Siamo entrati nel Tempo Ordinario, una occasione per seguire i movimenti di Gesù,
a partire da Cafarnao, il luogo dove è ambientato il Vangelo di oggi, 11 gennaio...
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IL NOME
Il nome semitico
originale del sito è Kefar Nahúm, cioè il villaggio (kefar) di Nahum
(nome di persona). E' impossibile identificare questo Nahum da cui ha
preso nome l'insediamento. Alcuni antichi scrittori scavalcarono il
problema per il fatto che considerarono Nahum non come un nome di
persona ma come un nome comune. Così Origene interpretò Kefar Nahum come
"il villaggio della consolazione" secondo il senso etimologico della
radice ebraica nhm (consolazione), mentre San Girolamo in alcuni casi
tradusse lo stesso nome per "la bella città", secondo la radice ebraica
n'm (bellezza).
Il lago di Galilea sulle cui sponde sorge Cafarnao
Il lago di Galilea sulle cui sponde sorge Cafarnao
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Cafarnao. Il villaggio, la storia, gli abitanti, la sinagoga, l'Insula sacra e la Domus-ecclesia
IDENTIFICAZIONE DELL'ANTICA CAFARNAO
Oggi, dopo gli scavi di Talhum e di Kh. Minyeh, e dopo una migliore conoscenza delle fonti letterarie, l'identificazione dell'antica Cafarnao con Talhum non è più contestata, almeno fra gli archeologi. Le ragioni sono molte: anzitutto è stato accertato che le rovine di Kh. Minyeh sono semplicemente quelle d'un castello ommaiade e nessun resto è anteriore all'epoca araba. Al contrario, gli scavi di Talhum hanno messo in luce tutti i periodi d'occupazione segnalati dalle fonti letterarie. Inoltre, i due edifici pubblici di Taihum, cioè la sinagoga e la tradizionale casa di San Pietro, sono conformi alle descrizioni dei pellegrini. Finalmente, le rovine di Talhum corrispondono esattamente alle coordinate geografiche della antica Cafamao secondo le indicazioni dei pellegrini che la localizzano a due miglia da Heptapegon Tabgha (Teodosio), a due miglia da Korazin (Eusebio), e tra Heptapegon e l'alto Giordano.
IL VILLAGGIO: DESCRIZIONE
Le
rovine dell'antica Cafarnao coprono approssimativamente un'area di sei
ettari (60.000 metri quadrati). Il villaggio si estendeva per circa 300 m
da est a ovest lungo la riva del lago (i suoi estremi limiti orientali
si trovano nella parte dove s'innalza la moderna chiesina
greco-ortodossa), e per circa 200 m da sud a nord, ossia dal lago verso
le colline.
Nella
sua massima espansione durante il periodo bizantino Cafarnao poteva
facilmente contare 1.500 abitanti. Qualsiasi stima della popolazione al
tempo dei Vangeli è ancora prematura. Possiamo soltanto dire che la
popolazione di Cafarnao era molto inferiore a quella delle grandi città
del lago. Per citare un esempio, Magdala contava più di 40.000 abitanti
al tempo della prima guerra giudaica, secondo Giuseppe Flavio.
Nonostante ciò, il villaggio godeva d'una posizione privilegiata, grazie
alle sue risorse economiche consistenti nella pesca, l'agricoltura,
l'industria e il commercio.
Al tempo di Gesù Cafarnao era una città di frontiera provvista d'una dogana (Mc 2,13-15) ed era attraversata da una grande via imperiale che conduceva a Damasco. Era inoltre la sola località sulla riva nordovest del lago, a 5 km dell'alto Giordano il quale segnava la frontiera fra la tetrarchia di Erode Antipa e il Golan, al di là del fiume, assegnato a Filippo, suo fratello. La via imperiale costeggiava verosimilmente il fianco nord dei villaggio; infatti, a circa 100 m a nordest della sinagoga e vicino ad un monumentale mausoleo romano, fu ritrovata nel 1975 una pietra miliare recante la seguente iscrizione in lingua latina:
IMPERATOR CAESAR DIVI TRAIANI PARTHICI FILIUS DIVI NERVAE NEPOS TRAIANUS ADRIANUS AUGUSTUS... "L'imperatore Cesare, del divino Traiano partico figlio, del divino Nerva nipote Traiano Adriano Augusto..."
Al tempo di Gesù Cafarnao era una città di frontiera provvista d'una dogana (Mc 2,13-15) ed era attraversata da una grande via imperiale che conduceva a Damasco. Era inoltre la sola località sulla riva nordovest del lago, a 5 km dell'alto Giordano il quale segnava la frontiera fra la tetrarchia di Erode Antipa e il Golan, al di là del fiume, assegnato a Filippo, suo fratello. La via imperiale costeggiava verosimilmente il fianco nord dei villaggio; infatti, a circa 100 m a nordest della sinagoga e vicino ad un monumentale mausoleo romano, fu ritrovata nel 1975 una pietra miliare recante la seguente iscrizione in lingua latina:
IMPERATOR CAESAR DIVI TRAIANI PARTHICI FILIUS DIVI NERVAE NEPOS TRAIANUS ADRIANUS AUGUSTUS... "L'imperatore Cesare, del divino Traiano partico figlio, del divino Nerva nipote Traiano Adriano Augusto..."
Cafarnao
aveva relazioni commerciali con l'alta Galilea, il Golan, la Siria, la
Fenicia, l'Asia Minore, Cipro e l'Africa, come risulta dalle monete e
dalla ceramica importata da queste regioni. Stupisce al contrario la
scarsità di contatti con il centro e il sud della Palestina.
La presenza di un distaccamento di soldati romani a Cafarnao (Lc 7,110; Mt 8,5-13) sottolinea l'importanza del villaggio come punto di transito per i numerosi viaggiatori. Inoltre Cafarnao controllava almeno 8 km di spiaggia, a partire dalle sorgenti chiamate attualmente di et-Tabgha fino all'alto Giordano. Anche oggi questo tratto del lago è particolarmente ricco di pesce. Non sembra casuale che parecchi discepoli di Gesù erano pescatori. E' anche significativo che Pietro e suo fratello Andrea abbiano lasciato la loro città natale di Betsaida, stante nell'altra parte del lago, e si siano stabiliti a Cafarnao, come ambiente più idoneo alla loro attività di pescatori.
L'agricoltura conosceva un grande sviluppo. Gli scavi hanno messo in luce pressoi per olio, macine per grano e cereali, mortai, grossi piatti e crateri in pietra. Questi oggetti, per lo più in pietra basaltica locale, erano prodotti nella stessa Cafarnao, come sembrano attestare alcuni pezzi incompiuti; essi erano considerati una preziosa eredità familiare. La lavorazione dei vasi in vetro costituiva un'altra attività industriale del villaggio.
La presenza di un distaccamento di soldati romani a Cafarnao (Lc 7,110; Mt 8,5-13) sottolinea l'importanza del villaggio come punto di transito per i numerosi viaggiatori. Inoltre Cafarnao controllava almeno 8 km di spiaggia, a partire dalle sorgenti chiamate attualmente di et-Tabgha fino all'alto Giordano. Anche oggi questo tratto del lago è particolarmente ricco di pesce. Non sembra casuale che parecchi discepoli di Gesù erano pescatori. E' anche significativo che Pietro e suo fratello Andrea abbiano lasciato la loro città natale di Betsaida, stante nell'altra parte del lago, e si siano stabiliti a Cafarnao, come ambiente più idoneo alla loro attività di pescatori.
L'agricoltura conosceva un grande sviluppo. Gli scavi hanno messo in luce pressoi per olio, macine per grano e cereali, mortai, grossi piatti e crateri in pietra. Questi oggetti, per lo più in pietra basaltica locale, erano prodotti nella stessa Cafarnao, come sembrano attestare alcuni pezzi incompiuti; essi erano considerati una preziosa eredità familiare. La lavorazione dei vasi in vetro costituiva un'altra attività industriale del villaggio.
Lo
scavo sistematico di una parte dell'antico villaggio permette di
ricostruire la fisionomia dei quartieri residenziali. Le case private
scavate fino ad oggi sono piuttosto modeste, ma non povere. Esse inoltre
non sembrano rivelare profondi dislivelli economico-sociali, almeno
nella parte da noi scavata. Per la costruzione dei muri e dei pavimenti
veniva usata la pietra vulcanica basaltica per lo più non ritoccata. I
muri non avevano delle vere fondamenta e le case ad un solo piano
difficilmente potevano raggiungere più di 3 m d'altezza, a giudicare dai
gradini preservati che conducevano al terrazzo. I ricorsi abbastanza
regolari erano rinforzati con pietruzze e terriccio ma senza malte
consistenti, almeno durante il periodo ellenistico e romano. Anche nel
periodo bizantino l'uso di buone malte fu piuttosto raro. Tetti leggeri,
fatti di travetti di legno e di terra battuta mescolata a paglia,
coprivano le basse stanze della casa ed erano raggiungibili dai cortili
aperti attraverso scalini in pietra.
Le
abitazioni private seguono uno schema abbastanza costante: esse si
compongono di varie stanzette ricoperte da un tetto, raggruppate attorno
ad un grande cortile a cielo aperto. L'ampio cortile era in realtà il
centro della casa. Le sue vistose dimensioni, confrontate con quelle più
modeste delle stanzette coperte, erano forse consigliate dalle
condizioni climatiche di Cafarnao, dove la temperatura estiva si fissa
intorno ai 35 gradi. Le stanze basse della casa ricevevano la luce
attraverso una serie di finestre che si affacciavano sul cortile
interno. Esse servivano di rifugio per la notte, specialmente durante la
stagione delle piogge, e di ripostigli. Buona parte però delle attività
della vita giornaliera si svolgeva nel cortile. Così le macine e i
forni sono stati sempre ritrovati nel cortile: là le donne preparavano i
pasti e gli artigiani lavoravano; probabilmente è anche là che la gente
soleva dormire durante l'estate, coricandosi sulle stuoie. Non vi erano
servizi igienici, né drenaggi delle acque. A Cafarnao non abbiamo
neppure trovato cisterne come nella vicina Korazim, né sili sotterranei
come a Nazaret. La mancanza di queste cose si spiega per la vicinanza
del lago e per la natura del sottosuolo non roccioso. C'è da pensare che
una casa del genere, formata da un cortile centrale a cui fanno capo
varie camerette coperte e generalmente con un solo ingresso dalla
strada, servisse a più famiglie che vivevano allo stato patriarcale.
Non
tutte le strutture del villaggio seguono questo modello: sul lato
orientale della grande strada che costeggia la sinagoga vi sono ambienti
privi di cortili, di scalini, di finestre e di focolari e che
comunicano con la strada principale attraverso numerose porte. Si tratta
probabilmente di negozi del villaggio, quali si usano ancora oggi nei
bazaar orientali.
Il piano generale del villaggio non dà affatto l'idea d'una installazione rurale fatta a casaccio. Al contrario possiamo rappresentarci un grande villaggio, dove mercanti, artigiani, agricoltori e pescatori costruirono le loro abitazioni e negozi secondo un piano prestabilito e armonico. Le strade principali seguono il tracciato da nord a sud e sono intersecate da viuzze più modeste secondo il modello ellenistico-romano consistente nel cardo-maximus (strada principale impostata da nord a sud) e dai decumani (strade in direzione est-ovest). L'intersezione delle vie nord-sud, con le viuzze est-ovest ha concorso alla formazione di parecchi quartieri, che noi chiamiamo "insulae".
Il piano generale del villaggio non dà affatto l'idea d'una installazione rurale fatta a casaccio. Al contrario possiamo rappresentarci un grande villaggio, dove mercanti, artigiani, agricoltori e pescatori costruirono le loro abitazioni e negozi secondo un piano prestabilito e armonico. Le strade principali seguono il tracciato da nord a sud e sono intersecate da viuzze più modeste secondo il modello ellenistico-romano consistente nel cardo-maximus (strada principale impostata da nord a sud) e dai decumani (strade in direzione est-ovest). L'intersezione delle vie nord-sud, con le viuzze est-ovest ha concorso alla formazione di parecchi quartieri, che noi chiamiamo "insulae".
