Anche oggi propongo a commento dei testi della liturgia una pagina da
"Il cammino pasquale" di Benedetto XVI. Si tratta di una vera e propria
catechesi sulla "Giustizia" di Dio. Da meditare in preghiera.
VENERDI DELLA PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA
La liturgia della parola di oggi (*) è una catechesi sulla giustizia cristiana, una risposta alla domanda: chi è giusto agli occhi di Dio? Come possiamo essere giustificati? Così troviamo anche la risposta alla questione della legge, la definizione della legge nuova, della legge di Cristo e della relazione tra Legge e Spirito, tutto questo compreso nella unità della salvezza, che conosce un progresso, una purificazione, un approfondimento, ma non una dialettica antagonistica.
I
La catechesi comincia con la lettura del profeta Ezechiele, che nello sviluppo della idea biblica della giustizia fa un grande passo avanti. Due elementi mi sembrano importanti
1. Anche il Dio dell'Antico Testamento è un Dio dell'amore, un vero Padre della sua creatura. Questo Dio è la vita, e la morte è quindi la contraddizione totale della realtà di Dio. Dio non vuole il suo contrario. Conseguentemente Dio è un Dio della vita anche per la sua creatura. La morte della creatura è - in parole umane - una sconfitta per Dio, l'allontanamento da lui. Perciò Dio cerca la vita della sua creatura, non la punizione, la vita nel senso pieno: la comunicazione, l'amore, la pienezza dell'essere, la partecipazione alla gioia della vita, della grazia dell'essere. "Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del
Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?", dice Ezechiele. Lo stesso Dio parla con Osea: "Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele?... Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. No, non darò sfogo all'ardore della mia ira... perchè io sono Dio e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira" (Os. 11, 8s).
In questo testo meraviglioso incontriamo due parole chiave della soteriologia biblica:
a) la compassione di Dio: Bernardo di Chiaravalle ha trovato la formula pienamente corrispondente alla testimonianza biblica: "Se Dio è impassibile, non è però privo di compassione; Dio non può patire, può però com-patire". Il santo dottore ha così risolto il problema della apàtheia di Dio: c'è una passione in Dio; l'amore, e l'amore in relazione all'uomo caduto è compassione e misericordia. Troviamo qui il fondamento teologico della passione di Gesù, di tutta la soteriologia.
b) il cuore di Dio: "Il mio cuore si commuove dentro di me". Da una parte Dio deve restituire il diritto, deve secondo la sua verità punire il peccato, ma dall'altra parte "il mio cuore si commuove dentro di me" - il Dio della vita, lo Sposo di Israele, non può distruggere la vita, non può dare sfogo all'ardore della sua ira, e così lui sta contro se stesso. Il mistero del cuore aperto del Figlio, il mistero del Dio che nel Figlio porta in sè la maledizione della legge per liberare e giustificare la sua creatura, si delinea già in questo testo. Non è esagerato dire che queste parole del cuore di Dio sono un primo e importante fondamento della devozione del Sacro Cuore.
Da Ezechiele a Osea vi è una linea diretta verso il vangelo di Giovanni: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perchè chiunque crede in Lui non muoia ma abbia la vita eterna" (3, 16) - e verso la realizzazione di queste parole in giovanni: "Uno dei soldati gli colpì il fianco conla lancia e subito ne uscì sangue ed acqua" (19, 34).
Se cerchiamo già in questa tappa della nostra riflessione una risposta a quale sia la misura della giustizia secondo questi testi, potremmo dire: se Dio è essenzialmente vita, gli corrispondiamo con l'impegno per la vita, con la lotta contro il dominio della morte, contro tutte le sue maschere,con l'impegno per la vita piena, per il regno della verità e dell'amore.
2. Il secondo punto importante del testo di Ezechiele è il personalismo chiaro e deciso che qui appare. Questo testo significa il pieno superamento di ogni specie di collettivismo arcaico, in cui i singoli fanno inevitabilmente parte del proprio clan, del proprio gruppo sociale, e non possono avere un destino personale distinto da quello del clan. Qui osserviamo l'emancipazione, la liberazione della persona con il suo destino unico e singolare. Questa liberazione, la scoperta della unicità della persona è il cuore di ogni libertà. Questa liberazione è il frutto della fede nel Dio persona, o meglio: questa liberazione proviene dalla rivelazione del Dio-persona. La liberazione, e con essa la libertà stessa, sparisce - non subito, ma con una logica inevitabile - allorchè questo Dio sparisce dagli occhi del mondo. Questo Dio non è - come dicono i marxisti - un mezzo di schiavitù; la storia ci mostra il contrario: dalla presenza del Dio personale dipende il valore indistruttibile della persona umana.
