venerdì 2 dicembre 2011

Vieni, Signore Gesù!



Come lettura di Avvento per questa notte, propongo il seguente bellissimo testo del Cardinal Jean Danielou. *

«VIENI, SIGNORE GESÙ» (Apoc. 22, 20)

Il Cristo si presenta nell'Apocalisse come colui che viene. E questo ha vari sensi. Prima di tutto Gesù è colui che è venuto, è Dio venuto verso di noi, è il movimento di Dio verso l'uomo. Questo è l'oggetto della nostra fede. Ma è anche colui che verrà, perché in lui tutte le cose troveranno il loro compimento, secondo quanto dice S. Paolo:
...L'ansiosa aspettativa del mondo creato è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio (Rom. 8, 19). E ancora: Sappiamo infatti che tutte le creature gemono insieme e si struggono nei dolori del parto, anche in questo momento. E non il creato soltanto, ma noi pure che possediamo le primizie dello Spirito. Anche noi nel nostro intimo gemiamo nel/'attesa del/'adozione filiale, della redenzione del nostro corpo (Rom. 8, 22-23).
Il mondo intero è nella attesa e la nostra stessa preghiera deve essere protesa verso il compimento escatologico. In questo Vieni, Signore Gesù, la nostra preghiera dovrebbe far proprie tutte le attese, tutte le sofferenze fisiche e morali dell'umanità che vive accanto a noi, nella consapevolezza che le nostre vite e tutte quelle di quanti ci circondano sono trascinate nel movimento dell'intera creazione verso il Cristo.
Il Cristo è anche colui che viene sempre. La sua venuta è, per ciascuna delle nostre anime, una realtà attuale: Ecco, io sto alla porta
e picchio; se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò in casa sua e mi siederò a mensa con lui e lui con me (Apoc. 3, 20). Se lasciamo entrare il Cristo, egli ci farà partecipi dei suoi doni e dei suoi beni; egli ha da dire una parola particolarmente a ciascuno di noi. Mediante la sua grazia, egli sollecita continuamente - dall'intimo - i nostri cuori. Per questo egli vuole che siamo attenti alla sua venuta, che spalanchiamo 'le porte delle nostre anime. Egli è sempre colui che viene, come precisa il testo: lo sono l'Alta e l'Omega, il Primo el'Ultimo, il Principio e la Fine (Apoc. 22, 13). Egli è il termine verso il quale noi tendiamo; in lui tutto si riassume, perché egli è l'unico fine di tutte le cose. È già cominciato qual'cosa che non terminerà mai, ed è la nostra trasformazione in Gesù Cristo: bisogna lasciarlo agire in noi...
Ci si chiede di essere assetati, di essere aperti a Dio, per lasciar scaturire dal fondo della nostra anima questa sete di grazia che il Signore soltanto potrà estinguere:
Ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà più sete (Gv. 4, 13). Questa parola si rivolge a tutti, senza fare eccezioni e senza porre condizioni; nonostante i nostri peccati passati, la nostra mediocrità, l'insensibilità spirituale, basta credere all'Amore, credere 'che tutto è possibile sempre, che nulla è irrevocabile, né fallimenti, né infedeltà. La grazia di Dio può porre rimedio a tutto, tutto redimere: ritornare a Dio è sempre un inizio assoluto, perché la potenza di Dio è senza limiti.
E chi ascolta dica: "Vieni!». E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda l'acqua della vita gratuitamente (Apoc. 22, 17). Con «'Colui che rende testimonianza» diciamo sì, Amen, aprendo i nostri cuori a ciò che Cristo vuole compiere in noi e mediante noi, perché scaturisca dal fondo dei nostri cuori questa sorgente inesauribile di vita e d'amore.

Éléments de spiritualité pour le laic d'aujourd'hui, opuscolo del «Circolo S. Giovanni Battista» - pp. 38-41.

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*: Il Padre Jean Daniélou, nato nel 1905, conduce una brillante carriera scientifica nel campo degli studi patristici e insieme una vita apostolica molto aperta alle attese dell'uomo moderno. Professore all'Istituto Cattolico di Parigi, condirettore - con il Padre de Lubac - della collezione "Sources Chrétiennes», esperto al Concilio Vaticano Il, si dedica a trarre dai documenti trasmessi dalla tradizione gli elementi comuni di fede del Popolo di Dio, mettendoli in relazione con le inquietudini e le speranze del nostro tempo. Uno dei temi preferiti della sua riflessione è quello della storia della salvezza, annunciata e prefigurata nell'Antico Testamento, realizzata nel Nuovo, sempre in atto nella Chiesa.