PERIODI DI OCCUPAZIONE
I
principali resti archeologici di Cafarnao coprono un periodo di
quindici secoli, dal quinto secolo a. C. fino al decimo secolo d. C.
D'altra parte, questa fase centrale d'occupazione che ha visto lo
sviluppo e l'espansione del villaggio in tutte le direzioni, fu
preceduta e seguita da qualche resto che ne amplia di molto l'orizzonte
cronologico. Le selci paleolitiche trovate nel 1984 danno una datazione
di varie migliaia d'anni prima dell'era cristiana. Cocci dell'inizio del
terzo millennio con decorazione a fasce parallele attestano che il sito
era visitato dall'uomo nel periodo cruciale dello sviluppo della vita
urbana in Terra Santa (principio dell'età del bronzo). Più consistenti
sono i resti del secondo millennio. Fino ad oggi non si è trovata alcuna
traccia d'occupazione per il periodo israelitico (1200-587 a. C.).
Il
quinto secolo a. C. segna l'inizio di un periodo d'occupazione molto
lungo. Resti del periodo persiano sono stati trovati sotto la sinagoga,
sotto la chiesa ottagonale, nell'insula n. 2 e particolarmente, a
occidente di quell'insula (zona ora ricoperta). Da questo nucleo
originario Cafarnao si estese in tutte le direzioni nel corso dei secoli
successivi. Ovviamente Cafarnao non è nata come un'entità interamente
sviluppata, ma ha conosciuto una graduale espansione. Col passare del
tempo si sostituivano completamente le vecchie case con le nuove, oppure
venivano rinforzati i vecchi muri e si rinnovavano i pavimenti di
pietra. Fino al presente non esiste una testimonianza archeologica
inequivocabile di una violenta e generale distruzione del villaggio
durante il periodo romano e bizantino, sia a causa di guerre, sia per
calamità naturali. Nessuna improvvisa distruzione ha segnato il
passaggio al periodo arabo nel settimo secolo: alcuni quartieri del
villaggio furono effettivamente abbandonati; d'altra parte varie case
bizantine rimasero in uso anche durante una parte del periodo arabo.
Sotto i sovrani ommaiadi di Damasco, Cafarnao era ancora largamente abitata, anche se, probabilmente durante questo periodo e per cause tutt'altro che chiare, sia la sinagoga che la chiesa ottagonale cessarono di essere funzionali. Con l'avvento della dinastia abasside di Baghdad nella seconda metà dell'ottavo secolo inizia il graduale declino di Cafarnao. Alcune strutture del dodicesimo e tredicesimo secolo sono state da noi incontrate, ma resta il fatto che il villaggio in quanto tale era oramai un cumulo di rovine.
Sotto i sovrani ommaiadi di Damasco, Cafarnao era ancora largamente abitata, anche se, probabilmente durante questo periodo e per cause tutt'altro che chiare, sia la sinagoga che la chiesa ottagonale cessarono di essere funzionali. Con l'avvento della dinastia abasside di Baghdad nella seconda metà dell'ottavo secolo inizia il graduale declino di Cafarnao. Alcune strutture del dodicesimo e tredicesimo secolo sono state da noi incontrate, ma resta il fatto che il villaggio in quanto tale era oramai un cumulo di rovine.
Altro Pietre di macinare
IL VILLAGGIO: GLI ABITANTI
Epifanio
afferma che fino al quarto secolo d. C. la popolazione di Cafarnao era
interamente ebraica: "La consuetudine che proibisce a ogni razza
differente di abitare con essi (cioè con gli ebrei) è in vigore
specialmente a Tiberiade, a Diocesarca (Sefforis), a Nazaret e a
Cafamao". D'altra parte alcuni passi della Mishna sottolineano il fatto
che durante i primi tre secoli dell'era cristiana la popolazione ebraica
di Cafarnao era composta di due blocchi distinti: da una parte gli
ebrei ortodossi e dall'altra i cosiddetti 'Minim" o eretici. Dal
contesto risulta che questi Minim di Cafarnao erano degli ebrei
convertiti al cristianesimo, cioè dei Giudeo-cristiani.
La "barca di Gesù" - una antica nave da pesca ritrovata nel lago
Già prima della seconda guerra giudaica dei 135 la comunità cristiana di Cafarnao aveva raggiunto le alte sfere del giudaismo ortodosso e aveva tentato di convertire alla setta il rabbino Hanina, nipote del celebre rabbino Jehoshua: "Hanina, figlio del fratello di Jehoshua, venne a Kefar Nahum e i Minim lo ammaliarono e lo fecero montare sopra un asino il giorno di sabato. Egli si presentò all'amico Jehoshua che lo unse con l'olio e lo guarì. R. Jehoshua gli disse: "Siccorne l'asino di questa perversa persona (Gesù?) si è accanita su di te, tu non puoi più abitare nella terra d'Israele. Egli dunque se ne andò in Babilonia, dove morì in pace". (Midrash Qoh Rabba, 1,8).
Due secoli più tardi, tra la fine del terzo secolo e i primi decenni dei secolo successivo, i Giudeo-cristiani di Cafarnao si erano talmente moltiplicati che il Rabbino Issi di Cesarea arrivò al punto di condannare in blocco gli abitanti di questo villaggio. E' in tal maniera ch'egli spiega il versetto Qoh VII, 26, riferendosi ai Minim: "Buono è Anania, il nipote di Jehoshua; cattivi sono i figli (abitanti) di Kefar Nahum". (Midrash Qoh Rabba, VII, 26). Da questo passo non dobbiamo concludere che a quest'epoca tutti gli abitanti di Cafarnao fossero dei Minim; d'altra parte R. Issi difficilmente avrebbe potuto pronunciare questa pesante sentenza contro "i figli di Kefar Naltum", se i Minim avessero formato soltanto una parte insignificante del villaggio.
E' difficile dire esattamente quando e in che misura i cristiani della Gentilità soppiantarono la comunità giudeo-cristiana di Cafarnao. C'è da ritenere prudentemente che la chiesa ottagonale della seconda metà del quinto secolo sia stata costruita dagli Etnico-Cristiani.
Nell'epoca bizantina i Giudeo-ortodossi continuarono a vivere a Cafarnao insieme ai Cristiani, il cui numero nel frattempo venne aumentando considerabilmente. Tale aumento dei Cristiani tra gli abitanti di Cafarnao è suggerito dal frequente uso di piatti in terra sigillata con il simbolo cristiano della croce. Questa ceramica importata compare in molte abitazioni dei quartieri finora scavati.
Già prima della seconda guerra giudaica dei 135 la comunità cristiana di Cafarnao aveva raggiunto le alte sfere del giudaismo ortodosso e aveva tentato di convertire alla setta il rabbino Hanina, nipote del celebre rabbino Jehoshua: "Hanina, figlio del fratello di Jehoshua, venne a Kefar Nahum e i Minim lo ammaliarono e lo fecero montare sopra un asino il giorno di sabato. Egli si presentò all'amico Jehoshua che lo unse con l'olio e lo guarì. R. Jehoshua gli disse: "Siccorne l'asino di questa perversa persona (Gesù?) si è accanita su di te, tu non puoi più abitare nella terra d'Israele. Egli dunque se ne andò in Babilonia, dove morì in pace". (Midrash Qoh Rabba, 1,8).
Due secoli più tardi, tra la fine del terzo secolo e i primi decenni dei secolo successivo, i Giudeo-cristiani di Cafarnao si erano talmente moltiplicati che il Rabbino Issi di Cesarea arrivò al punto di condannare in blocco gli abitanti di questo villaggio. E' in tal maniera ch'egli spiega il versetto Qoh VII, 26, riferendosi ai Minim: "Buono è Anania, il nipote di Jehoshua; cattivi sono i figli (abitanti) di Kefar Nahum". (Midrash Qoh Rabba, VII, 26). Da questo passo non dobbiamo concludere che a quest'epoca tutti gli abitanti di Cafarnao fossero dei Minim; d'altra parte R. Issi difficilmente avrebbe potuto pronunciare questa pesante sentenza contro "i figli di Kefar Naltum", se i Minim avessero formato soltanto una parte insignificante del villaggio.
E' difficile dire esattamente quando e in che misura i cristiani della Gentilità soppiantarono la comunità giudeo-cristiana di Cafarnao. C'è da ritenere prudentemente che la chiesa ottagonale della seconda metà del quinto secolo sia stata costruita dagli Etnico-Cristiani.
Nell'epoca bizantina i Giudeo-ortodossi continuarono a vivere a Cafarnao insieme ai Cristiani, il cui numero nel frattempo venne aumentando considerabilmente. Tale aumento dei Cristiani tra gli abitanti di Cafarnao è suggerito dal frequente uso di piatti in terra sigillata con il simbolo cristiano della croce. Questa ceramica importata compare in molte abitazioni dei quartieri finora scavati.
Piatto con croce impressa, ritrovato a Cafarnao
All'inizio del settimo secolo, ossia al principio del periodo arabo, varie case furono abbandonate e andarono in rovina: ciò lascia supporre la partenza almeno parziale della vecchia popolazione sia ebraica che cristiana di Cafarnao. L'abbandono della sinagoga e della chiesa ottagonale suggerisce che la popolazione di Cafarnao passò pian piano alla nuova religione musulmana.
All'inizio del settimo secolo, ossia al principio del periodo arabo, varie case furono abbandonate e andarono in rovina: ciò lascia supporre la partenza almeno parziale della vecchia popolazione sia ebraica che cristiana di Cafarnao. L'abbandono della sinagoga e della chiesa ottagonale suggerisce che la popolazione di Cafarnao passò pian piano alla nuova religione musulmana.
LA SINAGOGA DEL PRIMO SECOLO
Anche
prima dei nostri scavi, molti dotti avevano suggerito che la sinagoga
del primo secolo, visitata da Gesù, fosse sepolta sotto la monumentale
sinagoga bianca "È una sfortuna - scriveva per esempio Albright - che
non siano stati scoperti resti anteriori. L'eventualità che fondazioni
d'una sinagoga più antica si trovino, a Cafarnao, sotto le rovine di
quella del terzo secolo, non costituirebbe affatto una
inverosimiglianza. Ma non c'è nessuno che osi demolire questa splendida
costruzione nella speranza aleatoria di scoprire i sottostanti resti".
Ciò che Albright considerava un'impresa improbabile e temeraria, gli
archeologi francescani l'hanno compiuta. A partire dal 1969, V. C. Corbo
e l'autore hanno scavato tutta la zona attigua alla sinagoga bianca e
hanno praticato numerose trincee all'interno dell'edificio stesso
nell'intento di rintracciare e di studiare i resti archeologici nascosti
sotto la sinagoga dei quarto secolo.
Scavi nel sottosuolo della sinagoga del IV secolo
I principali risultati di questa lunga ricerca sono i seguenti: I. La sinagoga bianca riposa su una piattaforma artificiale. 2. Questa piattaforma fu innalzata dopo l'abbattimento di alcuni edifici del villaggio: tolto infatti lo spesso strato di calcestruzzo che formava il letto di posa dei lastroni del pavimento e rimossa la riempitura artificiale del podium o piattaforma, sono apparse parecchie costruzioni risalenti al periodo ellenistico-romano. Una trincea (la trincea n. 21) ha messo a nudo una costruzione del tredicesimo secolo a. C. Questi resti comprendono pavimenti in pietra, muri in pietra di basalto, porte, scale, condutture d'acqua e focolari. Sebbene il carattere limitato delle trincee renda impossibile un piano completo di queste costruzioni, è evidente che questi diversi elementi appartengono a case private. Esse si trovavano sepolte - è un fatto che va sottolineato - sotto le ali laterali della sala di preghiera, sotto la balconata, e sotto il cortile orientale. Una visione del tutto differente è emersa dalle trincee scavate nella grande navata centrale della sala di preghiera. Qui, infatti, è stato ritrovato soltanto un pavimento in pietra basaltica risalente al primo secolo. Questo pavimento ricopriva uno strato più antico dell'insediamento con ceramica e monetine dell'epoca ellenistica. V. C. Corbo e l'autore riconoscono che l'ampio pavimento del primo secolo, scoperto sotto la navata centrale della sinagoga bianca, possa appartenere alla sinagoga tanto ricercata, quella cioè costruita dal centurione romano e visitata da Gesù.