Dio ci ama come persone, Dio ci chiama con un nome personale, noto solo a Lui e al chiamato. Ez. 18, 20 esprime l'essenza di questo nuovo personalismo profetico: "Colui che ha peccato e non altri deve morire, il figlio non sconta l'iniquità del padre, nè ilpadre l'iniquità del figlio". Questo testo ha il suo accento specifico nel secondo venerdi di Quaresima. Il venerdi è sempre un ricordo del venerdi della morte di Gesù, e i venerdi della Quaresima sottolineano questo ricordo, orientano le anime, settimana per settimana, sempre di più verso il momento della Resurrezione. "Colui che ha peccato e non altri deve morire" - con questa sentenza Dio rifiuta il principio della vendetta e lo sostituisce con una giustizia strettamente personale ( e anche la sentenza "occhio per occhio, dente per dente" va nel senso del superamento della vendetta collettiva).
"Colui che ha peccato e non altri deve morire": nel Venerdi santo il cuore di Dio si commuoverà dentro di sè, e l'Unico senza peccato, il Figlio,morirà per noi. Questa morte volontaria dell'innocente per noi, i peccatori, non è una rinunzia al personalismo profetico, ma è il suo ultimo approfondimento; questa morte è l'abbondanza della giustizia nuova, di cui parla il Vangelo di oggi. "Colui che ha peccato e non altri deve morire" - oggi, venerdi di Quaresima, guardiamo a Colui che hanno trafitto (Zc. 12, 10), a Colui che moriva senza peccato, e moriva per noi. Nello specchio delle sue piaghe vediamo i nostri peccati e vediamo il suo nome,l'abbondanza della giustizia divina. Il Figlio morendo non distrugge la giustizia, muore per salvarla - la sua giustizia è così abbondante, che è sufficiente anche per noi peccatori.
II
Diamo ancora un'occhiata al Vangelo di oggi. La sua parola-chiave, la chiave per tutto il discorso della montagna, è la parola già accennata "ABBONDANZA". "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non
entrerete nel regno dei cieli" (Mt. 5, 20). La nuova giustizia del Nuovo Testamento non è semplicemente un superamento della giustizia precristiana, non è una pura addizione di obblighi nuovi a quelli già esistenti; questa giustizia nuova ha una struttura nuova, la struttura cristologica, la struttura dell'abbondanza, il cui centro si rivela nella parola "per"; "il corpo offerto in sacrificio per voi", il sangue versato per voi".
Al fine di chiarire il significato della parola, meditiamo brevemente due segni importanti di Gesù. Nell'episodio del miracolo della moltiplicazione dei pani si parla di un "sopravanzo" di sette ceste (Mc. 8, 8). E' appunto nelle intenzioni centrali del racconto il polarizzare l'attenzione sull'idea e sulla realtà del sovrabbondante, di quello che supera il necessario. Qui affiora subitoalla mente il ricordo di un miracolo affine, riportatoci da Gv.: la trasformazione dell'acqua in vino a Cana. Il termine abbondanza non vi compare, ma ve ne affiora tanto più realisticamente la sostanza: stando ai dati del Vangelo il vino miracoloso raggiunge la misura. esorbitante per una festa privata, di 480-700 litri! Ambedue i racconti fanno inoltre riferimento, nella mente degli evangelisti, a quella figura centrale del culto cristiano che è l'Eucaristia e la presentano come la sovrabbondanza tipicamente divina, espressione dell'amore. Dio non dà qualcosa. Dio dà se stesso. Dio è abbondanza perchè è amore: Dio è in Gesù Cristo il "per-noi", e così dimostra la sua vera divinità. L'abbondanza - la Croce - è il vero segno del Figlio.
