venerdì 9 novembre 2012

Civiltà.

 
Riporto i commenti che seguono dalla edizione odierna de "L'Osservatore Romano".
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A chiusura dell'assemblea plenaria il cardinale Vingt-Trois ribadisce la posizione dei vescovi francesi

L'inganno del matrimonio per tutti

Parigi, 9.
 Le reazioni scomposte e le pubbliche ingiurie (prima fra tutte la squallida vignetta blasfema apparsa nei giorni scorsi sul settimanale satirico «Charlie Hebdo») che fanno dubitare della possibilità di un reale dibattito; la falsa accusa di omofobia, tesa a oscurare la vicinanza della Chiesa alle persone omosessuali; l’assenza, al centro della vicenda, della figura del bambino, protagonista dimenticato e vera vittima del provvedimento; la soddisfazione per la mobilitazione dei cittadini, non solo cattolici ma anche ortodossi, protestanti, ebrei e musulmani, che si manifesterà prossimamente con cortei e sit-in, «un impegno per la promozione del bene comune per la nostra società». Nel discorso di chiusura dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese, ieri a Lourdes, il cardinale presidente André Vingt-Trois è tornato a commentare il progetto di legge che estende il matrimonio civile alle coppie formate da persone dello stesso sesso, adottato mercoledì dal Consiglio dei ministri (il testo verrà esaminato dall’Assemblea nazionale a partire dal 29 gennaio).
Come aveva fatto nell’intervento di apertura, l’arcivescovo di Parigi ha messo in guardia dall’«inganno» rappresentato dal cosiddetto mariage pour tous, il quale, secondo il porporato, darebbe una falsa soddisfazione al bisogno di riconoscimento delle persone omosessuali. «Siamo convinti — ha spiegato — che esse, come tutti, sono chiamate a incontrare e a seguire Cristo. Anche per esse c’è un cammino verso la santità, da percorrere passo dopo passo, e la Chiesa è sempre disponibile ad accompagnarle su questo cammino». Ma Vingt-Trois ha sottolineato un altro aspetto della vicenda ovvero quanto strida la scelta del Governo di polarizzare l’attenzione su questo argomento con «le preoccupazioni prioritarie che assillano i nostri concittadini per le conseguenze della crisi economica e finanziaria».
 
10 novembre 2012
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I presuli spagnoli sulla sentenza del Tribunale Costituzionale

Una legge gravemente ingiusta

Madrid, 9.
«Gravemente ingiusta».  L’attuale normativa sul matrimonio in Spagna, al di là della sua conformità o meno alla Costituzione, «non riconosce» e «non protegge» la realtà del «matrimonio nella sua specificità», come unione tra un un uomo e una donna. Per questo è «urgente» apportare  opportune modifiche. È quanto sostengono i vescovi spagnoli che ieri, giovedì 8, sono intervenuti con una nota sulla discussa sentenza del Tribunale Costituzionale sul cosiddetto matrimonio omosessuale. Infatti, i giudici dell’alta corte, martedì scorso, hanno respinto — otto voti contro tre — il ricorso presentato  contro la legge che sette anni fa ha introdotto  nella penisola iberica le nozze tra persone dello stesso sesso. Sancendone così la conformità alla Carta costituzionale. Di contro, la Conferenza episcopale, che già in passato era intervenuta più volte sulla materia, è tornata a fare sentire la sua voce, nella consapevolezza «delle conseguenze negative» che da tale sentenza «deriveranno per il bene comune». I presuli riaffermano i principi della dottrina cattolica e ricordano quanto espresso nella recente istruzione pastorale su La verità dell’amore umano. Orientamenti sulla verità dell’amore coniugale, l’ideologia di genere e la legislazione famigliare, pubblicata nel luglio scorso.
 
10 novembre 2012
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Chiesa cattolica e battaglie culturali

Il coraggio
di un pensiero alternativo

In Spagna è stata confermata la legge che consente il matrimonio tra omosessuali; in Francia il Consiglio dei ministri ha approvato le nozze gay e l’adozione di figli per coppie omosessuali. La stessa possibilità è stata concessa nel Maryland e nel Maine. Si direbbe insomma che la Chiesa, almeno su questo piano, è destinata alla sconfitta.
Invece non è così. Mentre in Spagna al momento della decisione la Chiesa si è fortemente opposta, ma senza risultati, oggi la situazione è molto diversa nei Paesi dove il matrimonio gay sta ottenendo, o ha appena ottenuto, un riconoscimento legale. Nell’opinione pubblica infatti stanno facendosi strada opinioni contrarie, anche da parte di giornalisti e di intellettuali non vicini alla Chiesa. E forse nel suscitare questa opposizione non è stato inutile lo sforzo dei cattolici, che hanno riflettuto sulla situazione e affinato le loro ragioni.
Esemplare il caso della Gran Bretagna, dove le agenzie cattoliche per le adozioni hanno affrontato una dura e lunga battaglia legale perché fosse riconosciuto il loro diritto di non concedere l’adozione a coppie omosessuali. Dopo avere perso, hanno preferito chiudere piuttosto che sottomettersi a questo obbligo, suscitando polemiche ma anche riscuotendo ammirazione, come succede sempre a chi combatte per la libertà. E la loro lotta ha reso evidente a tutti che non si tratta di progresso, ma piuttosto di un conflitto che in questi casi vede sconfitta una delle libertà costitutive dello Stato moderno, quella religiosa.
Situazione che è stata messa in rilievo anche dalla Chiesa negli Stati Uniti, quando la riforma sanitaria di Obama ha costretto le istituzioni cattoliche a fornire copertura assicurativa a contraccezione e aborto. Limitare la libertà religiosa in un Paese fondato proprio da coloni rifugiatisi là per praticare liberamente la loro fede è davvero una pericolosa contraddizione.
I cattolici stanno dunque svolgendo oggi un ruolo fondamentale di sentinelle della libertà religiosa e di pensiero. Sono gli unici infatti ad avere il coraggio e la forza di opporsi a un’ideologia, fondata sul politicamente corretto, che sta invadendo ogni cultura del mondo, grazie anche all’appoggio che ottiene dalle Nazioni Unite. Alla fine di ottobre, in una riunione consultiva di Onu Mujeres si è imputato alla Chiesa cattolica il rallentamento della liberazione femminile che, per molte responsabili delle Nazioni Unite, si identifica con i “diritti riproduttivi” o, per dirla più chiaramente, con l’aborto. Un pericoloso appiattimento del femminismo, una riduzione della donna al suo corpo e al suo destino biologico, oltre che un peccato contro la vita.
La Chiesa è l’unica istituzione a far presente che, se è indubbiamente ingiusto perseguitare gli omosessuali, opporsi al matrimonio fra persone dello stesso sesso non costituisce un atto offensivo, ma un punto di vista che deve essere rispettato. E così l’opposizione all’aborto. Non si tratta di un attacco ai Diritti dell’uomo, ma della difesa di una struttura sociale — la famiglia eterosessuale — che ha costituito il fondamento, fino ad oggi, di tutte le società umane.
  Lucetta Scaraffia
10 novembre 2012