I principali risultati di questa lunga ricerca sono i seguenti: I. La sinagoga bianca riposa su una piattaforma artificiale. 2. Questa piattaforma fu innalzata dopo l'abbattimento di alcuni edifici del villaggio: tolto infatti lo spesso strato di calcestruzzo che formava il letto di posa dei lastroni del pavimento e rimossa la riempitura artificiale del podium o piattaforma, sono apparse parecchie costruzioni risalenti al periodo ellenistico-romano. Una trincea (la trincea n. 21) ha messo a nudo una costruzione del tredicesimo secolo a. C. Questi resti comprendono pavimenti in pietra, muri in pietra di basalto, porte, scale, condutture d'acqua e focolari. Sebbene il carattere limitato delle trincee renda impossibile un piano completo di queste costruzioni, è evidente che questi diversi elementi appartengono a case private. Esse si trovavano sepolte - è un fatto che va sottolineato - sotto le ali laterali della sala di preghiera, sotto la balconata, e sotto il cortile orientale. Una visione del tutto differente è emersa dalle trincee scavate nella grande navata centrale della sala di preghiera. Qui, infatti, è stato ritrovato soltanto un pavimento in pietra basaltica risalente al primo secolo. Questo pavimento ricopriva uno strato più antico dell'insediamento con ceramica e monetine dell'epoca ellenistica. V. C. Corbo e l'autore riconoscono che l'ampio pavimento del primo secolo, scoperto sotto la navata centrale della sinagoga bianca, possa appartenere alla sinagoga tanto ricercata, quella cioè costruita dal centurione romano e visitata da Gesù.
La sinagoga del IV secolo, sotto la quale si trova quella del I secolo
Vari
indizi rendono abbastanza plausibile questa identificazione. Innanzi
tutto l'ampiezza del pavimento del primo secolo è troppo vistosa per
appartenere a una casa privata, mentre, si adatta meglio ad un edificio
pubblico. E questo edificio pubblico può ragionevolmente essere
identificato come una sinagoga: è un fatto ben noto infatti che gli
edifici religiosi normalmente erano ricostruiti lungo i secoli sul
medesimo luogo sacro. Nel caso specifico di Cafarnao, la presenza di una
precedente sinagoga spiegherebbe meglio la ragione per la quale la
comunità ebraica del quarto secolo scelse proprio quel posto, a dispetto
del fatto che l'edificio sinagogale si sarebbe venuto a trovare di
fronte ad un santuario cristiano. Infine questa identificazione tiene
conto del fatto che i pellegrini (come Egeria) localizzarono la sinagoga
visitata da Gesù proprio nell'area della monumentale sinagoga bianca.
La sinagoga in pietra bianca del IV secolo si appoggia sopra una costruzione più antica
A questo punto va preso in considerazione un secondo elemento scoperto sotto la sinagoga bianca, vale a dire il cosiddetto "muro di basalto". Il "muro di basalto" è stato rinvenuto nell'area della sala di preghiera sia sotto i muri periferici che sotto lo stilobate: nel primo caso esso è continuo, mentre sotto lo stilobate è discontinuo o anche mancante. Il suddetto muro è assente nelle altre parti dell'edificio sinagogale, come ad esempio nell'area del cortile orientale. V. C. Corbo e l'autore sono d'accordo sopra un punto importante: il "muro di basalto" appartiene a una precedente sinagoga e fu semplicemente riusato come fondazione per la sala di preghiera della sinagoga bianca del quarto secolo. Vari dati ci portano a questa conclusione.
A questo punto va preso in considerazione un secondo elemento scoperto sotto la sinagoga bianca, vale a dire il cosiddetto "muro di basalto". Il "muro di basalto" è stato rinvenuto nell'area della sala di preghiera sia sotto i muri periferici che sotto lo stilobate: nel primo caso esso è continuo, mentre sotto lo stilobate è discontinuo o anche mancante. Il suddetto muro è assente nelle altre parti dell'edificio sinagogale, come ad esempio nell'area del cortile orientale. V. C. Corbo e l'autore sono d'accordo sopra un punto importante: il "muro di basalto" appartiene a una precedente sinagoga e fu semplicemente riusato come fondazione per la sala di preghiera della sinagoga bianca del quarto secolo. Vari dati ci portano a questa conclusione.
La soglia della sinagoga del IV secolo
Anzitutto le fondazioni del cortile orientale costituiscono una entità del tutto indipendente e sono semplicemente addossate al "muro di basalto". Inoltre le suddette fondazioni del cortile sono fatte con belle pietre accuratamente rifinite e ordinate in ricorsi bene uguagliati, mentre i ricorsi del "muro di basalto" sono molto inferiori in qualità e in finezza di lavoro e tradiscono una fattura del tutto diversa. Da qui sorge la domanda: perché questa differenza sorprendente?
Come mai il cortile, che è una parte accessoria dell'edificio sinagogale del quarto secolo fu dotato di così splendide fondazioni, a differenza della sala di preghiera che pur costituiva la parte essenziale della sinagoga? La sola risposta che noi possiamo offrire è la seguente: la sala preghiera ha semplicemente riutilizzato come fondamenta i muri d'un edificio preesistente, mentre le fondazioni del cortile orientale datano di un'epoca molto posteriore e furono fatte ex novo.
Questa conclusione appare ancor più convincente se si analizza lo strano rapporto che esiste fra il "muro di basalto" e i ricorsi della sala di preghiera che vi poggiano sopra. Si è già detto che il "muro di basalto" è manifestamente discontinuo sotto lo stilobate della sala di preghiera. La cosa ancora più grave è che a nord lo stilobate riposa sopra una riempitura poco solida e in questo punto il "muro di basalto" è del tutto mancante. Un secondo elemento da tenere presente è la differente assialità fra il "muro di basalto" e i muri della sala di preghiera. In terzo luogo, siccome il "muro di basalto" sul fianco occidentale aveva i ricorsi in leggera pendenza da nord a sud, i costruttori della sinagoga bianca decisero di tagliare tutte le pietre del primo ricorso nella direzione opposta, rastremandole cioè da sud verso nord e utilizzarono per giunta pietruzze poco eleganti per riempire i vuoti alla sommità ondulata del "muro di basalto".
Tutte queste ragioni fanno concludere che il "muro di basalto" appartiene a una sinagoga anteriore alla sinagoga bianca.
Resta un problema grave da risolvere: qual'è la relazione tra il "muro di basalto" e il pavimento in pietra del primo secolo trovato sotto la navata centrale? Il direttore degli scavi ritiene che i due elementi sono contemporanei e appartengono quindi alla sinagoga del primo secolo. A mio avviso, è possibile che il "muro di basalto" rappresenti una tappa intermedia tra la sinagoga dei primo secolo, di cui resta soltanto il pavimento, e la costruzione della sinagoga bianca nel quarto secolo inoltrato.
Anzitutto le fondazioni del cortile orientale costituiscono una entità del tutto indipendente e sono semplicemente addossate al "muro di basalto". Inoltre le suddette fondazioni del cortile sono fatte con belle pietre accuratamente rifinite e ordinate in ricorsi bene uguagliati, mentre i ricorsi del "muro di basalto" sono molto inferiori in qualità e in finezza di lavoro e tradiscono una fattura del tutto diversa. Da qui sorge la domanda: perché questa differenza sorprendente?
Come mai il cortile, che è una parte accessoria dell'edificio sinagogale del quarto secolo fu dotato di così splendide fondazioni, a differenza della sala di preghiera che pur costituiva la parte essenziale della sinagoga? La sola risposta che noi possiamo offrire è la seguente: la sala preghiera ha semplicemente riutilizzato come fondamenta i muri d'un edificio preesistente, mentre le fondazioni del cortile orientale datano di un'epoca molto posteriore e furono fatte ex novo.
Questa conclusione appare ancor più convincente se si analizza lo strano rapporto che esiste fra il "muro di basalto" e i ricorsi della sala di preghiera che vi poggiano sopra. Si è già detto che il "muro di basalto" è manifestamente discontinuo sotto lo stilobate della sala di preghiera. La cosa ancora più grave è che a nord lo stilobate riposa sopra una riempitura poco solida e in questo punto il "muro di basalto" è del tutto mancante. Un secondo elemento da tenere presente è la differente assialità fra il "muro di basalto" e i muri della sala di preghiera. In terzo luogo, siccome il "muro di basalto" sul fianco occidentale aveva i ricorsi in leggera pendenza da nord a sud, i costruttori della sinagoga bianca decisero di tagliare tutte le pietre del primo ricorso nella direzione opposta, rastremandole cioè da sud verso nord e utilizzarono per giunta pietruzze poco eleganti per riempire i vuoti alla sommità ondulata del "muro di basalto".
Tutte queste ragioni fanno concludere che il "muro di basalto" appartiene a una sinagoga anteriore alla sinagoga bianca.
Resta un problema grave da risolvere: qual'è la relazione tra il "muro di basalto" e il pavimento in pietra del primo secolo trovato sotto la navata centrale? Il direttore degli scavi ritiene che i due elementi sono contemporanei e appartengono quindi alla sinagoga del primo secolo. A mio avviso, è possibile che il "muro di basalto" rappresenti una tappa intermedia tra la sinagoga dei primo secolo, di cui resta soltanto il pavimento, e la costruzione della sinagoga bianca nel quarto secolo inoltrato.
LA SINAGOGA DEL QUARTO SECOLO
L'edificio
sinagogale di rilevanti dimensioni fu eretto nel centro fisico della
cittadina ed era delimitato da strade sui quattro lati. A differenza
delle case private contraddistinte da nere pietre basaltiche, la
sinagoga fu quasi interamente costruita con blocchi squadrati di pietra
bianca calcarea, trasportati da cave situate a parecchi chilometri di
distanza, e il cui peso poteva in alcuni casi raggiungere le quattro
tonnellate. Gli elementi decorativi (lintelli, cornici, capitelli, ecc.)
suscitano ancora oggi l'incanto dei visitatori.
Non esagerava E. Robinson quando scriveva che "per costo, lavoro e decorazione, l'edificio sorpassa ogni altra cosa da noi vista in Palestina". La sinagoga di Cafarnao rimane tuttora "uno dei posti più soddisfacenti da visitarsi in tutta la Palestina", come affermava Albright.
Il parziale restauro della sinagoga, iniziato da G. Orfali nel 1922-1925, e continuata da V. C. Corbo a partire dal 1976, offre un'idea dello splendore originale del monumento.
Non esagerava E. Robinson quando scriveva che "per costo, lavoro e decorazione, l'edificio sorpassa ogni altra cosa da noi vista in Palestina". La sinagoga di Cafarnao rimane tuttora "uno dei posti più soddisfacenti da visitarsi in tutta la Palestina", come affermava Albright.
Il parziale restauro della sinagoga, iniziato da G. Orfali nel 1922-1925, e continuata da V. C. Corbo a partire dal 1976, offre un'idea dello splendore originale del monumento.
Francescani al lavoro nel restauro della sinagoga
La sinagoga si compone di quattro elementi: A. la sala di preghiera; B. il cortile orientale; C. la balconata di sud; D. una cameretta addossata contro l'angolo nordovest della sala di preghiera.
