lunedì 5 novembre 2012

Copti, gli auguri di Benedetto XVI al nuovo patriarca copto Tawadros


Il giorno del suo sessantesimo compleanno il vescovo Tawadros diventa il 118/mo papa della chiesa copta ortodossa egiziana. Il suo nome è stato estratto a sorte da un bimbo bendato nel corso di una elaborata cerimonia che si è svolta nella cattedrale di san Marco al Cairo e pone fine ad un interregno di quasi nove mesi dalla scomparsa a marzo del suo predecessore Shenouda III. Nello stesso periodo si è consolidata la presenza delle forze islamiche al potere in Egitto e ora il nuovo papa, che si insedierà il 18 novembre col nome di Tawadros II, dovrà traghettare la più grande comunità cristiana in Medio Oriente, circa otto-dieci milioni di persone, verso un futuro visto pieno di incognite e che ha portato già migliaia di copti ad emigrare all'estero.

Tawadros, laureato in farmacia e considerato molto vicino al papa che fino ad oggi ha retto la chiesa ad interim, il vescovo Bakhomious, è conosciuto per la sua capacità teologica e per il suo rapporto con i giovani e per la sua volontà di dialogo con i musulmani. Secondo i media egiziani preferisce essere una colomba, tenendo la chiesa fuori dalla politica, dandole principalmente un ruolo pastorale, e non di attore politico, in linea col suo predecessore. Lo si intuisce dalle prime parole pronunciate in una calca di monaci entusiasti nel monastero di Wadi Natrouh dove ha atteso l'esito dell'estrazione. "Sono al servizio di tutto il popolo, musulmano e cristiano e la mia priorità è di sistemare la casa dall'interno in cooperazione con tutti" ha detto il nuovo patriarca , la cui elezione è stata accolta con immediati segnali di disponibilità da parte delle massime autorità politiche e religiose islamiche in Egitto.

Il partito dei Fratelli musulmani Giustizia e Libertà ha auspicato una "cooperazione positiva", mentre il gran imam di al Azhar Ahmed el Tayyeb ha affermato che tutti gli egiziani, musulmani e copti guardano al suo pontificato con l'auspicio che possa portare all'unità nazionale, ricucendo divisioni di lunga data, ma che si sono inasprite e incattivite negli ultimi anni, soprattutto con attacchi e chiese e conventi. Il più drammatico quello della notte di capodanno 2010 ad Alessandria di Egitto, che causò la morte di 21 persone.

Tawadros II dovrà disegnare un rapporto completamente nuovo con la leadership islamica egiziana con la quale si riproporranno spinosi dossier, come quello delle autorizzazioni sempre più difficili da ottenere per la costruzione di nuove chiese, un tema già controverso nell'era dell'ex rais Hosni Mubarak. Come primo segno di avvicinamento il presidente egiziano Mohamed Morsi potrebbe partecipare alla cerimonia di insediamento del nuovo papa. "Se sarà invitato", ha precisato il suo portavoce Yasser Ali. Ma Tawadros dovrà allo stesso tempo tenere salda e unita la sua comunità di fedeli attraversata da tensioni interne e da rivendicazioni come quella di una riforma delle norme che non consentono ai copti di risposarsi dopo il divorzio. La questione è già stata oggetto di proteste e manifestazioni di fedeli ma Shenuda III non ha vacillato dalla dottrina. Ora la partita passa al nuovo papa.

IL MESSAGGIO DI BENEDETTO XVI

Al nuovo Patriarca della Chiesa ortodossa copta, Tawadros ii, eletto domenica 4 novembre, Benedetto XVI ha fatto pervenire il telegramma seguente.

Mi ha colmato di gioia apprendere della sua elezione a Papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco ed estendo volentieri a lei, al clero e ai fedeli della Chiesa copta ortodossa i miei buoni auspici e la mia orante solidarietà, chiedendo al Signore di effondere le sue abbondanti benedizioni sull’alto ministero che lei si accinge ad assumere. Sono fiducioso che, come il suo rinomato predecessore, Papa Shenouda III, lei sarà un autentico padre spirituale per il suo popolo e un interlocutore efficace, con tutti i suoi concittadini, nel costruire il nuovo Egitto nella pace e nell’armonia, servendo il bene comune e il bene di tutto il Medio Oriente. In questi tempi difficili, è importante che tutti i cristiani diano testimonianza dell’amore e della fratellanza che li unisce, ricordando la preghiera pronunciata dal Signore nell’Ultima Cena: che tutti siano una cosa sola, perché il mondo creda (cfr. Gv 17, 21). Ringrazio l’Onnipotente per gli importanti progressi compiuti, sotto la guida del suo stimato predecessore, nelle relazioni tra la Chiesa copta ortodossa e la Chiesa cattolica, e spero e prego sinceramente che la nostra amicizia e il nostro dialogo costanti, guidati dallo Spirito Santo, diano frutto attraverso una solidarietà sempre più stretta e una riconciliazione duratura. Che il nostro Padre celeste la colmi di pace e di forza per il nobile compito che l’attende!
Benedictus pp. XVI

Traduzione dall'inglese de "L'Osservatore Romano".
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Il commento che segue è di Giorgio Bernardelli.


