Di seguito il Vangelo di oggi, 3 gennaio, con un commento e un testo di san Girolamo.
"Si dice che Aslan stia per arrivare.
Forse è già sbarcato sulla nostra spiaggia."
Fu allora che accadde una cosa veramente strana.
I quattro ragazzi non avevano la minima idea
di chi fosse questo Aslan che doveva arrivare
e forse era già arrivato, eppure,
sentendone pronunciare il nome,
furono presi da una strana sensazione,
qualcosa di simile può succedere nei sogni
e forse sarà capitato anche a voi.
Qualcuno (nel sogno) dice qualcosa che non si capisce bene
o non si capisce affatto,
ma che sembra pieno di significato:
poi il sogno si trasforma in un incubo terribile
o in un'avventura meravigliosa,
troppo bella per essere spiegata a parole;
qualcosa di indimenticabile.
E in effetti non si dimentica più
e lascia per sempre il desiderio che il sogno si ripeta e torni.
da "le cronache di Narnia - Il leone, la strega e l'armadio"
Gv 1, 29-34
In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!
Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele».
Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».
IL COMMENTO
Inizia un anno, e, al di là di propositi e speranze, ci ritroviamo, probabilmente, esattamente come ci siamo lasciati la notte di San Silvestro. Qualche banchetto, le feste in famiglia, e oggi, eccoci qua, gli stessi, peccatori come sempre. Le promesse fatte a noi stessi, la nuova vita che ci siamo augurati solo qualche ora fa, son bastati pochi, pochissimi inconvenienti, qualche problema, e tutto l'armamentario di principio d'anno si è già volatilizzato. Altri di noi forse non si sono neanche posti il problema. Le difficoltà, le sofferenze, le angosce non hanno fatto vacanza neanche in questi giorni. Siamo noi, sulla soglia di questo nuovo anno carichi della stessa zavorra, quella che avremmo voluto buttar giù dalla finestra e non abbiamo potuto. Tutte le religioni caricano questi giorni di significati, cercando di accendere speranze in un futuro migliore. Oroscopi e templi, totem di sogni che s'annidano anche nei nostri cuori. Ed il lavoro che incombe dopo giorni di pausa. La routine che ci ricorda lo scorrere implacabile del tempo, e, sottile, s'insinua la malinconia. Accidia, secondo la tradizione della Chiesa.
Così oggi la Parola del Vangelo ci viene incontro come una Buona Notizia, che illumina il fondo dei nostri problemi e ci indica un cammino. "Ecco l'Agnello di Dio!" . Per questo è nato il Signore, perchè tutti noi abbiamo bisogno di un Agnello capace di togliere "il" peccato del mondo, la superbia che ci avvelena il cuore. Si schiude dinanzi a noi un nuovo anno, e Gesù ci viene incontro. Giovanni, la Chiesa, ce lo indicano. E' Lui l'unica nostra salvezza. Le parole che abbiamo ascoltato in questi giorni, le liturgie, le feste, gli stessi nostri sogni, altro non sono stati che l'acqua del battesimo di Giovanni. Gli angeli sulla capanna di Betlemme ci indicavano un Bambino, un agnellino. Piccolo, indifeso, povero. Dio che s'è fatto carne, nella stessa mia, la tua. Perchè lo Spirito Santo si abituasse a rimanere nella carne. Quella assoggettata alla paura della morte che genera la schiavitù ai peccati, sempre gli stessi. La paura che ci lega ai compromessi, agli umori di chi ci è intorno. La paura non è dei figli ma degli schiavi. Ed il Figlio s'è fatto carne perchè, attraverso di Lui lo Spirito Santo potesse dimorare in noi. Lo Spirito che grida dentro ciascuno "Abbà! Papà!". Lo Spirito che scaccia la paura perchè il Signore ha vinto la morte con la stessa nostra carne. Ecco l'Agnello di cui abbiamo bisogno oggi.