Vediamo così che la misura della giustizia nel Sermone della Montagna è il Figlio.
Giustizia abbondante non significa un aumento della casistica e delle leggi; significa invece giustizia secondo il modello del Signore, intimamente contrassegnata dal principio "per". Il cristiano sa che è peccatore e ha bisogno del perdono divino. Lui sa che vive dell'amore del "Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal. 2, 20). Non cerca una auto-perfezione come una specie di difesa contro Dio, non cerca di auto-realizzarsi e di essere l'architetto della propria vita, non bisognoso dell'amore e del perdono degli altri.Al contrario, il cristiano accetta questo bisogno, accetta la grazia e, accettandola, diviene libero da se stesso, capace di dare se stesso, di dare il non-necessario, conformemente alla generosità divina. Così sta nella gioia dell'abbondanza, nella libertà dei redenti.
Tutti gli altri contenuti del Vangelo di oggi non sono nient'altro che esemplificazioni del principio dell'abbondanza: l'interpretazione cristiana del Decalogo, che non è abolizione, ma compimento della Legge e dei Profeti.
Un'ultima osservazione a riguardo della struttura cristologica del discorso della Montagna.
Significative per la nuova legislazione di Gesù in questo nuovo Sinai della sua predicazione sono le antitesi: "... fu detto agli antichi - ma io vi dico". Con queste parole Gesù si rivela il nuovo e vero Mosè, con cui comincia la nuova Alleanza, il compimento della promessa fatta ai Padri: "Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto" (Deut. 8, 15). L'altra parola alla fine del Deuteronomio, che suona come un lamento dell'Israele sofferente, come una preghiera urgente che Dio si ricordi della sua promessa: "Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè - lui con il quale il Signore parlava faccia a faccia" (Deut. 34, 10), questa parola piena di tristezza e di rassegnazione è superata nella gioia del Vangelo. E' sorto sì il nuovo Profeta, il cui contrassegno è l'essere faccia a faccia con Dio. L'antitesi riguardo a Mosè implica questa sublime realtà, che l'essenziale del nuovo Profeta è il parlare con Dio faccia a faccia, come amico.
Ma cristo è secondo il Vangelo più di un profeta, più di un Mosè. Per vedere questo annuncio dobbiamo leggere il testo con attenzione. L'antitesi no è "Mosè diceva... io dico", l'antitesi vera è: "fu detto... io dico". Questo passivo "fu detto" è la forma ebraica per velare il nome di Dio. Per evitare il santo nome e anche la parola "Dio" si usa il passivo, e tutti sanno che il soggetto non nominato è Dio. Nella nostra lingua l'antitesi deve quindi essere tradotta così: "Dio ha detto agli antichi... ma io vi dico". Questa affermazione corrisponde esattamente alla realtà storica e teologica, perchè il Decalogo non fu una parola di Mosè, ma Parola di Dio, di cui Mosè fu solo il mediatore. Meditando questo risultato troviamo qualcosa di inaudito: l'antitesi è "Dio ha detto - Io dico"; Gesù cioè parla a livello di Dio, non come un nuovo Mosè soltanto, ma con la stessa autorità di Dio. Questo "Io" è un Io divino. Anche esegeti protestanti ammettono che un'altra interpretazione non è possibile, e che queste parole non possono essere una invenzione della comunità primitiva, la quale aveva piuttosto la tendenza a mitigare i contrasti. Dio ha detto agli antichi; a noi lo stesso Dio nell'Io di Cristo non dice una cosa diversa, ma una cosa nuova: "Le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove" (2Cor. 5, 17). Il Signore del discorso della montagna è lo stesso di cui parla san Paolo in queste parole, lo stesso di cui parla l'Apocalisse di san Giovanni: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose" (Ap. 21, 5).
Nella consonanza di queste testimonianze sta pure l'orazione dopo la comunione di oggi:
"Questi
santi sacramenti che abbiamo ricevuto ci rinnovino profondamente, Signore, perché
liberi dalla corruzione del peccato entriamo in comunione col tuo mistero di
salvezza. Per Cristo nostro Signore".
* * *
(*): Di seguito i testi della liturgia di oggi.
I
SETTIMANA DI
QUARESIMA - VENERDÌ
MESSALE
MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal 24,17-18
Salvami,
o Signore, da tutte le mie angosce.