La sala di preghiera, la cui facciata guarda verso Gerusalemme, è a pianta rettangolare e misura all'interno 23 m di lunghezza da nord a sud per 17,28 m da est a ovest uno stilobate a forma di U separa la grande navata centrale dalle ali est, ovest e nord. Due file di sedili in pietra sono addossati contro i muri periferici delle ali est e ovest, mentre i muri dell'ala-nord ne sono privi, Le pareti interne della sala di preghiera erano decorate d'un intonaco colorato e di stucchi. Il punto focale della sala di preghiera verso cui era rivolta l'assemblea si trovava nella parete interna di sud della navata centrale, in direzione di Gerusalemme.
I rotoli della Legge che veniva letta durante le riunioni religiose, erano conservati stabilmente in questo lato sud della navata centrale. Allo stadio primitivo della costruzione della sinagoga, fu costruita su ciascun lato dell'ingresso principale una edicola di cui soltanto la piattaforma quadrata (2,90 m) si è conservata. Edicole di questo genere sono state trovate anche in altre sinagoghe, come a Sardi in Asia Minore, a Nabratein, Beth Shearim, Gush Halav. In una seconda fase le due edicole furono abolite e sostituite da una struttura piu elegante che occupava nel fianco sud tutta la larghezza della navata centrale.
Interno della sinagoga
L'interpretazione della sala D contigua all'angolo nordovest alla sala di preghiera è piuttosto discorde. Questa camera annessa, fatta interamente di blocchi di basalto, appartiene certamente al periodo iniziale della sinagoga bianca. Essa comunicava con la sala di preghiera attraverso una porticina ancora in situ. Un tempo gli esperti avevano suggerito che l'annessa sala servisse da ricettacolo all'Arca Santa, che sarebbe stata trasportata da qui verso il lato sud della navata centrale durante il servizio religioso. Quest'interpretazione non sembra più sostenibile dopo la scoperta delle due edicole simmetriche su ciascun lato dell'entrata principale.
Le due scalinate esterne, parzialmente conservate contro i muri dell'annessa sala, sono generalmente interpretate come via d'accesso a una galleria superiore riservata alle donne. Nondimeno, l'esistenza di questo matroneo rimane una questione aperta, che forse potrà trovare una soluzione dopo un'analisi completa di tutti gli elementi architettonici della sinagoga.
La sala di preghiera (A) comunicava direttamente mediante una porta con il cortile orientale (B). Questo era di forma trapezoidale; lo spazio centrale era circondato, su tre lati, da un portico. Tre porte aperte nel muro di nord e due nel muro di sud mettevano in comunicazione il cortile con l'esterno. Le tre grandi aperture del lato est, non sono porte, ma finestre, perché esse si trovano molto alte rispetto al livello stradale. Sulle lastre di pietra del pavimento sono ancora incisi i "giuochi". Probabilmente essi vanno assegnati al periodo arabo quando la sinagoga era adibita ad altro uso. Infatti compaiono nella sala di preghiera e addirittura nei blocchi caduti dai muri della sinagoga.
La sinagoga si compone di quattro elementi: A. la sala di preghiera; B. il cortile orientale; C. la balconata di sud; D. una cameretta addossata contro l'angolo nordovest della sala di preghiera.
La sala di preghiera, la cui facciata guarda verso Gerusalemme, è a pianta rettangolare e misura all'interno 23 m di lunghezza da nord a sud per 17,28 m da est a ovest uno stilobate a forma di U separa la grande navata centrale dalle ali est, ovest e nord. Due file di sedili in pietra sono addossati contro i muri periferici delle ali est e ovest, mentre i muri dell'ala-nord ne sono privi, Le pareti interne della sala di preghiera erano decorate d'un intonaco colorato e di stucchi. Il punto focale della sala di preghiera verso cui era rivolta l'assemblea si trovava nella parete interna di sud della navata centrale, in direzione di Gerusalemme.
I rotoli della Legge che veniva letta durante le riunioni religiose, erano conservati stabilmente in questo lato sud della navata centrale. Allo stadio primitivo della costruzione della sinagoga, fu costruita su ciascun lato dell'ingresso principale una edicola di cui soltanto la piattaforma quadrata (2,90 m) si è conservata. Edicole di questo genere sono state trovate anche in altre sinagoghe, come a Sardi in Asia Minore, a Nabratein, Beth Shearim, Gush Halav. In una seconda fase le due edicole furono abolite e sostituite da una struttura piu elegante che occupava nel fianco sud tutta la larghezza della navata centrale.
Interno della sinagoga
L'interpretazione della sala D contigua all'angolo nordovest alla sala di preghiera è piuttosto discorde. Questa camera annessa, fatta interamente di blocchi di basalto, appartiene certamente al periodo iniziale della sinagoga bianca. Essa comunicava con la sala di preghiera attraverso una porticina ancora in situ. Un tempo gli esperti avevano suggerito che l'annessa sala servisse da ricettacolo all'Arca Santa, che sarebbe stata trasportata da qui verso il lato sud della navata centrale durante il servizio religioso. Quest'interpretazione non sembra più sostenibile dopo la scoperta delle due edicole simmetriche su ciascun lato dell'entrata principale.
Le due scalinate esterne, parzialmente conservate contro i muri dell'annessa sala, sono generalmente interpretate come via d'accesso a una galleria superiore riservata alle donne. Nondimeno, l'esistenza di questo matroneo rimane una questione aperta, che forse potrà trovare una soluzione dopo un'analisi completa di tutti gli elementi architettonici della sinagoga.
La sala di preghiera (A) comunicava direttamente mediante una porta con il cortile orientale (B). Questo era di forma trapezoidale; lo spazio centrale era circondato, su tre lati, da un portico. Tre porte aperte nel muro di nord e due nel muro di sud mettevano in comunicazione il cortile con l'esterno. Le tre grandi aperture del lato est, non sono porte, ma finestre, perché esse si trovano molto alte rispetto al livello stradale. Sulle lastre di pietra del pavimento sono ancora incisi i "giuochi". Probabilmente essi vanno assegnati al periodo arabo quando la sinagoga era adibita ad altro uso. Infatti compaiono nella sala di preghiera e addirittura nei blocchi caduti dai muri della sinagoga.
Lungo
il lato sud della sala di preghiera e del cortile si estendeva la
balconata (C) con una scalinata alle estremità di est e di ovest. Una
terza scalinata è stata identificata presso l'angolo nordest del
cortile.
I recenti scavi permettono di tracciare la lunga storia della sinagoga bianca:
1. La data iniziale della sala di preghiera (A) e della annessa cameretta (D) va fissata nel tardo quarto secolo d. C. 2. Il cortile orientale (B) fu aggiunto più tardi e fu ultimato dopo la metà del quinto secolo; alla medesima epoca fu ristrutturata la balconata (C). 3. La sinagoga fu adibita al culto durante tutto il periodo bizantino, almeno fino al settimo secolo. 4. Nel periodo medievale, molte pietre della sinagoga furono riadoperate nelle abitazioni private e servirono anche per la fabbricazione della calce.
I recenti scavi permettono di tracciare la lunga storia della sinagoga bianca:
1. La data iniziale della sala di preghiera (A) e della annessa cameretta (D) va fissata nel tardo quarto secolo d. C. 2. Il cortile orientale (B) fu aggiunto più tardi e fu ultimato dopo la metà del quinto secolo; alla medesima epoca fu ristrutturata la balconata (C). 3. La sinagoga fu adibita al culto durante tutto il periodo bizantino, almeno fino al settimo secolo. 4. Nel periodo medievale, molte pietre della sinagoga furono riadoperate nelle abitazioni private e servirono anche per la fabbricazione della calce.
Riguardo alla data iniziale della sinagoga bianca, sia Wilson che Orfali ritenevano che i suoi resti fossero quelli della celebre sinagoga del primo secolo costruita dal centurione romano (Lc 7,5). Altri dotti seguivano piuttosto la teoria di Watzinger e datavano la sinagoga bianca fra la fine del secondo e gli inizi del terzo secolo d. C. Tutte queste teorie, fondate su considerazioni di ordine stilistico e storico, non ci sembrano più sostenibili. I dati archeologici infatti suggeriscono una datazione non anteriore alla metà del quarto secolo. Queste conclusioni rivoluzionarie, non da tutti accettate, si fondano sopra più di 30.000 monete tardo-romane e sullo studio della ceramica proveniente da diversi contesti stratigrafici.
L'INSULA SACRA
|
24.01.82 - Deposizione della "prima pietra"
del Memoriale di S. Pietro |
Gli scavi del 1968 hanno rimesso in luce la casa di San Pietro sotto la chiesa ottagonale bizantina situata circa 30 m a sud della sinagoga. Questa casa è spesso menzionata nei Vangeli sinottici che la mettono in relazione all'attività di Gesù a Cafarnao, ed è in seguito segnalata dai pellegrini.
La storia di questa casa, in cui è vissuto Gesù, può riassumersi nel modo seguente:
1. La data iniziale fa fissata nel primo secolo a. C.
2. A partire dalla fine del primo secolo d. C. una parte di quella casa, cioè la sala n. 1, fu trasformata in "domusecclesia", vale a dire, fu adibita in luogo di riunioni religiose.
3. Nel quarto secolo la suddetta "domusecclesia" viene ampliata e separata dal resto del villaggio attraverso un imponente muro di cinta.
4. Nella seconda metà del quinto secolo tutte le strutture della insula sacra vengono abbattute e viene costruita una chiesa di forma ottagonale.
5. L'identificazione della casa di San Pietro si basa sullo stretto rapporto esistente fra i dati archeologici e le fonti letterarie.
Il
Memoriale costruito dalla Custodia Francescana di Terra Santa sulla
tradizionale casa di San Pietro ha lo scopo di proteggere i resti
archeologici dell'insula sacra e di renderli più accessibili ai
visitatori. L'interno dell'edificio è soprattutto riservato alle
celebrazioni liturgiche.
Il Memoriale in costruzione
Il Memoriale è opera dell'architetto italiano Ildo Avetta. Il corpo principale della struttura, che rimane come sospeso al di sopra dei resti della casa di Pietro il pescatore, suggerisce l'immagine di una barca. La stessa idea è evocata dalle decorazioni parietali attraverso i motivi di pesci stilizzati, onde e reti.
Il Memoriale è opera dell'architetto italiano Ildo Avetta. Il corpo principale della struttura, che rimane come sospeso al di sopra dei resti della casa di Pietro il pescatore, suggerisce l'immagine di una barca. La stessa idea è evocata dalle decorazioni parietali attraverso i motivi di pesci stilizzati, onde e reti.
Il Memoriale: un amalgama di architettura e di storia
I due pannelli in legno all'interno del Memoriale dalla parte dell'ingresso sono opera dell'artista Raoul Vistoli: la Vergine che entra nella casa di San Pietro accompagnata da raffigurazioni indicanti le opere di misericordia corporali, e San Pietro sulla barca, con raffigurazioni delle opere di misericordia spirituali. I due pannelli ai lati dei presbiterio sono dell'artista Giovanni Dragoni e riproducono Cristo in croce e Gesù nella casa di Pietro che ammaestra i discepoli sul tema dell'umiltà. Altri pannelli saranno aggiunti. Il mosaico dell'altare (di Enzo Rossi) associa il tema biblico della manna nel deserto con quello della moltiplicazione dei pani. Nelle pareti del presbiterio sono riprodotti alcuni passi del discorso che Gesù tenne nella sinagoga di Cafarnao sul pane della vita, cioè l'Eucarestia. Il tabernacolo (di Igino Legnaghi) riproduce la lettera ebraica taw. Le ringhiere in bronzo (della ditta Tavani) sono arricchite da simboli cristiani.