Ecco chi, solo, può togliere dal nostro cuore la radice velenosa iniettataci dal demonio. Ecco l'agnello che ci fa agnellini. A casa, al lavoro, a scuola, ovunque. Agnellini, dimore dello Spirito che ci fa liberi. Un anno da agnellini allora, ecco quel che ci aspetta. Sicuramente rifiutati, non compresi, ritenuti pazzi e visionari, inermi di fronte a tanto male. Inutile ingannarci, il mondo ha odiato il Signore, non potrà amare noi, suoi fratelli. Le sue orme, anche quest'anno, portano a Gerusalemme. Al Mistero Pasquale, all'Agnello immolato. Alla perfetta letizia di chi, con Lui, entra ogni giorno in ogni evento e scopre di non morire. Anzi. Con Lui, agnello senza macchia, in ogni macchia di morte, e vincere, per virtù del Suo amore infinito. Perdonati nel sangue dell'Agnello la nostra vita non è più quella di ieri. Mai più nessun oggi sarà uguale a nessun ieri. Ogni istante è Lui a caricarsi delle nostre debolezze, dei nostri peccati. E' Lui che ci precede in questo nuovo anno, e le sue orme sono colme di misericordia. Un anno di misericordia, un anno nuovo e meraviglioso. Con Lui nostro mite e dolcissimo Agnello.
San Girolamo (347-420), sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa
Su Isaia, cap. 11
«E' colui che battezza in Spirito Santo»
«Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse (padre di Davide), un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore» (Is 11,1-2). Questa profezia riguarda Cristo... Il germoglio ed il fiore che spunteranno dalla stirpe di Iesse, gli ebrei li interpretano in riferimento al Signore: per essi il germoglio è simbolo dello scettro reale; il fiore, quello della sua bellezza. Noi cristiani vediamo nel germoglio nato dalla stirpe di Iesse Maria Vergine santissima, alla quale nessuno si è unito per renderla madre. E' lei che viene indicata, poco prima, dallo stesso profeta: «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio» (7,14). E nel fiore riconosciamo il Signore nostro Salvatore che dice nel Cantico dei cantici: «Io sono un narciso di Saron, un giglio delle valli» (Can 2,1)...
Su questo fiore che spunta dal ceppo e dalla stirpe di Iesse attraverso Maria Vergine, va a posarsi lo spirito del Signore, poiché «A Dio è piaciuto far abitare in Cristo corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9). Non parzialmente, come in altri santi, ma ... secondo quanto leggiamo nel vangelo di Matteo: «Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti» (Mt 12,18; Is 42,1). Noi colleghiamo questa profezia al Salvatore su cui lo spirito del Signore si è posato, cioè ha stabilito in lui la sua dimora per sempre... Come testimonia Giovanni Battista, lo spirito scende per restare per sempre in lui: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo».... Questo Spirito è chiamato «Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di conoscenza e di timore del Signore» (Is 11,2)... E' l'unica e medesima fonte di tutti i doni.
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Oggi 3 gennaio abbiamo ricordato anche il Santissimo Nome di Gesù.
Riporto di seguito qualche lettura dalla Tradizione.
Dagli «Opuscoli» attribuiti a san Tommaso d'Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa.
(Opusc. 60, Sull'umanità di Gesù Cristo nostro Signore, ed. Lanci, 1562, p. 417).
Il nome di Gesù è grande e potente.
«Gli fu messo nome Gesù» (Lc 2,21). Si noti che alle persone eccezionali viene generalmente dato un nome che richiama qualche loro particolarità: a volte è il tempo che lo suggerisce — come quando si da il nome di un santo a chi è nato nel giorno della sua festa —, altre volte è la parentela o qualche altra circostanza. Ma quando il nome è dato da Dio, esprime sempre qualche dono elargito dalla Grazia divina alla persona cui viene dato il nome; così fu detto ad Abramo: «Ti chiamerai Abramo perché ti ho costituito padre di una moltitudine di popoli» (Gen 17,5), e a Pietro fu detto: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa» (Mt 16,18). Poiché dunque Cristo, in quanto uomo, fu investito dalla Grazia della missione salvifica per tutto il genere umano, fu giusto che gli si ponesse nome Gesù, che significa «salvatore».
Occorre aggiungere che questo nome di Gesù è grande e molto potente. E' infatti rifugio per chi si pente, guarigione per chi è malato, soccorso per chi lotta, esaudimento per chi prega, perché conferisce il perdono dei peccati, la grazia della salute, la vittoria nella tentazione, la forza e la fiducia di ottenere la salvezza.
