venerdì 2 marzo 2012

Converti a Te i nostri cuori

Anche oggi 3 marzo, sabato della I settimana di Quaresima, andiamo a scuola dal papa per la spiegazione dei testi della liturgia...


 SABATO DELLA PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA




Con l'orazione del sabato (*) ritorniamo all'inizio della settimana. Centro dell'orazione è la parola "Converte". Così appare di nuovo il filo conduttore della Quaresima:la conversione.Tutti i testi della Quaresima sono applicazioni e interpretazioni di questa realtà, dalla quale dipende tutto nella nostra vita.


1. Come nell'orazione del lunedi, anche in questo testo la conversione è un dono, è grazia: noi chiediamo da Dio il dono della conversione. Una sfumatura nuova si trova nell'intestazione "Pater aeterne". L'orazione indica la direzione della conversione: vogliamo ritornare alla casa del Padre: la conversione è un ritorno. Nella conversione cerchiamo il Padre, la casa del Padre, la Patria.Con queste parole l'orazione allude alla direzione classica del cammino della conversione, alla parabola del figlio prodigo. Quest'uomo non emigra soltanto; la sua anima abita in un "paese lontano", non il solo corpo. Nella sua arroganza, nella pedita della verità del suo essere si è estraniato, è andato fuori della casa paterna.Nella sua vita di oblio di Dio e di se stesso, abita lontano dal Padre, nella "regio dissimilitudinis" come dicono i Padri, nell'ombra della morte. La vita fuori della verità è cammino della morte. Conseguentemente comincia anche il ritorno alla patria in un pellegrinaggio interiore: il figlio ritrova la verità. "Questo vedere nella verità è la vera umiltà", dice l'enciclica Dives in Misericordia. Un tale viaggio interiore si realizza finalmente nella confessione: "Padre,ho peccato contro il cielo e contro di te". La confessione è "operare la verità", dice Agostino interpretando Gv. 3, 21: "Chi opera la veità viene alla luce". Il riconoscimento della verità si relaizza nella confessione; nella confessione veniamo alla luce; nella confessione, che ha preso corpo già nel paese lontano, il figlio copre la distanza, scavalca l'abisso che lo separa dalla patria; nella confessione rientra nella verità e così nell'amore del Padre, che ama la verità, che è la verità: l'amore del Padre apre definitivamente la porta della verità.
Non dobbiamo, meditando questa parabola, dimenticare la figura del figlio maggiore. In un certo senso non è meno importante del figlio più giovane, cosicchè si potrebbe anche e forse meglio parlre della parabola dei due fratelli. Con la figura dei due fratelli, il testo si colloca nella lunga storia biblica che inizia con Caino e Abele e prosegue con Isacco e Ismaele, con Giacobbe ed Esaù, e che Gesù reinterpreta in diverse parabole. Nella sua predicazione le figure dei due fratelli riflettono innanzitutto il problema Israele-pagani. Anche in Lc.15 non è difficile scoprire il mondo pagano nella figura del figlio più giovane, la cui vita è stata spesa lontano da Dio. La Lettera agli Efesini per esempio dice ai pagani: "Voi, che eravate lontani". La descrizione dei peccati del mondo pagano di Rm.1 suona come una esemplificazione dei vizi del figlio prodigo. D'altra parte non è difficile vedere nel figlio maggiore il popolo eletto, Israele, sempre rimasto fedele nella casa del Padre. E' Israele che esprime la sua amarezza nel momento della vocazione dei pagani, senza gli obblighi della legge: "Ecco,io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando". E' Israele che si indignava e non voleva partecipare alle nozze del figlio nella Chiesa. Con le parole di questa parabola: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo", la misericordia di Dio invita Israele, chiede a Israele di entrare.
Ma il significato di questo fartello maggiore è ancora più vasto. Egli rappresenta in un certo senso l'uomo devoto, quelli cioè che sono rimasti con il Padre e non trasgrediscono i suoi comandi. Nel momento del ritorno del peccatore si fa viva l'invidia, il veleno finora nascosto nella profondità della loro anima. E perchè questa invidia? L'invidia mostra che molti devoti nel loro cuore nascondono anch'essi il desiderio del paese lontano e delle sue promesse. L'invidia mostra che simili persone non hanno realmente capito la bellezza della patria,la felicità del "tutto ciò che è mio è tuo", la libertà di chi è figlio e proprietario; e appare così che essi pure desiderano segretamente la felicità del paese lontano, che nei loro desideri sono partiti già per questo paese, e non lo sanno o non lo vogliono riconoscere. Conseguentemente la perdita della verità è ancora più pericolosa: la necessità della convesione non si impone. E alla fine non entrano alla festa, alla fine rimangono fuori. Così sentiamo le parole tremende: "Tu Cafarnao sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perchè se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe! Ebbene io vi dico: nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!" (Mt. 11, 23s).
La figura del fratello maggiore ci costringe all'esame di coscienza, ci fa comprendere la reinterpretazione del Decalogo nel discorso della montagna. Non solo l'adulterio esterno, ma anche quello interno ci allontana da Dio; si può rimanere a casa e nello stesso tempo partire. Comprendiamo in tal modo anche l'abbondanza,la struttura della giustizia cristiana, la cui prova è il "no" all'invidia, il "Sì" alla misericordia,la partecipazione a questa misericordia nella nostra misericordia fraterna.