Non era stato il più votato: aveva raccolto 1623 voti, contro i 1980 del vescovo Rafael. Ma - attraverso la mano del bambino che ieri mattina nella cattedrale di San Marco ha pescato nell'urna con i tre nomi - per i copti Dio ha scelto che era meglio lui. E così è diventato Tawadros II, il 118° loro papa. Un patriarca che si annuncia con un profilo molto più pastorale rispetto a Shenouda III, con una predilezione particolare per i giovani e - soprattutto - con una fama di uomo del dialogo con i musulmani.

All'anagrafe si chiama Waqih Sobhi Bakky Suleiman; è nato nella regione di Mansoura, nel delta del Nilo, e proprio ieri (altro colpo di teatro nell'elezione) festeggiava il suo sessantesimo compleanno. Nel suo curriculum, oltre alla laurea in Farmacia all'università di Alessandria, ci sono una decina d'anni di lavoro in uno stabilimento farmaceutico statale, prima di divenire nel 1988 il monaco Tawadros del monastero di San Bishoy, nel Wadi Natrun. Divenuto nel 1997 vescovo di Beheira è considerato molto vicino a Pacomio, il presule che ha guidato come reggente il patriarcato copto dalla morte di Shenouda III, nello scorso marzo.
Come nuovo papa dei copti Tawadros II sarà intronizzato il 19 novembre, nel corso di una cerimonia a cui è stato invitato anche il presidente egiziano Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani. Alcune idee su che tipo di guida sarà, però, il nuovo patriarca le ha già esposte in un'intervista al quotidiano cattolico francese La Croix. «La mia priorità sarà confermare il ruolo spirituale della Chiesa - ha spiegato -. Abbiamo due ruoli, uno spirituale e l'altro sociale. Oggi la Chiesa li esercita entrambi, ma le circostanze hanno creato confusione, e voglio fare chiarezza». Con il suo predecessore Shenouda III, spiega, «la chiesa è stata costretta ad assumere un ruolo politico», per via delle discriminazioni che i copti subivano già sotto Mubarak. Ma questo - insiste Tawadros II - non può essere il compito prioritario della Chiesa in Egitto.

Nell'intervista il nuovo patriarca parla ovviamente anche dei rapporti con i musulmani, definendoli «eccellenti». Attribuisce le tensioni tra copti e islamisti «alla politica della “porta aperta” che dal 1973 ha permesso a molti egiziani di recarsi a lavorare in Arabia Saudita, dove si pratica l'islam wahhabita. Ma questa tendenza - tiene a precisare - non ha molto spazio in Egitto, dove la maggioranza è moderata. Da parte mia - aggiunge - il rapporto con l'islam sarà all'insegna della pace, dell'amore e di un grande rispetto».


Su due questioni specifiche il nuovo papa copto esprime comunque posizioni molto chiare. La prima è sul ruolo dellasharia nella nuova Costituzione in discussione in Egitto: «Sembra ormai acquisito che l'articolo 2 della Costituzione del 1971 sarà mantenuto così com'è - spiega - con la sharia come fonte principale della Costituzione». Uno status quo che i copti ritengono accettabile. Ma se i salafiti dovessero premere ancora per ottenere di più «la Chiesa si opporrà a questo schema e avrà per alleati i laici e i liberali».

L'altro punto riguarda le nuove chiese: «Noi domandiamo allo Stato di autorizzare senza restrizioni la costruzione o il restauro delle chiese – racconta Tawadros II -. Come possiamo ammettere nel XXI secolo una burocrazia di questo tipo? Ci sono casi in cui il rilascio dei permessi ha richiesto quarant'anni di pratiche, e potrei citare numerosi esempi. La domanda che rivolgiamo ma rimane sempre senza risposta è: in che modo la costruzione di una chiesa minaccerebbe lo Stato egiziano?».

La questione del rapporto tra cristiani e musulmani non deve, comunque, mettere in ombra quella che - secondo Tawadros II - oggi dovrebbe essere la questione numero uno per tutti in Egitto: le prospettive per i giovani. «Sono il futuro - aggiunge ancora nell'intervista a La Croix -: nel mio ministero riserverò loro grande importanza. Noi cerchiamo di insegnare loro le lingue e un lavoro, affinché possano realizzare dei progetti personali. Ma un giovane che ha studiato per anni e - non trovando lavoro - rimane disoccupato, costituisce un pericolo per la società». 
Fonte: Vatican Insider