Riguardo al primo punto sta scritto: «Scrivo a voi, figlioli, perché vi sono rimessi i peccati in virtù del nome del Signore» (1 Gv 2,12), e «Tutti i profeti gli rendono testimonianza» (At 10,43). Così Agostino diceva: «Che cosa è Gesù se non 'il salvatore'? Dunque proprio per quel che tu sei, sii per me 'Gesù'! No, Signore, non considerare il male che è in me al punto da dimenticare il bene che è in te». Ma bisogna considerare che questo nome viene imposto nel giorno della circoncisione, per significare che sono salvati quelli che sono circoncisi spiritualmente, come dice san Bernardo: «E’ necessario, fratelli, che noi siamo circoncisi, per poter così ricevere il nome che è salvezza: essere circoncisi evidentemente non secondo la lettera, ma in spirito ». Quanto al terzo punto sta scritto: «II nome del Signore è una torre fortissima» (Prov 18,10), e; «Nel mio nome cacceranno i demoni» (Mc 16,17), e ancora: «Il discepoli tornarono pieni di gioia dicendo: Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome» (Lc 10,17). Perciò Pietro Crisologo osserva: «La potenza del nome di Gesù scacciò dagli oppressi ogni potenza diabolica». Quanto al quarto punto sta scritto: «Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, ve la darà» (Gv 16,23). Agostino commenta così: «'Nel mio nome': questo nome è Cristo Gesù, e Cristo significa 're', Gesù significa 'salvatore'». E' dunque nel nome del Salvatore che noi indirizziamo a Dio tutte le nostre richieste, e tuttavia Egli è il nostro Salvatore non solo quando realizza ciò che chiediamo, ma anche quando non lo fa: si mostra infatti Salvatore proprio quando non esaudisce le richieste che vede contrarie alla salvezza. Così un medico sa riconoscere se i desideri del malato giovano o nuocciono alla sua salute, e pertanto, proprio per procurargli la salute, non esaudisce un desiderio nocivo a colui che lo esprime.
Ricordiamo le significative parole di san Bernardo sulla circoncisione di Cristo e sull'imposizione del suo nome: «E' un grande e ammirabile mistero: il bambino viene circonciso e gli viene dato nome 'Gesù'. Che significa la coincidenza di questi due fatti? Riconosci in Cristo il mediatore tra Dio e gli uomini, che fin dalla sua nascita congiunge il divino con l'umano, il terrestre con il celeste. Nasce da una donna, ma ella riceve il frutto della fecondità senza sciupare il fiore della verginità; è avvolto in poveri panni, ma intorno ad essi risuona il canto di lode degli angeli; è deposto in un'oscura mangiatoia, ma lo manifesta al mondo una stella sfolgorante dal cielo». Così la circoncisione prova la verità della natura umana assunta da Cristo, e il «nome che è al di sopra di ogni nome» (Fil 2,9) indica la gloria della sua maestà.
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Dalle «Lettere» del beato Enrico Seuze, sacerdote. (Lett. 26, ed. K. Bellumore, Stuttgart 1907, pp. 479 s.).
Mettimi come sigillo sul cuore.
Dio, l'Eterno, chiede all'anima un luogo dove riposare: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore» (Ct 8,6). Vi mando perciò queste lettere affinchè abbiate in ogni momento qualcosa che sazi la fame della vostra anima, qualcosa che rinnovi e infiammi il vostro cuore e la vostra mente nel dolce amore della soave e amorosa Sapienza eterna. Finché non ci è possibile la visione senza veli, l'abbraccio senza più ostacoli frapposti e la continua penetrazione di Lui, il massimo che possiamo avere nel tempo è questo: pensare al nostro amato, sì, ricordarci veramente dell'Unico che abbiamo scelto di amare, rivolgere a Lui il nostro cuore, parlare spesso di Lui, leggere la sua parola densa di amore, far passare per Lui ogni nostra opera, non pensare ad altri che a Lui. I nostri occhi lo contemplino amorosamente, le nostre orecchie si aprano alle sue parole, il cuore, i sensi e la mente lo abbraccino. Quando lo offendiamo, imploriamolo; quando ci mette alla prova, accogliamolo; quando si nasconde, cerchiamo Lui, il diletto, senza mai desistere prima di averlo di volta in volta ritrovato; e quando lo troviamo, teniamolo con noi con tutta la nostra tenerezza e con una santa condotta di vita.