I due pannelli in legno all'interno del Memoriale dalla parte dell'ingresso sono opera dell'artista Raoul Vistoli: la Vergine che entra nella casa di San Pietro accompagnata da raffigurazioni indicanti le opere di misericordia corporali, e San Pietro sulla barca, con raffigurazioni delle opere di misericordia spirituali. I due pannelli ai lati dei presbiterio sono dell'artista Giovanni Dragoni e riproducono Cristo in croce e Gesù nella casa di Pietro che ammaestra i discepoli sul tema dell'umiltà. Altri pannelli saranno aggiunti. Il mosaico dell'altare (di Enzo Rossi) associa il tema biblico della manna nel deserto con quello della moltiplicazione dei pani. Nelle pareti del presbiterio sono riprodotti alcuni passi del discorso che Gesù tenne nella sinagoga di Cafarnao sul pane della vita, cioè l'Eucarestia. Il tabernacolo (di Igino Legnaghi) riproduce la lettera ebraica taw. Le ringhiere in bronzo (della ditta Tavani) sono arricchite da simboli cristiani.
L'interno del Memoriale
L'esecuzione del progetto veramente audace e ultramoderno ha richiesto studi lunghi e complessi da parte dell'ingegnere Cesare Pocci e la collaborazione del Technion di Caifa ed é stata affidata alla ditta israeliana Solel Bonneh, sotto il continuo controllo dell'ingegnere Anis Sruji di Nazaret.
L'esecuzione del progetto veramente audace e ultramoderno ha richiesto studi lunghi e complessi da parte dell'ingegnere Cesare Pocci e la collaborazione del Technion di Caifa ed é stata affidata alla ditta israeliana Solel Bonneh, sotto il continuo controllo dell'ingegnere Anis Sruji di Nazaret.
Padre Loffreda. l'architetto Ildo Avetta e padre Corbo ispezionano le rovine della Casa di San Pietro
Il Memoriale fu consacrato dal cardinale Lourdusamy il 29 giugno 1990 e questa data è incisa in facciata nella scritta in latino: BEATO PETRO APOSTOLO A. D. MCMXC DICATUM (Dedicato al beato apostolo Pietro nell'anno 1990). In quella occasione il papa Giovanni Paolo Il inviò un messaggio speciale, di cui due brani sono riprodotti sui fianchi interni dell'ingresso.
Il Memoriale fu consacrato dal cardinale Lourdusamy il 29 giugno 1990 e questa data è incisa in facciata nella scritta in latino: BEATO PETRO APOSTOLO A. D. MCMXC DICATUM (Dedicato al beato apostolo Pietro nell'anno 1990). In quella occasione il papa Giovanni Paolo Il inviò un messaggio speciale, di cui due brani sono riprodotti sui fianchi interni dell'ingresso.
29.07.90 - Costruzione del Memoriale
I testi antichi di Egeria e dell'Anonirno Piacentino che accompagnano in facciata la scritta dedicatoria sottolineano la continuità della tradizione cristiana su questo luogo santo che è stato nello stesso tempo la casa di Simon Pietro, la casa di Gesù e la culla della cristianità.
I testi antichi di Egeria e dell'Anonirno Piacentino che accompagnano in facciata la scritta dedicatoria sottolineano la continuità della tradizione cristiana su questo luogo santo che è stato nello stesso tempo la casa di Simon Pietro, la casa di Gesù e la culla della cristianità.
INSULA SACRA - LE CASE PRIVATE
Le
case private dell'insula sacra ricalcano fedelmente il tipo di
abitazioni private che è stato riscontrato negli altri quartieri del
villaggio. La tradizionale casa di San Pietro (sala n. 1) era quasi
quadrata. Il muro di ovest, ancora conservato per più d'un metro di
altezza, misura 8,35 m di lunghezza.
Le case a nord dell'Insula Sacra
La stanza non aveva che una sola porta, conservata in parte sul lato nord, presso l'angolo nordovest, e comunicava con un grande cortile a cielo aperto, a forma di L, che copriva un'arca di circa 84 metri quadrati. Siccome il suddetto cortile, provvisto d'una scalinata e di un focolare in terra refrattaria, non comunicava solamente con la tradizionale casa di San Pietro, ma anche con altre stanze coperte d'un tetto, si può pensare che più d'una famiglia ne condivideva l'uso.
La stanza non aveva che una sola porta, conservata in parte sul lato nord, presso l'angolo nordovest, e comunicava con un grande cortile a cielo aperto, a forma di L, che copriva un'arca di circa 84 metri quadrati. Siccome il suddetto cortile, provvisto d'una scalinata e di un focolare in terra refrattaria, non comunicava solamente con la tradizionale casa di San Pietro, ma anche con altre stanze coperte d'un tetto, si può pensare che più d'una famiglia ne condivideva l'uso.
La Casa di Pietro (in base ai dati archeologici)
All'est una porta, di cui è ben conservata la soglia, metteva il cortile in comunicazione con la strada principale che costeggiava la casa di San Pietro. Fra l'ampia strada e la porta d'ingresso al cortile esisteva uno spazio libero. Gli scavi hanno tracciato altre strutture murarie nella parte sud della medesima insula. Anche là i cortili a cielo aperto formavano il punto centrale di alcune stanzette coperte d'un tetto. Non esistono altre abitazioni fra l'insula sacra e la sponda del lago che al tempo di Gesù era molto vicina alla tradizionale casa di Pietro.
All'est una porta, di cui è ben conservata la soglia, metteva il cortile in comunicazione con la strada principale che costeggiava la casa di San Pietro. Fra l'ampia strada e la porta d'ingresso al cortile esisteva uno spazio libero. Gli scavi hanno tracciato altre strutture murarie nella parte sud della medesima insula. Anche là i cortili a cielo aperto formavano il punto centrale di alcune stanzette coperte d'un tetto. Non esistono altre abitazioni fra l'insula sacra e la sponda del lago che al tempo di Gesù era molto vicina alla tradizionale casa di Pietro.
Ricostruzione delle case a nord dell'Insula Sacra
L'insula sacra appartiene al nucleo primitivo della fine dell'epoca ellenistica. Il lungo periodo di occupazione ininterrotta è attestato da una successione di almeno tre sovrapposti pavimenti in pietra. In un caso sono stati tracciati ben quattro pavimenti sovrapposti lungo il muro occidentale della stanza n. I. Il pavimento più antico, che ha conservato tracce d'un focolare, era associato a cocci ellenistici. Il pavimento del primo secolo è il secondo, a partire dal basso.
Anche nell'intemo della sala venerata n. 1 sono state praticate varie trincee e gli strati più antichi risultano appartenere alla fase finale del periodo ellenistico. Dal primo secolo a. C. fin verso la fine del primo secolo dell'era cristiana, gli strati d'abitazione erano formati da linee orizzontali di terra battuta contenenti ceramica casalinga: anfore, marmitte, tegami, ciotole, lampade.
L'insula sacra appartiene al nucleo primitivo della fine dell'epoca ellenistica. Il lungo periodo di occupazione ininterrotta è attestato da una successione di almeno tre sovrapposti pavimenti in pietra. In un caso sono stati tracciati ben quattro pavimenti sovrapposti lungo il muro occidentale della stanza n. I. Il pavimento più antico, che ha conservato tracce d'un focolare, era associato a cocci ellenistici. Il pavimento del primo secolo è il secondo, a partire dal basso.
Anche nell'intemo della sala venerata n. 1 sono state praticate varie trincee e gli strati più antichi risultano appartenere alla fase finale del periodo ellenistico. Dal primo secolo a. C. fin verso la fine del primo secolo dell'era cristiana, gli strati d'abitazione erano formati da linee orizzontali di terra battuta contenenti ceramica casalinga: anfore, marmitte, tegami, ciotole, lampade.
Vaso di terracotta trovato nella Casa di Pietro
Al di sopra di questi strati più antichi, si registra una innovazione profonda. Sul lato nordest della stanza infatti, su un'area di circa 12 metri quadrati era preservato un pavimento con almeno sei strati sovrapposti di calce bianca. L'unica testimonianza archeologica di occupazione consisteva in un discreto numero di piccoli frammenti di lucerne erodiane, lasciati sui pavimenti di calca bianca. Altre lampade erodiane erano nascoste lungo i muri interni. Per il loro tipo, queste lampade risalgono alla seconda metà del primo secolo dell'era cristiana e certamente non più tardi dell'inizio del secondo secolo.
Al di sopra di questi strati più antichi, si registra una innovazione profonda. Sul lato nordest della stanza infatti, su un'area di circa 12 metri quadrati era preservato un pavimento con almeno sei strati sovrapposti di calce bianca. L'unica testimonianza archeologica di occupazione consisteva in un discreto numero di piccoli frammenti di lucerne erodiane, lasciati sui pavimenti di calca bianca. Altre lampade erodiane erano nascoste lungo i muri interni. Per il loro tipo, queste lampade risalgono alla seconda metà del primo secolo dell'era cristiana e certamente non più tardi dell'inizio del secondo secolo.
Finalmente in questo contesto sono stati trovati alcuni frammenti di intonaco pitturato certamente provenienti dalle pareti. I sovrapposti pavimenti in calce erano stati tenuti meticolosamente puliti, contrariamente agli strati anteriori e si eclissava in essi la ceramica casalinga.
Bisogna sottolineare che questo è finora a Cafarnao il solo esempio d'una abitazione con pavimenti in calce e coi muri intonacati sebbene gli scavi sono già estesi ad una buona porzione dell'antico villaggio.
In base a questi dati noi riteniamo che già nel tardo primo secolo dell'era cristiana la sala n. 1 era adibita a luogo di riunioni. I nostri lettori comprenderanno meglio il carattere religioso e cristiano di queste riunioni alla luce degli strati superiori della medesima stanza.
INSULA SACRA - LA DOMUS-ECCLESIA
Dopo una serie continua d'occupazione, l'insula sacra subì importanti
cambiamenti verso la fine del quarto secolo. Prima di tutto l'insula fu
fisicamente separata dal resto del villaggio attraverso la costruzione
di un imponente muro di cinta di forma più o meno quadrata con un totale
di 112,25 m di lunghezza. Lo spazio così racchiuso comunicava con
l'esterno mediante due ingressi, rispettivamente presso l'angolo
sudovest e nordovest dei muro di cinta. Un altro muro di protezione
nord-sud partiva dall'ingresso sudovest.
La Casa di Pietro trasformata in "domus ecclesia"
La costruzione del muro di cinta comportò la demolizione di qualche casa. Nello stesso tempo, la sala n. 1 diventò il centro e il punto focale dell'insula sacra e registrò dei grandi cambiamenti come la posa d'un nuovo pavimento policromo all'interno della stanza (che misurava 5,80 m per 6,45 m), la suddivisione in due parti della stanza attraverso un arco mediano impostato da nord a sud, il rifacimento del muro nord (contrariamente agli altri muri lasciati tali e quali), la costruzione d'un nuovo tetto con calcestruzzo spesso e compatto, la costruzione sul lato est d'un atrio con pavimento di calce bianca, l'aggiunta d'una stanzetta all'angolo nordest, e finalmente l'applicazione d'un nuovo intonaco sopra i muri interni e sopra il nuovo arco mediano della stanza.
E' significativo che i pilastri dell'arco mediano abbiano ricevuto, col passare del tempo, soltanto due strati sovrapposti d'intonaco pitturato, mentre i vecchi muri della stanza venerata conservano tre strati successivi. Questa constatazione ci conduce alla conclusione che i muri della stanza n. 1 hanno ricevuto almeno un intonaco prima del quarto secolo, Questa conclusione si accorda con lo studio paleografico dei graffiti più antichi che possono risalire, paleograficamente, al terzo secolo.
La costruzione del muro di cinta comportò la demolizione di qualche casa. Nello stesso tempo, la sala n. 1 diventò il centro e il punto focale dell'insula sacra e registrò dei grandi cambiamenti come la posa d'un nuovo pavimento policromo all'interno della stanza (che misurava 5,80 m per 6,45 m), la suddivisione in due parti della stanza attraverso un arco mediano impostato da nord a sud, il rifacimento del muro nord (contrariamente agli altri muri lasciati tali e quali), la costruzione d'un nuovo tetto con calcestruzzo spesso e compatto, la costruzione sul lato est d'un atrio con pavimento di calce bianca, l'aggiunta d'una stanzetta all'angolo nordest, e finalmente l'applicazione d'un nuovo intonaco sopra i muri interni e sopra il nuovo arco mediano della stanza.
