sabato 10 novembre 2012

La lobby delle Dimore Eterne



Di seguito il Vangelo di oggi, 10 novembre, sabato della XXXI settimana del T.O., con un commento e un testo di san Gregorio Nazianzeno.

Dal Vangelo secondo Luca 16,9-15.

Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui.
Egli disse: «Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio.




Osservo come tutti i beni e i doni discendono dall'alto:
per esempio, la mia limitata potenza
discende da quella somma e infinita di lassù,
e così la giustizia, la bontà, la pietà,
la misericordia, e via dicendo,
come i raggi discendono dal sole,
le acque dalla sorgente, e così via.

S. Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali

Il commento

«Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima?»: ripetendo con insistenza queste parole del Signore, Sant'Ignazio di Loyola fece di Francesco Saverio, un giovane studente ambizioso lanciato verso il successo, l'apostolo santo dell'Oriente. Astutamente, il demonio cancella sempre la data di scadenza sulla suadente e illusoria etichetta di «mammona», termine aramaico che designava il «patrimonio» ma anche un idolo cananeo cui andava l’adorazione dei pagani. Ma, attraverso la predicazione di Ignazio, come gocce d'acqua che lentamente riescono a corrodere anche il ferro, la Verità si insinuò nelle maglie fitte della menzogna, ed ebbe la meglio. Francesco non era nato per essere schiavo di un idolo, feticcio di qualunque «ricchezza» terrena che, per quanto si fosse sforzato, non gli sarebbe mai appartenuta. Dio, invece, lo chiamava ad accogliere quella che era «sua» da sempre, il Figlio diletto nel quale era stato amato e creato, e gli «affidava» il Vangelo, l'unica «ricchezza vera».
Di certo, all'alba di quella fredda mattina di dicembre, i suoi innumerevoli «amici» erano tutti lì, ad «accoglierlo» sulla soglia delle «tende eterne». Non si era risparmiato, gli aveva dato tutto, perché tutto aveva vissuto in Cristo, senza cercare se stesso nelle relazioni, offrendo ogni suo bene. E ora moriva sulla spiaggia di un'isoletta alle porte della Cina, solo, dopo aver percorso instancabilmente l'Oriente intero per dieci anni. «Fedele nelle cose più piccole», rinnegandosi in ogni suo affetto, pensiero, desiderio, era stato per questo «fedele nella cosa più grande», Cristo e il suo Vangelo. Volti, storie, sofferenze, uomini e donne di ogni razza e condizione, ciascuno fu raggiunto dal fuoco d'amore che ardeva nel cuore di Francesco; in quel missionario avevano incontrato Cristo, la «ricchezza vera». La sua storia è l’esegesi più autentica del vangelo di oggi. In essa è profetizzata anche la nostra. Siamo chiamati come lui a farci tutto a tutti, spendendo la nostra vita per l'annuncio del Vangelo, e «procurarci» così una «lobby» di «amici» che, nell'anticamera del Paradiso, «faccia pressione» perché Dio ci «accolga». Marito, moglie, figli, amici, denaro, nel mondo sono «ricchezze inique», idoli come «mammona», che gli uomini amano divenendone schiavi. Per chi ha conosciuto Cristo tutto è vissuto nel fuoco della Croce, che arde purificando le idolatrie, dove i rapporti e i beni divengono occasioni per donarsi e non accaparrare, facendo così di ogni «ricchezza» un «tesoro celeste». Non importa se l’apparente successo dei farisei li spinge a «beffarsi» di Cristo e dei suoi discepoli; Lui «conosce i cuori»: se saranno colmi del suo amore, quando per il mondo tutto «verrà a mancare» per noi si schiuderanno le porte del Paradiso.


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San Gregorio Nazianzeno (330-390), vescovo, dottore della Chiesa 
Discorso 14 sull'amore verso i poveri, 14, 23-25 ; PG 35, 887-889 (trad. dal breviario – I Settimana di Quaresima - Lunedi)

«Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera?»

Guardiamoci, cari amici, dal diventare cattivi amministratori di quanto ci è stato dato in dono. Meriteremmo allora l'ammonizione di Pietro: Vergognatevi, voi che trattenete le cose altrui, imitate piuttosto la bontà divina e così nessuno sarà povero. Non affatichiamoci ad accumulare e a conservare ricchezze, mentre altri soffrono la fame, per non meritare i rimproveri duri e taglienti già altra volta fatti dal profeta Amos, quando disse: Voi dite: Quando sarà passato il novilunio e il sabato, perché si possa vendere il grano e smerciare il frumento, diminuendo le misure e usando bilance false? (cfr. Am 8, 5).

Operiamo secondo quella suprema e prima legge di Dio che fa scendere la pioggia tanto sui giusti che sui peccatori, fa sorgere il sole ugualmente per tutti (Mt 5, 45), offre a tutti gli animali della terra l'aperta campagna, le fontane, i fiumi, le foreste; dona aria agli uccelli e acqua agli animali acquatici; a tutti dà con grande liberalità i beni della vita, senza restrizioni, senza condizioni, senza delimitazioni di sorta; a tutti elargisce abbondantemente i mezzi di sussistenza e piena libertà di movimento. Egli non fece discriminazioni, non si mostrò avaro con nessuno. Proporzionò sapientemente il suo dono al fabbisogno di ciascun essere e manifestò a tutti il suo amore.