Sia che stiamo fermi sia che camminiamo, sia che mangiamo sia che beviamo, sempre deve essere impresso nel nostro cuore l'aureo nome di Gesù. Se non possiamo fare altro, almeno incidiamo nella nostra anima la sua immagine contemplandola assiduamente; sia sempre sulle nostre labbra il suo dolce nome, dobbiamo esserne così presi durante il giorno da sognarlo durante la notte. Diciamo insieme al profeta, con un sospiro che sale dal profondo del cuore: «O Dio amato, o Sapienza bellissima, dolcissima, trascendente, come sei buono con l'anima che Ti cerca (ctr. Lam 3,25) e che Te solo desidera!».
Ecco, questo è il migliore esercizio che possiate praticare, dato che il culmine di tutte le pratiche ascetiche è la preghiera assidua e ciò che è ad essa finalizzato. Che altro si fa in paradiso se non contemplare e amare, amare e lodare l'amato? E perciò, quanto più imprimiamo nel nostro cuore il divino diletto, quanto più spesso lo contempliamo e lo abbracciamo con le braccia della nostra anima, tanto più amorosamente saremo accolti dal suo abbraccio nella beatitudine eterna.
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Dai «Discorsi» di san Bernardino da Siena, sacerdote (Sermo 49, art. 1)
II nome di Gesù, grande fondamento della fede
Questo è quel santissimo Nome che fu tanto desiderato dagli antichi padri, atteso con così grande trepidazione, sospirato con cosi grandi gemiti, invocato con così tanti sospiri, richiesto con così abbondanti lacrime, ma che è stato donato misericordiosamente nel tempo della grazia. Nascondi, ti prego, il nome di potenza, non si senta il nome di vendetta, si trattenga il nome di giustizia. Dacci il nome di misericordia, risuoni nelle mie orecchie il nome di Gesù, perché allora veramente la tua voce è dolce e il tuo volto è leggiadro (cfr. Ct 2,14). Grande fondamento della fede è dunque il nome di Gesù, che forma i figli di Dio. Infatti la fede della religione cattolica consiste nella conoscenza radiosa di Gesù Cristo, che è luce dell'anima, porta della vita, fondamento della salvezza eterna. Chi non possiede o chi abbandona tale conoscenza, è come chi cammina senza luce nel buio della notte e va di corsa a occhi chiusi per sentieri pericolosi. Brilli pure per l'eminenza della ragione: ma finché segue il proprio intelletto nel comprendere i misteri celesti, seguirà una guida cieca, oppure sarà come chi vuole costruire una casa trascurando le fondamenta, o come chi vuole passare per il tetto ignorando la porta. Questo fondamento è dunque Gesù, luce e porta (cfr. Gv 8,12; 10, 9). Lui si manifesta via (cfr. Gv 14, 6) agli erranti; lui ha dato a tutti la luce della fede, per la quale chi non conosceva Dio ha potuto cercarlo, chi lo cercava ha potuto credere in lui, chi ha creduto ha potuto trovarlo.
Questo fondamento sostiene la Chiesa, edificata nel nome di Gesù. Il nome di Gesù è lo splendore di chi annuncia il Vangelo, per il fatto che fa splendere luminosamente, fa annunciare e risuonare la sua parola. La luce della fede si è diffusa in tutto il mondo con un'ampiezza, una rapidità e un fervore straordinari da dove credi che questo sia venuto se non dalla predicazione di Gesù? Dio non ci ha forse chiamati alla sua ammirabile luce (cfr. 1 Pt 2, 9) con la luminosità e la dolcezza di questo nome? Così illuminati e in questa luce vedendo la luce (cfr. Sal 35, 9), giustamente l'Apostolo può dire: «Un tempo eravate tenebre, ora invece siete luce nel Signore: comportatevi come i figli della luce» (Ef 5,8).
O nome glorioso, nome che dona grazia, nome che suscita amore e virtù! Grazie a te si abbandona la via del crimine, grazie a te si vincono i nemici, grazie a te gli infermi sono liberati, i tribolati riacquistano forza e serenità. Tu, onore dei credenti, maestro degli evangeliz-zatori, forza di chi fatica, sostegno di chi è in difficoltà. Al tuo fervore infuocato e ardente i desideri si riaccendono, le preghiere vengono esaudite, le anime contemplative si inebriano e per mezzo tuo sono glorificati tutti coloro che sono coronati nella gloria celeste. Concedi anche a noi, dolcissimo Gesù, per questo tuo santissimo nome, di regnare insieme con loro.