2. Con questa osservazione ritorniamo all'orazione del giorno: "Ad te corda nostra, Pater ætérne, convérte, ut nos, unum necessárium semper quæréntes et ópera caritátis exercéntes, tuo cúltui præstes esse dicátos.", o come dice il testo originario del Sacramentarium Leonianum, "Tuo cultui subiectos". Lo scopo primario del ritorno,della conversione, è il culto. La conversione è la scoperta del primato di Dio. "Nulla anteporre a Dio" - questo assioma di Benedetto non si riferisce solo ai monaci, ma deve essere la regola di vita di ogni uomo. Dove Dio è riconosciuto con tutto il cuore, dove Dio sta in onore, anche l'uomo sta bene. La definizione tanto del paradiso quanto della città nuova è la presenza di Dio, l'essere con Dio, il vivere nella luce della gloria di Dio, nella luce della verità. Riecheggia così il mandato di Gesù: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta". Regola questa che mi sembra molto importante nella nostra presente situazione. In vista della miseria ingente di tanti paesi del terzo mondo, molti, anche cristiani, pensano che non sarebbe oggi più possibile seguire questo comando, che si debba differire per un certo tempo l'annuncio del Vangelo, il culto, l'adorazione, e sistemare prima i problemi umani. Ma con una tale inversione crescono i problemi, si aumenta la miseria. Dio è e rimane il primo bisogno dell'uomo, e dove si mette tra parentesi la presenza di Dio si esclude l'umanità dell'uomo, si segue la tentazione del diavolo nel deserto, e alla fine l'uomo non è salvato ma distrutto.
 Il testo dell'orazione mette in luce questa verità laddove il primato di Dio è sottolineato con l'allusione alla storia di Marta e Maria: "Una sola è la cosa necessaria".Il primato dell'"unum", dell'essere con il Signore, dell'ascoltare la sua parola, il "cercate prima il regno di Dio", rimane il nucleo centrale del testo. Ma con l'aggiunta "ópera caritátis exercéntes", viene chiarito che dalla parola, dall'adorazione scaturisce l'amore, il lavoro per il rinnovamento del mondo.