E' significativo che i pilastri dell'arco mediano abbiano ricevuto, col passare del tempo, soltanto due strati sovrapposti d'intonaco pitturato, mentre i vecchi muri della stanza venerata conservano tre strati successivi. Questa constatazione ci conduce alla conclusione che i muri della stanza n. 1 hanno ricevuto almeno un intonaco prima del quarto secolo, Questa conclusione si accorda con lo studio paleografico dei graffiti più antichi che possono risalire, paleograficamente, al terzo secolo.
Graffiti dalla "domus ecclesia"
Differenti colori furono adoperati nell'intonaco parietale: rosso, rosa, rosso-mattone, giallo, bruno-cupo, verde, azzurro e bianco. La decorazione geometrica consiste in pannelli rettangolari, rombi, cerchi, croci fiorite, ecc. La decorazione floreale comporta ramoscelli, piccoli alberi, fiori, fichi e melagrani. Erano apparentemente escluse le rappresentazioni umane e di animali. Compaiono anche monogrammi, simboli, e finalmente iscrizioni in greco (151 esemplari), in paleoestrangelo (siriaco orientale) (13), in aramaico (9), e in latino (2). Questo prezioso materiale è stato studiato e pubblicato dal francescano p. Emmanuele Testa. Sebbene lo stato di conservazione frammentario e precario non rende facile l'interpretazione delle iscrizioni, nondimeno si possono raggiungere alcune conclusioni importanti, che non danno adito ad alcun dubbio ragionevole.
Il carattere cristiano della domus-ecclesia è provato dalla presenza, in molti graffiti del nome e dei monogramma di Gesù, (chiamato Signore, Cristo, l'Altissimo, Dio), da alcune espressioni liturgiche, come Amen, Kyrie eleison, da un'iscrizione molto lunga in paleo-estrangelo che sembra riferirsi all'Eucaristia. La pluralità delle lingue lascia fortemente supporre che la domus-ecclesia non era semplicemente usata dai semplici fedeli locali, ma anche dai pellegrini. La paleografia permette di datare i graffiti dall'inizio dei terzo secolo fino all'inizio del quinto secolo. Questa conclusione associata ai pavimenti in battuto di calce della fine del primo secolo ci induce a pensare che la trasformazione della stanza n. 1 in domus-ecclesia è stata l'opera delle prime generazioni cristiane di Cafarnao.
Se il culto era naturalmente incentrato sulla persona di Gesù, tuttavia non è una sorpresa trovare dei graffiti che portano anche il nome di Pietro.
Dal punto di vista strettamente archeologico, la domus-ecclesia, ingrandita e ristrutturata nel quarto secolo, rappresenta una scoperta singolare: può essere descritta come una struttura tripartita con atrio ad est, punto focale ad ovest e separata dal resto del villaggio attraverso un muro di cinta quadrangolare. Questi elementi fondamentali sembrano riecheggiare quello che era stato, sia pure su scala monumentale, il piano generale del Tempio di Gerusalemme. Tali somiglianze concettuali non possono essere interpretate come un caso accidentale, specialmente quando si pensa che durante i primi quattro secoli vivevano a Cafarnao dei cristiani d'origine ebraica.
Differenti colori furono adoperati nell'intonaco parietale: rosso, rosa, rosso-mattone, giallo, bruno-cupo, verde, azzurro e bianco. La decorazione geometrica consiste in pannelli rettangolari, rombi, cerchi, croci fiorite, ecc. La decorazione floreale comporta ramoscelli, piccoli alberi, fiori, fichi e melagrani. Erano apparentemente escluse le rappresentazioni umane e di animali. Compaiono anche monogrammi, simboli, e finalmente iscrizioni in greco (151 esemplari), in paleoestrangelo (siriaco orientale) (13), in aramaico (9), e in latino (2). Questo prezioso materiale è stato studiato e pubblicato dal francescano p. Emmanuele Testa. Sebbene lo stato di conservazione frammentario e precario non rende facile l'interpretazione delle iscrizioni, nondimeno si possono raggiungere alcune conclusioni importanti, che non danno adito ad alcun dubbio ragionevole.
Il carattere cristiano della domus-ecclesia è provato dalla presenza, in molti graffiti del nome e dei monogramma di Gesù, (chiamato Signore, Cristo, l'Altissimo, Dio), da alcune espressioni liturgiche, come Amen, Kyrie eleison, da un'iscrizione molto lunga in paleo-estrangelo che sembra riferirsi all'Eucaristia. La pluralità delle lingue lascia fortemente supporre che la domus-ecclesia non era semplicemente usata dai semplici fedeli locali, ma anche dai pellegrini. La paleografia permette di datare i graffiti dall'inizio dei terzo secolo fino all'inizio del quinto secolo. Questa conclusione associata ai pavimenti in battuto di calce della fine del primo secolo ci induce a pensare che la trasformazione della stanza n. 1 in domus-ecclesia è stata l'opera delle prime generazioni cristiane di Cafarnao.
Se il culto era naturalmente incentrato sulla persona di Gesù, tuttavia non è una sorpresa trovare dei graffiti che portano anche il nome di Pietro.
Dal punto di vista strettamente archeologico, la domus-ecclesia, ingrandita e ristrutturata nel quarto secolo, rappresenta una scoperta singolare: può essere descritta come una struttura tripartita con atrio ad est, punto focale ad ovest e separata dal resto del villaggio attraverso un muro di cinta quadrangolare. Questi elementi fondamentali sembrano riecheggiare quello che era stato, sia pure su scala monumentale, il piano generale del Tempio di Gerusalemme. Tali somiglianze concettuali non possono essere interpretate come un caso accidentale, specialmente quando si pensa che durante i primi quattro secoli vivevano a Cafarnao dei cristiani d'origine ebraica.
Uncini di bronzo rinvenuti sul pavimento della "domus ecclesia"
INSULA SACRA - LA CHIESA OTTAGONALE
Nella
seconda metà del quinto secolo un audace progetto trasformò
radicalmente l'insula sacra: la domus-ecclesia sparì quasi del tutto, ad
eccezione del muro esterno di cinta, e al suo posto fu costruita ad un
livello rialzato una chiesa ottagonale.
La chiesa bizantina rispecchia un piano radicalmente differente dalla domus-ecclesia precedente. Una piccola abside, situata all'est indicava il nuovo orientamento (comune alle chiese cristiane) mentre l'ingresso frontale fu fatto di conseguenza da ovest attraverso la demolizione di alcune case private e sbassando su questo lato il vecchio muro di cinta per creare un calpestio alla quota del nuovo pavimento musivo della chiesa.
Il piano della chiesa consisteva in un piccolo ottagono centrale, un ottagono concentrico più grande ed un semi-ottagono esterno attraverso il quale si accedeva sia all'interno della chiesa che ai pastofori orientali.
La chiesa bizantina rispecchia un piano radicalmente differente dalla domus-ecclesia precedente. Una piccola abside, situata all'est indicava il nuovo orientamento (comune alle chiese cristiane) mentre l'ingresso frontale fu fatto di conseguenza da ovest attraverso la demolizione di alcune case private e sbassando su questo lato il vecchio muro di cinta per creare un calpestio alla quota del nuovo pavimento musivo della chiesa.
Il piano della chiesa consisteva in un piccolo ottagono centrale, un ottagono concentrico più grande ed un semi-ottagono esterno attraverso il quale si accedeva sia all'interno della chiesa che ai pastofori orientali.
Scavo nell'area della chiesa bizantina
In una seconda fase, il centro dell'abside fu provvisto d'una vasca battesimale. Il motivo del pavone, simbolo dell'immortalità, dominava il pavimento in mosaico dell'ottagono centrale. Le fondamenta della chiesa ottagonale erano costruite in pietra di basalto e in malte molto tenaci; al contrario le sovrastrutture erano in grandi blocchi bianchi di calcare. Questo vasto progetto va probabilmente attribuito ai cristiani della Gentilità diventati allora molto forti per controbilanciare la supremazia della vecchia comunità giudeo-cristiana di Cafarnao. E' noto che le relazioni tra i due rami della cristianità non erano davvero eccellenti. I Giudeo-cristiani incontrarono spesso una forte opposizione sia da parte dei Giudei-ortodossi che li ritenevano traditori, sia da parte dei cristiani della Grande Chiesa che li ritenevano eretici. Ciò nonostante, questi ultimi non esitarono a conservare il carattere sacro di parecchi santuari giudeo-cristiani. Nel caso specifico di Cafarnao è sorprendente constatare la stretta relazione o concatenamento che esiste tra la sepolta domus-ecclesia e l'ottagono sovrapposto.
In una seconda fase, il centro dell'abside fu provvisto d'una vasca battesimale. Il motivo del pavone, simbolo dell'immortalità, dominava il pavimento in mosaico dell'ottagono centrale. Le fondamenta della chiesa ottagonale erano costruite in pietra di basalto e in malte molto tenaci; al contrario le sovrastrutture erano in grandi blocchi bianchi di calcare. Questo vasto progetto va probabilmente attribuito ai cristiani della Gentilità diventati allora molto forti per controbilanciare la supremazia della vecchia comunità giudeo-cristiana di Cafarnao. E' noto che le relazioni tra i due rami della cristianità non erano davvero eccellenti. I Giudeo-cristiani incontrarono spesso una forte opposizione sia da parte dei Giudei-ortodossi che li ritenevano traditori, sia da parte dei cristiani della Grande Chiesa che li ritenevano eretici. Ciò nonostante, questi ultimi non esitarono a conservare il carattere sacro di parecchi santuari giudeo-cristiani. Nel caso specifico di Cafarnao è sorprendente constatare la stretta relazione o concatenamento che esiste tra la sepolta domus-ecclesia e l'ottagono sovrapposto.
La chiesa ottagonale bizantina
Il piano ottagonale della nuova chiesa fu dettato in realtà da un duplice intento: preservare il recinto sacro del quarto secolo e inoltre indicare l'ubicazione esatta della casa di San Pietro oramai sepolta sotto il podium della chiesa. In che modo? Costruendo l'ottagono centrale proprio sui muri cimati della sala venerata n. I. Certamente i pellegrini non potevano più vedere la venerata casa, sepolta sotto il pavimento musivo, ma la sua esatta ubicazione fu tramandata appunto dalla posizione dell'ottagono centrale. Un pellegrino di Piacenza, che visitò Cafarnao verso il 570, scrisse: "Item venimus in Capharnaum in domo beati Petri, quae est modo basilica" (Parimenti noi venimmo a Cafarnao nella casa del beato Pietro, che attualmente è una basilica).
Il piano ottagonale della nuova chiesa fu dettato in realtà da un duplice intento: preservare il recinto sacro del quarto secolo e inoltre indicare l'ubicazione esatta della casa di San Pietro oramai sepolta sotto il podium della chiesa. In che modo? Costruendo l'ottagono centrale proprio sui muri cimati della sala venerata n. I. Certamente i pellegrini non potevano più vedere la venerata casa, sepolta sotto il pavimento musivo, ma la sua esatta ubicazione fu tramandata appunto dalla posizione dell'ottagono centrale. Un pellegrino di Piacenza, che visitò Cafarnao verso il 570, scrisse: "Item venimus in Capharnaum in domo beati Petri, quae est modo basilica" (Parimenti noi venimmo a Cafarnao nella casa del beato Pietro, che attualmente è una basilica).
CONCLUSIONE
I
recenti scavi hanno gettato una nuova luce sul sito biblico di
Cafarnao. Una parte dei quartieri residenziali è attualmente visibile; i
due edifici pubblici - la sinagoga e la chiesa ottagonale - sono stati
rimessi nel loro contesto fisico e storico.