Vedi la mia miseria e la mia pena,
e perdona tutti i miei peccati.
De
necessitátibus meis éripe me,
Dómine. Vide
humilitátem meam
et labórem meum,
et dimítte
ómnia peccáta mea.
Colletta
Concedi,
Signore, alla tua Chiesa di prepararsi interiormente alla celebrazione della
Pasqua, perché il comune impegno nella mortificazione corporale porti a tutti
noi un vero rinnovamento dello spirito. Per il nostro Signore...
Da, quæsumus,
Dómine, fidélibus tuis observatióni pascháli conveniénter aptári, ut suscépta
sollémniter castigátio corporális cunctis ad fructum profíciat animárum. Per
Dóminum.
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima
Lettura Ez
18, 21-28
Forse che io ho piacere della
morte del malvagio, o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?
Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore Dio:
«Se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutte
le mie leggi e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà.
Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, ma vivrà per la giustizia che
ha praticato. Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del
Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?
Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte
le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere
giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è
caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà.
Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa
d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il
giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo
muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si
converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto,
egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe
commesse: egli certo vivrà e non morirà».
Salmo
Responsoriale Dal
Salmo 129
Se consideri le colpe,
Signore, chi ti può resistere?
Dal profondo a te grido, o
Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.
Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora.
Più che le sentinelle all’aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.
Canto
al Vangelo
Ez 18,31
Lode
a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Liberatevi da tutte le
iniquità commesse, dice il Signore,
e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Va' prima a riconciliarti
con il tuo fratello.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse
ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non
entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà
essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio
fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello:
“Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà
destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello
ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’
prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui,
perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu
venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non
avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
Sulle
Offerte
Accogli,
o Dio, questo sacrificio, che nella tua grande misericordia hai istituito perché
abbiamo pace con te e otteniamo il dono della salvezza eterna. Per Cristo nostro
Signore.
Súscipe, Dómine, propitiátus hóstias, quibus et te placári voluísti, et
nobis salútem poténti pietáte restítui. Per Christum.
Prefazio di Quaresima I
Il
significato spirituale della Quaresima
E' veramente
cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli di prepararsi con gioia,
purificati nello spirito alla celebrazione della Pasqua,
perché, assidui nella preghiera e nella carità operosa,
attingano ai misteri della redenzione
la pienezza della vita nuova
in Cristo tuo Figlio, nostro salvatore.
E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli,
ai Troni e alle Dominazioni e alla moltitudine dei Cori celesti,
cantiamo con voce incessante l'inno della tua gloria:
Santo, Santo, Santo ...
Vere
dignum et iustum est, æquum et salutáre,
nos
tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine,
sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
per
Christum Dóminum nostrum.
Quia
fidélibus tuis dignánter concédis
quotánnis paschália sacraménta in gáudio
purificátis méntibus exspectáre: ut, pietátis
offícia
et ópera caritátis propénsius exsequéntes,
frequentatióne mysteriórum, quibus renáti sunt,
ad
grátiæ filiórum plenitúdinem perducántur.
Et ídeo
cum Angelis et Archángelis,
cum
Thronis et Dominatiónibus,
cumque
omni milítia cæléstis exércitus,
hymnum
glóriæ tuæ cánimus, sine fine dicéntes:
Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.
Comunione
Ez 33,11
«Com'è
vero che io vivo», dice il Signore,
«non voglio la morte del peccatore,
ma che si converta e viva».
Vivo ego, dicit
Dóminus;
nolo
mortem peccatóris,
sed magis ut convertátur et vivat.
Dopo
la Comunione
Questi
santi sacramenti che abbiamo ricevuto ci rinnovino profondamente, Signore, perché
liberi dalla corruzione del peccato entriamo in comunione col tuo mistero di
salvezza. Per Cristo nostro Signore.
Tui nos,
Dómine, sacraménti reféctio sancta restáuret, et, a vetustáte purgátos,
in mystérii salutáris fáciat transíre consórtium.
Per
Christum.
Oratio super populum
Réspice, Dómine, propítius ad plebem tuam, ut quod eius observántia
profitétur extrínsecus, intérius operétur. Per Christum.