3. Un'ultima osservazione. secondo la tradizione della Chiesa, la prima settimana di Quaresima è la settimana delle Quattro Tempora di Primavera, una tradizione specifica della Chiesa di Roma, le cui radici da una parte si trovano nell'Antico Testamento - dove per esempio il profeta Zaccaria attesta quattro tempi di digiuno nell'anno - e dall'altra nella tradizione di Roma pagana, le cui feste della semina e del raccolto conservano il ooro ricordo in questi giorni. Troviamo così questa bella sintesi tra creazione e storia biblica, sintesi che è un segno divera cattolicità. Nella celebrazione di questi giorni riceviamo l'anno dalle mani di Dio, il nostro tempo dal Creatore e Redentore e affidiamo alla sua bontà sementi e messi, ringraziandolo per il frutto della terra e del nostro lavoro. La celebrazione delle Quattro Tempora corrisponde al fatto che "la creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio" (Rm. 8, 19); la creazione entra per la nostra preghiera nell'Eucarestia, partecipa alla glorificazione di Dio.
 Nel V secolo le Quattro Tempora assumevano pure un'altra dimensione, divenivano feste del raccolto spirituale della Chiesa, festa delle sacre ordinazioni. Il sistema delle chiese stazionali di questi tre giorni è molto significativo: mercoledi, santa Maria Maggiore; venerdi, Dodici Apostoli; sabato, san Pietro. Nel primo giorno la Chiesa presenta gli ordinandi alla Madonna, alla Chiesa in persona. "Sub Tuum Praesidium confugimus", preghiera mariana del III secolo che ci viene in mente se meditiamo questo gesto. La Chiesa affida i suoi ministri alla Madre: "Ecco tua madre". Questa parola del Crocifisso ci dà il coraggio per cercare questo rifugio presso la Madre. Sotto il manto della Madonna stiamo sicuri. In tutte le nostre difficoltà possiamo ritornare con una fiducia immensa alla Madre. Questo gesto del mercoledi delle Quattro Tempora si riferisce a noi. Come ministri della Chiesa siamo "assunti" in quel gesto, il vero inizio della nostra ordinazione. Affidati alla Madre, osiamo assumere il nostro servizio.
Venerdi è il giorno degli Apostoli. Come "concittadini dei santi e familiari di Dio", siamo "edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti". Solo nel contesto della successione apostolica, della fede apostolica e della struttura apostolica, c'è un vero sacerdozio, possiamo costruire il Tempio vivo di Dio. Le ordinazioni stesse hanno luogo nella notte del sabato fino alla mattina della domenica in San Pietro. Così esprime la Chiesa l'unità del sacerdozio nell'unità con Pietro, come Gesù nell'inizio della sua vita pubblica aveva chiamato Pietro e i suoi "soci", quando aveva insegnato dalla barca di Simone.

La prima settimana di Quaresima è settimana della semina: affidiamo alla bontà di Dio i frutti della terra e il lavoro degli uomini, affinchè tutti ricevano il pane quotidiano, affinchè la fame sia tolta dalla terra. Affidiamo alla bontà di Dio anche la semina della parola affinchè ravvivi in noi il dono di Dio che è in noi “per l'imposizione delle mani del vescovo”, nella successione degli apostoli, nell'unità con Pietro. Ringraziamo Dio che ci ha protetti in tutte le tentazioni e le difficoltà, e preghiamo con le parole dell'orazione dopo la comunione, che Dio ci elargisca il suo favore, cioè il suo amore eterno, se stesso, il dono dello Spirito Santo, e che ci conceda anche le consolazioni tempotali, di cui abbiamo bisogno nella nostra debolezza:"Perpétuo, Dómine, favóre proséquere, quos réficis divíno mystério, et, quos imbuísti cæléstibus institútis, salutáribus comitáre soláciis". 

Preghiamo così “per Cristo nostro Signore”. Preghiamo così sotto il manto della Madre. Preghiamo così con la fiducia dei figli. Rimane la parola del Redentore: “Abbiate fiducia – io ho vinto il mondo” (Gv. 16,33)

* * *


(*): Di seguito i testi della liturgia di oggi:
I SETTIMANA DI QUARESIMA - SABATO
MESSALE 
 
Antifona d'Ingresso
  Sal 18,8
La legge del Signore è perfetta e rinfranca il cuore;
la testimonianza del Signore è verace
e rende saggi i semplici.
Lex Dómini irreprehensíbilis,
convértens ánimas;
testimónium Dómini fidéle,
sapiéntiam præstans párvulis.