Da questi scavi è emersa un'immagine complessa. A prima vista, i due edifici pubblici sembrano sproporzionati rispetto ai bisogni d'un villaggio e contrastano con la semplicità dei quartieri abitati. La popolazione moderata di Cafarnao sembra che non abbia risparmiato nessuno sforzo per far spiccare la preminenza assoluta dei valori spirituali.
Alcuni visitatori si stupiscono di trovare anche una sinagoga ebraica e un santuario cristiano l'uno a fianco all'altro. L'ubicazione dei due edifici pubblici fu probabilmente dettata dalla preoccupazione di conservare e perpetuare la sacralità dei due luoghi: la chiesa ottagonale infatti perpetuava il posto esatto della casa di Pietro, e la sinagoga della fine del quarto secolo fu eretta sopra le rovine delle sinagoghe anteriori.
Più sorprendente ancora si è rivelata la data che noi abbiamo attribuito alla sinagoga bianca: la fine del quarto secolo. Certi dotti ritengono inconcepibile che una tale sinagoga monumentale sia potuto essere costruita sotto il governo di imperatori cristiani. I nostri scavi hanno avuto la felice conseguenza di provocare nuove ricerche sulle monumentali sinagoghe della Galilea. E' stato accertato che questo tipo di sinagoga fu ancora costruita nel sesto secolo, com'è il caso della sinagoga di Nabratein. In breve, sia nel campo archeologico come nel campo storico, molte teorie si sono disgregate in seguito alle nostre ricerche nell'antico villaggio di Cafarnao. Naturalmente le nostre scoperte si sono mostrate d'un grande interesse per gli esegeti come per gli storici dei cristianesimo primitivo.
Infine, le rovine messe in luce costituiscono d'oggi in poi un libro aperto per tanti visitatori e pellegrini che vengono a cercare in questo luogo biblico un contatto personale con la città di Gesù.
Da questi scavi è emersa un'immagine complessa. A prima vista, i due edifici pubblici sembrano sproporzionati rispetto ai bisogni d'un villaggio e contrastano con la semplicità dei quartieri abitati. La popolazione moderata di Cafarnao sembra che non abbia risparmiato nessuno sforzo per far spiccare la preminenza assoluta dei valori spirituali.
Alcuni visitatori si stupiscono di trovare anche una sinagoga ebraica e un santuario cristiano l'uno a fianco all'altro. L'ubicazione dei due edifici pubblici fu probabilmente dettata dalla preoccupazione di conservare e perpetuare la sacralità dei due luoghi: la chiesa ottagonale infatti perpetuava il posto esatto della casa di Pietro, e la sinagoga della fine del quarto secolo fu eretta sopra le rovine delle sinagoghe anteriori.
Più sorprendente ancora si è rivelata la data che noi abbiamo attribuito alla sinagoga bianca: la fine del quarto secolo. Certi dotti ritengono inconcepibile che una tale sinagoga monumentale sia potuto essere costruita sotto il governo di imperatori cristiani. I nostri scavi hanno avuto la felice conseguenza di provocare nuove ricerche sulle monumentali sinagoghe della Galilea. E' stato accertato che questo tipo di sinagoga fu ancora costruita nel sesto secolo, com'è il caso della sinagoga di Nabratein. In breve, sia nel campo archeologico come nel campo storico, molte teorie si sono disgregate in seguito alle nostre ricerche nell'antico villaggio di Cafarnao. Naturalmente le nostre scoperte si sono mostrate d'un grande interesse per gli esegeti come per gli storici dei cristianesimo primitivo.
Infine, le rovine messe in luce costituiscono d'oggi in poi un libro aperto per tanti visitatori e pellegrini che vengono a cercare in questo luogo biblico un contatto personale con la città di Gesù.
* * *
1. Cafarnao, "la città di Gesù"
Gli scavi di Cafarnao aiutano ad ambientare meglio parecchi brani del Vangelo. Secondo i Vangeli, Gesù lasciata Nazaret venne ad abitare a Cafarnao" (Mt 4,12), la quale divenne, sotto un certo aspetto, la sua città" (Mt 9,1). Cafarnao offriva il vantaggio di trovarsi lungo la grande arteria che da Beisan conduceva a Damasco, e permetteva a Gesù di incontrare moltissime persone, mentre Nazaret era una frazione montagnosa tagliata fuori dalle grandi vie di comunicazione. Nello stesso tempo Cafarnao era sufficientemente distante dai grandi centri urbani, specialmente da Tiberiade dove Erode Antipa aveva stabilito la sua capitale. In tal modo Gesù poteva diffondere largamente il suo messaggio messianico senza però provocare subito le reazioni da parte dei capi politici e religiosi. Cafarnao inoltre, al contrario di Nazaret, aveva una popolazione molto diversificata: pescatori, agricoltori, artigiani, mercanti, pubblicani, ecc. Essi vivevano in un medesimo villaggio, ma apparentemente senza accentuate disuguaglianze economiche. Anche le relazioni tra gli abitanti di Cafarnao e i Romani si distinguevano per una singolare cordialità, fino al punto che fu un centurione romano a costruire la sinagoga per la comunità ebraica, mentre da parte loro gli anziani del villaggio contraccambiarono tale generosità raccomandando a Gesù la guarigione del servo (Lc 7,1-10).
A questa gente laboriosa e mentalmente aperta rivolse Gesù il suo messaggio e da questa stessa comunità egli scelse la maggior parte dei suoi discepoli, sia tra i pescatori (Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni) che tra i pubblicani (Matteo).
2.La casa di Simon Pietro
Come
si è visto, la comunità cristiana di Cafarnao aveva un riguardo
speciale per la casa di Simon Pietro. Ben presto questa casa divenne "la
casa" degli adepti cristiani, cioè una domus-ecclesia. In realtà la
casa di Pietro, rimessa in luce, ci offre il primo esempio nel mondo
cristiano d'una domus-ecclesia. Le ragioni speciali di questa scelta
possono trovarsi nei Vangeli stessi. Fu Gesù stesso che scelse questa
casa come la sua casa di Cafarnao. Alla stessa maniera che Cafarnao
divenne "la città di Gesù", così la casa di Pietro può essere
giustamente chiamata "la casa di Gesù".
Se abbiamo in mente la proverbiale concisione dei Vangeli, siamo immediatamente colpiti dai numerosi richiami alla casa di Pietro. Ecco qualche brano.
"E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli."
"Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano". (Mc 1,29-32)
Questi due brani contengono alcuni particolari che le recenti scoperte archeologiche possono chiarire in una maniera concreta. La casa visitata da Gesù si trovava circa 30 m a sud della sinagoga. Era una grande casa, perché essa era composta di molti vani che si affacciavano su un ampio cortile. Non ci meravigliamo dunque nel leggere che tre famiglie condividevano quella casa cioè la famiglia di Pietro, quella di Andrea, suo fratello, e quella della suocera. Questo era a quel tempo il tipo comune delle case private che abbiamo scoperto a Cafarnao. Leggiamo inoltre che "l'intera città era affollata davanti alla porta". Questo particolare di Marco lascia supporre l'esistenza d'un grande spazio libero davanti alla porta. E così è infatti. La casa scoperta si trovava lungo la strada principale del villaggio che è in direzione nord-sud e disponeva di uno spazio libero fra la porta di ingresso e la suddetta strada, senza dimenticare che il lato sud verso il lago era anch'esso libero da abitazioni.
Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: "Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?". Rispose: "Sì". Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: "Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?". Rispose.- "Dagli estranei". E Gesù: "Quindi i figli sono esenti. Ma perché non si scandalizzino, va' al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te". (Mt 17, 24-27)
Solo Matteo, già collettore d'imposte, racconta la scena. Egli presenta Pietro come l'intermediario tra i collettori d'imposte e Gesù. A quanto pare, Pietro era pronto a pagare per sé e per Gesù, ma alla fine è Gesù stesso che paga il tributo per tutti e due. Tutto il brano lascia capire che Gesù era l'ospite di Pietro e che Egli era, come tale, considerato un membro della famiglia di Pietro. Per questa ragione Pietro e Gesù sono messi insieme per la questione delle tasse.
Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: "Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati" (Mc 2,1-4).
L'inciso secondo cui era tanta la ressa della folla che non si trovava posto "neppure davanti alla porta" è un riferimento letterario a Mc 1,33: si parla dunque ancora una volta della casa di Pietro. L'espressione greca si può tradurre sia "dentro una casa", sia in casa (sua)". Qui è consigliata la seconda traduzione. In altre parole la guarigione del paralitico avvenne nelle casa di Pietro, e questa era considerata la casa di Gesù. La calata del paralitico, attraverso il tetto sgombrato, non è una cosa strana nel contesto dei quartieri abitati di Cafarnao, dove le case ad un piano erano coperte da tetti leggeri, ai quali si accedeva per mezzo dei gradini.
Entrò in casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: "È fuori di sé". Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: "Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano". Ma egli rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre" (Mc 3,20-21 e 31-35).
Il brano tratteggia le due famiglie di Gesù: i suoi parenti che l'aspettano all'esterno della casa, e i suoi discepoli seduti intorno a Lui nella casa. Nella forma redazionale di Marco, il contrasto tra quelli che sono all'esterno, e quelli che sono seduti nell'interno della casa, riveste connotazioni cristologico-ecclesiali. In qualche modo la casa di Gesù a Cafarnao - la casa di Pietro - adombra l'idea di una domus-ecclesia.
3.Giairo e il centurione romano
Se abbiamo in mente la proverbiale concisione dei Vangeli, siamo immediatamente colpiti dai numerosi richiami alla casa di Pietro. Ecco qualche brano.
"E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli."
"Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano". (Mc 1,29-32)
Questi due brani contengono alcuni particolari che le recenti scoperte archeologiche possono chiarire in una maniera concreta. La casa visitata da Gesù si trovava circa 30 m a sud della sinagoga. Era una grande casa, perché essa era composta di molti vani che si affacciavano su un ampio cortile. Non ci meravigliamo dunque nel leggere che tre famiglie condividevano quella casa cioè la famiglia di Pietro, quella di Andrea, suo fratello, e quella della suocera. Questo era a quel tempo il tipo comune delle case private che abbiamo scoperto a Cafarnao. Leggiamo inoltre che "l'intera città era affollata davanti alla porta". Questo particolare di Marco lascia supporre l'esistenza d'un grande spazio libero davanti alla porta. E così è infatti. La casa scoperta si trovava lungo la strada principale del villaggio che è in direzione nord-sud e disponeva di uno spazio libero fra la porta di ingresso e la suddetta strada, senza dimenticare che il lato sud verso il lago era anch'esso libero da abitazioni.
Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: "Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?". Rispose: "Sì". Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: "Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?". Rispose.- "Dagli estranei". E Gesù: "Quindi i figli sono esenti. Ma perché non si scandalizzino, va' al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te". (Mt 17, 24-27)
Solo Matteo, già collettore d'imposte, racconta la scena. Egli presenta Pietro come l'intermediario tra i collettori d'imposte e Gesù. A quanto pare, Pietro era pronto a pagare per sé e per Gesù, ma alla fine è Gesù stesso che paga il tributo per tutti e due. Tutto il brano lascia capire che Gesù era l'ospite di Pietro e che Egli era, come tale, considerato un membro della famiglia di Pietro. Per questa ragione Pietro e Gesù sono messi insieme per la questione delle tasse.
Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: "Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati" (Mc 2,1-4).
L'inciso secondo cui era tanta la ressa della folla che non si trovava posto "neppure davanti alla porta" è un riferimento letterario a Mc 1,33: si parla dunque ancora una volta della casa di Pietro. L'espressione greca si può tradurre sia "dentro una casa", sia in casa (sua)". Qui è consigliata la seconda traduzione. In altre parole la guarigione del paralitico avvenne nelle casa di Pietro, e questa era considerata la casa di Gesù. La calata del paralitico, attraverso il tetto sgombrato, non è una cosa strana nel contesto dei quartieri abitati di Cafarnao, dove le case ad un piano erano coperte da tetti leggeri, ai quali si accedeva per mezzo dei gradini.
