Domenica, 1° Ottobre 2000

1. "La tua parola è verità: consacraci nel tuo amore" (Canto al Vangelo: cfr Gv 17,17). Questa invocazione, eco della preghiera che Cristo rivolse al Padre dopo l'Ultima Cena, sembra salire dalla schiera di santi e beati, che lo Spirito di Dio, di generazione in generazione, va suscitando nella sua Chiesa.
A duemila anni dall'inizio della Redenzione, oggi facciamo nostre quelle parole, mentre abbiamo dinanzi, quali modelli di santità, Agostino Zhao Rong e i 119 compagni, Martiri in Cina. Dio Padre li ha "consacrati nel suo amore", esaudendo la domanda del Figlio, che per acquistargli un popolo santo ha steso le braccia sulla croce e morendo ha distrutto la morte e proclamato la risurrezione (cfr Pregh. eucar. II, Prefazio).
A tutti voi, cari Fratelli e Sorelle, qui convenuti numerosi per esprimere la vostra devozione verso questi luminosi testimoni del Vangelo, rivolgo il mio cordiale saluto.
2. "I precetti del Signore danno gioia" (Sal. resp.) Queste parole del Salmo responsoriale ben rispecchiano l’esperienza di Agostino Zhao Rong e dei 119 compagni, Martiri in Cina. Le testimonianze che ci sono giunte lasciano intravedere in loro uno stato d’animo improntato a profonda serenità e gioia.
La Chiesa è oggi grata al suo Signore, che la benedice e la inonda di luce con il fulgore della santità di questi figli e figlie della Cina. Non è forse l'Anno Santo il momento più opportuno per far risplendere la loro eroica testimonianza? La giovinetta Anna Wang, quattordicenne, resiste alle minacce del carnefice che la invita ad apostatare e, disponendosi alla decapitazione, con il viso raggiante, dichiara: "La porta del Cielo è aperta a tutti" e mormora per tre volte "Gesù". E il diciottenne Chi Zhuzi, a coloro che gli hanno appena tagliato il braccio destro e si preparano a scorticarlo vivo, grida impavido: "Ogni pezzo della mia carne, ogni goccia del mio sangue vi ripeteranno che io sono cristiano".
Uguale convinzione e gioia hanno testimoniato gli altri 85 cinesi, uomini e donne di ogni età e condizione, sacerdoti, religiose e laici, che hanno suggellato la propria indefettibile fedeltà a Cristo e alla Chiesa con il dono della vita. Ciò è avvenuto nell'arco di vari secoli e in complesse e difficili epoche della storia della Cina. La presente celebrazione non è il momento opportuno per formulare giudizi su quei periodi storici: lo si potrà e lo si dovrà fare in altra sede. Oggi, con questa solenne proclamazione di santità, la Chiesa intende soltanto riconoscere che quei Martiri sono un esempio di coraggio e di coerenza per tutti noi e fanno onore al nobile popolo cinese.
In questa schiera di Martiri risplendono anche 33 missionari e missionarie, che lasciarono la loro terra e cercarono di introdursi nella realtà cinese, assumendone con amore le caratteristiche, nel desiderio di annunciare Cristo e di servire quel popolo. Le loro tombe sono là, quasi a significare la loro definitiva appartenenza alla Cina, che essi, pur con i loro limiti umani, hanno sinceramente amato, spendendo per essa le loro energie. "Noi non abbiamo mai fatto del male a nessuno – risponde il vescovo Francesco Fogolla al governatore che si appresta a colpirlo con la propria spada -. Al contrario, abbiamo fatto del bene a molti".