Colletta
O Dio, Padre di eterna misericordia, fa' che si convertano a te i nostri cuori, perché nella ricerca dell'unico bene necessario e nelle opere di carità fraterna siamo sempre consacrati alla tua lode. Per il nostro Signore...
Ad te corda nostra, Pater ætérne, convérte, ut nos, unum necessárium semper quæréntes et ópera caritátis exercéntes, tuo cúltui præstes esse dicátos. Per Dóminum.
 
LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura
   Dt 26, 16-19
Sarai un popolo consacrato al Signore tuo Dio.

Dal libro del Deuteronòmio
Mosè parlò al popolo, e disse:
«Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme. Osservale e mettile in pratica con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Tu hai sentito oggi il Signore dichiarare che egli sarà Dio per te, ma solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e ascolterai la sua voce.
Il Signore ti ha fatto dichiarare oggi che tu sarai il suo popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi.
Egli ti metterà, per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni che ha fatto e tu sarai un popolo consacrato al Signore, tuo Dio, come egli ha promesso».


Salmo Responsoriale
   Dal Salmo 118
Beato chi cammina nella legge del Signore.

Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.

Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti.

Ti loderò con cuore sincero,
quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi.
Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai.


Canto al Vangelo   
2 Cor 6,2
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Ecco ora il momento favorevole,
ecco ora il giorno della salvezza!

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!


Vangelo
   Mt 5, 43-48
Siate perfetti come il Padre vostro celeste.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
 

Sulle Offerte

Signore Dio nostro, l'offerta di questi santi misteri ci renda degni di ricevere il dono della tua salvezza. Per Cristo nostro Signore.
Hæc quæ nos réparent, quæsumus, Dómine, beáta mystéria suo nos múnere dignos effíciant. Per Christum.
 

Prefazio di Quaresima I
Il significato spirituale della Quaresima

E' veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.

Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli di prepararsi con gioia,
purificati nello spirito alla celebrazione della Pasqua,
perché, assidui nella preghiera e nella carità operosa,
attingano ai misteri della redenzione
la pienezza della vita nuova
in Cristo tuo Figlio, nostro salvatore.

E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli,
ai Troni e alle Dominazioni e alla moltitudine dei Cori celesti,
cantiamo con voce incessante l'inno della tua gloria:

Santo, Santo, Santo ...
 
Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre,
nos tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
per Christum Dóminum nostrum.
 
Quia fidélibus tuis dignánter concédis
quotánnis paschália sacraménta in gáudio
purificátis méntibus exspectáre: ut, pietátis
offícia et ópera caritátis propénsius exsequéntes,
frequentatióne mysteriórum, quibus renáti sunt,
 ad grátiæ filiórum plenitúdinem perducántur.
 
Et ídeo cum Angelis et Archángelis,
cum Thronis et Dominatiónibus,
cumque omni milítia cæléstis exércitus,
hymnum glóriæ tuæ cánimus, sine fine dicéntes:
 
Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.

Comunione
   Mt 5,48
«Siate perfetti» , dice il Signore,
«come è perfetto il vostro Padre che è nei cieli».
Estóte perfécti,
sicut et Pater vester
cæléstis perféctus est, dicit Dóminus.

Dopo la Comunione
Non manchi mai la tua benevolenza, Signore, a coloro che nutri con questi santi misteri, e poiché ci hai accolto alla scuola della tua sapienza, continua ad assisterci con il tuo paterno aiuto. Per Cristo nostro Signore.
Perpétuo, Dómine, favóre proséquere, quos réficis divíno mystério, et, quos imbuísti cæléstibus institútis, salutáribus comitáre soláciis. Per Christum.
Oratio super populum
Fidéles tuos, Deus, benedíctio desideráta confírmet, quæ eos et a tua voluntáte numquam fáciat discrepáre, et tuis semper indúlgeat benefíciis gratulári. Per Christum.