Entrò in casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: "È fuori di sé". Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: "Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano". Ma egli rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre" (Mc 3,20-21 e 31-35).
Il brano tratteggia le due famiglie di Gesù: i suoi parenti che l'aspettano all'esterno della casa, e i suoi discepoli seduti intorno a Lui nella casa. Nella forma redazionale di Marco, il contrasto tra quelli che sono all'esterno, e quelli che sono seduti nell'interno della casa, riveste connotazioni cristologico-ecclesiali. In qualche modo la casa di Gesù a Cafarnao - la casa di Pietro - adombra l'idea di una domus-ecclesia.
3.Giairo e il centurione romano
Oltre
alla casa di Simon Pietro, i Vangeli ricordano esplicitamente altre tre
case: la casa di Matteo, dove Gesù mangiò in compagnia dei collettori
d'imposte (Mc 2,15-17); la casa di Giairo, uno dei capi della sinagoga,
di cui Gesù risuscitò la figlia (Mc 5,22-24 e 35-43); la casa del
centurione romano (Lc 7,1-10).
Non è stato possibile localizzare e riconoscere queste case. Quest'osservazione si applica anche alla casa degli apostoli Giacomo e Giovanni, i quali certamente risiedevano a Cafarnao (Mc 1,19-20). Queste case non sembrano aver avuto interesse per la comunità cristiana di Cafarnao e il loro luogo è stato subito dimenticato. Può essere che l'una e l'altra di queste case si trovano tra quelle dell'importante zona sgombrata fino al presente: per il momento soltanto la casa di Pietro è stata identificata.
4.Gesù alla sinagoga
Gli Evangelisti non menzionano che un solo edificio pubblico a Cafarnao: la sinagoga costruita dal centurione romano (Lc 7,5). Naturalmente la sinagoga era il centro della comunità ebraica, e Gesù la frequentava. In questa sinagoga Gesù predicava e compiva dei miracoli.
Leggiamo in Mc 1,21-28: Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: "Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! lo so chi tu sei: il santo di Dio". E Gesù lo sgridò: "Taci! Esci da quell'uomo". E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!". La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.
Nella medesima sinagoga Gesù promise l'Eucaristia, Giovanni ha consacrato un lungo capitolo al discorso di Gesù sul pane della vita (Gv 6,22-7,1).
Leggiamo qui qualche brano.
Allora gli dissero: "Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo". Allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane". Gesù rispose: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. lo sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne dei Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno… Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.
Qualche resto della sinagoga del primo secolo è stato trovato sotto la monumentale sinagoga bianca del quarto secolo. Soltanto Egeria menziona la sinagoga di Cafarnao, mentre è davvero strano che le fonti rabbiniche non accennino mai a questo splendido edificio.
Non è stato possibile localizzare e riconoscere queste case. Quest'osservazione si applica anche alla casa degli apostoli Giacomo e Giovanni, i quali certamente risiedevano a Cafarnao (Mc 1,19-20). Queste case non sembrano aver avuto interesse per la comunità cristiana di Cafarnao e il loro luogo è stato subito dimenticato. Può essere che l'una e l'altra di queste case si trovano tra quelle dell'importante zona sgombrata fino al presente: per il momento soltanto la casa di Pietro è stata identificata.
4.Gesù alla sinagoga
Gli Evangelisti non menzionano che un solo edificio pubblico a Cafarnao: la sinagoga costruita dal centurione romano (Lc 7,5). Naturalmente la sinagoga era il centro della comunità ebraica, e Gesù la frequentava. In questa sinagoga Gesù predicava e compiva dei miracoli.
Leggiamo in Mc 1,21-28: Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: "Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! lo so chi tu sei: il santo di Dio". E Gesù lo sgridò: "Taci! Esci da quell'uomo". E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!". La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.
Nella medesima sinagoga Gesù promise l'Eucaristia, Giovanni ha consacrato un lungo capitolo al discorso di Gesù sul pane della vita (Gv 6,22-7,1).
Leggiamo qui qualche brano.
Allora gli dissero: "Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo". Allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane". Gesù rispose: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. lo sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne dei Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno… Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.
Qualche resto della sinagoga del primo secolo è stato trovato sotto la monumentale sinagoga bianca del quarto secolo. Soltanto Egeria menziona la sinagoga di Cafarnao, mentre è davvero strano che le fonti rabbiniche non accennino mai a questo splendido edificio.
* * *
Cafarnao, gli scavi archeologici
Il sito archeologico, chiamato oggi Kefar Nahum dagli
Ebrei e Talhum dagli Arabi, si trova sulla sponda nordovest del lago
Kinneret in Galilea, a circa 210 m sotto il livello del mare. E' a 16 km
da Tiberiade, a 3 km da Tabgha e a 5 km dal punto in cui il fiume
Giordano si riversa nel lago.
Il luogo biblico è facilmente accessibile sia attraverso una strada asfaltata che costeggia la sponda del lago, sia per mezzo di battelli che partono da Tiberiade e da En-Gev.
L'antico villaggio fu abbandonato circa mille anni or sono, anche se alcune famiglie arabe della tribù dei Semekiyeh vi sono rimaste fino alla guerra arabo-israeliana del 1948. Due terzi delle rovine appartengono alla Custodia Francescana di Terra Santa; il rimanente, sul lato orientale, appartiene al Patriarcato greco-ortodosso.
L'americano E. Robinson, che visitò il luogo nel 1838, ne lasciò la seguente descrizione: "Il sito è completamente deserto e triste. Solo alcuni Arabi dei Semekiyeh vivono nelle tende ed hanno costruito in mezzo alle rovine alcune catapecchie utilizzate come deposito.
Cafarnao prima del 1894
Il luogo biblico è facilmente accessibile sia attraverso una strada asfaltata che costeggia la sponda del lago, sia per mezzo di battelli che partono da Tiberiade e da En-Gev.
L'antico villaggio fu abbandonato circa mille anni or sono, anche se alcune famiglie arabe della tribù dei Semekiyeh vi sono rimaste fino alla guerra arabo-israeliana del 1948. Due terzi delle rovine appartengono alla Custodia Francescana di Terra Santa; il rimanente, sul lato orientale, appartiene al Patriarcato greco-ortodosso.
L'americano E. Robinson, che visitò il luogo nel 1838, ne lasciò la seguente descrizione: "Il sito è completamente deserto e triste. Solo alcuni Arabi dei Semekiyeh vivono nelle tende ed hanno costruito in mezzo alle rovine alcune catapecchie utilizzate come deposito.
Cafarnao prima del 1894
Non
lontano dalla sponda del lago Robinson notò "gli abbattuti resti d'un
edificio che per spesa, lavoro e decorazione sorpassano tutto ciò che
abbiamo finora visto in Palestina". Durante una seconda visita egli
identificò correttamente quella costruzione come una sinagoga.
Nel 1866 l'archeologo inglese C. W. Wilson fece all'interno della sinagoga un piccolo sondaggio che però risultò insufficiente per la prelevazione di una pianta esatta. Egli descrisse anche due tombe monumentali, di cui una è ancora visibile e si trova a circa 200 m a nord della sinagoga, in una piccola proprietà dei Patriarcato Latino di Gerusalemme.
Negli anni susseguenti, i preziosi resti della sinagoga furono molto danneggiati dai beduini della zona e dagli abitanti di Tiberiade. Questa penosa dilapidazione, deplorata invano dal viaggiatore francese Guèrin (1880), continuò fino al 1894.
In quell'anno la Custodia Francescana di Terra Santa, tramite fra Giuseppe Baldi di Napoli, riuscì ad acquistare dai beduini le rovine della sinagoga e buona parte dell'antica Cafarnao. Muri in pietra, visibili ancor oggi, furono subito eretti a protezione della proprietà francescana. Per prudenza, i preziosi resti della sinagoga furono provvisoriamente coperti con terra, allo scopo di salvarli meglio da ulteriori vandalismi.
Nel 1866 l'archeologo inglese C. W. Wilson fece all'interno della sinagoga un piccolo sondaggio che però risultò insufficiente per la prelevazione di una pianta esatta. Egli descrisse anche due tombe monumentali, di cui una è ancora visibile e si trova a circa 200 m a nord della sinagoga, in una piccola proprietà dei Patriarcato Latino di Gerusalemme.
Negli anni susseguenti, i preziosi resti della sinagoga furono molto danneggiati dai beduini della zona e dagli abitanti di Tiberiade. Questa penosa dilapidazione, deplorata invano dal viaggiatore francese Guèrin (1880), continuò fino al 1894.
In quell'anno la Custodia Francescana di Terra Santa, tramite fra Giuseppe Baldi di Napoli, riuscì ad acquistare dai beduini le rovine della sinagoga e buona parte dell'antica Cafarnao. Muri in pietra, visibili ancor oggi, furono subito eretti a protezione della proprietà francescana. Per prudenza, i preziosi resti della sinagoga furono provvisoriamente coperti con terra, allo scopo di salvarli meglio da ulteriori vandalismi.
Nel
1905, i Francescani autorizzarono gli archeologi H. Kohl e C. Watzinger
della Deutsche Orientgesellschaft a intraprendere i primi scavi nella
sinagoga. La ripulitura dell'imponente monumento fu continuata nel corso
degli anni 1906-1915 dall'architetto francescano fra Wendelin von
Menden, che scavò anche una parte dell'antico villaggio a ovest e a
sudovest della sinagoga, e che alla fine mise in luce i primi resti
musivi di ciò che risultò poi una chiesa ottagonale.
Nel 1921 il francescano p. Gaudenzio Orfali di Nazaret diresse una breve campagna di scavi, scoprendo in parte la chiesa ottagonale e mettendo in luce un livello medievale (da noi rimosso) nella zona situata tra la sinagoga e la chiesa ottagonale. E' a questo giovane francescano che dobbiamo in parte la ricostruzione della sinagoga.
Nel 1921 il francescano p. Gaudenzio Orfali di Nazaret diresse una breve campagna di scavi, scoprendo in parte la chiesa ottagonale e mettendo in luce un livello medievale (da noi rimosso) nella zona situata tra la sinagoga e la chiesa ottagonale. E' a questo giovane francescano che dobbiamo in parte la ricostruzione della sinagoga.
Per
commemorare l'evento, il Dipartimento delle Antichità fece incidere su
una colonna dello stilobate di nord una lunga iscrizione dedicatoria in
latino. Dopo la prematura morte di G. Orfali, avvenuta nel 1926, le
ricerche a Cafarnao furono interrotte per circa quarant'anni.
A partire dal 1968, il dinamico archeologo francescano Virgilio Canio Corbo e l'autore si sono dedicati quasi ininterrottamente alla riscoperta dell'antica Cafarnao. Gli scavi furono concentrati anzitutto sui due edifici pubblici del villaggio, cioè sulla chiesa ottagonale e sulla sinagoga. Gli scavi in profondità furono coronati dal ritrovamento della casa di San Pietro, come pure di alcuni resti della sinagoga dei primo secolo costruita dal centurione romano.
Prima degli scavi del 1868
A partire dal 1968, il dinamico archeologo francescano Virgilio Canio Corbo e l'autore si sono dedicati quasi ininterrottamente alla riscoperta dell'antica Cafarnao. Gli scavi furono concentrati anzitutto sui due edifici pubblici del villaggio, cioè sulla chiesa ottagonale e sulla sinagoga. Gli scavi in profondità furono coronati dal ritrovamento della casa di San Pietro, come pure di alcuni resti della sinagoga dei primo secolo costruita dal centurione romano.
Prima degli scavi del 1868
Nel frattempo il dr. Vasilios Tzaferis, del Dipartimento delle Antichità ha condotto quattro campagne di scavi nella proprietà dei greco-ortodossi (1978-1982).